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Circolo Miani » News Correnti » Page 167

Autolesionismo Triestino: Sanità, Clima, Alberi.

» Inviato da valmaura il 11 November, 2020 alle 2:56 pm

Partiamo dal dire una cosa che può sembrare banale ma non lo è: in politica le responsabilità maggiori nelle scelte, sbagliate o giuste che siano, ricadono innanzitutto su chi “governa”, ovvero la maggioranza, ma anche chi sta all’opposizione ne ha una buona dose. Pertanto compito di chi cerca come noi di fare del giornalismo schierato solo a tutela dei cittadini e non di una parte politica o economica è di evidenziare le criticità, fare nomi e cognomi dei responsabili, offrire a chi ci legge tutte le informazioni possibili e per ultimo indicare percorsi e soluzioni.
Prendiamo la sanità, insomma la tutela della NOSTRA salute. Stupisce che su di una realtà così evidente ci siano persone che continuino nei commenti ad anteporre le proprie simpatie partitiche alla necessità di tutelare la loro vita e la comunità.
Tutta la sanità è da decenni potestà primaria delle Regioni e pertanto esse ne portano piena responsabilità. In Friuli Venezia Giulia la “riforma” che ha dato il via alla “razionalizzazione” della sanità pubblica (chiusura di interi ospedali, taglio drastico di reparti e posti letto, riduzione del personale) ed ha spalancato le porte alla sanità privata, risale alla metà degli anni Novanta e porta il nome del leghista Fasola, allora assessore regionale alla Salute. A cascata poi le varie maggioranze che si sono alternate alla guida della Regione hanno proseguito sulla stessa strada. Lo stesso vale per l’inerzia ed il silenzio dei sindaci di Trieste che hanno abdicato alla loro funzione di Ufficiali Sanitari del Comune e agli interessi concreti dei Triestini che con le loro tasse pagavano, e pagano, questo disservizio. Due casi per tutti: lo scandalo perenne del Pronto Soccorso e dei tempi biblici di attesa per esami e visite specialistiche, che favorivano oggettivamente il ricorso alle strutture private; ed il progressivo depauperamento dell’ospedale Burlo Garofalo fino all’irrazionale decisione di spostarlo a Cattinara.
Emergenza climatica. Non occorre essere Mercalli per capire l’ormai progressiva mutazione del clima a Trieste, quando a metà novembre misuriamo 20 gradi qualcosa è cambiato.
Come non occorre essere stati insigniti del Premio Nobel per comprendere che la mutazione climatica velocissima in atto nel Pianeta sia la causa principale di tutti i disastri che esponenzialmente aumentano di anno in anno ed abbia una stretta interconnessione se non con l’insorgere certamente con la rapida diffusione di nuove malattie e pandemie, la cui correlazione con l’inquinamento atmosferico è oramai fuori discussione.
Se è vero che la questione, e le soluzioni non più rinviabili, è planetaria qualcosa possiamo fare anche noi qui a Trieste ed in FVG, sperdutissima provincia dell’impero. E le cose che dobbiamo fare sono poche, semplici quanto importanti.
Tutelare la nostra terra, a Trieste poi particolarmente caratterizzata nella sua morfologia, bloccando le cementificazioni, arrestando le emissioni inquinanti, e soprattutto implementando l’ambiente verde e naturale, polmone essenziale per limitare i danni dell’aumento delle temperature.
Per questo l’impegno da noi intrapreso da anni contro la mattanza degli alberi in città, la deforestazione in atto sul Carso, il no alla sua devastazione prevista da un insano progetto di Tav regionale, il recupero dei giardini e delle aree verdi urbane, un piano regolatore comunale per fermare l’installo anomalo e selvaggio di ripetitori ed antenne della telefonia mobile, fino alla richiesta di moratoria per il 5G, oltre ad un articolato e concreto progetto, sul quale è in atto un serrato confronto con l’Autorità portuale, che abbiamo definito “Porto Green”.
Il tutto affiancato alle storiche battaglie del Circolo Miani per il “Rinascimento” dei quartieri da decenni lasciati in sostanziale degrado, per tutelare appunto la nostra salute e qualità della vita, contro l’emergenza povertà e casa che colpiscono, anche se molti non lo sanno o fa loro comodo ignorarlo, decine di migliaia di concittadini, contro lo sfruttamento del lavoro iterinale e precario su cui oramai si basano gli enti pubblici, su Porto Vecchio che porto almeno in parte deve rimanere (Terminal crociere) e l’elenco potrebbe proseguire a lungo ma per questo vi invitiamo a leggere i nostri articoli (Tram di Opicina, No Ovovia, Piscina Terapeutica, NO Parco del Mare e altre cosette).
Ma su questo invitiamo caldamente i nostri lettori ed i nostri concittadini a smetterla di affrontare la ricerca delle soluzioni con spirito “di parte”, che in questi decenni non c’è “parte” che si salvi ed “il più pulito ha come minimo la rogna”.
L’unica “parte” che dobbiamo assumere è quella della difesa della nostra vita e del nostro futuro.
Altrimenti ti saluto Trieste.
Maurizio Fogar



Una sanità regionale con poche luci e moltissime ombre.

» Inviato da valmaura il 10 November, 2020 alle 2:56 pm

Soprattutto a Trieste. Una storia vera.
E' di ieri l'annuncio del Ministero della Sanità che “per affrontare questa che si profila come una tragedia nazionale, di persone che non possono essere curate di Covid, di persone che non possono essere curate per malattie cardiovascolari. La mortalità di infarto acuto del miocardio e di ictus è aumentata già del 10 per cento.” E la percentuale aumenterà ancora per i casi di tumore, essendo saltati, o ritardati i controlli.
Se trasponiamo questa realtà a Trieste ed in Friuli Venezia Giulia la situazione potrebbe essere ancora più tragica.
La sospensione degli interventi chirurgici programmati, l'abolizione del Day Hospital, il dimezzamento operativo di molti reparti per utilizzare altrove il personale sanitario, l'assenza di posti letto, oltre che quella cronica di personale sanitario, la semichiusura dei Distretti Sanitari territoriali, l'insufficiente numero di medici di base e pediatri sul nostro territorio, la scomparsa dei vaccini antinfluenzali, ed il riproporsi, incredibile ed inaccettabile, della propagazione estesa dei contagi nelle RSA, nelle residenze protette pubbliche, private e convenzionate, oltre che il rinvio sine die di molti controlli specialistici e no per i tanti cittadini sofferenti di patologie croniche, ad iniziare dal Diabete. Tutto questo offre un quadro sanitario almeno per Trieste da mettersi le mani nei capelli.
Poi da tempo sono saltati i percorsi di “tracciamento” ma quello che è più grave Asugi non riesce a rispettare i protocolli, più volte sbandierati sulla stampa, di comunicazione degli esiti dei tamponi.
Ne riportiamo un caso di cui siamo stati testimoni: una signora fa il tampone, come richiesto rimane per due giorni (48 ore) in autoisolamento. Non avendo ricevuto nei termini previsti comunicazione alcuna dall'Asugi, e dunque ritenendo l'esito negativo, come prescritto dal protocollo comunicatole al momento dell'esame, il terzo giorno esce e si reca a trovare i genitori a casa loro. Poi per scrupolo il giorno dopo chiama il proprio medico curante, che ha accesso allo schedario informatico Asugi, e riceve da questi la notizia che no, che il tampone aveva dato esito purtroppo positivo, e che è fatto grave che l'azienda sanitaria non glielo abbia comunicato.
Morale della favola, oltre ad essersi rimessa tardivamente in isolamento, ha trasmesso il virus pure ai genitori, ambedue risultati positivi al Tampone e pure sintomatici (tosse, febbre, perdita di gusto ed olfatto) e reclusi nella loro abitazione.
Peccato, verrebbe da dire, che non abbia incontrato pure Poggiana, Riccardi et similia.



Il COMPLOTTO !

» Inviato da valmaura il 9 November, 2020 alle 11:10 am

O se preferite: la congiura, la cospirazione.
Partiamo da una citazione, del Cardinale Armand-Jean du Plessis duca di Richelieu, che di tutto questo era un maestro inarrivabile.
“Quando due persone si mettono assieme per cospirare, una è di troppo”.
Iniziamo con la tesi strampalata che gli epigoni delle scombiccherate destre europee ed i suprematisti (roba da Ku Klux Klan e “nazisti dell'Illinois”) ora strillano come galline strozzate; “Brogli, brogli, brogli, il voto postale non vale!”.
La realtà è semplicemente questa. Nelle democrazie di mezzo mondo esiste la possibilità di esprimere il proprio voto per corrispondenza, nei termini e nei modi stabiliti da leggi nazionali: solo per restare in Europa ciò è in vigore da più di mezzo secolo in Austria, Francia, Spagna, Gran Bretagna e perfino da una trentina di anni in Italia. Negli Usa almeno da quando abbiamo memoria.
Oggi in tempi di pandemia è stato il sistema scelto da molti americani per non finire in ospedale o al cimitero, nel paese con più morti e contagiati del Pianeta. Una "congiura" anche questa.
Se uno dei partiti, o ambedue, ritenevano tale metodo inaffidabile, a partire dall'eventuale lentezza del recapito postale che qui da noi conosciamo fin troppo bene, era sufficiente modificare la legge elettorale “prima” e non strillare dopo, solo quando si perde però.
Secondo fatto. Negli Stati che hanno visto la sconfitta di Donald Trump quasi tutti i Governatori, la burocrazia statale, fino alla gestione dei seggi, e soprattutto la stragrande maggioranza dei giudici di ogni ordine e grado (elettivi e di nomina statale) sono ancora oggi in mano ai Repubblicani.
E sono “repubblicani” gli stessi magistrati e governatori che stanno respingendo a raffica i ricorsi dei legali di Trump. Unico caso a parte la Georgia, dove sta vincendo Biden, che su accordo bipartisan locale potrebbe vedere un riconteggio totale delle schede. Stato che a chiunque venga assegnato non modifica il risultato e non scalfisce l'ampia maggioranza, di voti popolari e di grandi elettori, che ha sancito la vittoria del candidato Democratico.
Dunque una ben strana “congiura”, che per altro vedrebbe coinvolti tra autori e complici decine di migliaia di cospiratori: roba da sghignazzare. Come sarebbero complottisti pure la stragrande maggioranza dei parlamentari e dirigenti del Partito Repubblicano, e buona parte, almeno quella non falcidiata dal Covid-19, dello stesso “staff” presidenziale alla Casa Bianca, che stanno suggerendo sempre più energicamente al presidente perdente di farsi da parte e rapidamente, anche per non compromettere le prossime sorti elettorali del partito dell'Elefante.
Chiarito ciò e lasciando volentieri ai neonazisti tedeschi, ai “vichysti” francesi ed ai suprematisti italiani di solidarizzare con Trump ci si permetta una considerazione finale.
Abbiamo letto alcuni commenti, pochi per la verità, scritti da gentili lettrici delle nostre pagine su Facebook a difesa di Trump.
La cosa ci ha colpito assai, e ci sgomenta e addolora per la scarsa considerazione che queste persone hanno di loro stesse ed in generale delle donne.
Ora, tralasciando ogni considerazione partitica di destra o sinistra, se mai c'è stato un personaggio che ha da sempre, fin da giovane, considerato e trattato le femmine alla stregua di bambole gonfiabili in lattice, quelle che si acquistano ai sex-shop, o di una reclame utile a mettere in vetrina se di bell'aspetto, il fatto che ci siano delle donne raziocinanti che lo eleggono a paladino da difendere ad oltranza, lo confessiamo, ci incoraggia prepotentemente alla misoginia.



Conoscenza, capacità e proposte concrete per Trieste.

» Inviato da valmaura il 8 November, 2020 alle 2:47 pm

Piace prendere nota, anche se piuttosto di riconoscercelo si schiaccerebbero le dita con il martello, che alcune delle tante iniziative avanzate dal Circolo Miani, e divenute tesoro di Trieste Verde, vengono oggi “scoperte” e rilanciate, magari superficialmente come sempre accade quando si copia male, da altri.
Da quella presentata già a fine febbraio di smobilitare il “tesoro” di 11 milioni, pagati da commercianti ed esercenti, che la Camera di Commercio e pompe funebri tiene in cassa per quella rivoltante ciofeca defunta del Parco del Mare. Immetterlo subito sulla piazza per salvare la vita produttiva, e posti di lavoro, del terziario in profonda crisi.
A quella del progetto di Porto Green, che non è solo l’elettrificazione di tutte le banchine magari non tra un secolo, dal Porto Vecchio a Muggia, con in mezzo quel problemone della Siot (terminal petrolifero) a cui necessita metter mano presto ed una volta per tutte. Non lo riscriviamo qui per non annoiare i nostri lettori, e chi ancora lo ignora fatichi con il mouse, detergendosi il sudore per lo sforzo, scorrendo indietro su questa Pagina i tanti articoli che lo illustrano.
Progetto che abbiamo integrato con il pieno appoggio alla proposta avanzata da Costa crociere di collocare in Porto Vecchio il Terminal crociere con tutte le infrastrutture necessarie alla bisogna e di un collegamento diretto via mare con Venezia. Anche per mettere un punto fermo a tutte le carnevalate che il primo politico che si sveglia la mattina butta in piazza per dare aria ai denti e segno della sue inutile esistenza in vita.
Ma aggiungiamo con forza, ricordando passate nostre prese di posizione, la ricchezza vera, quella che dà occupazione e sviluppo a Trieste, è di attuare la parte più importante della costituzione del Porto Franco: quella che riguarda tutte le agevolazioni fiscali e doganali che ricadono su chi nell’area apre industrie, manifatture e stabilimenti per la lavorazione delle materie prime che arrivano in città. Altrimenti è un Porto Franco mutilato nella parte più rilevante delle sue potenzialità.
Sul destino della Ferriera abbiamo appena scritto e dunque non ci ripetiamo, prendiamo atto che anche al piccolo giornale se ne sono finalmente quanto epidermicamente accorti (nel senso che hanno sprecato una paginata buttandola sull’Amarcord). Ma abbiamo la brutta sensazione che chi ci metterà le mani non si rende conto della delicatezza, per qualità della vita e tutela della salute di decine di migliaia di persone che ci vivono attorno, del problema e delle criticità presenti.
Per ora fermiamoci qui: è domenica e non vogliamo gravare il vostro risveglio.



Sembra scritto apposta per Fedriga e Riccardi.

» Inviato da valmaura il 7 November, 2020 alle 4:16 pm

Il sonno della Regione.
di Marco Travaglio
Ricordate i referendum di Maroni&Zaia per l’autonomia del Lombardo-Veneto? E le intemerate dei “governatori” del Pd a rimorchio, da Bonaccini a De Luca, per ottenere lo stesso risultato al tavolo col governo?
“Padroni a casa nostra”, che bello! Basta centralismo, viva il federalismo, anzi l’autonomia, e mica un’autonomia qualunque: “dif-fe-ren-zia-ta”! Anni di propaganda si sono liquefatti nelle ultime riunioni degli sgovernatori con Mattarella, Conte e Speranza. Che non chiedevano la luna: solo il minimo sindacale di “leale collaborazione istituzionale” per condividere le nuove misure, differenziate (come l’autonomia) in base alle situazioni dei singoli territori. Anzi, di più: parametri da fissare insieme per far scattare in automatico le zone rosse o arancioni nelle aree che di volta in volta li superino.
La risposta dei 21 presidenti è unanime: non vedo, non sento, non parlo. E sediziosa: noi non chiudiamo niente, se vuole lo faccia il governo, ma noi ci riserviamo il diritto di veto a furor di piazza.
E pazienza se la sanità è affare delle Regioni. E se l’art. 32 della legge 833/1978 (“Istituzione del Servizio Sanitario Nazionale”) prevede espressamente che, in caso di emergenza sanitaria, “sono emesse dal presidente della giunta regionale o dal sindaco ordinanze di carattere contingibile ed urgente, con efficacia estesa rispettivamente alla regione o a parte del suo territorio comprendente più comuni e al territorio comunale”, mentre quel tipo di ordinanze spettano al ministro della Salute se investono “l’intero territorio nazionale o parte di esso comprendente più regioni”.
Il sindaco Sala legge i numeri dei contagi e dei ricoveri a Milano? Fontana, Gallera, Toti, Cirio, De Luca e il reggente calabrese Spirlì hanno idea di quel che accade nelle loro Regioni?
Anziché straparlare sui social e imbrodarsi in tv e sui giornali, che aspettano ad ascoltare i medici e a fare ciò che la legge impone? E con che faccia chiedono nuovi poteri, se non esercitano neppure quelli che già hanno?
La vulgata paracula dei media è che governo e Regioni giocano allo “scaricabarile”. Ma qui governo e Quirinale fanno il proprio dovere, chiamando ciascuno a rispettare la legge e ad assumersi le proprie responsabilità. Sono sgovernatori e sindaci che scaricano barile e poi chiamano “scaricabarile” il loro amato federalismo, per continuare a fare gli autonomisti col culo degli altri. Però non tutti i mali vengono per nuocere: la gente ne ha piene le scatole di questi conigli in fuga che autonomizzano i meriti e centralizzano le responsabilità. Se un domani qualche mente saggia proponesse di abolire le Regioni, farebbe il pieno di voti. Compresi i nostri.




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