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'L'Eco della Serva'
Fatti e misfatti della settimana

Il “Lacan” triestino: Roberto Dipiazza.
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Noblesse oblige. Vero Dipiazza?
L' Alma Trieste costretta a scusarsi pubblicamente, anche a nome dello sport cittadino, per il gestaccio del podestà Dipiazza nei confronti di un giocatore di colore del Cremona al Palasport di basket, ieri. E non..
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Circolo Miani » News Correnti » Page 147

Sempre più giù, in tutti i sensi.

» Inviato da valmaura il 7 March, 2012 alle 10:59 am

Oramai l’emorragia di copie perse dal piccolo giornale è un fiume in piena.

Sempre più spesso nel tamburino del giornale la cifra delle copie “diffuse”, attenzione non vendute ma stampate per le tre edizioni quotidiane di Trieste, Gorizia ed Istria, si abbassa attorno alle 35.000 unità; numeri ovviamente da cui vanno sottratte le migliaia di copie di rese invendute che fanno bella mostra di se sui bancali della Litoranea in quel di Monfalcone.

D’altronde si può ben comprendere il rifiuto dei cittadini a ricevere informazioni la cui professionalità è ben rappresentata, tanto per fare un esempio a caso, dal titolo del pezzo a sigla (C.E.) sul resoconto del processo (processo?) di ieri la cui udienza nel merito è durata esattamente una decina di minuti e poi è stata subito rinviata perché uno dei due testi della pubblica accusa non si è presentato in Tribunale.

Il titolo testuale recita: “Francobolli regionali. Fogar in aula il 5 giugno”. Ecco il contenuto del pezzo che segue è ben rappresentato dalla veridicità del titolo e confutarlo è opera inane assai, oltre che perfettamente inutile.

Nei fatti l’udienza lampo è stata rinviata a martedì 29 maggio alle ore 15, sempre nell’aula 215 al secondo piano del Tribunale, così giusto per completezza dell’informazione magari per qualche cittadino interessato ad assistere al processo.

Sul resto non c’è ora altro da aggiungere e siccome noi non usiamo, nel torpore di un ordine dei giornalisti che ancora di più giustifica la necessità di una sua rapida abolizione, gli strumenti di informazione sui quali scriviamo come una clava per colpire cittadini inermi, “aggiusteremo” la verità nelle deputate sedi di un paese civile. E sarà folta e ci auguriamo ricca compagnia a risponderne.

Ma intanto ci sembra cosa della massima attualità riproporre un pezzo pubblicato su questo nostro sito dedicato ad un altro servizio del piccolo giornale sempre a sigla (C.E.), sul precedente processo a carico di Maurizio Fogar e del Circolo Miani conclusosi con sentenza definitiva (chiesta pure alla pubblica accusa) di assoluzione perché “Il fatto non sussiste”. Insomma la formula più ampia che possa esistere nel nostro codice.

Buona rilettura.

  

(C.E.) chi è costui?
» Inviato da valmaura il 6 May, 2009 alle 11:06 am

(C.E.) chi è costui? E siccome è giusto dare a Cesare quel che è suo, completiamo la sigla con l’intero nome e cognome: Claudio Ernè.

Entrato al Piccolo come fotografo, veramente eccellenti alcuni suoi scatti su fatti di cronaca politica negli anni settanta, passò poi cronista. Era l’epoca della Rizzoli che aveva acquistato Il Piccolo dalla ultradecennale proprietà di Chino e famiglia Alessi, e che aveva mandato il torinese Ferruccio Borio a dirigerlo, prima che scoppiasse lo scandalo P2 con annessi e connessi. Era l’epoca del cosiddetto consociativismo, dell’inizio del compromesso storico tra DC e PCI. E in questo clima per dare una svolta alla politica ultranazionalistica del quotidiano locale la nuova proprietà aprì le porte del giornale ad alcuni nomi graditi, se non proprio indicati, al Partito Comunista.

Così inizia la carriera di C.E. al quotidiano locale, poi con gli anni finisce ad occuparsi quasi solo di cronaca nera, di giudiziaria, con qualche tuffo nell’attualità e nella politica. Adeguandosi perfettamente, plasmandosi quasi, ai cambiamenti di linea politica del giornale, passato poi al gruppo editoriale di destra Monti-Riffeser, e distinguendosi per alcuni “pezzi” decisamente anticomunisti, come spesso capita a quasi tutti gli “ex”.

Qui ne diamo tre esempi abbastanza significativi, pubblicati sul mensile Nuova Società, che come lo stesso C.E. ricorda nel suo articolo di lunedì 4 maggio dedicato a Maurizio Fogar ed al Circolo Miani: “lo stesso circolo aveva avuto il merito  di farsi editore di una pubblicazione di notevole spessore culturale”. Mensile che fu allora il più diffuso periodico regionale, autore di tutte le principali inchieste giornalistiche sulla Tangentopoli locale, e che fu fondato proprio per offrire una alternativa alle censure ed alla disinformazione del quotidiano sul quale C.E. scriveva.

Quale fosse il clima di professionalità e di etica dell’informazione che allora, ma solo allora?, aleggiava al Piccolo lo rappresenta benissimo questo episodio. Quando ospitammo, grazie alla collaborazione di Gianluigi Melega, Enzo Tortora per la sua prima uscita pubblica in Italia dopo la piena assoluzione di quella montatura giudiziaria che lo avrebbe di lì a poco ucciso, in una domenica mattina al cinema Ariston stracolmo fino su viale Romolo Gessi di triestini, il quotidiano locale non ne diede praticamente notizia. Mentre tutti i TG nazionali, la stampa italiana e le televisioni di mezza Europa corsero a Trieste per seguire la manifestazione. Memorabile l’apertura del TG1 della sera con il servizio da Trieste come prima notizia.

Ma a parte i tre pezzi in questione pubblicati nei numeri di novembre 1988, aprile e dicembre 1989 (clicca sopra per vederli) e rimasti senza replica alcuna dell’interessato, che qui riproponiamo, voglio qui ricordare due altri  episodi che lo ebbero come protagonista. Quando Franco Basaglia viveva una sofferta agonia, la moglie e gli amici gli chiesero di non scriverne per rispetto alle ore terminali del noto primario. Ed infatti C.E. non esitò a pubblicare nel dettaglio la notizia. Così come un più recente servizio curato sempre dalla stessa persona e che riguardava la scoperta di uno dei purtroppo frequenti casi di abuso di farmaci steroidi ed anabolizzanti nelle palestre triestine, in una indagine da parte delle forze dell’ordine. Per giorni e giorni vennero descritte sul giornale le vicende anche molto personali e familiari del gestore della palestra fino a che questi non fu trovato impiccato su di una trave di casa a Muggia.

Tragica ironia volle che poi proprio dalle colonne del giornale si facesse il pistolotto sulla campagna di notizie ed indiscrezioni che avrebbe stroncato la fibra del giovane e lo avrebbe spinto al suicidio. Come se non fosse stata la stampa locale la fonte continua e pressante di questa situazione.

Ecco ci sembrava opportuno informare i tanti o pochi lettori di questo sito di alcuni aspetti della storia professionale di C.E. per rendergliene giusto merito.




Trieste. Una città senza dignità.

» Inviato da valmaura il 18 February, 2012 alle 1:46 pm

18 febbraio.

Perché partiamo dalla data? Ma perché a metà gennaio il tandem Laureni-Cosolini, rispettivamente Assessore all’Ambiente e Sindaco di Trieste, avevano annunciato pubblicamente, solennemente quanto ultimativamente, e con un tono da tregenda che entro il 31 gennaio il Comune avrebbe inviato una ordinanza alla proprietà della Ferriera con le rigorose prescrizioni da osservare in tema di inquinamento. Pena, quello non si sa perché si erano scordati di dirlo.

Per quanto si sa gennaio è finito e nulla è stato inviato. L’inquinamento cancerogeno però è continuato ed anzi aumentato, forse si sono scordati di avvertirlo.

Continua nel frattempo la tragica farsa, perché riguarda non solo il lavoro dei 450 dipendenti più i 200 della Sertubi, ma il futuro tutto della nostra provincia (a partire dall’eventuale sviluppo del porto) delle prospettive dello stabilimento: dei compratori fantasma, dei debiti della proprietà, oramai ex perché espropriata dalle banche creditrici, saliti ad oltre 1,17 miliardi di euro.

Dal 2000 la politica, un sindacato assolutamente inefficace (ad essere proprio buoni), gli enti locali (dalla Regione al Comune), la locale classe dirigente, non sono riusciti a produrre un progetto, ma che dire, anche solo un’idea di come, quando e su cosa riconvertire lo stabilimento e creare nuova occupazione. Di tavoli istituzionali ne hanno fatti fino ad ora 27, tra centrodestra e centrosinistra, ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti, di chi ovviamente li usa per vedere e non per leggere la stampa locale che su questo ha fatto negli anni sistematica e grave disinformazione, ovviamente a tutela degli interessi forti e della politica incapace.

Tutto il resto sono solo chiacchiere.

L’unico piano concreto, e che ove attuato, a Napoli con la riconversione dell’Ilva di Bagnoli, ha portato alla decuplicazione dei posti di lavoro, in questi anni, per la precisione nel 2004, è stato presentato in Regione dal Circolo Miani. Ovviamente è stato ignorato e totalmente nascosto dai cosiddetti organi di informazione.

Passiamo ad altro.

Per esempio la sanità triestina, a partire dagli ospedali (da Cattinara al Burlo) sta letteralmente cadendo a pezzi, con scenari da Bangladesh, e rischi mortali per i ricoverati.

Manca perfino il riscaldamento, oltre che i posti letto ed il personale e questa non è una novità, e tutto passa nell’indifferenza della politica ma quel che è peggio della gente la cui vita prima o dopo dipenderà proprio da questi ospedali. Anzi il presidente regionale Tondo può tranquillamente dichiarare, sempre oggi 18 febbraio, sulla stampa che ovviamente in posizione fantozziana pubblica senza commentare, che “Vogliamo garantire la salute ai massimi livelli. Nostro dovere di politici è di assicurare ai cittadini di questa regione i migliori livelli possibili di salute”. E può ancora tranquillamente camminare per la pubblica strada.

Sempre nell’altro. Scoppia l’allarme Eternit delle tettoie dello scalo Legnami, sarà forse l’effetto del processo con condanna esemplare del Tribunale di Torino per la strage all’amianto, e come miracolo a venire si scopre solo ora che dalla Torre del Lloyd a San Vito fino al Colle di Servola ci sono decine di migliaia di metri quadri di tettoie in Eternit, magari con una scuola ed i suoi 850 bambini circondati dall’amianto.

Dove erano i cosiddetti giornalisti, i cosiddetti genitori dei suddetti bambini, i politici d’accatto quando dal 1998 ad oggi inutilmente il Circolo Miani ed il Coordinamento dei Comitati di Quartiere denunciavano ogni settimana che Dio mandava in terra questo pericolo?

Distratti, menefreghisti o che altro? Tanto, pensa el mona patocco, tocca sempre agli altri. Come diceva Aiazzone? Ah si! Provare per credere. Solo che qui quando provi sei fregato per sempre.

Post Scriptum: lunedì 5 marzo, alle ore 11.30, nell’aula 113 al piano terra del Tribunale di Trieste si apre il processo contro gli undici cittadini, quattro donne e sette uomini, accusati di aver occupato il Municipio di Trieste il 29 giugno del 2010 per difendere la legalità e tutelare la salute della nostra comunità sulla vicenda Ferriera. Ecco vedete cosa si rischia ad avere ancora un briciolo di dignità in questa città.

(fine della prima puntata)




Niente di nuovo sotto il sole.

» Inviato da valmaura il 17 January, 2012 alle 2:10 pm

Purtroppo l’anno nuovo inizia peggio di come il 2011 ci abbia lasciato, il che dunque è tutto dire.

Le notizie che arrivano sono praticamente tutte sconfortanti, forse, anzi via quel forse, meno una: il piccolo giornale ha raggiunto il minimo delle copie vendute. Sul tamburino di oggi il dato di quelle diffuse, cioè stampate, supera di poco le 35.000 unità, comprese le edizioni di Trieste, di Gorizia e dell’Istria. Non era mai successo prima.

Ma torniamo alle brutte.

La sanità triestina, in specie quella ospedaliera, è oramai al più totale collasso.

E la politica si rimpalla delle responsabilità che sono invece chiarissime. Se oggi Cattinara ed il Burlo sono ridotti in condizioni preagoniche il demerito è tutto e solo ascrivibile a chi ha governato la Regione in questi ultimi trenta anni. Anzi una fetta importante di questa responsabilità la porta pure la nostra gente, che chiamarli cittadini mi sembra parola qui fuori posto, che ha accettato e continua a subire passivamente una situazione che mette in gioco il bene primario di ognuno di noi: la salute e la vita.

Rassegnazione, fatalismo, monaggine o quant’altro caratterizzano una volta di più i triestini che accettano in silenzio tutto questo, cosa che invece, come sempre più spesso ci capita di vedere per i TiGì, porta a delle vere e proprie rivolte di popolo in altre parti d’Italia.

Le notizie dei malati accatastati nei reparti e nel pronto soccorso, i tempi di cura, terapia ed intervento, per non parlare di quelli per visite specialistiche od esami: non fanno appunto più notizia perché sono la norma. E quando questa stampa locale ne parla si limita a fotografare l’esistente senza risalire alle cause, senza individuare i responsabili di questo sfascio inaccettabile.

La vicenda Ferriera-Sertubi è d’altra parte il simbolo del fallimento della società triestina: politica, industriale, sindacale. Hanno perso quattordici anni di tempo per scoprire, e coprire, quello che il Circolo Miani ed i Comitati di Quartiere dicevano già nel 1998.

Bravi. Ma ora la crisi è esplosa e a poco serve aver sistematicamente nascosto i dati, taroccato i numeri (come quelli del debito bancario della vecchia proprietà russa della Severstal, pubblicati per due anni di fila sempre fermi a quota 700 milioni quando in realtà avevano raggiunto la cifra di 1,17 miliardi di euro). E le conseguenze si vedono tutte. Ed ha ragione da vendere il nuovo amministratore delegato della Sertubi quando rinfaccia alla politica di aver taciuto e di non aver “commissariato” la proprietà della Ferriera anni fa, perché “tutti sapevano”.

In quanto al sindaco Roberto Cosolini, per il suo bene qualcuno dovrebbe ricordargli che non può dichiarare sulla stampa, come fatto oggi, che «Prendo in ogni caso il dato come uno stimolo a lavorare - non si scompone Cosolini - e ricordo che quel 57,5% di voti dello scorso maggio è un dato mai raggiunto da alcun candidato sindaco da quando vige il meccanismo dell’elezione diretta».

Si riferiva a quelle abituali classifiche farlocche che annualmente vengono pubblicate sul “gradimento” popolare di sindaci, presidenti di Regione e Provincia. Perché se è vero che è stato eletto con quella percentuale, va detto che i voti validi sono stati pari al 49% degli elettori, questo si “un dato mai raggiunto da alcun candidato sindaco da quando vige il meccanismo dell’elezione diretta” e che lui dunque è stato votato da appena il 28% dei triestini. Una cosa appunto mai vista prima e che dovrebbe portate tutta la politica ad una preoccupata riflessione.

In quanto allo sfortunato assessore all’Ambiente del Comune pare che non gliene vada bene una che è una. Sperperata in un lampo, che è anche un vero record personale, la credibilità agli occhi della gente sulla vicenda Ferriera, è totalmente naufragato, peggio della Costa Concordia, sulla seconda cosa alla quale ha messo mano: ovvero la raccolta differenziata dei rifiuti. La vicenda ha oramai assunto aspetti tragicomici e stupisce sentir parlare di un aumento delle tasse sulle “scovazze”, la invisa Tarsu comunale. Anzi dovrebbe essere esattamente il contrario, ad un aumento della raccolta differenziata dovrebbe infatti corrispondere una diminuzione dei costi di smaltimento ed un conseguente aumento dei ricavi (dal riciclo e vendita delle materie recuperate); ergo una conseguente diminuzione della tassazione ai cittadini.

Ma pare che solo a Trieste succeda il contrario. La classica eccezione alla regola. Ma sarà proprio sfiga o che altro, che proprio a Trieste deve toccare in malasorte tutto ciò?




Galliano Fogar. Martedì 10 gennaio, alle ore 15, le ceneri di Galliano Fogar verranno poste accanto a quelle di Etta, nella tomba di famiglia al Campo 29 del Cimitero di Trieste.

» Inviato da valmaura il 20 December, 2011 alle 7:04 pm

Io ho perso il padre ma Trieste e l’Italia hanno perduto un eccellente storico ed un galantuomo.

Una di quelle rare persone che hanno rappresentato la parte migliore del nostro Paese, con un rigore ed un rifiuto a scendere a compromessi sui principi che si richiamavano a quel movimento rappresentato durante la Resistenza da Giustizia e Libertà e poi dal Partito d’Azione, e che lo videro tra i protagonisti assieme ad Ercole Miani, a Leo Valiani, tra gli altri.

Non starò qui a ricordarne i tanti libri, ricerche, saggi ed articoli scritti in tutti questi anni che lo resero un indispensabile punto di riferimento per la storiografia italiana ed internazionale. Chi lo desidera può trovarli elencati su Wikipedia o su internet.

Grazie alla sua caparbia ricerca storiografica il giudice istruttore Sergio Serbo riuscì a celebrare il processo ai criminali nazisti che avevano operato nella Risiera di San Sabba.

Ha contribuito alla fondazione del nostro Circolo nel 1981 ed ha partecipato molte volte alle nostre iniziative. Quando l’attuale Presidente della Repubblica, l’8 settembre 1995 venne a Trieste per presentare un suo libro chiese proprio a Galliano Fogar di esserne relatore.

Dal 2007 ha dato un silenzioso ma determinante contributo economico per la sopravvivenza della nostra Associazione.

Se ne è andato dalla sua Etta alle 12 di lunedì 19 dicembre, aveva appena tagliato il traguardo dei novanta anni, compiuti il 14 dicembre purtroppo in ospedale.

Ringrazio il Presidente del Consiglio comunale Iztok Furlanic che oggi 20 dicembre ha voluto darne notizia con una sentita commemorazione in apertura del Consiglio che poi ha rispettato un minuto di silenzio per onorarne la memoria.

Nel suo testamento ha disposto che alcun necrologio a pagamento appaia sulla stampa locale ed ha invitato, chi lo volesse fare in sua memoria, a contribuire alla sopravvivenza di questo Circolo che porta il nome del suo fraterno amico Ercole Miani.

Egli vive sempre nel mio cuore e nella civile intelligenza delle persone perbene.




Palasport? Bastavano due tavolini al Bar Sport.

» Inviato da valmaura il 17 December, 2011 alle 2:44 pm

Una catastrofe ampiamente annunciata e cercata.

Potremmo dire semplicemente che siamo confortati dal totale insuccesso della cosiddetta “assemblea” pubblica promossa dalla Settima Circoscrizione ieri al palasport di Chiarbola. E poi spiegheremo il perché di questo totale insuccesso che porterebbe, in qualunque paese normale e civile, alle immediate dimissioni dei suoi protagonisti: l’assessore al decentramento Emiliano Edera, ed il presidente della Circoscrizione, Francesco Bettio, che invece l’assessore all’Ambiente Umberto Laureni ha ben più fondate e diffuse motivazioni per lasciare il suo incarico. Ma anche di questo parleremo in seguito.

Poiché una informazione degna di questo nome, dunque non del piccolo giornale e della stampa e tivù locali, impone di separare i fatti dalle opinioni di chi li scrive, partiamo appunto dai fatti e cominciamo dalla cronaca della manifestazione organizzata ieri al palasport di Chiarbola.

Persone presenti sulla gradinata (posti 900) poco più di trenta e per completezza li citiamo uno ad uno.

Cominciamo dai sedici consiglieri circoscrizionali, insomma gli organizzatori, proseguiamo poi con i tre assessori accorsi, Laureni, Edera, con la fugace apparizione della Famulari, i due consiglieri comunali di maggioranza presenti, De Carli e Mozzi, ed un gruppo di cinque parapartitici: Tam, Pacor, Gemiti, Cecco ed un candidato della Lista Cinque Stelle. A fianco a loro il rappresentante di una associazione di pompieri volontari, i tre di una onlus servolana e sette cittadini di cui cinque invitati ed informati della cosa dal Circolo Miani. Per un totale di 37 persone, di cui cittadini non politicizzati appunto 7.

Circa cinquanta persone hanno preferito non entrare e se ne sono andate, erano cittadini espressione del Circolo Miani e dei Comitati di Quartiere.

Tutto ciò nonostante una tambureggiante campagna di informazione promessa ed attuata dall’assessore al Decentramento, Edera, il buon cuore del piccolo giornale che alle sei righette esatte del Comunicato Stampa del Comune (chiunque può leggerselo sul sito Rete Civica) di cui una e mezzo occupata dalla dicitura della Circoscrizione, ha aggiunto altre dieci e passa righe di commento per un titolo a due colonne, i volantini della Circoscrizione diffusi nei quartieri con l’invito ad appiccicarli per ogni dove.

Gli intervenuti nel rapido dibattito che aveva impropriamente il titolo “La parola ai cittadini” e che si è concluso ben prima del previsto orario di chiusura (le 19.20!) hanno di fatto finalizzato il tutto alla emergenza Ferriera.

Alcuni dei presenti ci hanno riassunto l’intervento del semprepiùnervoso assessore Laureni di cui riportiamo una sintesi, e ci scuserà l’interessato della eventuale presenza di alcune inesattezze.

Ha definito un “disastro” (un gentile eufemismo) l’incontro pubblico tenutosi quasi un mese fa dalla Giunta itinerante con i cittadini della Settima Circoscrizione alla scuola Caprin. Ha detto che, con grande rispetto del galateo parlando di un assente ma ieri mancava l’esperto del bon ton, il suo collega Omero, con Maurizio Fogar non si può parlare “perché ripete sempre le stesse cose”.

Ha detto che se la proprietà della Ferriera non metterà in atto tutte quelle misure (che non ha appunto nemmeno lontanamente attuato in quindici e passa anni e certamente non pensa di farlo oggi, piena di debiti e sull’orlo della chiusura) idonee a ridurre le emissioni inquinanti,  a partire dal primo febbraio 2012 lui assieme al sindaco Cosolini studieranno che provvedimenti prendere nei confronti della russa Severstal, ed ha accennato ad una diffida.

Ha detto, ricitando un assente, che lui non è, come scrive Fogar, paragonabile al passato sindaco Dipiazza (veramente Fogar lo aveva equiparato per parità di ruoli al precedente assessore Bucci e il riferimento all’ex sindaco era con l’attuale, ovvero Cosolini), e non è vero che i suoi comunicati stampa sono uguali a quelli emessi in dieci anni dalla passata amministrazione (infatti la data è diversa). Ha di nuovo chiesto di dare tempo alla nuova amministrazione che si è appena insediata (sette mesi) per lavorare.

Ecco questa in sintesi la cronaca, e capiamo la difficoltà sovrumana incontrata dall’inviato del piccolo giornale a “pompare” un nulla di un flop epocale nel pezzo gridato di oggi sulla cronaca locale.

Questi i fatti. Ora le considerazioni. E partiamo dalla fine.

Se sette mesi di governo della città sono insufficienti ad elaborare una serie di interventi su di una vera e propria emergenza cittadina, che tiene banco da oltre tredici anni nel dibattito politico-sociale ed economico di Trieste, non vorremmo arrivare a sentirci ripetere le stesse cose nel 2016 quando si ritornerà a votare per il Comune, la Provincia finalmente non dovrebbe più esistere, e nessuno per altro se ne accorgerà ed è sperabile che l’attuale simulacro delle Circoscrizioni subisca analoga sorte.

L’assessore, semprepiùnervoso, all’ambiente trascina il calendario a suo piacere. Mesi fa aveva detto che il “piano” del gruppo di lavoro da lui ideato avrebbe dovuto concludersi e diventare operativo a partire dalla fine di ottobre (registrazione sedute della cosiddetta consulta sull’ambiente). Ora slittiamo a febbraio del prossimo anno per un atto che al massimo si configura in una diffida del sindaco. Non se ne abbia a male ma sui nostri tavoli ci sono le copie delle quattro diffide a firma Dipiazza emesse dal Comune nel decennio precedente. I cui esiti appunto sono sotto gli occhi, le orecchie, i polmoni e la pelle di tutti.

Ed ancora una domanda all’uomo (sempre il Laureni) che nel suo appellato “disastro” della precedente assemblea alla Caprin si era autodefinito “come la persona che qui dentro conosce la Ferriera meglio di tutti voi”, suscitando più che giustificati lazzi e sberleffi da parte di alcuni ex lavoratori e tecnici della fabbrica presenti in sala. Come mai, visto che conosceva di tutto e di più, in questi tanti anni non l’abbiamo mai sentito intervenire pubblicamente, non dico alle centinaia di assemblee e manifestazioni organizzate, che magari ad un esponente della sinistra radicale può dare un tanticchio di fastidio scendere in corteo con il “popolo”, ma magari sui giornali su, che ne sappiamo, l’interramento del Vallone di Muggia per un’area pari ad otto campi di calcio con una discarica abusiva di 370.000 tonnellate di rifiuti tossici, oppure sulle emissioni di diossine dall’impianto di agglomerazione, fino al più recente sequestro delle nuove discariche abusive nella acciaieria dismessa. Era distratto lui, eravamo distratti noi, che magari lo ha fatto riservatamente, con grazia e bon ton, e noi non ce ne siamo accorti, e nella qual cosa gli porgiamo anticipate scuse?

Comunque se si rivolge all’Ufficio Stampa del Comune, oggi arricchitosi della nuova portavoce del sindaco, potrà trovare decine di articoli del piccolo giornale, o del suo omologo in lingua slovena, degli anni scorsi che scrivono esattamente le cose riportate sul piccolo giornale di oggi, con gran risparmio di fatica e fantasia per l’inviato di ieri.

Se il “ripetere sempre le stesse cose”, peccato che queste “cose” il Laureni non le abbia ricordate ieri, è una colpa da parte di Maurizio Fogar, ebbene allora è una colpa pretendere il rispetto della legge, la tutela della salute, e di un lavoro dignitoso.

Perché la cosa originale è che si attacchi Maurizio Fogar nella sua persona (oggi gli epiteti che vanno per la maggiore sono “showman”, “demodè”, “capopopolo di un popolo di maleducati”, e così andando) ma non si abbia mai, in corso di decine di incontri, audizioni, dibattiti smentito nel merito una delle “cose” che Fogar diceva, e non erano poche né leggere, dei fatti e delle leggi che citava.

E ieri, come nella migliore tradizione stalinian-goebbelsiana, non si è fatta differenza.

Ma d’altronde l’organizzazione della manifestazione al Palasport ha seguito solo una logica, quella di emarginare il Circolo Miani, i Comitati di Quartiere ed ovviamente Maurizio Fogar.

E pensare che la proposta di promuovere questa assemblea che doveva essere un vero e proprio momento di partecipazione e discussione dove i cittadini che vivono nei quartieri che da Altura e Borgo San Sergio arrivano fino a Chiarbola, passando per San Sabba, Monte San Pantaleone, Valmaura e Servola, avrebbero indicato e scelto le soluzioni che la politica avrebbe dovuto ascoltare, apprezzare e realizzare per risolvere le tante, troppe emergenze che quotidianamente mettono a repentaglio la qualità della vita e la tutela della salute di un quinto della popolazione del Comune di Trieste, ma che inevitabilmente sconvolgono la vita di tutta la città e di Muggia, orbene l’idea e la proposta era stata avanzata dal Circolo Miani, dal Coordinamento dei Comitati di Quartiere, ed inserita nel programma di maggioranza, che aveva espresso la rappresentante dei Comitati, eletta con oltre 840 e passa voti, alla Circoscrizione nella Lista “La Tua Trieste”. Anzi questa iniziativa era uno dei tre punti vincolanti del programma concordato che aveva spinto la rappresentante de “La Tua Trieste-Comitati di Quartiere” a dare il suo voto, determinante, alla elezione dell’attuale Presidente della Circoscrizione. Ma quella Assemblea non era la farsa a cui tristemente abbiamo assistito ieri. E la cronaca di questo flop voluto e cercato dai partiti politici, senza distinzione alcuna, sta tutta nella Interrogazione fatta all’assessore Edera, ancora senza risposta e pubblicata nell’articolo “Una Provocazione” che trovate qui sotto nella rubrica Notizie sul sito.

Sta in un assessore, indicato dall’Italia dei Valori locale, una sbiadita ed irriconoscibile copia di quel partito che esprime Di Pietro e De Magistris, visto che qui nel Comune che concorrono a governare (?) chiedere il rispetto della legalità diventa un fastidioso optional, come nel caso della mancata adozione da parte del Comune di quel Piano d’Azione Comunale, con la “C” e non la R sul Decreto Legge, contro l’inquinamento industriale, pur reso obbligatorio da una legge dello Stato entro e non oltre il 2005!  Una delle cose che appunto “ripete” Maurizio Fogar.

Sta nella ridicola risposta data alla Circoscrizione che la premessa fondante per la partecipazione dei cittadini, la lettera da inviare a tutti i nuclei famigliari risiedenti nel territorio amministrato dalla Settima Circoscrizione, veniva respinta “perché costava troppo”, alcune migliaia di euro per l’affrancatura, e che poi “magari anche le altre Circoscrizioni a loro volta ce lo avrebbero chiesto e la spesa non era sostenibile”: Emiliano Edera (IDV).

Se un assessorato, con una delega così significativa per chi della partecipazione dei cittadini alle scelte della comunità ha fatto il proprio slogan elettorale, non ha qualche decina di migliaia di euro all’anno nel suo bilancio, orbene allora meglio abrogarlo e così risparmiare ancora più quattrini.

Sta nella risibile opposizione mossa, o per meglio dire lievemente accennata, da parte di una Circoscrizione che ha scelto di rifiutare quella opportunità di fondare un nuovo rapporto tra istituzioni e cittadini, rifondare una politica espressione del territorio, che Circolo Miani e Comitati di Quartiere attraverso la consigliera de La Tua Trieste le proponevano, per ridursi ad una brutta copia in sedicesimi di quel teatrino della politica che ha portato al maggioritario distacco della gente da questa casta partitica - a Trieste alle ultime amministrative non ha votato più del 50% degli elettori – e che ha prodotto quel disastro che è sotto gli occhi di tutti, meno ovviamente dei politici, di professione, od aspiranti tali.

Anzi di più, la Circoscrizione abdicando al suo ruolo politico prima che istituzionale, da alcune settimane a questa parte ha lavorato, dedicando ben due sedute all’argomento e sfornando un “regolamento per l’assemblea pubblica”, come neanche ai tempi del Miniculpop di Benito, per rompere l’accordo con chi aveva ideato la proposta, e per espropriare i cittadini dell’iniziativa, emarginando i promotori, accettando il veto assessorile sull’invito, e dando di fatto la gestione dell’iniziativa del Palasport ai partiti.

Come sia finita lo si è visto e fotografato. Potremmo qui dire che era scontato: oggi tutto quello che i partiti toccano non diventa oro ma come un Re Mida al contrario, si trasforma in materia organica nemmeno buona per il concime.

No non siamo felici per nulla di questa loro disfatta fallimentare. Sappiamo che i responsabili non la capiranno, né ne trarranno le ovvie conseguenze. Chi continuerà a parlare di tombini e marciapiedi, seguendo rigorosi ordini di scuderia su ogni cosa salga di una spanna dal parere consultivo sulla pitturazione di un passaggio pedonale. Chi gongolerà per aver fatto fallire una cosa che poteva essere pericolosa per il loro sistema di sottopotere locale. Chi continuerà a ripetere, lui sì fino all’oramai evidente paranoia politica e non, che con Maurizio Fogar  “non si può parlare perché ripete sempre le stesse cose”, ma soprattutto perché il PAC sull’inquinamento industriale è meglio non averlo perché qualcuno allora potrebbe chieder conto del perché il Sindaco non rispetti la legge come altri suoi colleghi ed avendo lo strumento per farlo, ad esempio, non ordini la sospensione temporanea della produzione in Ferriera (atto che badate non mette a rischio i posti di lavoro, messi invece a repentaglio dal quasi fallimento della proprietà), o all’Italcementi.

No, noi che come Circolo Miani in quel Palasport di Chiarbola avevamo promosso tre precedenti assemblee, l’ultima con quasi 900 partecipanti e alle altre c’erano state 500 e 400 persone, siamo tristi perché i partiti con i loro codazzi di sparuti fan locali, hanno impedito ai cittadini di parlare, non solo di Ferriera, ma dell’Italcementi, del vecchio e nuovo Inceneritore, delle vasche a cielo aperto del Depuratore fognario cittadino, dei 50.000 metri quadrati di Eternit che circondano i nostri quartieri, del traffico insopportabile di mezzi pesanti e non, di una scuola con 850 bambini inserita nel cuore di queste schifezze, di un ipermercato che ha massacrato la vita di Chiarbola, delle condizioni di vita disumane in cui sono state sbattute migliaia di persone in complessi da abbattere ieri quali i “Puffi” di via Grego, o il “serpentone” di Valmaura. Dell’isolamento e dell’abbandono in cui si trovano zone quali Altura, Monte San Pantaleone dopo oltre un ventennio di pessime amministrazioni comunali.

Ecco tutto questo è stato precluso da un colpo di mano, l’ennesimo, dei partiti tutti, nessuno escluso.

Ecco perché anche se i fatti ci hanno dato clamorosamente ragione siamo tristi per una occasione importante volutamente sprecata. Per la gente presa in giro ancora una volta, per il regalo fatto alla politica degli interessi inconfessabili, o peggio ancora alla monaggine di parte.

Andandosene le cinquanta persone che si sono rifiutate di partecipare a questa farsa in un Palasport desolantemente vuoto e grigio che ospitava “La parola ai (sette) cittadini” hanno srotolato uno striscione: “E’ dal 1998 che i cittadini parlano, ad una politica sorda, incapace o peggio…”.

 

 

 

 

 

 





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