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Circolo Miani » News Correnti » Page 2

Copyright? No, il problema è la credibilità!

» Inviato da valmaura il 16 January, 2021 alle 1:28 pm

Se il Circolo Miani dovesse farsi pagare il copyright per ogni articolo, notizia, inchiesta, servizio e soluzione pubblicati sulle tante piccole e grandi emergenze triestine, e spudoratamente riprese, scopiazzate senza ovviamente citare la fonte, che la correttezza non è di questo mondo, da altri, vecchi e novelli aspiranti politici, saremmo più ricchi di Soros e Bill Gates messi assieme.
Lo stesso vale per quella farsa di giornalismo ufficiale spesso costretto a rincorrere le nostre notizie.
No, il problema qui non è di primogenitura, anche se essa sottolinea attenzione e preparazione.
Il problema invece sta tutto nella credibilità agli occhi dell’opinione pubblica.
I cittadini devono giudicare semplicemente se è più credibile chi in quaranta anni esatti di impegno per la nostra comunità è stato al loro fianco sul territorio, nei quartieri, in città, promuovendo centinaia di assemblee e manifestazioni, con partecipazione di persone raramente vista a Trieste, o chi si fa vivo all’ultimo momento, e ciò vale per tutte, nessuna esclusa, delle forze politiche vecchie e nuovissime che grazie alle sponsorizzazioni di stampa e televisioni qui da almeno venti anni buoni al servizio del partito Affari&Politica, e approfittando sciacallescamente della censura e della diffamazione sistematica di cui siamo vittime costanti, e non per nulla, si muovono alla disperata per raccattare qualche voto.
Il problema sta tutto qui: se è più affidabile l’esperienza, la conoscenza, la preparazione di quanto fatto, oppure le promesse dell’ultimo minuto.
Finora Trieste paga proprio quest’ultimo andazzo: fiumi di belle parole ma soluzioni concrete nisba.
Ma poi come sempre sta solo ai cittadini giudicare, e noi, come sempre, continueremo a fornire loro le necessarie informazioni perché possano decidere saggiamente per il nostro bene comune.
Assieme ovviamente alle migliori soluzioni per risolvere concretamente i problemi.
Per questo abbiamo dato vita a Trieste Verde, tenetelo a mente quando dovrete dare un giudizio magari anche solo sulla scheda elettorale.
Maurizio Fogar.



Tram di Opicina. Un capolavoro i lavori!

» Inviato da valmaura il 15 January, 2021 alle 2:47 pm

Ora da novembre sono fermi i lavori della posa di nuovi binari, lavori che avrebbero dovuto concludersi, da contratto, entro il 12 gennaio di quest’anno.
Pare che nei prossimi giorni gli stessi lavori dovrebbero finalmente ripartire, ovvero ben dopo la data fissata per la loro conclusione.
Il problema è nato perché la ditta vincitrice dell’appalto comunale, non avendo i macchinari ad hoc ha dovuto individuare un subappaltatore che inizialmente avrebbe dovuto essere la Erpa Fer della provincia di Benevento, ma che poi ha rinunciato.
Il problema qui non sono le ditte, ma i funzionari comunali che gestiscono gare ed appalti.
Ovvero: qualcuno scrive i bandi di gara come vanno scritti a tutela del denaro pubblico?
Ed ancora: qualcuno controlla, non solo sulla carta, solidità ed adeguatezza delle ditte a cui assegnano i lavori?
La risposta in questo caso ad ambedue le domande appare essere un grande NO!
Di conseguenza quali provvedimenti il podestà e questa amministrazione intendono prendere nei confronti dei responsabili di questo sfascio? Gli stessi, immaginiamo, che hanno determinato un precedente ritardo di un anno non avendo verificato casellario giudiziario e carichi pendenti del precedente "vincitore" poi escluso a termini di legge.
Temiamo che anche qui la risposta sia scontata: un silenzioso Nulla.



Città Vecchia: fuori i residenti dentro i danee.

» Inviato da valmaura il 15 January, 2021 alle 2:46 pm

Inizia con gli anni Ottanta lo svuotamento di Città Vecchia, a partire dalla zona dell’ex Ghetto passando per Cavana. Tutti i progetti finanziati anche da fondi europei, a partire da quello nominato Urban, hanno un comune denominatore: svuotare le case, o gli appartamenti ancora abitati dalle famiglie “indigene” per spostare e disperdere i residenti in periferia.
Dare poi vita a ristrutturazioni curate atte a richiamare un pubblico benestante.
Poi la stessa operazione viene avviata per i fori commerciali ed in questi giorni essa arriva a conclusione espellendo le ultime attività economiche presenti in zona Cavana, con il meccanismo della quadruplicazione degli affitti.
Il senso è quello di trasformare tutta l’area aprendo nuovi alberghi, ristoranti, bar e pubblici esercizi, e fori commerciali della distribuzione di fascia medio-alta in una città che già ne è satura.
Quello che una volta era luogo di passaggio ed aggregazione anche per gli studenti universitari che facevano perno al polo umanistico dell’Università Vecchia oggi è oramai scomparso, così come le scarse botteghe artigianali che prima vi esistevano.
Una sola considerazione: noi abbiamo un’idea completamente diversa di città.
Trieste Verde.
Nella foto: Piazzetta Trauner, oggi residence ed appartamenti vacanze.



Comune. Tutto fermo o quasi.

» Inviato da valmaura il 14 January, 2021 alle 12:44 pm

Nel rapporto di fine anno degli uffici comunali sullo stato degli appalti e dei lavori (c’è dentro di tutto: dalla Piscina Terapeutica a Palazzo Carciotti per finire con il “campus” nell’area ex caserme di via Rossetti) non si muove pressoché nulla e tutto è rimandato a tempi migliori, ancora!
Più volte abbiamo scritto nel dettaglio su queste pagine lo stato di stallo pluriennale in cui versa buona parte dei progetti annunciati più e più volte dai sindaci di Trieste e rimasti praticamente sulla carta, e dunque non ci ripeteremo.
O di quelli avviati, dopo gare rifatte più volte, e poi fermi al palo (dal Tram di Opicina alla ex Caserma di Roiano).
Non c’è poi traccia di metter mano ai tantissimi beni di proprietà comunale, a partire dalle ville storiche e dalle scuole, lasciati marcire da decenni nel degrado assoluto.
In un’unica cosa i lavori procedono indefessi: nell’abbattimento degli alberi.
Questa politica va “abbattuta” il prima possibile e prima che combini ulteriori danni.
Noi ci proviamo concretamente con Trieste Verde, e voi?



Il titolo? Mettetelo voi.

» Inviato da valmaura il 14 January, 2021 alle 12:43 pm

La cronaca minuto per minuto di come funzionano le Poste a Trieste, o per meglio dire l’ufficio postale di via Combi: ovvero cosa combinano per non farti pagare il bollo, pardon la tassa, auto.
Stamane mi ha preso il ghiribizzo, ero di buon umore, di recarmi in posta ad eseguire l’annuale rito di pagare il vecchio bollo auto, oggi tassa di proprietà, del veicolo immatricolato autocarro, come quasi la metà dei Suv o fuoristrada circolanti. Da pagare per la durata di dodici mesi entro il mese di gennaio (scade a fine dicembre e non si capisce per quale oscura ragione non si può pagare in anticipo).
L’umore era buono, pessima l’idea di ricorrere all’ufficio postale di via Combi, “Trappola per topi” come amabilmente lo chiamano i residenti di San Vito.
Facendomi largo tra la solita fila di persone sul marciapiede, pare che a Trieste detenga il record dei tempi d’attesa, e spiegando gentilmente che dovevo solo prendermi sul bancone due bollettini di conto corrente postale, e con la diffidente comprensione dei penitenti, entro e ricerco sul tavolo espositore i bollettini in questione. Trovo di tutto ma questi no, allora approfittando di una momentanea pausa li chiedo alla “perfettina”, a San Vito la chiamano così, una veneranda sportellista prossima alla pensione.
Prontamente mi tiene lezione che da quest’anno non si paga più così, ovvero con i tradizionali bollettini, ma si viene direttamente allo sportello con libretto di circolazione, Codice Fiscale, eccetera eccetera, e che fanno tutto al computer.
Dunque occhio e sangue freddo per tutti coloro, e sono tanti, che in questo mese pagano, ma sì chiamiamolo ancora familiarmente così, il bollo auto.
Dopo tre ore, alle tredici, ripasso per via Combi e non vedendo le consuete folle in attesa all’esterno, mi armo di libretto e tutto il resto ed entro. Mal me ne incolse. Pubblico: solo due persone, me compreso.
La “perfettina” mi passa al volo ad una sua giovane collega e qui comincia la trafila di rito. Enuncio dietro ordine il proprietario, Circolo Miani, il numero di targa, che sì è un autoveicolo e non un motociclo, ma che non ha rimorchio, ed anticipo anche l’importo da pagare, cifra ridotta perché appunto immatricolato come autocarro. Non l’avessi mai detto: l’impiegata sgrana gli occhi, rimane impietrita davanti allo schermo del computer, riapre il programma e ritenta e poi sconsolata mi dice che non è prevista la voce “autocarro”. Anche se le faccio notare che pocanzi mi aveva chiesto se il mezzo era dotato di rimorchio. Alla fine mi dice che non riesce a farmi pagare la tassa via computer.
Mi permetto di suggerirle di ricorrere al vecchio, tradizionale ma sempre valido bollettino dedicato, la guido nella ricerca del modello idoneo, e lei mi dice di aspettare perché vuole compulsare l’autorità, ovvero il direttore dell’ufficio. Passano i minuti, in tutto una quindicina, d’attesa tra una cosa e l’altra anche perché il “sommo” è al telefono. Arriva e conferma che no, per gli autocarri pare proprio non si possa, autoveicoli o motocicli, con o senza rimorchio, tipico optional per una normale auto o per una moto. Mi concede il pagamento cartaceo, ma non avendo con me gli occhiali da lettura ma solo quelli da vista, una differenza di due diottrie e mezzo e con istruzioni e sigle stampate sul bollettino più in piccolo che sulla guida telefonica, chiedo la cortesia di una compilazione assistita.
In fin dei conti nell’ufficio, sono le 13 e 30, siamo rimasti soli (tre sportelliste, il sommo, ed io) e sono quattro cifre e due parole da scrivere. Cascasse il mondo, come avessi bestemmiato in chiesa: neanche a parlarne, il sommo e l’impiegata in coro mi sbattono in faccia il regolamento che vieta loro questa cortesia. Che cerchi fuori in via Combi, un buon Samaritano.
Ricordo loro, contando fino a dieci, che è stata la “perfettina” a negarmi oramai quattro ore prima il consueto bollettino che avrei con calma ed occhiali compilato in studio. Non l’avessi detto, la pensionanda sbotta dicendo che non avevo precisato si trattasse di un autocarro e solo il vetro divisorio trattiene la sua furia, lei si occupa di autoveicoli e basta.
Lei infatti sa sempre tutto e lo insegna altezzosamente a tutti, i tutti che nel quartiere brinderanno in massa, sfidando le reprimende Covid, quando a fine mese ci solleverà della sua pensionata presenza.
Per il sommo invece vale riportare quanto un passato direttore provinciale delle Poste raccontava a mezza Trieste: “a Sesana non potevo mandarlo e dunque lo ho parcheggiato a San Vito. Uno che vive col regolamento anche quando dorme la notte (è un eufemismo che non usò proprio queste parole)”.
Finale? Dopo una buona mezz’ora persa ho compilato il bollettino con una gigantesca scrittura da asilo, ho pagato i ben 22 euri di tassa, più quasi altri due, il balzello delle Poste, con la zonta di una raccomandata semplice al modico aumento di 5,90 contro i 4,50 dello scorso anno più aggio delle Poste.
L’ufficio postale di via Combi? Vale l’azzeccato slogan della campagna contro l’Aids: “Se lo conosci lo eviti”!
Post Scriptum: qualcuno inviti i “supremi” postali ad istruire il sommo periferico ed i suoi inferiori che un autocarro (con rimorchio o senza) fa appunto parte della categoria AUTOVEICOLI. Infatti sul tradizionale bollettino non c’è differenza alcuna con la schermata digitale. E’ il progresso bellezza e la satira è satira.




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