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Circolo Miani » News Correnti » Page 196

E la nave va … in tribunale.

» Inviato da valmaura il 9 June, 2020 alle 1:27 pm

Il pasticciaccio brutto di piazza Oberdan ci lascerà probabilmente in eredità un 250.000 euro (insomma mezzo miliardo di rimpiante Lire) da pagare al netto di eventuali ulteriori spese legali.
Questo è il meraviglioso risultato del tentennamento di oltre un mese da parte di chi guida Regione ed Azienda Sanitaria, gli stessi che ignorando e lasciando senza risposte soluzioni alternative si sono baloccati con la nave Lazzaretto, mentre il dramma deg
li anziani “ospitati” presso RSA comunali e private faceva il suo infausto decorso.
E siccome questa politica conta sulla smemoratezza dell’opinione pubblica, in questo assai aiutata dal tipo di informazione spacciata in loco, alla fine confidano di farla franca. Tanto sono mica loro a pagare.



Porto di Trieste “Green”?

» Inviato da valmaura il 8 June, 2020 alle 2:42 pm

Tutto dipende da cosa si intende per Green, e mentre immaginiamo che a Londra lo chiamino “Verde”, lo chiediamo all’Autorità Portuale di Trieste/Alto Adriatico (che poi sarebbe Monfalcone, che la facciamo meno pomposa e più semplice), che un po’ di tempo orsono ne ha parlato sulla stampa locale.
E mentre aspettiamo un segno di esistenza in vita dal Presidente di questa Autorità, anticipiamo noi alcune sommesse riflessioni che come Circolo Miani abbiamo più volte avuto occasione di esternare su queste pagine.
Premesso che da oltre trenta anni, in tempi dunque non sospetti anche per chi vaneggia di congiure tipo Spectre per “cinesizzare” il capoluogo giuliano, abbiamo sempre pubblicamente sostenuto che il futuro di Trieste sta nella Città-Porto, o non ci sta proprio.
Come analogamente abbiamo più volte negli anni titolato che alla fine sarà “il Porto a chiudere la Ferriera”, e che gli altri non toccheranno palla, Arvedi a parte.
Così ora riproponiamo un tema che ci è da tempo caro.
Bene la nascita del Polo Crociere, benissimo il raddoppio del traffico mercantile, meno bene forse per la trascuratezza ambientale fin qui dimostrata dalla Siot per l’impatto del suo porto petroli, ma non vorremmo che Trieste cadesse però “dalla padella nella brace” in merito alla tutela della salute e della qualità della vita. Insomma non ambiamo ad un porto che invece di essere “Green” sia “Black” verso i Triestini.
Un porto moderno e veramente internazionale deve oggi misurarsi e distinguersi proprio sull’aspetto “Verde”, che il Green lo lasciamo agli anglosassoni, oltre che ovviamente sulle infrastrutture e la logistica, e per la particolarità tutta triestina del Porto Franco, con le manipolazioni e lavorazioni delle merci in loco (la vera ricchezza finora inesplorata per la città) che sarà la vera fonte del rilancio occupazionale.
Bene, dalle affermazioni di principio passiamo ai fatti.
Oggi, come tutti gli studi di settore, europei ed internazionali, e le misure adottate ed annunciate da Usa e Comunità Europea, certificano, l’inquinamento prodotto dai motori navali è altissimo, anzi oseremmo dire il più alto al Mondo. Ed assume condizioni di particolare pericolosità, come le nefaste statistiche dimostrano negli studi fatti in alcuni delle principali città-porto tedesche a partire da Amburgo, per l’esponenziale aumento di tumori e gravi altre patologie per i cittadini che ci vivono (oltre ad un costante ed evitabile inquinamento acustico).
E’ di tutta evidenza che l’arretratezza tecnologica delle moderne flotte navali, in particolare commerciali oltre che crocieristiche, non permette oggi di escluderle dall’attracco ma si può intervenire, eccome, per annullarne l’effetto inquinante ed acustico nella fase almeno di permanenza nell’area portuale. Permanenza che ad oggi avviene a motori accesi, con tutto quel che ne consegue, necessari a produrre l’energia occorrente per il funzionamento dei servizi presenti a bordo.
La soluzione, già in atto in alcune realtà portuali, è quella di predisporre, scusateci la banalità descrittiva, dei punti luce su moli e banchine ai quali le navi all’ormeggio siano vincolate a collegarsi in modo di alimentare tutto ciò che oggi avviene a motori accesi.
Questo sì potrebbe essere un vincolo costrittivo che l’Autorità portuale può imporre, ed eventualmente incentivare economicamente anche utilizzando le normative europee esistenti, a tutte le navi siano esse mercantili, petrolifere, o crocieristiche.
Come predisporre che le nuove stazioni ferroviarie previste siano dotate di tutti i più moderni accorgimenti per ridurre la produzione di Polveri Sottili ed il rumore.
Per capire meglio il significato del vecchio proverbio da noi usato sopra alleghiamo alcuni dati di una recente ricerca europea.
"Le navi da crociera circolanti nelle acque europee inquinano 20 volte di più di tutte le auto che percorrono le strade dell’Ue: è quanto emerge dal rapporto pubblicato dall’associazione ambientalista Transport&Environment (T&E).
Secondo lo studio di T&E, le 203 grandi navi passeggeri che hanno solcato i mari territoriali europei nel 2017 avrebbero immesso nell’atmosfera 62 mila tonnellate di ossidi di zolfo, 155 mila tonnellate di ossidi di azoto, 10 mila tonnellate di polveri sottili e più di 10 milioni di tonnellate di CO2. Particolarmente impressionante la stima degli ossidi di zolfo (SOx) risultata 20 volte superiore a quella emessa dall’intero comparto automobilistico circolante lo stesso anno nell’Unione europea (circa 260 milioni di veicoli).
Il Mar Mediterraneo è risultato il più colpito dall’inquinamento prodotto dalle grandi navi con circa il 90% dei porti più inquinanti (4 città su 5). Il Mare del Nord, dove da tempo è stata istituita una delle 4 zone al mondo a controllo di emissioni di zolfo (Sulphur emission control area – SECA) è invece riuscito a dimezzare l’inquinamento prodotto dalle navi da crociera.
Gran parte delle emissioni delle navi da crociera avviene nei porti, a ridosso di grandi centri abitati, dove le imbarcazioni restano ancorate per giorni con i motori accessi, necessari a far funzionare i servizi di bordo per i passeggeri.
Ma il problema è negli stessi vincoli applicati al comparto. I migliori standard per il carburante marino prevedono, ad esempio, una percentuale di zolfo (0.1%) di 100 volte superiore a quella ammessa, da ormai 15 anni, nei carburanti usati sulla terra ferma (0.001%). E al di fuori delle aree a emissioni controllate le navi da crociera e passeggeri possono utilizzare combustibili ancora più inquinanti, con un tetto massimo di zolfo dell’1,5%, mentre ai cargo è concesso di utilizzare olii con un tenore di zolfo che arrivano fino al 3,5%.
In realtà a livello internazionale si è lavorato per abbassare tali percentuali e a partire dal 2020 il nuovo limite al di fuori delle SECA dovrebbe divenire lo 0,5%. Un obiettivo ritenuto da molti ancora insufficiente: non a caso, recentemente, Ministero della transizione ecologica e solidale francese, supportato dal Ministro dell’Ambiente italiano, Sergio Costa, ha proposto di limitare drasticamente le emissioni d’inquinanti per le navi che solcano il Mediterraneo con l’istituzione di un’area a emissioni controllate sulla scorta di quanto già realizzato nel Mare del Nord.
Lo studio si conclude chiedendo eque opportunità fiscali per i sistemi di approvvigionamento elettrico in banchina rispetto all’uso dei combustibili fossili, l’attivazione di misure per la creazione di sistemi portuali a zero emissioni e infine, come più di una volta chiesto da Cittadini per l’aria al Governo, l’adozione di un’area ECA nel Mediterraneo e, in Italia, un fondo NOx, come quello che in Norvegia ha consentito di ripulire oltre 600 navi in pochi anni".



Trieste, meglio l’uovo oggi che una ovovia assai futuribile

» Inviato da valmaura il 7 June, 2020 alle 1:57 pm

E si cominci con aprire da subito le aree giochi per i bambini.

Semplicemente grottesco che l’assessora che porta, tra le altre disgrazie per Trieste, la responsabilità dell’inaccettabile ritardo con cui, quattro estati, sono stati abbandonati i “giardini inquinati” comprese le aree verdi di molte scuole, oggi se ne esca pimpante a favore dell’ovovia “perfetta per chi vuole andare in Osmiza”.
E senza neppure riflette
re, spara di getto con un “30 milioni di euro, che verrebbero interamente coperti dai finanziamenti destinati ai sistemi di Trasporto rapido di massa ad impianti fissi, se Trieste risultasse tra i vincitori della gara. A mio avviso abbiamo buone possibilità – commenta l'assessore all'Urbanistica Luisa Polli -, anche perché non ci sarà, pare, molta concorrenza”.
Ora a parte la considerazione che sprecare e sottrarre 30 o più probabilmente 40 milioni di euro di denaro comunque pubblico ad un sistema di trasporti che ha ben altre emergenze (vedi i disagiati collegamenti per i pendolari), illuminante del modo di ragionare dell’infausta per Trieste assessora è “anche perché non ci sarà molta concorrenza”. E ci mancherebbe che in questo dramma emergenziale amministratori locali men che sensati si occupassero di sciocchezze quali le ovovie.
Poi ci sarebbe il problemino della Bora ma lei ci rassicura veggente che a Trieste fermerebbe l’impianto ad uovo solo per un mesetto all’anno, e che l’ovovia “tiene fino a raffiche di 70 chilometri all’ora” per quelle superiori a “tenere” ci penseranno ospedale e cimitero? Ma si offra da cavia sperimentale allora, visto che il cognome la sorregge: nomen omen. Ed in quanto alla Sovrintendente, si occupi di quel che le compete, ovvero l'impatto ambientale e paesagistico, e le valutazioni sulle opportunità politiche le lasci a chi appunto di competenza. Che a Trieste ci mancava solo il "sindaco di complemento".
Ora questi si preoccupano delle “osmize”, e non del Tram di Opicina, non del recupero, come abbiamo proposto su queste pagine, rapido dell’attuale Piscina terapeutica. Forse perché costerebbe troppo poco, vien da pensare.
E soprattutto non basta loro aver “rubato” il gioco e lo svago ai bambini per un quadriennio, ora infieriscono con la solita mancanza di assunzione di responsabilità nell’aprire i parchi giochi, scaricando la colpa sul Governo Conte, che c’entra come i cavoli a merenda, e ben guardandosi invece di fare come già fatto dai sindaci di mezza Italia.
Si, meglio un uovo oggi che un pollo domani.




CoronaVirus Trieste.

» Inviato da valmaura il 6 June, 2020 alle 10:28 am

Il “Bollettino della vittoria” di Poggiana, Riccardi e Fedriga.

Azienda Sanitaria triestina. “Pronte a partire le prime dieci azioni civili ma la conta finale è destinata a salire. Sotto accusa la mancanza di dispositivi di protezione e di zone filtro efficaci”.
Dispositivi di protezione non adeguati, mancanza di zone filtro e incapacità di creare reparti completamente Covid-free. Sulla base di queste accuse, e dei dati che testimoniano a Trieste il tasso
di contagio tra il personale ospedaliero più alto di tutta la Regione, stanno per partire le prime dieci cause civili intentate da infermieri e operatori socio-sanitari contro Asugi per chiedere il riconoscimento del danno biologico. Una battaglia legale sostenuta anche da Cgil, Cisl e Fials/Confsal che attaccano i vertici coinvolgendo anche la Regione per la scarsa trasparenza sui numeri dei contagi: Asugi, come detto, ha il più altro tasso di operatori positivi con 190 positivi di cui 60 ancora in isolamento. Quasi tutti a Trieste visto che gli ospedali e le strutture sanitarie in provincia di Gorizia contano solo 13 “positivi”.
E tutto questo senza contare i numeri della catastrofe delle RSA e residenze “protette” per anziani, comunali e private.
E mentre in Regione si baloccavano con la nave Lazzaretto, per ben due mesi non hanno deciso sulla immediata disponibilità offerta dalla RSA Mademar di 82 posti letto (la metà di quelli previsti sul “vascello fantasma”) che ora invece hanno accettato.
Poi ad ulteriore drammatica conferma di questa situazione arriva la notizia della morte per Covid-19 del sessantenne triestino ricoverato in ospedale per l’incidente stradale del 4 febbraio scorso in via Mazzini, contagiato proprio nella struttura sanitaria. Discutibile, e molto, la frase nel titolo del piccolo giornale che ne da notizia: “l’agguato del destino”. Che qui proprio non ci azzecca. Casomai “il frutto doverosamente evitabile della disorganizzazione sanitaria”, sarebbe più appropriato scrivere.
Ultima chicca: il sindaco che non c’è non ha tempo “di correre dietro ai bambini” nei Parchi giochi, è tutto impegnato a giocherellare con Ovovie, nuove festività comunali, guerre alla Sala Tripcovich, e infine a tagliare l’erba in villa.




Giornata mondiale dell'ambiente “à la carte”.

» Inviato da valmaura il 5 June, 2020 alle 1:08 pm

A Trieste il Comune se ne impippa: dal 5G agli alberi abbattuti.

Oggi la “giornata mondiale per l'Ambiente”. Tutti ne parlano, giornali e telegiornali eruttano valanghe di titoloni ma, scendendo sul pratico e concreto e calandosi nella realtà locale, altro non sono che paroloni per nascondere vergognosi intrallazzi ed oscuri affari.
Vediamo Trieste. E' da una settimana che inondiamo testate giornalistiche, televisioni e piccoli giornali di comunicati stampa che annunciano e descrivono l'iniziativa di domani, sabato mattina, promossa dal Circolo Miani e che si svolgerà nella sede di via Valmaura 77 con inizio alle ore 11.
Ordine del giorno: 1) aggiornamento iniziative legali su moratoria 5G nel territorio comunale di Trieste, seconda risposta del sindaco (che la minuscola basta ed avanza), promozione di una manifestazione cittadina a breve; 2) impellente risposta al fiorire di antenne e ripetitori, per ora non 5G salvo uno, e richiesta al Comune di regolamentarne l'installo attraverso un “piano regolatore” specifico a tutela preventiva della salute dei residenti; 3) fermare il dissennato abbattimento di alberi ed implementare invece la loro piantumazione; 4) invertire il degrado e l'abbandono di giardini ed aree verdi, a partire dalla bonifica, vera, delle zone inquinate, per non sottrarli ulteriormente all'uso dei nostri concittadini.
Il tutto in una logica di lotta, per quanto possa un Comune concretamente fare, all'emergenza climatica che da anni ha investito anche Trieste rendendola per condizioni meteo più simile a Saigon che ad una città mitteleuropea.
Piccole ma concrete mosse che la nostra comunità, se avesse amministrazioni men che decenti, e non importa il colore che il silenzio delle forze politiche oggi presenti è unanime, potrebbe cominciare da subito a fare per tutelare salute, qualità della vita ed ambiente nel nostro territorio.
Poi certamente ruolo determinante l'avrà la partecipazione, a partire da quella numerica, dei nostri concittadini. Se si delega, magari con una inutile firma, o si trova l'ennesima scusa per non esserci, poco o nulla serve poi lamentarsi, magari sfogandosi sui “social” con urla figurate corredate da punti esclamativi.
E siccome lorsignori, ed i loro camerieri di questo simulacro di informazione locale, questo lo sanno benissimo, non è un caso che di tutti i comunicati stampa da noi inviati in settimana non sia stata riportata mezza riga. Oggi sul piccolo giornale apprendiamo con sgomento l'aggravarsi della crisi in Amazzonia ma ci nascondono accuratamente le notizie del nuovo ripetitore piantatoci tra le terga e guai dare notizia della nostra iniziativa di domani mattina.
Che il padrone magari potrebbe lesinare sulle mance.





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