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'L'Eco della Serva'
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Circolo Miani » News Correnti » Page 162

CONFERENZA STAMPA: Mercoledì 11 agosto, alle ore 16, nella sede del Circolo Miani, in via Valmaura 77 a Trieste

» Inviato da valmaura il 7 August, 2010 alle 3:01 pm

Mercoledì 11 agosto, alle ore 16, nella sede del Circolo Miani, in via Valmaura 77 a Trieste, Maurizio Fogar e Romano Pezzetta, a nome del Circolo Miani, Servola Respira, La Tua Muggia, e con la partecipazione dei portavoce dei Comitati di Quartiere di Servola, Chiarbola, Valmaura, Monte San Pantaleone e Campi Elisi, illustreranno la posizione dei residenti (oltre 74.000 cittadini) nei confronti delle notizie recentemente pubblicate in merito alla Ferriera di Trieste ed alle prese di posizione delle istituzioni coinvolte. Saranno altresì annunciate le prossime iniziative che verranno organizzate sul territorio.

Due soli commenti in merito a quanto apparso recentemente sulla stampa.

Quanto detto e scritto in questi undici anni dal Circolo Miani e Servola Respira trova ancora una volta puntuale conferma.

La proprietà dello stabilimento con l’inerzia quando non la complicità di amministratori pubblici, partiti e purtroppo anche della triplice sindacale, ha per dieci anni fatto quello che più le aggradava, a totale discapito dello sviluppo del porto e del futuro di Trieste,  traendone il massimo profitto economico, promettendo investimenti per lavori di cui non è mai stata in grado di produrre fatture e risultati, in assenza di un serio monitoraggio delle emissioni inquinanti e del rifiuto da parte dell’amministrazione comunale di realizzare quel piano di controllo dell’inquinamento industriale (PAC) pur obbligatorio per legge.

A fronte di un comportamento omissivo di Regione, Provincia e Comune che hanno disatteso completamente gli obblighi di legge e gli impegni assunti con la cittadinanza.

Dalle odierne affermazioni di un Sindaco che dichiara nel 2010 “Sulla Ferriera non posso fare nulla”, e non è assolutamente vero, smentendo quanto affermato a partire dalla campagna elettorale del 2001 “quel cancro va chiuso subito” e ripetuto in plurime dichiarazioni pubbliche in questi ultimi dieci anni “se sfora ancora una volta la chiudo domani”.

A quanto sollevato da un assessore provinciale all’Ambiente che scopre appena oggi le emissioni inquinanti (è dal 2005 che la Provincia nè ha il controllo per legge) e dichiara che bisogna “fare un tavolo serio” confermando che i 32 tavoli messi in piedi dal 2000 ad oggi erano evidentemente delle barzellette, compreso quello guidato dal per fortuna ex assessore regionale Cosolini nei cinque anni di amministrazione Illy.

Quanto poi dichiara una Regione responsabile fino all’ultimo del rilascio (Illy) di una AIA illegittima alla Severstal e poi di aver insabbiato (Tondo) per oltre due anni quella Conferenza dei Servizi per il suo ritiro, oltre ad aver tentato di gabbare la Comunità Europea presentando dati giudicati “non credibili”, suona ad ulteriore offesa per la memoria di tante, troppe persone, cittadini e lavoratori, ammalatesi e morte in questi anni di colpevole inerzia pubblica.

Il secondo commento riguarda il comportamento della stampa locale che non ha mai voluto riprendere l’inchiesta pubblicata sul sito giornale online del Circolo Miani, che per altro ha raggiunto i 18435 utenti unici registrati, un po’ meno delle copie normalmente vendute dal Piccolo, dal titolo “Una storiaccia esemplare”, mai dare notizia del piano di risanamento e riconversione dell’area, per il 60% pubblica, in cui opera la Ferriera, presentato già nel 2006 dal Circolo Miani, e rimasto l’unico esistente in questi anni, e soprattutto celare la lettera che Maurizio Fogar ha consegnato al Presidente della Repubblica in occasione della Sua venuta a Trieste il 13 luglio scorso.




Lettera al Presidente della Repubblica. Trieste 13 luglio 2010

» Inviato da valmaura il 13 July, 2010 alle 6:15 pm

Lettera al Presidente della Repubblica. Trieste 13 luglio 2010

  

Egregio Presidente Giorgio Napolitano,

Lei ritorna a Trieste a distanza di poco più di due anni da quel 27 marzo del 2008 dove fugacemente ebbi modo di incontrarLa per informarLa della drammatica situazione che uno stabilimento industriale di proprietà della russa Severstal, la Ferriera di Servola, un vetusto impianto siderurgico posto nel cuore della città, causava sulla salute di decine e decine di migliaia di triestini e muggesani, oltre che naturalmente sui 480 lavoratori, in una provincia che ha il più alto tasso di mortalità da tumori e da malattie respiratorie in Italia.

Le richiamo solo un dato: le emissioni di BenzoApirene, il più cancerogeno degli inquinanti al pari delle diossine, ha raggiunto medie annuali di 8.4 nanogrammi per metro cubo, contro un limite massimo tollerato di 1 per legge e con picchi che hanno spesso superato i 90/100 nanogrammi.

Oggi ovviamente la situazione si è vieppiù aggravata, nella colpevole assenza degli interventi, pur previsti per leggi, europee-italiane-regionali, delle istituzioni pubbliche preposte, a partire da quelle che i cittadini pagano per controllare e tutelare la loro salute.

Il comportamento di Regione, Provincia e Comune, signor Presidente, in questi ultimi dieci anni è stato assolutamente scandaloso per la loro inerzia ed omissività, arrivando a violare impunemente almeno quattro leggi dello Stato, senza patirne alcuna conseguenza.

Il sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza, che il 13 luglio La accoglierà nella Sua visita in città è lo stesso che intervistato dalla stampa locale e nazionale, a seguito dell’inchiesta delle Procure di Grosseto e Perugia sul traffico e smaltimento nazionale di rifiuti tossici, che porterà agli arresti dei vertici triestini della Lucchini-Severstal, dichiarerà: “Nella vita non bisogna essere carogne. Quando l’altro giorno ho saputo quello che era accaduto al mio amico Francesco Rosato (l’Amministratore delegato della Lucchini spa arrestato per le indagini sugli smaltimenti rifiuti tossici, 350.000 tonnellate, della Ferriera di cui era anche direttore) mi sono rifiutato di parlare per non partecipare a questo sciacallaggio”.

Lo stesso comportamento della magistratura triestina nel merito è stato a volte stupefacente tanto da essere ripetutamente cassato, mi scusi la necessaria ripetizione, dalla Corte di Cassazione.

Un esempio per tutti: la sentenza emessa dal giudice Truncellito ove si attribuiva l’impressionante imbrattamento-inquinamento in uscita quotidiana dallo stabilimento alla responsabilità degli autisti dei camion che percorrevano a velocità troppo sostenuta le strade interne alla Ferriera determinando l’innalzamento delle polveri (?). O dove sistematicamente si riduceva il terrificante inquinamento di gas idrocarburi e di polveri sottili a semplice “imbrattamento” consentendo così per oltre un decennio ai vertici aziendali di cavarsela processualmente con ammende di pochissime migliaia di euro, pur in presenza della continuazione costante e ripetuta del reato.

Come ebbe a dire in un dibattito al Circolo Miani l’attuale Procuratore Capo di Tolmezzo, allora Procuratore Aggiunto a Udine, che aveva firmato, sulla base delle medesime imputazioni e violazioni di legge, il sequestro e la successiva chiusura della fabbrica chimica Caffaro di Torviscosa, Giancarlo Bonocore, “la legge è uguale per tutti, i giudici nell’applicarla forse no”.

Signor Presidente nel sostanziale silenzio, di cui prevediamo rimarrà parte anche questa lettera, della stampa locale, fatte salve rarissime e sporadiche eccezioni, e di un giornalismo che si è liberamente imposto da molti anni uno spontaneo bavaglio per non disturbare i manovratori della politica e i potentati economici,  i cui  confini  oramai  anche qui si sono persi da  tempo,  dopo aver  trasformato per ventiquattro ore l’aula del Consiglio Comunale di Trieste (28/29 giugno u.s.) in una Assemblea aperta alla città.

Iniziativa impedita dalla amministrazione comunale che ha fatto sbarrare l’ingresso, anche ai giornalisti, dalla polizia municipale ed ha privato di acqua ed uso di servizi igienici  per  oltre   venti ore i cittadini e le cittadine che avevano promosso la civile iniziativa ponendoli a condizione coercitiva dell’abbandono della sala consiliare, e dopo aver tentato di esprimere al Ministro degli Interni Maroni in visita alla Prefettura di Trieste (5 luglio u.s.) per la firma di un protocollo sulla sicurezza del territorio, una semplice domanda: se la tutela della salute e della vita di una comunità sia o meno sicurezza, abbiamo ritenuto, allo stato delle cose, inutile sollecitare un secondo incontro con Lei.

La lasciamo alla visione di una Trieste che purtroppo non rappresenta la città vera, come nei set di cartapesta dei vecchi films, circondato dall’attenzione di quei politici che sono i principali responsabili di questa situazione, della verticale perdita di fiducia dei cittadini nelle istituzioni e del degrado della nostra terra.

A Lei che proviene da una città che ha vissuto i drammi di Bagnoli e che dovrebbe conoscere quelli di Taranto ci limitiamo a dire che a Trieste forse la situazione è peggiore, e che un signore, tale Alexei Mordashov  che è stato da Lei insignito dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana solo poche settimane dopo l’ennesimo omicidio sul lavoro avvenuto nella Ferriera di Servola, oggi si è rivenduto, dalla sua Severstal a se stesso, pulito dai fallimentari debiti l’ex Gruppo Lucchini per un euro, pronto ad incassarne ora qualche centinaio di milioni, di euro, grazie ad una provvidenziale legge dello Stato dalla durata di soli 19 giorni, dal 2 al 21 dicembre 2009, e varata dall’allora Ministro Scajola per trenta persone societarie.

E questo grazie anche all’insabbiamento dal 28 agosto del 2008 da parte della Regione di quella Conferenza dei Servizi che doveva togliere l’AIA rilasciata allo stabilimento, in totale dispregio della legge. A questo scopo mi permetto di allegarLe l’articolo “Una storiaccia esemplare” pubblicato sul sito-giornale www.circolomiani.it

Ecco signor Presidente, proprio per questo, e per l’incredibile, se purtroppo non fosse corrispondente al vero, comportamento di un presidente di Regione, mi consenta di usare la “p” minuscola, che deliberatamente sceglie di chiudere la più significativa realtà socioculturale del capoluogo regionale, quel Circolo Miani che porta il nome di uno dei protagonisti della Resistenza, perchè “non ha amici in Regione - fra i partiti”, facendo uso smaccatamente privatistico del pubblico denaro. Con il confessato scopo di privare i nostri concittadini del più partecipato strumento che si conosca a Trieste.

La nostra gente, noi, siamo stanchi e stufi di assistere alle sofferenze dei nostri cari, dei nostri figli e nipoti, di entrare ed uscire dagli ospedali, di accompagnare i funerali di persone costrette a morire in ancor giovane età.

Ecco perchè riteniamo inutile organizzare alcuna iniziativa, in occasione della Sua nuova venuta a Trieste per un concerto che appropriatamente si aprirà con un Requiem, nei confronti di uno Stato che Lei istituzionalmente rappresenta e riguardo al quale i cittadini si sentono sempre più estranei.

Nell’inviarLe i miei cordiali saluti, Le allego una povera quanto sintetica biografia di Ercole Miani pubblicata da Galliano Fogar, lo storico che dovrebbe ricordare relazionò con Lei al Savoia l’otto settembre 1995, sul mensile edito dalla nostra Associazione.

 

Maurizio Fogar

 

Una storiaccia esemplare.

Per sommi capi. E si prega di tenere bene a mente le date.

La direttiva dell’Unione Europea del 13 ottobre 2003 vieta espressamente i cosiddetti “aiuti di stato” ed in particolare mette in mora l’Italia per le agevolazioni dette Cip 6 che fanno sì che l’energia elettrica prodotta da alcune importanti imprese private, tra cui i proprietari degli inceneritori e la Lucchini-Severstal, venga pagata dallo Stato italiano, ovvero da noi cittadini, anche tre volte il prezzo di mercato.

Il 23 luglio 2009 il Ministro, ora ex, allo Sviluppo economico Claudio Scajola, emana una legge la n. 99 che nell’articolo 30, comma 20, stabilisce tempi e modi per la risoluzione anticipata delle convenzioni Cip 6 del 1992.

Il 02 dicembre 2009 lo stesso ex Ministro emana il Decreto attuativo della legge in questione che stabilisce nell’articolo 2 “Il presente decreto si applica agli impianti di produzione di energia elettrica oggetto delle convenzioni Cip 6 IN ESSERE ( tra cui appunto la centrale di cogenerazione della Lucchini-Severstal alla Ferriera di Trieste ) ALLA DATA del 01 GENNAIO 2010”.

E nell’articolo 3 dello stesso decreto si fissa nel 21 dicembre 2009 il termine in cui le proprietà degli impianti in questione devono esprimere formalmente il loro interesse a partecipare alla risoluzione anticipata della convenzione Cip 6. Ovviamente la Severstal aderisce immediatamente.

Il decreto negli articoli seguenti stabilisce l’indennizzo che lo Stato, cioè noi cittadini, pagherà come rimborso-buona uscita a chi rinuncia alle agevolazioni Cip 6 che scadevano nel 2015.

Assolutamente strabiliante il calcolo grosso modo fissa che per i cinque anni rimanenti lo Stato anticiperà in UNA UNICA SOLUZIONE il totale dal 2009 al 2015, aumentato del 2% annuo di rivalutazione ISTAT (calcolato annualmente per i rimanenti cinque anni), con a parte un rimborso agli aventi diritto per ammortizzare i costi degli investimenti fatti per la costruzione degli impianti, scontato di un 6%. E gli importi saranno addebitati a tutti gli utenti italiani nella bolletta della luce sotto la voce A3.

Il decreto chiude stabilendo che entro il 31 dicembre 2009 il GSE, ovvero l’ente governativo gestore della rete nazionale dell’energia elettrica, dovrà trasmettere al Ministro l’elenco completo degli aderenti alla proposta di risoluzione anticipata delle agevolazioni Cip 6.

Breve promemoria.

La bresciana Lucchini comperò nel 1995 a prezzo di svendita, e per di più pagabile in rate annuali, la Ferriera di Servola SOLO DOPO che lo Stato, attraverso l’ENEL, firmò l’autorizzazione a costruire la Centrale di cogenerazione per la produzione di energia elettrica nello stabilimento triestino con la piena e totale concessione delle agevolazioni Cip 6, che allora duravano 8 anni dal momento dell’inizio della produzione. Tra le altre cose che oggi tutti, a partire dal sindacato confederale, dimenticano è che allora la Lucchini firmò un protocollo d’intesa in cui si impegnava a mantenere i livelli occupazionali in essere, quasi 1300 dipendenti. Infatti oggi i lavoratori sono 484, qualcuno in questi anni si è accorto, tra le altre cose di spicciola importanza quale l’inquinamento e le percentuali record di infortuni sul lavoro, dell’evaporazione dei posti di lavoro?

La Centrale triestina entrò in funzione nel 2001, aumentando in via esponenziale negli anni il totale di energia elettrica prodotta, e la prima durata delle agevolazioni Cip 6 ( i famosi 8 anni ) scadeva  nel 2009.

Ecco spiegato dunque perché la proprietà della Lucchini, arrivata sull’orlo del fallimento (l’unica voce attiva nel gruppo era la “cassaforte” garantita dalle agevolazioni Cip 6 della centrale di Trieste), poi rilevata di fatto dalle banche creditrici che ne affidarono la gestione al commissario straordinario della Parmalat Enrico Bondi, con l’incarico di vendere tutto il vendibile per recuperare i crediti, chiese al Governo Berlusconi tramite il Ministro Matteoli di firmare un protocollo d’intesa, era il 20 gennaio del 2003, per chiudere la Ferriera di Trieste nel 2009.

Infatti 2001 più 8 fa appunto 2009, a conferma dell’unico grande utile che derivasse alla Lucchini semifallita dalle agevolazioni Cip 6 su Trieste.

Poi Bondi, a ulteriore dimostrazione della sua bravura e del mandato ricevuto dalle banche, riuscì a vendere tutto il Gruppo Lucchini alla russa Severstal che ne assunse in controllo acquistando l’ ottanta per cento delle azioni.

Nel frattempo uno dei tanti Decreti Milleproroghe sfornati dai Governi prolungò le agevolazioni Cip 6, facendo incazzare l’Europa che aprì una procedura d’infrazione contro l’Italia, fino al 2015.

E prontamente la Severstal-Lucchini chiese di spostare la data di chiusura della Ferriera a quell’anno.

C’era un ultimo ostacolo da superare: la concessione dell’Autorizzazione Integrata Ambientale da parte della Regione, vincolante per poter proseguire l’attività siderurgica, a sua volta vincolante per poter conservare le agevolazioni del Cip 6.

Perché le agevolazioni venivano concesse, così recita la legge istitutiva del Cip 6, a chi produce energia elettrica utilizzando, nel caso di Ferriere, almeno per il 51 per cento del “carburante” necessario a produrla, i gas di risulta e di lavorazione degli impianti, Altoforni, Cokerie, ecc.

Infatti la Centrale di cogenerazione di Trieste funziona per il rimanente 49 per cento con il gas metano ed è stata comunque costruita per poter continuare a produrre energia elettrica anche utilizzando solo il metano, a Cip 6 finito.

Dunque lo scoglio AIA viene superato con una delibera della Giunta regionale (fine dicembre 2007) guidata da Riccardo Illy, giudicata per molti motivi illegittima. Nella forma in quanto rilasciata tre mesi dopo il termine ultimo fissato dalla Direttiva UE, e che scadeva nell’ottobre 2007, e perché questa non poteva essere comunque assegnata senza l’esistenza di un piano regionale per la qualità dell’aria, come inderogabilmente fissato dalle norme comunitarie e dalla legge italiana. Piano che la Regione Friuli Venezia Giulia doveva predisporre dal 1999 ed il cui termine ultimo di approvazione scadeva nel 2003, e che incredibile a dirsi non è tuttora pronto e tanto meno approvato.

Una Regione che sotto le due presidenze Tondo inframezzate dai cinque anni di Illy, non ha rispettato la legge come duramente ricordato nella delibera della Commissione Europea che il 28 agosto 2009 respingeva l’incredibile richiesta della Regione e del Governo di far slittare di diciotto mesi i nuovi e più restrittivi limiti di legge giornalieri ed annuali per le emissioni degli inquinanti più cancerogeni. Con una motivazione, quella dedicata dal Governo Europeo alla Regione Friuli Venezia Giulia, dai toni particolarmente duri e dove le parole “inadempiente” ed “inaffidabile” si sprecavano.

E nel merito perché l’Autorizzazione venne rilasciata con beneficio d’inventario, ovvero con prescrizioni che avrebbero dovuto riportare le emissioni inquinanti emesse e ben sopra i parametri di legge dalla Ferriera, a posto dopo un anno. Esattamente il contrario di quanto invece prescritto dalla legge istitutiva dell’AIA che ne vincola il rilascio alla “fotografia dell’esistente” al momento della concessione. Ma c’è di più, nelle dichiarazioni a corredo della domanda per la Ferriera, la Sanitas azienda di famiglia del Gruppo Lucchini che ne cura la stesura, così come succederà per la partecipata Sertubi, nasconde ed omette alcune informazioni essenziali quanto pregiudiziali previste a corredo. Presenza di “obbiettivi sensibili nel raggio di mille metri in linea d’aria dal perimetro dello stabilimento”. Ovvero scuole, asili, ospedali, impianti sportivi, ecc. Negandone contro ogni evidenza l’esistenza, e sono un centinaio le “sviste”, tra cui il prestigioso ospedale pediatrico Burlo Garofalo e decine tra istituti scolastici ed affini. Senza che il funzionario regionale proposto per legge al controllo della “veridicità delle dichiarazioni” obiettasse alcunché.

Nel giugno 2008 sotto la spinta delle tante manifestazioni cittadine promosse dal Circolo Miani, Servola Respira e dal Coordinamento dei Comitati di Quartiere, il Comune di Trieste chiede la riapertura e la Revisione dell’AIA, alla nuova Giunta regionale guidata da Renzo Tondo.

In giugno 2008 dunque parte ufficialmente l’iter per la revisione dell’AIA che chiude, a termini di legge, la parte istruttoria il 28 agosto dello stesso anno, con la presentazione pure di una corposa quanto completa memoria tecnica  da parte del Circolo Miani, e che a quel punto la Regione insabbia. Ovvero nonostante la legge fissi dei perentori termini, la Giunta Tondo non convocherà mai quella Conferenza dei Servizi che dovrebbe, in questo certo caso, ritirare l’Autorizzazione Integrata Ambientale alla Ferriera di Trieste.

Perché ritirare? Ma per le motivazioni di cui sopra e perché la stessa ARPA, oltre al CIGRA dell’Università di Trieste, consulente della Procura, hanno ampiamente relazionato che le prescrizioni non erano state rispettate dalla Severstal-Lucchini e che comunque l’inquinamento in uscita dallo stabilimento superava ampiamente i limiti consentiti per legge.

Dopo diverse dimostrazioni pubbliche la Regione fornisce una prima spiegazione per chiarire la “scomparsa” della Conferenza dei Servizi. Sostiene che la proprietà ha fatto ricorso al Tar, senza per altro avanzare richieste di sospensiva o procedure d’urgenza, e che dunque bisogna attenderne la pronuncia, e magari anche quella del Consiglio di Stato.

Nel preclaro rispetto della Costituzione della Repubblica Italiana che prescrive appunto la netta separazione tra i tre poteri: quello giudiziario, che comprende anche i tribunali amministrativi, quello legislativo e quello esecutivo. Un po’ come se il Parlamento italiano avesse sospeso la promulgazione del 41Bis, il carcere duro per i mafiosi, perché Totò Riina e Salvo Provenzano dalla beata latitanza avessero presentato ricorso al Tar di Palermo.

 Il Sindaco di Trieste si rifiuta per oltre un anno, pure anche dopo un voto unanime del Consiglio comunale il 1 febbraio 2010, di sollecitare la Regione alla convocazione della Conferenza.

Poi dal luglio 2009 la Regione, assieme a Comune di Trieste e Provincia, con scadenza semestrale per bocca del suo presidente Tondo, dell’assessore all’Ambiente De Anna e del Direttore regionale, comunicano che la Conferenza può, anzi deve, essere convocata immediatamente per fermare l’allarmante inquinamento, che come scrive, ancora nel maggio 2007, il direttore dell’ASS triestina è “fonte di insorgenza di neoplasie e leucemie”. A parte l’osservazione del Renzo Tondo che in un comunicato stampa chiede al Presidente della Regione Renzo Tondo “l’immediata convocazione della Conferenza dei Servizi”, parlando di se in terza persona come e meglio di Giulio Cesare, sul quotidiano di Trieste “Il Piccolo” del 23 gennaio 2010. Di colpo la questione Tar scompare senza apparente ragione.

Importante questa data, perché abbiamo superato di 22 giorni quel 1 gennaio 2010 che per decreto è il termine temporale dirimente per ottenere il rimborso quinquennale anticipato del Cip 6.

Siamo nel frattempo arrivati al 5 maggio e dopo un’altra salva di dichiarazioni di assessori e politici regionali della Conferenza dei Servizi non è stata ancora fissata la data di convocazione, nel frattempo i vertici della Ferriera e della Lucchini spa, sono stati arrestati su ordine delle Procure di Grosseto e Perugia per l’indagine sullo smaltimento illegale di rifiuti tossici. A Trieste le indagini dei Carabinieri del NOE di Udine hanno portato alla scoperta di oltre 350.000 tonnellate di rifiuti tossici nell’area, pari ad otto campi di calcio, interrata abusivamente nel Vallone di Muggia.

Ma il Comitato Portuale ha tranquillamente rinnovato fino al 2015 alla Severstal-Lucchini la concessione dell’area di proprietà demaniale dove opera la Ferriera, per oltre il 60% appunto pubblica, e senza alcun limite prescrittivo, ovviamente con il voto favorevole di Regione e Provincia, il Comune si è scordato di presenziare. Così come il Sindaco Dipiazza si rifiuterà di rilasciare dichiarazioni alla stampa dopo lo scandalo nazionale dei rifiuti perché “Nella vita non bisogna essere carogne. Quando l’altro giorno ho saputo quello che era accaduto al mio amico Francesco Rosato (l’Amministratore delegato della Lucchini spa arrestato per le indagini sugli smaltimenti rifiuti tossici della Ferriera) mi sono rifiutato di parlare per non partecipare a questo sciacallaggio”.

Ma a questo punto i giochi sono chiaramente fatti.

La non convocazione, in aperta violazione per altro delle legge che regolamenta l’AIA, della Conferenza dei Servizi ha permesso di sorpassare la data del 1 gennaio 2010 ed ha così concesso alla Severstal, anzi direttamente al suo proprietario il rampante magnate russo Alexei Mordashov, uno dei tanti Putin Boys, che dopo aver liquidato il rimanente 20 per cento alla famiglia Lucchini con cento milioni di euro, si è rivenduto a se stesso, ovvero dalla sua Severstal a Mordashov persona il cento per cento (per 1, uno, Euro!) dell’ex Gruppo Lucchini, di incassare il cospicuo gruzzoletto, si parla di alcune centinaia di milioni di euro, da parte dello Stato italiano.

Pronta cassa, in contanti ed in una unica soluzione anticipata, non male in un periodo di crisi e mancanza di liquidità, particolarmente sentita nel Gruppo Lucchini-Severstal che ha chiuso l’ultimo bilancio “ufficiale” con la perdita di un miliardo di euro, del sessanta per cento degli ordinativi e licenziando nel mondo 5000 dipendenti.

Ecco ora che il 1 gennaio 2010 è passato la Conferenza può cominciare, i lavoratori possono concretamente attendersi di trovarsi in strada entro l’anno, gli abitanti di continuare ad ammalarsi e crepare, nella città con il più alto tasso di mortalità da tumori e malattie all’apparato respiratorio in Italia, ed i costi delle bonifiche del sito strainquinato, come inutilmente segnalato dal 2003 ad oggi in decine di verbali delle Conferenze dei Servizi decisorie nazionali, rimanere scoperti e da addebitarsi al pubblico denaro.

Che Tondo e compagnia bella non ne sapessero nulla? E che magari Putin, tra un lettone ed un Suv non ne avesse parlato all’amico Silvio, che appunto per fortuna di Mordashov in questo caso c’è, e che il comune amico ex Ministro non ne avesse parlato al buon Renzo?

Agatha Christie: una coincidenza è una coincidenza, due coincidenze sono un indizio, tre coincidenze rassomigliano ad una prova.




Conferenza Stampa lunedì 12 luglio, ore 15, al Circolo Miani. Assassini con e senza bavaglio.

» Inviato da valmaura il 6 July, 2010 alle 2:55 pm

Conferenza Stampa, lunedì 12 luglio, alle ore 15, presso la sede del Circolo Miani, in via Valmaura 77 a Trieste.

Nel corso dell’incontro Maurizio Fogar illustrerà le iniziative che Circolo Miani, Servola Respira, La Tua Muggia, ed il Coordinamento dei Comitati di Quartiere assumeranno nelle prossime settimane, a partire dalla venuta a Trieste del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Saranno poi resi noti i contenuti della querela per diffamazione depositata contro quanto dichiarato e scritto dal presidente del consiglio comunale e della denuncia per violenza privata continuata ed aggravata nei confronti delle autorità municipali che hanno gestito come amministrazione comunale l’iniziativa dei cittadini di promuovere per la giornata di martedì 29 giugno una Assemblea aperta alla città ed alla stampa, a cui per altro è stato negato l’accesso al Municipio anche solo per seguire l’annunciata conferenza stampa, sull’emergenza Ferriera = emergenza Trieste.

Assassini con e senza bavaglio.

Venerdì è stato sepolto un uomo di 63 anni, morto soffrendo di tumore.

E’ solo l’ultimo di una lunga serie di persone che in questi anni si sono ammalate, hanno patito e sono decedute in ancor giovane età. Quasi sempre un tumore o una incurabile malattia polmonare ha spezzato le loro vite.

Assolutamente normale, parrebbe, nell’arida conta statistica in una città che ha il più alto tasso di mortalità da cancro e da patologie respiratorie in Italia.

Invece questo è un omicidio. Si un assassinio premeditato ed annunciato, come quasi tutti gli altri.

Con dei killer, dei mandanti, e tanti, troppi complici.

Alcuni di questi li abbiamo visti all’opera per l’ennesima volta ieri, lunedì 5 luglio dalle ore 15,30 alle 17 e passa.

“Non ci ho fatto caso e non mi interessa” è stata la risposta del ministro degli interni maroni che sorridendo presentava la ancora più sorridente assessora seganti quale futuro candidato sindaco di Trieste, riferendosi alla manifestazione fin troppo civile di cinquanta e più persone dinanzi alla Prefettura, venute per chiedergli se la tutela della salute è parte integrale della sicurezza dei cittadini e del territorio, oltre ad un incontro, ovviamente negato.

Ma i cittadini hanno raggiunto un incredibile risultato: causa fifa il “vertice” è stato anticipato di mezz’ora, e tondo e compagnia bella se la sono sfangata dal retro. Non male per i sorridenti “amati dal popolo”.

Forse seganti, tondo, dipiazza, cosolini sorrideranno meno, molto meno, quando la nostra gente nel maggio del prossimo anno a questi mercanti della politica risponderà “non ci interessate” nelle elezioni amministratrive.

Che più di cinquanta persone, sotto un sole cocente che bruciava l’asfalto, siano state per quasi due ore davanti a questo ennesimo rito della politica tronfia, autocelebrante e climatizzata, a rappresentare l’opinione condivisa di decine di migliaia di triestini e muggesani, ai complici dell’informazione non è interessato nulla. Nè capirne le ragioni, nè conoscerne scelte e vita.

“…Dichiara il ministro mentre all’esterno della Prefettura residenti inscenavano una protesta contro la Ferriera di Servola…” questo è quanto riporta il signor pier paolo garofalo sul Piccolo che dedica mezza pagina di giornale ai trionfi maronian-tondin-segantini.

Questi sono i complici che in dieci anni non hanno mai, che dico mai, fatto capire realmente quale sia il contenuto vero della battaglia, dell’impegno di tanti cittadini, a quella opinione pubblica a cui amano presentarsi come “i cani da guardia” dei cittadini verso il potere. Si vergognino, come il chihuahua di Paris Hilton ed a costo di sembrare inusualmente cinico auguro loro di vivere al più presto l’esperienza di ammalarsi e morire tra indicibile dolore di cancro. Per provare sulla propria pelle quello che “i residenti inscenavano”.

La stampa, scritta e radiotelevisiva (perché telequattro non rende pubblici i cospicui contributi finanziari che riceve da Regione e soprattutto Comune per pagare i penosi siparietti di stampo elettoralistico del Sindaco?), agli ordini e sul libro paga di questa cricca dove non esiste più alcuna differenza tra gli affari e la politica, in questi anni non ha mai concesso l’occasione, lo spazio per illustrare compiutamente cosa significasse per Trieste, e non solo per la salute, ma per il lavoro, per il futuro di questa nostra comunità, l’emergenza Ferriera-Sertubi.

Non ha mosso verbo contro i costanti tentativi di cancellare la più significativa realtà socioculturale, e da quasi trenta anni, del capoluogo regionale: quel Circolo Miani che “non ha amici in Regione” come affermato pubblicamente da un presidente di regione, quel tondo che nei manifesti elettorali in puro stile da repubblica sudamericana si descriveva come “il presidente amato dal popolo”, e pertanto non era meritevole di ricevere un euro di finanziamento. Parole gravissime che se dette in qualunque altra realtà d’Italia avrebbero comportato uno scandalo pubblico e l’immediato rinvio a giudizio di un amministratore che, in barba alle leggi regionali, gestisce il denaro pubblico, di tutti, per fini esclusivi di parte politica, la sua e quella dei suoi sodali, PD compreso.

E ci quereli se crede, abbia almeno questo coraggio e la dignità di sostenere le sue ragioni davanti ad un tribunale, altrimenti ritorni a fare il suo mestiere di ristoratore carnico in quel di Tolmezzo, ma si tolga dal viso quel sorrisetto che tanto somiglia al ghigno di un beccamorto.

Colpire, uccidere il Circolo Miani è la missione di questa politica di centrodestra e sinistra per levare di mezzo l’unico, purtroppo, strumento che in città difende con grande credibilità gli interessi dei cittadini contro queste conventicole di affaristi ed intrallazzatori.

E si servono di questo “giornalismo” che da anni ha sistematicamente censurato, oscurato e cercato di cancellare tutte le iniziative cui hanno preso parte migliaia e migliaia di persone come mai accaduto a Trieste nel recente passato. Quando locandine e paginate non sono servite per cercare di sputtanare ed infamare ad uso e consumo dei loro padrini politici, condannati con sentenza passata in giudicato ma riverginati dai loro cantori locali.

Hanno sempre cercato scientemente di ridurre il problema a Servola, anzi a meno: ai residenti delle case vicino allo stabilimento, nascondendo volutamente, con la complicità a volte dell’Arpa quasi sempre dell’ASS, che invece il danno investe purtroppo tutta la nostra città e colpisce appieno Muggia. Ed è da dieci anni il tappo opprimente dello sviluppo di Trieste.

Sono questi che portano per intero la responsabilità della morte di tante brave persone, e che invece  avevano per giuramento, per etica professionale, o semplice dovere civico l’obbligo di difendere e tutelare.

Questi sono i complici degli omicidi e degli assassini e ne condividono appieno tutta la responsabilità.

L’aver liquidato il coraggio di cinquantatre cittadini ieri con il solito silenzio, la servile autocensura, fa capire quanto ridicole e farsesche siano le proteste locali (non trecento ma una novantina scarsa erano i partecipanti alla manifestazione in “difesa della libertà d’informazione” l’altro giorno: quattro giornalisti in veneranda pensione e qualche decina d’attivisti di PD e IDV, con più cartelli che braccia per sostenerli) contro un bavaglio governativo che qui questi “signori” hanno scelto per convenienza personale di autoimporsi da anni.

La nostra pazienza ora ha veramente raggiunto il limite, siamo stufi di accompagnare i nostri morti al cimitero.

Se lo ricordino i vari rumiz, gon e colleganza, ad ogni loro apparizione pubblica, ad ogni venuta di politici in trasferta ci troveranno, sempre più stufi, incazzati ed incivili, per gridare in faccia la loro ipocrita viltà, le loro complicità con chi ci sta uccidendo la nostra gente, la nostra Trieste.

Ps: le minuscole dei nomi nel testo è un atto dovuto alla parola DIGNITA'




Rispetto della legalità: lunedì 5 luglio ore 15.45, piazza Unità altezza Prefettura-Regione.

» Inviato da valmaura il 3 July, 2010 alle 3:09 pm

Lunedì 5 luglio alle ore 16, il Ministro dell’Interno, Roberto Maroni, arriverà in piazza Unità a Trieste per incontrarsi in Prefettura con il Presidente della Regione, Renzo Tondo, con l’Assessore regionale Federica Seganti, ed ovviamente con il Prefetto, per firmare un protocollo d’intesa in materia di sicurezza urbana e territoriale.

Il Circolo Miani, Servola Respira, la Tua Muggia ed il Coordinamento dei Comitati di Quartiere hanno deciso di promuovere in concomitanza con l’incontro una manifestazione di sostegno al “Rispetto della Legalità”, di cui il Ministero degli Interni è uno degli strumenti operativi fondamentali, per ricordare ai firmatari il protocollo che la tutela della salute di chi vive sul territorio è uno degli elementi fondanti della sicurezza dei cittadini di una Regione, di uno Stato.

Senza scomodare gli appositi articoli della Costituzione della nostra Repubblica che definiscono la salute dei cittadini “un bene primario” e la tutela che lo Stato si impegna a garantire a questa “uno dei compiti prioritari”, scopo della civile iniziativa che plaude a questo atto è ricordare solo al Ministro Maroni che purtroppo esso viene firmato con una Regione, attraverso gli attuali suoi rappresentanti, assolutamente fuorilegge da anni, almeno dal 1999, e totalmente inadempiente a ben quattro, e ci limitiamo alle principali, leggi nazionali, europee e per quanto assurdo possa sembrare, anche regionali.

Come uno stesso collega dell’attuale Ministro ha dovuto ufficialmente ricordare alla Regione, facendo convocare in Prefettura l’allora Vicepresidente Moretton, nell’autunno del 2007, si tratta della mancata attuazione del piano regionale sulla qualità dell’aria, i cui termini di legge scadevano nel 2003, della violazione delle legge 351 e successivi decreti presidenziali e ministeriali attuativi che obbliga Regioni ed enti locali a predisporre entro il 2005 i piani d’azione contro l’inquinamento industriale, mai varati dalla Regione, dalla Provincia e dal Comune di Trieste, e per ultimo della legge sul rilascio e sulla revisione delle Autorizzazioni Integrate Ambientali.

Siamo convinti infatti che il rispetto della legge deve valere per tutti, a partire dalle istituzioni pubbliche che hanno l’obbligo di attuarlo, e che la tutela della salute è parte fondante della sicurezza nella vita dei cittadini e di un territorio. Sarebbe fatto originale installare ad esempio nuove telecamere di sorveglianza contro la criminalità, garantire ai cittadini protezione dagli eventuali scippatori, e nel contempo tollerare tranquillamente che la gente si ammali e muoia per il palese non funzionamento delle centraline di rilevamento degli inquinanti cancerogeni emessi, sempre ad esempio da Ferriera e Sertubi, o per la colpevole mancanza di provvedimenti tempestivi ed adeguati dagli enti preposti alla tutela della salute della comunità.

In queste condizioni purtroppo agli occhi dell’opinione pubblica questo protocollo perde gran parte della sua efficacia proprio per l’assoluta non credibilità di uno dei suoi contraenti: la Regione Friuli Venezia Giulia, che del rispetto delle leggi di tutela della salute e della vita dei cittadini che vivono nel suo territorio, in particolare nella provincia di Trieste, in questi anni ha fatto carta straccia.

Pertanto invitiamo tutti i cittadini a venire in piazza Unità alle 15,45 di lunedì 5 luglio per sostenere con forza le iniziative promosse dal Ministero degli Interni per tutelare finalmente anche a Trieste quella legalità troppo spesso impunemente elusa e violata proprio dalle pubbliche istituzioni nella tutela della sicurezza dei cittadini sul nostro territorio.




“Il re è nudo”.

» Inviato da valmaura il 30 June, 2010 alle 2:29 pm

E’ molto triste prendere costantemente atto di come o per complicità di interessi o per semplice incapacità professionale venga manipolata l’informazione a Trieste.

Cominciamo dalla semplice cronaca dei fatti.

Lunedì 28 giugno un centinaio di persone si sono radunate in piazza Unità davanti al Municipio, la “casa comune dei cittadini” per formale definizione, per manifestare contro la decennale inerzia delle istituzioni: Regione, Provincia e Comune in primis, che dovrebbero difendere e rappresentare gli interessi della comunità e non di un ristretto gruppo di affaristi che fa i soldi sulla pelle della gente.

In contemporanea con la seduta del consiglio comunale (le minuscole sono di rigore per l’indecorosa lezione di diseducazione civica che la riunione ha rappresentato per oltre quattro ore) quaranta persone sono salite a riempire il settore riservato al pubblico nella sala consiliare.

Hanno atteso quasi l’una di notte che il consiglio finisse i suoi lavori, un puro eufemismo la parola lavori, ed hanno chiesto di incontrare i capigruppo consiliari a fine seduta. Il presidente del consiglio, e qui mettiamo pure le iniziali del cognome minuscole, pacor, non ha promesso nulla perché nulla le persone gli avevano richiesto.

L’incontro si è tenuto con una decina di consiglieri comunali tra cui cinque dei tredici capigruppo (infatti in comune per quaranta consiglieri i gruppi sono “solo” tredici) ed alla fine dello stesso è stato annunciato che vista l’assoluta insoddisfazione per il comportamento di una amministrazione comunale che non è in grado nemmeno di rispettare gli impegni e le mozioni votate sulla drammatica emergenza dell’inquinamento Ferriera-Sertubi, da quel momento i cittadini avrebbero trasformato l’aula del consiglio comunale in sede di Assemblea permanente aperta a tutti: cittadini, politici, sindacalisti, imprenditori, istituzioni e stampa. Questo per arrivare finalmente ad un confronto sempre rifuggito che dopo dieci anni di chiacchiere, promesse non mantenute, palesi violazioni di legge (come la voluta mancanza di un Piano d’Azione Comunale – PAC sull’inquinamento industriale pur obbligatorio per legge dal 2005) dove tutti si assumessero finalmente le proprie responsabilità anche a fronte di una Conferenza dei Servizi aperta dopo due anni di complici insabbiamenti regionali e che si sta rivelando una farsa ad ennesimo favore della russa Severstal.

Dopo un’ora, in cui è stato steso sulla facciata del Municipio il grande striscione “Chiudere subito la Ferriera per aprire Trieste al futuro” si è deciso che sopra a trascorrere la notte nell’aula consiliare rimanessero dodici persone, che alle 11 e 30 di martedì si tenesse nell’aula una Conferenza Stampa aperta a tutti e che alle 15 e 30 sempre nella sede del consiglio comunale si promuovesse una assemblea pubblica, per poi chiudere con la manifestazione programmata per le 18 e 30 in piazza Unità. Per inciso in quasi venti ore di esposizione sono state migliaia e migliaia le persone che hanno letto lo striscione e centinaia lo hanno fotografato.

Alle 8 e 20 della mattina un tenente della polizia municipale, marino casali (sempre in minuscolo e ci mancherebbe), si è presentato nell’aula del consiglio ed ha comunicato che era stato emesso “l’ordine” che nessuno potesse salire, che chi fosse uscito, dei dodici presenti, anche solo per recarsi al vicino bagno per un bisogno fisiologico sarebbe stato impedito dal rientrare ed ha ordinato a quattro vigili urbani di presidiare le due uscite dell’aula. Alla richiesta, ai sensi dei quattro decreti Bassanini, la legge sulla totale trasparenza degli atti della pubblica amministrazione, e poi a quella legge che disciplina “l’immediato accesso agli atti”, di ricevere comunicazione scritta del medesimo “ordine”, l’ufficiale in questione si rifiutava anche solo di riferire tale legittima istanza ai superiori e se ne andava commentando “che figurarsi non eravamo nemmeno dipendenti comunali”. Ed in questo aveva perfettamente ragione perché in quanto cittadini eravamo i proprietari del Comune ed i datori di lavoro che contribuivano a pagare anche il suo stipendio.

Dopo due ore la porta riservata all’ingresso del pubblico veniva inchiodata e tre vigili venivano piantonati sotto le finestre del consiglio comunale per impedire che dalla piazza venisse fornita anche della semplice acqua ai dodici cittadini presenti in consiglio.

Decine di persone che, in normale orario d’ufficio, volevano salire per parlare anche con i parenti che erano nell’aula venivano respinti ed impediti nel farlo.

Alle ore 11 e 30 stesso divieto scattava nei confronti dei giornalisti, cameramen e fotografi, intervenuti per la Conferenza Stampa. Che si è svolta poi in modo del tutto originale con Maurizio Fogar che colloquiava attraverso un megafono dal balcone del Municipio con la stampa e il centinaio di persone che stazionavano in piazza venti metri più sotto.

Da segnalare che la polizia invitata a presentarsi nell’aula del consiglio per raccogliere la denuncia sulla flagranza di reato della legge sulla trasparenza degli atti, persistendo il rifiuto dell’amministrazione comunale di fornire copia sull’ordine di blocco di una struttura pubblica in orario d’apertura, dopo una fugace apparizione di due suoi agenti, si è rifiutata di risalire invitando chi volesse firmarla a scendere in strada per farlo, ben sapendo pertanto che così gli sarebbe stato impedito il riaccesso. Questo è fatto grave ed a nostro avviso omissorio dell’obbligo di accertare se in corso esisteva il compimento di un reato.

E getta una ulteriore pesante ombra sul comportamento delle forze dell’ordine ed anche della magistratura inquirente a Trieste negli ultimi dieci anni su tutta la vicenda Ferriera.

Finita questa impedita conferenza stampa, e fino ad ora non abbiamo sentito voce alcuna levarsi dai giornalisti tramite l’ordine o dai direttori delle testate coinvolte, a difesa del diritto all’informazione, al “bavaglio” imposto in sede locale, è avvenuto una cosa che se non fosse ben rappresentativa di una concezione fascista da repubblichetta sudamericana apparirebbe di una comicità irresistibile.

Il rastrellamento dei cestini.

Sette vigili guidati sempre dal tenente di cui sopra sono entrati nell’aula del consiglio accompagnati dal “fotografo comunale”, complimenti che non sapevamo ne esistesse uno e se si non ne capiamo il senso ed il costo. Ed è cominciata la ricerca dei vigili, a carponi sotto i banchi del consiglio, e la raccolta dei trenta cestini delle immondizie presenti in sala. Questi venivano posti, ironia quanto mai azzeccata sulla poltrona del presidente del consiglio comunale, ed i sacchetti neri estratti, illuminati con una torcia dal solerte tenente e fotografati all’interno appunto dal “fotografo comunale”. Le immondizie dei consiglieri fotografate una ad una venivano poi sequestrate assieme ai cestini e portate fuori dall’aula, lasciata per la verità in condizioni assai sporche dai politici eletti dal popolo, mozziconi di sigarette e di sigari, cartacce et similia sparsi abbondantemente per terra e sui balconi.

Una cosa umiliante per i sette vigili costretti a trasformarsi in “mondezzari”, chissà cosa ne penseranno i solerti sindacati di categoria, per una operazione durata una quindicina di minuti e da noi ripresa integralmente con le videocamere. Il filmato sarà visibile su internet e per rispetto dei sette vigili le cui espressioni nell’eseguire questo importante compito di tutela della legalità municipale per cui hanno ricevuto in dotazione pure le pistole, erano oltremodo eloquenti, oscureremo i loro visi, di tutti s’intende meno del tenente e del “fotografo comunale” che alle immagini riteniamo sia abituato.

L’operazione cestino abbiamo intuito sia scattata per prevenire l’eventuale uso dei neri sacchetti per ospitare la pipì umana vista l’inibizione ed il divieto a ricorrere al cesso istituzionale. Che forse forse in questo si ravvisi un’ipotesi di reato, con l’aggravante pubblica, tipo la violenza privata?

Il quarto errore commesso in quattro ore dal solerte direttore-segretario generale del comune che si è così guadagnato la possibilità di ritornare ad occuparsi di cose legali, dopo il processo in corso sulle mense comunali nel quale compare nelle vesti di imputato, assieme all’amato da lui sindaco, ed auguri sinceri dall’uscirne assolto, è stato quello di inviare un “ispettore giudiziario” della polizia municipale per richiedere le generalità e nominativi di eventuali avvocati di fiducia ai cittadini presenti nell’aula consiliare, così giusto per metterli di buon umore e tenerli su di morale. Atto del tutto inutilmente improprio perché il comune era in possesso delle carte d’identità di tutti i cittadini saliti la sera prima per assistere alla seduta consiliare, come prevede infatti il regolamento comunale, depositate nella portineria all’ingresso principale.

Impedita così anche l’assemblea aperta delle 15 e 30 per negato accesso dei partecipanti, alle 18 e 45, come preventivato e scritto, ma i rappresentanti politici leggono solo le cose che parlano di loro, i cittadini sono scesi in piazza Unità per partecipare alla manifestazione conclusiva con circa altre duecento persone intervenute.

Questa nei fatti la cronaca.

Ora alcune brevi considerazioni a partire dalla constatazione che questa iniziativa ha segnato la fine, come accadde in quella stessa aula in occasione della pubblica e plateale ma sempre civile contestazione dei falliti “Venerdì per l’Ambiente” per l’amministrazione Illy, di questa sgangherata, rissosa da asilo, prepotente ed arrogante amministrazione Dipiazza-Camber.

Come si usa dire l’iniziativa promossa dal Circolo Miani, Servola Respira, La Tua Muggia e dal Coordinamento dei Comitati di Quartiere ha messo “a nudo il re”, ha cioè dimostrato come tutte le promesse, gli impegni assunti a piene chiacchiere in questi quasi dieci anni, fossero solo “balle spaziali” e che quando dalle parole si doveva passare ai fatti l’unica risposta che questa classe politica sapeva dare era l’odioso ricatto imposto alle persone di dover coercitivamente scegliere tra il farsi del male fisicamente, impedendosi persino di pisciare in un cesso, o il dover rinunciare ai propri ideali, alla coscienza di cittadini che si battono a tutela della salute e della vita di questa nostra comunità.

Ha clamorosamente fallito anche una opposizione che fatta salva la generosa presenza di due consiglieri, e siamo orgogliosi di scriverne qui i nomi: Alfredo Racovelli e Roberto Decarli, ha dimostrato la sua totale inconsistenza ed incapacità politica e financo umana. Il cosiddetto capogruppo del PD omero (iniziale rigorosamente minuscola) è perfino giunto la sera prima ad avvertire pubblicamente il pacor dell’intenzione dei cittadini di “occupare” di lì a poco il consiglio comunale. Insomma come si diceva all’asilo: ha fatto la spia.

Quei quaranta cittadini che hanno assistito la sera e notte di lunedì al consiglio comunale sono ampiamente rappresentativi di una estesa parte della nostra popolazione, che come i politici ben sanno condivide appieno ideali, obbiettivi e battaglie che essi rappresentano. In questi due giorni questa classe politica ha dimostrato per sempre agli occhi della gente di che pasta è fatta e che per garantire qualche speranza alla sopravvivenza futura di Trieste deve essere mandata a casa da subito, ovvero a partire dalle prossime elezioni amministrative del maggio 2011.

Ai cittadini che chiedevano partecipazione, confronto, in una parola sola: esercizio della democrazia, hanno risposto con la violenza, psicologica e fisica, con il diniego e l’indifferenza.

Questi cittadini rappresentavano problemi rilevanti, anzi i più importanti ora per Trieste, la tutela della salute, una dignitosa qualità della vita, la difesa di un lavoro sicuro non sfruttato dagli affari di pochi padroni, la prospettiva di un futuro accettabile per le nostre terre. Insomma rappresentavano la vita, al contrario invece di quei consiglieri comunali, quasi tutti, di questi partiti che oggi a Trieste rappresentano solo i loro interessi di bottega e sono i becchini di ogni speranza.

Anche l’informazione, quasi tutta, a Trieste ha perso l’ennesima occasione per essere al servizio dei cittadini e non dei padroni partitici e di esercitare con un minimo di professionalità quel mestiere che si chiama giornalismo.





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