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'L'Eco della Serva'
Fatti e misfatti della settimana

Trieste. “Già fatto?”
Roberto Dipiazza: “In tutti i miei anni da sindaco non ho mai avuto una condanna, questo significa che le cose le so fare”. Detta così può sembrare un atto di eroica competenza, ma …. se è per questo..
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Par Condicio, postuma.
Utilizziamo la prima pagina di un quotidiano da sempre vicino al centrodestra (Il Tempo, di Roma) e che ha come direttore un eccellente giornalista: Franco Bechis. La vedete nella foto qui sotto.Poi due titoletti di altri giornali che..
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*Ferriera: le analisi della procura
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Circolo Miani » News Correnti » Page 167

Trieste, che brutta gente.

» Inviato da valmaura il 6 October, 2013 alle 2:13 pm

C’è qualcosa di sconcertante di cui desideriamo ragionarne assieme.

Partendo dal presupposto di non soffrire, per ora almeno, di paranoia.

Quattro giorni prima della Conferenza Stampa organizzata da Circolo Miani e Servola Respira abbiamo inviato una e-mail di invito a partecipare all’incontro a tutti i capigruppo del Consiglio comunale (13), al presidente dello stesso Consiglio (Furlanic), al Vicesindaco (Martini) ed a due altri consiglieri (Patuanelli e Reali). Lo stesso invito è stato rivolto all’Assessora regionale all’Ambiente (Vito del PD) nota alle cronache praticamente solo per la indecorosa polemica con la Serracchiani che pretendeva, assai giustamente, che gli assessori di dimettessero da consiglieri. La consigliera, e poi anche assessora, del PD Goriziano le rispose picche (il motivo era la garanzia quinquennale della cospicua prebenda di consigliere) e, contrariamente ad ogni dignità politica ed etica di partito, di cui la Serracchiani era allora segretario regionale, la spuntò.

Orbene nessuno, salvo Andolina, dunque 17 destinatari, ha pensato di dare seguito al nostro invito, come per altro fa da anni e anni con il materiale informativo che inviamo loro settimanalmente senza praticamente mai ricevere un riscontro, una critica, un insulto, uno sputo informatico, ma non si è curato, ognuno ha l’educazione che dimostra, neppure di rispondere magari con una righetta di segreteria, per declinare ringraziando e scusandosi (“precedenti inderogabili, improcrastinabili, impegni, si scusa ma”).

A questo va aggiunta l’assenza delle testate (chiamarle organi di informazione sarebbe una bestemmia) scritte e televisive (ANSA compresa) invitate alla Conferenza stampa.

In una realtà così avara di notizie, e dove non si nega articolo e servizio a nessuno degli amici degli amici, appunto, è cosa che non può essere contrabbandata per incidente di percorso, coincidenza o quanto altro affine.

Dunque non resta che prendere atto dell’esistenza di una Conventio ad excludendum *, che persiste oramai da oltre un decennio nei confronti di tutto quanto faccia, promuova ed organizzi, dica o scriva la realtà da noi rappresentata. Sarebbe perfino comico ricordare certi episodi grossolani di censura di questi anni, è invece molto triste dover prendere atto che nessuna forza politica vecchia e nuova, nessun intellettuale alla jota, o presunto giornalista, abbia mai levato voce, anche sommessa, per denunciare questa violenza, questo stupro della verità e della decenza a cui sono sottoposti in maniera sistematica ed organizzata le migliaia di persone che da anni partecipano alle iniziative del Circolo Miani e dei Comitati di Quartiere, a partire da Servola Respira, e tutta l’opinione pubblica cittadina e regionale alla quale è negata ogni libertà di informazione.

Anzi abbiamo avuto modo di registrare in questi anni, il vivo compiacimento e l’arrogante soddisfazione , o più semplicemente l’inconfessabile interesse di bottega, verso questa macelleria dei diritti.

Ma d’altronde, parafrasando il Manzoni, la dignità se uno non ce l’ha, non se la può dare.

E’ per questo che sabato prossimo, 12 ottobre, dalle ore 17 alle ore 20, con qualunque tempo faccia, se piove esistono gli ombrelli non solo per andare a pascolare tra i suk della Barcolana, diamo appuntamento in piazza della Borsa, inizio Corso Italia, lato bar Rex fermata autobus, per la “prima” della nuova edizione del TG da Strada. Per offrire  ai cittadini alcuni spunti informativi che altrove non trova a Trieste, alcune notizie ed alcune riflessioni che riguardano da vicino, molto da vicino, la vita, la salute ed il futuro di noi tutti. Se poi uno si accontenta di schizzare il proprio orgasmo sulla tastiera di un computer per appagare la propria esistenza in vita, o non riesce a “sacrificare” due orette della sua “impegnatissima” esistenza, almeno si risparmi la fatica, ed a noi il fastidio, di romperci i cabasisi in futuro per i suoi problemi.

La nostra risposta sarà dunque di parlare direttamente ai cittadini a casa nostra, sulle piazze e vie di Trieste e Muggia, che è la cosa che sappiamo fare meglio e che ci riesce ancora benissimo, e di cui lor signori non riescono proprio a farsi una ragione e a darsi pace. E si stupiscono poi, per il tempo di un batter d’ali in verità, se il 59% (avete letto bene il 5 9 %) dei cittadini non va a votare, nemmeno per i grillini, e si sperticano in ipocrite boiate come “bisogna ascoltare il territorio, dare voce alla società civile, aprire i partiti o movimenti ai cittadini, confrontarsi con coloro che non votano”, e baggianate simili.

Stiano almeno zitti per favore.

*Conventio ad excludendum è una locuzione latina con la quale si intende definire un accordo esplicito o una tacita intesa tra alcune parti sociali, economiche o politiche, che abbia come fine l'esclusione di una determinata parte terza da certe forme di alleanza, partecipazione o collaborazione.

PS: chi li ha visti? Torrenti Gianni, tombato, non è un refuso ma una cortesia, alle elezioni, nonostante i santini profusi a volontà, ma premiato alla carriera, con l’Oscar di assessore regionale alla Cultura (sic!), irraggiungibile dal momento della nomina, non risponde al telefono in Regione, pagato da noi, né richiama al cellulare, sempre da noi pagato. Serracchiani Debora, idem come sopra con menzione particolare al suo portavoce (quale? Visto che da tre mesi è muto: cambiategli nome nel caso) Lancellotti Giancarlo.




Parole gravi e non veritiere.

» Inviato da valmaura il 13 September, 2013 alle 2:20 pm

 Ecco oggi scorrendo la prima pagina di cronaca del piccolo giornale chiunque può capire quale sia il ruolo che questa gazzetta svolge in città. Nulla di più lontano da una anche generica informazione ai suoi lettori ma uno strumento, verrebbe da citare il buon Occhetto con la sua “gioiosa macchina da guerra” ma qui l'aggettivo d'obbligo è “triste”, di lotta di parte e di interesse, una clava, un trasmettitore di minacciosi messaggi non dissimili nello stile a quelli delle lettere anonime e dei pizzini, un agitatore che può eccitare menti già tese e compromesse.

Esemplare è l'editoriale del capocronista M.C., che unendo ad alcuni strafalcioni disinformativi scrive di “azione criminale”, ovviamente degli oppositori o presunti tali, epitetati per sovrappiù da “gufi” e “streghe”, all'arrivo in città del “canuto ma arzillo principe di Cremona”.

E dando la colpa a questi ingrati antitriestini già della prima dipartita di Arvedi cinque anni fa, quando alcuni di questi uccelli notturni nemmeno esistevano, vedi 5 Stelle o Tlt.

In realtà il “principe azzurro” inforcò il suo bianco cavallo è trottò alla volta di Cremona, se mai aveva avuto serie intenzioni di “baciare” la Ferriera, nel 2007/2008, o meglio si ritirò dall'acquistare la Ferriera per due ragioni. Le condizioni degli impianti che imponevano già allora il loro totale rifacimento come testato dalle lunghe visite dei tecnici arvediani a Servola, figurarsi oggi dopo ulteriori cinque anni senza praticamente manutenzioni. La seconda è più “pregnante” era l'obbligo di assumersi l'onere dei costi delle bonifiche e della messa in sicurezza del sito, allora stimati dal Ministero dell'Ambiente in 60 milioni di euro. Altro che “azioni criminali” la rottura fu causata dalla volgarissima e legale “pecunia, schei, palanche et nomea simile”. Ma M.C. allora, se non andiamo errati, si occupava di cronaca sportiva e la Cremonese non gioca al Rocco.

In quanto poi ai “programmi precisi” del “non benefattore” Arvedi, finora non si è visto straccio di riga: né di un piano industriale, né di quello occupazionale, e tanto meno di “investimenti ambientali”, che non vuole dire e significare, ce lo concedano e ci scusino, una beneamata mazza.

Solo invece parole generiche, cifre buttate là, e certezze anticipate solo in due campi. Nel taglio dei posti di lavoro annunciati, insomma la “zavorra in eccedenza” verrebbe lasciata alla fallita Lucchini, e nel probabile reinquadramento al ribasso dei contratti dei lavoratori residui, attraverso il passaggio, già sperimentato da Marchionne alla Fiat di Pomigliano, alla riassunzione individuale nelle tre nuove società create ad hoc.

L'altro campo dove le intenzioni di Arvedi sono chiarissime a tutti meno ai giornalisti-editorialisti del piccolo giornale sono nelle sue lapidarie, e non fraintendibili richieste.

Di non pagare le bonifiche, e finchè è solo affittuario ciò è giusto e comprensibile, e di ottenere la messa in sicurezza del sito e l'allargamento della banchina, con almeno il raddoppio delle attività portuali e logistiche.

Chi dovrebbe sostenere queste ingentissime spese? Ma ovvio: Regione, Stato e Commissione Europea ed inoltre per somma sfortuna della UE che l'astuto Tajani definisce “Trieste un modello per l'Europa”. Allora anche la Comunità Europea è a posto.

Discorso a parte meritano le gravi parole pronunciate dall'attuale sindaco di Trieste, dunque rappresentante nel bene e nel male di tutti i triestini, anche di quel 75% di loro che si è espresso, sondaggio SWG, fondata e guidata dai compagni di partito di Cosolini, alla mano per “l'immediata chiusura della Ferriera”.

Un errore gravissimo quelle dichiarazioni, un vulnus alla democrazia ed ai suoi diritti che non trova precedenti nella storia anche aspra e tesa del secondo dopoguerra, e che non fa assolutamente onore al Municipio di Trieste. Errore ancora più grave se si ricorda, cosa che il “giornalismo” nostrano evita come la peste, che da Assessore regionale lo stesso Cosolini guidò dal 2003 al 2008 quel tavolo istituzionale della Regione per la dismissione e riconversione della Ferriera, altro che “la Ferriera non chiuderà”. Si, è vero che il tavolo lavorò sotto dettatura degli emissari degli “affaristi russi”, la definizione è del Sindaco, impersonati proprio allora dal Rosato, sempre lui, e dal Semino, che per fortuna non parlavano in cirillico, e che alla fine non partorì nulla. Insomma nulla per modo di dire perchè aveva comunque garantito altri cinque anni di tirare a campare alla Lucchini-Severstal, con l'aggiunta della concessione dell'AIA regionale. Oppure di quando nel 2008, nell'aula del Consiglio comunale, irrise il Sindaco Dipiazza rinfacciandogli “l'abbiamo fatto Bingo” di arvediana memoria.

Dunque Roberto Cosolini la imploriamo di ritirare pubblicamente quelle affermazioni tanto gravi quanto insensate, che non fanno bene alla democrazia e tanto meno alla tradizione democratica della sua parte politica.

Lo faccia, per favore, e subito.

Riconoscere un errore esalta la dignità dell'uomo prima che del politico.




Trieste Contemporanea.

» Inviato da valmaura il 5 September, 2013 alle 12:06 pm

Trieste Contemporanea.

A cura di Maurizio Fogar.

Per vedere il filmato clicca qui http://youtu.be/AA3F1aYP-5c




Ferriera? Nulla di nuovo, tutto già visto.

» Inviato da valmaura il 4 September, 2013 alle 2:02 pm

 Facciamo un passettino indietro, e cioè alla notiziola apparsa ieri sul piccolo giornale sulla risposta data dal forzaitaliota Antonio Tajani, nel suo ruolo di Commissario Europeo all'Industria, all'interrogazione presentata dall'europarlamentare Zanoni.

In buona sostanza il Tajani, ci siamo letti la completa risposta che l'onorevole Zanoni ha avuto la cortesia di inviarci, ributta la palla in tribuna. Ovvero alla segnalazione dei danni alla salute prodotti dall'inquinamento della Ferriera, anche se Zanoni sottolinea forse troppo quelli dei lavoratori e meno quelli che decine di migliaia, almeno ottantamila, persone sono costrette a subire sul territorio, il Commissario Europeo mette in atto il classico sistema dello scarica barile.

In poche parole scrive che non è sua competenza, né della Commissione Europea occuparsene, e che la responsabilità dell'inazione è tutta dell'Italia, il suo paese che rappresenta nella Commissione UE, della Regione FVG, dell'ARPA e dell'ASS che non ha mai fatto una indagine epidemiologica. Lo scoprono ora dopo ben 15 anni di silenzi o peggio.

Ma qui manca qualcosa, carissimo Tajani, amico del Silvio che fu, ovvero l'immediata segnalazione sua, e magari assieme al Zanoni, ai suoi colleghi Commissari alla Salute ed all'Ambiente della UE per i provvedimenti sanzionatori e surrogatori nei confronti degli inadempienti (leggi sanzioni ed ispezioni) che lei ha la bontà di individuare ed elencare più sopra.

Perchè se è vero che l'operatività spetta a loro, è anche vero che il controllo di conformità è pienamente riservato alla Commissione Europea rispetto alle norme e agli indirizzi (leggi Direttive) che essa si è data in materia e che sono vincolanti per tutti i 28 stati membri.

Passiamo ora alla visita di cortesia del sindaco di Trieste alle fabbriche Arvedi in quel di Cremona, si insomma a Spinadesco e vicinori,. Non ne capiamo né comprendiamo il senso né il significato.

Se era una visita di “controllo” allora si è rivelata del tutto inutile. Cosolini, che deve essere una buona forchetta mentre noi non riusciamo a cucinare nemmeno un paio di uova all'occhio, così a prima vista, potrebbe dare giudizi di merito sulla cucina di un ristorante ma quanto a capire di siderurgia ed impiantistica ha la competenza e la capacità di comprensione di un esquimese che assiste alla predica di un Muezzin, e per di più letta in aramaico. Potrà al massimo dare giudizi cromatici o come il piccolo giornale descrive entusiasticamente sulla qualità dei bar ristoranti del piazzale esterno alla fabbrica, ai quali, bontà sua (di Arvedi si intende) possono abbeverarsi e ristorarsi pure i camionisti.

Ricorda un po', dunque già visto, i servizi da “inviato” di quel G.Garau del piccolo giornale in visita alle fabbriche di quegli “avventurieri russi”, come li definisce a sorpresa il Cosolini d'oggi, dimentico del Cosolini di ieri quando da assessore regionale nel quinquennio 2003-2008 li ha sostanzialmente fiancheggiati e favoriti, e di cui ha assunto in dicembre 2013 il loro braccio operativo (l'ex direttore per lunghi anni di Ferriera e Lucchini-Severstal, gli odiati russi, Francesco Rosato) quale consulente proprio della sua amministrazione comunale.

Ma merita appunto qui ricordare i memorabili servizi dell'inviato del piccolo giornale che con sprezzo del pericolo descriveva i paesaggi bucolico-tolstoiani (i boschi sterminati di verdi betulle) in cui le acciaierie di Mordashov-Severstal erano collocate e la qualità raffinata dei cuochi delle mense aziendali dei biechi pirati russi, ma di palato fino, che, sono righe scritte dall'inviato al fronte orientale sotto il tiro di panzerotti alla vodka, meriterebbero alcune stelle della Guida Michelin. La Victoria Cross e la Medaglia d'Onore del Congresso no?

Per il resto troviamo la conferma che finora l'Arvedi, nonostante l'avvicinarsi della fatidica data del 15 ottobre, non scuce parola sul suo progetto industriale sulla Ferriera, salvo insistere sui denari nostri, ovvero pubblici, per la gentile sistemazione di una nuova area portuale da costruire per fare concorrenza alla scalo pubblico. Veramente geniale. Un po' come lo spararsi nei coglioni, pardon ovaie, da parte dell'Autorità portuale.

Tutto il resto sono “chiacchiere e distintivo”, purtroppo quello di un sindaco che fa genuflettere l'intera comunità che rappresenta al volere di un industriale cremasco, geniale indubbiamente nel farsi i suoi interessi, e che in tutti questi anni non ha mai ritenuto di dedicare lo stesso tempo riservato agli Arvedi e ai selvaggi cosacchi nel visitare ed incontrare sul territorio, che non è assolutamente circoscritto alla sola Servola come stampa e politica cercano da dieci anni di far interessatamente intendere, le decine e decine di migliaia di triestini e muggesani che patiscono le pene dell'inferno a causa delle incapacità ultradecennali di una classe dirigente, politica in testa.

Incapace, imbelle e chiacchierona. Dunque tutto già visto e da oltre dieci anni.




Ferriera. La “mossa” della Procura.

» Inviato da valmaura il 26 August, 2013 alle 11:48 am

 

Finita quasi l'estate, ma siamo pur sempre in agosto, e partito il protagonista delle precedenti interviste estive per Treviso, ecco uscire ora la notizia dell'ultima mossa della Procura targata Frezza facente funzioni.

La prima domanda da porsi è se anche questa iniziativa, per ora senza indagati, finirà come le precedenti inchieste affidate al Sostituto in questione (tutte chiusesi con una oblazione, la prima di ben un milione e trecentomila LIRE e sostanzialmente centrate sul reato di “imbrattamento”).

I primi segnali non sono incoraggianti, vedi la scelta dei consulenti (il pur bravo semper ridens Barbieri ma soprattutto quel Boscolo che fu il miglior alibi della vecchia proprietà, tanto da venir usato come parte fondante della richiesta, poi accolta, della vecchia AIA regionale). Mai ad esempio, che la scelta ricada su tecnici come Romano Pezzetta.

Mancano poi completamente nel fascicolo, dando fede, ed è proprio un atto di fede, a quanto riportato dal piccolo giornale, le indagini riguardanti tre punti nodali della Ferriera, che abbiamo ampiamente indicato da tempo e di cui riproduciamo la parte finale di una “notizia” del 3 luglio scorso del nostro sito giornale online titolata “I piani laureniani”: Post Scriptum. Tre modesti suggerimenti su cose da fare subito concretamente, e senza scomodare i caschi blu della Nato o i Satelliti della Nasa: sgomberare la discarica abusiva di migliaia e migliaia di tonnellate di Loppa, le cui collinette vanno dal capannone dell’ex acciaieria al mare; fermare l’altoforno che perde almeno 30.000 metri cubi di gas al giorno; rifare la torre di spegnimento della cokeria. Queste cose le abbiamo scritte e dette in ogni salsa ed anche alla Procura, e sono state il centro della manifestazione di venerdì 28 giugno, ma non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. E qui ricordiamo per i distratti, che la magistratura tarantina ha incarcerato una decina di persone, a partire dal presidente di quella Provincia e di mezza giunta, proprio per la discarica abusiva di loppa all'Ilva.

Manca ancora una volta l'indagine a carico di coloro (Regione, Provincia, Comune, Arpa e Ass tra gli altri) che avrebbero ed hanno l'obbligo di legge di tutelare la salute e far rispettare i limiti per le emissioni inquinanti, nonostante le roboanti e ripetute dichiarazioni pubbliche (vedi interviste di luglio 2011 e luglio 2012) del predecessore di Frezza alla guida della Procura “sulle indagini sui controllori per i mancati, appunto, controlli”.

Dunque tutti questi elementi, a parte lo scontato e arciconosciuto a tutti meno che evidentemente al solito assessore comunale, di cui per carità ed umana pietas omettiamo il nome, sforamento di BenzoApirene-Benzene e polveri sottili, già oggetto dell'ennesima denuncia (la diciassettesima dal 1998 ad oggi) presentata il 17 gennaio 2011 alla Procura dal Circolo Miani e di cui non si ha mai avuto più notizia, nulla di nuovo.

Pertanto nel prevedibile scetticismo dei cittadini la notizia servirà sostanzialmente a dare il via sul piccolo giornale ad una valanga, bhè almeno ad una slavinetta, di commenti con cui riempire le pagine pur sempre agostane. A partire, lo azzardiamo, dal Trio, non Lescano, ma sindacale di Palman-Salvaneschi-Borini, con l'incognita Sincovich, e naturalmente con l'intervista (la buttiamo: due colonne verticali con fototessera) del Laureni e poi a seguire i commenti dei partiti e di, non manca mai, Razeto.

Ecco aspettiamo gli sviluppi per capire il senso della mossa della Procura o se questa invece finisca per ricordare una altra e più famosa “mossa” quella della soubrette dei cabaret della Belle Epoque, la mai troppo compianta Ninì Tirabusciò, portata magistralmente sugli schermi da Monica Vitti e magari a rimpinguare di ricche parcelle (beato lui) le già floride finanze dello studio legale Borgna.





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