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Circolo Miani » News Correnti » Page 152

Come funziona l’informazione a Trieste, terminale d’Italia, città europea.

» Inviato da valmaura il 1 June, 2013 alle 1:18 pm

Ieri il Circolo Miani aveva con il consueto preavviso convocato una Conferenza Stampa, spedendone gli inviti via fax ed e-mail all’Ansa, al Primorski, al Piccolo, alla Rai regionale, a Telequattro ed Antenna Tre, tra gli altri. Aveva fissato l’ora dell’incontro alle scomode, per la gente, 12 in modo da favorire le redazioni televisive, come concordato in anticipo con Telequattro.

Poiché gli argomenti oggetto dell’incontro con la stampa avevano una certa importanza per Trieste, erano presenti pure una quarantina e passa di cittadini, alcuni avevano dovuto prendere apposito permesso sul posto di lavoro per partecipare nella sede del Circolo a quell’infelice ora, in rappresentanza dei Comitati di Quartiere che a Trieste vanno territorialmente da San Vito a Muggia compresa: un’area dove vive oltre un terzo abbondante dei residenti nella provincia.

Il tema dell’incontro era stato ovviamente annunciato nell’invito spedito alle redazioni e non lo ripeteremo qui ma comunque chiunque può leggerselo sul sito www.circolomiani.it nel pezzo titolato appunto Conferenza Stampa e Somma indifferenza, acclarata incapacità.

Non si è presentato alcun giornalista o cameramen, gli ultimi in verità e forse perché non pecchiamo di vanità ci interessano poco o niente, senza nulla togliere alla dignità del loro lavoro, e le quasi cinquanta persone presenti hanno fatto come se ci fossero. Ovvero per oltre un’ora hanno ragionato sulla situazione ed hanno deciso le prossime iniziative a partire dalla manifestazione-assemblea cittadina da organizzarsi per la seconda metà di giugno in piazza Unità.

Questo appena descritto non è altro che un ordinario episodio della più che decennale censura con cui la stampa di ogni ordine e grado, operando in un regime di sostanziale monopolio informativo, ha trattato le iniziative realizzate a Trieste dal Circolo Miani a partire grossomodo dall’anno 2000. Quando invece ne ha parlato è stato praticamente quasi solo per denigrare la credibilità di Maurizio Fogar e del Circolo da lui presieduto, in perfetta sintonia con la politica anche qui di ogni ordine, colore e grado, che ha sempre visto, salvo la lodevole eccezione di Igor Kocijancic e forse uno o due altri, la vasta partecipazione della gente e della nostra comunità, che nessun altro a Trieste, sia esso partito, sindacato o associazione, ha avuto, e la forte credibilità duratura nel tempo di cui il Circolo gode, come un mortale pericolo per la status quo della politica, del sottopotere e degli affari, in città.

Ma proprio perché è l’ennesimo episodio di questa vergognosa saga esso assume una valenza importante su cui merita ragionare.

A partire dall’assoluto silenzio-consenso di tutte, e qui sottolineiamo la parola tutte, forze politiche, intellettuali, istituzionali e quant’altro di Trieste. A cominciare da quelle che si vantano di combattere questa informazione “serva e pilotata”, sono parole loro anzi di più uno slogan; di riaffermare un giorno si e l’altro pure che “bisogna dare voce ai non garantiti” alla “società civile”, che se però non sei almeno rettore, imprenditore o notaio ed avvocato di grido, è meglio che stai zitto tanto ai loro occhi, meno che nei venti giorni di campagna elettorale, non conti un cazzo, e non sei certamente “civile”, un po’ come il voto per censo ottocentesco.

Per continuare alla belinata strascicata da anni della “partecipazione”, dell’“ascolto” del territorio, dell’apertura alla gente che i partiti, PD in testa, ripetono come un mantra e con una credibilità che il solo dato ultimo della partecipazione al voto alle recenti elezioni regionali FVG basta a distruggere: a Trieste comune ha votato poco oltre il 40% degli aventi diritto ed in provincia il 43,43%. Ovviamente nessuno ne ha parlato se non per un giorno e qualche titolo di giornale, anche qui nel silenzio più globale del mondo informativo italiano, a riprova che Trieste conta meno di niente in Italia non solo nella politica ma anche sulla stampa che invece si scandalizzava perché quasi il 50% degli elettori altrove non votava. E di Trieste dove si sfiorava il 60%? Zitti e cuccia.

Inoltre gli argomenti trattati nella Conferenza Stampa erano proprio quelli che informazione e politica gradivano di meno. Ma qui bisogna fare un passettino indietro: a quel servizio a firma Adriano Sofri apparso su Repubblica in gennaio e mai, anche qui un’anomalia visti i precedenti, ripreso o citato dal giornale locale del gruppo De Benedetti. Anzi il piccolo giornale ha qui invece pubblicato una smentita, al contrario proprio di Repubblica, spedita dal portavoce del sindacato dei giudici su sollecitazione della Procura di Trieste, piccata per i giudizi, la pura verità dei fatti, contenuti nell’articolo di Sofri. Meraviglioso: si smentisce dunque una notizia mai pubblicata. Ma questa è la deontologia, anzi come la pomposamente declamano, l’etica professionale del giornalismo italiota e soprattutto triestino.

Dunque il riportare all’attenzione dell’opinione pubblica locale il diverso e conflittuale comportamento adottato sulla Ferriera di Trieste dalla Procura locale, confrontandolo invece con l’operato di Procura e Tribunale di Taranto sull’Ilva, vedi il recente sequestro per 8 miliardi e passa dei beni dei proprietari Riva e gli arresti dei vertici della Provincia pugliese, a cominciare dal Presidente, era per la stampa locale cosa disdicevole assai. E pertanto che fanno, va bene censurano in coro l’iniziativa del Circolo, e all’unisono a partire dalla RAI-servizio pubblico con canone annesso perché se uno ne parla salta tutto, e così evitano di raccontare ai triestini e muggesani che in Ferriera, ad esempio hanno creato da tempo, da quando la dirigeva l’attuale consulente, ma guarda che combinazione, della giunta comunale Cosolini, una vera e propria discarica abusiva di migliaia di tonnellate di loppa, i cui fanghi tossici finiscono regolarmente nelle verdi acque del Golfo di Trieste, e che, sempre ad esempio, l’altoforno in funzione perde quotidianamente 30.000 e più metri cubi del più cancerogeno gas esistente.

Insomma la censura coglie i classici due piccioni con una fava.

Ma non pago il piccolo giornale piazza lo stesso giorno della Conferenza Stampa - una semplice e fortuita coincidenza nevvero? - del Circolo una paginata, con foto, di intervista al Procuratore Capo facente funzioni, dopo la dipartita per Treviso del titolare precedente, passato alla storia della Ferriera per le sue due interviste agostane, una ad ogni estate, sulle inchieste e sulle indagini, che oramai da quasi tre anni il suo ufficio aveva in corso sui mancati controlli di Arpa, Ass, Regione, Provincia e Comune, e perché no, aggiungiamo noi, della Procura, e sui controllori “distratti”.

Una indagine da carta stampata perché a quasi tre anni di distanza salvo le due interviste in fotocopia, nulla di concreto è risultato.

Dunque sul piccolo giornale il Sostituto Procuratore facente funzioni, Federico Frezza, si confessa biograficamente ai lettori. Non se ne avrà a male ma il titoletto dei bigliettini notturni è degno del miglior Cuore di Edmondo De Amicis, come l’implicito invito ad attendere “i venti-trenta anni” per contare i morti dell’eventuale inquinamento da Ferriera, che giurisprudenza e statistiche medico-scientifiche internazionali non fanno testo e magari sono scritte in inglese. Tralasciamo poi l’uscita sulle indagini epidemiologiche che a Taranto i suoi colleghi hanno fatto fare dall’ASS locale a tempo di record, evidentemente. Ed è proprio il magistrato inquirente che porta la responsabilità delle principali e quasi uniche indagini fatte sull’inquinamento, o meglio “imbrattamento” della Ferriera e sui conseguenti processi conclusisi sempre con una oblazione dei vertici, il neoconsulente del Comune per l’appunto e la Lucchini-Severstal,  e sempre con il consenso della pubblica accusa, ovvero dello stesso PM.

Insomma più o meno come a Taranto, neh!

Ovviamente la grancassa continua anche oggi, sottolineando la salvezza del decreto “crisi complesse” che ha inserito anche la Ferriera, e qui tutti i politici vecchi e nuovi fanno a gara nei commenti a prendersene il merito, salvo dimenticare che se nei prossimi tre mesi non giunge al Governo e all’Europa un progetto completo e finito di bonifica e riconversione produttiva del sito, salta il banco e la festa è finita.

Ora noi molto sommessamente ci permettiamo di prevedere che ci vorrebbe un vero e proprio miracolo, e lo diciamo per i lavoratori che al contrario di quanto sostiene il Maranzana di turno sul gazzettiere locale non sono “quasi 500” ma invece quasi cento in meno e l’indotto, dopo i tagli a gennaio dei contratti esterni di tutte le ditte appaltatrici, non esiste quasi più, e questa incapacità di precisare anche solo i numeri certamente non aiuta a ben sperare, perché questa classe dirigente, sindacati compresi, riuscisse nell’impresa. Visto che sono gli stessi che con un preavviso ufficiale della proprietà, che annunciava la chiusura della Ferriera già nel 2001, in dodici e passa anni non hanno partorito un’idea che è una, figurarsi un progetto dettagliato in tre mesi, bonifiche comprese. Ah, in merito ai 48.000 euro spesi dal Comune per la consulenza semestrale (scade alla fine di giugno) all’ex direttore della Ferriera, attualmente, non fossero bastate le precedenti sanzioni-condanne tribunalizie, rinviato a giudizio per alcuni reati tra cui lo smaltimento illegale di rifiuti speciali della Ferriera ed il falso, nel processo nato dalle indagini delle Procure di Grosseto e Perugia che lo avevano arrestato per 24 giorni, sotto gli occhi della Procura triestina, forse il Sindaco se il poteva risparmiare. E non solo per la questioncella delle vicende legali del Consulente, ma anche per i risultati. Non occorreva Pico della Mirandola per capire che nessun imprenditore è disposto ad investire un centesimo su di un sito dove ogni centimetro quadrato è talmente inquinato che se uno ci sputa sopra si sente ringraziare, e totalmente da bonificare a costi altissimi. Lo avevamo scritto, noi, fin dall’inizio e senza percepire uno scheo dal Comune.

E le bonifiche? Vai a vedere che i sessanta-cento milioni necessari e indispensabili li dovrà cacciare il cittadino, ovvero la Stato, anche se una legge stabilisce che “chi ha inquinato paga”.

Ma qui siamo a Trieste bella gente, mica a Taranto o a Udine.

Avanti censura!

Post Scriptum.

E' chiaro.
E' chiaro che da due anni a questa parte la linea scelta da stampa e politica, che a Trieste ed in Regione sono la stessa cosa, è stata quella di silenziare, cancellare il dramma, per le tante persone che si ammalano e muoiono, dell'inquinamento emesso dalla Ferriera di Trieste, direttamente o indirettamente (falde e mare del Golfo). Il tutto per non disturbare i manovratori: sempre la politica, gli enti di controllo e la proprietà oramai fallita e che se non investiva prima sugli impianti figurarsi ora che la Ferriera perde tre milioni al mese.
Tutto ovviamente nel nome salvifico dei posti di lavoro da conservare.




Conferenza Stampa. Venerdì 31 maggio, ore 12, Circolo Miani.

» Inviato da valmaura il 28 May, 2013 alle 2:40 pm

Somma indifferenza, acclarata incapacità.

Continua imperterrito a Trieste il silenzio di politici, di ogni ordine, colore e grado, di Enti e Istituzioni preposte ai controlli e financo della Procura evidentemente appagata dalle interviste (due in due estati) del già suo responsabile che annunciava e riannunciava indagini a tutto spiano sui mancati controlli e sui controllori farlocchi.

Ma noi insistiamo, tanto più dopo l’articolo di Adriano Sofri, apparso in prima di Repubblica di sabato 25 maggio dal titolo “Ilva: il capolinea dei Riva”, ovviamente ignorato dalla filiale locale del gruppo Finegil-Espresso, e dove si elencavano i punti che i controllori pubblici avevano accertato essere stati completamente disattesi dalla proprietà da un anno a questa parte. Ecco, scorrendo quegli orrori inquinanti, che facevano invece pendant con le tante pubbliche dichiarazioni dei vertici Ilva sugli investimenti in realtà mai fatti, non si poteva non notare che se ai nomi Ilva e Taranto si sostituivano quelli di Ferriera e Trieste, l’articolo di Sofri scorreva benissimo anche per la nostra realtà, ed il comportamento di quei vertici aziendali era lo stesso, ma proprio lo stesso, di quelli sostenuti pubblicamente dai Lucchini prima e dalla Severstal dopo a Trieste in questi anni.

Già la memoria: gran brutta bestia che ovviamente un certo giornalismo omette accuratamente di sollecitarne l’uso. Ma vi diamo noi un aiutino. Vi ricordate le roboanti dichiarazioni di Illy, allora Sindaco di Trieste, era il 1999, generosamente ospitate a tutta pagina dal piccolo giornale?

Quei 450 prima, poi 500 ed infine 600, miliardi, “investiti” dalla Lucchini per ammodernare gli impianti della Ferriera? Seguiti poi dal pubblico impegno del sindaco-portavoce rassicurante “Abbiate pazienza. Dal 2000 l’aria di Servola sarà pulita”. Peccato che dopo 14 anni di pazienza la situazione sia quella che tutti, e non solo i servolani, meno uno (telefonare in Comune e chiedere di Umberto) vedono e respirano. E peccato che ancora oggi non sono state rese pubbliche le fatture di quelle centinaia di miliardi “investiti”, dunque dati da Illy per già spesi, dei lavori eseguiti dalla Lucchini per “ammodernare gli impianti ed abbattere l’inquinamento”. E non vogliamo neppure supporre che mancando le suddette fatture i lavori non siano stati che una penosa barzelletta o peggio siano stati fatti … oltre che malissimo, visti i risultati, in … nero!

Dunque lo spargimento della loppa nelle discariche abusive interne all’Ilva e sul terreno dello stabilimento, che ad esempio è uno dei tanti punti denunciati dai pubblici controllori a Taranto e riportati nell’articolo di Sofri, e che ha portato tra le altre cose agli arresti di mezza Provincia, a partire dal suo Presidente, a Trieste è stata cosa da noi ripetutamente denunciata e segnalata senza registrare alcun risultato. Così come la ferma enunciazione di una Conferenza decisoria dei Servizi del Ministero dell’Ambiente che già nel 2008 (verbale di luglio) intimava all’Avvocatura dello Stato del Friuli Venezia Giulia, con sede a Trieste nello stesso palazzo di piazza Oberdan della Regione, di procedere ad un sequestro cautelativo dei beni della Lucchini-Severstal fino alla cifra necessaria per la messa in sicurezza e le bonifiche del sito della Ferriera, secondo le indicazioni del Ministero, e per cautelare lo Stato ed il denaro pubblico, non ci risulta sia stato mai effettuato.

Ecco tutto questo accade a Taranto ed a Milano, dove le Procure ed i Tribunali stanno cercando di recuperare quei 8 e passa miliardi di euro, tra i tanti guadagnati dalla proprietà dell’Ilva sulla pelle dei lavoratori e dei tarantini e sulle tasche degli italiani, mentre nel Paese si rifà in grande il gioco suicida, per i lavoratori in primis, cedendo al ricatto dei posti di lavoro, che i Riva lascerebbero in strada, sollecitato da una politica imbelle e da una stampa asservita. Insomma, esattamente come a Trieste in questa lunga vicenda e con i sindacati locali per anni, secca rimarcarlo ma la verità e questa, schierati a difesa della proprietà ed ostaggi volontari della stessa.

Per parlare di questo e tanto altro abbiamo organizzato una Conferenza Stampa nella sede del Circolo Miani, in via Valmaura 77 a Trieste, per Venerdì 31 maggio, alle ore 12, nel corso della quale continueremo imperterriti a denunciare ad esempio le migliaia di tonnellate di loppa depositate nello stabilimento, pare lo stiano “ripavimentando”, la perdita giornaliera di 30.000 metri cubi di gas d’altoforno che le centraline Lucchini-Arpa segnalano così bene che le colleghe site in Val Gardena in questi giorni, di aria irrespirabile in Trieste come migliaia di abitanti hanno riscontrato sulla loro pelle, meno due stavolta (ritelefonare al Comune per Umberto e all’ARPA per Daris), hanno evidenziato un inquinamento maggiore di PM10 sulle Dolomiti (sarà stata la neve e fors’anche gli inevitabili peti dei ciclisti del Giro) che quelle di via Carpineto e Svevo, e non è una battuta. Purtroppo.




Siamo alle solite.

» Inviato da valmaura il 21 May, 2013 alle 1:25 pm

Continua il balletto di dichiarazioni, chiacchiere a ruota libera, interviste un tanto al chilo sulla questione Ferriera e dintorni. E sono proprio i principali responsabili in questi quasi 15 anni di dolce far niente a prendere ancora una volta la scena. A partire da un sindacato che in questi anni si è appiattito, ed è un giudizio tenero e gentile, sulla proprietà e che oggi condivide totalmente la responsabilità del disastro in corso d’opera. Ne fanno prova anche le recenti dichiarazioni di oggi sul piccolo giornale, dove come gli ultimi giapponesi del 1945 continuano ad insistere sulla siderurgia a Trieste, nonostante che nello stesso pezzo affermino che “Anche perché, come ricorda il responsabile nazionale della Fiom, in Europa c’è una sovracapacità produttiva di acciaio pari a 50 milioni di tonnellate, l’intera produzione della Germania che è il maggiore produttore europeo (subito dopo c’è l’Italia).” Dunque coerentemente suggeriscono di aprire nuovi centri produttivi che non hanno mercato e destinati al fallimento (vedi Sertubi).

Ecco bisogna che ognuno di voi quando sente certa gente parlare di “emergenza Ferriera” ricordi sempre che sono gli stessi che dal 2001, da quando cioè la proprietà ha dichiarato, scritto e firmato (con Governo e Regione) la sua volontà di chiudere lo stabilimento di Trieste, una volta finita la cuccagna delle prebende statali, cioè denaro nostro, sulla produzione di energia elettrica, hanno perso 12 anni senza fare nulla che non favorire gli interessi della proprietà a danno della salute di triestini e muggesani, e non solo dei “servolani”, e del futuro lavorativo di Trieste e del suo porto, su cui blaterano anche qui da anni: dal 1968 per l’esattezza.

Ma passiamo ad una semplice constatazione. Il Circolo Miani queste cose le scrive e le dice dal 1988 senza aver mai ricevuto querela o denuncia alcuna per diffamazione o calunnia. Dunque si ritiene a ragion veduta che sia tutto vero quello che in questo sito, o alle tantissime manifestazioni pubbliche, viene scritto e detto. Orbene nell’ultimo articolo pubblicato nella rubrica L’ECO DELLA SERVA dal titolo “In Italia le legge è uguale per tutti. I giudici che la applicano invece no.” confermavamo alcune dichiarazioni fatte da Maurizio Fogar in una intervista a Telequattro vista da decine di migliaia di concittadini. Intervista in cui si dava conto anche di alcune gravi ipotesi di reato (una discarica di rifiuti tossici a cielo e mare aperti, ad esempio e prima ad una perdita giornaliera di 30.000 metri cubi di gas fuorilegge dall’Altoforno). Tutto questo, come ogni articolo pubblicato sul nostro sito giornale che, ci facciamo i complimenti da soli, ha toccato i 42.571 visitatori al momento in cui scriviamo, viene inviato alle testate giornalistice locali, a tutti i capigruppo del Consiglio Comunale più alcuni consiglieri, anche regionali, ed assessori. Orbene nessuno di questi signori in questi anni, salvo Igor Kocijancic e Marino Andolina e forse una volta Paolo Menis, ha mai ritenuto di rispondere, anche solo per dissentire e criticare. Insomma quando scriviamo a questi signori abbiamo un po’ la sensazione di parlare alla nostra coscienza: raramente se ne riceve risposta. Ma ritenendo giusto fornire a loro, che dovrebbero amministrare la nostra comunità con senso di giustizia, equità e verità, tutte le informazioni disponibili abbiamo instancabili continuato a messaggiarli. Ma qui il silenzio, la mancanza di atti ufficiali, di interpellanze, interrogazioni o mozioni, di fronte a quanto pubblicato rasenta la complicità e sicuramente configura l’omissione.

In quanto alla notizia che apre la cronaca nazionale dei giornali, sulla “genialata” della piddina Finocchiaro, sulla proposta di legge ad escludendum dalle elezioni di tutte le liste che non si configurino come partiti, fatta per colpire in primis i 5 Stelle e poi tutte le civiche sul territorio, ecco pensavamo che in questi momenti di crisi totale le energie, tutte le energie e le intelligenze dovevano essere tese ad aiutare chi è vittima della crisi del sistema.

Ma ci siamo sbagliati, oppure no, infatti parlavamo di intelligenze….




Chi vive sperando …

» Inviato da valmaura il 17 May, 2013 alle 2:09 pm

«Faremo tutto il possibile con il governo italiano - ha assicurato Tajani - perché il sito di Trieste continui a produrre acciaio e a dare occupazione ai suoi lavoratori».

Secondo Tajani «la ristrutturazione può sostenere il progresso economico e sociale, ma - ha sottolineato - si devono anticipare i cambiamenti strutturali», e questo è fattibile «se le aziende prendono misure correttive e se le autorità pubbliche aiutano a creare le condizioni giuste».

Questo il summa del pensiero del VicePresidente UE, il Pidiellino Tajani, come riportato dal piccolo giornale di oggi.

Insomma stiamo freschi. Non conosce di cosa stia parlando, la Ferriera per l’appunto, che non produce più acciaio (e dalli con sto’ acciaio, deve essere come una costante fissa, un mantra, una parola d’ordine comune a tutti i politici disinformati. L’ultimo che ci è cascato è stato il neoministro allo Sviluppo Economico, il Piddino Zanonato) da quasi dieci anni. Da quando, cioè nel 2004, l’allora proprietà russa Severstal si è smontata l’acciaieria e se le è portata, per fortuna nostra, a casa: nella grande madre Russia.

E non conosce neppure le condizioni economiche in cui versa la proprietà. Fallita e con un percorso guidato dal Tribunale, appunto fallimentare, attraverso un commissario liquidatore. Pertanto quali “misure” , alias investimenti di fior di milioni, possa prendere una società con i libri in Tribunale e sommersa di debiti per quasi un miliardo e mezzo di euro, è un mistero che il solo Tajani a questo punto può svelare.

Ma sentite un po’ il controcanto che gli fa, sempre dalle colonne del piccolo giornale e sempre nello stesso articolo, dove per inciso il cosiddetto giornalista si limita a fare lo stenografo portavoce delle si potenti dichiarazioni, senza chiamare la croce verde e far portare via i suoi folli interlocutori, ma nemmeno osare richiamare gli intervistati ad un minimo senso della realtà e magari informandone i lettori, sempre meno per fortuna, che cacciano un euro e venti di tasca loro per comperare questo inserto pubblicitario quotidiano con quattro articoli di cronaca, la neopresidente della Regione. “Ora, ha auspicato Serracchiani, non resta che sperare che le promesse di Tajani vengano presto tradotte in pratica: «Accolgo dunque con speranza l’annuncio del Commissario Tajani, che -ha concluso - ho già invitato a Trieste per un sopralluogo alla Ferriera e un incontro con i portatori d’interesse».

Punteggiatura e sintassi a parte, sarebbe il caso che tra “i portatori di interesse” e voti, si inserissero pure i Comitati di Quartiere ed il Circolo Miani, che di tutela della salute e dignità del lavoro si interessano assai, magari dal 1998, dove gran parte dei politici nemmeno sapeva dove si trovava la Ferriera.

Che per altro si sta rivelando, e proprio grazie alla politica, una vera attrattiva turistica per Trieste. Oltre ad aver richiamato in meno di una settimana in gita già due ministri, particolarmente degna di nota quella di quello dell’Ambiente, un caffè toccata e fuga, ora sarà la volta di un commissario europeo. Peccato solo per i lavoratori che tra poco si troveranno in strada e non meritano per di più di continuare ad essere presi in giro in maniera si sfacciata e parolaia da questa classe dirigente, sindacati compresi.

Comunque, come dice il grande Diego Abatantuono, nel capolavoro “Mediterraneo” premiato con l’oscar al regista Gabriele Salvatores, interpretando il burbero sergente Lo Russo: “Chi vive sperando muore cagando”.  Parole sante e sue. Chi le sottoscrive?




Ma proprio proprio per sentito dire.

» Inviato da valmaura il 8 May, 2013 alle 1:05 pm

Il neoministro per lo sviluppo economico, e sindaco di Padova Zanonato (PD), ritorna sul luogo del delitto.

Rispondendo ieri ad una intervista realizzata da Reteveneta e ripresa dall’emittente locale del gruppo, Telequattro, ovviamente parlando della Ferriera di Trieste, il ministro Zanonato esordisce ricordando di “conoscere bene” Trieste grazie alla forte amicizia con Cosolini. E non pago suggerisce che per inserire la Ferriera nella legge quadro sulle “crisi complesse” bisogna puntare sul rilancio della siderurgia, importante perché Trieste produce “prodotti lunghi”, ovvero billette di acciaio di cui l’Italia non può fare a meno.

Peccato che nessuno, né del suo numeroso staff ministeriale e tantomeno il caro amico Cosolini, lo abbia informato della castroneria che andava a dire in televisione. Infatti a Trieste, in Ferriera e fuori, è dal 2004 che non si produce più nemmeno una goccia di acciaio. Da quando cioè l’acciaieria di Servola è stata chiusa, smontata e spedita imballata in Russia dal Mordashov/Severstal. Da allora a perenne ricordo è rimasto una grandissimo capannone, vuoto, se non per i rifiuti tossici abusivamente scaricati ed interrati nel sottosuolo. Ne sa forse qualcosa il neoconsulente del Comune, quel tal Francesco Rosato coniugato in Russo?

A proposito è iniziata l’affannosa ricerca dei dieci disgraziati, un po’ come quando si vince una fortuna al Superenalotto, che, secondo l’immaginifico Laureni, dovrebbero essere i soli sfigati rimasti a giocarsi la salute con il BenzoApirene della Ferriera.

Prima era relativamente più facile, infatti secondo sempre le stime umbertine mesi fa erano ben mille, come i garibaldini, a sputtanarsi la salute in quel di Servola e dintorni. Ma era facile riscontrarli perché appunto vestivano sempre di rosso, avevano due antenne al posto degli occhi e dal loro posteriore spuntava una coda biforcuta.

Agli altri 204.000 triestini e 14.000 muggesani, con la zonta dei sandorlighesi, resta solo da consolarsi con tutte quelle sane polveri sottili, dalle PM10 alle micro-turbo 2.5, ed a baloccarsi con diossine e semplice benzene.

Prosit.





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