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Dalla città al Carso. Continua la mattanza degli alberi.
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Trieste. Chi è colpa del suo mal …

» Inviato da valmaura il 18 October, 2020 alle 3:20 pm

Trieste. Chi è colpa del suo mal …
E ci riferiamo alla categoria dei pubblici esercenti: bar, pub (una volta si diceva osterie che è molto più bello) e ristoranti, pizzerie ecc…
Per due buone ragioni. La prima e la preponderante è non aver cacciato un presidente della Camera di Commercio che tiene immobilizzati quasi 11 milioni di euro, versati proprio dagli associati, per il defunto Parco del Mare invece di metterli subito a disposizione degli agonizzanti, ma ancora vivi, commercianti ed esercenti triestini.
Una proposta di cui ci prendiamo a tutto tondo la primogenitura avendola scritta mesi orsono alle prime avvisaglie delle inevitabili ripercussioni che le necessarie misure di clausura avrebbero prodotto sul settore a Trieste.
Poi altri indecorosi e scopiazzoni l’hanno riproposta senza citare la fonte, ma dai mone non si cavano neuroni e tantomeno coerenza e continuità.
La seconda: non aver subito cacciato, non esistono vie di mezzo, dalla categoria quei gestori che per fare i furbetti hanno violato, o meglio omesso volutamente di rispettare, le misure anti Covid-19 che hanno fortemente contribuito a facilitare la diffusione del Coronavirus.
Nelle teste vuote degli assembranti senza regole non si può intervenire proprio perché vuote, ma sul portafoglio di chi ha incoraggiato tale stato di cose per proprio miserevole tornaconto sì.
Tutto il resto è solo un inutile pianto greco, che però a Trieste, ed in tutti i campi, va molto di moda.
Teodor.
PS. Vi ricordo che stamane alle 11 al Circolo Miani in via Valmaura 77 a Trieste c'è l'assemblea pubblica di Trieste Verde, venirci può farvi solo del bene.



Fermiamoli domani.

» Inviato da valmaura il 17 October, 2020 alle 2:23 pm

Trieste. Il piccolo giornale fa campagna elettorale, e non è una novità.
Fermiamoli domani.
E’ incredibile di come politica ed “informazione” da questa pilotata non imparino mai.
Dal 2001 a Trieste per le elezioni amministrative (Comune e Regione) a votare è andata sempre e solo la metà, con punte di astensionismo e di non voto del 59% alle Regionali, dei Triestini.
Eppure i politici, dopo la solita predichetta che bisogna far tesoro di questi segnali per cambiare, che dura lo spazio di 24ore, proseguono imperterriti come prima.
Ne è plastico esempio le domande dei sondaggisti, della stampa e le dietrologie della politica che invadono le pagine del piccolo giornale, dimenticando una cosa elementare, che qui a maggio 2021 si voterà non per “la riduzione dei parlamentari”, sulle “affinità elettive” tra questo e quel partitino o movimentino ruota di scorta, o su belinate inconfessabili come Ovovia, Parco del Mare, Playa del Mar, nati morti e sepolti..
Qui i triestini saranno chiamati a decidere su come risolvere i tanti problemi concreti che la nostra comunità vive ogni giorno (fermare la mattanza degli alberi e del verde a cominciare dai giardini abbandonati, bloccare il Far West indiscriminato di Antenne e Ripetitori con moratoria del 5G, offrire alla comunità una assistenza sanitaria, ospedaliera e territoriale, degna di questo nome e magari ridiscutere l’assurdo spostamento del Burlo, risolvere la crescente emergenza povertà in città adeguandone i servizi sociali, mettere mano al degrado infinito di quasi tutti i quartieri cittadini, riformare la macchina burocratica pubblica riportando in capo ad essa tutti i servizi regalati ai privati in questi decenni fermando lo sfruttamento dei lavoratori precari, impegnare il Comune, e vale anche per Muggia, a fianco dell’Autorità portuale per costruire il futuro di Trieste “città porto” ma “Green”, recuperare le decine di migliaia di immobili sfitti per risolvere l’emergenza casa, e potremmo continuare:Tram di Opicina, Piscina Terapeutica, come ben sa chi ci legge o segue le iniziative del Circolo Miani).
Bene di tutto questo politica e stampa neanche accennano nel loro riproporre i Totò-sindaci o gli accordicchi tra partiti vecchi e nuovi.
Se Trieste vuole veramente cambiare, rendere sostenibile il presente e garantire un futuro alla città, deve rimboccarsi le maniche, aprire le finestre per dare aria e fare pulizia, perché qui non c’è da attendere un Messia salvifico ma ricordarsi semplicemente di quali siano i nostri diritti, i nostri bisogni e possedere un briciolo di dignità.
Noi ci proviamo con Trieste Verde, a partire da domani, domenica 18 ottobre, alle ore 11 presso il Circolo Miani in via Valmaura 77 a Trieste, augurandoci di vedervi in tanti che di piagnoni e fregnoni (mone: li epitetava Nereo Rocco) la città abbonda.



Solo a Trieste, e mentre tutta la politica tace.

» Inviato da valmaura il 16 October, 2020 alle 1:40 pm

Il Prefetto commissaria di fatto l'Asugi.
E con questa Sanità affrontiamo la “seconda ondata”?
I sindacati ospedalieri e della sanità triestina alla fine del vertice con l'Azienda sanitaria universitaria giuliano isontina di ieri nella sede del palazzo del governo in piazza dell'Unità d'Italia a Trieste, hanno deciso di fermare la protesta poiché il Prefetto si è fatto garante dell'applicazione degli accordi e delle misure avanzate dai sindacati.
Di fatto ha posto il Poggiana sotto custodia.
“Pretendiamo trasparenza sui numeri degli operatori in particolare su ingressi e uscite - spiegano Francesca Fratianni (Cgil), Mario Lapi (Cisl) e Fabio Pototschnig (Fials) - anche perché vogliamo la certezza che siano garantiti i Livelli essenziali di assistenza (Lea, ndr).
Nei giorni scorsi, inoltre, è stato aperto il 12esimo piano della torre medica dell'ospedale di Cattinara ed è stato preso personale da altre strutture. L'Azienda, questa estate, aveva tutto il tempo di assumere infermieri, oss e altre figure professionali grazie anche alle indicazioni nazionali e alla fornitura delle risorse da Roma.
Per la gestione dell'emergenza Covid servono almeno 40 infermieri e 20 operatori socio sanitari”.
“I sindacati denunciano inoltre come la Medicina d'urgenza sia stata accorpata alla Pneumologia e l'attività delle sale operatorie ridotta. «Siamo nella situazione paradossale dove all'aumento delle persone ricoverate si procede con l'accorpamento di reparti». Su questo aspetto sta emergendo tra il personale, in particolare quello medico, un certo malessere per la gestione dei turni dei due reparti unificati, vista la mancanza di dottori specializzati.”
Senza dimenticare che durante la prima grave emergenza Covid-19 di pochi mesi orsono i sindacati di tutti i medici ospedalieri e non, e quelli degli operatori sanitari avevano duramente, quanto pubblicamente, criticato i ritardi, le carenze e la mancanza dei dispositivi di protezione che avevano determinato addirittura la chiusura del fondamentale reparto di Medicina d'Urgenza divenuto un focolaio d'infezione. Insomma il vertice di Asugi ne era uscito con le ossa rotte, per non parlare poi della telenovela della nave lazzaretto. Però la Regione, Riccardi, nulla aveva fatto per rimuovere Poggiana e, di conseguenza avallando il suo operato, si era reso corresponsabile della situazione.



Sanità regionale: di male in peggio.

» Inviato da valmaura il 15 October, 2020 alle 12:29 pm

Oggi finalmente e con qualche mese di attesa, la Direzione Regionale alla Salute (Riccardi) rende noti i dati statistici per la prima emergenza Covid-19 nelle strutture ospedaliere e nelle RSA di Trieste.
Sono dati disastrosi se confrontati con quelli decisamente migliori delle altre tre province, ma anche incompleti: mancano i numeri sui degenti che si sono (per meglio dire: sono stati) infettati mentre erano ricoverati in ospedale, che non sono stati pochi ed alcuni sono pure deceduti come la cronaca ha riportato.
Ora già il fatto che in un luogo di cura, protezione e sicurezza, come i reparti ospedalieri, ed in forma più blanda le case di riposo per anziani, uno sia più esposto, piuttosto che a casa, agli attacchi di virus, e batteri, dunque non solo del Coronavirus, è paradossale e denuncia incompetenza e impreparazione in chi dirige queste strutture, tanto più grave per gli ospedali.
E questa è una delle ragioni per cui oltre ai decessi diretti causati dal Covid-19 bisogna mettere in conto a breve anche quelli indiretti, ovvero dei cittadini sofferenti gravi o croniche patologie che per paura di metter piede nelle strutture sanitarie ritenute dei veri e propri focolai di diffusione del Coronavirus, hanno rinunciato a recarvisi in caso di malori o peggioramenti del loro stato di salute. Oltre naturalmente alla sospensione ed al rinvio sine die dei più normali controlli specialistici per tutte le patologie (il caso più eclatante riguarda le migliaia di persone a Trieste sofferenti di Diabete), oppure gli screening antitumorali, decisi dai vertici sanitari.
Eccoli questi dati comunicati con mesi di ritardo dall'Asugi per bocca del duo Poggiana-Riccardi.
“Arriva sempre dalla Regione anche la fotografia della pandemia nel territorio dell'Asugi. Sono stati sin qui 163.703 tamponi effettuati sui residenti, per un totale di 68.637 persone sottoposte al test e 2.459 casi tra Trieste e Gorizia. Di questi, gli ospiti di residenze per anziani risultati positivi sono 444 (18,1%), gli operatori al lavoro in quelle strutture 211 (8,6%), i dipendenti del Servizio sanitario 203 (8,3%). Le vittime nell'area della Venezia Giulia sono 207, di cui quasi la metà, 93, erano ospiti di rsa.”
Un bollettino della sconfitta, solo che qui i caduti erano i cittadini, oltre agli operatori e medici.
Ed anche di questo discuteremo nell'assemblea pubblica di Trieste Verde, questa domenica, 18 ottobre, alle ore 11 presso la sede del Circolo Miani in via Valmaura 77 a Trieste.
Problemi un tanticchia più seri e cogenti delle domande dei sondaggisti sul Totò-sindaci come l'Ovovia o la Playa del Mar a Barcola.



Trieste abbandonata.

» Inviato da valmaura il 14 October, 2020 alle 1:51 pm

Chi governa in città?
Nonostante tre sindacature non certamente Dipiazza che da cinque anni chi decide tutto è Santi Terranova, il direttore e segretario generale ora in scadenza pensionante.
E i risultati si sono visti e si vedono.
Eppure Dipiazza ha avuto una fortuna politica invidiabile fin da quando, per autoeliminazione a destra dei concorrenti, è sbucato dal cilindro prima come sindaco a Muggia e poi a Trieste.
Pure in questo suo terzo mandato in città, che si avvia a conclusione nel maggio del prossimo anno e dove lui si è già autocandidato, anche per mancanza di alternative nel suo campo politico, per la quarta volta, ha avuto una fortuna sfacciata: l'opposizione, anzi le opposizioni tutte (sulla carta 16 consiglieri comunali) gli hanno reso facilissima la vita e forse i pochi grattacapi se li è trovati in casa nella sua maggioranza.
Ha vinto facile con Cosolini, bollito politicamente e non ci vuole poi molto, dove chiunque avrebbe prevalso viste le condizioni date.
Ora sarebbe battibile a maggio ma lo scenario che si sta profilando nella politica cittadina gioca ancora incredibilmente a suo favore.
Perchè chi sta all'opposizione si è autotarpato le ali da solo: ovvero ha rinunciato da tempo, anzi dai tempi di Illy in poi a parlare, e soprattutto ascoltare e dare voce ai bisogni della gente reale quella che sbarca il lunario, quando ci riesce, nelle periferie, e che rappresenta la parte di gran lunga più consistente dell'elettorato, quando va a votare e cioè sempre meno.
Le opposizioni, senza distinzione di sigle, hanno da tempo abdicato completamente ad una presenza fisica costante sul territorio, si illudono che le tavole rotonde ed i saggi dibattiti al Caffè San Marco, o le conferenze stampa generosamente ospitate da una “informazione”più cieca e lontana dalla realtà di loro, parlino alla città intesa come comunità.
Sbagliano e di grosso, essi si limitano a rivolgersi con il gergo e le metodiche che sono loro consuete ad una piccola cerchia di “simili”, ad una parte elitaria e in gran parte benestante, che non vuole dire “ricca” ma garantita sì, di Trieste. Presentano illuminati e futuristi progetti e non capiscono nulla delle emergenze quotidiane che le persone si trovano ad affrontare, ed anche quando sfiorano occasionalmente tematiche molto sentite lo fanno secondo i loro usi e costumi desertificando le residue simpatie e le speranze di consensi.
Queste opposizioni parlano ad una sola Trieste, scritta con la i o con la y non ha importanza, e da tempo hanno abbandonato l'altra, la Trieste maggioritaria, alla sua sorte, senza rendersi lontanamente conto che la partita, quella vera, si decide lì.
Ma oramai non lo possono comprendere: parlano lingue completamente diverse anche se le parole apparentemente sono le stesse.
Teodor




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