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Circolo Miani » News Correnti » Page 165

ATTENZIONE. Il Sindaco Dipiazza ci scrive.

» Inviato da valmaura il 19 July, 2017 alle 12:04 pm

Dipiazza: se inquina ancora chiudo la Ferriera!

“Il sindaco conferma quanto affermato nell’intervento sul «Piccolo».

Cosolini: «Lo dice da anni, lo faccia. Ma non mescolerei  la salute con la politica»

 

«Otto mesi. Sia chiaro, sono pronto ad agire». Roberto Dipiazza, dopo le ordinanze in cui ha intimato alla Servola Spa di ridurre le emissioni, prepara il conto alla rovescia per la chiusura della Ferriera. Un atto inevitabile, assicura il sindaco, «se in questo periodo i dati sulle sostanze inquinanti continueranno a sforare i limiti di legge». Così il primo cittadino chiarisce - e conferma - l’orientamento messo nero su bianco ieri, con un intervento sul Piccolo. «Se nei prossimi mesi - così aveva scritto - i controlli commissionati dalla procura fornissero una media annuale delle emissioni nocive oltre i limiti di legge, il provvedimento di chiusura diverrebbe inevitabile».
«La legge - ha spiegato ieri sera Dipiazza - dice che per agire devo avere un anno di sforamenti medi. Finora ne sono stati rilevati quattro, nei quali l’azienda sanitaria ha certificato per la prima volta che non si tratta di semplice imbrattamento, ma che tali emissioni nuocciono (sic!) gravemente alla salute».
Ma a chi spetterebbe, nel concreto, decidere la chiusura della Ferriera? «Non è che domani - precisa - il sindaco va lì e dice ”chiudete tutto”. Mi confronterò con la procura, è del tutto evidente. L’attuale proprietà, in questo momento, dovrebbe essere furba e fare il possibile affinché la trattativa con Arvedi vada avanti». Un rientro delle emissioni nei parametri di legge, dunque, è per Dipiazza il presupposto-base per l’eventuale passaggio della Ferriera dal gruppo Lucchini a quello di Cremona. E anche davanti ad Arvedi, incalza il primo cittadino, «servirà un’unità istituzionale tale da imporre alla nuova proprietà tutti i paletti ambientali già prima di concludere l’affare».

«Ho avuto la sensazione che Arvedi abbia l’intenzione di presentare un piano industriale compatibile con l’aspetto ambientale», conferma l’assessore regionale al lavoro Roberto Cosolini. Il quale, però, bolla l’ultima uscita di Dipiazza. «Non mi stupisce - commenta Cosolini - quanto ha detto il simpatico sindaco. È chiaro che se le violazioni delle norme ambientali comportano danni accertati alla salute dei cittadini, chi ha la responsabilità di decidere dei provvedimenti lo deve fare. Il principio della tutela della salute, tuttavia, è argomento troppo delicato per farlo scivolare nel dibattito politico. È il momento di azioni serie e rigorose, non di annunci roboanti quanto inconcludenti. Per anni Dipiazza ha continuato a dire ”chiudo, chiudo”. Salvo poi, quando è emersa la soluzione Arvedi, assumersi meriti che non aveva dicendo ”ho fatto bingo, salvo l’industria e l’ambiente”. Ora, invece, se ne torna allo scoperto con un nuovo annuncio».

Dal fronte sindacale, intanto, l’uscita di Dipiazza scatena una pioggia di critiche. «Mi sembra che il sindaco sia un po’ volubile visto che fino a dieci giorni fa si era dimostrato entusiasta dell’ipotesi Arvedi», rileva il segretario provinciale della Cgil.”

 

Tranquilli era il 30 luglio 2007 e solo una pagina del Piccolo.

Secondo voi dieci anni dopo è cambiato qualcosa?




Ferriera. Perché Dipiazza non vuole chiuderla?

» Inviato da valmaura il 16 July, 2017 alle 12:14 pm

A partire dall’area a caldo.

Manca una settimana esatta ai 400 giorni dell’insediamento di Roberto Dipiazza nel suo terzo mandato di Sindaco di Trieste (i primi due vanno dal 2001 al 2011. Precedentemente fu Sindaco di Muggia e dal 2013 al 2016 Consigliere e Capogruppo in Regione).

Dunque ben oltre ai famosi, promessi a Telequattro con la sceneggiata del “decalogo” firmato in diretta, “100 giorni”.

Non è un caso che nessuno ne parli più, a partire dal Centrodestra ed ai comitati affiliati.

Se le parole potessero uccidere, e talvolta purtroppo accade ma non in questo caso, Dipiazza avrebbe fatto una strage della Ferriera.

Nei fatti invece ha fatto esattamente tutto quello che si poteva fare per non chiudere nulla in quello stabilimento, nemmeno la porta del WC.

Una sua scelta consapevole, a partire dal rifiutare, pur offertagli, ogni consulenza tecnica per arrivare a chiudere con una Ordinanza sindacale in veste di Ufficiale Sanitario del Comune, l’emergenza prima ed urgente: ovvero l’Altoforno della Ferriera.

Questi sono i fatti nudi e crudi, poi chiunque può inventarsi le scuse che vuole pur di non vedere la realtà.

Il 14 luglio, anniversario della Rivoluzione Francese, in mattinata l’Altoforno ha dato un altro esempio concreto sul rischio, innanzitutto per i lavoratori, di tenere in funzione un impianto collassato. Prima un forte boato con tremore di vetri, e poi due “soffiate” di nero intenso, per due episodi, ripetutisi a distanza di un’ora, di sovrapressione.

Una ennesima dimostrazione che chi controlla impianti e ciclo produttivo capisce poco o nulla della materia, ed al massimo interviene a “babbo morto” per spalleggiare l’ennesima giustificazione aziendale (“episodio anomalo” è il termine più gettonato: peccato però che l’anomalia solitamente viene a cessare quando i “fatti” sono ripetuti, come nel caso dell’Altoforno).

Questo pone un problema grande come una casa.

Che attendibilità, poste queste condizioni, possono avere i controlli, sempre che non si basino sul semplice prendere atto delle dichiarazioni della proprietà, a rispetto della diffida regionale che due settimane orsono ha posto precisi limiti alla riduzione produttiva soprattutto della Cokeria?

In tutti questi anni, ovvero dalla sua nascita nel 2001, l’ARPA è praticamente stata non una soluzione ma parte, ed importante, del problema. Tant’è che nessuno le crede più.

E questo è una grana di non poco conto per la Regione.

P.S. Se volete mettere sulla PAGINA CIRCOLO MIANI di Fecebook un "mi piace" e magari cliccare sul tasto "segui", non ci offendiamo mica.




Questa è Trieste. (sic!)

» Inviato da valmaura il 13 July, 2017 alle 12:37 pm

Cominciamo e finiamo presto perché due uomini in camice bianco sono venuti e se lo sono portati via in camicia di forza, con il vicedirettore del Piccolo, Alberto Bollis.

“Il risveglio di Trieste avviene in un’assolata giornata di luglio, Anno Domini 2017. Il paziente, sprofondato in un coma che pareva a un certo punto irreversibile …”. A commento del summit europeo in città.

Ovviamente lui di Trieste vede e conosce solo il salotto buono e l’apparenza istituzionale, oltre che quella del giornale per cui lavora e che risponde ad una ferrea logica politica bipartisan: il PD ed il centrodestra del pregiudicato Camber. Per lui tutto il resto è silenzio, sotto forma di oscuramento e censura.

Proseguiamo con il sindacato. In una nota, sempre uguale nel testo e contenuti e stavolta tocca alla FIOM CGIL, si persegue il rigido mantenimento dello status quo in Ferriera, la sacralità intangibile di quei posti di lavoro mentre per le migliaia persi in questi ultimi anni in altre imprese neanche una lacrimuccia di circostanza, e soprattutto si tace, dopo quattro anni quattro, sulla tragedia dei lavoratori, oltre una ottantina, morti di tumore per le mansioni svolte in Ferriera, come accertato dalla perizia ASS e reso noto dalla Procura nel 2013.

Arriviamo poi al consigliere regionale Ussai, 5Stelle, che, come se nulla fosse accaduto in questi anni, interroga la Presidente della Regione per sapere quando avvierà il percorso di dismissione della Ferriera (area a caldo).

Siamo ritornati insomma all’anno Zero.




Controcorrente.

» Inviato da valmaura il 12 July, 2017 alle 12:41 pm

Ferriera, cadute le maschere (tre).

A costo di essere gli unici fuori dal coro, al di là del piacere di vedere riconosciuto a livello europeo il primato scientifico di Trieste “città della scienza” ma anche della Ferriera e dell’ospedale di Cattinara, francamente ci domandiamo in che mondo vivano gli esponenti scientifici e politico-istituzionali, oltre naturalmente all’Eco del PD-famiglia Camber, quando dichiarano sul giornale che: “l’esito della gara che negli ultimi mesi ha appassionato e mobilitato la città, il Paese e tutta la comunità scientifica dell’area dell’Europa centro-orientale: quella per poter ospitare nel capoluogo del Fvg la prossima edizione dell’Euroscience Forum”.

“Appassionato e mobilitato la città”? Quale città?

Non certo quella dove vive la stragrande maggioranza dei triestini che si trovano a lottare per sopravvivere alla povertà incalzante, al degrado dei quartieri dove risiedono, al crollo dei servizi sociosanitari, e che vivono con ansia ogni eventuale bisogno di ricorrere al pronto, che balla, soccorso ospedaliero o a visite ed analisi specialistiche.

Perché questa è la “scienza” concreta con cui i triestini devono per loro disgrazia fare i conti.

Poi certo se questa “vetrina” permetterà anche alla nostra comunità di conoscere meglio la miniera della ricerca scientifica che hanno in casa da decenni, ben venga.

Ma ai politici che ad ogni elezione parlano di “sinergie” tra la nostra realtà scientifica d’eccellenza ed il territorio, salvo dimenticarsene il giorno dopo, chiediamo.

Con chi dovrebbe fare “sinergia” il Sincrotrone?

Con chi produce ghisa e carbon coke con procedimenti ottocenteschi?

Ma per favore!

Ferriera, cadute le maschere (tre).

Ecco il comunicato di oggi sul Piccolo mette la parola fine ad ogni equivoco, anche se la vicenda era chiara fin dalla campagna elettorale del 2016 a tutti meno che ad Ussai e Menis.

I tre comitati filoDipiazza, accompagnati dai badanti Polli e Camber il minore, per distinguerlo dal pregiudicato maggiore, hanno sancito la santa alleanza con il centrodestra regionale.

Il pretesto? La richiesta di “un incontro urgente con Arvedi”, che aspetta loro, figurarsi, e “la revisione dell’AIA”, dunque riconoscendo in questo modo la legittimità della stessa.

Spiace solo constatare in quanto poco tempo queste tre sigle, che rappresentano oramai e più che mai solo se stesse, abbiano screditato le due manifestazioni che avevano visto, oltre alla nostra, anche la partecipazione di tanti cittadini di ogni appartenenza e voto politico.

Ma in fin dei conti meglio così: meglio la chiarezza. Ora si iscrivano a Forza Italia o alla Lista Dipiazza, così non ne parliamo più, noi. Il Piccolo state invece tranquilli ne parlerà ancora: hanno sette milioni di ragioni in azioni della Fondazione CRT per dare loro spazio.

Altrimenti come fanno a censurare Circolo Miani e Servola Respira.




Trieste. Il trionfo della Latitanza (e della monaggine)!

» Inviato da valmaura il 8 July, 2017 alle 1:04 pm

Dalla Ferriera al caso di Sasha Colautti a Trieste è tutto un silenzio, una assenza palpabile.

Certo con un quotidiano che ti dettaglia anche la lista dei vini del banchetto del pregiudicato di centrodestra, o gli amorazzi dei bagni tergestini capiamo che non viene facile informarsi e quindi prendere posizione.

Partiamo dal giovane lavoratore, ex sindacalista della Fiom CGIL poi passato alla USB, dipendente della Wartsila che al momento del rientro in fabbrica si vede trasferito d’ufficio dall’azienda alla sede di Taranto.

Anche un sordo, cieco e muto capisce che si tratta di quella che una volta, quando i sindacati erano cosa seria, si definiva in linguaggio forse arcaico ma efficace una “rappresaglia padronale”.

Attenzione questa decisione viene assunta da una azienda che esprime, speriamo ancora per poco, il presidente (iniziale minuscola di rigore) della Confindustria della Venezia Giulia. Dunque senza prese di distanza alcuna degli industriali triestingoriziani rappresenta la nuova linea ufficiale dell’Associazione, che riporta più o meno agli anni Cinquanta del Novecento. Quelli di Valletta alla Fiat e dei sindacati “gialli”, ovvero padronali.

Ma la città nel suo insieme ha fatto spallucce. Dagli “intellettuali” non pervenuti, alla stragrande parte della politica e delle istituzioni nostrane: idem.

Il sindacato? USB a parte ha fatto proprio il “minimo sindacale”, ovvero in sostanza niente.

Ferriera. Da mesi e mesi, passata la speculazione elettorale, silenzio pressoché totale.

Scomparsi i 5Stelle ed il PD, il Centrodestra vive sulle “mosse” alla Ninì Tirabusciò del Sindaco. Parole, parole, parole e fatti zero.

I sindacati più muti di un pesce e sono quasi quattro anni che non hanno trovato il tempo di aprire bocca sulla gravissima denuncia emersa dalla perizia della Ass resa nota dalla Procura sugli 83 lavoratori morti, e per i tre soli tipi di tumori presi in esame, per le mansioni che svolgevano in Ferriera, da allora nomeata anche “fabbrica di vedove”.

Gli “intellettuali”? Mai pervenuti, è una costante forse perché non ci sono premi da spartirsi, in quasi venti anni.

Meno del 50% dei triestini ha votato alle ultime elezioni comunali, alle regionali di quattro anni fa andò peggio: votò solo il 41%, tutti i partiti a stracciarsi le vesti con dichiarazioni impegnative sull’astensionismo “problema centrale per la nostra democrazia”.

L’espace d’un matin ed il giorno dopo non ne parlava nessuno.

Idem dicasi per l’emergenza sanitaria sul territorio e quella ospedaliera, per il degrado dei quartieri e per il dramma incalzante della povertà crescente.

Insomma a Trieste o si tace omertosamente oppure si latita da far paura.

Per tutto il resto: “venghino venghino, siore e siori, che al Circo Zavata c’è ancora tanto posto!”





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