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Circolo Miani » News Correnti » Page 15

La nuova tassa sui poveri del 7%. Si chiama Inflazione.

» Inviato da valmaura il 12 June, 2022 alle 1:12 pm

Non c'è tassa più ingiusta proprio perchè non legata all'imponibile, insomma al reddito, come quella scaturita dal folle aumento di prezzi, tariffe e servizi, che colpisce tutti indiscriminatamente.
Non per niente la chiamano la “tassa dei poveri”.
Questi palloni gonfiati dai nostri soldi dei politici che a tutti i livelli governano, si fa per dire, la nostra comunità, così “migliori” da fare perfino paura, cosa aspettano a metterci le mani invece di dare aria ai denti per attaccare salario minimo e reddito di cittadinanza.
A fine anno questa “tassa” inciderà per migliaia di euro nelle tasche delle famiglie italiane che già stentavano ad arrivare alla terza settimana del mese.
Invece di recitare il solito “giochino delle parti o teatrino della politica” che dir si voglia, facciano magari una sola volta qualcosa di utile, sociale, umano e cristiano.
Che se è vero che la fortuna è cieca e la sfiga ci vede benissimo, potrebbe in futuro toccare pure a loro.



SIOT. Cosa aspetta il Comune di San Dorligo-Dolina? Oltre a quello di Trieste.

» Inviato da valmaura il 12 June, 2022 alle 12:44 pm

Oggi sulla stampa esce la dura rivolta ed il rifiuto dei Comuni della Carnia alla nuova iniziativa SIOT dei “Generatori a Gas Metano, quattro: a San Dorligo, Reana del Rojale, Cavazzo Carnico e Paluzza” con camini alti dai 15 ai 20 metri da cui le emissioni di Anidride Carbonica (Co2 altro che “decarbonizzazione") usciranno 24ore su 24.
“La protesta dei carnici è la più tenace (Il comitato sorto a Paluzza parla intanto di progetti lesivi per paesaggio e salute e c’erano sindaci e assessori di Cavazzo, Bordano, Trasaghis, Paluzza, Cercivento, Raveo, Sauris, Paularo, Rigolato, Villa Santina, Amaro, Lauco, Ravascletto, Comeglians, Forni di Sotto, Forni Avoltri, Ovaro e Verzegnis). Ma la questione si fa strada anche a Trieste. «Abbiamo già il problema degli odori – dice il sindaco di San Dorligo Sandy Klun – e i rapporti con la Siot non sono facili. La società non ci ha informati e invece dovrebbe venire in Consiglio comunale a rassicurarci sulle proprie intenzioni, ma le multinazionali non ci tengono in considerazione.”
Ecco appunto. Intanto spicca il fatto che il Sindaco di San Dorligo-Dolina non abbia ritenuto di partecipare all'incontro con i suoi colleghi carnici, eppure una delle quattro centrali a Gas Metano verrà installata proprio nel suo Comune. Ed invece di lagnarsi per la sua irrilevanza avrebbe dovuto di corsa far approvare dalla sua Amministrazione la Risoluzione proposta dal consigliere Maurizio Fogar, e votata all'unanimità dal Comune di Muggia, che attiva la procedura per far cessare i miasmi, altro che gli “odori”, di “benzina marcia”, dannosi per salute e qualità della vita” con cui da decenni la Siot impesta mezza provincia.
Fatti non chiacchiere, egregio sindaco Klun!



Fior da fior nelle notizie di oggi.

» Inviato da valmaura il 11 June, 2022 alle 12:06 pm

Partiamo dalle corali affermazioni con cui si è conclusa la campagna elettorale a Gorizia del Destra/Centro. Ovviamente si sprecano gli attacchi al Reddito di Cittadinanza, d'altronde è risaputo che i poveri non votano: spicca l'ex ministro Lupi, dimessosi dal Governo nel 2015 e ne ricordiamo sommariamente la fine: “Ironia della sorte, il ministro in via d'uscita ha fatto il suo discorso alla Camera con due orologi: uno al polso destro e uno al polso sinistro. (Quello sul polso destro sembra un orologio contapassi). Non è la prima volta che Lupi li indossa: ma oggi la scelta di stile ha un sapore diverso. Perché proprio quel Rolex è stato uno dei capi d'accusa pendenti sulla testa dell'ex ministro: il figlio Luca, fresco di laurea in ingegneria con 110 e lode, ne ha ricevuto uno dalla famiglia Perotti, attraverso l'intercessione di Franco Cavallo. Cavallo e Stefano Perotti sono tra i 4 arrestati dalla Procura di Firenze nell'inchiesta Sistema, che ha portato alla luce la rete di affari e di favori nella gestione e affidamento di appalti e grandi opere pubbliche. Il generoso cadeaux ricevuto dal figlio del ministro è un Rolex Daytona del valore di 10.350 euro. (20 marzo 2015)”.
Ieri a Gorizia: “Maurizio Lupi (Noi con l'Italia) ha parlato di serietà, concretezza, responsabilità: «Tre parole che caratterizzano la nostra coalizione. Noi non siamo quelli del reddito di cittadinanza, che pagano le persone per farle restare a casa. Bisogna premiare il merito».
Meglio se con un Rolex Daytona da 10.350 euro.
Proseguiamo con la foto notizia sulle domande di assunzione al neostabilimento della Bat di Bagnoli, nella foto una parte della platea degli aspiranti candidati alla catena di montaggio.
Poi sempre la Danieli, che pare agisca anche per conto delle Metin, pardon, Putinvest di Mariupol (nella seconda foto), spinge sulla Regione pronta a stanziare una barcata di milioni per la realizzazione del Laminatoio “errante” stavolta a Porto Nogaro, si parla di tutto nella paginata sulla stampa meno che sull'impatto ambientale, per quello pagano i cittadini in natura.
Infine a Trieste bisogna rassegnarsi, la città è in mano ai pubblici esercenti ed ai turisti mordi e fuggi, ora decideranno pure chi è “artista” e chi no, ad esempio una cosa la hanno già detta: coloro che si esibiscono per campare e per fame hanno i minuti contati.



Processo alle opinioni

» Inviato da valmaura il 11 June, 2022 alle 12:04 pm

(di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) – Si temeva che, una volta desecretato, il dossier sui presunti “putiniani d’Italia” avrebbe screditato o i Servizi segreti che l’hanno compilato e il retrostante governo Draghi, o il Corriere della Sera che l’ha divulgato facendolo proprio con gran fregola. Invece chiunque lo legga si fa una pessima idea sia dei Servizi e del governo, sia del Corriere. Partiamo dal quotidiano più venduto d’Italia: domenica titola a tutta pagina “Influencer e opinionisti. Ecco i putiniani d’Italia”, con le foto segnaletiche dei 9 pericoli pubblici incastrati dall’“indagine del Copasir” su “materiali raccolti dai servizi”. In ordine di mostrificazione: il senatore ex 5S Petrocelli, il professor Orsini, il reporter Bianchi, lo scrittore Dinucci, l’economista Fazolo, la freelance Ruggeri, l’analista Vezzosi, il dentista ex leghista Giordanengo, la giornalista russa Dubovikova. Ieri, bontà sua, il sottosegretario Franco Gabrielli ha divulgato il celebre dossier: 7 pagine intitolate “Hybrid Bulletin. Speciale disinformazione nel conflitto russo-ucraino, 15 aprile-15 maggio” e firmate dal “Dis, con i contributi di Aise, Aisi e Maeci” (i servizi segreti e il ministero degli Esteri). E – sorpresa! – di quei 9 nomi ne riporta solo 3: Fazolo, Bianchi e Dubovikova, peraltro senza l’ombra di condotte men che lecite. Orsini e Petrocelli – gli unici famosi, indispensabili per giustificare un’intera pagina di Corriere (che agli altri 7 avrebbe dedicato un trafiletto) – non sono mai citati, così come gli altri 4. E Gabrielli assicura che i 6 nomi mancanti non sono all’attenzione dei Servizi. Quindi delle due l’una: o esistono altre liste e Gabrielli mente, o quei 6 nomi se li è inventati il Corriere. E in ogni caso avremmo dei noti cacciatori di fake news che, per cacciarle meglio, le fabbricano in casa.
Ma nel bollettino trasmesso dal Dis al Corriere e poi al Copasir non mancano solo 6 nomi. Manca qualsiasi presupposto che giustifichi il bollettino. Il governo (Gabrielli) e il Parlamento (Copasir) ci assicurano che non indagano sulle opinioni di liberi cittadini sulla guerra, ma solo sulla “disinformazione” a colpi di “fake news” pilotate e coordinate da Mosca per “condizionare l’opinione pubblica italiana” e “orientare, o peggio boicottare, le scelte del governo” (Corriere). Purtroppo dal report emerge l’opposto. Non è citata una sola fake news (a parte Fazolo che stima in “circa 80” i giornalisti uccisi in 8 anni di guerra civile in Donbass, mentre per il Dis “le vittime ammonterebbero a circa la metà”, dove il circa e il condizionale rendono opinabile pure la rettifica): solo opinioni “antigovernative”, “antisistema”, “sovraniste”, “anti-Nato”, “antiamericane”, “antioccidentali”, “antiucraine”, “eurasiatiste” (sic!), “no-vax”, “no-greenpass” ecc.
Che però non sono reati, ma manifestazioni del pensiero tutelate dalla Costituzione. E soprattutto non c’è uno straccio di prova che i soggetti citati siano pilotati o pagati da Mosca. Anzi, “la disinformazione russa ha subìto un forte rallentamento”. Così, nell’ansia di dimostrare che “il governo non indaga sulle opinioni”, Gabrielli riesce a provare l’esatto opposto: governo e servizietti processano le idee. La frase clou del report, che dovrebbe intitolarsi “Nato dixit” o “Draghi ha sempre ragione” o “Lesa maestà”, è un capolavoro di autoritarismo, ma anche di fantozzismo: “Sono state registrate le seguenti narrative inedite: le critiche all’operato del presidente del Consiglio Mario DRAGHI” (l’opposizione e la critica diventano, comprensibilmente, “narrativa inedita”). C’è financo chi “delegittima l’informazione dei media occidentali” (embè?). E chi segnala “la sfiducia dei soldati ucraini prigionieri nei confronti del proprio esercito” (altra notizia vera, data da tutti i media del mondo).
In mancanza di fake news, diventano “disinformazione” e “propaganda” le verità che non fanno comodo a Usa, Nato e Draghi. Tipo “i presunti crimini di guerra degli ucraini in Donbass” (talmente presunti che da 8 anni vengono denunciati da Onu, Osce e Amnesty, invano); i “laboratori biotecnologici in Ucraina” (svelati dalla stampa Usa e Uk nello scandalo di Biden jr.); “le rivelazioni dei Pandora Papers sul patrimonio di Zelensky, rievocate per ricordare la disonestà di colui che rappresenta il volto della resistenza ucraina” (anch’esse autentiche, infatti fino a 4 mesi fa riempivano non la stampa russa, ma quella occidentale); “le immagini di repertorio che ritraggono Draghi mentre indossa una spilla da giacca con l’emblema della Nato” (e quindi?); “la retorica tendenziosa secondo cui la Nato starebbe continuando il progetto di espansione a Oriente” (mentre, com’è noto, non fa che arretrare). Fra le notizie vere e dunque proibite c’è pure la frase del Papa sull’“abbaiare della Nato alla porta della Russia”, che vale a VisioneTv un posto d’onore nella black list per averla “strumentalizzata in relazione alla presunta responsabilità dell’Alleanza Atlantica, definendola ‘brutale critica alla Nato’” (cioè per averla capita). Infine due scoperte sconvolgenti dei nostri 007, che da sole giustificano tutti i miliardi spesi per lo spionaggio e la cybersecurity: “L’account dell’Ambasciata russa ha dato ampia visibilità alle interviste di rappresentanti istituzionali russi” (anziché quelle di rappresentanti malgasci); e l’intervista di Lavrov a Rete4 ha raccolto su Twitter “sia posizioni favorevoli che contrarie” (ma va?).
Non per nulla si chiama intelligence: per distinguerla dai coglioni.



La storia lasciamola agli storici! La politica legga e studi.

» Inviato da valmaura il 10 June, 2022 alle 11:57 am

Non c'è nulla di più dannoso che la strumentalizzazione episodica di fatti storici da parte di politici a caccia di voti. Va anche detto che il giochino oramai ha perso gran parte del suo fascino, ovvero i cittadini elettori, almeno quelli, pochi, che ancora votano, non se la filano più.
La contrapposizione di date “celebrative” per altro scelte del tutto fuori dal contesto storico che le determinarono, appare oggi ridicola se non penosa.
Ultima vicenda in ordine di tempo, anche se temiamo che proprio l'ultima non sarà, la delibera assunta dall'attuale Giunta comunale di Muggia di solennizzare la data del 12 giugno 1945, come giornata della “liberazione” dalle truppe jugoslave che “occupavano” la Venezia Giulia, dopo averla sostanzialmente liberata dalle truppe nazifasciste, Muggia compresa.
Dal giorno dopo scattò infatti un'altra occupazione, quella delle truppe angloamericane chiamate ad amministrare la Zona A del nascente Territorio Libero di Trieste.
Ora “festeggiare” una data piuttosto che un'altra è una libera scelta, magari discutibile ma libera. Ma quando questo avviene dimenticando od omettendo il contesto, che qui parte dai primi anni Venti del secolo scorso e che ebbe tragicissimi sviluppi fino appunto a quel 12 giugno 1945, non si fa un ricordo ma una pura mistificazione.
Già comica è stata la vicenda di voler affiancare alla ricorrenza del 25 Aprile la “festa celebrativa di San Marco”, della serie “se loro suonano le trombe noi suoneremo le campane”, con un chiaro intento “ad riducendum” della Festa della Liberazione, dal Fascismo a scanso di equivoci, su cui si fondano Costituzione e Repubblica.
Suggerisco fin d'ora, ed ho trasmesso una mia ricerca al Sindaco Polidori, di proseguire affiancando al Primo Maggio ed al 2 Giugno, analoghe celebrazioni di accadimenti avvenuti nella storia in quelle date, e vi assicuro che c'è solo l'imbarazzo della scelta.
Stringe il cuore poi vedere riprodotta, stavolta per bocca del Vicesindaco Del Conte, e quel che è peggio assessore alla Cultura di Muggia, la solita abusata manfrina delle “verità nascoste e della storia negata” sulle tragedie degli infoibamenti e delle deportazioni, che coinvolsero Trieste, Gorizia e l'Istria con propaggini dalmatiche.
Una balla colossale che denota un'ignoranza totale della storia. Che processi e condanne contro i responsabili si svolsero già da subito sotto il Governo Militare Alleato, e non si contano le ricerche storiche, i saggi ed i libri pubblicati, soprattutto dalla Del Bianco Editore a partire dai primissimi anni '60, a cura soprattutto della allora Deputazione Regione dell'Istituto per la Storia del Movimento di Liberazione nel FVG. Non volendo citare mio padre, Galliano Fogar, o Ercole Miani basterebbe leggersi il libro di Ennio Maserati “L'occupazione jugoslava di Trieste (maggio-giugno 1945)” edito nel gennaio 1963.
Dunque di “nascosta” vi è solo l'ignoranza e la pigrizia di una classe politica, che anche a sinistra non si scherza, un nome per tutti: Stelio Spadaro, che prima di aprire bocca a sproposito non ha speso un minuto del suo tempo a studiare ed informarsi da chi la storia la ricercava per professione, impegno e passione, e non per strumentalizzazione.
Maurizio Fogar.




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