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Circolo Miani » News Correnti » Page 161

1 gennaio 2011. Pochi auguri ben mirati.

» Inviato da valmaura il 1 January, 2011 alle 1:26 pm

Soprattutto alle dieci persone, ai dieci cittadini che hanno ridato significato in una città intorpidita a questa parola, che hanno scelto nella giornata del 29 giugno 2010 di passare  quasi venti ore, dalle 01 alle 18.30, nell’aula di un Consiglio Comunale, altrimenti silente, chiuso ed inerte, cuore del Municipio (la casa comune dei cittadini per l’appunto) di Trieste.

Dieci persone, che assieme a chi scrive per altro reo di aver già “occupato” negli anni dal 1968/9 al 1977 liceo Petrarca e Facoltà di Lettere e Rettorato dell’Università, hanno scelto civilmente di esporsi anche penalmente per riaffermare proprio quel diritto alla legalità costantemente calpestato dalle istituzioni pubbliche infeudate dai partiti e disatteso da chi dovrebbe controllare il rispetto delle leggi di questa Repubblica a partire dalla nostra Costituzione.

E merita qui riportare integralmente cosa recitano due significativi articoli della nostra Carta, in particolare l’articolo 32 “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività.”, e l’articolo 41 “L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.”

Orbene su tutta la vicenda Ferriera-Sertubi, che citiamo qui a simbolo anche di altre e ben diffuse emergenze per Trieste e Muggia, in questi oramai dodici anni quanto scritto in questi due articoli e nelle leggi europee, nazionali e perfino regionali, è stato costantemente violato da chi aveva il compito di tutelare la salute, la qualità e la dignità della vita e del lavoro, senza che alcun provvedimento fosse emesso da chi aveva l’obbligo di garantire il rispetto della legge.

Gli undici cittadini hanno scelto di evidenziare questo, rivendicando anche a Trieste il rispetto della legge e denunciando una volta di più il fallimento della politica ed il degrado delle Istituzioni pubbliche.

Da una Regione assolutamente responsabile di aver prima assegnato alla proprietà Severstal-Lucchini una Autorizzazione Integrata Ambientale (Giunta Illy-Cosolini) in totale contrasto con quanto affermato dalla direttiva UE ed in aperta violazione delle norme che ne determinano il rilascio. Eppoi da una amministrazione Tondo che ha insabbiato il procedimento di legge per la revisione della stessa autorizzazione (e da quasi tre anni).

Da un Comune che non ha mai redatto il Piano d’Azione Comunale (PAC) contro l’inquinamento industriale imposto da una legge del 2005, che, solo per restare in tempi recenti, ha disatteso la mozione “urgente” votata all’unanimità dal Consiglio Comunale di Trieste il 1 febbraio 2010 che impegnava l’amministrazione comunale a risolvere il problema di un monitoraggio ambientale delle emissioni inquinanti affidato ora ad apparecchiature la cui proprietà e gestione è degli stessi soggetti di cui queste centraline dovrebbero certificare il rispetto dei limiti di legge ed alla realizzazione di quel PAC colpevolmente ignorato dal Comune di Trieste.

Dalle forze politiche che solo nel novembre 2009 avevano, in un incontro con i capigruppo consiliari, preso il pubblico impegno di convocare entro il dicembre 2009 una riunione della apposita Commissione comunale per esaminare le inadempienze di legge di cui era responsabile l’amministrazione civica. Cosa ovviamente mai avvenuta.

Ebbene a questi undici cittadini che esercitavano appieno e responsabilmente quanto affermato negli articoli della nostra Costituzione  nella sua prima parte (Diritti e doveri dei cittadini: articoli 13 – 28) si è risposto con la decisone assunta nella prima mattina del 29 giugno di “sgomberare la Sala del Consiglio coattamente (ovvero con la forza, si spera pubblica)” da parte del presidente del Consiglio, Sergio Pacor; dal vicesindaco Paris Lippi; dal comandante della polizia municipale, Sergio Abbate; dal suo vice, Luciano Momic e del vicedirettore generale Lorenzut (di cui, ce ne doliamo per lui, il rapporto della Polizia Municipale omette il nome di battesimo).

Di “impedire l’ingresso nel palazzo comunale agli organi di stampa ed al personale delle reti televisive (in pubblico orario di accesso al Municipio in un giorno lavorativo)”. Ed a tutto oggi da parte di un giornalismo così pronto, a parole, a rivendicare il suo diritto-dovere di garantire la libertà di informazione non si è levata protesta alcuna contro un così grave atto che inibiva la loro tanto decantata libertà di stampa.

Oltre che: di rifiutarsi di accettare la pubblica richiesta di immediato accesso agli atti avanzata dalle undici persone per ottenere copia della suddetta ordinanza di sgombero, in flagrante violazione della legge Bassanini e seguenti; di impedire ai cittadini di poter utilizzare i servizi igienici per espletare i propri bisogni fisiologici nel rispetto della loro libera scelta di non mutare opinione e di rimanere nell’aula del Consiglio, e financo di poter bere dell’acqua per tutte le quasi venti ore.

Costituzione della Repubblica. Articolo 13: “E’ punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà (da parte dell’Autorità pubblica)” Ed è indubbio che la scelta dei reggitori del Comune di “far chiudere (dalla polizia municipale) mediante occhielli e lucchetto la porta riservata all’accesso del pubblico (alla sala del Consiglio)” comporta indubbiamente una “restrizione di libertà”.

Orbene queste undici persone hanno depositato alla stazione dei Carabinieri di via Hermet, nei giorni immediatamente seguenti, una denuncia alla Procura del Tribunale di Trieste per la violenza privata, aggravata dal fatto che a compierla sono stati dei pubblici ufficiali, subita negli atteggiamenti sopra descritti ed in altri ancora.

Spiace rilevare che alle undici persone la stessa Procura abbia comunicato già a partire dal mese di ottobre 2010 l’avviso di conclusione delle indagini per la “occupazione di edificio pubblico” e la conseguente richiesta di rinvio a giudizio, ma non c’è traccia alcuna, nemmeno avviso di archiviazione, della denuncia presentata dai cittadini.

Ovviamente su tutto questo è calato immediato il silenzio da parte dei cosiddetti organi di informazione locali e regionali, che hanno disertato in massa perfino la conferenza stampa convocata dagli undici “indagati” e dal loro difensore di fiducia (caso unico negli annali della stampa “libera” a Trieste, e dove il piccolo giornale locale si è limitato a riportare in un articoletto di due mezze colonnuccie la notizia che “la Procura ha presentato il conto agli undici occupanti”, senza scrupolo alcuno di porsi il bisogno professionale di sentire gli interessati).

Né tanto meno di riportare la notizia uscita da quella Conferenza Stampa trasformatasi in assemblea pubblica vista la presenza di una sessantina di altre persone, che gli undici cittadini avevano deciso di rinunciare, perdendo così i benefici della riduzione di un terzo della pena in caso di eventuale condanna, al rito abbreviato, optando cioè per un processo pubblico dove appunto sia offerta ai cittadini la possibilità di assistere e partecipare.

Un bel gesto di dignità, ancora più apprezzabile in questa città de mone che ne ha perso il ricordo, e nei confronti di una informazione, anche quella nazionale in questo caso, così disattenta oppure così attenta a non turbare i sonni dei loro padroni-padrini a Trieste e dintorni.

Buon anno di tutto cuore dunque alle tante brave ed oneste persone che non hanno perso dignità e rispetto per loro stessi e che continuano, ognuno a suo modo, a darci una mano, ma soprattutto a questi dieci cittadini: Cristina Carbi, Gloria Cattaruzza, Marina Kocevar, Rosetta Zimmerman, Guerrino Fili, Enzo Gabersi, Sergio Gullini, Fulvio Montecalvo, Claudio Starc, Franco Suman.

Da parte dell’undicesimo: Maurizio Fogar.

 




Esattamente tutto il contrario o quasi.

» Inviato da valmaura il 21 December, 2010 alle 4:06 pm

Probabilmente i venti cittadini che ieri mattina alle 10 hanno seguito tra il pubblico l’udienza del processo in cui Maurizio Fogar è accusato di aver presentato una documentazione formalmente non corretta alla Regione per l’elenco delle cariche sociali (dove nelle precedenti udienze undici su i dodici cittadini elencati hanno confermato di farne parte), e da cui nasce la contestata accusa di truffa, non per ottenere i contributi al Miani perché questi venivano autonomamente stanziati su indicazione della Giunta regionale e votati nel Consiglio mesi prima, in occasione dei finanziamenti al Circolo Miani per gli anni 2005-2006. Insomma questi cittadini leggendo sul piccolo giornale di oggi il resoconto hanno pensato di aver visto un altro film. Oppure che il cronista, lui solo, ne abbia seguito un altro di processi.

Salvo per quanto puntualizzato dall’avvocato Fabbretti, difensore di fiducia dell’imputato,  commentato con un “a suo dire” nell’articolo,  che suona un po’ balzano perché appare certo che quando si intervista una persona è scontato che quel che dice è farina del suo sacco e non l’omelia del vescovo, e peccato però che questa sottolineatura manchi sempre quando si riportano ad esempio le dichiarazioni dell’accusa, l’articolo punta a presentare il quadro di un Fogar “acrobatico: picchiate e cabrate”. Insomma un logorroico che divaga tra le nuvole.

Ecco quanto accaduto ieri è stato praticamente tutto l’opposto di quanto oggi si legge sul resoconto. Pensatelo e ne trarrete un quadro corrispondente ai fatti.

Nel rimandarVi alla lettura dei due pezzi su questo sito: “La non Notizia a orologeria” e “Cronaca di un rinvio a giudizio annunciato” dove troverete riassunta la storia di questo processo, e scritta prima che esso inizi, qui ci limitiamo solo a ricordare che ieri nell’aula del Tribunale di Trieste Maurizio Fogar ha semplicemente ricostruito la storia del malaffare e del malcostume della politica che gestisce il denaro pubblico per interessi privati, attraverso la testimonianza vissuta dal Circolo Miani dal 1998 ad oggi, rispondendo puntualmente a tutte le domande postegli. E per la cronaca, la descrizione proseguirà nell’udienza del 3 marzo 2011 sotto forma di “dichiarazioni spontanee”.

Capiamo perfettamente, che quando si toccano i santi protettori, o viceversa i padroni protetti, la stampa si trovi in evidente imbarazzo, soprattutto quando nella stessa aula vengono ricostruiti anche i dieci anni di censure del giornalismo nostrano, con un semplice e crudo elenco dei fatti, tutti riscontrati e riscontrabili.

Merita invece qui riprendere il pezzetto non firmato né siglato, chissà perché poi, che compare casualmente accanto all’articolo dove troneggia nel titolo la parola “truffa”, ovvero la notiziola in cui si riferisce, facendo parlare ovviamente solo l’accusa che “ha presentato il conto”, del rinvio a giudizio degli undici pericolosi criminali, tra cui ben quattro donne, che hanno sovvertito l’ordine cittadino tenendo aperta la sala del consiglio comunale di Trieste per quasi venti ore il 29 giugno di questo anno.

Con l’intento di “richiamare per l’ennesima volta l’attenzione delle autorità sulle emissioni prodotte dalla Ferriera di Servola”, così viene irridentemente liquidata la presunta motivazione del gesto, lasciando perfino il dubbio, in giorni che sotto Natale vedono trionfare in TiVù gli spot di Chanel n.5 e di profumi vari, su quale fosse il tipo di “emissioni”, di essenze aromatiche che Ferriere e Sertubi, ma anche Italcementi e Inceneritori, per finire a “Merd n.6” del Depuratore fognario, producano.

Merita in verità ricordarlo perché è l’ennesima conferma, in questo caso una vera e propria confessione pubblica, della non informazione che la stampa locale dispensa ogni giorno che Dio manda in terra ai triestini.

Infatti lo scorso venerdì 17 dicembre, alla presenza di una sessantina di persone, era stata convocata una Conferenza Stampa nella sede del Circolo Miani con il difensore di fiducia degli undici cittadini, l’avvocato Alberto Coslovich, per illustrare la gravità di un atto (la richiesta di rinvio a giudizio) e le motivazioni di una civile manifestazione (la tutela della salute, della vita, del lavoro e del futuro di Trieste, a denuncia degli impegni non mantenuti e delle leggi violate e disattese in oltre dieci anni da partiti ed istituzioni) che in ogni altra città o paese avrebbero doverosamente ottenuto la prima pagina e i titoli d’apertura dei telegiornali.

Ebbene sapete quanti sono stati i giornalisti che seppure invitati per tempo sono intervenuti?

Non sforzatevi ve lo diciamo noi: 0, ZERO.

Questo è un fatto, e questa è la libertà di stampa a Trieste, signori.

In quanto a “presentare il conto”, confidiamo che alle prossime vicine elezioni ci penseranno i cittadini a farlo, con vivo e grande disappunto, pofferbacco, della “attenzione delle autorità” e dei loro mentori della stampa di sua maestà.

PS: in questa edizione del piccolo giornale tutta la prima pagina di cronaca è smodatamente dedicata alle baruffe ed ai pettegolezzi di partito sul totosindaco di centrodestra più Lega e sinistra, ed in pagina regionale compare tra le veline della politica un profondo saggio epistemologico che neppure Umberto Eco avrebbe fatto di meglio, sul testo del biglietto d’auguri inviato da un senatore con condanna passata in giudicato (di nuovo non Vi sforzate: è il triestino Giulio Camber) per la feste di fine anno al PDL, con “lambrusco” annesso.

Il Menù però vi è descritto con dovizia di particolari: “salumi, salsicce, prosciutto cotto in crosta, pasta e fagioli, vini della Venezia Giulia”, e “jota a parte”. Sopra campeggia un titolo di pregnante significato: “A Trieste la cena dei mille”, dovete capirli siamo nelle celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia, Garibaldi a parte che si sta rivoltano nella tomba, e “Il PDL apre al dialogo con FLI”, a base di prosciutto in crosta e jota, ovviamente.

E poi qualcuno alla Finegil si chiede perché le vendite del quotidiano locale stiano raggiungendo picchi da Fossa delle Marianne.




Circolo Miani. Venerdì 17 dicembre, ore 15.30, Conferenza Stampa dell’avv. Coslovich con gli undici cittadini rinviati a giudizio per aver “aperto” la Sala del Consiglio Comunale.

» Inviato da valmaura il 13 December, 2010 alle 12:07 pm

Siete tutti invitati Venerdì 17 dicembre, a conferma che non siamo superstiziosi, alle ore 15 e 30 precise si terrà nella sede del Circolo Miani, a Trieste in via Valmaura 77, una Conferenza Stampa dell’avvocato Alberto Coslovich e degli undici cittadini che per venti ore hanno tenuto aperta la sala del Consiglio comunale nella giornata del 29 giugno di quest’anno e che per questo sono stati rinviati a giudizio dal Sostituto Procuratore Federico Frezza.

Saranno rese note le imputazioni e la richiesta di rinvio a giudizio, che finora, chissà perché, sono state fatte passare sotto silenzio dagli organi d’informazione locale così solerti solitamente ad anticipare ed ampliare ogni notiziola giudiziaria.

Alla Conferenza Stampa pubblica sono invitati a partecipare tutti i cittadini che su questa vicenda vogliono conoscere la verità dei fatti, che ricordiamolo riguardano la civile testimonianza attuata tra il 28 ed il 29 giugno scorsi da centinaia di persone che protestavano contro l’ennesima mancanza di impegno dell’amministrazione comunale nei confronti del grave problema della tutela della salute e del territorio determinato dal persistente ed aggravato inquinamento prodotto da Ferriere e Sertubi.

La due giorni di manifestazioni in piazza Unità volevano anche richiamare la mancanza di rispetto nei confronti dei cittadini di un Consiglio Comunale e di un Sindaco che solo quattro mesi prima avevano votato una mozione urgente all’unanimità che impegnava l’amministrazione comunale a redigere immediatamente quel Piano d’Azione Comunale contro l’inquinamento industriale previsto dalla legge, violata e disattesa da cinque anni.

Forse forse sta proprio nel dover motivare il gesto che ha spinto undici cittadini a trascorrere parte della notte e della giornata del 29 giugno nell’aula deserta del Consiglio comunale a spingere la nostra stampa, così “libera ed indipendente”, a non dare notizia di questo rinvio a giudizio; per non fare un torto ai loro padrini politici.

E di uno di questi parliamo ora. Di quel tal Roberto Cosolini, segretario del PD triestino, già assessore regionale per cinque anni della Giunta Illy, già presidente di nomina politica per oltre quattro anni dell’Ente Zona Industriale, già dirigente da una vita del maggior partito della sinistra nelle sue svariate espressioni, già dipendente della CNA su indicazione di partito, oltre che plurivolte consigliere di amministrazione di vari enti pubblici.

La sua dichiarazione a commento dei risultati delle primarie di coalizione tenutesi questa domenica, basterebbe da sola, in una città seria, ad imporgli seduta stante ritiro e rinuncia a correre per sindaco di Trieste. “Per tanti l’esito era scontato, non si sono presentati.”

Pezo el tacòn che el buso, si direbbe in dialetto. A commento della disastrosa scarsa affluenza di cittadini che hanno partecipato al voto, di un risultato che per un pugno di schede gli ha permesso di superare la soglia del 50% dei già pochi votanti e soprattutto alla luce delle primarie tenutesi in altre parti d’Italia, l’ultima per il Comune di Milano, dove i risultati a sorpresa hanno dimostrato che di scontato non c’era proprio nulla, come anche a Trieste ha confermato l’ottima percentuale ottenuta da Marino Andolina, ben superiore al peso specifico delle forze politiche che l’avevano indicato e sostenuto.

Ci pare che procedendo su questa strada l’esito della prossima campagna elettorale sia, nonostante il centrodestra faccia di tutto, ma proprio tutto, per perdere Comune e Provincia in un continuo susseguirsi di risse, dispetti e baruffe de Ponterosso, quello sì scontato.

Ovvero l’ennesimo tracollo della coalizione di centrosinistra, suicidatasi per mano propria per la faccia di un candidato di stazza azzoppato prima ancora di correre.

Ovviamente tutti, o quasi, nel centrodestra e sinistra da mesi ed anni sui problemi veri che i nostri cittadini sono costretti a vivere ogni giorno non spendono parola tanto sono interessati ai totosindaci ed alle divisioni tra “traditori e lealisti” che riempiono le paginate dei giornali ed i titoli dei TiGì locali.

Mai che tocchi loro in sorte un ricovero ma anche solo un passaggio nei nostri ospedali o nei rioni dove vive gran parte dei loro elettori a cui avranno con la solita faccia di bronzo il coraggio, anzi la spudoratezza, di rivolgere l’ennesimo invito a votarli nella prossima primavera.




TG da Strada: settima edizione. Sabato 11 dicembre dalle ore 16 alle 19 alla fine di piazza Sant’Antonio verso il Canale Ponterosso.

» Inviato da valmaura il 8 December, 2010 alle 1:08 pm

Non ci sono parole per descrivere il successo ottenuto sabato e domenica scorsi in Viale XX Settembre dalla precedente edizione del TG da Strada. Centinaia le persone fermatesi ad ascoltare e, solo nella giornata di domenica, oltre 2750 depliants fotografici e pieghevoli distribuiti, andati letteralmente “a ruba” dopo la prima ora e con le persone che continuavano a richiederceli.

Un forte e crescente aumento di nuovi visitatori al nostro sitogiornale online che al momento ha superato i 20.700 utenti unici registrati.

Per questo straordinario successo di domenica scorsa dobbiamo dire grazie pure a due giovani graduati della Polizia Municipale, che hanno tenuto alta la tradizione dei “Tubi” di ceccheliniana  vecchia memoria, e che nel tentativo un po’ goffo di impedirci di parlare e di togliere perfino il microfono a Maurizio Fogar interrompendo per alcuni attimi il suo discorso, hanno avuto il sommo privilegio di richiamare sul TG da Strada l’attenzione anche dei passanti più distratti aumentando esponenzialmente il nostro pubblico.

Bisognerebbe però qui chiedersi due cose.

Quale sia la preparazione professionale di un graduato dei Vigili Urbani almeno nel campo specifico della legge italiana per quel che riguarda lo svolgimento delle sue mansioni.

Chiederci infatti di avere copia di una “autorizzazione” a tenere su pubblica via o piazza una civile manifestazione, sottoponendo questo diritto fondamentale garantito dalla nostra Costituzione ed il bene supremo di una democrazia, ovvero la libertà di parola, ad una presunta “Autorità” che dovrebbe concederne il permesso, dimostra infatti una totale ignoranza delle leggi della nostra Repubblica di cui anche il Comune di Trieste, piaccia o non piaccia, ed i suoi dipendenti, dai “scovazzini” ai “tubi”, fanno parte.

Questo pone altresì un quesito non da poco sulle capacità di chi comanda la polizia municipale e di chi ne ha la responsabilità politica (Abate e Sbriglia) e sulle conseguenti indicazioni-disposizioni che vengono da loro date ai Vigili (in)Urbani. Che in questa occasione hanno palesemente violato pure i quattro decreti legge noti con il nome del Ministro Bassanini, che obbligano, pena il compimento di un reato eventualmente aggravato dal ruolo pubblico di chi lo commette, a non chiedere ai cittadini documenti già in possesso di UNA amministrazione pubblica.

In questo caso la regolare comunicazione data del Circolo Miani alla Questura di Trieste per lo svolgimento della manifestazione in questione. E se a questo aggiungiamo l’atteggiamento irridente tenuto dal graduato in fattispecie sull’invito da noi fattogli di rivolgersi alla Questura, il quadro che ne esce non è molto confortante, per i Vigili ed i loro responsabili s’intende.

Seconda questione. E’ mai possibile che le manifestazioni (cortei, assemblee, riunioni) del Circolo Miani da sempre in quasi trenta anni distintesi per l’assoluta civiltà, non violenza e grande partecipazione di cittadini debbano essere “turbate” da simili comportamenti che oramai sistematicamente vedono come autori degli appartenenti al corpo della Polizia Municipale e che corrono, questi atti sì, il rischio di turbare l’ordine pubblico e di provocare situazioni di tensione?

Domenica ad esempio la tensione si è espressa con il grido di “vergogna” intonato dalle tante persone presenti e con il loro avvicinarsi fisicamente al graduato municipale.

Ed allora è lecito domandarsi se, oltre alla eventuale ignoranza della legge da parte del vigile in questione, non ci sia una “regia” politica dietro questi ripetuti comportamenti della Polizia Municipale. E questo oltre ad essere estremamente grave ed inquietante dimostrerebbe null’altro che la concezione antidemocratica dei partiti che amministrano il Comune, ognuno per la sua parte, maggioranza od opposizione che sia, ma soprattutto la loro paura nei confronti di queste iniziative che tanto insospettato, per loro, successo stanno ottenendo tra la nostra gente (quasi 18.000 i pieghevoli fin qui distribuiti in strada) e di un Circolo Miani che nonostante tutti i loro insani tentativi, complice la stampa locale asservita e censurante, si ostina a restare vivo e vegeto.

Ed allora avanti così. TG da Strada: settima edizione. Sabato 11 dicembre dalle ore 16 alle 19 alla fine di piazza Sant’Antonio verso il Canale Ponterosso.




La replichiamo oggi. Domenica dalle ore 16 alle 18 TG da Strada sempre ai Portici di Chioggia inizio Viale XX Settembre.

» Inviato da valmaura il 5 December, 2010 alle 1:31 pm

Se tanta gente si è fermata ieri, sabato pomeriggio, con quel freddo siberiano esaltato dalla Bora allora oggi domenica 5 dicembre abbiamo deciso in due ore stamane di replicare la sesta edizione del TG da Strada sempre ai Portici di Chioggia inizio Viale XX Settembre, si oggi a partire dalle ore 16 e fino alle 18.

E' stato incredibile fare il confronto con il mezzo gruppo di consiglieri comunali del PD, da Omero a Toncelli, guidato dal segretario provinciale Cosolini tentare di contattare le tantissime persone che passavano per la Fiera di San Nicolò cercando quasi sempre inutilmente di consegnare loro un volantino, e poi invece vedere per oltre un'ora centinaia di cittadini venire loro da noi per chiedere copia del nostro pieghevole, per ricevere volantini ed informazioni.

Davvero un confronto impietoso ed imbarazzante. Per Cosolini ed il PD si intende.

 





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