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'L'Eco della Serva'
Fatti e misfatti della settimana

Lazzaro è ri-risorto !
Oggi compare dopo anni di silenzi il “consulente del Comune e del podestà Dipiazza” tale prof. Barbieri, ricercatore universitario, dalle pluriconsulenze (Regione, Arpa, di cui è uno dei cinque direttori scientifici, e Comune, prima con Cosolini e poi..
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Notizie Flash

48: Morto che parla.
Veramente qui i morti sarebbero tre, ma sintetizziamo! Sul Fatto Quotidiano online compare, absit iniuria verbis, un articolo (?) dall'oltretomba della politica velinara dedicato alla Ferriera di Trieste, dei cui reali problemi non si fa cenno alcuno.E..
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Circolo Miani » News Correnti » Page 17

Risiera. 25 aprile 2019.

» Inviato da valmaura il 24 April, 2019 alle 12:58 pm

Noi ci saremo a tutte e due le manifestazioni.

Alla prima per dovere di cronaca, ovvero per ascoltare cosa si inventerà quest’anno lo “storico” Roberto Dipiazza, dopo il provocatorio discorso dell’anno scorso di cui riportiamo sotto la cronaca, coadiuvato stavolta, ci pare sia la prima, da Massimiliano Fedriga.

Alla seconda per scelta, che non significa acritica condivisione, ma quasi per necessità.

D’altronde per una associazione che porta il nome di Ercole Miani e che si ispira al pensiero di “Giustizia e Libertà” di Carlo e Nello Rosselli, ed all’eredità morale del Partito D’Azione, la scelta era quasi obbligata.

E se restavano residuali dubbi questi sono stati sciolti dalle ridicole parole del Sindaco nella sua intervista odierna al piccolo giornale e dalle disperate affermazioni del Presidente della Regione.

 

Risiera. Il discorso del Sindaco scritto da Licio Gelli?

25 aprile 2018, triste e sgangherata ricorrenza quella promossa dal Comune di Trieste alla Risiera di San Sabba, e non solo per le meritate ma civili contestazioni della stragrande maggioranza dei presenti alle parole del discorso di Dipiazza. Ma anche per il madornale errore commesso prima dal Rabbino e poi dai rappresentanti della comunità ebraica.
Il Rabbino ha arrecato una offesa grave alle tante vittime di religione ebraica sterminate in Risiera rifiutandosi, unico tra i celebranti, di officiare il breve rito religioso, come invece fatto dal Vescovo e dai pastori Greco e Serbo ortodossi, e dal rappresentante delle Chiese evangeliche.
Ma ha fatto di peggio: ha usato dello spazio riservatogli per la preghiera per polemizzare con i presenti.
La Comunità ebraica, ovvero i suoi dieci rappresentanti hanno scelto di abbandonare, ma solo dopo il discorso delle cosiddette autorità (de chè?), la Risiera per la presenza di tre bandiere tre palestinesi.
Brutto gesto politico di chi ha sulla coscienza in Palestina in questi giorni la vita di decine di persone, e che anche e proprio per i propri simboli è stato perseguitato nei secoli fino alla catastrofe nazista e fascista.
Ma torniamo al discorso di Dipiazza. Chi glielo ha scritto? Il fantasma di Licio Gelli?
Una oggettiva, storicamente sgrammaticata, provocazione.
Ma spiace constatare che anche gli altri interventi hanno semplicemente stravolto la verità dei fatti storici ed il significato della Resistenza. Una per tutte hanno letteralmente cancellato la presenza, il valore ed il peso politico e militare della seconda forza del Movimento partigiano, che con Ferruccio Parri, Leo Valiani ed altri, aveva proprio la guida del CLN Alta Italia: quel Movimento di Giustizia e Libertà, poi Partito d’Azione.
Tanto più grave che ciò sia accaduto proprio a Trieste ed in Regione e proprio nella ricorrenza del 25 aprile in Risiera su cui si affaccia la via Ercole Miani, comandante militare di GL e protagonista dell’insurrezione di Trieste.
Si, è stato veramente meglio per mio padre Galliano non avere più vita per assistere a questi episodi, e proprio in Risiera.

https://www.youtube.com/watch?v=xLLrIk1NMpg




Cattinara. Ospedale da brivido.

» Inviato da valmaura il 21 April, 2019 alle 2:48 pm

 Il festival dell'incoerenza sulla nostra pelle.
Lascia di stucco leggere stamane le dichiarazioni del Commissario dell'Azienda Sanitaria Triestina, nominato dalla Regione un quattro mesi orsono su proposta dell'Assessore Riccardi, sul piccolo giornale.
Se di mezzo non ci fosse la nostra pelle verrebbe da farsi una gran risata. Ma purtroppo non è così.
Si inizia dal Pronto Soccorso, una bolgia dantesca da anni e anni. Proprio quello sul quale si presentò all'opinione pubblica triestina l'appena insediatosi “Commissario”, dichiarando, sempre al piccolo giornale notoriamente di memoria assai corta, che “il Pronto Soccorso dell'ospedale di Cattinara sta bene così com'è”, in risposta ai sindacati interni che denunciavano la scarsità di personale ed alle proteste dei cittadini per le attese infinite.
Ora, udite udite, afferma che:
«La priorità – spiega Poggiana – è il Pronto soccorso, che è in condizioni logistiche e strutturali inadeguate. Indipendentemente dall’esito del procedimento (il contenzioso con la ditta per i lavori di riatto dell'ospedale).
La soluzione sarà comunque solo momentanea (estensione al piano superiore) perché, aggiunge il commissario, «non appena riprenderanno i lavori (???), il Pronto soccorso verrà spostato nel piazzale antistante le due torri».
Ovviamente spostamento sempre momentaneo, ci pare di capire. Ciao core
Durante il forum (al piccolo giornale), assessore e commissario sottolineano invece che la demolizione dei cinque piani (di una Torre) già avvenuta non comporta difficoltà insormontabili. (solo un duecento posti letto in meno, e che sarà mai!)
Per Poggiana, «col senno di poi aver autorizzato lo sventramento prima di definire tutto non è stato saggio (apperò!), ma la programmazione aveva già ridotto i posti letto (a Cattinara solo posti in piedi modello overbooking: la sovraprenotazione in uso sugli aerei). Ma va ammesso che, se un sistema funziona con trenta piani, toglierne cinque comporta qualche problema».
Ma no? Davvero? Il novello de La Palisse afferma tutto ed il suo contrario in solo tre righe.
Insomma un progetto, la ristrutturazione dell'Ospedale di Cattinara, varato nel 2000 e che dopo diciannove anni è ancora fermo e non si sa per quanti anni ancora, ma intanto con cinque piani in meno perchè questi prima “sventrano” e poi si domandano se tutto è a posto.
Poi ci sarebbe la grana del “Prime Cure” del rinnovato Ospedale Maggiore di cui non hanno ancora deciso cosa fare. L'idea più logica e di buon senso, ovvero di farne un adeguato Pronto Soccorso sfruttandone la presenza in centrocittà e destinando Cattinara alle emergenze non li sfiora nemmeno.
In chiusura Riccardo Riccardi chiosa sottolineando che questa situazione loro, la Giunta Fedriga, “la hanno ereditata”: giustissimo perchè si trascina da anni e annorum. Dimentica però di ricordare che tra coloro che hanno prodotto questo “lascito testamentario” c'erano anche le due Giunte Tondo con lui assessore per cinque anni.
Con questa politica non resta che godere di una salute di ferro e “guai a un mal de note”.



E la Risiera di San Sabba?

» Inviato da valmaura il 20 April, 2019 alle 12:34 pm

Ci scrive (Facebook Circolo Miani) un lettore un civilissimo commento che ci fornisce l’occasione di rispondere a tanti.
"Alessio Dapretto sarò sincero : sulla definizione di " campo di sterminio " applicata alla risiera ho sempre avuto qualche dubbio anch'io.si dice : era un campo di sterminio perchè c'era il forno crematorio.solo che mi sorgono spontanee alcune domande :1) all'epoca quella zona era meno popolata di oggi, ma cmq certo non era disabitata.esistevano già la ferriera ( è del 1898 mi pare ) posta poco lontano, e funzionava anche in tempo di guerra.esisteva lo stadio grezar ( è del 1936 ). ed esisteva servola, abitata per la maggior parte da sloveni ( e tanti erano anche partigiani ).in più c'erano altre case di campagna a ridosso della risiera, sul monte s.pantaleone.ora : se i tedeschi volevano fare un campo di sterminio qui in zona, come mai lo fecero praticamente a ridosso del centro di Trieste, e non ( per es ) sul carso, lontano da occhi indiscreti ?come mai di qst camino del forno che fumava non esiste una foto che sia una ? certo : nessuno sarebbe stato tanto pazzo da andare a fotografare là davanti, con i tedeschi che guardavano.ma fotografare di nascosto, magari dalle colline circostanti... ripeto che gli abitanti della zona erano sloveni, e di solito erano tutto meno che fascisti.perchè non hanno cercato di comprovare in maniera inoppugnabile i crimini dei nazisti ?e come mai si è aspettato tanto per fare il processo per i crimini della risiera ( è del 1972 ). il processo di norimberga venne fatto subito. altri processi contro i criminali nazisti vennero fatti negli anni seguenti.qua, sede dell' " unico campo di steminio in Italia " ( che dal 1943 al 45 Trieste non era più in Italia, ma vabbè )niente ??? non ho elementi per contestare la verità ufficiale, per cui la prendo per buona fino a prova contraria. ma qualche dubbio mi resta."

Le rispondiamo andando per ordine.
Le persone “uscite per il camino” dalla Risiera sono state valutate, anche dagli atti processuali, tra le quattro/cinquemila, dunque assassinate, liquidate, sterminate lì.
Altro che “solamente campo di transito”. E non ci riferiamo a lei.
Eppoi “transito” per dove? Per la colonia montana di Pierabech?
La destinazione finale erano i campi di sterminio di Auschwitz, Dachau, Mauthausen ed altri. Dunque per quelli che “transitavano” la Risiera altro non era che il corridoio o braccio della morte.
In quanto al fumo grasso ed oleoso che usciva dal camino esso era giornalmente visto ed odorato (forte odore di carne bruciata) dagli abitanti e dai partigiani dalle colline limitrofe, non solo: essi vedevano da lontano il carretto spinto a mano da soldati tedeschi che quotidianamente dalla Risiera portava i sacchi di cenere, umana, fino al mare dove venivano scaricati. Uno di essi fu recuperato ed aperto dai locali che vi trovarono oltre alla cenere resti di ossa umane.
Insomma tutti sapevano, come risulta sempre dagli atti processuali, che in Risiera venivano uccise e bruciate le persone. A partire dal Vescovo Santin che fece un tentativo disperato e fallito di salvare la vita a Paolo Reti, dirigente cattolico del CLN triestino, portato ed assassinato in Risiera, ma fu tutto inutile. Il 6 aprile 1945 gli giunse il biglietto testamento di 12 martiri: “Siamo nella Risiera di San Sabba, avvertire il vescovo, le famiglie […] Forse domani” – scrisse Dante Stoini – “non saremo più”. Poche ore dopo Reti venne fucilato a San Sabba assieme ad altri 11 carcerati.
I concentrati (antifascisti, sloveni, croati, ebrei) venivano eliminati con impiccagioni, fucilazioni, colpi di mazza ferrata alla testa e gasati su camion appositamente predisposti dall’esperto Odilo Lotario Globocnik Comandante delle SS a Trieste e prima responsabile di un EinsatzGruppe sul Fronte Orientale (noto con l’ameno sopranome di “Boia di Lublino”) e costruttore dei campi di Bełżec, Sobibor, nonché primo comandante del Campo di Sterminio di Treblinka, responsabile dell'uccisione di più di 1.500.000 di ebrei polacchi, slovacchi, cechi, olandesi, francesi, russi e tedeschi. Poi dopo l’otto settembre 1943 mandato a Trieste sua città natale a “bene operare”.
Perché alla Risiera? Perché oramai persa la guerra i tedeschi utilizzarono la struttura abbandonata e periferica della vecchia pilatura di riso senza impegnare le energie rimaste a costruire un nuovo Campo, particolarmente sul Carso dove era tradizionalmente forte la presenza partigiana.
Ed in quanto alle “prove” raccolte esse sono sterminate: dalle testimonianze dei sopravvissuti, alle lettere e biglietti fatti uscire di nascosto, alle iscrizioni sui muri delle celle (fotografate, ricopiate e raccolte, vedi foto, principalmente da Diego De Enriquez prima che qualcuno misteriosamente cercasse di cancellarle con getti di calce sotto il Governo Militare Alleato).
Ovviamente i tedeschi al momento della fuga tentarono di distruggere (forno crematorio e camino furono fatti saltare con il tritolo, vedi foto, ma ne rimangono tuttora ben visibile l’impronta sui muri) ogni prova dell’esistenza del Campo.
Perché il processo appena nei primi anni Settanta?
Perché per funzionare la Risiera, così come le SS e la Gestapo, avevano bisogno dell’indispensabile collaborazione dei fascisti locali e delle forze di polizia italiane, che non mancò anzi: Trieste come risulta dagli archivi trovati nel Comando Generale delle SS a Berlino ed oggi conservati negli archivi federali Statunitensi, fu la città, tra tutte le occupate dai tedeschi in Europa, quella con il maggior tasso di collaborazionismo spontaneo nei confronti dei nazisti (vedere lettera di Globocnik ad Eichmann).
Pertanto gli “ambienti che contano” fecero di tutto per non far nascere l’inchiesta condotta dal Giudice Serbo e per ritardare il processo. Rimasto incompiuto perché appunto tutta la parte riguardante il collaborazionismo locale fu di fatto stralciata e rinviata ad altro processo che non si tenne mai.
Comunque consigliamo a lei ed ovviamente a tutti la lettura degli Atti del Processo e del Libro che ne sintetizza i principali passaggi. Libro che, come l’istruttoria ed il processo, si avvalgono dell’indispensabile collaborazione di ricerca storica di Galliano Fogar.
Nella foto. Una delle mazze usate per finire i prigionieri conservata in copia al Museo della Risiera.

https://www.facebook.com/circolo.miani/photos/pcb.2438802876390666/2438798939724393/?type=3&theater





«Foibe, memoria dimezzata».

» Inviato da valmaura il 16 April, 2019 alle 2:51 pm

Si avvicina la data del 25 aprile, giornata della celebrazione della Liberazione alla Risiera di San Sabba, spesso equiparata alla Foiba di Basovizza.

Pubblichiamo una intervista a Galliano Fogar a cura di Matteo Moder pubblicata sul "Manifesto" il 10 febbraio 2006.

Lo storico Galliano Fogar: «Ciampi dimentica la violenza fascista. L'esodo e le foibe furono due tragedie, ma non sono paragonabili alla Risiera di San Sabba»

Su questo abbiamo posto alcune domande a Galliano Fogar, storico dell'Istituto per la storia del Movimento di liberazione nel Friuli Venezia Giulia.

Che pensa del discorso di Ciampi?

Il messaggio di Ciampi per la giornata del Ricordo dell'esodo istriano, fiumano e dalmata, senza alcun cenno al fascismo e alle sue colpe per quanto è poi avvenuto nella Venezia Giulia, può anche indirettamente suffragare l'idea, tutta post-fascista, che su questi confini si sono fronteggiati due totalitarismi, quello nazista e quello comunista jugoslavo di stampo stalinista. Non è stato così. E il fascismo dov'è? Io rispetto ciò che dice Ciampi per il fatto che gli italiani dell'Istria, di Fiume e di Zara dovettero abbandonare le terre perse, ma anche lui dimentica di ricordare che tutto ciò, anche se è certamente da condannare sul piano umano e morale, ebbe il suo terreno di coltura nella violenza fascista e nell'invasione e disgregazione della Jugoslavia da parte italiana e tedesca. Senza questo non si può discutere, non esiste una storia a metà.

Fini alla cerimonia con Ciampi ha dichiarato: "Basta buchi neri, basta omissioni, basta pagine strappate..."

Altro che buchi neri. Nelle terre di confine, in quella che fu la Venezia Giulia il ventennio fascista imperversò, ancor prima dell'invasione della Jugoslavia, con una violenta opera di snazionalizzazione verso tutto ciò che non era «italiano» e perciò «fascista». Io non mi rassegno al fatto che la storia venga «dimezzata», che l'ignoranza e la disinformazione su quanto realmente è avvenuto qui, in quella che fu la Venezia Giulia, la faccia da padrone e che perfino gli eredi dell'ex Pci si appiattiscano sulle tesi antistoriche di An, che fa nascere la storia dal 1945, dall'occupazione di Trieste da parte delle truppe di Tito.

Invece di una memoria condivisa siamo ad una storia dimezzata?

Sì, c'è la volontà di una storia dimezzata. Era quello che avrei voluto dire il 6 febbraio di due anni fa a Fassino e Violante quando vennero a Trieste per aderire alla proposta di Roberto Menia (An) di istituire il 10 febbraio la giornata del ricordo dell'esodo e per attribuire al Pci di allora colpe ed errori di valutazione. Come può Fassino dire che il Pci sbaglio "perché l'aggressione fascista alla Jugoslavia non poteva giustificare in nessun modo la perdita di territori né l'esodo degli Italiani"? Ma è stata quella la causa scatenante, l'Italia fascista è stata responsabile e corresponsabile con la Germania di Hitler delle devastazioni e delle stragi che hanno insanguinato l'Europa. A partire da queste terre con stragi perpetrate dai militari italiani, rappresaglie delle camice nere contro le popolazioni in Slovenia, i campi di concentramento come quello famigerato di Arbe: decine e decine di migliaia furono le vittime civili, non solo i partigiani. Che dovrebbero dire ebrei, polacchi, russi, i milioni che sono stati sterminati?

C'è il tentativo di omologare la Resistenza alla tragica stagione delle Fobie?

Dal processo della Risiera del 1976 non si contano più i tentativi di equiparare la Resistenza alle Foibe, il comunismo jugoslavo al nazifascismo. Poi si è passati al revisionismo storico, al voler equiparare carnefici e vittime, a chiedere la pacificazione nazionale servendosi dell'ignoranza della storia per cercare di cancellare i valori della resistenza antifascista. Con una martellante campagna di stampa sulla «vergogna della tragedia dimenticata» e sui processi da fare per le foibe, dimenticando che già sotto il Governo militare alleato erano stati celebrati a Trieste processi contro 72 infoibatori o presunti tali con condanne fino all'ergastolo. E' deplorevole che parte della grande stampa , la Rai, i politici democratici conoscano assai poco le vicende internazionali - e non locali - di una regione, la Venezia Giulia, che con la guerra fu coinvolta in pieno nel conflitto dell'area danubiana-balcanica. Non è un caso che il 10 febbraio preso dalla destra come simbolo della tragedia (ma foibe ed esodo sono due cose distinte) è la data della sigla del Trattato di Pace di Parigi. Ma questi signori non spiegano che l'Italia era sul banco degli imputati e che la gran parte dell'Istria e Fiume furono perdute non certo per colpa dei partigiani ma per le precise colpe del fascismo e della sua violenta opera snazionalizzatrice prima e per l'invasione della Jugoslavia poi.




Trieste. Tre Piazze buttate.

» Inviato da valmaura il 13 April, 2019 alle 2:51 pm

Piazza Sant'Antonio, Piazza Goldoni e Piazza Vittorio Veneto.

Sono tre tra le piazze più centrali di Trieste, le ultime due “risistemate”, scusate la bestemmia, in anni recenti e della prima ora si discute cosa fare.

Le piazze di una città hanno fin dalla notte dei tempi svolto il ruolo di spazio comune, dedicato all'incontro dei e tra i cittadini, e magari pure punto di abbellimento estetico ed architettonico.

Possiamo dunque, senza tema di smentita, dire che le rifatte Piazza Goldoni e Piazza Vittorio Veneto hanno fallito completamente lo scopo. Ed ora toccherebbe appunto a Piazza Sant'Antonio.

Con l'andazzo in corso nel centro storico c'è il fondato rischio che anche questi tre luoghi d'incontro, queste “Agorà” cittadine siano trasformate in un perenne deposito all'aperto di tavolini e sedie di bar, pizzerie, bisteccherie ed affini, come accaduto tra piazza della Borsa e piazza Cavana, passando tra Capo di Piazza, Galleria Tergesteo e Piazza Verdi, dove ai “cittadini” è permesso tuttalpiù uno strozzato e veloce passaggio.

Appare chiaro che sia Piazza Goldoni che Piazza Vittorio Veneto vanno risistemate ad uso e consumo delle persone che ci abitano e le frequentano e così va rimessa a nuovo anche Piazza Sant'Antonio. Ma è altrettanto chiaro che questi lavori vanno ripensati ed inseriti in una dimensione cittadina, ovvero di cosa si vuol fare complessivamente delle aree comuni e verdi, oltre ad abbattere alberi a iosa, presenti nel centro di Trieste. Il tutto anche nella logica di dove collocare i periodici mercati e mercatini o le estemporanee iniziative tipo il pattinaggio sul ghiaccio od anche concerti ed eventi musicali e teatrali, che per troppo tempo trasformano Piazza Unità e le Rive in un Suk di Tangeri semipermanente.

Il tutto magari coordinato con l'idea concreta di cosa si vuol fare in quella piazza d'armi che è il Porto Vecchio. Oggi trasformato in un Grand Hotel progettuale dove infilare e sfilare a giorni alterni le realtà più disparate.

Ma siccome siamo a Trieste temiamo seriamente che nulla di quanto da noi scritto verrà mai preso in considerazione, come sempre del resto.





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