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Parco del Mare? Ma BASTA!
Sono 14, quattordici, anni che il presidente a vita della Camera di Commercio ed altre cose, ci frantuma i santissimi con questa telenovela di un Parco, quello del Mare, che ha già cambiato cinque destinazioni, insomma un progetto..
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Buona Pasqua dal capo delle brigate proletarie verdi.
Ovvero dal Rosario al Mitra. Ora capiamo che espellere i “600.000 clandestini” come promesso dal “capitano” leghista in campagna elettorale era una bufala, ma si sa gli elettori sono di bocca larga: se hanno creduto..
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Circolo Miani » News Correnti » Page 2

Niente Prigionieri!

» Inviato da valmaura il 7 April, 2019 alle 4:06 pm

Fu Riccardo Illy prima da Sindaco (1993-2001) e poi da Presidente della Regione (2003-2008) ad inaugurare la politica del “niente prigionieri”, ovvero del portare alle estreme conseguenze l'assioma del “chi vince piglia tutto” e del conseguente imbarbarimento dei rapporti tra società civile e maggioranza politica. Maggioranza, è bene ricordarlo, che allora vedeva la sinistra ed in particolare gli antesignani dell'attuale PD come architrave principale di Illy. Tale logica sconvolse, tra le altre cose, completamente il sistema delle erogazioni pubbliche a favore del mondo del volontariato culturale, sociale e finanche sportivo.
Da allora tutti coloro che si sono succeduti alla guida degli enti pubblici (in particolare Comune, Provincia, fin che esisteva, e soprattutto Regione, ma anche di realtà semiprivate come la Fondazione CRT), ne hanno fatto il loro modus operandi.
La filosofia che lo ispirava e lo ispira, nonostante che si amministrassero beni o denari pubblici dunque di tutti, è brutalmente semplice: niente o quasi a chi non la pensa come i vincitori politici, anche in barba a leggi e norme esistenti. I recenti casi di piazza Unità negata, e rivendicata nelle motivazioni, al Gay Pride e della mozione sul “negazionismo-riduzionismo” storico ne sono solo le ultime e più recenti conferme.
Ergo nessuna forza politica, Grillini compresi, ha oggi le carte in regole per protestare contro sistemi usati da tutti.
Da un po' di tempo poi molti parlano di storia, in particolare i politici, avendone una conoscenza che non va, quasi sempre, oltre il Sussidiario delle Elementari.
L'apice si coglie attorno alla ricorrenza del Giorno del Ricordo di febbraio. Abbiamo su questo scritto e riscritto e dunque non intendiamo ripeterci: a chi interessa scenda su queste nostre pagine fino appunto a febbraio, cronologicamente parlando.
Oggi ci si permetta solo rimarcare una osservazione, che può sembrare banale ma che invece non lo è.
Nel 400 avanti Cristo, dunque non proprio ieri, lo storico, e politico e condottiero Ateniese, dunque il greco Tucidide affermava “Conoscere il passato per comprendere il presente.”
Principio rilanciato poi 2300 anni dopo dalla Nouvelle Histoire che soprattutto con Marc Bloch, Lucien Febvre e Jacques Le Goff a partire dalla Francia rivoluzionò il mondo della ricerca storica.
Storiografia che è cosa ben diversa dalla personale, o di parte, memorialistica: che appunto perchè soggettiva non si può pretendere che venga condivisa universalmente, casomai accolta ed esaminata come utile o non credibile testimonianza.
Eventi tanto complessi e contraddittori vanno raccontati con l’onestà e la sensibilità di chi sa ascoltare e capire (che non vuole dire giustificare e assolvere) le ragioni, gli errori, le ambigue illusioni di tutte le parti in causa.
Per tornare alla Giornata del Ricordo ci limitiamo solo ad osservare che parlarne senza inserire i fatti oggetto del “ricordo” nel contesto storico che li determinarono, nella “cornice” in cui si svolsero, allora forse si da prova di maggiore civiltà standosene zitti, cosa quanto mai opportuna per i politici. Ma anche per alcuni storici attualmente in voga che dovrebbero posporre il loro narcisismo alla verità storica, o meglio alle verità mai “nascoste” della ricerca storica dei fondatori dell'Istituto della Resistenza, che già dal finire degli anni Quaranta in poi avevano pubblicato saggi ed articoli sulla questione delle Foibe e dell'Esodo. Materiale che poi fu alla base delle pubblicazioni dei novelli Cristoforo Colombo, che invece di “scoprire” hanno così coperto una delle più gigantesche bufale della politica (quella dei “silenzi e delle verità nascoste”).
Oggi abbiamo letto sul piccolo giornale, che evidentemente non ha strumenti e memoria per puntualizzare, una affermazione dell'attuale presidente dell'Istituto regionale per la storia della Resistenza e dell'Età contemporanea nel Friuli Venezia Giulia, Mauro Gialuz, che ricordava come “nel 1953 l'Istituto fosse stato fondato dal CLN italiano di Trieste”.
Niente di più impreciso, e forse Gialuz ed altri sodali del Direttivo dovrebbero tornare ad occuparsi a tempo pieno di politica e probabilmente il PD ne trarrebbe giovamento.
Si informi meglio: che a fondare la Deputazione regionale dell'allora Istituto per la storia del Movimento di Liberazione nel FVG, furono Ercole Miani, Galliano Fogar, Carlo Schiffrer ed Alberto Berti, certo con altri ex “resistenti” come Antonio Fonda Savio, Bruno Ive, Isidoro Marass, Giulio Cervani, quasi tutti, anzi per i nomi citati tutti, espressione di Giustizia e Libertà e del Partito D'Azione o di estrazione mazziniana e socialista.

Nella foto GALLIANO FOGAR (visibile sulla Pagina Facebook Circolo Miani)
“Padre della Libertà”
Galliano Fogar (Trieste, 1921 – Trieste, 19 dicembre 2011) è stato uno storico e partigiano italiano.
Partigiano in Friuli e nella zona di Trieste e nell'immediato dopoguerra redattore del giornale del CLN di Trieste La Voce libera, ricoprì la carica di segretario dell'Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione nel Friuli-Venezia Giulia, Istituto da lui fondato con Ercole Miani, Alberto Berti, Antonio Fonda Savio, Carlo Schiffrer, e fu il responsabile della rivista dell'Istituto "Qualestoria", ove pubblicò: Le questioni nazionali fra guerra e Resistenza: Venezia Giulia 1943-1945, in "Qualestoria", n. 1, pp.50–67, Trieste 1985 e Foibe e deportazioni. Nodi sciolti e da sciogliere, in "Qualestoria", n. 3, pp. 67–85
Ha scritto libri che si occupavano della Resistenza in Friuli-Venezia Giulia approfondendo gli aspetti che legavano all'antifascismo gli operai dei cantieri di Monfalcone durante il regime fascista e il collaborazionismo coi nazifascisti nella zona; inoltre si occupò di ricerca nel settore dell'occupazione nazista nella zona orientale italiana e delle vicende legate alle brigate Osoppo-Friuli. Importanti sono i contributi di studio e ricerca sulle zone libere in Friuli. Successivamente di occupò del nazionalismo e del neofascismo a Trieste e dei suoi sviluppi nell'arco di tempo che va dal periodo bellico a quello successivo.
Sotto alcuni suoi libri e pubblicazioni.
“San Sabba istruttoria e processo per il Lager della Risiera”
con Adolfo Scalpelli, Enzo Collotti, Giorgio Marinucci, Gianfranco Maris, Vojmir Tavčar, Ibio Paolucci.
“Sotto l'occupazione nazista nelle provincie orientali”, Del Bianco editore.
“Dall'irredentismo alla Resistenza nelle province adriatiche: Gabriele Foschiatti”, Del Bianco editore.
“L'antifascismo operaio monfalconese tra le due guerre” Vangelista Trieste 1989
“Trieste in guerra 1940-1945: società e Resistenza”, pubblicato da Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione nel Friuli-Venezia Giulia, 1999.




Perchè non ci stupiamo più?

» Inviato da valmaura il 5 April, 2019 alle 12:49 pm

Da tempo abbiamo smesso di stupirci sulle infelici trovate della politica: quella nuova quanto quella “usata” di centrodestra e sinistra. Però spereremmo sempre di essere smentiti, non perchè amiamo particolarmente questa politica, ma per il bene della nostra città e Regione.

Talvolta non abbiamo neppure finito di pensare che “lorsignori” abbiano toccato il fondo che subito questi si armano di vanghe e picconi e si mettono a scavare.

Siamo francamente interdetti ad esempio di un bilancio comunale che premia commercianti ed esercenti, categorie notoriamente potenti elettoralmente, e bastona la grande maggioranza dei cittadini con l'aumento della tassa sui rifiuti, oppure taglia di quasi due milioni le spese sociali a beneficio di queste ed altre iniziative non propriamente necessarie.

A Trieste, e non ci stancheremo mai di ricordarlo, ci sono alcune emergenze che dovrebbero catalizzare attenzione e sforzi di qualunque classe dirigente degna di questo nome, seria e consapevole, dunque non quella di Trieste e Friuli Venezia Giulia.

Ne parliamo, ne scriviamo da anni e anni ma questi sembrano essere ciechi, sordi e muti.

Così al volo ne citiamo tre, di emergenze oramai perenni: la sanità triestina, ospedaliera e territoriale con liste d'attesa infinite, la povertà di tante famiglie, bambini compresi, da far impallidire i “convegni scaligeri” e le pensioni da fame, il degrado infinito dei quartieri.

Quest'ultimo tema riguarda sempre più anche l'incapacità e l'assenza di un disegno organico per il centro storico più simile ad un Suk di Tangeri o ad una sagra gigante (Galleria Tergesteo e dintorni ne sono l'emblema). E quello che sta accedendo con il riuso delle aree di Porto Vecchio ci spaventa non poco.

Non parliamo poi di quando i politici vogliono sostituirsi agli storici, almeno a quelli credibili, che allora assistiamo ad un festival di castronerie da far impallidire Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno.

Ora non dubitiamo che tra tutti quelli che hanno scelto di “impegnarsi” in politica e di occuparsi del nostro bene pubblico non ce ne siano alcuni di onesti e volonterosi ma forse sarebbe ora che si facessero sentire e riconoscere.

Insomma se ci sono che battano un colpo.

Chiudiamo con l'aggiornamento della Pagina Facebook del Circolo Miani.

Non male nevvero?

Certo sarebbe ancora migliore con un maggior numero di vostri “Mi Piace” alla nostra Pagina e non solo ai singoli articoli o Post che dir si voglia, si da aumentare la diffusione delle nostre notizie.

E non dimenticate di aiutarci con la destinazione del vostro 5 X 1000 a favore dell'Associazione di Volontariato Circolo Miani. Basta scrivere il nostro numero di Codice Fiscale 90012740321 nell'apposito riquadro della vostra dichiarazione dei redditi: qualunque essa sia, dal modello unico Cud al 230 e 240.

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Porto Vecchio o “Tampax”?

» Inviato da valmaura il 30 March, 2019 alle 12:58 pm

Più passa il tempo e più Porto Vecchio sembra un contenitore “usa e getta”, insomma un gigantesco Tampax.
Sono oramai alcuni anni che la politica propone di volta in volta di collocarvi questo o quell' altro soggetto, a cominciare dal Parco del Mare ma prima ancora da Trieste Futura, Polis eccetera.

Sono decenni che non ci sia architetto di grido che non venga profumatamente pagato per elaborare un progetto che poi inevitabilmente finisce a riposare in un polveroso cassetto per poi scivolare nell'oblio di un cestino.

Da quando il Comune ci ha messo le mani, la “location” in Porto Vecchio è simile al film “Grand Hotel” con Greta Garbo, chi entra e chi esce.

Poche idee ma tanto confuse sulla destinazione d'uso di quello che era stato presentato come il principale polo di sviluppo urbanistico di Trieste.

Si danno il via a costose infrastrutture, vedi la follia della rotatoria in viale Miramare o l'inutile rifacimento di piazza Libertà (ovviamente opere superflue per tutti meno per chi incassa gli appalti dei lavori tanto a pagare è Pantalone, ovvero noi) senza avere uno straccio di idea complessiva ed un progetto particolareggiato sul che fare in questa vastissima area che fa parte integrante del Porto, e di cui molti sembrano dimenticarsene. A questo poi si affianca, anche per contiguità, lo sfregio della tentata vendita di Palazzo Carciotti.

In assenza di una classe dirigente degna di questo nome e per tamponare il disastro noi proponiamo di avviare un'ampia consultazione tra i triestini per sentire cosa ne pensano, visto che ne sono i “proprietari” e poi magari estendere il quesito financo a livello europeo, vista la collocazione geopolitica della nostra città. E poi, solo poi, dare il primo colpo di piccone.

Solitamente le calze si infilano prima delle scarpe e non dopo.




Rifiuti a Trieste. Non "bariamo", noi.

» Inviato da valmaura il 29 March, 2019 alle 1:11 pm

Un due lettori, dunque sparutissima minoranza, ci chiedono capziosamente nei loro commenti "in che vie di Trieste e quando" sono state scattate le foto fin qui pubblicate. Ovviamente sorvolano sui nostri inviti di risposta ad andare sui loro motori di ricerca e trovare facilmente le stesse foto con le indicazioni del caso.
Sono gli stessi che mettono addirittura in dubbio che le foto della vergogna riguardiino Trieste, incuranti delle scritte ACEGAS che compaiono sui bottini.
Ecco a corredo di una immagine che non vorremmo mai vedere nella nostra città, e della responsabilità di chi chiede ulteriori tasse ai cittadini per un servizio che è quello che è (e la inciviltà di alcune, poche o tante, persone va messa in conto da parte di chi governa una realtà e non il Paese dei Campanelli) aggiungiamo alcune immagini recentissime (2019) e che facilmente permettono di riconoscere anche le vie.
Buona visione, si fa per dire.

(le foto sono visibili sulla Pagina Circolo Miani di Facebook)




Rifiuti Trieste. Ma la Polli lo sa?

» Inviato da valmaura il 27 March, 2019 alle 12:44 pm

Sulla raccolta differenziata ieri l'altro la signora che Trieste ha la sventura di avere per assessore comunale ha dichiarato che nella raccolta differenziata il Comune non recupera soldo alcuno e che è tutta pura spesa per le casse comunali.
Ergo necessita aumentare la tassa sui rifiuti.
Allora la informiamo noi, che però non siamo assessori né riceviamo alcuna indennità di mandato, con la inestinguibile speranza che scelga di andare a fare cose più gratificanti per lei, e soprattutto per noi, che ostinarsi a rimediare figuracce come assessore.
Leggetevi qui sotto.
A fine anni Novanta (1997) a seguito del decreto del Ministero per l'Ambiente, Ronchi, nasce il Conai, Consorzio nazionale imballaggi, un soggetto privato senza fini di lucro che raccoglie 850.000 aziende che producono o usano imballaggi (divise per sei categorie, acciaio, alluminio, plastica, legno, vetro, carta e cartone). In vent’anni Conai ha avviato al riciclo 50 milioni di tonnellate di rifiuti da imballaggio cosa che – secondo le stime – ha evitato l’immissione nell’aria di 40 milioni di tonnellate di anidride carbonica e la costruzione di 130 discariche di dimensione media.
Il principio è che il primo utilizzatore di un imballaggio deve pagare al consorzio un contributo che servirà a finanziare lo smaltimento.
Nel caso della carta il contributo è salito a gennaio 2019 da 10 a 20 euro a tonnellata. Conai incassa il contributo e lo gira a Comieco che, a sua volta, lo ridistribuisce ai 5.500 COMUNI con i quali è in convenzione e che così vengono INDENNIZZATI dei COSTI che comporta la RACCOLTA DIFFERENZIATA. Attività che, stimano gli esperti del settore, occupa in media due minuti al giorno dell’italiano medio.
Ma sono due minuti da cui dipende un intero settore in crescita: su 100 tonnellate immesse sul mercato dal settore cartario italiano, 55 derivano da materiali di riciclo. La media nazionale di carta riciclata per abitante è intorno ai 54 chili all’anno. Più carta si ricicla, più il settore attira investimenti: l’industria cartaria investe 420 milioni in Italia ogni anno, ma quel che più conta è che tra 2010 e 2015 sono stati concessi 316 nuovi brevetti per gli imballaggi in carta e cartone.

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