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Circolo Miani » News Correnti » Page 156

Incontriamoci due.

» Inviato da valmaura il 17 October, 2017 alle 1:02 pm

Proseguono le nostre iniziative sul territorio. In particolare su quella parte della nostra provincia compresa tra Campi Elisi-San Vito e Muggia, fermo restando che tutte le persone interessate possono liberamente partecipare in qualunque parte della città risiedano.

Lunedì 23 ottobre, alle ore 17, ci troviamo nella sede del Circolo Miani, a Trieste in via Valmaura 77 (nono piano con vista spettrale sulla ferriera).

Non aspettatevi notizia alcuna di questo incontro su stampa e televisioni, eccetto TeleAntenna, pertanto conservate nella vostra memoria questo Post.

Ad aprire la riunione sarà la consigliera di NO FERRIERA Si Trieste, eletta nella Settima Circoscrizione, Aurora Marconi che illustrerà le importanti iniziative, le più significative di tutto il Comune, realizzate su sua iniziativa nel primo anno abbondante del suo mandato.

Una parte significativa del suo intervento sarà dedicata alla situazione dei quartieri di Valmaura, Monte San Pantalone e San Sabba.

Chi ha idee, suggerimenti o iniziative da proporre per vivere meglio nei nostri quartieri, non ha che da venire e proporle.




La Sanità triestina: fantasia e triste realtà.

» Inviato da valmaura il 14 October, 2017 alle 1:26 pm

“La RSA è una struttura che accoglie pazienti dimessi dall'ospedale, prevalentemente persone anziane, o persone affette da patologie che richiedono una medio/alta intensità di interventi sanitari riabilitativi ovvero che richiedono un'assistenza qualificata e continua.”

Così descrive il sito ufficiale dell’ASS la RSA San Giusto.

Tribunale, 12 ottobre 2017, testimonianza infermiere capoturno. “A sei anni di distanza (veloce nevvero la giustizia italiana) non posso ricordare quello che accadde il pomeriggio del 27 agosto 2011 e mi rimetto a quanto dichiarato ai carabinieri allora. Anche perché le cadute dei degenti erano frequenti, all’ordine del giorno, e noi ci prodigavamo per lenire e curare i danni.”

Dunque ambedue le frasi si riferiscono alla RSA San Giusto, di via Pascoli, gestita direttamente dal Servizio sanitario pubblico, che accoglie una quarantina di degenti.

Ad ulteriore domanda del Pubblico Ministero il teste ha risposto. “Il personale abitualmente presente (per pazienti “che richiedono un’assistenza qualificata e continua”) era di un infermiere è quattro OSS (ovvero generici) ma spesso e di pomeriggio anche meno (infatti il 27 agosto 2011 erano tre) per seguire quaranta degenti, in gran parte anziani e non tutti autosufficienti che però si alzavano o giravano in sedia a rotelle.”

La fisioterapia, ovvero la riabilitazione “qualificata e continua”, consisteva in un pugno di minuti di trattamento semicollettivo, messo in atto nella palestra da due fisioterapisti più un aiuto, nelle sole mattine comprese tra il lunedì e venerdì, dalle ore 9 alle ore 11.30. Per quaranta pazienti!

Il Sindaco e l’assessore regionale alla Salute hanno qualcosa da dire?

Confidando che la Procura avrà invece qualcosa da fare!




Ferriera. Lavori e guasti in corso.

» Inviato da valmaura il 13 October, 2017 alle 1:05 pm

Stamane verso le 7.30 uno si affaccia sul balcone a San Vito e si gode l’inquietante spettacolo delle torce d’emergenza della Cokeria, ferma per guasto ipotizziamo, con annesse fumate nere d’ordinanza.

Certo non è un bel iniziare la giornata.

Intanto proseguono i lavori sull’Altoforno. Già ma quali lavori? Per quanto tempo?

L’ultima data nota è quella comunicata dalla proprietà: finiranno attorno al 15 novembre. Peccato che prima avesse detto due settimane, poi tre ed adesso si va a metà novembre.

I lavoratori dell’Altoforno, 250 persone tra annessi e connessi (macchina colare e agglomerato), sono stati messi in Cassa Integrazione?

Quali ditte sono coinvolte nei lavori e quanta manodopera impiegano?

Quanto costano i “lavori”? E non per sentito dire ma su fatture saldate.

Noi un’idea ce la siamo fatta, ed abbastanza precisa, e non perché siamo il divino Otelma.

Ma le comunicazioni ufficiali che la legge impone sono state fatte dalla proprietà? E perché gli enti di controllo non le rendono note?

Se uno apre un cantiere deve esporre per legge tutti i dati che abbiamo chiesto sopra, o Acciaierie Arvedi sono sopra la legge?

Sono domande che da circa un mese non trovano risposta alcuna e la vicenda ci piace sempre meno, anche perché conosciamo cosa accade in Ferriera.

Comune e Regione tacciono o mandano loro esponenti a farfugliare cose indecenti a Cloroformizza Trieste a TeleCamberquattro. La politica è tutta unita, come non mai, nel tacere: chi per ignoranza e chi per tornaconto elettorale.

Certo non è proprio cosa bella da vedere e domani da votare.

Qualcuno ha notizie di ARPA FVG e di Sara Vito?




Così riparlò Arvedi. Arvedi non Zaratustra!

» Inviato da valmaura il 8 October, 2017 alle 2:40 pm

I “diktat” sulla Ferriera.

Ieri TeleCamberquattro ha aperto i TG con la notizia dell’aut-aut dato dal cremonese Arvedi alle istituzioni locali. No, Dipiazza può star sereno, la cosa riguarda la Regione ed in seconda battuta l’Autorità Portuale.

In verità è una rivisitazione ampliata dell’ennesimo ultimatum sfornato da Arvedi a fine giugno scorso.

La nota arvediana sostiene che se entro la fine dei lavori (quali e con quali costi?) sull’Altoforno previsti, una novità, per il 15 novembre o giù di lì, la Regione non avrà ritirato la diffida di giugno con i limiti produttivi, e, ecco l’aggiunta, non gli verrà concesso di ampliare i capannoni del laminatoio, che per altro lavoricchia ad un terzo circa della sua capacità teorica, lui chiude baracca e burattini e se ne va da Trieste.

Premessa per il discorso che segue.

Capite ora l’importanza, su cui noi abbiamo ripetutamente scritto ed insistito in questi mesi, di conoscere nel dettaglio, come perdio la legge impone, l’esatto oggetto dei lavori, la loro durata, il loro costo e la manodopera impiegata.

Il perché è lapalissiano: se uno mette in conto di andarsene non spende una barcata di milioni a priori ed a prescindere. Non compra, ad esempio, una nuova Bocca dell’Altoforno ma riatta la vecchia dell’impianto gemello chiuso da anni perché cadeva a pezzi, come fatto dopo il collasso del crogiuolo. Non rifà il refrattario né il crogiuolo stesso. Insomma non spende tutti questi soldi al “buio”.

Dunque un’altra osservazione va fatta sulla nota di sollecito. Arvedi non menziona minimamente la Cassa Integrazione. Solitamente quando si chiude un impianto per lavori di riatto la legge permette la messa in Cassa dei dipendenti interessati, nel caso Ferriera 250 lavoratori, per tutta la durata dell’intervento.

Ma perché Arvedi insiste tanto per il ritiro della Diffida regionale, definendola esiziale per la produzione della Ferriera?

La Regione si limita, per l’Altoforno che produce ghisa, a stabilire un tetto massimo di colate al mese, che corrispondono né più né meno alla capacità produttiva abituale dell’impianto. Dunque sembra più che altro un auspicio che un limite.

Diversa invece la parte che riguarda la Cokeria, soprattutto quando stabilisce che essa deve limitare la produzione di carbone Coke alla sola necessità dell’Altoforno.

Oggi invece la Cokeria sforna una quantità oltre che doppia di Coke che viene caricato sulle navi e venduto a terzi (basta guardare i parchi all’aperto vicino alla banchina). Inoltre questo significa dimezzare i gas di risulta che servono al funzionamento della Centrale di cogenerazione per la produzione di energia elettrica, venduta al mercato, e dunque costringe Arvedi a rifornirsi di una maggior quantità di gas metano per mantenere i livelli produttivi.

Ergo la parte della diffida regionale inerente la Cokeria incide e non poco sulle tasche di Arvedi.

Ma questo lo abbiamo già scritto.

Ora perché Arvedi sceglie questo momento temporale, a lavori iniziati da oltre una decina di giorni sull’Altoforno, per ritornare alla carica?

Ipotizziamo noi. Innanzitutto perché si inserisce con perfetto tempismo nella crisi apertasi a livello nazionale con i 4.000 esuberi annunciati dalla nuova proprietà all’Ilva di Taranto e i 600 di Genova.

A cui va aggiunta la crisi riapertasi a Piombino (ex Lucchini) per i 2.500 lavoratori.

E dunque punta ad accrescere il valore della sua minaccia di mettere in strada i dipendenti a Trieste.

Secondo, perché a poco più di un semestre dalla campagna elettorale delle Regionali 2018 punta a mettere la Serracchiani con le spalle al muro. Ovvero o si rimangia la diffida, il cui controllo era affidato all’Arpa e dunque facciamo fatica a capire perché Arvedi si preoccupi, perdendo le elezioni almeno a Trieste, o si prende la responsabilità agli occhi dell’opinione pubblica e della politica della chiusura della Ferriera e del licenziamento dei 450 lavoratori, di cui però almeno 400 dipendono direttamente da Acciaierie Arvedi di Cremona e non più da Siderurgica Triestina. E questo apre uno scenario nuovo di cui Arvedi o non ha tenuto in debito conto, o ha invece calcolato benissimo.

Dunque il NO regionale offrirebbe ad Arvedi quello che molti ipotizzano in realtà cerchi: la giustificazione, dopo aver fatto il pieno dei contributi pubblici, per chiudere un’esperienza che da qui in poi gli farà rimettere solo che soldi, suoi. Insomma gli fornisca un alibi per sparire dalla siderurgia locale magari cercando di inserirsi nel nuovo grande affare della logistica portuale, facendo leva sui terreni di sua proprietà (il 35% dell’area oggi occupata dallo stabilimento).

Tutto questo a dimostrazione, come da noi più volte rilevato, che durante i 15 mesi della terza sindacatura Dipiazza e dei suoi scaramazzi sulla Ferriera, l’unico atto un pochino significativo e concreto l’ha prodotto la Regione con la diffida. Misteri della Fede.

Chiudiamo con l’altra ipotesi che va per la maggiore e passa di bocca in bocca tra la gente comune. La riportiamo per sentito dire e letto sui social perché non ci sono, a nostro avviso almeno per ora, elementi concreti a sostegno.

Ovvero che anche questa ultima uscita di Arvedi sia tutta una sceneggiata, perché da tempo si sarebbe garantito solide coperture in città.




Ferriera. Ricordiamolo a chi non ne vuol più sentire parlare.

» Inviato da valmaura il 6 October, 2017 alle 1:41 pm

Pubblichiamo il “decalogo” teatralmente firmato in diretta a TelequattroCamber dal candidato Dipiazza..
Era la campagna elettorale del 2016 per le comunali.
E Dipiazza le vinse su di un Cosolini, sconfitto ancor prima del voto, puntando soprattutto sulla Ferriera, forte della propaganda politica fatta a piene mani da tre comitati (5 dicembre, no smog, e fare ambiente) a suo favore. I dieci punti, ideati e scritti dai tre di cui sopra, erano il suo cavallo di battaglia, ed hanno svolto un ruolo importante sull’esito elettorale.
A distanza di quasi 500 giorni nessuno ne parla e ha interesse a ricordarli: Dipiazza per primo, pronto perfino a giurare, vedi intervista Iene, che quella non era la sua firma (in calce al decalogo), la sua maggioranza di centrodestra con i supporter di complemento (i tre comitati). Ma quello che stupisce è che tacciono pure le forze di cosiddetta opposizione (5Stelle e PD con annessi).
Non sorprende invece il silenzio di TelequattroCamber, basta il nome, dove ha avuto luogo il misfatto, e del piccolo giornale PD/Camber per interposta Fondazione CRT.
In quanto a noi, abbiamo detto fino alla noia, e da subito, che i dieci punti, scritti appunto da chi non aveva idea alcuna delle criticità della Ferriera, erano tuttalpiù buoni a chiudere una finestra dello stabilimento, che per una porta era già più difficile.
Ma vediamo assieme cosa ha rispettato dei 10 Punti il Sindaco con il suo “gruppo di lavoro” di “riconosciuti” (?).
10 PUNTI per la chiusura dell’area a caldo per i miei primi 100 giorni. Roberto Dipiazza.
1) Coinvolgimento del cittadini attraverso la partecipazione attiva dei loro referenti a un “gruppo di lavoro sulla Ferriera”: Comitato 5 Dicembre e Associazioni ambientaliste riconosciute. Per definire insieme linee di intervento e condividere scelte.
Punto 1. I cittadini non sono stati affatto “coinvolti” in questi 15 mesi, o almeno nessuno se ne è accorto in città.
2) verifica procedura per la chiusura dell’area a caldo e stesura del crono-programma (attività - tempi).
Punto 2. Mai fatto.
3) analisi dei punti presenti nell'Accordo di Programma non ancora rispettati e definizione azioni conseguenti. Verifica anche delle criticità presenti nell’Accordo stesso e valutazione se ci sono estremi per ordinanze maggiormente restrittive (diminuzione della produzione di ghisa e coke)
Punto 3. Non significa nulla, in particolare le “ordinanze” sulla riduzione produttiva. Uno scimmiottamento di quanto fatto in passato dal duo Cosolini/Laureni.
4) rivedere posizionamento centraline di monitoraggio ambientale, anche al fine di dare il ruolo corretto alla stazione di via San Lorenzo in Selva che viene considerata per il benzoapirene ma non per le pM 10.
Punto 4. Non fatto ed inutile se il controllo rimane a questa Arpa.
5) controlli e potatura alberi nelle aree delle centraline.
Punto 5. Fa sorridere, ma a denti stretti assai.
6) verifica della possibilità acquistare una centralina, che sia di “proprietà” del Comune di Trieste e sotto controllo diretto del gruppo di lavoro (tramite finanziamento esterno, ad esempio Fondazione CRTrieste).
Punto 6. Mai fatto neppure questo. Si vede che il pregiudicato Giulio Camber non era d’accordo e dunque la Fondazione CRT di conseguenza.
7) analisi delle polveri di tutti i giardini inquinati al fine di capire l’esatta provenienza della fonte inquinante (anche verifica valori metalli pesanti e diossine, approfondendo le matrici per avere l’esatta provenienza delle matrici).
Punto 7. Già fatto, ma dall’Arpa ancora ai tempi del Sindaco Cosolini. Dunque un doppione utile per guadagnare solo tempo.

8) avvio procedura di revisione dell’AIA: in base alla legge 152 sulle modalità di azione per la revisione dell’AIA si evince che solo la Regione ha il potere di avviare tale processo. Ma chi ha partecipato alle Conferenze di servizio – come il Comune di Trieste – può chiedere la alla Regione la revisione, ma NON a fini di salute pubblica, bensì per motivi ambientali, a fronte del perdurare di gravi criticità.
Punto 8. Fatto pro forma: ovvero per sentirsi rispondere di NO proprio perché la richiesta di revisione AIA non era motivata tecnicamente, e lo sapevano.
9) redazione del Piano acustico comunale e rispetto delle normative.
Punto 9. Non fatto, o almeno a noi è sfuggito.
10) verifica iter autorizzativo capannone laminatoio e situazione barrieramento a mare.
Punto 10. Mai fatto.
A questo vanno aggiunti due ricorsi respinti con parole di fuoco dal Tar che rimproverava il Comune di mancanza di “bonus iuri”, ovvero di ignoranza giuridica: insomma di lite temeraria, e per questo gli addebitava tutte le spese legali, anche della controparte Arvedi.
Capite ora perché hanno la memoria labilissima?





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