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Circolo Miani » News Correnti » Page 177

Trieste Verde. Porto Green (3).

» Inviato da valmaura il 18 September, 2020 alle 1:40 pm

A proposito è di oggi la solita uscita estemporanea di Dipiazza che interviene sulla Stazione Marittima, dove vuole sopprimere l'attuale Centro Congressi e riservarla in esclusivo a terminal passeggeri.
Meraviglioso! E giusto l'altro giorno uno dei più importanti armatori internazionali (Costa Crociere) aveva appena ribadito pubblicamente dell'importanza di dedicare al tale fine le banchine in Porto Vecchio oggi in parte affidate ad Adria Terminal e comunque a gestione diretta, almeno quelle nel Barnum di Porto vecchio, dell'Autorità Portuale.
Mai improntitudine fu più puntuale, ma volete mettere: una cosa è comandare una passera altra invece guidare una flotta di transatlantici. Vero "Commodoro" Dipiazza?
Ma veniamo a noi
Sulla stampa, che ha sempre censurato ed oscurato le nostre posizioni, grande spazio alla “scoperta” da parte di ministri ed autorità varie presenti ad Esof dell’opportunità, noi la definiamo piuttosto urgente necessità, di “elettrificare” le banchine dove attraccano le navi (noi aggiungiamo tutte: da quelle crocieristiche, a quelle mercantili, alle petroliere Siot), per far spegnere i motori necessari a far funzionare i servizi di bordo mentre sono all’ormeggio. Esse infatti sono causa di un inquinamento che si abbatte sulla città superiore a tutto quello prodotto annualmente dal traffico automobilistico, oltre all’inquinamento acustico causato, in specie nelle ore notturne, dal rombo dei motori.
Non è una novità, e non meritiamo il Premio Nobel per questa iniziativa: la “scoperta”, non è recente e non è nostra, che parte dalle indagini sanitarie sull’elevata incidenza di tumori, malattie cardiache e respiratorie nelle grandi città portuali realizzate da oltre 30 anni, negli Stati Uniti, in Germania e nei paesi nordici.
Tant’è che la stessa Comunità Europea ha recepito il problema varando misure e finanziamenti atti ad incentivare il passaggio dalla nafta all’energia elettrica nella fase portuale. Ed anche il Porto di Trieste ha ottenuto un contributo di 800.000 euro stanziati dall’Europa proprio per avviare in loco il passaggio, come ci ha confermato Zeno D’Agostino nel lungo incontro avuto a fine luglio.
Ora non ci interessa veder riconosciuto il “primato”, il merito di aver sollevato la questione con decine di articoli da un due annetti a questa parte dal titolo “Porto Green”, e non solo su questo aspetto, nel silenzio TOTALE di tutte le forze politiche e siglette "ambientaliste" varie, nessuna esclusa anche quella a cui fa riferimento Patuanelli, oscurati ovviamente da stampa e televisioni asservite loro.
Ma ci preme invece far notare come si lavora da queste parti: informando, denunciando i problemi e presentando le soluzioni, che come in questo caso ci fa piacere vedere condivise dalla Presidenza dell’Autorità Portuale, alla quale però diciamo che non va messo tempo in mezzo, ovvero che bisogna passare ai fatti presto e bene, a partire dalla specifica criticità della Siot.
E dunque.
Intervento immediato per sostituire alla forza motore (inquinantissima) la forza elettrica con l'installo su tutte le banchine, da Porto Vecchio a Muggia, degli appositi terminali a cui le navi all'ormeggio, siano esse da crociera, petroliere o commerciali, si colleghino per alimentare i servizi di bordo. Abbattendo così anche l'inquinamento acustico molto forte soprattutto nelle ore notturne.
Presenza degli appositi filtri sui fumaioli delle navi.
SIOT. Risolvere la criticità causata dall'olezzo in uscita dai depositi, un nauseabondo tanfo di benzina marcia, che investe le zone di San Dorligo e la fascia costiera triestina. In tempi rapidi perchè la situazione si protrae insopportabilmente da anni.
Progettata nuova grande stazione e zona di manovra ferroviaria, da Valmaura-Servola-Scalo Legnami: studiare tutte le misure da assumere per prevenire l'inquinamento acustico e le copiose emissioni di Polveri Sottili (PM10 e 2,5).
Riapertura linea ferroviaria “transalpina” al traffico di treni container: intervenire il prima possibile per barrierare e ridurre il fortissimo inquinamento acustico in città (da San Giacomo ai Campi Elisi) prodotto dalle fermate, in particolare quella in corrispondenza del viadotto metallico fianco PAM, dei convogli in discesa.
Di questo ed altro, in particolare della Siot, si è parlato nel corso delle due ore di incontro con il Presidente dell'Autorità Portuale che hanno dimostrato una sostanziale condivisione dei temi affrontati e messo altresì in primo piano anche l'attesa di risposte da parte del Ministero per lo Sviluppo Economico (MISE).
Si è deciso di rinnovare l'incontro a settembre per fare il punto della situazione e valutare i tempi necessari, che non sono una variabile indipendente, per concretizzare le soluzioni.
Ecco, se ci si permette una considerazione, è così che si affrontano per risolverli i problemi, nell'ottica di raccogliere una sfida importante per la città ed il suo sviluppo: fare di Trieste il primo Porto Green in Italia ed un modello per l'Europa.
Ora ai lettori ed ai triestini giudicare se siamo più affidabili e competenti noi, o i politici “esperti” che governano, dalla maggioranza e dall’opposizione, la nostra città e la nostra Regione. Di una cosa siamo però certi: che nei “santini” elettorali pubblici e privati ne parleranno in termini roboanti, accanto alle solite promesse.
Per noi invece conta, e non solo su questo, quello che si è fatto, o nel loro caso NON fatto, in questi anni passati e non le balle elettorali. Per i Triestini non sappiamo, anche se, visto il recente passato, non ci sentiamo di essere troppo ottimisti.
E’ su queste basi che nasce Trieste Verde, uno strumento utile per la nostra comunità, oppure non ha senso alcuno che nasca.
E lo capiremo questo Sabato 19 settembre, alle ore 11 al Circolo Miani in via Valmaura 77 a Trieste, con la partecipazione dei cittadini all'incontro pubblico di fondazione.
Teodor



Trieste Verde. Più antenne e meno alberi

» Inviato da valmaura il 17 September, 2020 alle 1:29 pm

Questo sembra essere il motto del Comune.
 
Negli ultimi mesi città, periferie e altopiano hanno visto un fiorire di nuovi impianti, anche di notevolissime dimensioni, per la trasmissione delle frequenze di telefonia mobile. A fianco di una ricostruzione e potenziamento di impianti preesistenti. Un Far West incontrollato.
I lavori sono stati e vengono fatti formalmente per utilizzare e potenziare la copertura dell’attuale rete 4G/3G ma, ma sappiamo benissimo perché lo ha comunicato ufficialmente la stessa Arpa FVG che almeno nella prima fase, quella “sperimentale”, la nuova tecnologia 5G si avvarrà dei ripetitori già in essere per il 4G, dove collocherà i propri trasmettitori anche perché le aziende sono le stesse.
Per ora in provincia di Trieste esiste, per quanto a nostra conoscenza, un solo impianto nato specificatamente per il 5G su richiesta dell’Autorità Portuale, e recentemente installato a Borgo San Sergio.
Quello che emerge dalla mole impressionante di foto e segnalazioni pervenuteci dai lettori è la conferma di una totale assenza da parte del Comune di un “piano antenne”, ovvero della regolamentazione urbanistica del settore che preveda zone apposite riservate alla costruzione di questi impianti, per ovvia precauzione a tutela della salute, lontano da ospedali, scuole, e zone densamente abitate. E che tenga conto del forte incremento di patologie legate all’elettrosensibilità, per altro fortemente invalidanti.
Un piano di non difficile e lunga realizzazione che dovrebbe contemperare le esigenze di copertura di rete degli operatori 3/4G con la precauzionale tutela della salute dei triestini, intesi come provincia, e che dovrebbe vedere coinvolti pure i territori dei cinque comuni limitrofi. E questo a prescindere dalla questione 5G. Ne abbiamo chiesto l’adozione più e più volte: inutilmente.
Non è possibile infatti vedere oggi potenti quanto impattanti ripetitori piazzati sopra ricreatori comunali, dirimpetto ad edifici scolastici e case di riposo, o con una densità di impianti (vedi Campo San Giacomo) tale da far scattare l’effetto cumulo sulla popolazione: ovvero serve a nulla che le misurazioni, da prendere per esperienza con pinzette e guanti in lattice, degli enti di controllo ci dicano che singolarmente preso ogni impianto rispetta con le emissioni i limiti di legge quando ce ne siano quattro o più nelle vicinanze.
Che poi l’organo di controllo sia quell’Arpa regionale la cui credibilità agli occhi dell’opinione pubblica è pari a zero per i pregressi trascorsi, a partire dalla Ferriera, e che sembra confermare nelle sue “rassicuranti” note che tutto è a posto, soprattutto quando si misurano le emissioni elettromagnetiche di impianti 5G non ancora funzionanti, nevvero?
Ben due sono state le documentate richieste, anche stavolta avanzate per conto del solo Circolo Miani, da un avvocato al Comune di emettere una ordinanza, o votare una delibera, di moratoria per la sperimentazione 5G nel territorio comunale, come fatto da centinaia di Comuni in Italia, ultimo proprio quello di Udine. E per tutte e due le volte il sindaco, che per leggi, e dal 1934, è pure l’Ufficiale Sanitario del Comune, di fatto non ha risposto gettando la palla in tribuna, ovvero delegando tutto alle “certezze” dell’Arpa FVG.
Ora che mentre la stessa UE ha fatto marcia indietro ritenendo indispensabile una ricerca approfondita sulle eventuali conseguenze per la salute delle persone e sui danni arrecati all’ambiente dall’introduzione di questa nuova tecnologia, rinnovando l’invito alla “massima precauzione”, al Comune di Trieste tutti zitti e mosci.
E come al solito NESSUNA forza politica, di maggioranza ed opposizione, ha mai aperto bocca sul tema.
Magari in campagna elettorale giureranno sulla testa ma dei nostri figli che “vigileranno” ed interverranno.
Come no! Magari con le tempistiche, oltre venti anni ci hanno messo, usate per spostare i ripetitori di televisioni e radio dall’abitato di Conconello, idem per Chiampore a Muggia. Insomma a “babbo morto”.
Poi se ai triestini e muggesani va bene così, trovarsi ripetitori piazzati in ogni tetto, in ogni buco, e per pudore non ne citiamo uno, ed offrirsi da cavie sperimentali, facciano pure, e non vengano sabato 19 settembre alle ore 11 in via Valmaura 77 a Trieste all’incontro pubblico al Circolo Miani di fondazione di Trieste Verde.
Basta che non si lamentino poi, almeno con noi.
Teodor.



Trieste Verde. Parliamoci chiaro (1).

» Inviato da valmaura il 16 September, 2020 alle 4:00 pm

Sono io, Teodor, a scrivere questa breve antologia delle ragioni che portano alla eventuale fondazione di Trieste Verde, sabato prossimo, 19 settembre, all’incontro pubblico che si terrà alle ore 11 presso il Circolo Miani a Trieste in via Valmaura 77.
Lo farò in alcune brevi puntate da oggi a sabato perché Maurizio Fogar spesso è fin troppo tollerante e diplomatico: insomma “buono”, cosa che io non sono perché ritengo che le cose vadano dette chiare e crude.
Cominciamo dal fatto più visibile e scandaloso: ovvero lo scempio del verde e l’abbattimento sistematico di alberi nel Comune di Trieste, e non solo che anche Muggia non scherza. Quello che strappa lacrime e provoca catene di proteste sui social.
L’origine è datata Sindaco Illy, quando smantellò, lui la chiamò privatizzazione, anzi “esternalizzazione”, il Servizio Verde del Comune allora sciaguratamente guidato da tale Vremec, che patteggiò una pena per reati legati a Tangentopoli. Che ricordare non guasta mai per capire quello che accade oggi.
Da allora il "Servizio", oggi guidato infaustamente dall’assessora Lodi in abbinata con la collega Polli, due degli amministratori peggiori che Trieste ricordi: è una mia opinione, si è ridotto ad un pugno di persone, soprattutto funzionari direttivi.
La mattanza degli alberi ha avuto una particolare impennata sotto la precedente amministrazione Cosolini ed ha toccato il picco sotto l’attuale Dipiazza. Dunque su questo centrosinistra e destra uguali sono, ma chi si aspettava una differenziazione dai “nuovi”, mica tanto: da quasi dieci anni, oppositori targati 5Stelle è stato clamorosamente deluso. Ne è plastica riprova l’affermazione del consigliere Paolo Menis che alcune settimane orsono ha giustificato gli abbattimenti con le stesse parole usate dalla Lodi “saranno (?) malati”.
Neanche a dire che queste amministrazioni hanno disatteso, insomma violato, e pubblicamente senza che alcuno, neppure gli organi di controllo (dalla Prefettura alla Procura) avesse nulla da obbiettare ben due leggi della Repubblica che IMPONGONO ai Comuni sopra i 15.000 residenti di piantare un nuovo albero per ogni neonato registrato all’anagrafe (per l’anno scorso avrebbero dovuto essere almeno 1.200).
In tutti questi anni, spiace ed è triste rilevarlo, solo il Circolo Miani, che non è una associazione ambientalista ma la più significativa realtà socioculturale di Trieste a partire dal 1981, ha denunciato tale situazione ed ha organizzato delle manifestazioni sul territorio.
Gli altri, ovvero la pletora di siglette ambientaliste legate a doppio filo alla politica (di sinistra e destra) e che qui esistono solo per lo spazio che stampa e televisioni, asservite ai partiti, regalano loro in ossequio ai padroni editoriali, non sono mai pervenute. Per non parlare di quella sigla purtroppo ectoplasmatica che a livello locale dovrebbe rappresentare i resti del partito dei Verdi: mai comparsa sui radar.
Dunque se si vuole invertire questa situazione, fermare lo scempio e la mattanza, metter mano seriamente al vergognoso degrado in cui il verde pubblico, ma anche privato, è stato lasciato in questi decenni (dai giardini, inquinati e non, dalle aree verdi periferiche e centrali), servono a poco le denunce che pure il Circolo Miani si è assunto, in piena solitudine, la responsabilità di presentare in Tribunale, bisogna entrare in Comune, che è il vero Dominus in negativo di questa situazione, per cambiare radicalmente lo stato delle cose. E l’occasione si presenterà nella prima decade di maggio con le elezioni del prossimo anno.
Progetti ed idee concrete non ci mancano e le renderemo note in occasione degli incontri pubblici a partire da quello di sabato prossimo. Non nascono da promesse e balle elettoralistiche ma dall’esperienza maturata in tutti questi anni sul territorio.
Giudicate quindi voi chi sia più credibile.
Ultima nota: fanno sorridere tutti quelli che sull’onda di Greta parlano di emergenza climatica e che a Trieste si fanno fotografare con le “autorità” corresponsabili del disastro.
Alla prossima puntata (Far West di antenne e ripetitori, Moratoria 5G).
Teodor
A corredo ho riscelto di far ripubblicare una foto della devastazione in Val Rosandra che è l’emblema di quanto scritto.



Ai Triestini e Muggesani, e non solo.

» Inviato da valmaura il 15 September, 2020 alle 4:25 pm

Sabato 19 settembre alle ore 11 Assemblea fondativa di TRIESTE VERDE, presso il Circolo Miani in via Valmaura 77 a Trieste.
Il secondo incontro, per presentare le proposte operative si terrà, sempre a Trieste in via Valmaura 77 al Circolo Miani, il sabato successivo, 26 settembre, e sempre alle ore 11.
Ora c'è poco da spiegare: chi ci legge e segue conosce perfettamente i temi su cui da anni siamo impegnati e non solo a scritti e parole ma anche organizzando iniziative e manifestazioni sul territorio, e cosa unica a Trieste presentando soluzioni concrete e praticabili come ad esempio quella sul “Porto Green”.
Da anni, non da giorni, settimane o mesi, su questi argomenti TUTTE le forze politiche di maggioranza ed opposizioni, non hanno profferito parola se non per difendere o giustificare gli scempi attuati e le cose mai fatte..
Questa è la triste realtà con cui purtroppo dobbiamo fare i conti, senza illusioni o facili credulità alle promesse che verranno fatte nell'ultima settimana di campagna elettorale dell'aprile prossimo.
Ci troviamo di fronte a due strade: continuare a fare informazione, denuncia e testimonianza, cose che come Circolo Miani abbiamo fatto da 40 anni e che ci riescono benissimo, ma consci che saranno battaglie perse, giuste ma perse, nel senso che non porteranno a risultati pratici alcuni. Oppure prendere in mano direttamente lo strumento che è preposto ad assumere decisioni e responsabilità, e dunque dare speranza convinta alla soluzione di questi problemi.
Esso, in questa fase porta il nome di Comune di Trieste con Circoscrizioni annesse, che andrà al rinnovo elettorale nella prima o seconda settimana del maggio 2021, assieme al Comune di Muggia.
Non c'è altro tempo da perdere per fare questa scelta, che poi lamentarsi e frignare a “babbo morto” non serve proprio a nulla.
A voi la decisione dunque se partecipare a questa decisione o restarvene a casa. E ovviamente più siamo e meglio stiamo.
Tutto il resto sono “chiacchiere e distintivo”, particolarismi e distinguo autolesionisti quanto inutili.



Parliamo di immigrati, migranti, clandestini, extracomunitari ….

» Inviato da valmaura il 14 September, 2020 alle 1:36 pm

Insomma chiamateli come vi pare ma considerate sempre che sono persone né più né meno in tutto uguali a noi, anche nella povertà.

Detto questo mi permetto di scrivere una MIA riflessione, del tutto personale, e che tempo addietro in parte condivisi in uno scambio epistolare con l'allora Presidente della Regione, Debora Serracchiani. Perchè con lei?
L'occasione la fornì una insensata ed autolesionista, è mia opinione, polemica sollevata pubblicamente a sinistra, dopo una sua dichiarazione per uno stupro, o tentato non ricordo con precisione, nei confronti di una ragazza in Stazione ferroviaria ad opera di una coppia di immigrati, clandestini o no nella vicenda ha scarsa importanza. In sintesi la Presidente della Regione, esprimendo solidarietà alla vittima, definì il fatto particolarmente grave o odioso perchè gli autori erano “ospiti” nel nostro Paese.
Apriti cielo: dal mondo cattolico e di sinistra fu oggetto di attacchi per giorni sulla stampa.
A questo proposito ricordo che fino agli anni Settanta quello che fu il più grande, meritorio ed importante Partito Comunista dell'Europa occidentale, e la Serracchiani non ne faceva parte, educava i propri iscritti ad essere cittadini “modello”, insomma a primeggiare a scuola, all'università, nel mondo del lavoro e nella società per essere un punto di riferimento per i coetanei o colleghi. Insomma i “primi della classe”, un esempio da seguire nei comportamenti oltre che nell'idea politica.
Mi scuserete la semplificazione e la banalizzazione ma il concetto quello era. Ne derivava che qualora fossero stati “ospiti” in casa altrui, dovevano essere più realisti del re: impeccabili ed inappuntabili. Ed il PCI allora era un partito fortemente legato ideologicamente all'internazionalismo, all'aiuto ed alla solidarietà con tutti i movimenti di liberazione e gli “oppressi” del Mondo. Non a caso visse il Golpe cileno con particolare quanto drammatico coinvolgimento e si fece promotore dell'ospitalità diffusa nei confronti degli esuli cileni (un nome per tutti: gli Intillimani, dovrebbe ricordare qualcosa).
Dunque chi viene oggi, come ieri o domani, in Italia, per tutte le casistiche comprensibili (in fuga dalla guerra, da miseria e carestia, perchè perseguitato nel suo paese, e via dicendo), per il periodo temporale che qui si ferma deve, ripeto deve, osservare norme e leggi, (belle e brutte che siano, ed alcune non sono proprio bellissime) della nostra Repubblica, ma anche rispettare usanze, costumi e tradizioni. Con l'aggiunta dell'assoluta quanto diligente osservanza delle misure sanitarie in vigore per l'emergenza Covid-19.
D'altro canto la nostra Repubblica deve, ripeto deve, essere in grado di garantire un trattamento umano e dignitoso a queste persone fin quando rimangono nel nostro Paese (sappiamo benissimo che la stragrande maggioranza considera l'Italia esclusivamente un posto di transito). E la situazione è poi migliorata, anche se rimane ancora del tutto insoluta, da quando l'Europa, magari con fatica e riluttanza, ha deciso di accettare una ricollocazione almeno parziale di questi “migranti” e di sostenere parte rilevante delle spese di prima accoglienza.
Detto questo in teoria tutto sembra facile e scontato, ma qui entra in ballo la politica, le strumentalizzazioni elettorali, ed i “principi” sacri, sordi ed inviolabili, per i quali il nostro Pianeta si è riempito di fosse comuni fin da quando esiste la storia, con ideologie e religioni manicheiste.
Oltre naturalmente la realtà di un Paese, il nostro, che conta milioni di concittadini in povertà assoluta e relativa, che non riesce a dare risposte veloci ed adeguate alle emergenze casa, assistenza sanitaria e lavoro. E non ci vuole Pico della Mirandola per capire che a soffiare sul fuoco si crea l'incendio. L'esasperazione, la disperazione, paura ed ignoranza, la mancanza di futuro e soprattutto di presente è elemento ideale per spalancare praterie ai seminatori di razzismo, di intolleranza: insomma allo scatenamento della classica “guerra tra i poveri”. E non a caso i primi a guadagnarci, oltre ai politici, sono industriali o latifondisti senza scrupolo ed umanità che sfruttano questa abbondanza di manodopera sottopagata e spesso in nero, la criminalità organizzata che trova nuovi “picciotti”, italica o di importazione che sia, la delinquenza spicciola e lo spaccio, e tutti noi avremmo una lunga lista di esempi da aggiungere.
Uscirne non è facile, ma ora si potrebbe sfruttare, che brutto termine, la prospettiva offerta dalle misure economiche per la rinascita post emergenza Covid.
Sempre che la politica e le istituzioni diano una volta tanto prova di risolvere i problemi e non siano loro stesse parte del problema invece che la soluzione.
Nel frattempo lo Stato deve garantire solidarietà e sicurezza (chi delinque va punito e respinto se ospite, che sia comunitario od extra non ha importanza), metter mano concretamente quanto rapidamente alle emergenze secolari che rendono la vita di moltissimi italiani una faticosa lotta per la sopravvivenza, si anche con la vituperata “assistenza” che i confindustriali aborrono ma solo quando non riguarda i loro interessi, prosciugare quella palude che altri hanno interesse (economico, malavitoso, elettorale) a mantenere ed allargare.
Questa è la vera questione da far tremare le vene ai polsi, ma abbiamo la straordinaria fortuna, ed anche un po' tanto di merito, che oggi l'Europa ed il Mondo non sono messi meglio di noi, anzi.
Maurizio Fogar
Un cortese invito: risparmiatevi di ricordarmi che la stragrande maggioranza dei reati, dal femminicidio, stupro e violenza quotidiana su donne e minori, sono commessi da italianissimi delinquenti. Lo so già.





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