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Circolo Miani » News Correnti » Page 165

Lunedì 23 marzo, ore 18, Circolo Miani, Assemblea. Ferriera: come volevasi dimostrare.

» Inviato da valmaura il 17 March, 2009 alle 1:08 pm

Assemblea per organizzare le prossime iniziative (presentazione cittadina del progetto di dismissione e riconversione di Ferriera-Sertubi) lunedì 23 marzo alle ore 18, al Circolo Miani, in via Valmaura 77, a Trieste.

 

La seduta straordinaria del Consiglio Comunale, così come le eventuali prossime analoghe iniziative di Provincia e Regione, non ha partorito assolutamente nulla, se non chiacchiere.

E non poteva che essere così quando a parlarne erano i protagonisti politici e sindacali di questo disastro ampiamente annunciato. E paradossalmente è stato proprio il direttore ed Amministratore Delegato della Ferriera a dettare ancora una volta i tempi e i modi, fino a permettersi una facile profezia, aspramente critica, nei confronti di politica ed istituzioni, di cui per altro dal 1995 si sono ampiamente serviti, affermando che non crede che saranno in grado di risolvere il problema della ricollocazione dei lavoratori nel 2015.

Ma poi se ne sono sentite di tutti i colori. Frasi come quella di un consigliere di AN “i lavoratori hanno dietro tutta la città” suonano talmente non veritiere da domandarsi dove viva la signora che le ha pronunciate. Oggi in realtà la stragrande maggioranza dei triestini e dei muggesani, e da tempo, chiede la chiusura dello stabilimento inquinante, e non nel 2015, quando l’azienda avrà terminato l’ingiusto (secondo le direttive dell’Unione Europea) guadagno sulla strapagata energia elettrica prodotta dalla Centrale di Cogenerazione, grazie agli “aiuti di stato”, ovvero i soldini regalati dai cittadini-consumatori alla Lucchini.

A proposito: qualcuno fa i controlli sulla Centrale, visto che per mantenere le agevolazioni deve utilizzare per la produzione più della metà del carburante fornito dai gas di risulta delle lavorazioni della Ferriera? Perché visto quanto è successo in passato con i controllori pubblici molto distratti che ci ritroviamo non mi pare una richiesta infondata.

Se oggi in realtà, come dimostrato anche dall’assoluto isolamento ed indifferenza dei cittadini in occasione delle non molto partecipate manifestazioni dei lavoratori, la gran parte dell’opinione pubblica è per la chiusura immediata di quel che resta del vetusto stabilimento siderurgico, sul quale in questi anni la proprietà ha investito poco o nulla nei fatti ma tanto in parole e promesse sempre disattese, una responsabilità ce la avranno pure i sindacati che rappresentano i lavoratori.

Se oggi sono soli ciò va ascritto esclusivamente alla politica prò azienda che gran parte di loro hanno svolto in questi anni, rifiutando ogni proposta di collaborazione con i Comitati di Quartiere che pure dal 1998 avevano avanzato proposte per un comune impegno. In tutti questi anni i rappresentanti sindacali della Triplice, in particolare Cisl e Uil, hanno deriso, provocato quando non insultato, andate a riascoltarvi la trasmissione su Antenna Tre nei Video scaricabili su questo sito, del giugno 2005, chi cercava di trovare un punto d’incontro tra chi veniva sfruttato e usato all’interno della fabbrica e chi veniva inquinato e colpito nella salute e nella vita all’esterno.

Che poi ci si aspetti da una classe politica, salvo rarissime eccezioni, di trovare oggi quelle risposte per riconvertire la Ferriera e ricollocare i lavoratori, che non sono stati capaci, né hanno voluto anche per convergenza di interessi con la Lucchini, di predisporre in otto e passa anni, è pura stupidità.

Appare evidente dunque che ancora una volta è la proprietà della Ferriera a dettare i tempi, il 2015, dove fino ad allora faranno solo ed esclusivamente i loro interessi, alla faccia dei lavoratori e dei cittadini inquinati. E appare sinceramente grottesco che alcuni protagonisti del fallimento di questi anni oggi parlino, loro che ne sono i principali responsabili, di “tempo da recuperare per un percorso di riconversione” ed un “progetto di ricollocazione per non perdere un posto di lavoro”.

Quando fino a ieri tenevano bordone nei fatti, con le chiacchiere si può dire tutto ed il suo contrario, alla Lucchini.




Dai 21 tavoli del 2002 al tavolo troppo ristretto del 2009.

» Inviato da valmaura il 12 March, 2009 alle 1:52 pm

Desta meraviglia la assai scarsa memoria dei politici e dei lavoranti dell'informazione sulla ricostruzione della vicenda Ferriera che inizia nel 1995 con l'acquisto della Lucchini e la firma dei protocolli in Prefettura rimasti carta straccia. Come ad esempio quello che garantiva il mantenimento dei livelli occupazionali di allora, e così ben rispettato che nel più completo silenzio, dei sindacati per primi, in questi anni sono evaporati la metà dei posti di lavoro.

Riprende vigore nel 1997-98 con la nascita del Comitato di Quartiere "Servola Respira" e l'impegno del Circolo Miani sul territorio per contrastare il lento avvelenamento della salute e della vita di decine di migliaia di triestini e muggesani provocato dal pesantissimo inquinamento in uscita quotidianamente dalla Ferriera.

E se da anni questo è l'argomento principale della vita politica e sociale della nostra provincia ciò è solo ed esclusivamente ascrivibile a questo lungo, costante e faticoso impegno realizzato con centinaia di assemblee e manifestazioni, a fronte di una sostanziale e completa inerzia delle forze politiche, gran parte delle quali, anche tra coloro che oggi governano Regione e Comune, si erano schierate a difesa degli interessi della Lucchini, nel frattempo sull'orlo del fallimento e rilevata dalle banche creditrici fino alla sua vendita ai russi della Severstal, e della compiacenza aziendale dei sindacati della Triplice.

Non parliamo poi del ruolo dei controllori pubblici in tutti questi anni. Prima l'Azienda Sanitaria e poi l' ARPA per lungo tempo hanno taciuto su tutto o sostenuto l'esatto contrario di quanto poi verrà dimostrato dal Cigra su incarico del Sostituto Procuratore Frezza. Fede ne fa che a oltre dieci anni dalla richiesta, l'ASS triestina diretta allora come oggi da Rotelli, passando per una gestione Zigrino assolutamente in linea, non ha mai realizzato quell'indagine epidemiologica sui residenti nella provincia di Trieste chiesta e richiesta non si sa più quante volte.

Oggi dopo dieci e passa mesi di Presidenza Tondo, che per altro doveva perlomeno conoscere il problema per i due anni di precedente sua gestione della Regione prima di Illy e per gli incontri avuti allora con il Presidente del Circolo Miani che lo aveva informato della gravità della situazione. Dopo i 21 tavoli tecnici insediati nel 2002 dall'allora assessore regionale di AN Sergio Dressi, tanti i tavoli ma nessuna sedia per i rappresentanti dei cittadini che avevano sollevato il problema e che mai erano stati invitati da un assessore che per altro dichiarava pubblicamente che "con buona pace di Maurizio Fogar prima viene il lavoro e poi la salute". E che, rifiutatosi nel 2000 l'allora Presidente della Regione Roberto Antonione di parteciparvi, correva ad inaugurare il tubificio Sertubi tra le case di viale Campi Elisi e gli abitanti che ne contestavano l'apertura e teneva a fianco del City Manager illyano Gambardella, la prolusione ufficiale. Di una fabbrica che all'atto stesso della sua inaugurazione aveva già violato sei delle nove prescrizioni vincolanti la tutela della salute e dell'ambiente ordinate dalla stessa Regione di cui era Assessore. Ma che aveva permesso, a danno dello Stato, la realizzazione della più grossa speculazione immobiliare mai realizzata a Trieste. L'area, occupata solo in parte dal tubificio nato morto, era stata acquistata dalla Finmare (IRI-Stato) al prezzo di 11 miliardi, pagabili in quattro rate, e rivenduta poche ore dopo lottizzata per 33 miliardi di allora, tre volte il prezzo pagato.

Dopo la lauta consulenza Gambardelliana pagata dalla nuova Regione guidata da Riccardo Illy, correva l'anno 2003, che produceva un risultato di poche paginette contenenti una summa generica di banalità e di ipotesi (financo destinare l'area occupata dalla Ferriera a discarica per computer dismessi e materiale informatico da buttare) che due pensionati sulle panchine del Giardino Pubblico al prezzo di due cappuccini avrebbero meglio partorito, nasce il Tavolo Istituzionale sulla riconversione e dismissione della Ferriera, come richiesto dalla stessa proprietà della Lucchini allora guidata dal curatore fallimentare della Parmalat, Bondi, su incarico delle banche creditrici del Gruppo, entro il 2009. Richiesta formalmente sottoscritta nel protocollo con il Governo di allora (il secondo Berlusconi). Perchè il 2009. Perchè le banche che controllavano il consiglio di amministrazione della Lucchini volevano recuperare al più presto i propri crediti, ovviamente con gli interessi, vendendo il vendibile e tirando avanti con la Ferriera fino a quella data, anno in cui scadevano le agevolazioni tariffarie sull'energia elettrica prodotta dalla Centrale di Cogenerazione che erano il vero businnes dello stabilimento triestino, oltre al banchinaggio conto terzi.

Tavolo istituzionale che viene guidato nominalmente dall'Assessore all'Industria Bertossi, e di fatto da quello al Lavoro, Cosolini. Che si riunisce di media due volte all'anno, con tutti gli aventi interessi e voce: dalla Provincia al Comune, dall'Autorità Portuale all'EZIT, dalla Camera di Commercio alla CNA, dalla Confindustria ai sindacati. E con Maurizio Fogar e Romano Pezzetta invitati ma senza diritto di voce, solo in qualità di "uditori".

Il fallimentare risultato è sotto gli occhi di tutti tanto che nell'ultimo semestre della Giunta Illy, il tavolo è praticamente evaporato e scomparso senza che nessuno abbia avuto di che lamentarsi, e sostituito da uno analogo ma più ristretto, in pratica senza gli uditori, ed i cui lavori, presieduti, quando ne aveva voglia, dall'Assessore Moretton sono stati secretati perfino alla stampa costretta a rimanere fuori dalla porta.

Nell'unico incontro avuto con il rieletto Presidente Tondo che aveva posto come una delle priorità programmatiche, affiancato dai vari Camber, Bucci, Tononi e camerati, della sua campagna elettorale l'immediata chiusura della Ferriera, e non oltre il 2009, Romano Pezzetta e Maurizio Fogar avevano colto l'assoluta ignoranza del problema da parte della Regione e la totale mancanza di un percorso da seguire. Basti pensare che Tondo, Lenna ed i funzionari regionali non sapevano neppure che la metà dell'area occupata dallo stabilimento era demaniale ed occupata da Ferriera in virtù di una concessione dell'Autorità Portuale, nel cui Comitato di gestione siedono, in scadenza nel dicembre 2009. E comunque Tondo aveva escluso tassativamente l'ipotesi di metter in piedi tavoli di qualunque tipo.

Arriviamo ad oggi ed apprendiamo dalla stampa che Tondo ha nel frattempo cambiato idea, oltre ad aver completamente dimenticato i solenni impegni elettorali. Tant'è che, non so se qualcuno lo ha notato, dei preoccupanti dati del costante inquinamento della Ferriera non parla più nessuna istituzione, salvo, e qui stavolta dobbiamo fargli i complimenti, il Sindaco Dipiazza che nel corso dell'incontro di ieri al Tavolo provvisorio, ha sventolato i dati negativissimi rilevati dalla per ora rinsavita ARPA.

Ed apprendiamo pure che a questo nuovo Tavolo della Regione, una versione ristretta dei precedenti, saranno comunque presenti tutti i portatori di interesse, meno ovviamente i veri rappresentanti dei cittadini che dal 1997-98 hanno sollevato l'esistenza del problema, e che non hanno altro interesse da difendere che la propria vita.

Una piccola ma significativa dimenticanza che però viola pienamente quanto stabilito nella risoluzione parlamentare votata nel settembre 2008 che stabilisce per ben due volte che Regione e Governo devono coinvolgere e far partecipare alla discussione e stesura del piano di riconversione e dismissione della Ferriera, proprio i rappresentanti di quei circoli (testuale) che operano sul territorio dove risiede la popolazione coinvolta dall'inquinamento. Buon lavoro al TAR dunque, se le cose non cambiano da subito.




Ferriera-Regione: l'interrogazione al Sindaco Dipiazza, con una piccola premessa.

» Inviato da valmaura il 3 March, 2009 alle 1:39 pm

Con una piccola premessa:

La moltiplicazione dei pani, dei pesci, e dei manifestanti.

La cronaca del piccolo giornale di oggi, 4 marzo, offre un altro esempio da manuale, sempre che ce ne fosse ancora bisogno, di come non fare informazione.

Cominciamo dai fatti: “oltre 200 operai in corteo”. 91 erano in via San Marco, a saltare davanti alla Pam al grido ritmato di Ferriera-Ferriera. Badate bene non Lavoro-Lavoro, tant’è potevano inneggiare direttamente alla Lucchini-Lucchini. E 91 sono rimasti, contati cranio a cranio, per tutto il corteo, aperto da un vecchio striscione bianco: “Siderurgia Si – Sicurezza Si”, che spero sia stato portato anche ai funerali di Dusan Poldini, l’ultimo degli operai assassinati sul lavoro nello stabilimento siderurgico, ed a quelli delle tante persone, lavoratori compresi, ammalatisi e morti di inquinamento in questo decennio. Alla fine del corteo faceva capolino uno striscione piccolo e rosso con la scritta RSU Ferriera.

Ma per il piccolo giornale, così come i novecento cittadini manifestanti in difesa della salute e per l’immediata riconversione della Ferriera nel giugno scorso erano “meno di trecento” dimezzando persino l’ingenerosa versione della Polizia (oltre 600), così i 91 qui diventano 200. Non occorrono commenti per capire quali interessi difenda il piccolo giornale che a queste iniziative dedica sempre settimane di articoli a tutta pagina e titoli nelle locandine. Ovviamente mai ottenuti dalla decina e passa di manifestazioni con migliaia e migliaia di persone in piazza a difendere qualcosa di unico ed importante come la salute e la vita.

Altro dato che è emerso inconfutabile ieri, nonostante tutto il battage preparatorio di Piccolo e Telequattro, è che la manifestazione si è svolta nel più assoluto isolamento e nella totale indifferenza della cittadinanza, quando anzi i commenti sentiti in giro tra la gente di passaggio erano molto pesanti contro il permanere della Ferriera a Trieste.

Se poi si accetta la solidarietà politica “dell’ironico Cosolini” che primo fra tutti dovrebbe tacere, vergognarsi ed uscire di casa solo a notte fonda camminando rasente i muri per la faccia di bronzo che si ritrova dopo aver per cinque anni, da assessore regionale al lavoro, presieduto il totalmente fallimentare tavolo istituzionale per la riconversione della Ferriera ed il ricollocamento dei lavoratori, allora vuol dire che oltre alle speranze si è persa pure la testa.

Ultima perla del piccolo giornale di ieri, in altra pagina ed in altro servizio, quando sente il bisogno di riportare un “insegnamento” del maestro Rotelli, direttore dell’ASS triestina, che afferma testuale “non è detto che, chiudendo la Ferriera, il destino dei lavoratori sarà migliore”.

Poiché non abbiamo le capacità divinatorie del mago Otelma riteniamo che questa banalità da osteria ce la poteva risparmiare. Pensi invece Rotelli a quell’indagine epidemiologica sulla salute di tutti, lavoratori compresi, che attendiamo che l’Azienda che lui dirige realizzi, pensa un po’, solo dal 1999.

E in chiusa vorremmo solo ricordare che i tanto vituperati “circoli” responsabili della recessione mondiale, insomma una potenza al cui confronto la “Spectre” di bondiana memoria era un gruppo di educande, e dunque della chiusura della Ferriera, ma perché non pure di Piombino con 600 e passa in strada, da ben 8 anni avevano individuato un percorso per le bonifiche e la riconversione del sito di Servola . Percorso e progetto che Circolo Miani e Servola Respira avevano presentato indicando persino i fondi per finanziarli e che non avrebbe fatto perdere né un giorno né un posto di lavoro. Abbiamo ancora nelle orecchie le risate di scherno dei bravi sindacalisti che hanno oggi messo nelle condizioni i lavoratori di trovarsi con il culo per terra alla mercè delle scelte di una azienda che fino a qui hanno sempre spalleggiato. Si contentino degli applausi dei Rosato e dei Semino alle audizioni come quella in Comune.

 

Ecco il testo dell’interrogazione a risposta scritta presentata oggi da Maurizio Ferrara a nome del Gruppo della Lega Nord al Consiglio Comunale, a seguito dell’incontro con il Circolo Miani, Servola Respira, La Tua Muggia ed il Coordinamento dei Comitati di Quartiere.

 

Oggetto: Interrogazione al Sindaco del Comune di Trieste

 

Posto che l’amministrazione comunale ha ritenuto, con deliberazione di data 12.06.2008, protocollo n.0823179/69/06/2, sulla base delle norme vigenti che regolano i procedimenti di rilascio delle Autorizzazioni Integrate Ambientali di competenza regionale, di chiedere formalmente l’apertura di un procedimento di revisione dell’AIA rilasciata dalla Regione con delibera giuntale dd. 28.12.2007 e pubblicata con annesso regolamento prescrittivo sul BUR di gennaio 2008 alla Lucchini spa, proprietaria dello stabilimento Ferriera di Servola.

Posto che tale richiesta, motivata con le deduzioni che avevano accompagnato il parere negativo del Comune di Trieste alla precedente Conferenza dei Servizi che doveva decidere sul rilascio dell’AIA alla Ferriera e con i dati forniti dagli enti di controllo sulla sussistenza di continue emissioni inquinanti provenienti dallo stabilimento ben oltre i limiti di legge e dannosi per la salute di cittadini e lavoratori, aveva indotto l’Amministrazione regionale, a termini di legge, ad aprire formalmente un procedimento di revisione dell’Autorizzazione Integrata Ambientale rilasciata alla Lucchini spa.

Posto che la fase istruttoria di tale procedimento si è conclusa, con la raccolta dei pareri e delle osservazioni degli interessati aventi titolo tra cui di particolare rilevanza tecnico-giuridica quella presentata dal Circolo Miani e Servola Respira, il 28 agosto 2008.

Si interroga il Sindaco per capire come mai la Regione, a distanza di sei mesi dalla conclusione formale del procedimento istruttorio, non abbia ancora dato corso alla fissazione di una data per la convocazione della Conferenza dei Servizi, come previsto espressamente dalla legge vigente, per decidere sulla revisione, e sul ritiro, come auspicato dalla Lega Nord, in coerenza con la posizione espressa da questa amministrazione comunale e con la risoluzione parlamentare votata il 23 settembre 2008, dell’ Autorizzazione Integrata Ambientale rilasciata alla Ferriera, Lucchini spa, per altro ben dopo il termine tassativo di legge fissato improrogabilmente per il 31 ottobre 2007, ed oggetto pure di una procedura d’infrazione aperta dalla Unione Europea per il mancato rispetto dei termini temporali.

Si interroga il Sindaco per capire come mai l’Amministrazione Comunale promotrice formalmente della richiesta di revisione dell’AIA rilasciata alla Ferriera, non abbia sollecitato la Regione a fissare a termini di legge la convocazione della Conferenza dei Servizi e si sollecita la medesima a farlo tempestivamente.

Si ricorda che il ricorso al TAR presentato dalla Lucchini spa in ottobre verso tre ministeri, la Regione e le amministrazioni locali, senza neppure la richiesta di un atto sospensivo, non può in nessun caso interferire con il regolamentato procedimento di revisione dell’AIA poiché la Carta Costituzionale garantisce la totale autonomia dei poteri: legislativo, esecutivo e giudiziario. E sarebbe gravissima la considerazione che un semplice atto ricorrente a qualunque istanza giudiziaria possa essere motivo di sospensione di un procedimento legislativo, il cui esito eventualmente sfavorevole casomai potrà essere contestato nel merito dal ricorrente una volta assunto, e non prima.

Si chiede altresì a questa Amministrazione, che siede con il proprio Sindaco nel Comitato Portuale, Comitato a cui spetta l’onere di decidere sull’eventuale rinnovo a fine dicembre 2009 della concessione dell’area demaniale occupata dallo stabilimento Ferriera di Servola di proprietà della Lucchini spa, di esprimere parere negativo al prolungamento di detta concessione demaniale e ad attivarsi da subito presso il Presidente dell’Autorità Portuale e le altre amministrazioni (Regione, Comune di Muggia, Governo, Dogane, Capitaneria di Porto e Provincia) che siedono con i loro rappresentanti nel medesimo Comitato al fine di uniformare il proprio voto a quello negativo del Comune di Trieste.

Si ricorda che tra i motivi per non rinnovare la concessione in uso dell’area che di fatto equivale a quasi metà di quella occupata dallo stabilimento si possono esporre:

1)      Il vasto interramento abusivo, corrispondente ad una area pari ad otto campi di calcio, del Vallone di Muggia attuato negli anni dalla proprietà della Ferriera, interramento su cui per altro non risulta essere stato pagato negli anni alcun canone, con un duplice danno al pubblico demanio.

2)      Il recente sequestro a cura della Procura della Repubblica di una discarica abusiva di materiale altamente inquinante creata dall’attuale proprietà nell’area dello Scalo Legnami, dunque zona demaniale marittima, a latere di altra discarica di materiali edili pure oggetto di altro analogo provvedimento giudiziario.

3)      Il mancato rispetto e la totale inadempienza della Lucchini spa denunciata in tutti i verbali delle Conferenze dei Servizi decisorie a partire dall’anno 2003 per altro inviati pure al Comune di Trieste ed all’Autorità Portuale tra gli altri, fino all’ultimo verbale del luglio 2008, a firma del Direttore Generale del Ministero dell’Ambiente, dott. Mascazzini, e che di fatto hanno bloccato la caratterizzazione del sito altamente inquinato sul quale opera la Ferriera. Oltre al fatto che le analisi sui campioni di suolo, sottosuolo ed acque di falda e marittime hanno dimostrato una presenza micidiale dei peggiori e più dannosi per la salute inquinanti, frutto della produzione non protetta dello stabilimento.

4)      La semplice constatazione che la presenza nell’area demaniale della Ferriera rende impossibile l’avvio dell’azione di bonifica del sito inquinato di interesse nazionale e conseguentemente impossibile la destinazione ad uso portuale dell’area in questione nell’ambito della realizzazione della prevista piattaforma logistica.

5)      L’osservazione che per la prima volta in cento anni è stato concesso ad un privato di realizzare una concorrenza di qualche consistenza, anche con le recenti autorizzazioni rilasciate incredibilmente dall’Autorità Portuale, per il banchinaggio conto terzi e per il raddoppio dell’area della banchina stessa. Cosa invece pervicacemente negata al Comune di Trieste, pur ente portatore di interessi diffusi, nel caso della sola compartecipazione al defunto polo crocieristico.




Una città de mone (parte seconda).

» Inviato da valmaura il 1 March, 2009 alle 1:21 pm

Il vero è proprio fallimento della politica dei partiti è quello certificato senza ombra di dubbio dagli accadimenti di questi giorni a Trieste, e parallelamente, per quello che conta, l’inesistenza di un giornalismo degno di questo nome tra gli organi d’informazione locale, incapaci di ricordare, non dico rinfacciare, le disinvolte giravolte di pochi mesi fa dei politici nostrani.

Commentare le farneticanti quanto vuote dichiarazioni del segretario triestino del PD e del suo parlamentare sarebbe come sparare sulla Croce Rossa. Questi oramai hanno perso totalmente il senso della realtà e non hanno più alcun contatto con il territorio e la gente al di fuori dei sempre meno attivisti di partito. Merita solo annotare che chi per cinque anni ha presieduto il tavolo istituzionale della Regione, da assessore al lavoro (sempre minuscole le iniziali), sulla riconversione di Ferriere e Sertubi, fallendo completamente nei suoi compiti dovrebbe avere il buongusto di tacere, e la stampa il dovere di ricordarglielo invece di pubblicare sue intervistone corredate da due foto nella stessa pagina sul modello della stalinista Prava. E ci faccia un piacere il medico-consigliere Lupieri a non venire a raccontare le solite banalità ai cittadini a meno di prendere carta e penna e dimettersi da un partito che ha segretario e parlamentare che dettano una linea opposta.

In Regione poi dovrebbero meditare sui dieci mesi persi dall’insediamento della nuova amministrazione Tondo, che pur da noi sollecitata per tempo non ha fatto un beatissimo nulla per la crisi Caffaro, prendi i soldi, inquina e devasta l’ambiente fino alle lagune di Grado e Marano e poi scappa della proprietà bresciana, eppure Torviscosa è in provincia di Udine e non in Val D’Aosta.

Così come assolutamente nulla di concretamente vero è stato fatto sul fronte Ferriera, non per diffide che lasciano il tempo che trovano ma che torna sempre utile all’inaffidabile proprietà, ma per far partire il piano di riconversione dello stabilimento al di là delle fumisterie dei rigassificatori, delle centrali elettriche e baggianate consimili.

Quanto alla Confindustria inizia malissimo il nuovo presidente degli industriali regionali, di quello triestino è tempo perso parlarne, quando auspica una riduzione di orari e stipendi, notoriamente altissimi dei dipendenti, ma non dei profitti degli imprenditori, ed in sequenza il via ad una centrale nucleare in una regione assolutamente priva di rischi sismici e di almeno un rigassificatore a terra.

Dei sindacati è meglio non parlare, stendere un velo pietoso sulle pesanti responsabilità che si portano addosso in tutti questi anni. Le dichiarazioni di un Belci o di un Visentini si possono commentare solo a Zelig, e quelle dei sindacalisti della Ferriera che annunciano che d’ora in poi non faranno sconti a nessuno, domandina: vuol dire forse che in tutto questo tempo li avete fatti all’Azienda Lucchini? E che accusano i circoli di essere i responsabili della crisi economica mondiale, è roba che deve interessare solo Rotelli e Dell’Acqua nell’esercizio delle loro funzioni di psichiatri.

In quanto alla proprietà della Ferriera è chiaro che ha deciso di accelerare i tempi per la chiusura della parte calda, idem dicasi di una Sertubi che galleggia sulle cataste di tubi invenduti da anni quando di crisi manco si parlava, e verrebbe da chiedersi se faceva parte di quegli sconti sindacali il silenzio sui lavori non eseguiti in dodici mesi sugli impianti, vedi Altoforno n. 2, dalla Lucchini o sulle meccaniche dell’omicidio dell’operaio Dusan Poldini, con l’ingrassaggio manuale ad una decina di metri d’altezza della gru in movimento poiché la lubrificazione automatica era fuori servizio.

Interessante poi notare che crisi o non crisi alla camera di commercio triestina (più minuscolo di così non posso scriverlo) il presidente ha pensato di impiegare il denaro che ha in cassa e che proviene dalle tasche di tutti i cittadini, non solo per finanziare il parco del mare dalla sede itinerante ed anche qui una visita al CIM (centro di igiene mentale) sarebbe urgente, ma anche per aiutare le imprese a pagare le bonifiche del sito inquinato e per finanziare un comitato di saggi (mai di sani imbecilli) per consigliarle, chiamandone a farne parte quell’avvocato Borgna che guarda caso è il principale difensore legale della Lucchini-Severstal. Parlare di modesto ma concreto conflitto di interessi ovviamente non viene in testa a nessuno.




Trieste, l’Europa, il nostro futuro.

» Inviato da valmaura il 9 February, 2009 alle 3:02 pm

Sarà questo il tema di fondo che sarà discusso tra e con tutte le persone che hanno a cuore il futuro della nostra città, della nostra vita, nell’assemblea pubblica che si terrà sabato 14 febbraio, con inizio alle ore 17, nella sede del Circolo Miani, in via Valmaura 77 (nono piano, ascensore di destra nel portone) a Trieste.

A parlarne tra gli altri ci saranno lo scrittore Veit Heinichen, i deputati Roberto Antonione e Massimiliano Fedriga, il capogruppo in Consiglio Regionale Igor Canciani-Kocijancic e Maurizio Fogar.

Ma l’auspicio è quello di offrire alla parte migliore della nostra comunità l’occasione, lo spunto di una riflessione, per cercare di far uscire Trieste e la sua piccola provincia da un immobilismo che, come disse alcuni anni fa Giuseppe Turani, uno dei più apprezzati giornalisti economici ospite del Miani per presentare il suo libro “Razza Padrona”, condanna questa città ad un rapido ed inarrestabile declino. Un immobilismo fortemente cercato da una classe politica e dirigente, informazione inclusa, che da questo trae forti vantaggi nella conservazione di un tentacolare sistema di sottopotere.

Dalla non soluzione della vicenda Ferriera che ha messo impietosamente a nudo le incapacità di una classe dirigente, politica, confindustriale, sindacale e manageriale, ad assumersi le proprie responsabilità su una scelta che prima di tutto riguarda il futuro complessivo dello sviluppo della nostra città. A partire dal porto, la cui espansione è bloccata proprio dall’area per metà pubblica occupata dalla Ferriera, alla città della scienza, al commercio, al turismo, all’artigianato, ad una industria altamente tecnologica capace di dare risposte ai laureati e ricercatori del nostro Ateneo e di basso impatto ambientale in un territorio così fortemente caratterizzato.

Alle tante occasioni perse, all’incapacità di rapportarsi con una realtà europea che sta tranquillamente baipassando la nostra città, a progetti devastanti ed antieconomici come il progettando percorso carsico della TAV che buonsenso vorrebbe spostare di pochi chilometri nel Goriziano, ad un piano regolatore cittadino che con interi quartieri in abbandono, a cominciare dal Borgo Teresiano, e con oltre ottomila appartamenti sfitti privilegia la cementificazione del territorio al risanamento dello stesso.

Per parlare liberamente e finalmente di questo, alla luce del sole, ove ogni cittadino, ogni operatore di settore possa venire a dire la sua idea, senza logiche di schieramento, ma nel tentativo di dare il via ad un movimento d’opinione che possa finalmente coinvolgere tutta la parte sana della nostra comunità in un processo di rinnovamento e cambiamento che garantisca un futuro a questa città, a questa provincia, l’appuntamento di sabato 14 febbraio può essere il primo di tanti momenti utili.





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