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Circolo Miani » News Correnti » Page 169

Ai pecoroni della Settima Circoscrizione.

» Inviato da valmaura il 30 October, 2020 alle 3:03 pm

Si ai boccaloni che, salvo ovviamente le dovute eccezioni, vivono tra Aquilinia e Chiarbola.
Sono mesi che scriviamo e denunciamo il tanfo di merda, spiace per i puristi e le madame le marchese ma non ci sono altri termini per definirlo, in uscita quasi quotidiana dal “nuovo” e costosissimo per noi (per la costruzione e per quanto ci viene addebitato nelle bollette dell'acqua tra le più care d'Italia) Depuratore fognario cittadino.
Quello che a sentire i dementi ed i politici, che poi spesso sono la stessa cosa,“parla col mare” (di merda).
Sono anni che organizziamo manifestazioni all'entrata dell'impianto messo a cavalcone dei rioni di Chiarbola-Ponziana e Servola-Valmaura e pertanto non abbiamo nulla da rimproverarci come Circolo Miani, anche qui lasciati sempre in perfetta solitudine da ogni sigla vecchia e nuova del mondo, si fa per dire che un peto, per restare in materia, basta a circoscriverlo, dell'ambientalismo nostrano. Idem per la politica vecchia e nuova.
Anche oggi un tanfo, un olezzo che prende alla gola, e non è solo questione di profumo anche se preferiremmo quello al muschio bianco, che quell'aria è piena di feroni e batteri che proprio bene non fanno alla nostra salute, invade i rioni limitrofi. Per non parlare dei disgraziati che passano in quella StradaSuper per le tangenti pagate per costruirla, ed attraversano la galleria di Servola: una camera a gas di guano, soprattutto se hanno i finestrini aperti, ma anche chiusi la differenza è poca, dell'auto o peggio se vanno in moto.
Ma siamo sinceramente stanchi di segnalare la cosa a polizia municipale ed arpa (solo minuscole le iniziali che già a menzionarli ricompare la gastrite) guidate da politici così simpatici e così votati da questi boccaloni appecoronati di residenti.
Come vedete non pratichiamo inutili giri di parole. Noi alla piaggeria elettorale, al sorrisetto di chi nel frattempo te lo posa nel didietro ma con la vaselina simpaticamente profumata, preferiamo la dignità.
D'ora in avanti voi fate quello che vi pare e … buon Chanel n.00.



Trieste. Come siamo messi male.

» Inviato da valmaura il 29 October, 2020 alle 12:29 pm

Abbiamo già scritto come la pensiamo su alcune delle misure assunte nell’ultimo Decreto del Governo (basta scendere di poco all’articolo “Pub Trieste” e pertanto non ci ripetiamo), ma colpisce non poco che all’odierna nuova manifestazione promossa dalla Federazione Italiana Pubblici Esercenti (insomma baristi, ristoratori, pizzaioli, ecc) si chiami tra i relatori “per chiedere alla politica un aiuto per non morire” proprio quell’Antonio Paoletti, presidente sempiterno della Camera di Commercio, che tiene sequestrati in cassa ben 11 milioni di euro, versati proprio dagli associati, immobilizzati per un progetto inutile, morto e screditato come la ciofeca del Parco del Mare.
Un po’ come invitare il boia ad una manifestazione per la vita e contro la pena di morte.
Ora mesi orsono, in febbraio, fummo i primi, ed unici per lungo tempo, a lanciare da queste pagine la proposta dell’immediato utilizzo di quei non pochi soldi per aiutare concretamente esercenti e commercianti a fare fronte alle spese correnti di una gestione mancata. Anche perché sono soldi loro, che loro hanno versato, obbligatoriamente, negli anni alla Camera di Commercio.
Le risposte del Paoletti, una delle tante disgrazie politico-amministrative della città, e del suo sparring partner Dipiazza furono invece un appello al “buon cuore” dei proprietari per una riduzione misericordiosa degli affitti, per altro suggerendo una percentuale da pelosa carità, sugli immobili occupati da esercenti e commercianti.
Ed ora questi stessi chiamano il Paoletti come relatore ad una manifestazione “per chiedere alla politica un aiuto per non morire”.
E’ proprio vero che ognuno è arbitro del suo destino. Condoglianze.



Che fine hanno fatto ?

» Inviato da valmaura il 28 October, 2020 alle 2:11 pm

Si, che fine hanno fatto le falangi di cittadini che fino a pochi mesi fa urlavano “Stop 5G” oppure ci tempestavano di lettere e foto contro Ripetitori ed antenne “da bruciare”, come addirittura giuravano?
Scomparsi, e con loro i complotti internazionali dei “poteri forti” che stavano dietro alla “congiura 5G”, mentre assai più banalmente ma realisticamente si trattava semplicemente di soldi: gli affari e gli interessi economici delle multinazionali della telefonia mobile.
Forse sono distratti da altro: tipo spostare il “gomblotto” alla De Mita sul Covid-19 che a sentir loro equivale a poco più di un raffreddore, che però ha messo in ginocchio il mondo intero a partire da quei “poteri forti” i cui protagonisti sono tutti finiti in ospedale, qualcuno in terapia intensiva, a causa del Coronavirus complottista da loro eterodiretto. Forse hanno sbagliato mira.
Ora a chi si illudeva che lottare e possibilmente se non vincere almeno portare a casa qualche risultato concreto che tuteli la salute della gente e l'ambiente fosse cosa di qualche mese, massimo una stagione, non solo non ha capito una mazza della realtà in cui vive ma rischia per sovrappiù di creare ulteriori danni ed è votato alla sconfitta certa.
Quando come Circolo Miani, dopo aver espletato e praticato, NOI, tutte le strade percorribili (dalla richiesta legale di Moratoria per il 5G, alle diffide legali ed alle manifestazioni in piazza, quando non le denunce in Procura) abbiamo proposto l'unica soluzione rimanente, ovvero rimboccarsi le maniche, sporcarsi le mani che qui i “puristi” servono a poco, ed organizzare un soggetto politico, Trieste Verde, che alle prossime elezioni amministrative del maggio 2021 sia in grado di entrare in Municipio, nei Comuni (si vota a Trieste e Muggia) con un forte consenso ed un rilevante numero di consiglieri in modo da costringere la politica, questa politica, a dare finalmente le risposte e le soluzioni concrete quanto immediate che i cittadini si aspettano, questi strillatori ad oltranza sono letteralmente scomparsi dalla scena.
Molto più facile fantasticare con il “bruciamo i ripetitori”, un alibi grossolano per non fare nulla, che impegnarsi sul territorio per trovare le soluzioni percorribili.
E questo vale un po' per tutto (dalla tutela del verde, pubblico e privato, a partire dagli alberi, a risanare i quartieri, a rimettere in sesto la sanità, a battersi per un Porto Green, a fermare l'emergenza povertà, casa, ecc), dove il Comune di Trieste, e di Muggia, sono i “dominus” della situazione.
Ma vedrete che spogliati dalle fantasticherie, irrealistiche ma affascinanti come lo sono tutti i romanzi gialli, queste persone non solo muoveranno dito per aiutarci a risolvere i problemi ma non andranno neppure a votarci.
Altrimenti come potranno riprendere a strillare per i prossimi 5 anni, e sai che soddisfazione!
Tanto che mi domando sempre più spesso che senso abbia per me, tagliato il traguardo dei 67 anni e sconsigliato dai medici: e sì perchè oltretutto con le mie patologie se mi piglia il “semplice raffreddore Covid” io finisco diritto nella parte nera delle statistiche (i deceduti), ma capisco che per loro sarei solo un “vecchio” di meno. Si mi domando che senso abbia per me spendere ore ed ore al giorno, festivi compresi, a faticare su queste pagine e non solo, quando chi ci legge per pigrizia od altro non riesce nemmeno a spendere pochi minuti per contribuire ad aumentare la tiratura, la diffusione delle nostre informazioni, incrementando i “Mi Piace” alla Pagina e a destinarci, a costo zero per lui, quel 5 X 1000 indispensabile per garantire la sopravvivenza e l'indipendenza del Circolo Miani.
Si, non passa giorno che sempre più frequentemente non me lo domandi, e mi dia la risposta più logica.
Maurizio Fogar.



Pub Trieste.

» Inviato da valmaura il 27 October, 2020 alle 11:12 am

Prima di lasciare la parola a Marco Travaglio con il quale concordiamo in toto sulla ingiusta quanto inappropriata chiusura di teatri e cinema, ed al limite per bar e ristoranti di chiudere alle 18, e leggendo l'articolo capirete chi se ne è fatto promotore, lasciateci spendere una parola sulla “rivolta” dei pubblici esercenti triestini (Bar, Pub e ristoratori, pizzerie et similia).
Se a Trieste, non possiamo parlare per gli altri, si sta arrivando a numeri di positivi al Covid-19 che sono enormemente più alti che nella prima emergenza, dove va detto i tamponi ed i controlli erano di gran lunga inferiori, ciò dipende dalla irresponsabilità di molti. All'estate del “liberi tutti”, al “chi se ne fotte di mascherine e distanziamenti” nella quale i gestori appunto di Pub, bar e via dicendo portano non poca responsabilità, e di cui oggi tutta la nostra comunità ne patisce le conseguenze dirette e indirette.
Allora le associazioni di categoria invece di fare ora i “masanielli” fuori tempo massimo avrebbero dovuto assumere misure drastiche contro i loro associati che ciurlavano nel manico sputtanando tutti loro. Ed il Prefetto, il Questore, la Regione ed il Comune avrebbero dovuto prendere provvedimenti tempestivi quanto energici (“colpirne uno per educarne cento” è un tristo quanto abusato slogan). Che volete che siano ammende di poche centinaia di euro o la chiusura per uno o due giorni rispetto al lucro che questi “gestori” ne hanno ricavato.
Andava, una volta comprovate le loro scorrettezze, emesso un provvedimento di chiusura del locale per tutta la durata dell'emergenza Covid, con pagamento dei dipendenti a loro carico e nessun ristoro da parte dello Stato.
Ed ora godetevi Marco Travaglio.
- Virus da prima serata -
Noi non siamo d’accordo con lui sull'ultimo Dpcm. Ma dobbiamo ammettere che ieri il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha usato le parole e i toni giusti, come quasi sempre dall'inizio della pandemia, per lanciare l’allarme senza diffondere allarmismo. Non sappiamo se, dopo il cedimento dell’altra notte all'ala più isterica e meno riflessiva del governo e della maggioranza, ne abbia ripreso il pieno controllo politico. Ma almeno ne ha dato l’impressione con un discorso asciutto, fermo, equilibrato, abile nel mascherare la babele cacofonica delle mille istituzioni che hanno messo le mani nel Dpcm numero 22, il meno coerente e razionale della collezione: ministri, viceministri, sottosegretari, consulenti, Quirinale, leader di partito, Comitato tecnico-scientifico, sindaci metropolitani, presidenti di Regione, sindacati, associazioni di categoria. Ovviamente nessuno d’accordo con gli altri.
Le leggende metropolitane della cosiddetta informazione ci descrivono sempre un uomo solo al comando che decide tutto da sé con pieni poteri e poi si diverte ad arrivare in ritardo alle conferenze stampa per creare la suspence. Ma ogni Dpcm è un parto sfibrante: ore e ore passate a sentire e risentire “autorità” che chiedono tutto e il suo contrario, con l’unica preoccupazione di passare il cerino acceso al vicino senza bruciarsi le dita. E il risultato, almeno ieri, s’è visto: un patchwork di norme e “raccomandazioni” che mescola misure utili e sacrosante ad altre inutili e deprimenti. Queste ultime, fra l’altro, stonano con le dichiarazioni rese ancora ieri al Corriere dalla più alta autorità scientifica del Cts, il presidente del Consiglio superiore di Sanità Franco Locatelli: “non siamo vicini alla perdita di controllo” dei contagi; l’Italia è “molto più preparata “ (di prima e di altri paesi Ue) per “disponibilità di mascherine, tamponi, posti letto attivati o attivabili nelle terapie intensive e subintensive”; “solo un terzo dei soggetti infetti ha sintomatologia, in larga parte di limitata severità”; dunque bisogna “limitare al massimo gli spostamenti” e tenere “comportamenti responsabili”, ma anche “mantenere i nervi saldi ed evitare il panico”. Ecco: se le cose stanno così, si comprendono le raccomandazioni a spostarsi solo per lo stretto necessario, a evitare di ricevere in casa non-congiunti, ad aumentare lo smart working e la didattica a distanza per le scuole superiori visto che – Locatelli dixit - “il contesto di trasmissione principale rimane quello familiare/domiciliare, poi quelli sanitario-assistenziale e lavorativo”, per “alleggerire i trasporti”, mentre “le scuole non sono tra i principali responsabili”.
Ma non si comprende perchè non siano neppure all’ordine del giorno nuove zone rosse nei capoluoghi e nelle altre aree più compromesse di Lombardia, Piemonte e Campania, che insieme hanno la metà dei contagi di tutta Italia, e qua e là superano abbondantemente i parametri fissati dal ministero della Sanità per i lockdown locali. Ma si comprende ancor meno è la chiusura 24 ore su 24 di cinema e teatri, cioè i luoghi più sicuri dopo il deserto del Sahara, dove non risultano focolai per il rigoroso distanziamento dei posti assegnati: perchè non tenerli aperti almeno fino alle 18, consentendo proiezioni e rappresentazioni mattutine e pomeridiane? Altrettanto incomprensibile è la chiusura alle 18 di bar e ristoranti, che - come palestre e piscine - avevano investito molte risorse per mettersi in regola coi protocolli di sicurezza.
Il virus circola soprattutto di giorno e i nuovi divieti si concentrano dopo il tramonto (contro il famoso Covid da prima e seconda serata): ma che senso ha? Se fossimo in lockdown, si capirebbe almeno la logica: ciascuno, non potendo uscire né muoversi, se ne starebbe a casa propria “h 24”. Ma senza lockdown né coprifuoco, almeno su scala nazionale (alcune Regioni hanno provveduto per conto proprio, ma fra le 23 e le 24), il governo cosa pensa che faranno gli italiani dopo le 18? Che spariranno nel nulla? No: se ne andranno tutti a casa dopo una giornata passata a scuola o al lavoro a contatto con potenziali positivi e moltiplicheranno le possibilità di contagiare gli altri familiari, soprattutto gli anziani. E molti organizzeranno aperitivi, cene, serate e festicciole fra amici, infischiandosene delle “raccomandazioni” del Dpcm, e proprio nel luogo meno controllabile di tutti: le quattro mura domestiche. Non era meglio lasciare qualche valvola di sfogo serale in locali aperti al pubblico (e ai controlli) che già rispettavano le regole di distanziamento e anti-assembramento, come bar, ristoranti, teatri e cinema, diradando o ritardando così i contatti familiari che (ancora Locatelli) sono “il contesto di trasmissione principale del virus”? E chi sono gli scienziati o i politici fenomeni che hanno suggerito misure tanto irrazionali e forse controproducenti, che fino a tre giorni fa Conte non voleva neppure sentir evocare? A queste domande il premier non ha risposto, anche perchè - non trattandosi di Mes e simili baggianate - nessuno gliele ha poste. Così, forse, ha ripreso il controllo del governo e della maggioranza e ha messo a cuccia per un po’ la canea degli sgovernatori falliti sempre a caccia di un capro espiatorio. Ma è improbabile che abbia ottenuto il risultato più importante per vincere la guerra: convincere i cittadini italiani.



Non imparano mai.

» Inviato da valmaura il 26 October, 2020 alle 1:59 pm

Arriva la “seconda ondata” e coglie di sorpresa la sanità regionale, e non solo per la verità.
Ma che bisogni rivivere, in attesa di contare i decessi, alcuni già avvenuti, l’espandersi dei focolai e dei contagi nelle case di cura e RSA pubbliche e private è veramente inaccettabile.
Non è dunque servita a nulla la tragica esperienza della “prima ondata”?
Oppure solo perché la cosa riguarda le persone anziane, i “disertori del cimitero” li appellavano anni fa, la vicenda interessa poco ed anzi viene vista quasi con cinica benevolenza?
Il nuovo di questo prepotente ritorno della diffusione del Covid-19 è che per ora non fa differenze d’età, infatti molti dei colpiti e soprattutto dei ricoverati anche in condizioni gravi o gravissime sono persone giovani o relativamente tali. Un po’ come la poesia, secondo noi forse la migliore del ‘900 italiano, scritta da Antonio De Curtis, in arte Totò: “la Livella”, dove la morte appiana tutte le differenze sociali.
Che poi, con tutto il tempo avuto a disposizione, Regione FVG e Asugi proclamino l’emergenza vaccini (antinfluenzali) perché non ne hanno acquistati a sufficienza nemmeno per coprire le categorie a rischio, per non parlare poi di rifornire le farmacie. E che scoprano ORA di non essere in grado di garantire un tempestivo tracciamento dei contatti delle persone risultate positive per rallentare la diffusione della pandemia fa letteralmente cadere le braccia, o se preferite più prosaicamente qualcosa d’altro.
Ma non preoccupatevi basta ballare e tutto passa, e forse non hanno tutti i torti vista la maestria dei danzatori: è molto probabile che il Coronavirus se ne scappi impietosito.
"TRIESTE Distanziati e con la mascherina, ma a passo di danza.
Si sono presentati così, oggi, vemerdì 23 ottonbre, in piazza Unità d'Italia a Trieste gli appassionati di ballo a due, insegnando un flash-mob per chiedere "diritto di ballo" nel rispetto delle misure anti-Covid. Video di Andrea Lasorte"




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