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Circolo Miani » News Correnti » Page 168

L'uomo di Lourdes.

» Inviato da valmaura il 12 August, 2013 alle 11:48 am

 

Oppure il Cavaliere Bianco della siderurgia. Così insomma è stato dipinto il signor Arvedi da Cremona, Cavaliere, questo si, della Repubblica italiana, da tutta, ma proprio tutta e con il solito primato del piccolo giornale che in questo, ovvero osannare i potenti, è maestro, la stampa e TiVù locale, e ovviamente da quasi tutta la politica, e ci mancherebbe, con la lodevole eccezione del Movimento 5 Stelle e pochissimi altri.

Ma fino ad ora, non sono state fatte le due uniche cose che c'erano da fare. Ossia due semplici domande. Conoscere nel dettaglio il piano di rilancio industriale o se si vuole di ristrutturazione e riconversione del sito Ferriera che, non dimentichiamolo è per il 60% di proprietà del demanio statale, del cav. Arvedi e di quanto denaro egli intenda investire, denaro suo e non nostro, ovvero dello Stato, Regione e Comunità Europea, nell'operazione.

Finora abbiamo assistito ad una scena che lascia allibiti per la genericità ma anche per la pronta, diremmo entusiastica adesione, dei soliti corifei: quelli di cui sopra. E possiamo capirli: fanno il loro mestiere e i loro interessi, che nulla hanno che fare con i veri interessi della nostra comunità. E lo diciamo anche per i lavoratori, perchè qui ogni giorno che passa si annusa l'aria di una Sertubi Due, con l'aggravante che dal dicembre di quest'anno entrano in funzione gli assai più restrittivi, per i lavoratori si intende, parametri sul Welfare della cosiddetta riforma Fornero, che Dio l'abbia in gloria sempre e comunque.

Dunque ad oggi, oltre alla biografia del cavalier Arvedi, di preciso non si è detto nulla o quasi, salvo che si partirebbe con un primo affitto di ramo d'azienda per alcuni mesi (pare sei).

Di quattrini il pretendente ha parlato genericamente di una decina di milioni suoi da investire sugli impianti, che non bastano nemmeno per riverniciarli altro che rifarli, ed ha subito chiesto che il pubblico, ovvero noi, si assuma l'onere dei costi delle bonifiche del sito, inquinantissimo, della Ferriera (valutato dal Ministero dell'Ambiente nelle sue relazioni di tre anni fa tra i 60 ed i 100 milioni) e della messa in sicurezza (falde acquifere e mare). Nonchè sempre il pubblico, e ridanghete noi, gli costruisca una seconda banchina per fare insomma concorrenza con i soldi pubblici al porto pubblico di Trieste, una genialata non c'è dubbio, e che fa capire di che pasta è fatto il cavaliere cremonese. Si è parlato poi, altrettanto genericamente di “investimenti per ridurre l'impatto ambientale” (quanto,please, dieci cents, un milione, cento milioni?), frase che oramai da oltre due anni, più o meno da quando un fantasma è stato messo ad occuparsi dell'Ambiente in Comune, e pare che analogo fatto sia accaduto da alcuni mesi in Regione, è divenuta come un mantra: da cantare in coro, sindacalisti compresi, ma che non muta di una virgola la disastrosa situazione dell'inquinamento mortale che la Ferriera erutta ogni giorno, 24 ore su 24. E in quanto al “dare tempo al gruppo Arvedi” di conoscere la situazione, è una scusa che non regge, anzi ha il sapore della semplice presa in giro. La Arvedi spa conosce benissimo, e non da oggi ma dal 2007/8, lo stato degli impianti della Ferriera, da quando appunto i suoi tecnici la visitarono, palmo a palmo per quaranta giorni cinque anni fa ed appunto Arvedi ritirò prontamente il suo interessamento, anche perchè la Severstal-Lucchini pensò bene di appioppargli i costi delle bonifiche future. A proposito, vorremmo qui ricordare che una legge della Stato, per quanto valga ancora a Trieste soprattutto dalle parti di Foro Ulpiano, stabilisce l'indiscusso principio che “chi inquina paga” e non ci sono altri commi che scrivano che no, invece dell'inquinatore paghi la Regione, lo Stato o la UE.

Ci fu allora un simpatico siparietto, in occasione della prima apparizione di Arvedi in loco, tra l'altro direttore della Ferriera e della Lucchini Italia era quel tal Francesco Rosato, non sappiamo se già coniugato in Russo, che è passato disinvoltamente, anche troppo, dall'essere rinviato a giudizio per falso e smaltimento illecito di rifiuti speciali, a consulente del Comune e oggi, nella sua ultima versione lo ritroviamo addirittura rappresentante degli interessi del Gruppo Arvedi al tavolo ministeriale sulla Ferriera, ad interloquire proprio con quel Comune da cui era pagato fino all'altro ieri. Non vorremmo domani, sulla base della recente legge, trovarcelo pure Commissario governativo alla Servola spa, ed allora forse si capirebbe il perchè vero della consulenza semestrale, di cui per altro sarebbe duopo aspettarsi una dettagliata relazione, dettagliata come almeno i 47.700 euro pagatigli dai cittadini. E per favore non ci si venga a dire che l'operazione Arvedi è merito suo, perchè non stava proprio nelle competenze a lui affidate dal contratto di consulenza.

In quanto ad una Regione, così pronta e prodiga nei confronti di un interessamento cremonese dal destinare sull'unghia 14 milioni e mezzo di euro, sempre nostri, a favorirlo, senza per altro che l' appariscente presidente di Confindustria locale abbia nulla da recriminare, anzi, per il palese squilibrio di trattamento nei confronti dei suoi associati triestini, vorremmo sommessamente ricordare che gli “aiuti di Stato” sono una delle cose tassativamente vietate, e non da oggi, dalla Comunità Europea, cosa che una Presidente della Regione che siede ancora contemporaneamente al Parlamento Europeo, si spera, dovrebbe conoscere.

Ma torniamo al simpatico siparietto del 2007 (fine) tra l'allora sindaco Dipiazza, che alla notizia dell'apparire di Arvedi sulla scena del delitto, anzi del “cancro” come ama definire la Ferriera, ed il sempre allora Assessore regionale Cosolini (in Regione dominava Illy) svoltosi in una delle tante quanto inutili riunioni dedicate dal Consiglio comunale, e per fortuna allora non c'era il nostro fantasma, alla “emergenza (pluridecennale grazie alla politica nostrana) Ferriera”. Cosolini, audito dal Comune perchè presiedeva quell' altrettanto inutile Tavolo regionale per la riconversione, appunto, della Ferriera (2003-2008), rinfacciò al Sindaco la sua stoltaggine, sbeffeggiando pubblicamente Dipiazza nell'aula consiliare, irridendolo per quell'infelice “abbiamo fatto Bingo” da lui dichiarato alla stampa per commentare il poi fallito arrivo del salvatore cremonese.

Oggi a ruoli invertiti abbiamo riassistito alla stessa scena, con Cosolini Sindaco che ha costruito metaforicamente ma non troppo una statua equestre al patron cremonese ed il Dipiazza consigliere regionale che lo irride dalla stampa. Una scena triste, perchè dimostra da che politica siamo governati, e disvela l'assenza totale di una stampa e di un giornalismo degni di esistere.

In tutta questa vicenda, il cui esito, nonostante il piccolo giornale e gli altri corifei di complemento che ben si son guardati, ad esempio, di informarsi con un semplice clic su internet sulle proteste degli abitanti di Spinadesco (Cremona) dove ha sede l'acciaieria Arvedi, non appare affatto scontato, è stato, come sempre da oltre due anni a questa parte, silenziato il dramma delle malattie, delle morti, della pessima qualità della vita che oltre ottantamila triestini e muggesani, non solo i “servolani” caro Ussai, di cui per altro condividiamo ogni altra riga del suo comunicato, sono costretti a patire e subire direttamente sulla propria pelle ogni giorno che la Ferriera continua ad esistere. E sia certo chi oggi parla di “siderurgia pulita” nel cuore di Trieste che essa è impraticabile, e vietata per altro dalle direttive europee, e che ciò implicherebbe comunque investimenti finanziari centinaia di volte superiori alla “decina di milioni” di Arvediana intervista. Cosa per altro che il Giovanni Arvedi, classe 1937, da Cremona sa benissimo. E allora?




Chi sta dietro a chi.

» Inviato da valmaura il 19 July, 2013 alle 2:30 pm

Il senatore Francesco Russo, del PD, si domanda, e per farlo lo fa ricorrendo all’eco locale del suo partito, non si limita cioè a farlo tra le quattro mura di casa interpellando la sua coscienza, e coinvolgendo dunque l’opinione pubblica nel suo angosciante interrogativo, chi stia dietro, soprattutto finanziariamente ed organizzativamente, al recentemente nato Movimento Trieste Libera. Ed adombra la presenza dei “poteri forti”, leggi Camber (Giulio) con Monassi aggiunta, con annessi e connessi, insomma come il famoso acronimo guareschiano del FODRA (Forze Oscure Della Reazione in Agguato). Dimentico, lui tapino, che con questi signori il suo partito ed il suo capocorrente (Letta nipote) governano assieme e che pertanto sono i suoi alleati.

Ma diamo una mano alla coscienza tormentata del Russo suggerendogli un altro interrogativo. Come mai nessun organo di stampa, scritta (come il piccolo giornale così sensibile nel pubblicare i suoi angoscianti dubbi, meno però nell’accettare come azionista del suo Gruppo editoriale il braccio destro e sinistro di Camber, quel Paniccia accompagnato dai sette milioni di euro in azioni Finegil della Fondazione CRT) o radiotelevisiva (dalla Rai del suo amico di partito Degano) ha dato notizia della manifestazione cittadina promossa dal Circolo Miani in piazza Unità, non davanti al Tribunale, concesso, ma “solo” davanti al Municipio, alla Prefettura ed alla Presidenza della Regione? Eppure se erano duecento i manifestanti targati Trieste Libera quelli in piazza Unità erano di più, dunque pensiamo non possa essere il numero il metro di giudizio.

Ed allora, amletico Russo? E come mai dal 2001 praticamente tutte le iniziative (manifestazioni, cortei, assemblee, anche le tre al Palasport con quasi mille persone) promosse dal Circolo Miani e Servola Respira dono sempre state silenziate e censurate dal gazzettiere locale così prodigo invece di attenzioni verso i suoi dubbi?

Le diamo un aiutino. Sarà mica perché il tema era la Ferriera? Ed ancora: sarà mica perché questo disturbava i “poteri forti” trasversalmente intesi, che coinvolgono cioè tutta la classe dirigente, politica ed industriale con i sindacati a far da ruota di scorta, al servizio degli interessi di una multinazionale russo-bresciana?  Chissà magari potrebbe farsi aiutare a trovare una risposta in famiglia, interpellando suo cognato, ora che ha finito di consigliare il Comune e dopo aver diretto per anni e anni Ferriera e Lucchini ha solo di occuparsi del processo in cui è indagato. Capisco che i suoi consigli costano, e caro, soprattutto alle tasche dei cittadini, ma forse ai parenti fa uno sconto. Oppure potrebbe chiedere aiuto al legale di partito, quel Borgna che si divide tra consigli di amministrazione e aule di tribunale a difendere appunto la Lucchini and company, e che magari un parere a gratis, sarebbe la prima volta, glielo concede.

Ecco risponda anche a questo di interrogativi, che non mi sembra affatto irrilevante visto che ha portato il 59 % dei triestini a disertare le urne alle ultime elezioni regionali, e che riguarda il più partecipato ed esteso nel tempo movimento di cittadini che Trieste ricordi a partire dagli anni settanta.

Quando ha trovato la risposta ci telefoni, faccia pure con comodo, grazie.




Ferriera: S'i fosse fuoco, arderei 'l mondo;

» Inviato da valmaura il 18 July, 2013 alle 1:42 pm

Ferriera: S'i fosse fuoco, arderei 'l mondo;

Cecco Angiolieri

S'i fosse fuoco, arderei 'l mondo;
s'i fosse vento, lo tempestarei;
s'i fosse acqua, i' l'annegherei;
s'i fosse Dio, mandereil' en profondo;
s'i fosse papa, allor serei giocondo,
ché tutti cristiani imbrigarei;
s'i fosse 'mperator, ben lo farei;
a tutti tagliarei lo capo a tondo.
S'i fosse morte, andarei a mi' padre;
s'i fosse vita, non starei con lui;
similemente faria da mi' madre.
Si fosse Cecco com'i' sono e fui,
torrei le donne giovani e leggiadre:
le zoppe e vecchie lasserei altrui.

E se fossi Arvedi? Che diamine chiederei esattamente quello che Arvedi chiede. Ovvero un contratto d’affitto d’impresa semestrale, che poi si vedrà, una riduzione del personale del 20% (circa ottanta dipendenti in meno) che risparmiare non guasta, di godere dei quattrini pubblici legati alle agevolazioni, fuori legge per l’Europa a cui per la procedura d’infrazione in corso gli italiani pagano fior di centinaia di migliaia di euro di sanzioni, quelle intese come Cip 6 e che sono state dal 2001 ad oggi la vera cassaforte della Lucchini prima e Severstal dopo che non a caso aveva legato (Bondi) la data di chiusura della Ferriera a quella di cessazione delle suddette agevolazioni (prima 2009 e poi prorogata al 2015), di riuscire a ricevere le sovvenzioni pubbliche del decreto governativo “crisi complesse” e, ma, soprattutto di quelle europee per la siderurgia. Ultimo portarmi in casa per le mie acciaierie della ghisa a buon mercato, insomma con queste premesse a costo zero.

Piccolo particolare: essere esentato dal pagamento (sessanta-cento milioni) del costo delle bonifiche del sito, inquinantissimo. E magari in futuro intortarmi nel business legato alla eventuale destinazione logistico portuale dell’area.

Ecco s’i fosse Arvedi proprio così farei, e come dargli torto.

Torto, e marcio invece, ce l’hanno tutti gli altri. A partire dalla classe dirigente locale e regionale che dal 2001, quando la crisi non esisteva, non ha saputo e voluto trovare uno straccio di idea o di progetto per la riconversione ed il riutilizzo dell’area. Da un sindacato che difendendo sempre la proprietà di turno, prestandosi appieno al ricatto occupazionale, oggi si trova di fronte al concreto rischio di un secondo caso Sertubi, ma con ancora meno garanzie per gli ammortizzatori sociali a “riforma” Fornero in vigore. Lasciamo poi perdere i commenti di una politica che si vede così rinviare la soluzione di un problema che non ha saputo mai affrontare e risolvere, e di una confindustria che suona la solita canzoncina, giusto per far sapere di essere in vita, ma che in tutti questi anni non ha mai offerto una proposta, un progetto, un investimento che sia uno, e non solo sul caso Ferriera.

E lasciamo infine perdere il ruolo della cosiddetta stampa, che è come sparare sulla Crocerossa, e che però ha contribuito non poco, anzi, ad inquinare il clima su questa e altre vicende e che appare totalmente cieca, sorda e muta rispetto all’evolversi di una situazione che per salvare alcune centinaia di posti di lavoro costerà cifre enormi al pubblico denaro: soldi che a questo punto, non sembri un assurdo, converrebbe destinare direttamente agli stessi dipendenti, risparmiandone così molti, e non a favorire gli affari, per amor di Dio legittimi dal suo punto di vista, di un privato.

Si, un’ultima cosa. Avete notato che non si parla più dell’inquinamento e della salute di decine di migliaia di triestini e muggesani, e da almeno due anni oramai? Ma si, un dettaglio insignificante: che diamine non bisogna disturbare il manovratore e chi fa gli affari con i soldi altrui, anzi di noi tutti.




I piani laureniani.

» Inviato da valmaura il 3 July, 2013 alle 12:17 pm

Alcune considerazioni sullo spazione, quasi una pagina, dedicato al roboante “piano” del Comune sull’inquinamento, Ferriera in primis.

I fatti contenuti nell’articolo: nessuno.

Dopo più di due anni e mezzo dall’insediamento, e superata dunque la boa di metà mandato, questa amministrazione sta ancora “studiando”, “preparando e predisponendo, nonché proponendo”: ad esempio alla Regione di affidare all’ARPA la gestione di tutte le centraline. Insomma come dare alla Banda Bassotti la sorveglianza della Banca di Topolinia. Sono note a tutti, quelli che ovviamente hanno gli occhi per vedere e la volontà di farlo, le pesanti responsabilità dell’ARPA in questi anni. Pari forse solo a quelle di una ASS che si è sempre rifiutata di fare, e dal dicembre 1998, quella indagine epidemiologica da noi richiesta su tutti i residenti nei comuni di Trieste e Muggia. Se solo la Procura avesse dato corso alle solenni enunciazioni fatte “sui mancati controlli degli enti pubblici” per due estati di fila dall’allora Procuratore Capo, oggi se ne discuterebbe in una aula del Tribunale.

Per il resto poi si ripete quanto già detto nel luglio 2011, sui “gruppi di monitoraggio di pronto intervento”, sulla “consulta ambientale” ed amenità varie. Resta il fatto che oggi chi telefona al Pronto intervento della Polizia Municipale si sente suggerire, con tanto di numero telefonico, di “chiamare il Circolo Miani”. Come se noi disponessimo di mezzi dotati di sirene e luci blu lampeggianti con squadre di agenti pronti ad intervenire in forze.

Ma questa è la pura e semplice verità, tutto il resto sono solo chiacchiere per gonzi, un tanto al chilo che non costano niente, dove i soliti lacchè di turno faranno a gara per inserirsi nel “piano” ed altri, giustamente dal loro punto di vista, cercheranno di guadagnarci di che vivere.

Articoli come questi, il cui impietoso confronto con la cruda realtà decine di migliaia di persone possono fare ogni giorno da sole, servono solo ad incrementare a dismisura il rifiuto dei cittadini a votare questa classe politica, vecchia e nuova, totalmente sorda o incapace di rapportarsi con i problemi della comunità, anche solo ad ascoltare e frequentare la gente normale.

Non c’ è da stupirsi dunque se alle ultime elezioni regionali, a questo punto diventa quasi irrilevante parlare di vittoria, a Trieste comune non ha votato quasi il 60% degli elettori e in provincia ha disertato le urne il 57%.

Chiaro dunque perché sul piccolo giornale l’altro giorno campeggiava una intera pagina con fotone annesso sul “riattaccamento” delle due pinne laterali allo squalo imbalsamato del museo comunale, distaccate durante il trasloco della carcassa.

Capirai che notizia! Ma tutto serve per riempire le quattro paginette di cronaca del notiziario pubblicitario locale (l’altro giorno nelle pagine riservate a Trieste c’erano 13 e passa di sola pubblicità e 8 scarse di notizie ed anche queste infarcite di inserzioni) pur di silenziare le duecento e passa persone, più le altre centinaia e centinaia che ne facevano contorno in piazza Unità, in occasione della manifestazione-assemblea pubblica sull’emergenza inquinamento Ferriera.

E si capisce si doveva tirar la volata alle chiacchiere di lor signori. In quanto ai numeri è interessante fare un confronto tra la partecipazione di cittadini che le iniziative promosse dal Circolo Miani ottengono da sempre e la risposta di gente che invece ha il mondo variegato dei partiti, grillini compresi, e che raramente supera il 10% dei numeri dell’altro giorno, e nonostante il “pompaggio” garantito su stampa scritta e Rai regionale.

Post Scriptum. Tre modesti suggerimenti su cose da fare subito concretamente, e senza scomodare i caschi blu della Nato o i Satelliti della Nasa: sgomberare la discarica abusiva di migliaia e migliaia di tonnellate di Loppa, le cui collinette vanno dal capannone dell’ex acciaieria al mare; fermare l’altoforno che perde almeno 30.000 metri cubi di gas al giorno; rifare la torre di spegnimento della cokeria. Queste cose le abbiamo scritte e dette in ogni salsa ed anche alla Procura, e sono state il centro della manifestazione di venerdì 28 giugno, ma non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.




Il maranza colpisce ancora. E Borgna pure.

» Inviato da valmaura il 22 June, 2013 alle 2:04 pm

E insiste, oggi nuova boutade sulle pagine del piccolo giornale dello scrittore di fantascienza, specializzato su Ferriere ed affini. Primo contro ordine compagno, ovvero a lui medesimo, smentisce quanto scritto solo pochi giorni prima sempre sul giornalino locale. Adesso non sarà più la ghisa ad essere “importata” ma il carbone coke. Mentre l’Altoforno, che serve appunto per produrre la ghisa, verrà dunque tenuto aperto non solo come attrazione turistica. In quanto alla sua sicumera granitica sulla chiusura senza se e senza ma della cokeria, oggi il maranza rettifica e utilizza la parola “presumibilmente chiusa”. Insomma forse si, forse no, anzi più no che si.

Conia invece il termine di “emissioni ambientali”, e mette questo ossimoro in bocca al Cosolini, virgolettando il neologismo. Ma è un modo come l’altro per celare, con sovrano sprezzo del ridicolo, la parola inquinamento. In quanto poi allo stato degli impianti definiti “vetusti”  il nuovo compratore dovrebbe farsi carico di buttarli giù e rifarli ex novo. Insomma un benefattore che lavora in perdita e si becca per di più in (fondo) schiena l’onere di far fronte alle spese di bonifica e messa in sicurezza del sito (dai sessanta ai cento milioncini).

A meno che …, si a meno che qualcuno non pensi di fare il furbetto con gli eventuali soldi del Governo italiano (prevedibilmente pochi) ma soprattutto con quelli Europei (presumibilmente tanti) ed utilizzarli a fini diversi da quelli previsti, ovvero a far pagare ancora una volta ai cittadini le condotte criminose dei privati, in questo caso i costi delle bonifiche in barba alla legge del “chi inquina paga”.

In finale della telenovela maranziana ci viene confermato che “l’advisor”, caspita un po’ come gli allenatori di calcio ora tutti “mister” che fa più figo, quel tal Rosato, un cognato di gran prezzo, costato 48.000 euro alle casse si floride del Comune di Trieste per sei mesi, non ha prodotto fin qui l’agognato piano di riconversione ed anzi ci “dovrà pensare Arvedi e ci vorranno alcuni anni”, Cosolini dixit. A nessuno è venuto in testa di richiedere, così giusto per sport, indietro i 48.000 euro all’Advisor nostrano?

Nuovo successo professionale del presidente Acegas, il tutore degli interessi economici del Comune nelle finanze della ex municipalizzata. Come ci informa la stampa ha assunto la difesa di uno degli indagati accusati dalla magistratura di aver frodato le casse pubbliche, della Regione stavolta. Ma uno straccio di incompatibilità o almeno di inopportunità esiste anche per l’avvocato Borgna o il conflitto di interessi è riserva personale di caccia al Berlusconi?





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