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'L'Eco della Serva'
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Circolo Miani » News Correnti » Page 170

Ferriera: Lunedì 1 giugno alle ore 20.30, nell’area del campo giochi all’interno del complesso Ater di via Valmaura (ingresso tra i civici 75 e 77, sotto la sede del Circolo), Assemblea pubblica

» Inviato da valmaura il 22 May, 2009 alle 10:46 pm

Ferriera: Lunedì 1 giugno alle ore 20.30, nell’area del campo giochi (sic!) all’interno del complesso Ater di via Valmaura (ingresso tra i civici 75 e 77, sotto la sede del Circolo), Assemblea pubblica dei residenti.

Da Campi Elisi a Chiarbola, da Servola a Monte San Pantaleone, da Muggia a Valmaura partecipate!

Dopo un anno della nuova amministrazione Tondo il Gruppo Severstal Lucchini fa quello che più gli aggrada, ancora peggio se possibile di prima.

Qualcuno purtroppo lo aveva previsto ma a quanto pare le lezioni (le promesse elettorali di Dipiazza) non bastano mai.

In queste ultime settimane quello che è uscito come inquinamento dalla Ferriera (Cokeria, Agglomerato, e torcia di combustione dei gas rifiutati dalla centrale di cogenerazione) non ha purtroppo paragone nel peggio. Tra l’altro è da due mesi che chiediamo un controllo sui milioni di euro che vengono versati dallo Stato, soldi nostri, all’azienda grazie alle agevolazioni del Cip6 che avrebbero dovuto invece essere ampiamente ridotte, in proporzione alla diminuzione dei gas di risulta usati per la produzione dell’energia elettrica o addirittura sospese se come pare la centrale sta lavorando solo a gas metano. Procura della Corte dei Conti: non vorremmo che finisse come il nostro esposto sulla speculazione Sertubi e ci piacerebbe per una volta avere risposta che i nostri sospetti sono infondati.

L’unico caparbio obbiettivo che PDL e PDmenoelle triestini paiono perseguire con assoluta perseveranza quanto arrogante sprezzo di ogni norma di civile amministrazione è la chiusura non della Ferriera, per la cui ricollocazione dei lavoratori non hanno partorito alcunché in quasi tredici mesi, ma del Circolo Miani. Con l’evidente intenzione di togliere di mezzo l’unico strumento efficace di difesa dell’interesse della comunità al di fuori delle conventicole di potere.

Stanno letteralmente regalando alla Lucchini Severstal le poche aree disponibili per il futuro del nostro porto ed hanno concesso di triplicare le capacità di banchinaggio conto terzi, uno dei businnes del gruppo russobresciano, permettendo l’installo nell’area interrata abusivamente con i fanghi inquinati della lavorazione siderurgica di ben due nuove colossali gru. A proposito le verifiche di stabilità dell’area su cui poggiano sono state fatte o aspettiamo un incidente per recriminare? Anche qui vorremmo tanto ricevere un cenno di rassicurazione.

Hanno firmato il protocollo per la concessione dell’area al di fuori di quella occupata dalla Ferriera alla Lucchini per la costruzione di una nuova mega centrale elettrica di cui Trieste per il suo fabbisogno non ha alcuna necessità.

E vorremmo tanto sapere da una Procura che pare ignorare quello che avviene a Udine (vedi sequestro e chiusura della Caffaro) che fine hanno fatto i sequestri delle due discariche abusive altamente tossiche, una proprio della Ferriera, allo Scalo Legnami, a meno di cento metri da un centro scolastico infantile frequentato da oltre 850 bambini, dove da otto mesi non ci risulta essere stata fatta alcuna analisi e che paralizzano il progetto della nuova piattaforma logistica portuale, bloccando gli investimenti e la creazione di nuovi e tanti posti di lavoro

In Regione hanno fatto scomparire, in barba alle direttive europee, la revisione della AIA e sospeso sine die la convocazione della nuova Conferenza dei Servizi. Hanno annunciato che Altoforno due o tre stessa cosa sono. Non sappiamo più che fine hanno fatto i controlli sulla qualità dell’aria e del mare. Né a che punto è la caratterizzazione, che doveva essere ultimata da anni, del sito inquinato della Ferriera.

Non male per un Presidente di Regione che affermava pubblicamente sui giornali che “se eletto il giorno dopo verrò a Servola per chiedere agli abitanti come chiudere la Ferriera”. Frase assai infelice che lo dicemmo allora faceva sorridere ed oggi dopo quasi tredici mesi fa piangere. Lo hanno visto a Pechino ed in mezzo mondo ma non ha trovato un minuto per venire nei nostri quartieri.

Parta da questa Assemblea un segnale forte che solo una forte presenza di gente può garantire, per costringere chi ci amministra anche e soprattutto grazie ai voti raccolti su impegni non mantenuti, a fare quello che finora non ha voluto fare.

Decideremo assieme in questa assemblea quale iniziativa prendere perché Trieste, i triestini ed i muggesani, la loro salute, il loro futuro contino di più degli affari dei russo-bresciani. Fosse pure l’ultima cosa che il Circolo Miani potrà offrire come contributo alla città.

Mercoledì 27 maggio, dalle ore 15 alle ore 19, chi vuole dare una mano alla riuscita dell’assemblea di lunedì 1 giugno, può venire al Circolo Miani, in via Valmaura 77 (nono piano ascensore di destra nel portone) a ritirare le loncandine e gli inviti per la diffusione sul territorio e per informare i cittadini della manifestazione.




L'onore del Piccolo

» Inviato da valmaura il 7 May, 2009 alle 11:18 am

Trieste, 6 maggio 2009

                                                                              Al  Direttore Responsabile           

del Quotidiano “IL PICCOLO”

Via Reni n. 1

34100 - TRIESTE

 

Anticipata via fax                                             

 

                                             

OGGETTO: Maurizio FOGAR – Vostra pubblicazione dd. 5.05.09

 

 

Intervengo quale difensore fiduciario del sig. Maurizio Fogar nel procedimento oggetto dell’articolo da Voi pubblicato in data 5.05.09.

 

Avuto riguardo all’articolo predetto, fermo l’accertamento riservato alla sede dibattimentale delle effettive responsabilità in ordine ai reati di falso e truffa contestati all’ “apparente” Presidente del Circolo Miani – già indice questo della scollatura tra la realtà e la visione formalistica che ha indotto alle imputazioni –, preme al sottoscritto difensore evidenziare – come già riferito all’autore dell’articolo – che, quanto all’asserita induzione in errore del Direttore Regionale del Servizio delle Attività Culturali tramite la produzione di “falsi bilanci e falsi consuntivi” – sicché in esito sarebbe derivata l’erogazione dei due contributi regionali di 50.000 € ciascuno per gli anni 2005 e 2006 – dalle indagini è pacificamente emerso come alcuna somma sia stata distratta dal sig. Maurizio Fogar o chi per lui, per fini diversi da quelli propri del Circolo Miani, prova ne sia che ancora in data 31.07.07 l’allora Pubblico Ministero, dott. Maurizio De Marco, aveva avanzato richiesta di archiviazione, rilevando come gli atti pervenuti dalla Regione Friuli Venezia Giulia, dopo la verifica contabile effettuata ai sensi dell’art. 14 della L.R. 7/2000, avessero attestato la “pertinenza” del resoconto contabile fornito dal Centro Studi Ercole Miani dell’impiego delle somme erogate.

 

Con richiesta di pubblicazione a tutela dell’onorabilità e della figura pubblica della parte assistita. 

 

Con i migliori saluti

 

Avv.  Guido Fabbretti

 




IL CIRCOLO MIANI PER TRIESTE

» Inviato da valmaura il 17 April, 2009 alle 4:11 pm

IL  CIRCOLO  MIANI  PER  TRIESTE

 

 

Dal 1981 il Circolo Miani è stato il promotore fino al 2000 dei più significativi momenti di dibattito e crescita dell’opinione pubblica triestina e regionale, ospitando i testimoni più ragguardevoli della società e della cultura italiana.

Dal 2000 in poi, ma già a cominciare dal 1998, l’Associazione ha incentrato la sua attività in quella che potremmo definire una campagna per il rinascimento delle periferie, sul protagonismo dei cittadini nella partecipazione della gestione del territorio in cui vivono.

All’interno di questo percorso ci siamo imbattuti nel grande peso dell’inquinamento prodotto da alcuni impianti presenti nel tessuto urbano e pur non essendo un’associazione ambientalista abbiamo scelto di dare voce e organizzazione a questa priorità indicataci da migliaia di famiglie di Trieste e Muggia, come causa quotidiana di devastazione della loro salute e della qualità della vita.

Dal 2002 in poi ci siamo resi conto che in realtà la soluzione di questi problemi, alcuni per altro gravi ed emergenziali, andava ricercata necessariamente in una prospettiva più ampia: ovvero quale futuro, e con quali strumenti anche istituzionali, vogliamo scegliere per la nostra città e per la sua minuscola realtà provinciale, gestita oggi da un ente la cui esistenza appare assolutamente anacronistica a fronte del denaro che costa e dei risultati che ottiene, al di là delle maggioranze che lo governano.

Ecco perché, fuori dalle emergenze che abbiamo continuato ad affrontare assieme ai cittadini con cui abbiamo costruito una rete di Comitati di Quartiere presenti sul territorio che va da San Vito-Campi Elisi a Muggia, passando per Chiarbola-Ponziana, Servola, Valmaura-Monte San Pantaleone, ed ancora in Borgo Teresiano, Largo Niccolini, Roiano-Gretta e San Giovanni. E forti delle nostre esperienze e grazie alla competenza professionale di alcuni tecnici di valore, abbiamo iniziato a costruire un progetto di rilancio per la nostra Trieste, intesa come realtà nel suo complesso, che tenga conto da un lato della peculiare morfologia del territorio e delle idee che i cittadini in centinaia di incontri ed assemblee ci hanno proposto. Insomma un progetto maturato e cresciuto in itinere cogliendo gli importanti spunti che nascevano dalla partecipazione diretta di tante persone.

Ecco perché abbiamo ritenuto che fosse sbagliato e fuorviante continuare a definire la questione Ferriera, quella etichetta che con maggior insistenza ci ha riduttivamente caratterizzato in questi anni,  come di Servola, ed abbiamo con forza invece sostenuto che essa andava chiamata Ferriera di Trieste. Primo perché la battaglia per il risanamento, la dismissione, e riconversione si vinceva a Trieste e Muggia e si perdeva se circoscritta, come molti soggetti politici ma anche nel mondo dell’informazione andavano caparbiamente anche per gli interessi da loro rappresentati sostenendo, al solo rione di Servola. Secondo perché la soluzione definitiva della chiusura dello stabilimento oggi di proprietà del Gruppo russo-bresciano Severstal-Lucchini, era collegata e di conseguenza imponeva una riflessione ed una soluzione legata al futuro che si voleva tracciare, con la gente ed assieme alla gente che ci vive, per tutto il nostro territorio.

Andava dunque messo in campo un percorso che individuasse da un lato gli strumenti istituzionali che meglio potevano garantire uno sviluppo moderno e partecipato alla nostra comunità, riducendone forzosamente i decennali e costanti momenti di scontro, rivalità e gelosa custodia di piccoli privilegi e competenze tra i vari enti pubblici operanti tutti sullo stesso territorio, che, grazie anche ad una politica di piccola quanto sicura rendita nella gestione del sottopotere locale attuata dai partiti e dalle conventicole del potere, avevano prodotto, a partire dalla metà degli anni Settanta, una situazione di totale immobilismo.

Ecco dunque arrivare alla considerazione che solo la legge costituzionale istitutiva delle Aree Metropolitane, ovvero per noi di Trieste Città Metropolitana, poteva, anche in virtù della autonomia di una Regione a Statuto Speciale, autonomia per la verità assai poco valorizzata dalla politica regionale e non da oggi, quale è il Friuli Venezia Giulia, fornire adeguata risposta istituzionale alla necessità di semplificazione e nel contempo di apertura partecipata ai cittadini chiamati a decidere del proprio futuro, di cui sopra.

In questo contesto maturava quindi la scelta di far confluire, se si voleva realisticamente risolvere, l’emergenza Ferriera, ma non solo se pensiamo a realtà similari quali Sertubi, Italcementi, Inceneritori, vecchio e nuovo, Depuratore Fognario con le vasche di decantazione delle feci di 230.000 produttori scandalosamente a cielo aperto nel cuore di uno dei quartieri più popolosi di Trieste, in un progetto più ampio che investiva le sorti della nostra città.

La chiusura dunque del vetusto e cadente impianto siderurgico che produce da anni oramai solo carbone coke e ghisa, e che appare come un tappo insormontabile che spezza in due le aree necessarie da riqualificare, ed al contempo ne rallenta inesorabilmente la bonifica, di quello che è stato individuato dal Governo come il “Sito inquinato di Interesse Nazionale”, raggiunge così la prospettiva concreta di un progetto utile per il rilancio dell’economia cittadina, per la crescita di nuova occupazione. E con un occhio di particolare riguardo alle sinergie da mettere in campo tra nuove industrie ed imprese di piccole e medie dimensioni ma di alta qualificazione tecnologica e di basso impatto ambientale in un territorio così marcatamente caratterizzato morfologicamente, e la cosiddetta “Città della Scienza e della Ricerca”.

Una realtà scientifica all’avanguardia e di cui la classe dirigente cittadina in tutti questi anni ha sempre lamentato ipocritamente l’isolamento estraniante di questi istituti di ricerca dal contesto circostante. Una impossibilità di integrazione dunque coinvolgente anche l’Università di Trieste, per altro assolutamente evidente quando si chieda di fare sinergia e cooperazione con una realtà imprenditoriale che applica cicli produttivi ottocenteschi, con maggioranza prevalente di manodopera dequalificata. Insomma una Trieste negli ultimi trenta e passa anni prevalentemente soggetto di importazione di braccia e di esportazione di cervelli per quanto riguarda le statistiche occupazionali.

A questo va aggiunto con analoga e prevalente dignità il fattore che nei secoli ha caratterizzato l’affermazione e lo sviluppo di Trieste nel mondo, ovvero il porto con le sue attività indotte correlate, grazie pure all’esistenza di una zona franca portuale che interessa non solo l’interscambio delle merci via mare, ma anche soprattutto, e per niente sfruttata, la possibilità delle loro lavorazioni (da materie prime a prodotti finiti) in regime extradoganale.

E nel contesto di uno sviluppo della portualità, odiernamente bisognosa di spazi enormi per poter lavorare concorrenzialmente e di cui avrebbe senso parlare, non come oggi per spot politici, solo se si ritenesse conseguentemente di dedicare ad essa tutta la realtà territoriale che dal Terrapieno di Barcola arriva fino al porticciolo di Muggia. E’ solo in questo quadro che poi andrebbe eventualmente affrontata la questione da anni palesata, per altro in modo poco chiaro e contrastato, della collocazione di uno o più impianti di rigassificazione. Che a volo d’uccello, anche per le rigide regolamentazioni di sicurezza marittima esistenti, striderebbero non poco con una scelta di rilancio della portualità commerciale e turistica, con conseguente recupero del polo crocieristico.

Altri tre punti sono emersi in questi anni dalla nostra esperienza di confronto con le problematiche che coinvolgono direttamente la gente.

L’immediata necessità della profonda redifinizione di un nuovo piano regolatore cittadino e provinciale, che parta dalle nuove e realistiche previsioni di sviluppo, anzi attuale decremento, demografico della popolazione. Piano che si ponga da un lato l’obbiettivo di salvaguardare le aree verdi urbane e periferiche, a fronte di una tendenza fortemente cementificatoria contenuta nell’esistente. Dall’altro di programmare una politica della casa che porti al riuso dei quasi ottomila appartamenti sfitti esistenti a Trieste, con adeguati incentivi per i privati e con una rivitalizzazione dell’iniziativa pubblica (ATER). Con la priorità della riqualificazione a fronte della nuova costruzione. Ridisegnando l’urbanistica di interi rioni, oggi spesso ridotti ad informi quartieri dormitorio, esemplarmente negativa la realtà di San Sabba (Valmaura – Monte San Pantaleone), oppure abbandonati al totale degrado (Borgo Teresiano) vanificando le riqualificazioni poste in essere tra piazza Libertà-Rive e piazza Unità.

E nel contempo ridisegnare tutta la parte retrostante la nuova area logistico-portuale destinando ad esempio gli alienanti megacomplessi edilizi di via Valmaura, definiti appropriatamente “Il Serpentone di cemento”, ad ospitare le attività commerciali, spedizioniere ed artigianali legate alle attività portuali, dopo ovviamente aver ricollocato le 435 famiglie in case di più civile abitazione.

La banale considerazione che una area senza adeguate e comode infrastrutture viarie e collegamenti aeroportuali e ferroviari non ha possibilità di cogliere alcuna di quelle opportunità di sviluppo sopra indicate, apre la necessità di realizzare in tempi rapidi le opere a ciò necessarie. In particolare potenziare le linee ferroviarie con un percorso della progettanda tratta della TAV che sia di più economica, rapida e meno impattante ambientalmente realizzazione. A partire dallo spostamento del percorso di percorrenza fino alla Slovenia nella variante indicata per Gorizia, con rafforzamento della bretella di collegamento esistente su Trieste. Nel contempo va riqualificata l’attività dell’aeroporto di Ronchi, con l’acquisizione di nuovi voli e soprattutto un rapido e continuo collegamento ferroviario tra esso e Trieste (metropolitana leggera).

La capacità poi di attrarre a Trieste oggi persone decise ad investire qui non tanto i propri soldi ma soprattutto la loro intelligenza, lavoro e vita, apre necessariamente la questione del dovere, anche per rispetto della popolazione residente, assolutamente adeguare la sanità pubblica ad uno standard accettabile e realisticamente funzionante, senza tempi d’attesa biblici per prestazioni sanitarie o fatiscenti ed affollate strutture ospedaliere ed ambulatoriali.

Discorso a parte meritano turismo e cultura. Il primo più realisticamente legato all’attività di promozione congressuale, superando le infinite impasse strutturali, e ad un turismo “mordi e fuggi” che ha da sempre caratterizzato l’esperienza locale. Il secondo, correlato in parte alla valorizzazione del primo, creando un percorso culturale che metta in rete le istituzioni esistenti, valorizzandone e promuovendone la conoscenza, con una sperimentazione legata pure alla riscoperta dei valori tradizionali del nostro territorio carsico, e lanciando un’idea di forte richiamo nazionale ed internazionale. Pensiamo ad esempio ad una rassegna europea del Festival dell’Operetta, sul modello dell’Arena di Verona, utilizzando ad ampliamento strutturale pure la Sala Tripcovich e l’Anfiteatro Romano.

Ed ora, individuata per sommi capi la cornice del progetto complessivo per Trieste, scendiamo alla soluzione concreta per la Ferriera – Sertubi.

1)      Creazione di un gruppo di studio tecnico giuridico che individui tutte le leggi e le normative, regionali, nazionali ed europee, a partire da quella dell’Unione Europea istitutiva degli incentivi economici per la dismissione della produzione “a caldo”, ovvero siderurgica, nei paesi membri, necessarie alla realizzazione del progetto, anche dal lato economico. Sul modello di quanto avvenuto con successo iniziale per la riconversione di Bagnoli a Napoli.

2)      Istituzione di una società mista a capitale pubblico con partecipazione dei privati, insomma una nuova IRI locale, aggiornata e corretta, i cui azionisti siano tutte le istituzioni pubbliche coinvolte nel processo di dismissione e bonifica: Governo, Regione, Provincia, Comuni di Trieste e Muggia, Autorità Portuale, Ezit, Friulia, Acegas, ecc. Conseguente offerta di partecipazione a quote di capitale sociale ai privati interessati. Pensiamo alla Severstal – Lucchini, al Gruppo societario in procinto di rilevare la concessione dell’area dello Scalo Legnami, ai grandi gruppi della portualità internazionale, ad esempio i coreani recentemente fuggiti per mancanza di spazi e tempi certi. Società in grado di esprimere un’azione unitaria e dei vertici credibili per interloquire sul mercato.

3)      Mancato rinnovo della concessione demaniale, da parte dell’Autorità Portuale, alla Severstal – Lucchini, in scadenza nel dicembre 2009 e che interessa quasi il 60% dell’area dove opera la Ferriera, con conseguente decadenza della subordinata concessione di banchinaggio conto terzi.

4)      Apertura di congrui fidi bancari sulla base di garanzie ipotecarie e trasformazione ad esempio della proprietà Severstal – Lucchini e Duferco - Sertubi in quote sociali corrispondenti al valore dei terreni, salvo possibilità di esproprio per pubblica utilità dal cui rimborso sarebbe tratto il valore corrispondente ai costi di smantellamento e bonifica per area di loro competenza.

5)      Assunzione dei lavoratori Ferriera e Sertubi, e quant’altri necessari, ad opera della nuova Società per l’immediato loro impiego nelle opere di smantellamento e sgombero delle aree interessate dall’impiantistica oggi presente.

6)      Bonifica area Ferriera e discariche abusive Scalo Legnami con il procedimento della “tombatura” in cemento armato, usando a questo fine pure gli inerti (roccia carsica) derivati dai lavori per la Grande Viabilità realizzati. Unico procedimento realisticamente possibile se non si vuole smuovere lo strato melmoso e tossico delle aree marine circostanti, disperdendo pericolosamente così l’inquinamento per l’Alto Adriatico, e se si intende accorciare tempi e costi per i lavori di recupero dell’area interessata.

7)      Destinazione dell’intera zona ripulita alla finanziata Piattaforma Logistica Portuale, onde evitare come in passato di perdere gli ingentissimi finanziamenti stanziati per il cosiddetto “Obbiettivo 1”.

8)      Riqualificazione del personale ex Ferriera – Sertubi per l’impiego nelle conseguenti attività portuali e di servizio attraverso i Corsi di formazione professionale finanziati dall’Unione Europea.

9)      Tutto quanto in parallelo con gli interventi a ciò necessari per inserire questa opzione come parte integrante e portante del processo di sviluppo teso a garantire il futuro di Trieste, come sopra descritto.

Considerazione conclusiva.

Appare del tutto evidente come negli anni che vanno dal 2001 ad oggi la classe dirigente cittadina e regionale (politica, sindacale, imprenditoriale, manageriale e funzionariale), salvo rarissime eccezioni, sia stata la principale responsabile del fallimento oggi in atto, del tempo irrecuperabilmente sprecato e della totale assenza di idee e progetti.

Insomma la Ferriera è stata la cartina di tornasole di questa irresponsabilità collettiva dei vertici sopra indicati. Non ci interessa qui esaminare se ciò è avvenuto per incapacità, pigrizia o cointeressenza tra politica ed affari. Qui ci si limita a rilevare che ciò è purtroppo accaduto. Punto e basta.

Appare pertanto altrettanto evidente che non può in nessun caso essere la stessa classe dirigente che ha partorito questo fallimento a gestire il progetto qui tratteggiato pena analogo disastro e irrevocabile condanna per le nostre genti ad assistere non più ad un lento, ma ad un veloce decadimento senza speranze per la nostra Trieste.

Trieste, 17 aprile 2009.




Venerdì 17 aprile, alle ore 15, nelle sede del Circolo in via Valmaura 77 a Trieste, presentazione del progetto “Il Circolo Miani per Trieste”

» Inviato da valmaura il 9 April, 2009 alle 1:11 pm

Venerdì 17 aprile, alle ore 15, nelle sede del Circolo in via Valmaura 77 a Trieste, presentazione del progetto “Il Circolo Miani per Trieste”, illustrante il piano di immediata dismissione e riconversione della Ferriera in un quadro di rilancio socioeconomico del territorio della nostra provincia.

Dalla riforma istituzionale di Trieste Città Metropolitana al percorso di potenziamento del porto, ma anche di turismo, commercio, sinergia tra ricerca scientifica e mondo del lavoro, e di un nuovo piano urbanistico che punti al recupero e non alla cementificazione. Di tutto questo si parlerà nell’incontro aperto al pubblico a cui è stata invitata la stampa ma anche i Sindaci di Trieste, Muggia, San Dorligo, Duino Aurisina, Sgonico e Monrupino, la Presidente della Provincia, il Presidente della Regione assieme all’Assessore Regionale all’Ambiente, i Capigruppo delle forze politiche presenti in Consiglio Regionale.

Questo piano, una prima proposta concreta rispetto alle tante parole dette e sentite finora, è il frutto del partecipato e decennale impegno del Circolo con i cittadini sui principali problemi della nostra comunità. Impegno maturato in centinaia di incontri ed assemblee che hanno visto in questi anni la partecipazione di migliaia di persone. E dunque una riflessione, una proposta che nasce dal basso, dalle vere esigenze delle persone che vivono quotidianamente il nostro territorio.

Vedremo in questa occasione quanti di quegli esponenti dei partiti e rappresentanti delle istituzioni, che si richiamano costantemente alla necessità di “andare tra la gente per ridare credibilità alla politica” decideranno di accettare questo invito a confrontarsi e ragionare proprio con i cittadini e con chi a loro in questi anni ha dato, credibilmente ed in così larga misura, voce.

Ed ora passiamo alle amenità di giornata.

“E’ bellissimo che una persona normale, che ha un suo lavoro e non viva di politica, intraprenda questa avventura”. Ed è la prima volta che condividiamo quanto affermato dal segretario PD, Roberto Cosolini, presentando la candidata al Parlamento Europeo. Posto che lui, che ha sempre e solo vissuto di politica, anche lavorativamente parlando, non ha dunque titolo per candidarsi ad alcunché. Speriamo se lo ricordi in occasione delle prossime elezioni amministrative e che riesca almeno una volta ad essere coerente con quanto dice. Ma ne dubitiamo assai.

Ma la coerenza non è certamente il forte pure per molti che dichiarano sulla stampa a commento del sondaggio sul futuro di Trieste. “Potenziare la Ferriera” sono parole dette non molto tempo fa sia dal presidente degli industriali nostrani, che oggi però riesce nemmeno a menzionarla, che dal presidente della Camera di Commercio che ora invece la ignora completamente.

Ma come dimenticare la roboante affermazione dello stesso Paoletti quando nell’inaugurazione delle Torri d’Europa, il fallimentare ipermercato di Chiarbola, lo presentò come “Il volano per l’economia triestina”, ed era il 2002. Salvo poco tempo addietro dichiarare che l’apertura dei centri della grande distribuzione è stata la rovina per il commercio cittadino che aveva perso diecimila posti di lavoro in questi anni. Ma si sa la coerenza non è mai stata il suo forte. Basti guardare il parco del Mare. O Barcola (terrapieno) o morte: gridava da tutti i giornali per anni. Per poi passare in sequenza a Campo Marzio, Molo IV, Magazzino Vini, e speriamo si fermi qui.

Non parliamo poi delle dichiarazioni dei sindacalisti, in particolare di quello cittadino, provinciale e regionale della UIL (uno e trino) che solo pochi anni fa, correva l’anno 2000, scriveva che invece di spostare la Ferriera, bisognava trasferire le famiglie che ci abitavano vicine (circa 75.000 persone).

Come mettendo le ruote alle case, o con i camper? Ci illumini per favore, perché è da nove anni che il dubbio ci rode e non ci fa dormir la notte.




Lunedì 23 marzo, ore 18, Circolo Miani, Assemblea. Ferriera: come volevasi dimostrare.

» Inviato da valmaura il 17 March, 2009 alle 1:08 pm

Assemblea per organizzare le prossime iniziative (presentazione cittadina del progetto di dismissione e riconversione di Ferriera-Sertubi) lunedì 23 marzo alle ore 18, al Circolo Miani, in via Valmaura 77, a Trieste.

 

La seduta straordinaria del Consiglio Comunale, così come le eventuali prossime analoghe iniziative di Provincia e Regione, non ha partorito assolutamente nulla, se non chiacchiere.

E non poteva che essere così quando a parlarne erano i protagonisti politici e sindacali di questo disastro ampiamente annunciato. E paradossalmente è stato proprio il direttore ed Amministratore Delegato della Ferriera a dettare ancora una volta i tempi e i modi, fino a permettersi una facile profezia, aspramente critica, nei confronti di politica ed istituzioni, di cui per altro dal 1995 si sono ampiamente serviti, affermando che non crede che saranno in grado di risolvere il problema della ricollocazione dei lavoratori nel 2015.

Ma poi se ne sono sentite di tutti i colori. Frasi come quella di un consigliere di AN “i lavoratori hanno dietro tutta la città” suonano talmente non veritiere da domandarsi dove viva la signora che le ha pronunciate. Oggi in realtà la stragrande maggioranza dei triestini e dei muggesani, e da tempo, chiede la chiusura dello stabilimento inquinante, e non nel 2015, quando l’azienda avrà terminato l’ingiusto (secondo le direttive dell’Unione Europea) guadagno sulla strapagata energia elettrica prodotta dalla Centrale di Cogenerazione, grazie agli “aiuti di stato”, ovvero i soldini regalati dai cittadini-consumatori alla Lucchini.

A proposito: qualcuno fa i controlli sulla Centrale, visto che per mantenere le agevolazioni deve utilizzare per la produzione più della metà del carburante fornito dai gas di risulta delle lavorazioni della Ferriera? Perché visto quanto è successo in passato con i controllori pubblici molto distratti che ci ritroviamo non mi pare una richiesta infondata.

Se oggi in realtà, come dimostrato anche dall’assoluto isolamento ed indifferenza dei cittadini in occasione delle non molto partecipate manifestazioni dei lavoratori, la gran parte dell’opinione pubblica è per la chiusura immediata di quel che resta del vetusto stabilimento siderurgico, sul quale in questi anni la proprietà ha investito poco o nulla nei fatti ma tanto in parole e promesse sempre disattese, una responsabilità ce la avranno pure i sindacati che rappresentano i lavoratori.

Se oggi sono soli ciò va ascritto esclusivamente alla politica prò azienda che gran parte di loro hanno svolto in questi anni, rifiutando ogni proposta di collaborazione con i Comitati di Quartiere che pure dal 1998 avevano avanzato proposte per un comune impegno. In tutti questi anni i rappresentanti sindacali della Triplice, in particolare Cisl e Uil, hanno deriso, provocato quando non insultato, andate a riascoltarvi la trasmissione su Antenna Tre nei Video scaricabili su questo sito, del giugno 2005, chi cercava di trovare un punto d’incontro tra chi veniva sfruttato e usato all’interno della fabbrica e chi veniva inquinato e colpito nella salute e nella vita all’esterno.

Che poi ci si aspetti da una classe politica, salvo rarissime eccezioni, di trovare oggi quelle risposte per riconvertire la Ferriera e ricollocare i lavoratori, che non sono stati capaci, né hanno voluto anche per convergenza di interessi con la Lucchini, di predisporre in otto e passa anni, è pura stupidità.

Appare evidente dunque che ancora una volta è la proprietà della Ferriera a dettare i tempi, il 2015, dove fino ad allora faranno solo ed esclusivamente i loro interessi, alla faccia dei lavoratori e dei cittadini inquinati. E appare sinceramente grottesco che alcuni protagonisti del fallimento di questi anni oggi parlino, loro che ne sono i principali responsabili, di “tempo da recuperare per un percorso di riconversione” ed un “progetto di ricollocazione per non perdere un posto di lavoro”.

Quando fino a ieri tenevano bordone nei fatti, con le chiacchiere si può dire tutto ed il suo contrario, alla Lucchini.





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