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Circolo Miani » News Correnti » Page 168

A Taranto, Torviscosa, Savona e Monfalcone si. E Trieste?

» Inviato da valmaura il 25 March, 2014 alle 12:10 pm

C’è una anomalia che persiste da anni. Il diverso comportamento tra chi deve fare i controlli e far rispettare leggi e norme qui a Trieste e quanto invece accade in altre realtà, anche a noi assai vicine come Monfalcone e Torviscosa, di questa nostra Repubblica.

Lasciamo qui da parte il clamoroso caso dell’Ilva di Taranto, di cui i valori di alcune emissioni sono di gran lunga inferiori a quelle della Ferriera di Trieste, o quello a noi contiguo della Caffaro, ex Snia di Torviscosa sequestrata e chiusa su iniziativa della Procura di Udine, il cui responsabile fu ospite ad un dibattito nella sede - ecco vedete a cosa serve lo sfratto in corso – gremita di persone proprio al Circolo Miani. Ne abbiamo scritto sul nostro sito giornale sino alla noia.

Ma abbiamo pure scritto della centrale di Brindisi, i cui problemi sono stati affrontati da Maurizio Fogar nella recente quattro giorni che lo ha visto relatore al convegno europeo di Mesagne (Brindisi) ed alla Conferenza di Taranto tenutasi all’Università cattolica di quella città. E nelle sue raccomandazioni fatte proprie dal gruppo di lavoro e trasmesse alla Comunità Europea, ma di questo scriveremo dopo.

Torniamo ora alla centrale di Vado Ligure, appunto Savona, proprietà del Gruppo De Benedetti sulla quale per le emissioni frutto della combustione del carbone è intervenuta pesantemente la magistratura locale, oppure alla chiusura messa in essere dalla proprietà, la ex municipalizzata lombarda ora quotata in Borsa, A2A, per evitare sequestri giudiziari, della centrale a carbone che produce energia elettrica nella limitrofa Monfalcone. E di cui è stata annunciata, dalla proprietà, la decisione di eseguire importanti e costosi lavori per contenere le emissioni (solo per l’acquisto del filtro necessario, l’esborso è di 26 milioni).

Ed allora come la mettiamo ad esempio con il lungo camino in cemento della cokeria della Ferriera che continua ad eruttare ogni giorno sistematicamente intense volate di fumo grigio-nero?

Per chi non lo sapesse da quel camino dovrebbe uscire solo invisibile aria calda, quando il fumo è invece del colore con cui abitualmente lo vedono gli occhi di duecentomila triestini e muggesani vuol dire che sta spargendo a piene mani nell’aria che respiriamo il gas di distillazione della cokeria, perché le celle ed il refrattario interno sono lesionate e crepate e non trattengono più i gas durante la combustione. Insomma quanto di più cancerogeno esista nel campo degli idrocarburi (BenzoApirene e Benzene in primis) va direttamente nell’aria che respiriamo.

A questo punto una domanda si impone.

L’Arpa di Daris, direttore triestino, e della Sara Vito, Assessore regionale all’Ambiente, che fa? Ma di corsa che è già tardi, molto, troppo tardi per la salute di tante persone.

E magari la Procura? Perché a questo punto il confronto con Vasto e Monfalcone appare devastante.

“Che la rete di monitoraggio (centraline) e gli uffici ed il personale addetto ai controlli ed alla pubblicizzazione dei dati (leggi oggi ARPA) siano sottoposti direttamente ad una apposita Agenzia da istituire con nuovo e qualificato personale, alle dirette dipendenze della Commissione Europea (Direzione Ambiente). Che le sanzioni per le infrazioni sollevate dalla Commissione Europea non siano più pagate dagli Stati (significa oggi punire due volte i cittadini vittime delle violazioni: nella salute e nelle finanze) ma vadano addebitate ai singoli, privati o rappresentanti del pubblico, individuati come i diretti responsabili, anche per gli omessi controlli di legge, dal Comune alla Procura.”.

Questa in sintesi la proposta fatta da Maurizio Fogar al Convegno di Mesagne (12-15 marzo) ed accolta come raccomandazione da trasmettere alla Commissione Europea. Nata durante i lavori del Workshop Europeo che vedeva presenti delegazioni di tutti i paesi d’Europa che si affacciano sul Mediterraneo e che ha accolto con grande interesse la testimonianze e gli interventi del Presidente del Circolo Miani, chiamato quale relatore anche nel dibattito cittadino svoltosi nell’aula magna dell’Università cattolica di Taranto e moderato dal Vicario episcopale. Come sottolineato da Fogar anche in numerose interviste televisive e giornalistiche alla stampa pugliese e non solo, questa è l’unica soluzione credibile per bypassare l’oramai accertata inaffidabilità degli organi di controllo, italiani e non, e per sottrarre alle lobbies politico-affaristiche la tutela della salute dei cittadini.




La Spectre di Trieste.

» Inviato da valmaura il 9 March, 2014 alle 2:36 pm

Tutta colpa del FODRA, ovvero Forze Oscure Della Reazione in Agguato, come ironizzava Giovannino Guareschi autore di Don Camillo e Peppone.

Insomma la crisi di Trieste, il mancato sviluppo, in una parola sola il futuro negato, è opera del servizio giornalistico di 16 minuti e spiccioli trasmesso su Italia1 dalla redazione delle Iene.

Loro ed i loro viscidi ispiratori, i registi occulti di una strategia satanica, ma che dico: mefistofelica, che ha come obbiettivo radere al suolo la città per poi pisciarci sopra come fece il perfido Scipione, detto l’Africano orinante, sulle rovine ardenti di Cartagine. Il primo numero Uno della Spectre che la storia ricordi.

Questi non hanno ancora capito che quando si cade nelle sabbie mobili bisogna stare fermi, insomma immobili, perché più uno si agita più e prima sprofonda. In vernacolo c’è un detto ancora più prosaico che noi ingentiliamo nelle parole: il guano più lo si gira più puzza.

Ma siccome sono ancora sotto shock, nonostante tutti gli aiutini ed aiutoni della stampa locale, piccolissimo giornale in primis, non se ne rendono conto ed insistono come tanti Tafazzi.

A proposito. E’ il secondo articolo non firmato, dunque a responsabilità del direttore Possamai, nomen omen dicevano i latini che la sapevano lunga, che in sequenza si pubblica a linciaggio mediatico del servizio televisivo che praticamente tutti i triestini, Muggia compresa, hanno visto con i loro occhi e ben giudicato. Cosa serva cercare di distorcerlo a parole, scritte pure male, quando l’opinione pubblica ha ancora negli occhi la reale verità è l’ennesimo mistero della fede.

Ma il bello è ovviamente, a riprova della cosa che si maldefinisce informazione a Trieste, che si pubblicano le smentite e le reprimende ad una notizia che non si è descritta, al contenuto di un servizio che non è stato riportato. Complimenti vivissimi e poi si meravigliano se qualcuno, pardon qualcuna, viene da Segrate a fare del sano quanto semplice giornalismo, e lo spacciano inoltre come una vile aggressione del Davide contro Golia all’incontrario, viste le proporzioni fisiche di Cosolini e della minuta Nadia Toffa.

In quanto ai sindacati della Triplice niente da dire invece, oltre alle loro visioni oniriche (un consiglio: mangiare di magro alla sera) su congiure e affannarsi di Borgia e sicari al seguito per i vicoli di Trieste, sulle nette e brutalmente franche verità denunciate da un lavoratore in quel servizio? Loro dove erano in questi anni, di giorno e di notte? Come per la storia delle centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti “speciali” e per gli interramenti abusivi?

Segugi con il raffreddore perenne che nulla vedevano e di nulla si accorgevano. E gli 83 operai morti in dodici anni per due sole tipologie di tumore, quelli li avevano visti? Ecco non merita nemmeno prenderli sul serio, ci penseranno eventualmente i lavoratori, se la situazione dovesse ulteriormente precipitare e non certo per colpa delle fantomatiche Iene.

Ieri si è tenuta la sesta edizione, per questa stagione, del TG da Strada e nonostante tutti i silenzi e le censure, era dedicato alla testimonianza delle tante, francamente troppe, tragedie che le donne triestine dentro e fuori la Ferriera hanno vissuto sulla pelle loro e dei loro cari. Ma al piccolo giornale, con sindacalfemministe annesse, la data dell’otto marzo si ricorda con le foto di quattro bellezze sorridenti circondate da fasci di mimose, e ben si son guardati anche solo di accennare all’iniziativa promossa dal Circolo Miani, che tante persone invece in oltre due ore ha raccolto in piazza della Borsa. Contenti loro a praticare il suicidio assistito … forse qualcuno in Curia dovrebbe spendere qualche parola, almeno di conforto.




Cosolini. Pezo el tacon chel buso.

» Inviato da valmaura il 7 March, 2014 alle 11:57 am

Nel servizio mandato in onda su Italia1 “che ha disegnato - e argomentato - un quadro drammatico della situazione dando voce tra l’altro ad associazioni ambientaliste, operai e residenti di Servola, ed elencando i rapporti su smog e malattie e gli sforamenti segnalati dalle centraline.”, così scrive in un pezzo non firmato, dunque ascrivibile al direttore, il piccolo giornale di oggi sul caso Cosolini-Le Iene. Per vedere il servizio: http://www.iene.mediaset.it/puntate/2014/03/05/toffa-trieste-l%E2%80%99altra-ilva_8377.shtml

E già comincia male. Perché nel servizio si dice chiaramente che l’inquinamento della Ferriera colpisce Trieste e financo Capodistria, non solo Servola come fa riduttivamente, e volutamente da un decennio, il gazzettiere locale, si menzionano espressamente i quartieri di Valmaura e Chiarbola dove sono state girate delle riprese (la scuola di via Svevo ad esempio, a dimostrazione che al piccolo giornale non leggono nemmeno Tuttocittà). Eppoi i dati delle centraline sono al contrario contestati perché gestiti nel modo che si evince dall’ARPA locale. Ed ancora: col piffero che il Circolo Miani è un’associazione ambientalista, associazione per altro alla quale il giornalino non da praticamente voce dal 2001. Ma se il quadro è così “drammatico” come mai il quotidiano locale se ne accorge solo ora?

Non male neh! Bisogna che vengano da Segrate a raccontare la reale verità.

Poi si arriva alla catastrofe di Cosolini, e chi scrive ha provato sincera pena per lui. Ma ad aggravare ulteriormente il caso, se mai fosse possibile, ci pensa lui stesso con una illeggibile replica serale.

Parla di giornalismo, lamentandosi che quello praticato dalla Nadia Toffa, l’inviata delle Iene, non è serio perché “aggressivo”. E certo, abituato da sempre a quella cosa praticata dai nostrani, che il giornalismo non sanno neppure dove stia di casa, è da capirlo. Facciamo un esempio.

Rivedetevi il servizio, saltando alla parte finale, all’intervista del Sindaco per l’appunto. Ma non guardate il grazioso viso della giovane inviata, guardate sempre l’espressione facciale di Cosolini, capisco che il divario è stridente ma sforzatevi. La crisi scoppia quando lui tentando di svicolare sulla incredibile concessione dell’Autorizzazione Integrata Ambientale  alla Ferriera, delibera della Giunta Illy con Cosolini assessore al Lavoro del dicembre 2007, tra Natale e Capodanno per cercare di passare inosservati, scarica sulla Regione la responsabilità del fatto. A quel punto succede quello che a Trieste nessuno dei politici, lui per primo, se lo aspetta. Ovvero la giornalista fa appunto la giornalista. E il suo mestiere le impone di documentarsi prima e poi di ricordare all’intervistato che lui, proprio il Cosolini, è stato allora uno degli assessori regionali che la votato la concessione dell’AIA. Ecco fermatevi in questo preciso istante sul viso del Sindaco. E qui che non capisce più niente e perde totalmente la Trebisonda.

Scambia poi per aggressività quello che invece in qualunque altra parte, meglio se fuori d’Italia, sarebbe un normale giornalismo, anzi il minimo indispensabile dal punto di vista professionale.

Facciamo un confronto. Sei mesi fa, o poco più, nell’ennesima intervista (sic!) dei vari maranza, Ziani o chi per loro, sul solito house organ del PD locale, quando il Sindaco afferma la sua rassegnata convinzione (Arvedi non era ancora ricomparso) sull’inevitabilità della chiusura della Ferriera per inquinamento, dice una cosa stupefacente. Ovvero che la responsabilità della situazione è della Regione che in tutti questi anni “non ha fatto niente”. Si proprio così, testuale. Mentre lui, quale Sindaco vorrebbe, ma … purtroppo non ha i mezzi per farlo. ALT. Cosa vi sareste aspettati da un intervistatore che incidentalmente non presenta la Casa del Grande Fratello ma di mestiere dovrebbe fare il giornalista? Ma diamine che gli ricordasse seduta stante che l’intervistato è stato dal 2003 al 2008 uno dei gestori proprio della Regione, da Assessore e che, incidentalmente per cinque anni, avesse pure presieduto il Tavolo regionale per la dismissione (sta per chiusura), riconversione della Ferriera e ricollocazione dei lavoratori. E dunque gli chiedesse conto della sua autocritica e delle sue responsabilità per il “niente” fatto dalla Regione in questi anni. Ad essere più precisi avrebbe dovuto poi smentire il Cosolini sull’affermazione che il Comune comunque non può fare niente. Come dimostrato invece dal Sindaco di Piombino che nella veste di Ufficiale Sanitario del Comune sequestrò e chiuse la cokeria (stessa proprietà di Trieste) della locale Ferriera a metà degli anni 2000.

Capite dunque perché la graziosa Nadia Toffa viene giudicata “aggressiva”? Solo perché, contrariamente ai domaci, ha fatto esclusivamente la giornalista.

In quanto al resto delle dichiarazioni del Sindaco, come le tre ordinanze (citazione da Tex Willer sempre che Ugo Poli non ci freghi ancora la collezione) sono buone tuttalpiù “per farci la birra”. E le emissioni “in diminuizione” sono esattamente smentite dalle perizie della Procura, ma se lui si fida del compagno-amico Daris e dell’ARPA triestina questi poi sono i rischi che si corrono.

In quanto alla comica del “progetto matematico”, e del metodo “scientificamente esatto” adottato da quel buon uomo del Laureni che tabelline delle previsioni meteo in mano preannuncia le giornate di sforamento delle PM10 (addirittura pronosticando 63 di valore superato) e dispone direttive e consigli alla popolazione indigena.

Mai che ne azzeccherebbe una che è una. Aveva previsto per i giorni passati un sicuro aumento delle PM10 in città e sopra, ben al di sopra dei limiti di legge e … invece non sono state mai così basse come nell’ultima settimana: roba di 10, 16, 23 al massimo su di un limite di 50.

Complimenti vivissimi, la sua “sccciiientificità” ricorda quella dell’impareggiabile Vittorio Gassman dei “Soliti Ignoti” e sequel, manca solo il balbettio ed è sputato.

Chiudiamo con una domanda seria alla Procura, ne abbiamo fatte pubblicamente altre e tutte rimaste senza risposta, finora.

Perché a Taranto i loro colleghi hanno chiesto il rinvio a giudizio di 52 persone, compresi, oltre i già carcerati Riva proprietari dell’ILVA, il Presidente della Regione, Vendola, il Presidente della Provincia, pure lui già arrestato, il Sindaco di Taranto, ed altre falangi di politici ed assessori, con le accuse di concussione e di strage ambientale mentre a Trieste nonostante valanghe di denunce presentate in gran parte dal Circolo Miani e Servola Respira ciò non è mai avvenuto dal 1998 ad oggi? Già perché?

Così come perché non si è indagato su quanto ieri trasmesso nel servizio Mediaset nella parte riguardante la testimonianza dell’operaio incappucciato: i cui contenuti a viso aperto e penna in mano erano stati già denunciati da Romano Pezzetta oltre dodici anni fa? Già perché?




E sono sei!

» Inviato da valmaura il 5 March, 2014 alle 11:31 am

Sabato 8 marzo, alle ore 17 e fino alle ore 20, sesta edizione del TG da Strada in piazza della Borsa, altezza Fontana, a Trieste. Promosso dal Circolo Miani e condotto da Maurizio Fogar.

Questa edizione, che cade in concomitanza con la festa della donna, sarà rivolta specialmente a tutte quelle donne, triestine e muggesane, che in questo ultimo decennio hanno patito o assistito alle sofferenze, alle malattie, e alla morte dei loro cari, uomini, genitori, figli, per il devastante inquinamento industriale che ha falcidiato intere generazioni di triestini, oltre a rendere loro una qualità della vita pessima, di cui come sempre le donne anche in ambito familiare sono le prime vittime.

Ma anche alle donne dei lavoratori, in Ferriera, all’Italcementi, alla Sertubi per fare solo dei nomi, che hanno convissuto con i gravi danni alla salute causati dal tipo di lavoro che i loro uomini facevano, e con la crescente incertezza ed insicurezza del posto di lavoro e della garanzia di un qualsivoglia futuro.

Questa loro storia, sempre sottaciuta, è la fotografia più veritiera del fallimento della società triestina ed in particolare di una classe dirigente e politica incapace, litigiosa, attenta solo a curare i propri interessi di bottega, che in questi ultimi venti anni, anche quando non c’erano crisi economiche, non ha saputo costruire un progetto, un’idea alternativa per la crescita della nostra città e provincia. Non è stata capace non solo di garantire un futuro alla nostra comunità, un lavoro sicuro e dignitoso per i nostri giovani, ma neppure tutelare servizi sociali e assistenza sanitaria, che a Trieste oggi sono perfino peggiori di trenta anni fa, basti pensare agli ospedali della città.

Ecco a questo ed altro, come un’informazione diretta con i cittadini su quello che sta accadendo nella nostra città e che viene spesso distorto o nascosto dalla stampa locale, sarà il cuore di questa sesta edizione del TG da Strada.




E’ triste che …

» Inviato da valmaura il 1 March, 2014 alle 1:14 pm

«È triste che sia una Procura a risolvere cose di cui altri si sarebbero dovuti occupare, ma con la Procura di Gorizia per i processi sull’amianto si stanno studiando altre 6500 persone individuate come“esposte” dal ’74 al ’94». Fabio Barbone, direttore dell’Istituto di Igiene ed epidemiologia all’ospedale di Udine, docente universitario a Udine e a Trieste, è consulente «a titolo gratuito» per il Tribunale. E in quest’ambito attende una cosa importante: il Registro tumori della Regione, fermo al 2008. «Speriamo che vengano presto aggiornate le banche-dati...». Altrimenti avremo sempre una fotografia invecchiata della situazione.

Questo forse l’unico significativo intervento riportato in un articolo di due terzi di pagina sul piccolo giornale di oggi, a firma Gabriella Ziani se può interessare a qualcuno.

Per il resto è meglio nascondersi per la vergogna di veder riportare cose dette da altri “esperti”, come l’oramai celebre Diego Serraino, direttore del Registro tumori del Fvg, che afferma quanto segue: “il “report” emesso dall’Osservatorio ambiente e salute della Regione che ha proprio nei giorni scorsi dedotto, sulla base dell’analisi di dati clinici, che attorno alla Ferriera non ci si ammala di più che in altre aree urbane e perfino rispetto ad altre città senza siderurgia. «La differenza - ha assicurato Diego Serraino - emerge tra città nel suo complesso e Carso. In Carso ci aspettavamo, analizzando il periodo 1995-2007, 400 casi di tumore al polmone e ne abbiamo trovati 344. Per le donne vivere a 800 metri dalla cokeria, in città o in Carso non cambia nulla, troviamo solo 2 tumori all’anno. Per gli uomini l’incidenza è un po’ maggiore, 124 tumori attorno alla fabbrica a fronte di 103 in Carso. Ma quali sono le vere ragioni? - si chiede Serraino - Forse gli uomini erano anche esposti all’amianto? Forse fumavano di più? Quale quota di tumori è attribuibile alla Ferriera? Bisognerebbe (ma è una decisione politica) decidere se investire su un’analisi più approfondita.”

Potremmo chiudere il pezzo qua. I commenti sembrerebbero superflui. E invece facciamo un semplice ragionamento a voce alta, anzi due o tre domande a cui nessuno dal 1998 ha mai voluto rispondere. Se è molto triste che solo la Procura di Gorizia, ma vorremmo qui ricordare anche quella di Udine la cui iniziativa ha portato al sequestro prima ed alla chiusura poi della chimica Caffaro (ex Snia) a Torviscosa, sia intervenuta concretamente a tutela della salute di lavoratori ed abitanti aggrediti dal mesotelioma, il tumore incurabile causato dall’amianto, dove erano, oltre agli amministratori pubblici, Arpa ed ASS comprese, i medici? Si i colleghi dei relatori a questo ennesimo convegno. I medici di base, della mutua si diceva una volta, gli ospedalieri, i ricercatori, che assistevano a questo dramma? Perché non hanno mai levato pubblica voce a difesa dei loro assistiti ed a denuncia delle responsabilità? E’ triste, per l’appunto, molto triste.

Vedersi l’articolo “Le scuse di Tomatis” su www.circolomiani.it

Eppoi avete letto bene quanto dichiarato dal Serraino da Aviano? “L’incidenza è un po’ maggiore”.

Abbiamo capito bene? La differenza tra 124 e 103 è solo “un po’ maggiore”? Fanno 21, insomma il 20,388 % in più, un quinto e passa, e questo sarebbe il “un po’ maggiore”?

Ed ancora la sua amletica domanda “Ma quali sono le vere ragioni?” E già, quali sono?

E poi senza nemmeno una lagrimuccia su responsabilità dirette od indirette conclude con quel “Bisognerebbe decidere se investire (ma è una decisione politica)”.

Parla in terza persona come soggetto neutro riferendosi ad un qualcuno che dovrebbe investire. Un qualcuno che sembra a lui totalmente estraneo e sconosciuto: la politica.

Occorre altro?

E triste Ziani, molto triste soprattutto per il modello di “giornalismo” da voi interpretato.

PS: lo sapevate che molti lavoratori in Ferriera erano “carsolini”? No? Ecco appunto a cosa servirebbe quella indagine epidemiologica chiesta all’ ASS triestina dal Circolo Miani fin dal 1998 e sempre da questa negata. Forse aiuterebbe a capire il perché di molte neoplasie anche sul Carso.





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