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Circolo Miani » News Correnti » Page 148

Non mistificare Nadia Toffa !

» Inviato da valmaura il 14 November, 2020 alle 2:28 pm

Non si fa un buon servizio alla memoria, e tantomeno a quella di Nadia presentando un murales rionale con le premesse uscite oggi sulla stampa.
Che poi ad intestarsene memoria e ricordo siano esponenti di questa maggioranza che l'ultimo servizio delle Iene sulla Ferriera criticava duramente, e che si richiamavano a dei comitati di pochissime persone che dalla nascita sono stati al servizio della peggiore politica triestina: francamente è troppo.
Ci vergogniamo per loro, Nadia.



Piazza Unità sfortunata? No, maltrattata !

» Inviato da valmaura il 13 November, 2020 alle 1:46 pm

Brevissima cronistoria: Piazza Unità fu rifatta come è ora dall’amministrazione comunale guidata dal Sindaco Illy. Entrata nella storia delle comiche la foto in cui lui ed il vice Damiani davano il primo colpo di piccone (se ci aiutate a reperirla la ripubblichiamo).
Fin dall’inizio progettuale fu vittima di tre errori: l’aver buttato le vecchie pietre in Masegno, l’averle sostituite con arenaria friabile e porosa (assorbe ogni macchia), non aver previsto gli adeguati giunti per permetterne l’elasticità con il cambio delle temperature.
Un quarto grave errore è stato il permettere che l’area si trasformasse ripetutamente e frequentemente in un cantiere con transito, sosta ed operatività di tir, camion, furgoni e muletti, oltre alla costruzione e deposito di tonnellate di impalcature in tubi innocenti: i cui nefasti risultati non sono mancati da subito (perdite di olio, strisciate nere di grossi pneumatici, e scheggiature se non peggio delle pietre).
Detto tutto questo per rifarla ex novo come Dio e logica comandano ci vogliono soldini che i rattoppi rischiano di divenire “pezo el tacòn del buso”. E magari andrebbe rispostata lateralmente quella orribile fontana dei Quattro Continenti che spezza la prospettiva della piazza. E smetterla di trasformarla per almeno un terzo di mesi all’anno in un Suk di Tangeri o in una gigantesca impalcatura semovente.
Ed allora perché non accantonare i quattrini della Tassa di Soggiorno comunale invece di buttarli a palate di centinaia di migliaia di euro in addobbi ora inutili e comunque effimeri (dopo due mesi in discarica).
Ci sfugge dunque l’uscita “imprenditoriale” odierna dell’assessore Rossi, investire soprattutto soldi altrui, cioè nostri, per e sopra il nulla non ci sembra una scelta oculata.
Come sarebbe ora di schiodare quella sciagura del presidente della Camera di commercio funerario da piazza della Borsa e rottamarla con il Parco del Mare liberando subito gli undici milioni di euro per tenere in vita commercio e terziario.
Lo diciamo, noi, da sempre, ma questa politica nemmeno questo è capace di fare.
Cin Cin Trieste.
 
La galleria fotografica è visibile su Facebook Circolo Miani.



United Leccons

» Inviato da valmaura il 12 November, 2020 alle 1:19 pm

Prima di lasciare lo scritto a Marco Travaglio ci permettiamo due considerazioni.
La prima riguarda le “Sarde”: spicciatevi a farvi una seconda foto con Benetton che durante l'ora d'aria è più dura.
La seconda: sempre in attesa delle sentenze definitive non si può non notare che se rubi un chilo di mele al supermercato e sei un normale povero Cristo finisci in galera, se sei invece un potentone al massimo ti fai gli arresti domiciliari in villa, anche se hai sulla coscienza 83 vite umane.
“Il minimo che si possa fare leggendo le intercettazioni di Castellucci, Mion e degli altri MAGNAger di casa Benetton intercettati dalla Procura di Genova, è vomitare. Ma stupirsi, per favore, no.
Da ieri siamo inondati dai commenti indignati di politici, giornalisti e commentatori che fingono di meravigliarsi per le parole sprezzanti dei manager scelti dai Benetton per speculare a suon di dividendi miliardari su un bene pubblico (le autostrade), la sicurezza pubblica (le mancate manutenzioni dei viadotti) e l’incolumità pubblica (i cavi del Morandi “corrosi” e i pannelli “incollati col Vinavil”). Ecco: ce li risparmino.
Oggi intitoliamo questa colonna come quella dell’agosto 2018 sul crollo del ponte Morandi, perchè ricordiamo benissimo cosa dicevano questi tartufi. Era già tutto chiaro e lampante allora, almeno per le responsabilità gestionali dei dirigenti scelti da Luciano, Gilberto & F.lli, noti imprenditori a pelo lungo passati dal tosare le pecore al tosare gli italiani. Ma quando il premier Conte promise ai funerali di cacciare i Benetton da Aspi, fu investito da una potenza di fuoco politico-mediatica mai vista prima, al grido di “no all’esproprio” e “aspettiamo la Cassazione”. Anche se il crollo del Morandi (43 morti) era il macabro replay della strage di Avellino del 2013 (40 morti).
Solo il Fatto osò mettere la parola “Benetton” in prima pagina. Quella del Corriere non citava né Atlantia, né Autostrade, né Benetton: in compenso additava come colpevoli i 5Stelle e gli ambientalisti contrari alla Gronda (anche se la Gronda non l’avevano certo bloccata loro, non avendo mai governato né la Liguria né l’Italia, ma la destra e la sinistra; e comunque la Gronda, anche se esistesse, non rimpiazzerebbe ma affiancherebbe il Morandi).
Stessa favoletta su Repubblica: niente Atlantia, Autostrade e Benetton, ma giù botte a i 5Stelle anti-Gronda. Idem su La Stampa (“Imbarazzo per un documento M5S” e per “il blog di Grillo”), il Giornale (“chi è stato”: i Benetton? No, “i grillini”) e tutti i TG. Perché?
Elementare, Watson: i Benetton riempiono di pubblicità milionarie giornali e tv; il M5S e gli ambientalisti un po’ meno. In più, per pura combinazione, Autostrade sponsorizzava la festa di Repubblica “Rep Idee” e aveva nel Cda l’amministratore di Repubblica Monica Mondardini. Quindi la revoca della concessione alla Sacra Famiglia trevigiana era pura bestemmia.
Repubblica, Corriere, Stampa, Messaggero e Giornale ripeterono per giorni che Conte, Di Maio e chiunque altro si azzardasse a incolpare Atlantia per le colpe di Atlantia era affetto da patologie gravissime. Eccole: populismo, giustizialismo, moralismo, giustizia sommaria, punizione cieca, voglia di ghigliottina, ansia da Piazzale Loreto, sciacallaggio, speculazione, ansia vendicativa, barbarie umana e giuridica, cultura anti-impresa che dice “no a tutto”, deriva autoritaria, ossessione del capro espiatorio, pressappochismo, improvvisazione, avventurismo, collettivismo, socialismo reale, oscurantismo.
Ezio Mauro spiegò su Repubblica che “una delle più grandi società autostradali private del mondo” non può diventare “il capro espiatorio di processi sommari e riti di piazza”, “tipici del populismo” e dei “pifferai della decrescita”. Toccare la sacra concessione, per Daniele Manca del Corriere, era una pericolosa “scorciatoia”, “un errore” e “un indizio di debolezza”. Giovanni Orsina, su La Stampa, lacrimava inconsolabile per i poveri Benetton (mai nominati), “sacrificati” come “capro espiatorio”: roba da “paesi barbari”. L’emerito Sabino Cassese tuonava a edicole unificate, dal Corriere al Sole 24 Ore a Repubblica, contro la revoca ai Benetton e il ritorno delle Autostrade allo Stato: “Sarebbe una decisione immotivata e anche illegale”, strillava, scordandosi di premettere che nel 2000-‘05 era stato nel Cda del gruppo Benetton, uscendone con 700mila euro tra gettoni e consulenze.
Centrosinistra e centrodestra, a suo tempo lautamente foraggiati da Autostrade, le fecero scudo come un sol uomo, tempestando la Consob di esposti contro Conte&C.: il crollo che li angosciava non era quello del Ponte sui 43 morti, ma quello del titolo Benetton in Borsa: “Qualcuno sarà chiamato a rispondere di aggiotaggio” (Michele Anzaldi, deputato renziano, 16.8). “Consob avverte Palazzo Chigi: ‘Pericoloso turbare i mercati’” (Stampa, 17.8). “Consob raccoglie l’appello di Forza Italia: verifiche su Autostrade. Brunetta: ‘Attenzione a chi turba i mercati’” (Giornale, 18.8).
Il Partito d’Azioni trovava il suo naturale portavoce nell’Innominabile: “Revocare la concessione ad Autostrade significa pagare 20 miliardi di danni”. Poi, con comodo, il nome Benetton riapparve sui giornaloni. Ma per riabilitarli con titoli e interviste strappalacrime. Da Pulitzer quella di Francesco Merlo (Repubblica) a Luciano dai capelli turchini, poco dopo la morte del fratello Gilberto. Merlo lo definì “imprenditore di sinistra”, forse perché nelle foto di famiglia siede da quella parte. Poi affondò il colpo: “È vero che il crollo del Ponte Morandi a Genova con i suoi 43 morti ha ferito lei e ha ucciso suo fratello?”. Mancò poco che chiedesse i danni ai famigliari delle vittime.
Quindi, signore e signori: vomito sì, stupore no. Magari qualche parolina di scuse, ecco.”



Autolesionismo Triestino: Sanità, Clima, Alberi.

» Inviato da valmaura il 11 November, 2020 alle 2:56 pm

Partiamo dal dire una cosa che può sembrare banale ma non lo è: in politica le responsabilità maggiori nelle scelte, sbagliate o giuste che siano, ricadono innanzitutto su chi “governa”, ovvero la maggioranza, ma anche chi sta all’opposizione ne ha una buona dose. Pertanto compito di chi cerca come noi di fare del giornalismo schierato solo a tutela dei cittadini e non di una parte politica o economica è di evidenziare le criticità, fare nomi e cognomi dei responsabili, offrire a chi ci legge tutte le informazioni possibili e per ultimo indicare percorsi e soluzioni.
Prendiamo la sanità, insomma la tutela della NOSTRA salute. Stupisce che su di una realtà così evidente ci siano persone che continuino nei commenti ad anteporre le proprie simpatie partitiche alla necessità di tutelare la loro vita e la comunità.
Tutta la sanità è da decenni potestà primaria delle Regioni e pertanto esse ne portano piena responsabilità. In Friuli Venezia Giulia la “riforma” che ha dato il via alla “razionalizzazione” della sanità pubblica (chiusura di interi ospedali, taglio drastico di reparti e posti letto, riduzione del personale) ed ha spalancato le porte alla sanità privata, risale alla metà degli anni Novanta e porta il nome del leghista Fasola, allora assessore regionale alla Salute. A cascata poi le varie maggioranze che si sono alternate alla guida della Regione hanno proseguito sulla stessa strada. Lo stesso vale per l’inerzia ed il silenzio dei sindaci di Trieste che hanno abdicato alla loro funzione di Ufficiali Sanitari del Comune e agli interessi concreti dei Triestini che con le loro tasse pagavano, e pagano, questo disservizio. Due casi per tutti: lo scandalo perenne del Pronto Soccorso e dei tempi biblici di attesa per esami e visite specialistiche, che favorivano oggettivamente il ricorso alle strutture private; ed il progressivo depauperamento dell’ospedale Burlo Garofalo fino all’irrazionale decisione di spostarlo a Cattinara.
Emergenza climatica. Non occorre essere Mercalli per capire l’ormai progressiva mutazione del clima a Trieste, quando a metà novembre misuriamo 20 gradi qualcosa è cambiato.
Come non occorre essere stati insigniti del Premio Nobel per comprendere che la mutazione climatica velocissima in atto nel Pianeta sia la causa principale di tutti i disastri che esponenzialmente aumentano di anno in anno ed abbia una stretta interconnessione se non con l’insorgere certamente con la rapida diffusione di nuove malattie e pandemie, la cui correlazione con l’inquinamento atmosferico è oramai fuori discussione.
Se è vero che la questione, e le soluzioni non più rinviabili, è planetaria qualcosa possiamo fare anche noi qui a Trieste ed in FVG, sperdutissima provincia dell’impero. E le cose che dobbiamo fare sono poche, semplici quanto importanti.
Tutelare la nostra terra, a Trieste poi particolarmente caratterizzata nella sua morfologia, bloccando le cementificazioni, arrestando le emissioni inquinanti, e soprattutto implementando l’ambiente verde e naturale, polmone essenziale per limitare i danni dell’aumento delle temperature.
Per questo l’impegno da noi intrapreso da anni contro la mattanza degli alberi in città, la deforestazione in atto sul Carso, il no alla sua devastazione prevista da un insano progetto di Tav regionale, il recupero dei giardini e delle aree verdi urbane, un piano regolatore comunale per fermare l’installo anomalo e selvaggio di ripetitori ed antenne della telefonia mobile, fino alla richiesta di moratoria per il 5G, oltre ad un articolato e concreto progetto, sul quale è in atto un serrato confronto con l’Autorità portuale, che abbiamo definito “Porto Green”.
Il tutto affiancato alle storiche battaglie del Circolo Miani per il “Rinascimento” dei quartieri da decenni lasciati in sostanziale degrado, per tutelare appunto la nostra salute e qualità della vita, contro l’emergenza povertà e casa che colpiscono, anche se molti non lo sanno o fa loro comodo ignorarlo, decine di migliaia di concittadini, contro lo sfruttamento del lavoro iterinale e precario su cui oramai si basano gli enti pubblici, su Porto Vecchio che porto almeno in parte deve rimanere (Terminal crociere) e l’elenco potrebbe proseguire a lungo ma per questo vi invitiamo a leggere i nostri articoli (Tram di Opicina, No Ovovia, Piscina Terapeutica, NO Parco del Mare e altre cosette).
Ma su questo invitiamo caldamente i nostri lettori ed i nostri concittadini a smetterla di affrontare la ricerca delle soluzioni con spirito “di parte”, che in questi decenni non c’è “parte” che si salvi ed “il più pulito ha come minimo la rogna”.
L’unica “parte” che dobbiamo assumere è quella della difesa della nostra vita e del nostro futuro.
Altrimenti ti saluto Trieste.
Maurizio Fogar



Una sanità regionale con poche luci e moltissime ombre.

» Inviato da valmaura il 10 November, 2020 alle 2:56 pm

Soprattutto a Trieste. Una storia vera.
E' di ieri l'annuncio del Ministero della Sanità che “per affrontare questa che si profila come una tragedia nazionale, di persone che non possono essere curate di Covid, di persone che non possono essere curate per malattie cardiovascolari. La mortalità di infarto acuto del miocardio e di ictus è aumentata già del 10 per cento.” E la percentuale aumenterà ancora per i casi di tumore, essendo saltati, o ritardati i controlli.
Se trasponiamo questa realtà a Trieste ed in Friuli Venezia Giulia la situazione potrebbe essere ancora più tragica.
La sospensione degli interventi chirurgici programmati, l'abolizione del Day Hospital, il dimezzamento operativo di molti reparti per utilizzare altrove il personale sanitario, l'assenza di posti letto, oltre che quella cronica di personale sanitario, la semichiusura dei Distretti Sanitari territoriali, l'insufficiente numero di medici di base e pediatri sul nostro territorio, la scomparsa dei vaccini antinfluenzali, ed il riproporsi, incredibile ed inaccettabile, della propagazione estesa dei contagi nelle RSA, nelle residenze protette pubbliche, private e convenzionate, oltre che il rinvio sine die di molti controlli specialistici e no per i tanti cittadini sofferenti di patologie croniche, ad iniziare dal Diabete. Tutto questo offre un quadro sanitario almeno per Trieste da mettersi le mani nei capelli.
Poi da tempo sono saltati i percorsi di “tracciamento” ma quello che è più grave Asugi non riesce a rispettare i protocolli, più volte sbandierati sulla stampa, di comunicazione degli esiti dei tamponi.
Ne riportiamo un caso di cui siamo stati testimoni: una signora fa il tampone, come richiesto rimane per due giorni (48 ore) in autoisolamento. Non avendo ricevuto nei termini previsti comunicazione alcuna dall'Asugi, e dunque ritenendo l'esito negativo, come prescritto dal protocollo comunicatole al momento dell'esame, il terzo giorno esce e si reca a trovare i genitori a casa loro. Poi per scrupolo il giorno dopo chiama il proprio medico curante, che ha accesso allo schedario informatico Asugi, e riceve da questi la notizia che no, che il tampone aveva dato esito purtroppo positivo, e che è fatto grave che l'azienda sanitaria non glielo abbia comunicato.
Morale della favola, oltre ad essersi rimessa tardivamente in isolamento, ha trasmesso il virus pure ai genitori, ambedue risultati positivi al Tampone e pure sintomatici (tosse, febbre, perdita di gusto ed olfatto) e reclusi nella loro abitazione.
Peccato, verrebbe da dire, che non abbia incontrato pure Poggiana, Riccardi et similia.




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