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Circolo Miani » News Correnti » Page 157

Centro Congressi in Porto Vecchio.

» Inviato da valmaura il 26 September, 2020 alle 1:54 pm

Altro che Otelma una tripla benedizione alla Chiesa degli Schiavoni ci vuole.
Verrebbe da ridere soprattutto quando si leggono termini come “business plan”, che a Londra o New York li chiamano “piani aziendali”, sparati a destra e manca: il tutto per significare che non ci sono soldi per ultimare i lavori nel “nuovo” ed appena inaugurato da tutte le “Autorità” possibili Centro Congressi di Porto Vecchio.
Insomma nel “fisso” mancano due milioncini di euro. Non male per un “pool”, in inglese “gruppo”, di imprenditori, progettisti e realizzatori che ai 15 milioni già spesi ora ne richiedono altri 2 per ultimare, arredare ed attrezzare lo scatolone vuoto.
Ovviamente il Comune di Trieste, che già ne ha messo quasi il 40% di quei 15 milioni ora ne dovrebbe cacciare altri 800.000, euro più euro meno. Oltre a perseverare ad eliminare i concorrenti, insomma il libero mercato, delle sale congressuali della Stazione Marittima che ha pure il pregio di non presentarsi come un capannone industriale allo stato (semi)grezzo.
Fantastico: questa è l'imprenditoria italiana che aborre, si sdegna al solo sentir nominare la parola “assistenza”, loro, i paladini del libero mercato, ma assistito e soccorso dal denaro pubblico.
Oltretutto una domanda secca rivolgiamo al Comune. Ha provveduto a tutelarsi per l'investimento e soprattutto garantirsi la concessione di almeno un terzo delle giornate congressuali per ospitarvi, GRATUITAMENTE perchè mica pagheremo due volte, iniziative proprie o di altre realtà senza fini di lucro operanti a Trieste?
Altrimenti a che prò investire lì e non in altre più socialmente utili iniziative i quasi 6 milioni finora spesi?
Capiamo che le prospettive a breve e medio termine del Centro Congressi, se e quando sarà finito, e ovviamente reinaugurato, non sono delle più promettenti: insomma latitano committenze e prenotazioni, e pertanto ci rendiamo conto che qui la pur meritoria opera da noi evocata in precedenza del “divino” Otelma non sia più bastevole, pertanto sollecitiamo per chi si è imbarcato in questa iniziativa, privato e pubblico che sia, una urgente tripla benedizione alla Chiesa degli Schiavoni in Ponterosso.
Perchè se non bastasse pure questa allora non resta che un amen ed una prece alla memoria.



Ma come fanno i Triestini ….

» Inviato da valmaura il 25 September, 2020 alle 12:57 pm

A sopportare simili servizi sanitari: ospedali con i letti in corridoio ed in soggiorno e pronto soccorsi perennemente al collasso, prestazioni e visite specialistiche assolutamente normali rinviate di semestri con precedenza alla sanità privata, Distretti territoriali inesistenti che non riescono nemmeno a far riaprire gli ambulatori per i prelievi. E' ovvio che l'assommarsi dell'emergenza Covid-19, per chi ci crede e anche muore, a questo stato di cose ha prodotto i ben noti disastri.
Questi da anni hanno sistematicamente smantellato la sanità pubblica giuliana, tagliato i posti letto, ridotto il personale, tolto risorse al territorio e ciò nonostante, grazie soprattutto a “scienza e coscienza” di medici e personale, Trieste può contare ancora su alcune eccellenze sanitarie, a partire da quella Cardiologia fondata da Fulvio Camerini.
Ma chi sono i “questi”?
Formalmente i vertici “tecnici” delle Aziende Sanitarie, che hanno cambiato nome ad ogni riforma peggiorativa, sostanzialmente i politici regionali e locali, e di tutti i colori sia bene inteso.
Ad ogni cambio di maggioranza infatti la Regione applica quello che in inglese si chiama spoil system, ovvero piazzare nei posti dirigenziali persone di fiducia, si definiscono spudoratamente di “area”, della maggioranza partitica che in quel momento governa.
E siccome le “riforme” hanno prodotto questi risultati che tutti noi proviamo sulla nostra pelle quando abbiamo bisogno di una qualsiasi prestazione sanitaria, l'unica novità è consistita nel cambiare nome (ora Asugi, prima Ass triestina, e così via fino ad arrivare indietro nel tempo a Ospedali Riuniti), ma il core business dei "riformatori" era attratto soprattutto dal rendere granitico il controllo politico, anche tenendo conto che quasi il 60% del bilancio regionale è riservato alle spese sanitarie: insomma “piatto ricco mi ci ficco”.
L'ultimo vertice, quello dell'Asugi, è il prodotto perfetto, in negativo, di questo sistema.
Ci sono poi tre questioni che gridano vendetta.
Il cantiere infinito dell'Ospedale di Cattinara, nato superato e sfondando ogni preventivo di spesa dopo ventidue anni di progetti e lavori anche con note di scandalosa incapacità: essendo Torri gli ascensori sono fondamentali e cosa ti combinano? Quando li ordinano si accorgono che non possono montarli, che le colonne sono più piccole delle cabine, e via rifacendo e spendendo, tanto paghiamo noi, mica loro.
Per restare in media, venti anni data anche il progetto di rifacimento dell'ospedale, quello del cantiere bloccato da 18 mesi, dopo aver però sventrato senza ragione cinque piani di una delle due Torri che poi di corsa hanno dovuto rattoppare con una barcata di milioni per il Covid-19.
Seconda questione il trasferimento del Burlo Garofalo, un ospedale pediatrico che negli anni Sessanta e Settanta era un'eccellenza che tutto il Mondo ci invidiava ed usava, da allora ha subito un costante e progressivo declassamento e non solo strutturale. L'opportunità di mantenerlo nella sua sede naturale in città potenziandolo ed allargandolo si presentò in occasione della chiusura del prospiciente ex ospedale infettivi della Maddalena. Ed invece no, con una spesa doppia se ne decise il trasferimento a Cattinara. Ma forse proprio per questo.
Terza ed ultima questione. La sanità pubblica è pagata con i soldi dei Triestini, il Sindaco per legge, e dal 1934, è pure l'Ufficiale Sanitario del Comune ma negli ultimi decenni tutti i sindaci ed i politici locali hanno accuratamente evitato di assumersi responsabilità e rivendicare il ruolo sostanziale di tutela della salute dei triestini, intesi come provincia, assistendo a queste disgraziate vicende come semplici spettatori. Tanto se stanno male mica fanno fila e trafila.
Ecco, ma come fanno i Triestini a sopportare ed accettare passivamente da anni ed anni questa situazione che li riguarda, eccome, quando hanno necessità e bisogno di assistenza e cure sanitarie?
Si certo, inondavano in passato di lettere sdegnate giornali e televisioni, quando questi esistevano e non erano le voci dei padroni politici ed affaristici, ora si sfogano sui “Social”. Mugugnano al bar, ma tranquilli torneranno a votare, come sempre, anche se molti, più della metà, hanno sepolto la tessera elettorale, i soliti partiti.
Ecco come fanno.



Trieste: che tutto cambi purchè tutto resti immutato.

» Inviato da valmaura il 24 September, 2020 alle 1:36 pm

Abbiamo storpiato “Il Gattopardo”, ma fa trasalire il continuo fiorire di liste e listerelle dai nomi di poca fantasia all’approssimarsi delle elezioni comunali.
Che il particolarismo sia frutto della monaggine è risaputo, ed è inutile approfondire l’argomento nella patria di Nereo Rocco. Pertanto ribadisco quanto scritto un due giorni orsono: Dipiazza può dormire sonni tranquilli, con questo clima vince facile.
Quelli che questi sapientoni, dall’esperienza corta e dalla vista talpina non colgono è che Trieste ha avuto una delle più basse affluenze al voto domenica scorsa ed alla fine ha chiuso poco sopra il 43%.
Siamo pronti a scommettere che attorno a questa percentuale si aggirerà la partecipazione al voto anche alle elezioni comunali del maggio prossimo, e visti i precedenti siamo pure generosi.
Ma questa è un’altra storia, quella dei cittadini che si lamentano sempre e non fanno niente: vero è che hanno la scusante che l’offerta politica a Trieste, e diciamolo pure anche in Regione, fa ridere o piangere.
Ma i primi a perderci sono loro, ma forse ne godono.
Teodor.



Referendum.

» Inviato da valmaura il 23 September, 2020 alle 3:30 pm

Sette italiani su dieci hanno votato si, ma due sono i dati a mio avviso importanti.
La partecipazione al voto, ovvero l’affluenza, che ha raggiunto il 54% un dato altissimo in questi tempi e non necessario (l’esito sarebbe stato valido anche se a votare fosse andato lo 0,5 degli elettori perché questo tipo di Referendum “confermativo” non prevede alcun quorum).
La disfatta di buona parte della politica che dopo aver votato per il taglio dei parlamentari alla Camera e al Senato ha di fatto sostenuto e propagandato il No. Ma soprattutto la batosta di quasi tutto il mondo della “grande” informazione (giornaloni tutti salvo il Fatto Quotidiano, e televisioni), oltre a quella pletora di maitre a penser dell’intellettualismo, della Confindustria, e di MasterChef che hanno perso l’ennesima occasione per tacere.
Sentire i loro commenti oggi fa ridere di gusto e dimostra viepiù l’ignoranza di chi ha purtroppo responsabilità istituzionali.
In Regione apre le danze il Fedriga che da giureconsulto da Settimana Enigmistica sostiene “Mi auguro che ora non vogliano andare avanti con una legge elettorale con il proporzionale puro, perché questo toglie il diritto di scelta ai cittadini”. Che è l’esatto contrario della realtà: ovvero è proprio il sistema proporzionale che garantisce il diritto di rappresentanza anche alle minoranze ed alle formazioni politiche “minori”, permettendo ai cittadini elettori di scegliersi con il voto di preferenza gli eletti.
Sarebbe sparare sulla Croce Rossa commentare le poche idee ma ben confuse della senatrice PD Rojc e pertanto passiamo oltre.
Secondo Michelangelo Agrusti, oramai opinionista su tutto, sostenitore del No, «il dato del Fvg mostra un riverbero della società civile: un segno di resilienza democratica non banale”. Apperò i potenti che salgono in montagna, la resistenza dei “parrucconi”.
Ci si mette pure un esponente della forza che a ragione può ascriversi il merito di questa riforma: Paolo Menis . “A contare non è la carta d'identità, ma solo la capacità di fare le cose, come ha dimostrato Stefano Patuanelli che ha risolto la vicenda Ferriera dopo 20 anni di tentativi a vuoto”. Dopo aver asciugato le lacrime per il riso spiace rilevare che fino in fondo Menis non abbia compreso una mazza sulla Ferriera: è stata la proprietà a decidere la chiusura dell’area a caldo e non ci risulta che il cavalier Arvedi lavori al Mise.
Poi arriva il Polidori “Il contesto è poi mutato, ma alla fine dei conti mi pare che la vicenda non porterà a nulla. Anzi, temo che consentirà da un lato alle segreterie di controllare gli eletti.” Avete capito bene?
Sono tre legislature che le varie leggi porcata, cassate dalla Corte Costituzionale, riservano alle segreterie dei partiti la NOMINA dei parlamentari, a propria immagine e somiglianza togliendo agli elettori la libertà di scelta, e proprio oggi che la nuova legge elettorale, che dovrà essere varata entro settanta giorni, ridarà ai cittadini il potere della rappresentanza parlamentare il tapino se ne esce con questa castronata.
Ma darsi all’ippica o all’apicoltura no?
Teodor.



Sindaco di Trieste: che fare?

» Inviato da valmaura il 22 September, 2020 alle 2:08 pm

Alcuni commentatori del mio precedente articolo si appellano in buona sostanza all'arrivo di un “salvatore”, un nome salvifico, per le prossime elezioni amministrative (si voterà per il rinnovo del Consiglio comunale, più Circoscrizioni, di Trieste e per quello di Muggia) del maggio 2021 (prima decade).
Potrei argomentare diverse cose, ovvero che in politica gli “uomini della Provvidenza” hanno sempre portato male, ma soprattutto che risulta inspiegabile di come ancora oggi i cittadini siano pronti a delegare a terzi il normale governo della comunità in cui vivono, salvo poi lamentarsene pressochè sempre.
Potrei dir loro di andare a sedersi sulle scomodissime sedie inchiodate (portarsi un cuscino per proteggere le terga) nello spazio riservato al pubblico della sala del Consiglio comunale quando esso riprenderà i lavori “in presenza” e soprattutto in sicurezza visti i sinistri scricchiolii del soffitto che ne hanno determinato lo sgombero ante Covid. Muniti ovviamente di generi di confort come fossero a casa o al cinema per godersi un film comico, e rimarranno basiti del livello e della (im)preparazione dei nove decimi dei rappresentanti politici nell'Alto Consesso, ed alla fine forse ne trarranno maggior amaro divertimento che rivedendosi un Fantozzi d'annata.
Se ne deduce dunque che qualunque cittadino dotato di normale buonsenso e di un minimo di preparazione culturale (ho scritto preparazione che non equivale a paludato titolo di studio), e di voglia sincera di risolvere i problemi e migliorare la qualità della vita nella terra dove abita, farebbe di gran lunga meglio degli attuali e di moltissimi dei passati per i banchi di Consiglio e Giunta comunali.
Anche qui, poiché si tratta di amministrare un Comune e non le Nazioni Unite, la concretezza, la competenza, il senso di equità dovrebbero prevalere su qualunque distinzione partitica che è il trucco, o l'inganno per cui si spingono i sempre meno elettori a votare dei simboli anche nelle Circoscrizioni. “E ho detto tutto” come recitava Peppino, uno dei Fratelli Capone (l'altro era Totò), nella Malafemmina.
Ora su queste nostre pagine, grazie soprattutto alle fatiche pluridecennali di Maurizio Fogar, che a mio modesto avviso sarebbe il miglior Sindaco che Trieste avrebbe da 50 anni, le inchieste, i servizi, le iniziative hanno ben delineato una carta delle emergenze che questa città si trova a dover affrontare dopo ritardi di decenni di sgoverno dei “bravi e competenti” politici di tutti i colori.
Va detto che ultimamente ne ho fatto proprio io una sintesi, mi auguro efficace, in quattro puntate su queste pagine, sintesi accompagnata da un piano concreto per risolvere i vari problemi. Piano e proposte che non nascono dall'esigenza di scrivere sui santini elettorali le solite balle nella vana speranza di raccattare quattro voti, ma dall'esperienza pluridecennale fatta dal Circolo Miani in provincia, sul territorio e che ha visto la partecipazione, unica per Trieste, di decine di migliaia di persone alle sue iniziative. Molte delle quali hanno dimostrato una capacità ed un buon senso di gran lunga superiori agli “eletti”.
Non c'è dunque bisogno di ricorrere all'Arcangelo Gabriele il prossimo maggio, ma solamente di rimboccarsi le maniche per salvare Trieste, intesa come provincia, noi che ci viviamo: la nostra salute, ed il nostro futuro. Il programma lo conosciamo bene: sta già scritto su queste pagine e soprattutto nelle nostre condizioni di vita.
Ma come sempre dipende solo esclusivamente da noi e soprattutto voi.
E Trieste Verde ha un senso solo se è espressione della nostra comunità. Altrimenti non ci interessa posizionare un simboletto in più sulla scheda elettorale, di inutili ce ne sono già tanti.
Teodor.
Post Scriptum. In questi giorni sostituisco in toto Maurizio Fogar che sta vivendo un momento personale particolarmente travagliato, aggravato se mai ce ne fosse stato bisogno, dal dolore per la perdita dell'amico Giorgio Cociani. Auguro a lui, che si inc......, si arrabbierà come un treno, ma forse gli farà bene, per quella mia opinione su di lui scritta sopra, ed egoisticamente a me, che riacquisti il prima possibile quella serenità necessaria per continuare il suo imprescindibile impegno.




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