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'L'Eco della Serva'
Fatti e misfatti della settimana

Lazzaro è ri-risorto !
Oggi compare dopo anni di silenzi il “consulente del Comune e del podestà Dipiazza” tale prof. Barbieri, ricercatore universitario, dalle pluriconsulenze (Regione, Arpa, di cui è uno dei cinque direttori scientifici, e Comune, prima con Cosolini e poi..
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Notizie Flash

Trieste Mitteleuropea. Valmaura: le Ville Lumiere e il Jardin des Tuileries.
Ai nostri politici ed amministratori: un bel “liston” da queste parti, una volta tanto?Certo che di lavoro ne dovrà fare il neopresidente Ater Novacco.Qui ci vivono 1500 persone divisi in 435 appartamenti.E inciviltà a parte, come ricordava Primo..
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Contenuti
*Circolo Miani
*Ferriera: le analisi della procura
*Questionario medico Ferriera

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Circolo Miani » News Correnti » Page 2

“Estrazioni” comunali.

» Inviato da valmaura il 8 November, 2019 alle 12:08 pm

Da non credere ! Il Comune di Trieste, copyright l’assessora Lodi, ha stanziato ben centomila euro all’anno per i lavori di manutenzione cittadina (strade, marciapiedi dissestati, muri cornicioni pericolanti, ed altre amenità verdi), ma devi essere fortunato, particolarmente fortunato.
Infatti visti i quattro soldi stanziati e viste le mille segnalazioni pervenute il Comune “estrarrà”, insomma sorteggerà, le zone dove fare i lavori.
Insomma una Ruota della Fortuna domacia dove il cittadino non guadagna niente se non il rischio di infortunarsi se i suoi numeri non “escono”.
Ecco altre immagini della “città turistica”. Fior da fior by Andrea Assaloni.

Guardate le foto sulla pagina Facebook Circolo Miani.




Souvenir di Trieste. In città “luminarie” perenni.

» Inviato da valmaura il 6 November, 2019 alle 1:30 pm

In città gli “addobbi” resistono per semestri ed anni, non sotto forma di abeti ma tubolari e metallici, che ricoprono oramai edifici, strade, piazze da tempo immemorabile alla faccia dei cartelli, quando ci sono, con date di fine lavori scadute appunto da anni.
Perché? Non ci sono soldi? Il Comune non ha un servizio di manutenzione e lavori pubblici?
E nel primo caso perché si spendono quattrini in iniziative fallimentari (vedi l’ultima mostra al Salone dei (dis)Incanti e che sia D’Annunzio o altro importa poco) o superflue fino all’eccesso (il quasi mezzo milione per gli addobbi natalizi).
Resta il fatto che i cantieri grandi e piccoli in questa città si rivelano una sequenza di fallimenti o si avvitano in tempi lunghissimi. Dalla vicenda della Maddalena, alla Caserma di Roiano, per non parlare dell’ospedale di Cattinara o della Galleria di Montebello, fino a scendere ad una miriade di situazioni che tappezzano edifici, strade, giardini di Trieste.
Il modus operandi è sempre lo stesso: c’è un cedimento nel terreno, calcinacci che cadono, muri che si gonfiano? Si arriva, si mettono impalcature, o più spesso si recinta l’area, si piazzano ad ogni angolo transenne biancorosse con avvisi cartacei, finchè resistono all’incuria del tempo, con due sacchi di sabbia arancione (i nuovi vespasiani tergestini per i cani) e poi arrivederci.
Abbiamo raccolto a volo d’uccello centinaia di foto, in molti quartieri periferici e centrali di Trieste, fatto parlare chi ci vive accanto per descrivere i mesi ed anni di abbandono.
Cosa ci vuole ancora per mandare a casa e dare il benservito agli assessori, anzi assessore, che hanno le deleghe ed ai funzionari responsabili dei disservizi?
Siamo una città che più che turistica è di facciata, come i set dei film western che ricostruivano improbabili villaggi del Far West di cartapesta, ma che appena giravi l’angolo trovavi l’immondizia. Solo che i triestini non sono delle comparse occasionali, ma ci vivono in questa scassata realtà.

Sulla Pagina Facebook Circolo Miani (aperta a tutti) per vedere le foto, imperdibili.




Scusateci, ma oggi parliamo di pessima politica.

» Inviato da valmaura il 4 November, 2019 alle 12:47 pm

E ci riferiamo a due delusioni, che sono tali perchè ci eravamo illusi del contrario.
Iniziamo dai 5Stelle, movimento che pure avevamo seguito con iniziale simpatia perchè aveva fatto propri alcuni temi ed argomenti che avevano ispirato l'azione del Circolo Miani fin dalla sua fondazione nel 1981.
Come nel film “La marcia su Roma” e gli 88 punti fondanti della carta dei Fasci finisce con Ugo Tognazzi e Vittorio Gasmann, i protagonisti, che li cancellano uno ad uno, così i Cinque Stelle hanno abbandonato, che tradito non è termine che ci piace, gli ideali iniziali.
L'ultima uscita, quella della Ilaria Del Zovo consigliera regionale, su Reddito di Cittadinanza ed emergenza povertà è esemplare per capire il tracollo elettorale dei pentastellati. E proprio su di una misura “bandiera”, simbolo della loro forza politica.
Ma facciamo parlare la disinformata consigliera “Per dire, già con la passata giunta del Pd era stato introdotto un reddito di inclusione e tutto sommato aveva funzionato bene. Ma da noi c’è meno gente che ne ha bisogno.”
Avete letto bene? Soprattutto quel “Ma da noi c’è meno gente che ne ha bisogno.”
Ora il Friuli Venezia Giulia ed in particolare la provincia Giuliana e Trieste nello specifico è la realtà nel Nord Italia, ovviamente in rapporto alla popolazione, con il record di domande di Reddito di Cittadinanza a cui vanno sommati tutti i nuclei familiari che hanno preferito rimanere nel precedente Rei perchè alla fine percepiscono un aiuto più sostanzioso.
E già questo la dice lunga sulle promesse maldestre di “cancellare la povertà” improvvidamente strombazzate dal “Capo” Di Maio. L'unica cosa giusta che riesce a dire è che la precedente misura varata dalla Giunta regionale presieduta dalla Serracchiani era di gran lunga migliore del “Reddito” e del Rei attuali.
Mesi fa le ha fatto eco una sua collega, il capogruppo perfino, che siede sui banchi del Consiglio comunale di Trieste, Danielis che invitata, unica tra i politici e si capisce fin troppo bene il perchè, ad una riunione promossa dalla USB di Trieste riuscì ad inanellare una figuraccia dietro l'altra.
Dopo aver udito le critiche spietate rivolte da alcuni utenti all'applicazione reale di reddito e pensione di cittadinanza, esordì affermando di saperne di meno, molto di meno dei presenti, ma di una cosa era certa, graniticamente certa, che siccome il Regolamento attuativo della Legge era ancora in discussione al Parlamento avrebbe contattato deputati e senatori pentastellati per migliorarlo. Ovviamente come qualunque meno sprovveduto di lei avrebbe potuto ricordarle non esiste entrata in vigore di una legge senza la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale delle norme attuative, che infatti era avvenuta il 26 maggio, alcuni mesi prima della sua infelice promessa.
E si che appunto per i 5Stelle il Reddito era il loro fiore all'occhiello.
Seconda delusione. Riccardo Riccardi, l'assessore regionale alla sanità ed ai servizi sociali.
Quello che aveva fama, alla prova dei fatti assai sopravvalutata, di essere la “mente fine” della Regione Friuli Venezia Giulia, ha passato i primi quasi 18 mesi da un fallimento all'altro.
I servizi sociali, per restare nell'emergenza povertà, sono assolutamente inadeguati e privi di ogni sensibilità per il delicato tema che si trovano a gestire.
Sulla sanità, ospedaliera e territoriale, è riuscito in si breve tempo a mettersi contro praticamente tutti gli operatori, a partire da quelli del delicato settore dell'emergenza. Le sue nomine, come quella del commissario Poggiana all'azienda triestina-goriziana, sono state tra le meno azzeccate. e critiche fondate gli sono arrivate anche da esponenti di punta del suo residuale partito, come la triestina senatrice Laura Stabile, medico, già segretaria del sindacato medici ospedalieri.
Fine della puntata che ci è costata fatica a scrivere, perchè mettere in piazza le proprie disillusioni non è mai facile.



FERRIERA. 19 anni hanno perso !

» Inviato da valmaura il 2 November, 2019 alle 12:00 pm

Si dal 2000, quando la proprietà di allora Lucchini era fallita e le banche creditrici avevano nominato commissario Bondi, il liquidatore della vecchia Parmalat, con l'incarico di vendere la società e chiudere in particolare la Ferriera di Trieste. E da quando Bondi aveva firmato in questo senso un protocollo di intesa con il Governo sempre di allora (Berlusconi) ed il Ministro Matteoli aveva comunicato un tanto alla Regione FVG presieduta da Renzo Tondo (1).
Da allora sono passati 19 anni e la politica, tutta 5Stelle compresi, non ha fatto nulla di concreto, salvo varare 28 “tavoli” istituzionali per la “dismissione dello stabilimento, riconversione produttiva dell'area e ricollocazione dei lavoratori”. Di questi “tavoli” 21 ne apparecchiò il solo Tondo, mancava solo quello per la briscola ed il tresette, affidandone la guida all'allora assessore Sergio Dressi. Uno solo invece Illy ma presieduto, si fa per dire, dall'assessore regionale Cosolini, e via discorrendo.
Cosa hanno prodotto in questi quasi venti anni? Nulla, Zero, Nichts, Nisba salvo una lauta consulenza all'ex City manager del sindaco Illy, Gambardella che un pensionato seduto sulle panchine del Giardino Pubblico avrebbe fatto di meglio e di più.
Ed oggi questi signori, da Patuanelli a Fedriga, si mettono a frignare che non sono pronti, che non si aspettavano che Arvedi annunciasse così di botto una data di chiusura per l'Area a caldo a tre mesi, dopo che per quattro lustri hanno fatto campagna elettorale, Dipiazza docet “quel cancro lo chiudo domani”, correva l'anno 2001, sulla “immediata chiusura” della Ferriera.
E tutti a pietire Arvedi di rinviare, a promettergli soldi pubblici.
I sindacati poi, in particolare la “triplice”, sotto le gestioni Lucchini e Severstal sono stati succubi e proni alle proprietà, arrivando addirittura a difenderle dalle pallide inchieste del Sostituto Procuratore Frezza. Hanno accettato in silenzio che le proprietà precedenti usassero i lavoratori come “scudi umani” per i loro interessi, ostaggi volontari del ricatto occupazionale per continuare a fare i loro affari. Oppure quando non hanno aperto bocca mentre sempre il reggente la Procura, Federico Frezza, nel novembre 2013, ha reso nota in una conferenza stampa la perizia dell'Azienda Sanitaria da cui risultava provata la morte per tumore di 84 lavoratori per le mansioni che svolgevano in Ferriera. E non risulta che si siano costituiti parte civile nel procedimento.
E questi oggi hanno l'impudenza di aprire bocca? Certo meglio sarebbe che i venti colleghi, che avevano e sapevano di averlo un contratto a tempo determinato che andava in scadenza il primo novembre, non perdessero il lavoro. Ma qui nessuno sottolinea veramente come stanno le cose: ovvero che la proprietà Arvedi, pur senza averne obbligo alcuno, ha comunque offerto una alternativa occupazionale. Non è alla fine di via San Lorenzo in Selva ma a San Giorgio di Nogaro. E niente? Perchè questa era ed è l'alternativa oggi offerta dai piagnoni della politica e del sindacato che non sanno fare di meglio che appigliarsi a San Giovanni Arvedi, che ancora una volta ha fatto il “miracolo” rinviando di tre mesi la fine del contratto.
A proposito, nel 2004 il Circolo Miani organizzò un convegno alla Stazione Marittima con relatori il Presidente e l'AD di Bagnoli Futura, la società pubblica (Comune e Provincia di Napoli, Regione Campania) che aveva riconvertito l'Ilva di Bagnoli, senza perdere un posto di lavoro ma decuplicandoli, ed utilizzando i fondi Europei esistenti per la bisogna. Avevamo poi offerto il progetto e soprattutto il percorso normativo e finanziario al Tavolo Cosoliniano, in fin dei conti si trattava solo di copiare, ovviamente senza mai ricevere cenno alcuno di risposta.
E ci fermiamo qui perchè altrimenti dovremmo scrivere un tomo di oltre mille pagine.



Lo Stato NON siamo noi ! Abolire le inutili, costose Prefetture.

» Inviato da valmaura il 1 November, 2019 alle 12:11 pm

Una diretta testimonianza su come funziona questo Stato.
Un due annetti orsono scrivemmo ripetute lettere all'allora Prefetto, la signora Porzio, e le indirizzammo diverse telefonate di sollecito, su cosa? Ma perbacco sulla richiesta del Circolo Miani di poter visitare la vasta area di palazzine e giardino lasciata marcire da 65 anni in quel di Monte San Pantaleone, accogliendo così l'invito fattoci da un predecessore autorevole della Porzio, il Prefetto Giacchetti. Sempre all'interno di quel nostro progetto di riqualificare l'area per destinarla ad un centro sociale e di servizio per gli abitanti, e non solo, del quartiere di Monte San Pantaleone, un rione privo di tutto.
A sentire il precedente Prefetto ed a leggere la targa apposta all'esterno dell'area recintata, la custodia era, ed è, in carico proprio alla locale Prefettura in veste di Commissario, ovvero rappresentante, del Governo nella Regione Friuli Venezia Giulia, essendo il bene interessato statale, del Demanio, ed essendo una eredità della precedente Amministrazione civile Angloamericana (1954).
Allora per un due mesi dalla Prefettura nessuna risposta fino ad una sera dove pochi minuti prima delle ore 20 abbiamo ricevuto una telefonata da parte di una tale “dottoressa Carbone” della Prefettura di Trieste. Già l'incipit formale ed il tono sbrigativo ed un tanticchia arrogante non lasciavano presagire nulla di buono, ed infatti la “dottoressa” ci riferì spicciamente che il bene in questione non era dello Stato e dunque la Prefettura non lo aveva in custodia e tantomeno possedeva chiavi di sorta. Pertanto cessassimo di inoltrare lettere e solleciti.
Nonostante il tono e l'ora non ci andava di mandarla a quel paese e ci siamo limitati, con grande sforzo e contando fino a 100, a ricordarle quanto dichiarato in precedenza dal Prefetto Giacchetti che cozzava nettamente con quanto da lei, “dottoressa” funzionaria, detto e le chiedevamo, anche per successiva e-mail, di informarsi su quale ente pubblico avesse in carico il bene.
Non lo avessimo mai detto e scritto. La “dottoressa” ci rispose seccata che non era suo compito né quello della Prefettura “fare favori”, testuale, ed anzi il nostro era una “istigazione a commettere un reato” (?????). Forse le sfuggivano i testi delle cinque leggi, i Decreti Bassanini, della Repubblica che le pagava lo stipendio con i soldi nostri.
Oggi nell'annuncio ufficiale dello studio del Notaio in Trieste Daniela Dado compare l'avviso di vendita all'incanto dell'area di Monte San Pantaleone per conto del Demanio Statale di cui la Prefettura in Trieste è rappresentante, come recita pure la targa apposta all'ingresso degli edifici.
Bene, anzi male, malissimo. Tertium non datur dicevano i Latini e dunque saremo sbrigativi e spicci pure noi.
Cosa intende fare il Ministero dell'Interno nei confronti di una sua dipendente “dottoressa” che o non conosce l' ABC del suo lavoro, o più semplicemente ha arrogantemente mentito ai cittadini abusando dell'ufficio che ricopriva nella Prefettura di Trieste e, si spera, non su ordine dell'allora Prefetto?
E mentre stampiamo le e-mail allora scambiate perchè un Tribunale potrà eventualmente ritenere utile esaminarle, attendiamo dall'attuale Prefetto una risposta chiara e pronta, anche se non ci facciamo illusioni e per due motivi.
La “dottoressa” non è più in servizio presso gli uffici di Trieste, e dal Prefetto attuale stiamo aspettando da oltre due mesi già un cenno di risposta ad una nostra altra richiesta, sollecitata pure dai funzionari Ater di Trieste.
Quando si dice “Stato” si dice tutto.
A proposito che ne è delle proposte di legge e delle roboanti dichiarazioni sulle “Prefetture enti inutili da abolire” scolpite sul marmo fatte in sequenza da Lega Nord, Movimento 5Stelle e Sinistra varia in tutti questi anni? Si potrebbe cominciare proprio da Trieste, vista la reattività di funzionari e dirigenti, ed il “rispetto” dimostrato verso i cittadini.




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