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Circolo Miani » News Correnti » Page 166

Dedicato a tutti quelli “da una botta e via”.

» Inviato da valmaura il 16 November, 2020 alle 11:54 am

E che a Trieste allignano come da nessuna altra parte al mondo.
Nei nostri quattro decenni di attività sul territorio triestino, inteso come provincia, ci siamo imbattuti sempre, anche per l’alta partecipazione di persone alle nostre iniziative, in quella componente che qui definiamo “da una botta e via”.
Ovvero quei soggetti che pensano che per risolvere un problema che grava sulla nostra comunità, il caso Ferriera in questo è esemplare, basta spendere una loro presenza, magari genuflettendosi gli altri per la magnanima disponibilità, per risolvere come a miracolo venire in un attimo la questione.
Non è così, ed anche i più ottusi avrebbero dovuto nel frattempo farsene una ragione.
Quando l’avversario non è il gommista dietro l’angolo (ci scuseranno i gommisti per l’impropria citazione) ma delle multinazionali, delle aziende o enti pubblici e privati di peso e dimensioni notevoli, la lotta, l’impegno ed i sacrifici necessari (noi preferiamo chiamarli investimenti per una vita migliore e durevole) sono lunghi ed articolati. E la politica e l’informazione ad essa asservita, e per politica intendiamo questa attualmente esistente senza purtroppo distinzione alcuna, tenterà sempre ed in tutti i modi di comperare, silenziare, censurare, sabotare da dentro e fuori, insomma il classico “sopire e troncare” l’impegno e le iniziative.
Colpendo, isolando e diffamando, danneggiando i promotori di questa rottura di interessi affaristico-politici.
I mezzi e le risorse a loro non mancano, a cui spesso si aggiungono, per “sindrome di Stoccolma” e opportunismo carrieristico e clientelare parecchie delle stesse vittime.
Citavamo il caso passato della Ferriera, dove oggi si raggiunge il paradosso del tentativo, attuato da questa politica con il solito appoggio degli utili idioti, di appropriarsi della figura di Nadia Toffa, che ovviamente non può ribattere e lo abbiamo in parte fatto noi con il pezzo che trovate su questa pagina.
Ma anche episodi più recenti sono indicativi: vedi la questione del 5G, del fiorire selvaggio di nuovi ripetitori ed antenne della telefonia mobile, della mattanza degli alberi, dei giardini derelitti e via discorrendo. Non parliamo della Pineta di Cattinara che per lo sciocco e fatuo, e siamo buoni assai, comportamento di alcuni residenti è oramai irrimediabilmente condannata alla scomparsa.
Non comprendono questi “volonterosi” che l’impegno è lungo, i mezzi da usare non sono infiniti e che dopo aver esperito tutte le strade praticabili (manifestazioni, assemblee, denunce, diffide, accessi agli atti), dimostratesi prevedibilmente inutili per raggiungere gli scopi, oggi l’unica soluzione obbligata per dare risposte e soluzioni concrete a queste ed altre emergenze (sanitaria, degrado dei quartieri, povertà e via elencando) è quella di impossessarsi, democraticamente con il consenso elettorale, dello strumento risolutore: ovvero il Comune di cui si va al rinnovo nel maggio prossimo venturo.
Per questo è stata pensata Trieste Verde, un nuovo soggetto politico distinto e distante da questa marcia politica che in tutte le sue sfaccettature non ha dimostrato la minima volontà di confronto ed attenzione.
I cittadini pretendono, e giustamente, chiarezza. Non capiscono questi “tarallucci e vino” con i responsabili di questa situazione, il politichese dei finti nuovi che da decenni sono organici e fiancheggiatori di questa politica (a partire da sigle ambientaliste vecchie e nuove tutte schierate con questa destra e questa sinistra da tempo). La cesura ed il distacco perfino fisico con questi organi di stampa e tivù da sempre sul libro paga dei partiti, indifferentemente dal loro colore, ed anche in questo si misura, purtroppo, il fallimento politico dei 5Stelle a Trieste.
Altrimenti si preparino, costoro, al peggioramento della situazione fuori dalla porta di casa ed in città, per i cinque anni venturi, ma non si lamentino poi, almeno con noi, si consoleranno, che è cosa che alle persone prive di ragione e spina dorsale piace assai, con le strilla e gli sfogatoi perenni sui social. E più frigneranno più affonderanno nel silenzio e nel guano.
Cosa che non è proprio la nostra aspirazione.
Teodor



Porto. Tre camini di troppo.

» Inviato da valmaura il 15 November, 2020 alle 1:05 pm

Fumaioli sarebbe il termine corretto ma la sostanza non cambia.
Ci sono tre navi da crociera parcheggiate a Trieste in attesa di tempi migliori, ormeggiate alle banchine dell’Arsenale, e va bene.
Quello che va molto meno bene e che dai fumaioli eruttano da mesi fumate grigio scuro o nere, che apportano un significativo contributo all’inquinamento dell’aria che respirano i quartieri limitrofi e decine di migliaia di triestini.
Ora comprendiamo che l’accensione dei motori sia necessaria per garantire i servizi di bordo, riservati però a poche decine di persone di equipaggi ridotti al minimo indispensabile. Quello che non comprendiamo ad esempio sono però le luci accese del Gran Pavese per dodici ore al giorno. Se qualcuno ci spiega le ragioni perché esse debbano essere addobbate come gli alberi di Natale glielo saremmo grati anche perché l’illuminazione del tutto inutile consuma ulteriore energia dei servizi di bordo.
Poi francamente vorremmo vedere qualche fatto concreto dal Porto, abbiamo capito che nei nostri incontri sia D’Agostino che Petrucco si siano detti d’accordo con la nostra richiesta di elettrificazione delle banchine al fine di annullare il pesante inquinamento prodotto dai fumaioli, ma esserlo, d’accordo, a parole non basta, che bisogna passare ai fatti e possibilmente presto.
L’esperienza maturata in quaranta anni di attività come Circolo Miani ci ha insegnato tante cose, ed una soprattutto: più ti dicono che sono pienamente d’accordo con te, più, e rapidamente, è meglio che ti metti con le spalle, o per meglio dire con il deretano, coperti ed al sicuro.
Post scriptum: scopriamo ogni giorno che passa nuove sigle e realtà che si proclamano ambientaliste e verdi, di loro noi, che non siamo un’associazione ecologista ma ci battiamo soprattutto per la tutela della salute e della qualità della vita (di cui la tutela del verde e del territorio è componente essenziale) di noi triestini tra le tante altre cose, non ce ne eravamo mai accorti in questi anni, mai visti impegnarsi sul territorio. Sarà che annusano l’aria delle prossime elezioni ed ambiscono ad un “posto al sole”: insomma un repentino risveglio della natura, ma di quella politica vecchia e trasformista. Ecco perché stampa e televisioni li “pompano”, sono perfettamente funzionali a questo sistema.



Non mistificare Nadia Toffa !

» Inviato da valmaura il 14 November, 2020 alle 2:28 pm

Non si fa un buon servizio alla memoria, e tantomeno a quella di Nadia presentando un murales rionale con le premesse uscite oggi sulla stampa.
Che poi ad intestarsene memoria e ricordo siano esponenti di questa maggioranza che l'ultimo servizio delle Iene sulla Ferriera criticava duramente, e che si richiamavano a dei comitati di pochissime persone che dalla nascita sono stati al servizio della peggiore politica triestina: francamente è troppo.
Ci vergogniamo per loro, Nadia.



Piazza Unità sfortunata? No, maltrattata !

» Inviato da valmaura il 13 November, 2020 alle 1:46 pm

Brevissima cronistoria: Piazza Unità fu rifatta come è ora dall’amministrazione comunale guidata dal Sindaco Illy. Entrata nella storia delle comiche la foto in cui lui ed il vice Damiani davano il primo colpo di piccone (se ci aiutate a reperirla la ripubblichiamo).
Fin dall’inizio progettuale fu vittima di tre errori: l’aver buttato le vecchie pietre in Masegno, l’averle sostituite con arenaria friabile e porosa (assorbe ogni macchia), non aver previsto gli adeguati giunti per permetterne l’elasticità con il cambio delle temperature.
Un quarto grave errore è stato il permettere che l’area si trasformasse ripetutamente e frequentemente in un cantiere con transito, sosta ed operatività di tir, camion, furgoni e muletti, oltre alla costruzione e deposito di tonnellate di impalcature in tubi innocenti: i cui nefasti risultati non sono mancati da subito (perdite di olio, strisciate nere di grossi pneumatici, e scheggiature se non peggio delle pietre).
Detto tutto questo per rifarla ex novo come Dio e logica comandano ci vogliono soldini che i rattoppi rischiano di divenire “pezo el tacòn del buso”. E magari andrebbe rispostata lateralmente quella orribile fontana dei Quattro Continenti che spezza la prospettiva della piazza. E smetterla di trasformarla per almeno un terzo di mesi all’anno in un Suk di Tangeri o in una gigantesca impalcatura semovente.
Ed allora perché non accantonare i quattrini della Tassa di Soggiorno comunale invece di buttarli a palate di centinaia di migliaia di euro in addobbi ora inutili e comunque effimeri (dopo due mesi in discarica).
Ci sfugge dunque l’uscita “imprenditoriale” odierna dell’assessore Rossi, investire soprattutto soldi altrui, cioè nostri, per e sopra il nulla non ci sembra una scelta oculata.
Come sarebbe ora di schiodare quella sciagura del presidente della Camera di commercio funerario da piazza della Borsa e rottamarla con il Parco del Mare liberando subito gli undici milioni di euro per tenere in vita commercio e terziario.
Lo diciamo, noi, da sempre, ma questa politica nemmeno questo è capace di fare.
Cin Cin Trieste.
 
La galleria fotografica è visibile su Facebook Circolo Miani.



United Leccons

» Inviato da valmaura il 12 November, 2020 alle 1:19 pm

Prima di lasciare lo scritto a Marco Travaglio ci permettiamo due considerazioni.
La prima riguarda le “Sarde”: spicciatevi a farvi una seconda foto con Benetton che durante l'ora d'aria è più dura.
La seconda: sempre in attesa delle sentenze definitive non si può non notare che se rubi un chilo di mele al supermercato e sei un normale povero Cristo finisci in galera, se sei invece un potentone al massimo ti fai gli arresti domiciliari in villa, anche se hai sulla coscienza 83 vite umane.
“Il minimo che si possa fare leggendo le intercettazioni di Castellucci, Mion e degli altri MAGNAger di casa Benetton intercettati dalla Procura di Genova, è vomitare. Ma stupirsi, per favore, no.
Da ieri siamo inondati dai commenti indignati di politici, giornalisti e commentatori che fingono di meravigliarsi per le parole sprezzanti dei manager scelti dai Benetton per speculare a suon di dividendi miliardari su un bene pubblico (le autostrade), la sicurezza pubblica (le mancate manutenzioni dei viadotti) e l’incolumità pubblica (i cavi del Morandi “corrosi” e i pannelli “incollati col Vinavil”). Ecco: ce li risparmino.
Oggi intitoliamo questa colonna come quella dell’agosto 2018 sul crollo del ponte Morandi, perchè ricordiamo benissimo cosa dicevano questi tartufi. Era già tutto chiaro e lampante allora, almeno per le responsabilità gestionali dei dirigenti scelti da Luciano, Gilberto & F.lli, noti imprenditori a pelo lungo passati dal tosare le pecore al tosare gli italiani. Ma quando il premier Conte promise ai funerali di cacciare i Benetton da Aspi, fu investito da una potenza di fuoco politico-mediatica mai vista prima, al grido di “no all’esproprio” e “aspettiamo la Cassazione”. Anche se il crollo del Morandi (43 morti) era il macabro replay della strage di Avellino del 2013 (40 morti).
Solo il Fatto osò mettere la parola “Benetton” in prima pagina. Quella del Corriere non citava né Atlantia, né Autostrade, né Benetton: in compenso additava come colpevoli i 5Stelle e gli ambientalisti contrari alla Gronda (anche se la Gronda non l’avevano certo bloccata loro, non avendo mai governato né la Liguria né l’Italia, ma la destra e la sinistra; e comunque la Gronda, anche se esistesse, non rimpiazzerebbe ma affiancherebbe il Morandi).
Stessa favoletta su Repubblica: niente Atlantia, Autostrade e Benetton, ma giù botte a i 5Stelle anti-Gronda. Idem su La Stampa (“Imbarazzo per un documento M5S” e per “il blog di Grillo”), il Giornale (“chi è stato”: i Benetton? No, “i grillini”) e tutti i TG. Perché?
Elementare, Watson: i Benetton riempiono di pubblicità milionarie giornali e tv; il M5S e gli ambientalisti un po’ meno. In più, per pura combinazione, Autostrade sponsorizzava la festa di Repubblica “Rep Idee” e aveva nel Cda l’amministratore di Repubblica Monica Mondardini. Quindi la revoca della concessione alla Sacra Famiglia trevigiana era pura bestemmia.
Repubblica, Corriere, Stampa, Messaggero e Giornale ripeterono per giorni che Conte, Di Maio e chiunque altro si azzardasse a incolpare Atlantia per le colpe di Atlantia era affetto da patologie gravissime. Eccole: populismo, giustizialismo, moralismo, giustizia sommaria, punizione cieca, voglia di ghigliottina, ansia da Piazzale Loreto, sciacallaggio, speculazione, ansia vendicativa, barbarie umana e giuridica, cultura anti-impresa che dice “no a tutto”, deriva autoritaria, ossessione del capro espiatorio, pressappochismo, improvvisazione, avventurismo, collettivismo, socialismo reale, oscurantismo.
Ezio Mauro spiegò su Repubblica che “una delle più grandi società autostradali private del mondo” non può diventare “il capro espiatorio di processi sommari e riti di piazza”, “tipici del populismo” e dei “pifferai della decrescita”. Toccare la sacra concessione, per Daniele Manca del Corriere, era una pericolosa “scorciatoia”, “un errore” e “un indizio di debolezza”. Giovanni Orsina, su La Stampa, lacrimava inconsolabile per i poveri Benetton (mai nominati), “sacrificati” come “capro espiatorio”: roba da “paesi barbari”. L’emerito Sabino Cassese tuonava a edicole unificate, dal Corriere al Sole 24 Ore a Repubblica, contro la revoca ai Benetton e il ritorno delle Autostrade allo Stato: “Sarebbe una decisione immotivata e anche illegale”, strillava, scordandosi di premettere che nel 2000-‘05 era stato nel Cda del gruppo Benetton, uscendone con 700mila euro tra gettoni e consulenze.
Centrosinistra e centrodestra, a suo tempo lautamente foraggiati da Autostrade, le fecero scudo come un sol uomo, tempestando la Consob di esposti contro Conte&C.: il crollo che li angosciava non era quello del Ponte sui 43 morti, ma quello del titolo Benetton in Borsa: “Qualcuno sarà chiamato a rispondere di aggiotaggio” (Michele Anzaldi, deputato renziano, 16.8). “Consob avverte Palazzo Chigi: ‘Pericoloso turbare i mercati’” (Stampa, 17.8). “Consob raccoglie l’appello di Forza Italia: verifiche su Autostrade. Brunetta: ‘Attenzione a chi turba i mercati’” (Giornale, 18.8).
Il Partito d’Azioni trovava il suo naturale portavoce nell’Innominabile: “Revocare la concessione ad Autostrade significa pagare 20 miliardi di danni”. Poi, con comodo, il nome Benetton riapparve sui giornaloni. Ma per riabilitarli con titoli e interviste strappalacrime. Da Pulitzer quella di Francesco Merlo (Repubblica) a Luciano dai capelli turchini, poco dopo la morte del fratello Gilberto. Merlo lo definì “imprenditore di sinistra”, forse perché nelle foto di famiglia siede da quella parte. Poi affondò il colpo: “È vero che il crollo del Ponte Morandi a Genova con i suoi 43 morti ha ferito lei e ha ucciso suo fratello?”. Mancò poco che chiedesse i danni ai famigliari delle vittime.
Quindi, signore e signori: vomito sì, stupore no. Magari qualche parolina di scuse, ecco.”




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