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Circolo Miani » News Correnti » Page 166

Caro Sindaco, e chissenefrega!

» Inviato da valmaura il 21 July, 2017 alle 11:52 am

Con tutti i problemi ed i fallimenti inanellati in questi dodici mesi da questa Amministrazione comunale, da far impallidire i “trionfi” di quella precedente, a partire dalla Ferriera, ora Dipiazza non trova di meglio che scagliarsi contro l’estetica delle bancarelle delle “venderigole” di piazza Ponterosso.

Dopo che il suo Giorgi ha trasformato per mesi le vie e le piazze di Trieste in una gigantesca sagra della Sardella.

Dopo che per anni, tutte le Rive con annessi e connessi, sono trasformate in un Suk di Tangeri da sterminati gazebo di bancarellari con giostrine annesse che vanno dall’Idroscalo alla Lanterna nascondendo perfino la vista del mare. E che piazza Unità e piazza Verdi sono per tutta l’estate un cantiere aperto ed un deposito di tubi innocenti con palchi in ferraglia che distruggono la prospettiva di una delle piazze più belle d’Europa e danno il colpo di grazia all’infelice ripavimentazione.

Ci vuole tanto a mandare i concerti allo Stadio o al Palasport, oppure in Porto vecchio, come accade in tutte le città del Mondo? Con risparmio e tranquillità anche per la sicurezza e senza incasinare il traffico cittadino con il blocco della viabilità sul principale asse di scorrimento della città.

Un Comune che con analoga responsabilità della Sovrintendenza non è riuscito a salvare neppure lo storico Caffè-pasticceria Pirona.

Il Sindaco è inc……, pardon arrabbiato sulla sua pagina di Facebook?

Si faccia una bella doccia fredda, che a noi proprio non ce ne frega un’acca.




Comune di Trieste. Servizi allo sfascio.

» Inviato da valmaura il 20 July, 2017 alle 1:16 pm

Mercoledì 19 luglio tra le ore 11.30 e le 12, otto tentativi telefonici, ripetuti due volte a distanza di un quarto d’ora, per parlare con gli interni dei servizi sociali di via Mazzini, dove ha sede pure l’assessore Grilli, che si occupano del sostegno al reddito regionale.
Risultato? Nisba, nessuno risponde.
Premessa, chi chiama attende da tre mesi di vedersi accreditato il concesso sussidio, che per una persona normale, in condizioni di indigenza (raffinatezza per non dire miseria o povertà) è come l’acqua per l’assetato.
Orbene agli interni dei due addetti, la signora S ed il collega D, non risponde nessuno.
Stessa sorte tocca al telefono della responsabile del servizio, signora D.
Idem come sopra, telefono muto, all’interno del direttore S.
E per ben due volte di fila (tre per gli addetti) in mezz’ora.
Chi chiama non lo fa per sfizio ma per necessità: non ce la fa più a sostenere il ritardo nei pagamenti.
Nota interessante il centralino del Comune.
Personale gentile e rapido. Nota dolente il centralino stesso: è stato rinnovato un paio di anni fa. E non ha più, cosa vuol dire il nuovo, la ricaduta sul centralino delle telefonate agli interni senza risposta, né la possibilità per il centralinista di verificare la presenza di anima viva all’altro capo del passante richiesto, tenendo in attesa il chiamante.
Risultato? Ti tocca richiamare di nuovo il centralino se, come frequentemente capita, nessuno risponde all’interno richiesto.
Intasamento del centralino e spese doppie, triple per il cittadino che chiama.
Sapete il bello. Questa vetusta ed arcaica struttura dipende da un servizio comunale, quello della “Innovazione”, diretto viepiù da un ingegnere che una volta compulsato, ha risposto che insomma la colpa è dei cittadini che dovrebbero conoscere a memoria le centinaia di interni degli uffici, girando con la rubrica del Comune in tasca o con il collegamento a “rete civica” perennemente aperto.
Cosa vuol dire “Innovazione”.
Ritornate al vecchio sistema, per altro in uso alla Regione, all’ASS ed a tutti i centralini normali, che fate pena.




ATTENZIONE. Il Sindaco Dipiazza ci scrive.

» Inviato da valmaura il 19 July, 2017 alle 12:04 pm

Dipiazza: se inquina ancora chiudo la Ferriera!

“Il sindaco conferma quanto affermato nell’intervento sul «Piccolo».

Cosolini: «Lo dice da anni, lo faccia. Ma non mescolerei  la salute con la politica»

 

«Otto mesi. Sia chiaro, sono pronto ad agire». Roberto Dipiazza, dopo le ordinanze in cui ha intimato alla Servola Spa di ridurre le emissioni, prepara il conto alla rovescia per la chiusura della Ferriera. Un atto inevitabile, assicura il sindaco, «se in questo periodo i dati sulle sostanze inquinanti continueranno a sforare i limiti di legge». Così il primo cittadino chiarisce - e conferma - l’orientamento messo nero su bianco ieri, con un intervento sul Piccolo. «Se nei prossimi mesi - così aveva scritto - i controlli commissionati dalla procura fornissero una media annuale delle emissioni nocive oltre i limiti di legge, il provvedimento di chiusura diverrebbe inevitabile».
«La legge - ha spiegato ieri sera Dipiazza - dice che per agire devo avere un anno di sforamenti medi. Finora ne sono stati rilevati quattro, nei quali l’azienda sanitaria ha certificato per la prima volta che non si tratta di semplice imbrattamento, ma che tali emissioni nuocciono (sic!) gravemente alla salute».
Ma a chi spetterebbe, nel concreto, decidere la chiusura della Ferriera? «Non è che domani - precisa - il sindaco va lì e dice ”chiudete tutto”. Mi confronterò con la procura, è del tutto evidente. L’attuale proprietà, in questo momento, dovrebbe essere furba e fare il possibile affinché la trattativa con Arvedi vada avanti». Un rientro delle emissioni nei parametri di legge, dunque, è per Dipiazza il presupposto-base per l’eventuale passaggio della Ferriera dal gruppo Lucchini a quello di Cremona. E anche davanti ad Arvedi, incalza il primo cittadino, «servirà un’unità istituzionale tale da imporre alla nuova proprietà tutti i paletti ambientali già prima di concludere l’affare».

«Ho avuto la sensazione che Arvedi abbia l’intenzione di presentare un piano industriale compatibile con l’aspetto ambientale», conferma l’assessore regionale al lavoro Roberto Cosolini. Il quale, però, bolla l’ultima uscita di Dipiazza. «Non mi stupisce - commenta Cosolini - quanto ha detto il simpatico sindaco. È chiaro che se le violazioni delle norme ambientali comportano danni accertati alla salute dei cittadini, chi ha la responsabilità di decidere dei provvedimenti lo deve fare. Il principio della tutela della salute, tuttavia, è argomento troppo delicato per farlo scivolare nel dibattito politico. È il momento di azioni serie e rigorose, non di annunci roboanti quanto inconcludenti. Per anni Dipiazza ha continuato a dire ”chiudo, chiudo”. Salvo poi, quando è emersa la soluzione Arvedi, assumersi meriti che non aveva dicendo ”ho fatto bingo, salvo l’industria e l’ambiente”. Ora, invece, se ne torna allo scoperto con un nuovo annuncio».

Dal fronte sindacale, intanto, l’uscita di Dipiazza scatena una pioggia di critiche. «Mi sembra che il sindaco sia un po’ volubile visto che fino a dieci giorni fa si era dimostrato entusiasta dell’ipotesi Arvedi», rileva il segretario provinciale della Cgil.”

 

Tranquilli era il 30 luglio 2007 e solo una pagina del Piccolo.

Secondo voi dieci anni dopo è cambiato qualcosa?




Ferriera. Perché Dipiazza non vuole chiuderla?

» Inviato da valmaura il 16 July, 2017 alle 12:14 pm

A partire dall’area a caldo.

Manca una settimana esatta ai 400 giorni dell’insediamento di Roberto Dipiazza nel suo terzo mandato di Sindaco di Trieste (i primi due vanno dal 2001 al 2011. Precedentemente fu Sindaco di Muggia e dal 2013 al 2016 Consigliere e Capogruppo in Regione).

Dunque ben oltre ai famosi, promessi a Telequattro con la sceneggiata del “decalogo” firmato in diretta, “100 giorni”.

Non è un caso che nessuno ne parli più, a partire dal Centrodestra ed ai comitati affiliati.

Se le parole potessero uccidere, e talvolta purtroppo accade ma non in questo caso, Dipiazza avrebbe fatto una strage della Ferriera.

Nei fatti invece ha fatto esattamente tutto quello che si poteva fare per non chiudere nulla in quello stabilimento, nemmeno la porta del WC.

Una sua scelta consapevole, a partire dal rifiutare, pur offertagli, ogni consulenza tecnica per arrivare a chiudere con una Ordinanza sindacale in veste di Ufficiale Sanitario del Comune, l’emergenza prima ed urgente: ovvero l’Altoforno della Ferriera.

Questi sono i fatti nudi e crudi, poi chiunque può inventarsi le scuse che vuole pur di non vedere la realtà.

Il 14 luglio, anniversario della Rivoluzione Francese, in mattinata l’Altoforno ha dato un altro esempio concreto sul rischio, innanzitutto per i lavoratori, di tenere in funzione un impianto collassato. Prima un forte boato con tremore di vetri, e poi due “soffiate” di nero intenso, per due episodi, ripetutisi a distanza di un’ora, di sovrapressione.

Una ennesima dimostrazione che chi controlla impianti e ciclo produttivo capisce poco o nulla della materia, ed al massimo interviene a “babbo morto” per spalleggiare l’ennesima giustificazione aziendale (“episodio anomalo” è il termine più gettonato: peccato però che l’anomalia solitamente viene a cessare quando i “fatti” sono ripetuti, come nel caso dell’Altoforno).

Questo pone un problema grande come una casa.

Che attendibilità, poste queste condizioni, possono avere i controlli, sempre che non si basino sul semplice prendere atto delle dichiarazioni della proprietà, a rispetto della diffida regionale che due settimane orsono ha posto precisi limiti alla riduzione produttiva soprattutto della Cokeria?

In tutti questi anni, ovvero dalla sua nascita nel 2001, l’ARPA è praticamente stata non una soluzione ma parte, ed importante, del problema. Tant’è che nessuno le crede più.

E questo è una grana di non poco conto per la Regione.

P.S. Se volete mettere sulla PAGINA CIRCOLO MIANI di Fecebook un "mi piace" e magari cliccare sul tasto "segui", non ci offendiamo mica.




Questa è Trieste. (sic!)

» Inviato da valmaura il 13 July, 2017 alle 12:37 pm

Cominciamo e finiamo presto perché due uomini in camice bianco sono venuti e se lo sono portati via in camicia di forza, con il vicedirettore del Piccolo, Alberto Bollis.

“Il risveglio di Trieste avviene in un’assolata giornata di luglio, Anno Domini 2017. Il paziente, sprofondato in un coma che pareva a un certo punto irreversibile …”. A commento del summit europeo in città.

Ovviamente lui di Trieste vede e conosce solo il salotto buono e l’apparenza istituzionale, oltre che quella del giornale per cui lavora e che risponde ad una ferrea logica politica bipartisan: il PD ed il centrodestra del pregiudicato Camber. Per lui tutto il resto è silenzio, sotto forma di oscuramento e censura.

Proseguiamo con il sindacato. In una nota, sempre uguale nel testo e contenuti e stavolta tocca alla FIOM CGIL, si persegue il rigido mantenimento dello status quo in Ferriera, la sacralità intangibile di quei posti di lavoro mentre per le migliaia persi in questi ultimi anni in altre imprese neanche una lacrimuccia di circostanza, e soprattutto si tace, dopo quattro anni quattro, sulla tragedia dei lavoratori, oltre una ottantina, morti di tumore per le mansioni svolte in Ferriera, come accertato dalla perizia ASS e reso noto dalla Procura nel 2013.

Arriviamo poi al consigliere regionale Ussai, 5Stelle, che, come se nulla fosse accaduto in questi anni, interroga la Presidente della Regione per sapere quando avvierà il percorso di dismissione della Ferriera (area a caldo).

Siamo ritornati insomma all’anno Zero.





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