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Circolo Miani » News Correnti » Page 168

Incapaci fino in fondo sulla pelle dei cittadini.

» Inviato da valmaura il 6 November, 2020 alle 1:53 pm

Facciamo subito una premessa.
Per sventurata scelta la potestà sulla sanità è di esclusiva competenza delle Regioni, dalla culla alla tomba.
E seconda premessa: in primavera il Governo Conte ha stanziato più di 8 miliardi per il potenziamento del sistema sanitario, cifra che le Regioni non hanno ancora saputo o voluto utilizzare.
Detto questo che però è bene che ognuno tenga sempre a mente, passiamo alle ultime sparate dei politici del Friuli Venezia Giulia e dei loro “tecnici” lottizzati ai vertici della Sanità regionale.
In sequenza: Fedriga con Riccardi a ruota, di scorta.
“L'impegno di Fedriga: Più posti letto in ospedale”.
Se ne accorge ora che mancano, e da maggio in qua che hanno fatto per ovviare almeno temporaneamente? Si sono baloccati con la Nave Fantasma.
Per non parlare poi della carenza di personale.
“Per ridurre i contagi il governatore punta anche su assistenza domiciliare coinvolgendo i medici di base e su soluzioni hi-tech per sanificare gli ambienti.”
Stendiamo un velo pietoso sul “hi-tech”, ma che dopo aver lasciato, ed è responsabilità anche delle precedenti amministrazioni regionali, nel silenzio distratto dei sindaci di Trieste, i Distretti sanitari Territoriali nel più completo abbandono, si proprio quelli che dovrebbero occuparsi della “assistenza domiciliare”, praticamente smantellandoli nelle risorse e nel personale, verrebbe da chiedersi in che mondo viva il triestino Fedriga.
Su Marte evidentemente a leggere il seguito delle sue dichiarazioni.
“Aumentare i posti letto negli ospedali, potenziare l'assistenza a domicilio grazie ai medici di base e adottare nuove tecnologie per ridurre i contagi.”
Sembra che parli da spettatore e non da responsabile della situazione. Scaricare poi sui “medici di base”, detti anche “della mutua”, che a Trieste si sono ridotti ulteriormente di numero per i pensionamenti è semplicemente grottesco. Anche in assenza di adeguato supporto di dotazioni, strumenti e coadiutori per i medici stessi.
“lo sforzo è volto da un lato ad aumentare ulteriormente la disponibilità dei reparti Covid attraverso un riassetto delle strutture ospedaliere”.
Perfetto ! Si riduce l’assistenza ordinaria e straordinaria ai cittadini colpiti e sofferenti per tutte le altre patologie. E la conferma arriva dalla stessa “Asugi”, alias Poggiana: “L'attività chirurgica in tutta l'area Asugi è stata ridotta al 50%”, e non perché qualcuno ha fatto il miracolo di guarire il 50% dei malati.
Poi passiamo ai dati delle residenze protette, pubbliche, convenzionate e private, per anziani: “Nelle case di riposo i numeri più alti. Di casi: 676 in primavera, 366 a ottobre”.
I “numeri più alti” stanno per contagiati e deceduti e sono spaventosi. In tutta la primavera (dunque tre mesate più febbraio e fine maggio-inizio giugno) i colpiti furono 676 mentre ora in un solo mese sono già 366.
Commenti?



Nuovi lavori in Ferriera. “Dalla padella alla brace”?

» Inviato da valmaura il 5 November, 2020 alle 2:58 pm

Allora, dopo un incontro con Petrucco, l'imprenditore Vice Presidente della società proprietaria della nuova Piattaforma Logistica portuale, quella per intendersi che dallo Scalo Legnami si espanderà nella zona ora occupata dall'area a caldo della Ferriera, ci sono rimasti alcuni dubbi.
Ora dando per buona l'affermazione fattaci la scorsa settimana nell'incontro al Circolo Miani con i vertici attuali della Ferriera, ovvero che i lavori di smantellamento degli impianti termineranno a fine dicembre, lasciando però in loco gli scheletri in cemento ed in ferro di Altoforni, Cokeria ed altri, a carico dei subentranti. E tenendo conto delle problematiche insite nel loro abbattimento e rimozione: sia le opere murarie, che quasi sicuramente contengono anche amianto, e le strutture metalliche sono fortemente inquinate da decenni di emissioni di diossine, idrocarburi, ecc., e pertanto prevedono obbligatoriamente l'impiego di particolari sistemi di lavorazione e soprattutto smaltimento.
Abbiamo avuto inoltre conferma dal Petrucco che nell'area verrà costruito oltre ad un importante snodo ferroviario, anche una nuova rampa di accesso alla cosiddetta Grande Viabilità, meglio nota come StradaSuper per tangenti e costi di costruzione.
Senza tenere in debito conto che il terreno su cui avverrà tutto questo è tra i più inquinati al Mondo, come dimostrano i verbali delle Conferenze dei Servizi decisorie del Ministero dell'Ambiente, che ha provveduto, vista l'inadempienza dell'allora proprietà (era la Lucchini) a fare con il suo personale tecnico i carotaggi e le caratterizzazioni dell'intero sito Ferriera, e che abbiamo offerto in consultazione alla nuova proprietà, senza per altro riscontrare grande interessamento (confida nell'Arpa: ahi, ahi). Per farla breve tutte le falde acquifere che finiscono nel Vallone di Muggia sono delle cloache tossiche, e non c'è centimetro di quel terreno che a partire dalla superficie non contenga record di sforamenti da 100 a 1000 volte in più dei limiti di legge per ogni inquinante cancerogeno che esista sul Pianeta. Oltre alle condizioni della attuale linea di costa, in gran parte interrata abusivamente nei decenni, qui Arvedi non c'entra, scaricando soprattutto Loppa e fanghi tossici in mare e che ha un profilo di instabilità progressiva fortemente marcato (vedi sequestro attuato una decina e passa di anni fa dal Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri).
Tutto questo, e purtroppo altro ancora, mette una pesante quanto onerosa ipoteca sui lavori da eseguire, e l'eventuale “tombamento” delle superfici con un sarcofago di cemento non può limitarsi ad una semplice massicciata o suoletta. Così come la messa in sicurezza della linea di costa attuata finalmente da Invitalia (Stato), inadempiente da cinque anni, sarà molto più difficile del previsto, anche perchè smuovere di un solo metro il fondo fangoso ed altamente tossico per gli effetti delle correnti significa inquinare tutto il Golfo di Trieste fino a Sistiana.
Senza contare il pesante prevedibile inquinamento acustico che la popolazione residente subirà per i lavori, e non per breve durata.
Così come è passata come acqua sul vetro la nostra proposta di mettere in atto fin da subito tutte le misure preventive atte ad evitare le ovvie emissioni acustiche che un grande snodo ferroviario comporta per i quartieri circostanti, così come scongiurare la diffusione di Polveri Sottili PM10 e Micro 2,5 che il traffico ferroviario determina.
In quanto ai fumi dei camini delle navi, a base di “salutare” Zolfo non ci basta una generica rassicurazione, VOGLIAMO garanzie precise e date certe.
A partire dalle fumate nere in uscita costante dalle tre navi da crociera “parcheggiate” in zona Arsenale.



FERRIERE di Trieste e Cremona. Parte seconda.

» Inviato da valmaura il 4 November, 2020 alle 2:41 pm

Un incidente di nessuna importanza, un “incidentucolo”: così ce lo definisce il direttore Ferriera di Trieste commentando l'incendio alla Torre di raffreddamento del nuovo Forno “green” in costruzione alla acciaieria Arvedi di Cremona.
Decisamente uno sciocco azzardo che trasmette subito l'irrealtà della persona che lo pronuncia, verrebbe da rispondergli insomma che con questo criterio anche le atomiche sono poco più che una “Bomba Maradona”. Basta guardare foto e video di quanto accaduto il 13 agosto scorso a Cremona, e non è purtroppo la prima volta che qualche anno fa (11 ottobre e 4 novembre 2014) andò a fuoco l'acciaieria.
Ora i nostri amici ed interlocutori del Comitato di Quartiere di Cavatigozzi, dove risiedono 2.500 cittadini sui quasi 80.000 che fa Cremona, di più se si conteggiano i residenti negli altri comuni e frazioni che costeggiano le Acciaierie Arvedi, ci informano preoccupati dell'apertura di una discarica-deposito a cielo aperto per un'area pari a tre campi di calcio a solo un'ottantina di metri dalle case dei residenti. Dopo 15 anni di abbandono l'area concessa per 30 dalla Provincia al Gruppo Arvedi per “ampliamento produttivo” degli stabilimenti (a fianco c'è un tubificio dell'Azienda) si è risvegliata improvvisamente a luglio di quest'anno per divenire deposito a cielo aperto di materiali, minerali ed altro, ferrosi ed accogliere quello che da fine settembre proviene da Trieste. https://www.telecolor.net/.../cavatigozzi-cr-deposito.../...
In più c'è la notizia dell'apertura di un nuovo Centro siderurgico i cui contenuti per ora non sono di pubblico dominio e ciò concorre ad aumentare le preoccupazioni dei cittadini.
Tanto che sull'onda delle richieste e proteste è uscito dal letargo l'Osservatorio Arvedi, un organismo messo su dagli enti locali ed a cui partecipano una sessantina di Comitati ed Associazioni. Non si riuniva più dal 2017 e la riunione non è stata di buon auspicio per le modalità di partecipazione e svolgimento imposte dagli enti pubblici cremonesi.
Cremona dove politica, financo la cultura, lo sport, il quotidiano, il settimanale e la televisione locale sono patrimonio diretto o indiretto del Cavalier Arvedi che con il suo Gruppo da lavoro a circa 3000 persone.
Una realtà che al Circolo Miani conoscevamo da tempo, ovvero dal 2014 quando incontrammo per la prima volta Comitati e cittadini di Cremona venuti a Trieste per partecipare ad una nostra assemblea. E con cui i contatti non si sono mai interrotti in attesa di contraccambiare la visita appena le condizioni dell'emergenza Covid-19 lo permetteranno per un incontro-dibattito a Cremona.
Lo avevamo ripetutamente quanto inutilmente fatto presente all'ex direttore della nostra Ferriera che da sei mesi circa è stato chiamato a dirigere gli stabilimenti “madre” di Cremona e che da poco è stato promosso ad amministratore delegato di Acciaierie Arvedi. Gli suggerivamo sommessamente di aprire un confronto dialogante con i comitati ed i cittadini, baipassando una politica inutile quanto dannosa, anche perchè è sempre più utile dialogare, dicevamo ai comitati cremonesi, direttamente con il “padrone” che con i servi o camerieri.
Un'esperienza fatta a partire dall'aprile 2018 a Trieste e che in due anni aveva ottenuto più risultati che le (non) iniziative di Arpa, Regione, Comune in un ventennio. E qui va anche riconosciuto che l'ultima proprietà della nostra Ferriera è stata senza dubbio la più seria, competente e credibile.
Da questo confronto ne è uscita una mitigazione e riduzione dell'inevitabile danno che simili stabilimenti posti nel cuore dei centri abitati arrecano alla qualità della vita e della salute dei residenti. Prova ne è che nell'ultimo biennio a Trieste abbiamo quasi azzerato l'inquinamento acustico, ridotto di gran lunga le emissioni nocive e quasi eliminato gli episodi di spolveramento in uscita dalla Ferriera. Noi, con la fattiva, va riconosciuto, collaborazione della proprietà che non ci ha mai nascosto nulla nell'aprirci ripetutamente le porte della fabbrica.
Ecco pensavamo che tale percorso poteva essere utilmente intrapreso pure a Cremona e pertanto non possiamo che essere delusi dal silenzio e dalle mancate risposte del direttore e amministratore delegato di Acciaierie Arvedi. Ma come si dice, oggi con tutte le cautele del caso: “se la montagna non va da Maometto, sarà Maometto ad andare dalla montagna” e pertanto sarà il Circolo Miani ad andare a Cremona.
In quanto all'Arpa lombarda e l'Assessorato regionale all'ambiente (Cattaneo) è proprio vero che tutto il mondo è paese: esso appare inutile e poco credibile esattamente come quello dell'Arpa del Friuli Venezia Giulia e di Scoccimarro.
Dalla stampa locale sull'incendio del 13 agosto scorso.
Incendio all'Arvedi, Cattaneo: «Nessuna dispersione in aria»
“Arpa Lombardia e i Vigili del fuoco sono intervenuti prontamente” ha commentato l’assessore regionale all’Ambiente, Raffaele Cattaneo. “La situazione è sotto controllo anche dal punto di vista delle emissioni in aria. Non ci sono state conseguenze e Arpa ha pertanto ritenuto di non dover effettuare il campionamento dell’aria nella zona interessata”.
Avete letto bene? Non fanno i campionamenti ma ritengono che le emissioni siano “sotto controllo”! Ma dove li hanno pescati questi fenomeni che però pagano i cittadini.
Peccato però che nelle stesse pagine compaia questo titolo: “Diversi gli appelli anche dai comuni piacentini della Bassa a limitare gli spostamenti e a restare in casa: lo hanno fatto i comuni di Castelvetro, Monticelli e Besenzone sui social.”
Che scemi questi sindaci basta seguire quello che dice l’Arpa Lombardia: spalancare le finestre e respirare a pieni polmoni, neri.
Eppoi basta guardare le foto per capire chi “ciurla nel manico”.
Per le foto si rimanda a Facebook Circolo Miani.



Dove eravamo rimasti?

» Inviato da valmaura il 2 November, 2020 alle 2:40 pm

 

FERRIERA, anzi “Ferriere” di Trieste e Cremona. Parte prima.

L’altra settimana abbiamo avuto due incontri con l’attuale direttore della Ferriera, una in azienda e la seconda al Circolo Miani.

Da parte nostra abbiamo inteso segnalare che alcuni interventi di smontaggio degli impianti, iniziati a metà settembre o giù di lì, a partire dalla Cokeria hanno destato viva preoccupazione tra i residenti di Servola-Valmaura-Chiarbola per i rumori e le polveri che hanno provocato. In particolare il “taglio” dei due nastri trasportatori della Cokeria alti circa una quindicina di metri che abbattendosi al suolo oltre ad un forte boato hanno causato un tremore distintamente avvertito nelle case dei residenti, assieme all’innalzamento per una ventina di minuti di un denso polverone nero. E visto che, more solito, Arpa, Regione e Comune che avevano garantito un costante controllo sui lavori stanno partecipando alla trasmissione televisiva di Federica Sciarelli “Chi l’ha visto?” abbiamo segnalato noi il problema per evitare il ripetersi in futuro di fatti analoghi.

La risposta è stata un po’ raggelante: “avete voluto la chiusura degli impianti ed allora godetevi la scena”, oltre all’informazione, utile assai, che contano di terminare lo smantellamento dell’area a caldo entro la fine del prossimo dicembre, lasciando però in loco le strutture portanti in cemento o ferro: insomma gli scheletri degli impianti. Della serie: che si arrangi chi viene dopo a rimuoverli (la proprietà della Piattaforma Logistica e l’Autorità Portuale). Compito decisamente ingrato anche perché sono materiali altissimamente inquinati che vanno smaltiti con tutte le costosissime precauzioni riservate ai “rifiuti speciali”.

Da parte nostra li abbiamo informati, ci sembrava che avessero età e ragione per saperlo, che la scelta di “chiudere”, al di là delle fanfaronate raccontate dalla politica, tutta: da Dipiazza al duo Fedriga-Scoccimarro per finire con “sua eccellenza ministro” Patuanelli è stata assunta dal proprietario Giovanni Arvedi che in prima battuta aveva comunicato “urbi et orbi” il fermo produttivo degli impianti per il 31 dicembre 2019, costringendo i chiuditori a parole, quelli di sopra, ad una affannosa rincorsa ginocchioni per supplicare il prolungamento della produzione perché, come da noi denunciato dal 2004 (e sì, sedici annetti e passa orsono), non avevano mai predisposto uno straccio di piano per la ricollocazione dei lavoratori e per il riuso dell’area. I soliti parolai un tanto al chilo. E diremo di più, avevano pure respinto il progetto di riconversione avanzato dalla Comunità Europea tramite il Circolo Miani e presentato in un convegno da noi organizzato alla Stazione Marittima proprio nel 2004 e poi riproposto inascoltato, a quella barzelletta del tavolo istituzionale messo su da Illy in Regione e “presieduto”, si fa per dire, dall’assessore Cosolini.

Insomma Arvedi aveva raccolto nel 2014 la Ferriera come gentile omaggio da un Commissario Governativo fresco di una condanna in primo grado ad otto anni e sei mesi di carcere emessa dal Tribunale di Taranto, con in sovrappiù 53 milioni di contributi da Stato e Regione, cento milioni della Banca Europea di Investimenti, e tutte le agevolazioni e sovvenzioni dall’essere la Ferriera stata immessa in extremis nel Decreto Crisi Complesse dal Governo.

E ciò nonostante nei primi bilanci annuali di FinArvedi-Acciaierie Arvedi e Siderurgica Triestina veniva indicata in dieci milioni annui la perdita dovuta alla sola produzione dell’Area a Caldo. Con la precedente gestione Lucchini-Severstal produrre ghisa e carbon Coke causava una perdita mensile oscillante tra i 2/3 milioni di euro (vedere dichiarazioni a verbale dell’ultimo direttore dell’era Lucchini alla Procura).

Arvedi arrivato al dunque, ovvero alla necessità di un forte esborso finanziario per rifare sostanzialmente ex novo molti degli impianti produttivi ha colto la palla al balzo e sfruttato l’alibi generosamente offerto da una politica parolaia quanto inconcludente da almeno due decenni ed ha annunciato la chiusura.

Ma ha “venduto la pelle” a caro prezzo: in rapida sequenza incassa venti milioni per l’area dove sorgono Cokeria ed Altoforni con annessi dalla Proprietà della Piattaforma Logistica, dal Mise di Patuanelli trenta milioni per Laminatoio e Centrale, più 25 milioni per l’acciaieria di Cremona. Poi risparmia per i prossimi 25 anni i venticinque milioni dovuti all’Autorità Portuale per il canone d’affitto dell’area demaniale, grazie ad un trasferimento di proprietà dei terreni (diventano suoi quelli dove opera il Laminatoio e la Banchina portuale annessa). E soprattutto risparmia ogni onere per le bonifiche del sito, valutate nel 2007 dal Ministero dell’Ambiente in 60 milioni.

A questo si aggiunge il guadagno ottenuto con la vendita, o il riciclo di tutte le migliaia di tonnellate di ferro degli impianti smantellati ed il recupero dei mezzi e delle strutture ancora funzionanti, in particolare i filtri seminuovi di Cokeria e soprattutto Agglomerato, oltre alla riapertura della centrale a metano per la produzione e vendita dell’energia elettrica. Una dimostrazione in più di quanto il Gruppo Arvedi sappia tutelare i propri interessi. E va anche riconosciuto al cav. Arvedi di aver spontaneamente concorso con un versamento economico mensile ad integrare le indennità di Cassa Integrazione dei 360 dipendenti rimasti senza lavoro.




E tutto per un “banale raffreddore o una influenzetta di stagione”.

» Inviato da valmaura il 1 November, 2020 alle 3:04 pm

Francia e Germania, per non parlare di Spagna e Belgio, ripristinano la clausura nazionale, che il “lockdown” lo lasciamo agli anglosassoni che ne avrebbero un gran bisogno, almeno fino al primo dicembre. Tutti chiusi i bar, ristoranti, cinema, teatri, palestre, negozi e via elencando, altro che fino alle ore 18.
Poi arriva Cristiano Ronaldo, che in perfetto “stile Iuventus” scrive: “il tampone è una cagata”, perché continua a testare la sua Covidpositività.
Lo provi a dire in Spagna, il paese europeo che conta più morti e malati, che lo garrotano subito al Bernabeu.
E poi arriva Lui, l’immancabile podestà.
Ha lasciato per tutti i mesi della prima emergenza la città senza guida: per settimane e settimane è letteralmente scomparso rintanato in villa (salvo le “bicchierate” con gli amici in casa, da lui annunciate in piena violazione delle norme esistenti).
Le sue uniche quanto rarissime uscite pubbliche, sempre intervistato da casa, riguardavano non la moria degli ospiti nelle RSA comunali, ma la “guerra alla Sala Tripcovich” o l’Ovovia. Insomma esattamente il contrario di quanto hanno fatto i sindaci d’Italia a partire da quelli di Gorizia, Monfalcone ed Udine.
Allora se umanamente lo si può capire (età ed acciacchi) dal punto istituzionale no. Un altro avrebbe responsabilmente tratto le sue conclusioni: un altro appunto, non lui.
Ed oggi dopo questo bel capolavoro fa il Masaniello in piazza Unità e dichiara la sua “disobbedienza” a leggi statali, comportandosi come un Ultras qualsiasi nè più né meno come al Palasport, e rincara con una frase demenziale: “Il sindaco Roberto Dipiazza ha alzato ancora i toni, dopo l'invito alla disobbedienza lanciato lunedì. «Il potere ai sindaci - ha ribadito ieri - era una scelta giusta. Ora dobbiamo andare tutti insieme nelle piazze a dire basta. I sindaci e i presidenti di Regione sono scelti dal popolo che non riconosce questo governo»”.
Siccome è un uomo senza memoria, poco può servire ricordargli che questo governo è formato dalle forze politiche più votate alle ultime elezioni politiche (la prima e la seconda per consensi), che dunque in una Repubblica parlamentare è l’unica forma di legittimazione possibile.
Forse però dovrebbe ricordarsi che il “sindaco eletto dal popolo” è stato scelto nelle urne da poco più del 25% degli elettori, insomma uno su quattro, ed idem dicasi per il “presidente di Regione”, il che francamente non ci sembra proprio un plebiscito.
Che poi il Fedriga accusi il Governo di essere “contradditorio” nelle misure assunte e chieda la chiusura delle scuole superiori e la riapertura di palestre e piscine, ricorda proprio il Salvini che prima imputava al governo di non essere in grado di aprire le scuole e poi ora, aperte tutte, accusa Conte perché non le richiude.
Ma ci faccia il piacere, ci faccia!




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