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Circolo Miani » News Correnti » Page 168

Non ci resta che ridere (che non merita sprecar lacrime per certa gente).

» Inviato da valmaura il 19 April, 2012 alle 12:39 pm

La Gabriella Ziani oggi sul piccolo giornale ci fornisce un perfetto esempio di cosa sia il contrario della professione che esercita.

Nel suo pezzo ovviamente si limita a riportare le amenità dichiarate dai vari soggetti citati, da quel Semino (omen nomen dicevano a ragione i nostri avi latini) al Laureni-Dipiazza, nella sua veste di assessore all’Ambiente del Comune di Trieste.

Per chi volesse realmente capirne qualcosa suggeriamo la lettura delle Notizie-Articoli su questo sito a partire da “Un passo indietro? Un miglio per lo meno.”

Ma, come dicevamo sopra, la Ziani si guarda bene da fare anche solo una breve cronistoria della vicenda, oddio breve per modo di dire perché bisognerebbe per lo meno partire dal 1998, ed è del tutto comprensibile per altro visto il ruolo di “Araldo della Lucchini” e della politica fiancheggiatrice che il piccolo giornale su cui scrive ha svolto nell’ultimo decennio.

Ma se fosse stata un po’ più attenta, avrebbe potuto risparmiarsi anche quella poca fatica da lei fatta nel copia-incolla delle dichiarazioni dei due interessati. Bastava infatti ripigliare qualche vecchio numero del piccolo giornale, recuperare le cicliche dichiarazioni del duo Dipiazza-Bucci: “Se sfora ancora una volta lo chiudo domani, quel cancro (si riferiva alla Ferriera)”, cambiare solo firme e date et voilà l’articolo era completo. Per Semino non occorreva nemmeno quello, bastava fotocopiare.

Amara soddisfazione è quella di averlo sempre detto, né ci aggrada imitare la sorte di Cassandra morta schiava nella Micene di Agamennone, ma credo che almeno il Premio mago Otelma ci spetti di diritto.

Quello che oggi avviene è stato previsto, certificato e scritto dal Circolo Miani in tutti questi anni, anche nelle parole esatte pronunciate dagli ultimi, in ordine di tempo, protagonisti in negativo di questa grave vicenda.

Non ci stupisce dunque più alcuna parola di questa ennesima farsa in commedia, e sinceramente su questa emergenza che interessa ahimè i cittadini di tutta la nostra provincia, e non solo Servola, perché ad esempio Muggia, Valmaura, Chiarbola, Campi Elisi e Monte San Pantaleone non sono frazioni del Comune di San Candido in Val Punteria, non ci interessa sprecare altro fiato se non per rilevare la solita beota rassegnazione, la parolaia sfilza di lamentazioni e geremiadi, dei triestini.  

A loro dunque un Buon Prontosoccorso che gli va ancora bene, nonostante la pericolosità dello stesso denunciata inutilmente dai suoi operatori; ai politici “creativi” e cosiddetti giornalisti invece non vediamo l’ora di spedirli a casa e senza ammortizzatori sociali: Fornero forever.




Un passo indietro? Un miglio per lo meno.

» Inviato da valmaura il 14 April, 2012 alle 2:16 pm

Oggi quando si intende giubilare una persona che ricopre un qualche ruolo: nella politica, nella società, nell’economia, la si invita, ma meglio sarebbe dire la si costringe, a fare un passo indietro.

Non si parla più di dimissionare, che suonerebbe parola brutta ed afflittiva, ma appunto scatta la frase di rito: il passo indietro oppure a piacimento, di lato.

Nel caso in questione, e nel rispetto dell’odierno galateo, più che di fare un passo qui si tratterebbe di percorrere almeno un miglio, indietro si intende.

E partiamo da una premessa. Un vezzo dei politici, particolarmente in voga nella odierna giunta comunale e nei partiti che reggono la maggioranza di Palazzo Cheba, è stato l’invito ripetuto ad ogni piè sospinto di “avere pazienza” che “loro erano appena arrivati ed avevano bisogno di tempo”. A parte il fatto che i “loro” non sbarcavano da Marte ma erano da anni, chi addirittura da decenni, inseriti nella politica e nelle amministrazioni locali e regionali e dunque si presume che le “cose” le conoscessero. Ma poi oramai a poche settimane questa amministrazione governa Trieste da un anno, che sono dodici mesi, 52 settimane, 365 giorni, e scusateci se sono pochi.

Dunque veniamo ai fatti.

Nell’articolo pubblicato su questo sito:  Trieste come Pittsburgh? Non direi proprio.”, descrivevamo già le ragioni della profonda debolezza di questa amministrazione comunale, ove l’anello più debole tra i dieci assessori appare essere, all’evidenza dei fatti di questi mesi, l’Assessore all’Ambiente, Umberto Laureni, una vera e propria sorpresa all’incontrario, ovvero in negativo, rispetto alle previsioni iniziali.

Nel suo operare l’assessorato da lui diretto ha dato prove, poche perché poco ha fatto, fallimentari nei tre campi ove si è cimentato pubblicamente.

Sulla questione del/dei rigassificatori ad esempio il suo “NI”, chiusura per quello di Zaule ma più che possibilista per quello progettato nel Golfo, è stato pure pesantemente rimbrottato dalle colonne del piccolo giornale dal partito che ha espresso l’assessore, ovvero dal Capogruppo in Comune di Sinistra, Ecologia e Libertà. È riuscito pure, l’Assessore Laureni, a farsi sbeffeggiare, ed ahimè con ragione, sempre tramite stampa, dal peggiore amministratore regionale della Giunta Tondo, quell’Assessore all’Ambiente Ciriani che passerà alle cronache con il soprannome di Attila della Val Rosandra, il che effettivamente è tutto dire.

Passiamo ora alla tanto strombazzata raccolta differenziata dei rifiuti, sulla quale aveva campato di rendita elettorale il precedente assessore comunale Rovis. Ritardi, annunci di ventilato aumento della Tassa sui rifiuti, mancata ultimazione delle “isole ecologiche”, quale dolce eufemismo, ed infine invito ai vigili a non comminare le sanzioni previste per ordinanza comunale: insomma istigare, e sempre attraverso stampa, la polizia municipale a commettere il reato di omissione d’atti d’ufficio. Non male neh! Tanto che nelle ultime uscite pubbliche sulla travagliata vicenda della differenziata il Comune ha pensato bene, o male, di farsi rappresentare dall’assessore Omero.

E giungiamo ora alla vicenda Ferriera. E non perché non ci sarebbero altre ed importanti urgenze sul tema ambientale, e soprattutto legate alla tutela della salute e della qualità della vita dei triestini, come lo scandalo delle vasche a cielo aperto del depuratore fognario cittadino dove ristagna la merda di oltre duecentomila persone a stretto contatto con il cuore di due popolosi rioni, Chiarbola-Ponziana e Servola, ma quando il vento soffia nella direzione giusta l’olezzo colpisce le narici del centro città. Oppure le decine di migliaia di metri quadrati di Eternit, amianto, che coprono i tetti dei capannoni portuali dal colle di Servola alla Torre del Lloyd, esposti all’erosione combinata di salsedine e Bora. Oppure ancora dell’inquinamento prodotto dall’Italcementi, od ancora dello scandalo del vecchio Inceneritore alla diossina di Monte San Pantaleone, e per brevità ci fermiamo qui. Dove in questo quasi anno non si è sentita voce alcuna da parte dell’Assessorato all’Ambiente del Comune.

Dunque torniamo sulla questione Ferriera, una emergenza che dura da almeno quattordici anni, dunque cosa non proprio nuovissima. In sequenza l’Assessore Laureni dal luglio dello scorso anno ha pubblicamente promesso: un gruppo di lavoro, interno allo stabilimento, ed un controllo esterno delle centraline di raccolta dati (una scandalosa barzelletta di questo ultimo decennio che ahimè continua imperterrita senza far ridere più nessuno) che entro il mese di ottobre (2011) avrebbe permesso al Comune di varare ed imporre nuovi e più stringenti controlli e misure efficaci sull’azienda.

Ma ottobre non porta bene visto che sempre per la metà di quel mese doveva ricomparire la desaparecida (dal 28 agosto 2008, e scusateci se è poco) Conferenza dei Servizi regionale per rivedere l’Autorizzazione Integrata Ambientale incredibilmente concessa dalla Regione (Giunta Illy-Cosolini) ai russi della Severstal-Lucchini.

Ma neppure gennaio (2012) scherza, perché entro la fine di quel mese doveva essere resa nota l’ordinanza Cosolini-Laureni con le rigorose prescrizioni e diffide alla Ferriera. Siamo a metà aprile e le poste funzionano sempre peggio.

Due altri aspetti meritano di essere segnalati.

L’Assessore Laureni è riuscito pubblicamente a fare, vedi audizione in Regione ad esempio, quello che nemmeno i vari Ferrara, Bucci e Dipiazza  avevano osato pensare, ovvero affossare ed opporsi alla attuazione (omessa da Regione e Comune dal maggio 2005) del Piano d’Azione Comunale contro l’inquinamento da fonte industriale. E un regalo così certamente Tondo, Ciriani ed il centrodestra non se lo aspettavano da un esponente di SEL.

L’assoluta arroganza, che ha sorpreso molti ma non noi per la verità, espressa e dimostrata dall’assessore comunale all’ambiente in occasione di pubblici incontri, assai pochi per la verità, avuti in questi mesi con i cittadini, accompagnata da una sconcertante non conoscenza (eufemismo reale che sta per ignoranza) di molte delle normative di legge inerenti il suo campo d’azione. Con frasi del tipo “io mi sento in obbligo di informarvi ma non sono tenuto ad ascoltare e recepire le vostre opinioni” (alla defunta Consulta comunale sull’Ambiente) oppure “se non volete capire quella è la porta e potete andarvene” (Giunta itinerante alla scuola Caprin con invito immediatamente raccolto da tutti i cittadini, oltre cento, presenti che hanno preso cappotto e appunto se ne sono andati).

Tutto quanto sopra non è l’opinione di chi scrive ma è un semplice elenco, e vi assicuriamo parziale per brevità, di fatti, parole ed impegni assunti e disattesi in quasi un anno di attività dell’Assessore all’Ambiente del Comune di Trieste.

Facile capire dunque perché oggi tutti gli Istituti di sondaggio seri, e perfino la SWG, rilevino come il 50 e passa per cento dei cittadini dichiari di non voler più andare a votare e di come la percentuale di fiducia dei partiti, tutti, vecchi e nuovi, sia saldamente attestata tra il 4 ed il 6%, insomma nemmeno sufficiente a raggiungere il numero degli iscritti e parenti.

Peccato che quando lo scrivemmo come Circolo Miani su questo sito, dopo i dati precursori delle amministrative di un anno fa, dove i voti validi a Trieste furono il 49%, nessuno ci prese in considerazione o pensò di riprendere la notizia per discuterne sopra.

Dunque signor assessore all’ambiente capirà perché nel suo caso specifico un passo indietro sia assolutamente inadeguato: un miglio ci vuole, per lo meno.




Sempre più giù, in tutti i sensi.

» Inviato da valmaura il 7 March, 2012 alle 10:59 am

Oramai l’emorragia di copie perse dal piccolo giornale è un fiume in piena.

Sempre più spesso nel tamburino del giornale la cifra delle copie “diffuse”, attenzione non vendute ma stampate per le tre edizioni quotidiane di Trieste, Gorizia ed Istria, si abbassa attorno alle 35.000 unità; numeri ovviamente da cui vanno sottratte le migliaia di copie di rese invendute che fanno bella mostra di se sui bancali della Litoranea in quel di Monfalcone.

D’altronde si può ben comprendere il rifiuto dei cittadini a ricevere informazioni la cui professionalità è ben rappresentata, tanto per fare un esempio a caso, dal titolo del pezzo a sigla (C.E.) sul resoconto del processo (processo?) di ieri la cui udienza nel merito è durata esattamente una decina di minuti e poi è stata subito rinviata perché uno dei due testi della pubblica accusa non si è presentato in Tribunale.

Il titolo testuale recita: “Francobolli regionali. Fogar in aula il 5 giugno”. Ecco il contenuto del pezzo che segue è ben rappresentato dalla veridicità del titolo e confutarlo è opera inane assai, oltre che perfettamente inutile.

Nei fatti l’udienza lampo è stata rinviata a martedì 29 maggio alle ore 15, sempre nell’aula 215 al secondo piano del Tribunale, così giusto per completezza dell’informazione magari per qualche cittadino interessato ad assistere al processo.

Sul resto non c’è ora altro da aggiungere e siccome noi non usiamo, nel torpore di un ordine dei giornalisti che ancora di più giustifica la necessità di una sua rapida abolizione, gli strumenti di informazione sui quali scriviamo come una clava per colpire cittadini inermi, “aggiusteremo” la verità nelle deputate sedi di un paese civile. E sarà folta e ci auguriamo ricca compagnia a risponderne.

Ma intanto ci sembra cosa della massima attualità riproporre un pezzo pubblicato su questo nostro sito dedicato ad un altro servizio del piccolo giornale sempre a sigla (C.E.), sul precedente processo a carico di Maurizio Fogar e del Circolo Miani conclusosi con sentenza definitiva (chiesta pure alla pubblica accusa) di assoluzione perché “Il fatto non sussiste”. Insomma la formula più ampia che possa esistere nel nostro codice.

Buona rilettura.

  

(C.E.) chi è costui?
» Inviato da valmaura il 6 May, 2009 alle 11:06 am

(C.E.) chi è costui? E siccome è giusto dare a Cesare quel che è suo, completiamo la sigla con l’intero nome e cognome: Claudio Ernè.

Entrato al Piccolo come fotografo, veramente eccellenti alcuni suoi scatti su fatti di cronaca politica negli anni settanta, passò poi cronista. Era l’epoca della Rizzoli che aveva acquistato Il Piccolo dalla ultradecennale proprietà di Chino e famiglia Alessi, e che aveva mandato il torinese Ferruccio Borio a dirigerlo, prima che scoppiasse lo scandalo P2 con annessi e connessi. Era l’epoca del cosiddetto consociativismo, dell’inizio del compromesso storico tra DC e PCI. E in questo clima per dare una svolta alla politica ultranazionalistica del quotidiano locale la nuova proprietà aprì le porte del giornale ad alcuni nomi graditi, se non proprio indicati, al Partito Comunista.

Così inizia la carriera di C.E. al quotidiano locale, poi con gli anni finisce ad occuparsi quasi solo di cronaca nera, di giudiziaria, con qualche tuffo nell’attualità e nella politica. Adeguandosi perfettamente, plasmandosi quasi, ai cambiamenti di linea politica del giornale, passato poi al gruppo editoriale di destra Monti-Riffeser, e distinguendosi per alcuni “pezzi” decisamente anticomunisti, come spesso capita a quasi tutti gli “ex”.

Qui ne diamo tre esempi abbastanza significativi, pubblicati sul mensile Nuova Società, che come lo stesso C.E. ricorda nel suo articolo di lunedì 4 maggio dedicato a Maurizio Fogar ed al Circolo Miani: “lo stesso circolo aveva avuto il merito  di farsi editore di una pubblicazione di notevole spessore culturale”. Mensile che fu allora il più diffuso periodico regionale, autore di tutte le principali inchieste giornalistiche sulla Tangentopoli locale, e che fu fondato proprio per offrire una alternativa alle censure ed alla disinformazione del quotidiano sul quale C.E. scriveva.

Quale fosse il clima di professionalità e di etica dell’informazione che allora, ma solo allora?, aleggiava al Piccolo lo rappresenta benissimo questo episodio. Quando ospitammo, grazie alla collaborazione di Gianluigi Melega, Enzo Tortora per la sua prima uscita pubblica in Italia dopo la piena assoluzione di quella montatura giudiziaria che lo avrebbe di lì a poco ucciso, in una domenica mattina al cinema Ariston stracolmo fino su viale Romolo Gessi di triestini, il quotidiano locale non ne diede praticamente notizia. Mentre tutti i TG nazionali, la stampa italiana e le televisioni di mezza Europa corsero a Trieste per seguire la manifestazione. Memorabile l’apertura del TG1 della sera con il servizio da Trieste come prima notizia.

Ma a parte i tre pezzi in questione pubblicati nei numeri di novembre 1988, aprile e dicembre 1989 (clicca sopra per vederli) e rimasti senza replica alcuna dell’interessato, che qui riproponiamo, voglio qui ricordare due altri  episodi che lo ebbero come protagonista. Quando Franco Basaglia viveva una sofferta agonia, la moglie e gli amici gli chiesero di non scriverne per rispetto alle ore terminali del noto primario. Ed infatti C.E. non esitò a pubblicare nel dettaglio la notizia. Così come un più recente servizio curato sempre dalla stessa persona e che riguardava la scoperta di uno dei purtroppo frequenti casi di abuso di farmaci steroidi ed anabolizzanti nelle palestre triestine, in una indagine da parte delle forze dell’ordine. Per giorni e giorni vennero descritte sul giornale le vicende anche molto personali e familiari del gestore della palestra fino a che questi non fu trovato impiccato su di una trave di casa a Muggia.

Tragica ironia volle che poi proprio dalle colonne del giornale si facesse il pistolotto sulla campagna di notizie ed indiscrezioni che avrebbe stroncato la fibra del giovane e lo avrebbe spinto al suicidio. Come se non fosse stata la stampa locale la fonte continua e pressante di questa situazione.

Ecco ci sembrava opportuno informare i tanti o pochi lettori di questo sito di alcuni aspetti della storia professionale di C.E. per rendergliene giusto merito.




Trieste. Una città senza dignità.

» Inviato da valmaura il 18 February, 2012 alle 1:46 pm

18 febbraio.

Perché partiamo dalla data? Ma perché a metà gennaio il tandem Laureni-Cosolini, rispettivamente Assessore all’Ambiente e Sindaco di Trieste, avevano annunciato pubblicamente, solennemente quanto ultimativamente, e con un tono da tregenda che entro il 31 gennaio il Comune avrebbe inviato una ordinanza alla proprietà della Ferriera con le rigorose prescrizioni da osservare in tema di inquinamento. Pena, quello non si sa perché si erano scordati di dirlo.

Per quanto si sa gennaio è finito e nulla è stato inviato. L’inquinamento cancerogeno però è continuato ed anzi aumentato, forse si sono scordati di avvertirlo.

Continua nel frattempo la tragica farsa, perché riguarda non solo il lavoro dei 450 dipendenti più i 200 della Sertubi, ma il futuro tutto della nostra provincia (a partire dall’eventuale sviluppo del porto) delle prospettive dello stabilimento: dei compratori fantasma, dei debiti della proprietà, oramai ex perché espropriata dalle banche creditrici, saliti ad oltre 1,17 miliardi di euro.

Dal 2000 la politica, un sindacato assolutamente inefficace (ad essere proprio buoni), gli enti locali (dalla Regione al Comune), la locale classe dirigente, non sono riusciti a produrre un progetto, ma che dire, anche solo un’idea di come, quando e su cosa riconvertire lo stabilimento e creare nuova occupazione. Di tavoli istituzionali ne hanno fatti fino ad ora 27, tra centrodestra e centrosinistra, ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti, di chi ovviamente li usa per vedere e non per leggere la stampa locale che su questo ha fatto negli anni sistematica e grave disinformazione, ovviamente a tutela degli interessi forti e della politica incapace.

Tutto il resto sono solo chiacchiere.

L’unico piano concreto, e che ove attuato, a Napoli con la riconversione dell’Ilva di Bagnoli, ha portato alla decuplicazione dei posti di lavoro, in questi anni, per la precisione nel 2004, è stato presentato in Regione dal Circolo Miani. Ovviamente è stato ignorato e totalmente nascosto dai cosiddetti organi di informazione.

Passiamo ad altro.

Per esempio la sanità triestina, a partire dagli ospedali (da Cattinara al Burlo) sta letteralmente cadendo a pezzi, con scenari da Bangladesh, e rischi mortali per i ricoverati.

Manca perfino il riscaldamento, oltre che i posti letto ed il personale e questa non è una novità, e tutto passa nell’indifferenza della politica ma quel che è peggio della gente la cui vita prima o dopo dipenderà proprio da questi ospedali. Anzi il presidente regionale Tondo può tranquillamente dichiarare, sempre oggi 18 febbraio, sulla stampa che ovviamente in posizione fantozziana pubblica senza commentare, che “Vogliamo garantire la salute ai massimi livelli. Nostro dovere di politici è di assicurare ai cittadini di questa regione i migliori livelli possibili di salute”. E può ancora tranquillamente camminare per la pubblica strada.

Sempre nell’altro. Scoppia l’allarme Eternit delle tettoie dello scalo Legnami, sarà forse l’effetto del processo con condanna esemplare del Tribunale di Torino per la strage all’amianto, e come miracolo a venire si scopre solo ora che dalla Torre del Lloyd a San Vito fino al Colle di Servola ci sono decine di migliaia di metri quadri di tettoie in Eternit, magari con una scuola ed i suoi 850 bambini circondati dall’amianto.

Dove erano i cosiddetti giornalisti, i cosiddetti genitori dei suddetti bambini, i politici d’accatto quando dal 1998 ad oggi inutilmente il Circolo Miani ed il Coordinamento dei Comitati di Quartiere denunciavano ogni settimana che Dio mandava in terra questo pericolo?

Distratti, menefreghisti o che altro? Tanto, pensa el mona patocco, tocca sempre agli altri. Come diceva Aiazzone? Ah si! Provare per credere. Solo che qui quando provi sei fregato per sempre.

Post Scriptum: lunedì 5 marzo, alle ore 11.30, nell’aula 113 al piano terra del Tribunale di Trieste si apre il processo contro gli undici cittadini, quattro donne e sette uomini, accusati di aver occupato il Municipio di Trieste il 29 giugno del 2010 per difendere la legalità e tutelare la salute della nostra comunità sulla vicenda Ferriera. Ecco vedete cosa si rischia ad avere ancora un briciolo di dignità in questa città.

(fine della prima puntata)




Niente di nuovo sotto il sole.

» Inviato da valmaura il 17 January, 2012 alle 2:10 pm

Purtroppo l’anno nuovo inizia peggio di come il 2011 ci abbia lasciato, il che dunque è tutto dire.

Le notizie che arrivano sono praticamente tutte sconfortanti, forse, anzi via quel forse, meno una: il piccolo giornale ha raggiunto il minimo delle copie vendute. Sul tamburino di oggi il dato di quelle diffuse, cioè stampate, supera di poco le 35.000 unità, comprese le edizioni di Trieste, di Gorizia e dell’Istria. Non era mai successo prima.

Ma torniamo alle brutte.

La sanità triestina, in specie quella ospedaliera, è oramai al più totale collasso.

E la politica si rimpalla delle responsabilità che sono invece chiarissime. Se oggi Cattinara ed il Burlo sono ridotti in condizioni preagoniche il demerito è tutto e solo ascrivibile a chi ha governato la Regione in questi ultimi trenta anni. Anzi una fetta importante di questa responsabilità la porta pure la nostra gente, che chiamarli cittadini mi sembra parola qui fuori posto, che ha accettato e continua a subire passivamente una situazione che mette in gioco il bene primario di ognuno di noi: la salute e la vita.

Rassegnazione, fatalismo, monaggine o quant’altro caratterizzano una volta di più i triestini che accettano in silenzio tutto questo, cosa che invece, come sempre più spesso ci capita di vedere per i TiGì, porta a delle vere e proprie rivolte di popolo in altre parti d’Italia.

Le notizie dei malati accatastati nei reparti e nel pronto soccorso, i tempi di cura, terapia ed intervento, per non parlare di quelli per visite specialistiche od esami: non fanno appunto più notizia perché sono la norma. E quando questa stampa locale ne parla si limita a fotografare l’esistente senza risalire alle cause, senza individuare i responsabili di questo sfascio inaccettabile.

La vicenda Ferriera-Sertubi è d’altra parte il simbolo del fallimento della società triestina: politica, industriale, sindacale. Hanno perso quattordici anni di tempo per scoprire, e coprire, quello che il Circolo Miani ed i Comitati di Quartiere dicevano già nel 1998.

Bravi. Ma ora la crisi è esplosa e a poco serve aver sistematicamente nascosto i dati, taroccato i numeri (come quelli del debito bancario della vecchia proprietà russa della Severstal, pubblicati per due anni di fila sempre fermi a quota 700 milioni quando in realtà avevano raggiunto la cifra di 1,17 miliardi di euro). E le conseguenze si vedono tutte. Ed ha ragione da vendere il nuovo amministratore delegato della Sertubi quando rinfaccia alla politica di aver taciuto e di non aver “commissariato” la proprietà della Ferriera anni fa, perché “tutti sapevano”.

In quanto al sindaco Roberto Cosolini, per il suo bene qualcuno dovrebbe ricordargli che non può dichiarare sulla stampa, come fatto oggi, che «Prendo in ogni caso il dato come uno stimolo a lavorare - non si scompone Cosolini - e ricordo che quel 57,5% di voti dello scorso maggio è un dato mai raggiunto da alcun candidato sindaco da quando vige il meccanismo dell’elezione diretta».

Si riferiva a quelle abituali classifiche farlocche che annualmente vengono pubblicate sul “gradimento” popolare di sindaci, presidenti di Regione e Provincia. Perché se è vero che è stato eletto con quella percentuale, va detto che i voti validi sono stati pari al 49% degli elettori, questo si “un dato mai raggiunto da alcun candidato sindaco da quando vige il meccanismo dell’elezione diretta” e che lui dunque è stato votato da appena il 28% dei triestini. Una cosa appunto mai vista prima e che dovrebbe portate tutta la politica ad una preoccupata riflessione.

In quanto allo sfortunato assessore all’Ambiente del Comune pare che non gliene vada bene una che è una. Sperperata in un lampo, che è anche un vero record personale, la credibilità agli occhi della gente sulla vicenda Ferriera, è totalmente naufragato, peggio della Costa Concordia, sulla seconda cosa alla quale ha messo mano: ovvero la raccolta differenziata dei rifiuti. La vicenda ha oramai assunto aspetti tragicomici e stupisce sentir parlare di un aumento delle tasse sulle “scovazze”, la invisa Tarsu comunale. Anzi dovrebbe essere esattamente il contrario, ad un aumento della raccolta differenziata dovrebbe infatti corrispondere una diminuzione dei costi di smaltimento ed un conseguente aumento dei ricavi (dal riciclo e vendita delle materie recuperate); ergo una conseguente diminuzione della tassazione ai cittadini.

Ma pare che solo a Trieste succeda il contrario. La classica eccezione alla regola. Ma sarà proprio sfiga o che altro, che proprio a Trieste deve toccare in malasorte tutto ciò?





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