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Circolo Miani » News Correnti » Page 15

Dipiazza. Una fretta sospetta ed una lentezza esasperante.

» Inviato da valmaura il 1 September, 2021 alle 11:30 am

Francamente fatichiamo a capire, se non come una impuntatura: una “guerra” personale come l'ha definita il Podestà, questa urgenza di demolire la sala teatrale Tripcovich.
Forse prima il Comune dovrebbe chiarire ed illustrare cosa intende fare del grande piazzale di largo Santos, perchè se il tutto serve solo a spendere ulteriori 600mila euro nostri per spostare di neanche 100 metri la Statua di Sissi, per altro lasciata nel più completo abbandono, allora non ci siamo.
Esasperante lentezza invece da più di due anni il Comune dimostra sul recupero della Piscina Terapeutica che a nostro avviso sta bene lì dove stava prima del crollo della sola copertura della vasca in un edificio perfettamente integro in ogni sua altra parte.
E come abbiamo già scritto sulla incredibile lentezza dell'incidente probatorio della magistratura che si trascina da un biennio e che spalanca le porte ad una prescrizione futura per gli indagati, il Comune non ha fatto due cose: sollecitare i giudici ad accelerare i tempi vista la valenza sociale e sanitaria della struttura che interessa la nostra comunità. Chiedere il dissequestro delle parti, cioè di tutto il resto salvo la zona vasca, dell'edificio per avviare intanto le ordinarie manutenzioni, a partire dalle tubature, che andavano fatte in ogni caso, e preparare un preventivo per una nuova copertura semplice e senza fronzoli per la vasca, in modo da far partire i lavori un minuto dopo l'agognato dissequestro.
Il Comune invece non ha fatto nulla di tutto questo continuando da un anno e mezzo ad impelagarsi in suggestivi progetti di una nuova piscina in Porto Vecchio che di terapeutico ben poco avrebbe, infatti era definita come una “Playa Beach”, ma anche qui con alterne fortune, con le ditte che comparivano per poi scomparire un minuto dopo. E lasciamo perdere la barzelletta di costruire la nuova Piscina nell'area del mercato Ortofrutticolo, che, visti i tempi degli annunciati trasferimenti, se ne riparlerebbe, forse, tra 20 anni.
Trieste Verde.



L'intervista.

» Inviato da valmaura il 31 August, 2021 alle 1:31 pm

Maurizio Fogar
Candidato Sindaco Lista civica Muggia.
Intervista TG di Telequattro.



In questi giorni riesplode la polemica sulla “Giornata del Ricordo” e su Foibe ed Esodo.

» Inviato da valmaura il 31 August, 2021 alle 1:29 pm

Spiace notare che su questo anche gli storici ed i ricercatori locali si siano espressi in un vecchio politichese di stampo democristiano ben lontano dal ruolo che fu proprio della Deputazione regionale dell'Istituto di Storia del Movimento di Liberazione di cui lo storico Galliano Fogar, assieme ad Ercole Miani, fu uno dei fondatori: Segretario, Presidente e Direttore della rivista Qualestoria.
Cosa ne pensasse è ben sintetizzato in questa sua intervista.
«Foibe, memoria dimezzata».
Si avvicina la data del 25 aprile, giornata della celebrazione della Liberazione alla Risiera di San Sabba, spesso equiparata alla Foiba di Basovizza.
Pubblichiamo una intervista a Galliano Fogar a cura di Matteo Moder pubblicata sul "Manifesto" il 10 febbraio 2006.
Lo storico Galliano Fogar: «Ciampi dimentica la violenza fascista. L'esodo e le foibe furono due tragedie, ma non sono paragonabili alla Risiera di San Sabba»
Su questo abbiamo posto alcune domande a Galliano Fogar, storico dell'Istituto per la storia del Movimento di liberazione nel Friuli Venezia Giulia.
Che pensa del discorso di Ciampi?
Il messaggio di Ciampi per la giornata del Ricordo dell'esodo istriano, fiumano e dalmata, senza alcun cenno al fascismo e alle sue colpe per quanto è poi avvenuto nella Venezia Giulia, può anche indirettamente suffragare l'idea, tutta post-fascista, che su questi confini si sono fronteggiati due totalitarismi, quello nazista e quello comunista jugoslavo di stampo stalinista. Non è stato così. E il fascismo dov'è? Io rispetto ciò che dice Ciampi per il fatto che gli italiani dell'Istria, di Fiume e di Zara dovettero abbandonare le terre perse, ma anche lui dimentica di ricordare che tutto ciò, anche se è certamente da condannare sul piano umano e morale, ebbe il suo terreno di coltura nella violenza fascista e nell'invasione e disgregazione della Jugoslavia da parte italiana e tedesca. Senza questo non si può discutere, non esiste una storia a metà.
Fini alla cerimonia con Ciampi ha dichiarato: "Basta buchi neri, basta omissioni, basta pagine strappate..."
Altro che buchi neri. Nelle terre di confine, in quella che fu la Venezia Giulia il ventennio fascista imperversò, ancor prima dell'invasione della Jugoslavia, con una violenta opera di snazionalizzazione verso tutto ciò che non era «italiano» e perciò «fascista». Io non mi rassegno al fatto che la storia venga «dimezzata», che l'ignoranza e la disinformazione su quanto realmente è avvenuto qui, in quella che fu la Venezia Giulia, la faccia da padrone e che perfino gli eredi dell'ex Pci si appiattiscano sulle tesi antistoriche di An, che fa nascere la storia dal 1945, dall'occupazione di Trieste da parte delle truppe di Tito.
Invece di una memoria condivisa siamo ad una storia dimezzata?
Sì, c'è la volontà di una storia dimezzata. Era quello che avrei voluto dire il 6 febbraio di due anni fa a Fassino e Violante quando vennero a Trieste per aderire alla proposta di Roberto Menia (An) di istituire il 10 febbraio la giornata del ricordo dell'esodo e per attribuire al Pci di allora colpe ed errori di valutazione. Come può Fassino dire che il Pci sbaglio "perché l'aggressione fascista alla Jugoslavia non poteva giustificare in nessun modo la perdita di territori né l'esodo degli Italiani"?
Ma è stata quella la causa scatenante, l'Italia fascista è stata responsabile e corresponsabile con la Germania di Hitler delle devastazioni e delle stragi che hanno insanguinato l'Europa. A partire da queste terre con stragi perpetrate dai militari italiani, rappresaglie delle camice nere contro le popolazioni in Slovenia, i campi di concentramento come quello famigerato di Arbe: decine e decine di migliaia furono le vittime civili, non solo i partigiani. Che dovrebbero dire ebrei, polacchi, russi, i milioni che sono stati sterminati?
C'è il tentativo di omologare la Resistenza alla tragica stagione delle Fobie?
Dal processo della Risiera del 1976 non si contano più i tentativi di equiparare la Resistenza alle Foibe, il comunismo jugoslavo al nazifascismo. Poi si è passati al revisionismo storico, al voler equiparare carnefici e vittime, a chiedere la pacificazione nazionale servendosi dell'ignoranza della storia per cercare di cancellare i valori della resistenza antifascista. Con una martellante campagna di stampa sulla «vergogna della tragedia dimenticata» e sui processi da fare per le foibe, dimenticando che già sotto il Governo militare alleato erano stati celebrati a Trieste processi contro 72 infoibatori o presunti tali con condanne fino all'ergastolo. E' deplorevole che parte della grande stampa , la Rai, i politici democratici conoscano assai poco le vicende internazionali - e non locali - di una regione, la Venezia Giulia, che con la guerra fu coinvolta in pieno nel conflitto dell'area danubiana-balcanica. Non è un caso che il 10 febbraio preso dalla destra come simbolo della tragedia (ma foibe ed esodo sono due cose distinte) è la data della sigla del Trattato di Pace di Parigi. Ma questi signori non spiegano che l'Italia era sul banco degli imputati e che la gran parte dell'Istria e Fiume furono perdute non certo per colpa dei partigiani ma per le precise colpe del fascismo e della sua violenta opera snazionalizzatrice prima e per l'invasione della Jugoslavia poi.



Trieste: la cultura dei parrucconi.

» Inviato da valmaura il 31 August, 2021 alle 1:25 pm

Quando scriviamo, in tutti i campi, che esistono due Trieste, due città separate e non comunicanti: nel benessere, nella qualità della vita, nella salute, il discorso appare ancora più evidente nel campo culturale, di cui la città si vanta e bea ma che in realtà è un hobby di pochi per pochi.
Tra gli ispiratori ed amici della nascita del Circolo Miani nel 1981 figurava il prof. Carlo Tullio Altan, forse il più noto antropologo italiano, docente prima all'Università Sapienza di Roma e poi a quella di Trieste, e padre del vignettista satirico Francesco.
In uno dei suoi saggi, da noi recensito, Altan evidenziava che nella nostra società esistono da sempre due culture: una con la “C” maiuscola, accademica, baronale, elitaria, e un'altra, anzi tante altre, con la “c” minuscola che rappresentavano il comune sentire, gli interessi attuali, i bisogni perfino della stragrande maggioranza della popolazione, insomma la vita reale.
Per lui, e per noi, la prima si riconduceva ai santuari tradizionali dei teatri, dei concerti, delle tavole rotonde tra i soliti noti nei caffè intellettuali, dei premi autoreferenziali, e che la funzione degli “intellettuali” nella nostra società avrebbe fatto inorridire Gramsci, Salvemini e Calamandrei.
Comprensibile capire perchè fino dalla sua nascita, nell'agosto 1981, il Circolo Miani rompendo tutte le consuetudini, e questa fu la chiave del suo inarrivabile successo, si offrì come strumento di crescita assieme culturale e sociale.
E fin dall'inizio proponemmo e praticammo una “cultura” che fosse partecipata, vissuta dalle persone e dal territorio dove queste vivevano, senza distinguere il diritto all'informazione ed al piacere culturale da quelli legati alle emergenze economiche e sociali. E pur avendo ospitato oltre 120 tra i maggiori testimoni della società italiana ed europea le nostre non erano “conferenze”, dove i relatori stavano sul palco e tenevano lezione, ma dibattiti a tu per tu con le persone che intervenivano su di un piano di totale parità.
Così come fin da subito iniziammo una campagna, proseguita per 40 anni, di recupero ed apertura degli immobili e delle aree di proprietà pubblica (Regione, allora Provincia e Comune, principalmente) per renderli accessibili e funzionali ai bisogni di incontro, socialità dei cittadini di tutte le età nei quartieri dove essi vivevano.
E come ben sapete Trieste è piena zeppa, scandalosamente piena, di ville, parchi, immobili, scuole, lasciati marcire in spregio anche delle volontà testamentarie dei donatori, nel degrado e nell'abbandono più totale. Se esistesse una attenzione da parte della magistratura soprattutto contabile, gli amministratori pubblici avrebbero dovuto da tempo essere chiamati a rispondere in solido di questo immenso danno erariale, oltre che sociale.
Ci fu perfino chiesto da due amministrazioni regionali dello scorso secolo e di segno opposto, a riconoscimento del nostro impegno, di riscrivere la legge regionale sugli interventi in merito ai finanziamenti, sempre a pioggia e clientela, dei contributi regionali per legarli all'offerta di sedi e servizi a costo zero per tutte quelle associazioni e comitati spontanei di cittadini, senza fini di lucro, che operavano sul territorio del Friuli Venezia Giulia. Il tutto poi, com'era prevedibile, rimase lettera morta perchè andava ad intaccare la borsa della spesa di questa politica.
Dunque ora Trieste Verde e la Lista civica Muggia insistono nel proporre che le nuove amministrazioni comunali divengano un attore protagonista di questa linea, valorizzando altresì le istituzioni culturali e museali presenti tutte nel centro città, e di cui la gran parte dei Triestini, intesi come provincia, o ignora del tutto la loro esistenza o comunque non ne ha mai messo piede, per aprile e metterle in rete con questa cultura del e sul territorio i cui contenuti vanno indicati dalle persone che vi vivono, così come gli strumenti idonei per realizzarli.
Altrimenti bisogna prendere atto che le esperienze nei primi anni Settanta dei Teatri Tenda di Dario Fo e Franca Rame, di Proietti e Gassman, dei concerti “borgatari” dei grandi cantautori, e perfino le estati romane dell'effimero di Nicolini, a questa politica, a questi intellettuali un tanto al chilo a questa sinistra da operetta non hanno insegnato proprio nulla.
O la “cultura” questo è, o semplicemente non è, per quanti fronzoli, belletti e marchette indossi.
Infatti come risposta hanno “murato vivo” l'unica struttura praticabile nella zona est di Trieste: l'Auditorium da 300 posti a Valmaura.
Maurizio Fogar per Trieste Verde e Lista civica Muggia.



Sanità Triestina. I sondaggi del “divino” Otelma.

» Inviato da valmaura il 30 August, 2021 alle 11:03 am

Oggi sulla stampa locale si pubblica il risultato commissionato dalla Regione sul “gradimento” del sistema sanitario regionale, e come un buon oste che si rispetti il responso è che il suo vino è ottimo!
Poi leggendo tra le righe risulta tutto il contrario, ma partiamo dal titolo.
“Sanità locale promossa da 8 cittadini su 10. Intervistato da Swg un campione di 800 residenti in regione”
E leggiamo tra le righe: “Tornando all'ambito generale, metà dei cittadini attribuisce una valutazione chiaramente positiva alla sanità del Fvg”. Dunque non più "8 su 10" promuovono.
Ma poi: “Numeri che scendono, rispettivamente, al 41% e al 40% a Pordenone e Trieste per quanto riguarda il gradimento dell'Azienda stessa e al 45% e al 44%, invece, per l'intero sistema sanitario. Per quanto riguarda, invece, le problematiche del sistema sanitario regionale, queste sono rappresentante essenzialmente, almeno per il 73% degli intervistati e con un dato identico all'analogo sondaggio effettuato a febbraio, dalle liste d'attesa eccessivamente lunghe, mentre per il 47% - in calo dell'11% - dai tempi d'attesa in pronto soccorso.
Poi il commento soddisfatto dell'oste, ovvero l'assessore regionale alla Sanità Riccardi, il committente del sondaggio.
Ora contrariamente al titolo ed alla presentazione del risultato, dalla lettura dei dati emerge invece esattamente l'opposto: ovvero che a Trieste ben il 60% non è “soddisfatto” della propria Azienda Sanitaria, ed a Pordenone gli insoddisfatti sono il 59%, con giudizi analogamente negativi sull'intero sistema sanitario regionale.
Poi ben 3 persone su quattro, “almeno il 73%”, anche se facciamo fatica a comprendere quel “almeno”, protesta contro le liste d'attesa nella Sanità pubblica e quasi la metà per la lunghezza dei tempi al “Pronto Soccorso”.
Ora tutto quello che ne esce smentisce nettamente il titolo e conferma invece appieno del perchè Trieste Verde e la Lista civica Muggia abbiano messo nel dieci punti prioritari dei loro programmi la necessità e l'urgenza che i Sindaci, per legge dal 1934 Ufficiali Sanitari dei Comuni i cui cittadini pagano con le loro tasse questo servizio sanitario, riprendano un ruolo attivo e determinante nella gestione della Sanità pubblica, oltre ad arrestare un degrado progressivo di quella territoriale, i Distretti Sanitari, che almeno a Trieste sono stati spogliati di gran parte dei servizi di base e specialistici.
La prossima volta che Riccardi interpelli il mago Otelma, forse gli andrà meglio e costerà, a noi, di meno.




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