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Società politica e Società civile. Dedicato a Trieste.
Se incontri uno convinto di sapere tutto e sicuro di sapere fare tutto, non ti puoi sbagliare: è un imbecille. (politica e dintorni)Si chiama pregiudizio di conferma, ovvero ciò a cui si vuole ardentemente credere e non importa..
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Circolo Miani » News Correnti » Page 191

Il bel gesto dell’assessore regionale Alessia Rosolen.

» Inviato da valmaura il 11 June, 2009 alle 8:02 pm

Sotto gli occhi del Vicepresidente della Giunta regionale Ciriani che tace ed acconsente.

Oggi è successo qualcosa di molto grave ma di altrettanto rivelatore.

Grave perché non era mai successo che un assessore regionale, e qui le minuscole sono d’obbligo, pagato dai cittadini che lo hanno pure votato a Trieste, rivolgesse un gesto pubblico così triviale nei confronti di una cinquantina di persone che le chiedevano civilmente ed amichevolmente di fermarsi a parlare di Ferriera, fuori dalla casa di tutti i cittadini del Friuli Venezia Giulia, ovvero il palazzo della Regione in piazza Unità.

E qui non ci interessa il privato, ovvero che questo gesto assai volgare fosse compiuto da una donna verso altre donne che la attendevano, né ci interessa disquisire sulla buona educazione e sul galateo.

Qui di assai grave è il comportamento politico che l’assessore Rosolen, forse nervosetta per la rimarchevole perdita della PDL alle elezioni europee in quel di Trieste, esprime con quel gesto, e la cultura politica che la caratterizza.

Ancora più grave è che ciò avvenga sotto gli occhi del compagno, pardon camerata, di partito Ciriani che incidentalmente è pure vicepresidente della giunta regionale, e che con il  suo silenzio evidentemente conferma ed approva questo gesto volgare e gratuitamente offensivo.

Un gesto che esprime anzitutto l’arroganza spudorata di una politica che ha in totale disprezzo i cittadini e che pensa che tutto le sia permesso. Un gesto che esprime una cultura politica da angiporto e da squadrismo fascista: a riprova che possono cambiare abito ma non consuetudini.

E non basta che l’assessore Lenna prenda timidamente le distanze poi, definendolo un comportamento deprecabile ma personale. Qui di personale non c’è proprio nulla.

Non certamente la scelta di cinquanta e passa persone di Servola, Chiarbola, Monte San Pantaleone e Valmaura, di venire in delegazione, a tre giorni dalla riapertura dell’altoforno della Ferriera, a chiedere di incontrare un presidente della Regione che in tredici mesi non ha mai mantenuto impegni e promesse. Alcune solennemente ridicole, come quella “se sarò eletto il giorno dopo verrò a Servola a chiedervi come chiudere subito la Ferriera” ed  infatti dopo tredici mesi nessuno lo ha più visto.  E che non hanno incontrato neppure stavolta, visto che si è negato ed ha fatto preparare la sua uscita da altra porta. Certamente non un bel gesto per la dignità di un presidente che, come recitava il suo slogan elettorale “del popolo ed amato dal popolo” più consono piuttosto ad un dittatore sudamericano, sceglie di uscire dalla porta di servizio pur di non confrontarsi con “la sua gente”.

Ma i cittadini erano venuti pure per dire che stamane l’aria dei quartieri dove vivono in oltre cinquantamila era irrespirabile. Che i veleni in uscita dalla Ferriera erano micidiali tanto da non poter uscire di casa né tantomeno aprire le finestre. E che sono stufi, ed hanno cominciato a dimostrarlo concretamente con il primo voto di domenica scorsa, di essere presi in giro.

Per rispetto verso il neo senatore Lenna non commentiamo qui le sue dichiarazioni che dimostrano che in oltre un anno da assessore regionale all’ambiente, poco o niente conosca della situazione Ferriera, neppure dal punto di vista logistico.

Lenna ha garantito che prestissimo il presidente Tondo ci chiamerà per un incontro, il secondo in quasi quindici mesi, e su questo si è impegnato personalmente.

Dal canto nostro gli abbiamo risposto che la data la lasciamo scegliere a Tondo ma che per il luogo dell’incontro proponiamo la sede del Circolo Miani, quello che tanto sta sui cabasisi per restare in tema del gesto rosoleniano, ancora aperto nonostante tutti i tentativi della Regione per chiuderlo, in modo che ad esso possano partecipare tutti i cittadini che lo desiderino.

Ed abbiamo aggiunto che se non rispetterà nemmeno questa promessa, allora ci ritroverà giovedì prossimo, 18 giugno, alle ore 16, in piazza Unità, lato Hotel Duchi d’Aosta, e poi di nuovo il giovedì seguente, e poi ancora, a costringerlo nella parte della lepre ad uscire da una porticina di servizio. Non male per “un presidente eletto dal popolo”, e certamente non un bello spot per “Il popolo della libertà”, qui in aperta difficoltà.




Nuovo Esposto alla Procura (e fanno 12 a partire dal 1997)

» Inviato da valmaura il 10 June, 2009 alle 12:19 pm

Il 6 giugno Romano Pezzetta, Portavoce di Servola Respira e Vice Presidente del Circolo Miani, ha consegnato al PM Federico Frezza, a suggello di una collaborazione con gli uffici di polizia giudiziaria, l'esposto che vedete riportato qui sotto.
Inerisce il settore di banchinaggio conto terzi curato dalla Lucchini-Severstal all'interno della Ferriera, in zona di demanio marittimo. La cui concessione da parte dell'Autorità Portuale scade in dicembre di questo anno.
Il solo fatto del suo potenziamento, in un'area per altro interrata abusivamente con i fanghi delle lavorazioni siderurgiche, e la notizia del prossimo arrivo di un secondo Cavaliere, le enormi gru gialle, fanno capire quanto indipendente ed autonoma sarà la decisione su di un eventuale rinnovo della concessione, evidentemente dato per scontato dalla Lucchini. D'altronde basta leggersi sul nostro sito l'articolo "E' arrivata la risposta" nella sezione Notizie Flash. Insomma è l'ulteriore conferma che alla faccia delle dichiarazioni dei politici, da Tondo a Dipiazza, sono i Russobresciani a dettare legge, tempi e modi per fare i loro soldi sulla pelle dei triestini.
L' esposto ha lo scopo almeno di chiedere il pieno rispetto della legge e soprattutto prevenire eventuali disastri ambientali ed incidenti sul lavoro.




Ferriera: Lunedì 1 giugno alle ore 20.30, nell’area del campo giochi all’interno del complesso Ater di via Valmaura (ingresso tra i civici 75 e 77, sotto la sede del Circolo), Assemblea pubblica

» Inviato da valmaura il 22 May, 2009 alle 10:46 pm

Ferriera: Lunedì 1 giugno alle ore 20.30, nell’area del campo giochi (sic!) all’interno del complesso Ater di via Valmaura (ingresso tra i civici 75 e 77, sotto la sede del Circolo), Assemblea pubblica dei residenti.

Da Campi Elisi a Chiarbola, da Servola a Monte San Pantaleone, da Muggia a Valmaura partecipate!

Dopo un anno della nuova amministrazione Tondo il Gruppo Severstal Lucchini fa quello che più gli aggrada, ancora peggio se possibile di prima.

Qualcuno purtroppo lo aveva previsto ma a quanto pare le lezioni (le promesse elettorali di Dipiazza) non bastano mai.

In queste ultime settimane quello che è uscito come inquinamento dalla Ferriera (Cokeria, Agglomerato, e torcia di combustione dei gas rifiutati dalla centrale di cogenerazione) non ha purtroppo paragone nel peggio. Tra l’altro è da due mesi che chiediamo un controllo sui milioni di euro che vengono versati dallo Stato, soldi nostri, all’azienda grazie alle agevolazioni del Cip6 che avrebbero dovuto invece essere ampiamente ridotte, in proporzione alla diminuzione dei gas di risulta usati per la produzione dell’energia elettrica o addirittura sospese se come pare la centrale sta lavorando solo a gas metano. Procura della Corte dei Conti: non vorremmo che finisse come il nostro esposto sulla speculazione Sertubi e ci piacerebbe per una volta avere risposta che i nostri sospetti sono infondati.

L’unico caparbio obbiettivo che PDL e PDmenoelle triestini paiono perseguire con assoluta perseveranza quanto arrogante sprezzo di ogni norma di civile amministrazione è la chiusura non della Ferriera, per la cui ricollocazione dei lavoratori non hanno partorito alcunché in quasi tredici mesi, ma del Circolo Miani. Con l’evidente intenzione di togliere di mezzo l’unico strumento efficace di difesa dell’interesse della comunità al di fuori delle conventicole di potere.

Stanno letteralmente regalando alla Lucchini Severstal le poche aree disponibili per il futuro del nostro porto ed hanno concesso di triplicare le capacità di banchinaggio conto terzi, uno dei businnes del gruppo russobresciano, permettendo l’installo nell’area interrata abusivamente con i fanghi inquinati della lavorazione siderurgica di ben due nuove colossali gru. A proposito le verifiche di stabilità dell’area su cui poggiano sono state fatte o aspettiamo un incidente per recriminare? Anche qui vorremmo tanto ricevere un cenno di rassicurazione.

Hanno firmato il protocollo per la concessione dell’area al di fuori di quella occupata dalla Ferriera alla Lucchini per la costruzione di una nuova mega centrale elettrica di cui Trieste per il suo fabbisogno non ha alcuna necessità.

E vorremmo tanto sapere da una Procura che pare ignorare quello che avviene a Udine (vedi sequestro e chiusura della Caffaro) che fine hanno fatto i sequestri delle due discariche abusive altamente tossiche, una proprio della Ferriera, allo Scalo Legnami, a meno di cento metri da un centro scolastico infantile frequentato da oltre 850 bambini, dove da otto mesi non ci risulta essere stata fatta alcuna analisi e che paralizzano il progetto della nuova piattaforma logistica portuale, bloccando gli investimenti e la creazione di nuovi e tanti posti di lavoro

In Regione hanno fatto scomparire, in barba alle direttive europee, la revisione della AIA e sospeso sine die la convocazione della nuova Conferenza dei Servizi. Hanno annunciato che Altoforno due o tre stessa cosa sono. Non sappiamo più che fine hanno fatto i controlli sulla qualità dell’aria e del mare. Né a che punto è la caratterizzazione, che doveva essere ultimata da anni, del sito inquinato della Ferriera.

Non male per un Presidente di Regione che affermava pubblicamente sui giornali che “se eletto il giorno dopo verrò a Servola per chiedere agli abitanti come chiudere la Ferriera”. Frase assai infelice che lo dicemmo allora faceva sorridere ed oggi dopo quasi tredici mesi fa piangere. Lo hanno visto a Pechino ed in mezzo mondo ma non ha trovato un minuto per venire nei nostri quartieri.

Parta da questa Assemblea un segnale forte che solo una forte presenza di gente può garantire, per costringere chi ci amministra anche e soprattutto grazie ai voti raccolti su impegni non mantenuti, a fare quello che finora non ha voluto fare.

Decideremo assieme in questa assemblea quale iniziativa prendere perché Trieste, i triestini ed i muggesani, la loro salute, il loro futuro contino di più degli affari dei russo-bresciani. Fosse pure l’ultima cosa che il Circolo Miani potrà offrire come contributo alla città.

Mercoledì 27 maggio, dalle ore 15 alle ore 19, chi vuole dare una mano alla riuscita dell’assemblea di lunedì 1 giugno, può venire al Circolo Miani, in via Valmaura 77 (nono piano ascensore di destra nel portone) a ritirare le loncandine e gli inviti per la diffusione sul territorio e per informare i cittadini della manifestazione.




L'onore del Piccolo

» Inviato da valmaura il 7 May, 2009 alle 11:18 am

Trieste, 6 maggio 2009

                                                                              Al  Direttore Responsabile           

del Quotidiano “IL PICCOLO”

Via Reni n. 1

34100 - TRIESTE

 

Anticipata via fax                                             

 

                                             

OGGETTO: Maurizio FOGAR – Vostra pubblicazione dd. 5.05.09

 

 

Intervengo quale difensore fiduciario del sig. Maurizio Fogar nel procedimento oggetto dell’articolo da Voi pubblicato in data 5.05.09.

 

Avuto riguardo all’articolo predetto, fermo l’accertamento riservato alla sede dibattimentale delle effettive responsabilità in ordine ai reati di falso e truffa contestati all’ “apparente” Presidente del Circolo Miani – già indice questo della scollatura tra la realtà e la visione formalistica che ha indotto alle imputazioni –, preme al sottoscritto difensore evidenziare – come già riferito all’autore dell’articolo – che, quanto all’asserita induzione in errore del Direttore Regionale del Servizio delle Attività Culturali tramite la produzione di “falsi bilanci e falsi consuntivi” – sicché in esito sarebbe derivata l’erogazione dei due contributi regionali di 50.000 € ciascuno per gli anni 2005 e 2006 – dalle indagini è pacificamente emerso come alcuna somma sia stata distratta dal sig. Maurizio Fogar o chi per lui, per fini diversi da quelli propri del Circolo Miani, prova ne sia che ancora in data 31.07.07 l’allora Pubblico Ministero, dott. Maurizio De Marco, aveva avanzato richiesta di archiviazione, rilevando come gli atti pervenuti dalla Regione Friuli Venezia Giulia, dopo la verifica contabile effettuata ai sensi dell’art. 14 della L.R. 7/2000, avessero attestato la “pertinenza” del resoconto contabile fornito dal Centro Studi Ercole Miani dell’impiego delle somme erogate.

 

Con richiesta di pubblicazione a tutela dell’onorabilità e della figura pubblica della parte assistita. 

 

Con i migliori saluti

 

Avv.  Guido Fabbretti

 




IL CIRCOLO MIANI PER TRIESTE

» Inviato da valmaura il 17 April, 2009 alle 4:11 pm

IL  CIRCOLO  MIANI  PER  TRIESTE

 

 

Dal 1981 il Circolo Miani è stato il promotore fino al 2000 dei più significativi momenti di dibattito e crescita dell’opinione pubblica triestina e regionale, ospitando i testimoni più ragguardevoli della società e della cultura italiana.

Dal 2000 in poi, ma già a cominciare dal 1998, l’Associazione ha incentrato la sua attività in quella che potremmo definire una campagna per il rinascimento delle periferie, sul protagonismo dei cittadini nella partecipazione della gestione del territorio in cui vivono.

All’interno di questo percorso ci siamo imbattuti nel grande peso dell’inquinamento prodotto da alcuni impianti presenti nel tessuto urbano e pur non essendo un’associazione ambientalista abbiamo scelto di dare voce e organizzazione a questa priorità indicataci da migliaia di famiglie di Trieste e Muggia, come causa quotidiana di devastazione della loro salute e della qualità della vita.

Dal 2002 in poi ci siamo resi conto che in realtà la soluzione di questi problemi, alcuni per altro gravi ed emergenziali, andava ricercata necessariamente in una prospettiva più ampia: ovvero quale futuro, e con quali strumenti anche istituzionali, vogliamo scegliere per la nostra città e per la sua minuscola realtà provinciale, gestita oggi da un ente la cui esistenza appare assolutamente anacronistica a fronte del denaro che costa e dei risultati che ottiene, al di là delle maggioranze che lo governano.

Ecco perché, fuori dalle emergenze che abbiamo continuato ad affrontare assieme ai cittadini con cui abbiamo costruito una rete di Comitati di Quartiere presenti sul territorio che va da San Vito-Campi Elisi a Muggia, passando per Chiarbola-Ponziana, Servola, Valmaura-Monte San Pantaleone, ed ancora in Borgo Teresiano, Largo Niccolini, Roiano-Gretta e San Giovanni. E forti delle nostre esperienze e grazie alla competenza professionale di alcuni tecnici di valore, abbiamo iniziato a costruire un progetto di rilancio per la nostra Trieste, intesa come realtà nel suo complesso, che tenga conto da un lato della peculiare morfologia del territorio e delle idee che i cittadini in centinaia di incontri ed assemblee ci hanno proposto. Insomma un progetto maturato e cresciuto in itinere cogliendo gli importanti spunti che nascevano dalla partecipazione diretta di tante persone.

Ecco perché abbiamo ritenuto che fosse sbagliato e fuorviante continuare a definire la questione Ferriera, quella etichetta che con maggior insistenza ci ha riduttivamente caratterizzato in questi anni,  come di Servola, ed abbiamo con forza invece sostenuto che essa andava chiamata Ferriera di Trieste. Primo perché la battaglia per il risanamento, la dismissione, e riconversione si vinceva a Trieste e Muggia e si perdeva se circoscritta, come molti soggetti politici ma anche nel mondo dell’informazione andavano caparbiamente anche per gli interessi da loro rappresentati sostenendo, al solo rione di Servola. Secondo perché la soluzione definitiva della chiusura dello stabilimento oggi di proprietà del Gruppo russo-bresciano Severstal-Lucchini, era collegata e di conseguenza imponeva una riflessione ed una soluzione legata al futuro che si voleva tracciare, con la gente ed assieme alla gente che ci vive, per tutto il nostro territorio.

Andava dunque messo in campo un percorso che individuasse da un lato gli strumenti istituzionali che meglio potevano garantire uno sviluppo moderno e partecipato alla nostra comunità, riducendone forzosamente i decennali e costanti momenti di scontro, rivalità e gelosa custodia di piccoli privilegi e competenze tra i vari enti pubblici operanti tutti sullo stesso territorio, che, grazie anche ad una politica di piccola quanto sicura rendita nella gestione del sottopotere locale attuata dai partiti e dalle conventicole del potere, avevano prodotto, a partire dalla metà degli anni Settanta, una situazione di totale immobilismo.

Ecco dunque arrivare alla considerazione che solo la legge costituzionale istitutiva delle Aree Metropolitane, ovvero per noi di Trieste Città Metropolitana, poteva, anche in virtù della autonomia di una Regione a Statuto Speciale, autonomia per la verità assai poco valorizzata dalla politica regionale e non da oggi, quale è il Friuli Venezia Giulia, fornire adeguata risposta istituzionale alla necessità di semplificazione e nel contempo di apertura partecipata ai cittadini chiamati a decidere del proprio futuro, di cui sopra.

In questo contesto maturava quindi la scelta di far confluire, se si voleva realisticamente risolvere, l’emergenza Ferriera, ma non solo se pensiamo a realtà similari quali Sertubi, Italcementi, Inceneritori, vecchio e nuovo, Depuratore Fognario con le vasche di decantazione delle feci di 230.000 produttori scandalosamente a cielo aperto nel cuore di uno dei quartieri più popolosi di Trieste, in un progetto più ampio che investiva le sorti della nostra città.

La chiusura dunque del vetusto e cadente impianto siderurgico che produce da anni oramai solo carbone coke e ghisa, e che appare come un tappo insormontabile che spezza in due le aree necessarie da riqualificare, ed al contempo ne rallenta inesorabilmente la bonifica, di quello che è stato individuato dal Governo come il “Sito inquinato di Interesse Nazionale”, raggiunge così la prospettiva concreta di un progetto utile per il rilancio dell’economia cittadina, per la crescita di nuova occupazione. E con un occhio di particolare riguardo alle sinergie da mettere in campo tra nuove industrie ed imprese di piccole e medie dimensioni ma di alta qualificazione tecnologica e di basso impatto ambientale in un territorio così marcatamente caratterizzato morfologicamente, e la cosiddetta “Città della Scienza e della Ricerca”.

Una realtà scientifica all’avanguardia e di cui la classe dirigente cittadina in tutti questi anni ha sempre lamentato ipocritamente l’isolamento estraniante di questi istituti di ricerca dal contesto circostante. Una impossibilità di integrazione dunque coinvolgente anche l’Università di Trieste, per altro assolutamente evidente quando si chieda di fare sinergia e cooperazione con una realtà imprenditoriale che applica cicli produttivi ottocenteschi, con maggioranza prevalente di manodopera dequalificata. Insomma una Trieste negli ultimi trenta e passa anni prevalentemente soggetto di importazione di braccia e di esportazione di cervelli per quanto riguarda le statistiche occupazionali.

A questo va aggiunto con analoga e prevalente dignità il fattore che nei secoli ha caratterizzato l’affermazione e lo sviluppo di Trieste nel mondo, ovvero il porto con le sue attività indotte correlate, grazie pure all’esistenza di una zona franca portuale che interessa non solo l’interscambio delle merci via mare, ma anche soprattutto, e per niente sfruttata, la possibilità delle loro lavorazioni (da materie prime a prodotti finiti) in regime extradoganale.

E nel contesto di uno sviluppo della portualità, odiernamente bisognosa di spazi enormi per poter lavorare concorrenzialmente e di cui avrebbe senso parlare, non come oggi per spot politici, solo se si ritenesse conseguentemente di dedicare ad essa tutta la realtà territoriale che dal Terrapieno di Barcola arriva fino al porticciolo di Muggia. E’ solo in questo quadro che poi andrebbe eventualmente affrontata la questione da anni palesata, per altro in modo poco chiaro e contrastato, della collocazione di uno o più impianti di rigassificazione. Che a volo d’uccello, anche per le rigide regolamentazioni di sicurezza marittima esistenti, striderebbero non poco con una scelta di rilancio della portualità commerciale e turistica, con conseguente recupero del polo crocieristico.

Altri tre punti sono emersi in questi anni dalla nostra esperienza di confronto con le problematiche che coinvolgono direttamente la gente.

L’immediata necessità della profonda redifinizione di un nuovo piano regolatore cittadino e provinciale, che parta dalle nuove e realistiche previsioni di sviluppo, anzi attuale decremento, demografico della popolazione. Piano che si ponga da un lato l’obbiettivo di salvaguardare le aree verdi urbane e periferiche, a fronte di una tendenza fortemente cementificatoria contenuta nell’esistente. Dall’altro di programmare una politica della casa che porti al riuso dei quasi ottomila appartamenti sfitti esistenti a Trieste, con adeguati incentivi per i privati e con una rivitalizzazione dell’iniziativa pubblica (ATER). Con la priorità della riqualificazione a fronte della nuova costruzione. Ridisegnando l’urbanistica di interi rioni, oggi spesso ridotti ad informi quartieri dormitorio, esemplarmente negativa la realtà di San Sabba (Valmaura – Monte San Pantaleone), oppure abbandonati al totale degrado (Borgo Teresiano) vanificando le riqualificazioni poste in essere tra piazza Libertà-Rive e piazza Unità.

E nel contempo ridisegnare tutta la parte retrostante la nuova area logistico-portuale destinando ad esempio gli alienanti megacomplessi edilizi di via Valmaura, definiti appropriatamente “Il Serpentone di cemento”, ad ospitare le attività commerciali, spedizioniere ed artigianali legate alle attività portuali, dopo ovviamente aver ricollocato le 435 famiglie in case di più civile abitazione.

La banale considerazione che una area senza adeguate e comode infrastrutture viarie e collegamenti aeroportuali e ferroviari non ha possibilità di cogliere alcuna di quelle opportunità di sviluppo sopra indicate, apre la necessità di realizzare in tempi rapidi le opere a ciò necessarie. In particolare potenziare le linee ferroviarie con un percorso della progettanda tratta della TAV che sia di più economica, rapida e meno impattante ambientalmente realizzazione. A partire dallo spostamento del percorso di percorrenza fino alla Slovenia nella variante indicata per Gorizia, con rafforzamento della bretella di collegamento esistente su Trieste. Nel contempo va riqualificata l’attività dell’aeroporto di Ronchi, con l’acquisizione di nuovi voli e soprattutto un rapido e continuo collegamento ferroviario tra esso e Trieste (metropolitana leggera).

La capacità poi di attrarre a Trieste oggi persone decise ad investire qui non tanto i propri soldi ma soprattutto la loro intelligenza, lavoro e vita, apre necessariamente la questione del dovere, anche per rispetto della popolazione residente, assolutamente adeguare la sanità pubblica ad uno standard accettabile e realisticamente funzionante, senza tempi d’attesa biblici per prestazioni sanitarie o fatiscenti ed affollate strutture ospedaliere ed ambulatoriali.

Discorso a parte meritano turismo e cultura. Il primo più realisticamente legato all’attività di promozione congressuale, superando le infinite impasse strutturali, e ad un turismo “mordi e fuggi” che ha da sempre caratterizzato l’esperienza locale. Il secondo, correlato in parte alla valorizzazione del primo, creando un percorso culturale che metta in rete le istituzioni esistenti, valorizzandone e promuovendone la conoscenza, con una sperimentazione legata pure alla riscoperta dei valori tradizionali del nostro territorio carsico, e lanciando un’idea di forte richiamo nazionale ed internazionale. Pensiamo ad esempio ad una rassegna europea del Festival dell’Operetta, sul modello dell’Arena di Verona, utilizzando ad ampliamento strutturale pure la Sala Tripcovich e l’Anfiteatro Romano.

Ed ora, individuata per sommi capi la cornice del progetto complessivo per Trieste, scendiamo alla soluzione concreta per la Ferriera – Sertubi.

1)      Creazione di un gruppo di studio tecnico giuridico che individui tutte le leggi e le normative, regionali, nazionali ed europee, a partire da quella dell’Unione Europea istitutiva degli incentivi economici per la dismissione della produzione “a caldo”, ovvero siderurgica, nei paesi membri, necessarie alla realizzazione del progetto, anche dal lato economico. Sul modello di quanto avvenuto con successo iniziale per la riconversione di Bagnoli a Napoli.

2)      Istituzione di una società mista a capitale pubblico con partecipazione dei privati, insomma una nuova IRI locale, aggiornata e corretta, i cui azionisti siano tutte le istituzioni pubbliche coinvolte nel processo di dismissione e bonifica: Governo, Regione, Provincia, Comuni di Trieste e Muggia, Autorità Portuale, Ezit, Friulia, Acegas, ecc. Conseguente offerta di partecipazione a quote di capitale sociale ai privati interessati. Pensiamo alla Severstal – Lucchini, al Gruppo societario in procinto di rilevare la concessione dell’area dello Scalo Legnami, ai grandi gruppi della portualità internazionale, ad esempio i coreani recentemente fuggiti per mancanza di spazi e tempi certi. Società in grado di esprimere un’azione unitaria e dei vertici credibili per interloquire sul mercato.

3)      Mancato rinnovo della concessione demaniale, da parte dell’Autorità Portuale, alla Severstal – Lucchini, in scadenza nel dicembre 2009 e che interessa quasi il 60% dell’area dove opera la Ferriera, con conseguente decadenza della subordinata concessione di banchinaggio conto terzi.

4)      Apertura di congrui fidi bancari sulla base di garanzie ipotecarie e trasformazione ad esempio della proprietà Severstal – Lucchini e Duferco - Sertubi in quote sociali corrispondenti al valore dei terreni, salvo possibilità di esproprio per pubblica utilità dal cui rimborso sarebbe tratto il valore corrispondente ai costi di smantellamento e bonifica per area di loro competenza.

5)      Assunzione dei lavoratori Ferriera e Sertubi, e quant’altri necessari, ad opera della nuova Società per l’immediato loro impiego nelle opere di smantellamento e sgombero delle aree interessate dall’impiantistica oggi presente.

6)      Bonifica area Ferriera e discariche abusive Scalo Legnami con il procedimento della “tombatura” in cemento armato, usando a questo fine pure gli inerti (roccia carsica) derivati dai lavori per la Grande Viabilità realizzati. Unico procedimento realisticamente possibile se non si vuole smuovere lo strato melmoso e tossico delle aree marine circostanti, disperdendo pericolosamente così l’inquinamento per l’Alto Adriatico, e se si intende accorciare tempi e costi per i lavori di recupero dell’area interessata.

7)      Destinazione dell’intera zona ripulita alla finanziata Piattaforma Logistica Portuale, onde evitare come in passato di perdere gli ingentissimi finanziamenti stanziati per il cosiddetto “Obbiettivo 1”.

8)      Riqualificazione del personale ex Ferriera – Sertubi per l’impiego nelle conseguenti attività portuali e di servizio attraverso i Corsi di formazione professionale finanziati dall’Unione Europea.

9)      Tutto quanto in parallelo con gli interventi a ciò necessari per inserire questa opzione come parte integrante e portante del processo di sviluppo teso a garantire il futuro di Trieste, come sopra descritto.

Considerazione conclusiva.

Appare del tutto evidente come negli anni che vanno dal 2001 ad oggi la classe dirigente cittadina e regionale (politica, sindacale, imprenditoriale, manageriale e funzionariale), salvo rarissime eccezioni, sia stata la principale responsabile del fallimento oggi in atto, del tempo irrecuperabilmente sprecato e della totale assenza di idee e progetti.

Insomma la Ferriera è stata la cartina di tornasole di questa irresponsabilità collettiva dei vertici sopra indicati. Non ci interessa qui esaminare se ciò è avvenuto per incapacità, pigrizia o cointeressenza tra politica ed affari. Qui ci si limita a rilevare che ciò è purtroppo accaduto. Punto e basta.

Appare pertanto altrettanto evidente che non può in nessun caso essere la stessa classe dirigente che ha partorito questo fallimento a gestire il progetto qui tratteggiato pena analogo disastro e irrevocabile condanna per le nostre genti ad assistere non più ad un lento, ma ad un veloce decadimento senza speranze per la nostra Trieste.

Trieste, 17 aprile 2009.





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