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Trieste Verde. A cosa diciamo no!
Dicemmo no alla progettata Centrale a Carbone nel Vallone di Muggia, battaglia vinta..
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Circolo Miani » News Correnti » Page 146

Ma che bollette paghiamo?

» Inviato da valmaura il 26 February, 2021 alle 2:07 pm

Si, per acqua, luce e gas: dove le spese di sistema, le accise e l’iva rappresentano oltre il 60% dell’importo totale, mentre il consumo reale si attesta sul 35-40% della spesa.
Hai voglia che oggi l’amministratore delegato di Agegas-aps e altre cose, Gruppo Hera, dichiari in tutta la prima pagina gentile omaggio del piccolo giornale, che “Il piano industriale di AcegasApsAmga, inserito nel più generale contesto del gruppo Hera, punta esplicitamente su Trieste. «Perché Trieste - premette Roberto Gasparetto, amministratore delegato della multiutility del Nordest - è una realtà che cresce più di altri territori”.
La verità più prosaicamente racconta altre storie, ovvero che la rete distributiva su Trieste è un colabrodo con una perdita record per l’acqua che si attesta attorno al 40% del trasportato.
Ma non c’è fretta, infatti le perdite “prima del contatore” vengono addebitate per luce, gas ed acqua ai clienti in bolletta. Una appropriazione indebita in guanti bianchi che vale per tutte le aziende del settore, che raddoppiano di fatto il proprio utile con un parco suppletivo di clienti coatti a loro insaputa.
Altro che “libero mercato” e con questo andazzo è ovvio che le manutenzioni siano l’ultimo pensiero per le aziende, tanto comunque incassano anche per il perso.
Questo è uno dei frutti avvelenati della privatizzazione della municipalizzata Acegas che ha significato poi per le casse comunali una perdita secca di introiti in tutti questi anni. Un affarone!
E senza considerare la cessione poi di altri servizi importanti come quello cimiteriale e soprattutto quello dei rifiuti.
Ripensiamoci con Trieste Verde nel prossimo Consiglio comunale.



Il cantiere infinitamente fermo.

» Inviato da valmaura il 25 February, 2021 alle 2:12 pm

Il fu “Meccanografico” di Campo Marzio. Venti anni di rimpalli, di scelte rimangiate ed indecisioni e lo scheletro in cemento sta sempre lì, magari usato per parcheggi improvvisati di camion e Luna Park.
Milioni, praticamente cinque, buttati ed intanto il manufatto continua a deteriorarsi. Ed il bello è che il Comune non ha ancora deciso come utilizzarlo o se rivenderlo alle Ferrovie dello Stato da cui l’aveva acquistato un ventennio orsono per la modica cifra di 4,6 milioni di euro di allora.
Il simbolo vivente di come funzionano gli appalti ed i lavori pubblici a Trieste, come le recenti disavventure hanno confermato. Sul banco degli imputati non siede solo la politica ma anche i vertici amministrativi del Comune portano delle belle responsabilità.
Che dire, questi aprono la lite delle Comari su Porto Vecchio, si rinfacciano la pagliuzza ed ignorano la trave.
E riaprono pure la questione, a quindici anni di distanza, sul dove trasferire gli esausti mercati ittico ed ortofrutticolo, anche lì soldi buttati, peccato che siano nostri, vedi acquisti Duke (“Ezit in liquidazione ha aggiudicato la struttura a un milione e 190 mila euro. Il sindaco Dipiazza: Nel 2019 il trasferimento e Campo Marzio sul mercato”).
Forse Trieste Verde può tornare utile.



Ci vediamo sabato.

» Inviato da valmaura il 24 February, 2021 alle 12:50 pm

Si, questo sabato 27 febbraio, alle ore 11, sempre presso la sede (g.c.) del Circolo Miani in via Valmaura 77 a Trieste, e sempre all'aperto nel rispetto delle misure anti Covid-19, si terrà un nuovo incontro pubblico di Trieste Verde per costruire assieme la Lista civica.
Ne faremmo volentierissimo a meno, che questa politica ci piace assai poco, ma proprio per cambiarla radicalmente, senza inciucini e commediole, e soprattutto per risolvere le tante emergenze triestine a partire dal fermare la mattanza degli alberi ed il degrado del verde pubblico e privato, consci che è il Comune lo strumento responsabile, non ci resta che candidarci a gestirlo.
Succede una volta ogni cinque anni, che si rinnovi il Consiglio comunale, e perdere questa occasione vuol dire rassegnarsi allo status quo per i prossimi anni. E francamente continuare a gridare nel vuoto e nel silenzio complice di tutte le forze politiche, che spolverano questi temi solo in campagna elettorale per raggranellare con l'inganno qualche voto, non è la nostra ambizione.
Per noi vale solo quanto è stato fatto finora, da tutti: noi per primi.
Pertanto mancare, disertare questa occasione è divenire oggettivamente complici di chi abbatte alberi e distrugge la nostra qualità della vita. Sfogarsi, lamentarsi, imprecare contro la politica poi non servirà beatamente a nulla. Se lo mettano bene in testa tutti.
Arrivederci a sabato, dunque.
Avete impegni per quel giorno? Sapeste noi, ma dignità e vita sono forse più pressanti.



La Centrale nucleare alle porte di Trieste.

» Inviato da valmaura il 24 February, 2021 alle 12:47 pm

Non lascia ma raddoppia!
Doveva cessare l’attività nel 2023. In Slovenia è attiva dal 1983 la centrale di Krsko, progettata sul finire degli anni Settanta. «All'epoca non si sapeva nulla della sismicità dell'area. La centrale fu costruita senza un'analisi», dicono gli esperti.
L’Austria ne chiede la chiusura, il Governo italiano tace mentre il “Governatore” regionale Tondo dieci anni orsono ne sosteneva il raddoppio e chiedeva che la Regione FVG partecipasse all’impresa.
La Germania ha deciso di completare la sua uscita dal nucleare entro il 2022, il Belgio progetta di fare il gran passo qualche tempo dopo, mentre il Regno Unito dimezzerà le capacità di produzione di energia nucleare nel 2025, con Svizzera e Spagna che dovrebbero seguire a ruota nel prossimo decennio. Il tutto nell’abbandono dell’atomo.
In tutta Europa, l'impianto nucleare di Krsko è l'unico che sia collocato in un'area a sismicità medio-alta. Ed è per questo che rappresenta un grande pericolo: 125 chilometri da Trieste, in direzione della "Bora".
Senza dimenticare il problema di base che da anni sta caratterizzando le critiche e le paure attorno alla vecchia centrale già in funzione, ossia il carattere sismico dell'area su cui è stata costruita e il terremoto di Zagabria e di Petrinja che distano una quarantina di chilometri da Krsko la prima, una sessantina la seconda, ne sono l'esempio tragicamente più concreto.
L'allarme degli esperti italo austriaci sugli effetti devastanti in caso di terremoti: «Pericoli sottovalutati».
Nonostante numerosi studi successivi abbiano dimostrato l'instabilità del luogo, «la Slovenia intende costruire accanto a quella già esistente un'altra centrale, con potenza tripla. In un primo momento, gli approfondimenti per la costruzione della Krsko 2 furono affidati a due istituti nazionali francesi. Ma quando questi ultimi si accorsero che c'erano problemi significativi, e che erano presenti faglie spostatesi in epoche recenti, scrissero una lettera per denunciare la cosa», ha sottolineato il geologo Sirovich.
I più pericolosi eventi sismici non sono circoscritti solo ai tempi recenti: Peter Suhadolc, sismologo e direttore del Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Trieste, ha spiegato che «nell'arco di 150 anni, in quella zona, ci sono stati diversi terremoti tra magnitudo 5 e 5 e mezzo: non è un posto adatto alla costruzione di una centrale nucleare. La pericolosità viene calcolata sulla base di terremoti passati. Ma non sappiamo niente di quelli futuri, che potrebbero avvenire su faglie createsi in prossimità della centrale. Le faglie attive che sono state mostrate sulla cartina parlano da sole dei pericoli che si corrono”.
Parlano si, ma non ai sordi ed agli affaristi.
Come dimostrano le trentennali indagini del Circolo Miani e la mole di articoli pubblicati anche su queste pagine. Trieste Verde serve anche a questo e se non ora quando?



Ascoltare il territorio, i rioni? Una pagliacciata totale!

» Inviato da valmaura il 23 February, 2021 alle 1:18 pm

La balla più grossa, il meschino inganno della strumentalizzazione elettorale.
Per i cinque anni precedenti questa politica non ha mai messo piede o naso sul territorio, e lo stesso vale da almeno 30 anni, ora in campagna elettorale tutti “scoprono”, addirittura “riscoprono” le periferie, come se in molti quartieri centrali le cose andassero meglio. Sentono l’impellente bisogno, non ci hanno dormito la notte per anni, di correre con i loro banchetti, gazebini, camper, ma per qualche orata e non di più, ad “ascoltare” la gente, conoscere i problemi e via discettando.
Si assiste ad uno stravolgimento totale della realtà, con la pompa di stampa e televisioni a fare da servili fiancheggiatori e megafoni.
Il concetto è semplice, quasi elementare quanto ovvio: chi amministra, dalla maggioranza o dall’opposizione, o chi si candida a farlo, questa nostra città, i problemi, i bisogni della gente reale dovrebbe conoscerli a menadito, sennò che amministra a fare.
Ergo sono loro che dovrebbero parlare ai cittadini nei quartieri, indicare le soluzioni per i loro bisogni e avanzare proposte concrete, non fumose promesse generiche quanto mai, su centri di aggregazione, sviluppo green e puttanate consimili.
Ed i residenti ascoltare, criticare, integrare e poi giudicare con il voto.
Questa è la funzione di una corretta politica altrimenti si scende, come ora e nelle precedenti elezioni, nel raggiro e nel ridicolo.
Ogni cinque anni infatti la scena si ripete, fino a due mesi prima nei quartieri non si era visto nessuno di questi politici od aspiranti tali, poi di colpo a sentire l’odore delle urne elettorali il risveglio dal letargo, a creare ingorghi rionali tra passeggianti e tavoli.
Come finisce la farsa? Al solito: le cassette delle lettere riempite di santini elettorali distribuiti a pagamento che la gente cestina a piene mani, l’aumento del non voto, e fatta la festa gabbato lo santo tutto come prima fino alla prossima campagna elettorale.
Ricordiamo un episodio degno delle comiche di Mister Bean: un quindici anni orsono in un tour turistico rionale l’allora candidato Renzo Tondo se ne uscì con questa frase che ben sintetizza quanto finora scritto.
Il candidato Presidente della Regione affermò, come riportato sulla stampa a piena pagina che ad ascoltarlo dinanzi al Cimitero di Servola, oltre ai defunti che malgrè lui non potevano più votare c’erano quattro, di numero, gatti che “se eletto il giorno dopo verrò a Servola a chiedervi come chiudere la Ferriera”!
Ovviamente nei cinque anni seguenti non vi ha mai messo piede, la Ferriera ha inquinato avanti, e la siora Maria è stata rinvenuta morta mummificata fuori dalla porta di casa con un lucchetto nuovo in mano.
Pagliacci.
Teodor per Trieste Verde.
Nella foto: Panorama Triestino: un albero e tre antenne.
 




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