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'L'Eco della Serva'
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Il senso di DiPi per le statue.
Il Vate con vista sui cassonetti delle scovazze.Alice al Depuratore fognario cittadino.E quella di Ressel prossima ventura all'Inceneritore di via Errera?..
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Società politica e Società civile. Dedicato a Trieste.
Se incontri uno convinto di sapere tutto e sicuro di sapere fare tutto, non ti puoi sbagliare: è un imbecille. (politica e dintorni)Si chiama pregiudizio di conferma, ovvero ciò a cui si vuole ardentemente credere e non importa..
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*Ferriera: le analisi della procura
*Questionario medico Ferriera

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Circolo Miani » News Correnti » Page 146

Paura, e tanta.

» Inviato da valmaura il 1 December, 2014 alle 12:21 pm

Il fatto che piccolo giornale, il suo omologo in lingua slovena e teletrepiùuno ignorino sistematicamente le iniziative promosse dal Circolo Miani dovrebbe porre ai meno scemi più di qualche interrogativo.

Il primo, elementare, che dovrebbero porsi tutti coloro che sono “impegnati” in politica e nelle istituzioni è: ma che democrazia è quando il più forte impedisce l’espressione della voce di tanti o pochi cittadini della nostra comunità?  Cancella con la censura oppure dileggia senza possibilità di replica una parte della nostra gente? Come si può rimanere inerti a tollerare, e non da oggi ma da almeno quattordici anni, una violenza così sfacciata ed inaccettabile per ogni democrazia?

Il secondo ne è in parte conseguenza del primo: perché lo fanno?

Qui la risposta è altrettanto semplice. Questo atteggiamento di “cancellazione” si attua solo nei confronti di chi realmente si teme.

Timore che possa modificare gli equilibri di potere, che possa intaccare gli affari e gli interessi sui quali si regge con un patto ultradecennale il sistema di potere locale, che possa delegittimare, facendo crescere una cultura dei diritti e della partecipazione, quel facsimile di politica a cui si sono ridotti le forze politiche ed i partiti. Pertanto una realtà, una voce anche modesta non può essere tollerata, e dunque va circoscritta e spenta, pena il crollo di un sistema marcio dalle fondamenta e che tutela gli interessi di pochi a danno di quelli della comunità che questi signori dovrebbero amministrare per il bene di tutti.

La storia della Ferrera di questi sedici anni è l’esempio preclaro e probante di quanto sopra ed è la cartina di tornasole del fallimento della politica triestina e regionale.

Una storia in cui la politica ha messo in campo il peggio di se. Usando degli organi di “informazione” (interessante è la partecipazione del vicedirettore del piccolo giornale al convegno della Curia triestina dal nome sgradevolissimo “la Cattedra di San Giusto” che ricorda l’autoritarismo nozionistico ante anni sessanta, dove viene chiamato evidentemente come esperto a discettare di “informazione e deformazione”. Per lui buona la seconda) come di una clava per liquidare le voci dei “non garantiti”. Per “non disturbare i manovratori” ed i padroni delle Ferriere, per l’appunto. Cercando in tutti i modi di indebolire il più forte movimento d’opinione che dal 1998 ininterrottamente ha coinvolto la città e la vicina Muggia.

Per riuscire in questo hanno usato tutti i mezzi di cui disponevano: l’azzeramento dell’unico contributo pubblico che per legge spettava al Circolo Miani, processi conclusisi con l’assoluzione in primo grado “perché il fatto non sussiste”, campagne di stampa diffamatorie, l’azzeramento di ogni notizia sulle attività promosse (vedere l’ultimo esempio odierno), la creazione di comitati di comodo che facessero una “opposizione di sua maestà” parolaia quanto inconcludente ma che servisse a legittimare i presunti controllori e la politica in generale, non a caso sempre prodiga di presenze e di pubblici riconoscimenti. Fino allo sfratto che tentano di attuare da oltre un anno in barba perfino alle norme di legge e con il tacito consenso degli amministratori del Comune che come le donnine di una volta dicono no ma intendono si, spalancando labbra e braccia.

E per ostacolare le iniziative del Circolo che nonostante questo non si decide a morire come le tante, francamente troppe, persone che in oltre un decennio si sono ammalate e sono decedute grazie all’inquinamento industriale e alla complice inerzia dei “controllori” pubblici, varano pure delle norme liberticide ad hoc per ostacolare la presenza in strada dei volontari del Miani.

Leggete questa risposta alla richiesta di occupazione temporanea di pochissimi metri (otto) per quattro ore avanzata al Comune per sabato 6 dicembre nelle adiacenze della Fiera di San Nicolò (Portici di Chiozza). Conseguentemente è stata prodotta l'Ordinanza in linea di viabilità n. 723/14 dd. 21 novembre 2014 che destina l'area in parola agli operatori della fiera consentendo la sosta di mezzi ai soli operatori fieristici stessi. Stante quanto poi stabilito dalla Determinazione nr. 18/2014 dd. 24.11.2014 della P.O. Promozione Economica al punto nr. 20) "nell'area delimitata dal seguente perimetro: portici di Chiozza - via Carducci - via Crispi - via Ireneo della Croce - viale XX Settembre - via Giulia - via Battisti - portici di Chiozza non possono essere promosse raccolte di firme o di denaro o altre iniziative consimili, quali che ne siano gli scopi."

Insomma il diritto costituzionale di esprimere e manifestare liberamente le proprie opinioni viene sospeso per una settimana (dal primo all’otto dicembre) in una porzione centrale della città per non disturbare, evidentemente, i bottegai, con tutto rispetto per il duro lavoro che fanno altro che i politici, delle bancherelle che per altro non si vede come un tavolino sotto i portici ed i volantini distribuiti potrebbero intralciare. Meglio il deserto del Gobi sempre che i dromedari non abbiano da ridire.

Dunque non si esita a calpestare tutto, anche i principi della nostra Costituzione, ben sapendo di poter godere di una impunità totale senza che alcuna voce si levi a denunciare la lesione dei diritti, a partire da una Prefettura e da una Direzione regione per le Autonomie locali che pur dovrebbero vigilare sulle norme degli enti locali.

E per fortuna che questa è una amministrazione “progressista”, almeno a parole.




Chiudere la Cokeria subito. Firma anche Tu!

» Inviato da valmaura il 27 November, 2014 alle 12:39 pm

Lunedì 1 dicembre, alle ore 18, al Circolo Miani a Trieste in via Valmaura 77 (visto a cosa serve una sede e capite perché ci vogliono sfrattare?) si terrà una Assemblea pubblica per fare il punto sulla situazione e dare il via alla campagna cittadina per la raccolta di firme, da Muggia in qua. Fondamentale per la riuscita dell’iniziativa è la partecipazione di più gente possibile, perché per questo computer, facebook contano meno che niente. Chiudere la Cokeria subito nella realtà non nelle comparsate su ring, gong o quanto altro. Tutto il resto sono solo chiacchiere utili ai padroni delle Ferriere ed ai loro padrini politici. Conta una volta di più la gente in carne ed ossa, mi riferisco ovviamente alle persone che hanno ancora un briciolo di dignità e la forza di rivendicare il loro diritto ad una qualità della vita civile. Gli altri se ne stiano pure in bar o dal parrucchiere a mugugnare. Qui ciascuno lotta per la sua salute senza deleghe in bianco.

Qui sotto trovate il testo integrale delle due petizioni ma purtroppo le foto ed il materiale allegato dovete andare a vedervelo sulla pagina Facebook del Circolo Miani oppure scriverci il vostro indirizzo e-mail e noi vi spediremo gli allegati. Di meglio non riusciamo a fare perché i tecnici informatici costano e noi palanche non le teniamo.

 

FIRMA ANCHE TU!

Per le adesioni online si fa così.

Questo è il testo della prima petizione promossa dal Circolo Miani, Servola Respira, La Tua Muggia ed il Coordinamento dei Comitati di Quartiere:

 

Al Sindaco di Trieste

Ufficiale Sanitario del Comune

All’Assessore all’Ambiente

Regione Friuli Venezia Giulia

 

Fermiamo l’inquinamento: per la nostra salute e la nostra vita

 

I sottoscritti cittadini della provincia di Trieste chiedono:

- l’immediata chiusura dell’impianto della Cokeria della Ferriera

- il fermo dell’Altoforno, dell’impianto di agglomerazione e della macchina colare,  per la verifica        del rispetto integrale delle prescrizioni sui lavori da effettuare indicati nella perizia della Procura e nelle prescrizioni regionali.

- Il mantenimento dei livelli occupazionali attraverso l’impiego del personale nelle operazioni di rimozione della Cokeria e delle bonifiche e messe in sicurezza.

 

Questo è il testo della seconda petizione:

Aiutaci ad aiutarti.

Salviamo il Circolo Miani come chiedono anche Claudio Magris e Gherardo Colombo.

Dopo sedici anni di inerzie, silenzi quando non complicità, la politica invece di eliminare l’inquinamento in uscita dalla Ferriera che investe pesantemente tutta la nostra provincia da Muggia a Roiano, dando a Trieste il primato nazionale per morti da tumore e da patologie alle vie respiratorie, e combattere il degrado delle nostre periferie, tenta di chiudere il Circolo Miani sfrattandolo dalla sede che da decenni ospita gratuitamente tanti nostri concittadini.

 

Per le adesioni online: possono sottoscrivere tutte le persone che abbiano compiuto i 16 anni.

Si chiede di inviare all’indirizzo  info@circolo-miani.it  il nome e cognome, l’indirizzo di residenza e il proprio indirizzo di posta elettronica (al fine di evitare bufale).

Potete anche scaricare la modulistica originale con cui vengono materialmente raccolte le firme in strada, per le case ed i luoghi di lavoro. Potete stamparlo e raccogliere a vostra volta le firme, poi comunicarci per e-mail o telefono (040.383324 ogni giorno, sabati, domeniche e festivi compresi, dalle ore 11 alle ore 14) quali modalità preferire per la consegna. Ecco le foto da scaricare (solo da Facebook).




Al piccolo giornale poche idee ma ben confuse. Ferriera. Caos di programma.

» Inviato da valmaura il 22 November, 2014 alle 1:41 pm

Al piccolo giornale poche idee ma ben confuse.

Pagina 12, economia, il piccolo giornale dà la notizia che per rilevare l’acciaieria di Piombino (ex Lucchini) è stato scelto il gruppo algerino ed esclusa l’indiana Jindal. Pagina 20, cronaca di Trieste, il solito maranza che evidentemente abbisogna di una celere benedizione alla “chiesa degli sciavoni” scrivendo del rapporto Jindal Sertubi afferma che a favore del rilancio del fallito tubificio gioca il fatto che la società indiana sta per rilevare proprio proprio l’acciaieria di Piombino.

Attendibile l’inserto pubblicitario della città, neh!

Una prece. Anche per il sindacalista dal ricciolo fascinoso che conferma che alla Ferriera lavorano, compreso l’indotto, mille persone. Come un vero Renzi, studia da premier.

Intanto nessuno ha l’onestà di rendere pubblico il prezzo di acquisto dello stabilimento Ferriera in barba alle leggi della Repubblica italiana. E poi parlano di sfiducia nelle istituzioni.

Ma si, meglio una cenetta intima da Suban, della serie “e chissenefrega”.

Ferriera, caos di Programma

Affossato a tempo di record lo strombazzato Accordo di programma numero Uno, quello firmato in pompa magna da mezzo governo il 30 gennaio scorso, si passa ad una versione ridotta di cui bisogna ancora studiare e scrivere i contenuti, insomma tutto, dell’Accordo numero Due. Stavolta invece di mezzo governo c’è mezzo PD sotto il sorriso benevolo del Segretario-Presidente del Consiglio Renzi (i voti valgono bene una foto).

Peccato che nulla si tiene.

Cominciamo dall’intestazione che dalla lunghezza sembra il titolo di un film della regista Lina Wertmuller (ci perdonerà ma sulla tastiera non abbiamo l’umlaut) “Accordo di programma per la messa in sicurezza, la riconversione industriale e lo sviluppo economico produttivo dell’area della Ferriera di Servola”.

La parola chiave badate è “Riconversione”. Dal dizionario: “Da conversus, ovvero trasformare, mutare di forma. La riconversione dunque è quell’atto che ha come risultato il cambiamento in qualcosa d’altro: nella religione significa riportare un individuo a un certo credo, mentre in economia si riferisce alla trasformazione che fa un’industria che si dedica ad altri tipi di produzione. La parola è molto usata proprio con quest’ultimo significato, si parla di riconversione industriale infatti quando un’azienda cambia settore di produzione poiché lì la domanda di mercato è più alta, senza che questo cambiamento debba causare un taglio nei livelli occupazionali.”

Ergo niente più attività siderurgica a caldo, quale ora la Ferriera fa. E a voler essere precisi anche l’attività logistica portuale, sulla quale l’Arvedi punta per Trieste, non è proprio una riconversione perche da almeno dieci anni era uno dei due asset in attivo della Lucchini (l’altro era la produzione di energia elettrica grazie ai benefit statali).

Peccato che nel vago contenuto il “pezzo” non corrisponda al titolo. Ovvero si parla di proseguimento dell’attività siderurgica a caldo (Cokeria ed Altoforno con annessi). Dunque nessuna “Riconversione”. Attenzione non si tratta di un dettaglio. Né per le ovvie complicanze dell’inquinamento e dei danni alla salute, né per battere cassa all’Unione Europea che stanzia cospicui fondi pubblici, cioè nostri, ma lo fa esclusivamente per la riconversione.

Oggi accordo con Regione Fvg e Arvedi per la Ferriera di Trieste. Salvati 410 posti di lavoro diretti e oltre un migliaio in indotto. #bastainsulti», recitava il tweet di Renzi”.

Abbiamo capito che Matteo Renzi sa a malapena dove sia Trieste e tantopiù ignora la collocazione della Ferriera ma almeno i suoi “consigliori”, anzi la consigliera che abbiamo sempre più la netta sensazione che il problema lo conosca quasi per niente Debora Serracchiani, potevano risparmiargli questa figura barbina. Ci riferiamo a quel “oltre un migliaio in indotto”.

Ma quando mai?  Che uno dei primi atti della Siderurgica Triestina è stato il liquidare ogni rapporto con le ditte esterne (che peraltro avanzano barcate di soldi dalla proprietà precedente. Non chiamiamola “vecchia” perché Francesco Rosato non è il “nuovo”: lì stava prima e qui sta ora). Perfino con la società che curava la vigilanza agli ingressi hanno chiuso, ora lo faranno con dei dipendenti interni. La Sertubi non esiste più e quindi, o egregio quanto sorridente Presidente del Consiglio, ci vuole illuminare su chi siano gli oltre mille dell’indotto? Forse la semper ridens sua Vice Segretaria nonché Presidente di Regione la potrà aiutare. Chieda, chieda e poi ci risponda, grazie.

A parte la presenza nella foto di patron Arvedi: “in persona per la Siderurgica Triestina” dove il Rauber si sostituisce ad Andrea Camilleri quando fa parlare in siculo-italiano Catarella “Commissario Montalbano ha cercato di lei il questore in persona pirsonalmente”, nulla di nuovo sotto il sole.

Ora passiamo alle cose serie.

Gli impianti della Ferriera inquinano come se non più di prima. Ciò è assolutamente inaccettabile, ne va della salute e della vita di tante troppe persone, dentro e fuori la fabbrica.

La vecchia Autorizzazione Integrata Ambientale è scaduta il primo febbraio di quest’anno, la nuova non è stata ancora presentata dalla nuova proprietà. Senza AIA nessuno in Ferriera potrebbe accendere nemmeno un lumino. Ci dicono che l’averla inserita nel Decreto Crisi Complesse permetta comunque il proseguire la produzione in una specie di limbo. Ma poiché qui non siamo nella Divina Commedia ma nella Repubblica italiana le leggi vanno rispettate e soprattutto fatte rispettare. E dunque Cokeria e Altoforno non possono continuare a lavorare in queste condizioni.

E le bonifiche e messe in sicurezza le deve pagare il proprietario precedente (le dodici principali banche italiane da Unicredit ad Intesa) o l’attuale: la Siderurgica Triestina di Francesco Rosato.

La prossima settimana partiamo con la raccolta cittadina (Muggia compresa) di firme per la chiusura immediata e definitiva della Cokeria, e per il fermo provvisorio dell’Altoforno per verificare se i lavori sono stati eseguiti così come indicato nelle perizie della Procura (Boscolo) e nelle prescrizioni della Direzione regionale all’Ambiente (Vito), fatture alla mano.

Inoltre aspettiamo ancora che qualcuno renda noto il prezzo di compravendita della Ferriera.

Il venditore era un Commissario del Governo, seppure recentemente condannato in primo grado dal Tribunale di Taranto ad otto anni e sei mesi di carcere ma pare che tra i boiardi della siderurgia europea se non sei condannato non conti una mazza, e quindi la cifra per legge è pubblica ma non viene resa a nota.

In quanto all’ARPA, dopo l’ennesima figuraccia incassata due giorni fa sulla Rai regionale, oramai supera ampiamente il tradizionale primato degli istriani e dei carabinieri nelle barzellette. Dunque abbiate pietà per loro, toglieteli di mezzo e per i controlli in Ferriera avvaletevi di altre collaborazioni, che anche il mago Otelma pare più credibile.




Silenzio. Solo silenzio. E allora chiudiamo la Cokeria!

» Inviato da valmaura il 18 November, 2014 alle 12:26 pm

Abbiamo scritto nel pezzo “Difficile, molto difficile” il modo in cui il Dorigo sul piccolo giornale ha trattato i 70 e passa cittadini venuti per chiedere al Consiglio comunale di affrontare l’emergenza Ferriera. Abbiamo rispedito ieri ai politici comunali e regionali questa breve lettera sotto il titolo: Tutti silenti? Proprio niente da dire su quanto pubblicato sul piccolo giornale del 14 novembre scorso?

Difficile, molto difficile trovare parole adeguate per commentare una riga talmente insultante che il Fabio Dorigo ha inserito nel pastone sulla seduta del Consiglio comunale di ieri, apparso sul piccolo giornale: “Sospensione dadaista di mezzora per ascoltare i cittadini di Servola alla prese con la solita Ferriera.”

Ovviamente i “tutti” sono rimasti silenti ma non solo. Il Sindaco Cosolini (PD) che è impegnato da una delibera del 30 giugno scorso a impedire lo sfratto da parte dell’Ater (PD) del Circolo Miani dalla sua sede che tanti cittadini conoscono e frequentano previsto per lunedì 24 novembre, o in subordine a ospitare il Circolo in un immobile di proprietà comunale (ce ne sono innumerevoli vuoti a disposizione), non ha ancora operato nulla di concreto. Anzi trova il tempo di frequentare circoli dopolavoristici ma non di recarsi una volta che è una a conoscere ed incontrare la partecipata realtà del Miani come anche il Prefetto Giacchetti aveva ritenuto doveroso fare all’inizio del suo incarico a Trieste.

Chiudiamo la Cokeria!

Questa notte l’emergenza inquinamento Ferriera ha toccato nuovi picchi con le emissioni della Cokeria ma intanto l’impegno preso di fronte ai cittadini dalla Commissione Capigruppo (trovate il video dell’incontro a cura di TeleAntenna-TriesteOggi sulla pagina Facebook del Circolo Miani oppure cliccando qui http://youtu.be/q456IWNdOnE?list=UUaZJwEEsOV2zZAcfJH6AkwQ e qui https://www.youtube.com/watch?v=QVG_nZgP0Kc#t=97 ) di convocare una riunione urgente con l’audizione di ASS e ARPA per questo martedì è slittata a data da destinarsi. Pare per le “difficoltà” di raccordare la presenza dei funzionari di questi enti pubblici con quella dell’assessore Laureni (!).

Bene, anzi male, malissimo. Ed allora accogliendo il grazioso invito rivolto al pubblico nella riunione al Circolo della Stampa il 7 ottobre scorso da quel Francesco Rosato amministratore di Siderurgica Triestina “Se la Cokeria disturba la chiudiamo” il Circolo Miani e Servola Respira organizzano per la mattinata di lunedì prossimo (ma guarda il giorno dell’esecuzione dello sfratto) una assemblea cittadina con annessa Conferenza Stampa, ovviamente nella sede del Circolo, per lanciare la campagna raccolta firme sulla petizione che chiede l’immediata chiusura della Cokeria, accogliendo così il raffinato invito di Rosato, da parte dell’Ufficiale Sanitario del Comune, incidentalmente il Sindaco Cosolini, con apposita ordinanza come peraltro già fatto in analoghi casi dai Sindaci di altre città italiane e il fermo per verifica lavori e manutenzione del troppo frettolosamente riavviato Altoforno (in termini automobilistici sportivi si chiama “Stop and go”).

Oltre naturalmente alla pubblicazione delle fatture per i lavori eseguiti e la pubblicizzazione del prezzo pagato dalla Siderurgica Triestina (capitale sociale 50.000-cinquantamila euro) per l’acquisto della Ferriera dal Commissario governativo.

Pertanto chi vuole dare una mano a tutelare la sua salute e dunque partecipare alla campagna di raccolta firme altro non deve che scrivere una e-mail a info@circolo-miani.it oppure telefonare allo 040.383324 ogni giorno, sabati e domeniche compresi, dalle ore 11 alle ore 14.




Difficile, molto difficile.

» Inviato da valmaura il 14 November, 2014 alle 2:28 pm

Difficile, molto difficile trovare parole adeguate per commentare una riga talmente insultante che il Fabio Dorigo ha inserito nel pastone sulla seduta del Consiglio comunale di ieri, apparso sul piccolo giornale: “Sospensione dadaista di mezzora per ascoltare i cittadini di Servola alla prese con la solita Ferriera.”

Difficile capacitarsi di come un giornale possa accettare di ospitare una simile irrisione pubblica alle sofferenze che da oltre quindici anni hanno martoriato, e in centinaia di casi distrutto, l’esistenza di migliaia di persone a Trieste come a Muggia. Ma anche di decine e decine di lavoratori (83 i deceduti solo, e lo rimarchiamo: solo, per tre tipi di tumore) che in Ferriera lavorano.

Non sappiamo se sul loro letto di morte le vittime avevano appeso un quadro dadaista, se i bambini colpiti da leucemia pensavano di vivere una condizione surreale (la definizione tipo del dadaismo) mentre dovevano sopportare a dieci anni terapie chemioterapiche da abbattere un bisonte.

Difficile credere che a 16 anni da quel 1998, anno in cui Servola Respira ed il Circolo Miani hanno sollevato all’attenzione dell’opinione pubblica triestina, regionale e nazionale, il devastante inquinamento prodotto dalla Ferriera, si continui a parlare, lo ha fatto ieri sera anche il Laureni, ed a scrivere di “Servolani” e “Servola” quando tutte le persone per bene sanno che il problema purtroppo investe direttamente il territorio che va da Muggia, e Capodistria, fino a San Vito-Campi Elisi, e indirettamente tutta la nostra provincia.

Difficile non capire di come la pervicacia di sfrattare il Circolo Miani, per la cui esecuzione il PD sta impegnandosi con l’inazione del Comune in barba e spregio della delibera votata all’unanimità dal Consiglio il 30 giugno scorso e con la surreale, questa si, ostinazione dei vertici Ater targati sempre PD, sia null’altro che il goffo ma pericoloso tentativo di chiudere una voce, forse oggi l’unica, cosi importante nella nostra comunità e privare tanti cittadini di un luogo di incontro, confronto e partecipazione. Leggetevi qui sotto l’articolo “Perché?” e capirete meglio.

Difficile pensare che un Vicesindaco prima di rispondere pubblicamente in aula non chieda ad esempio alla segreteria generale del Comune una interpretazione giurisprudenziale corretta del termine “non locato” e confonda volutamente, per evidente commistione politica con l’Ater, quanto scritto correttamente nella legge regionale.

Difficile pensare come fa il piccolo giornale di cancellare con silenzi e censure la presenza delle cinquanta persone ieri in aula a riempire il settore del pubblico e le altre decine rimaste fuori dal portone del Municipio per esaurimento dei posti. Possono cancellare le riunioni, le manifestazioni, le conferenze stampa ma la realtà vivaddio no. A dimostrazione imperitura che questo bollettino di parte ha cessato da tempo di essere il giornale di Trieste, quella con la “T” maiuscola.

Difficile accettare che tutto questo avvenga nel silenzio omertoso, complice o vile di “giornalisti”, “intellettuali” e politici che per quieto vivere, per garantirsi spazietto e fotina sul piccolo giornale non sentano il bisogno di denunciare pubblicamente questo insulto dissociandosene nettamente.

E forse nella vergognosa frase la parte più inaccettabile sta nella parola “solita” Ferriera. E la risposta sta nella mani della provvidenza che giunga a chi certe cose pensa, scrive o mistifica a far vivere sulla pelle propria e dei suoi cari le conseguenze provocate dalla “solita” Ferriera.

Difficile accettare che la Regione ci informi che nonostante l’invito formale ad attendere i controlli e le verifiche sui lavori prescritti da un pomposo accordo di programma, dalla perizia della Procura e dalle ordinanze sindacali, anzi ordinanza perché una è e porta la data del dicembre 2013, dunque non proprio recente, la “nuova” proprietà abbia messo in moto comunque l’Altoforno senza subire conseguenza alcuna. Di come poi l’Altoforno abbia funzionato chi ha occhi per vedere se ne è accorto, con oltre una settimana di granulazioni in emergenza della loppa ogni due ore con dispersione in aria di colonne di centinaia di migliaia di metri cubi di gas a base di zolfo e cianuri.

Difficile digerire che non si sia pensato di chiedere la visione delle fatture a pagamento dei lavori asseritamente eseguiti e che tuttora non sia stato ancora reso noto il prezzo di acquisto pagato dalla Siderurgica Triestina (capitale sociale 50.000 euro) guidata da Rosato per lo stabilimento di Trieste.

No. Basta. Da oggi si cambia registro. Se il porgere l’altra guancia, il cercare e ricercare il confronto a questo ha portato allora faremo di necessità virtù.

Perché?

Dicembre 1996 viene approvato un decreto legge, firmato poi dal Presidente della Repubblica e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale nel gennaio successivo, che autorizza, tra le altre norme in esso contenute, gli allora Istituti Autonomi Case Popolari, oggi Ater, ad applicare il “Canone Ricognitorio” (cioè far pagare il 10% del prezzo base delle tabelle di mercato) nell’affitto degli spazi immobiliari non abitativi alle associazioni senza finalità di lucro (il Circolo Miani lo è per Atto fondativo del notaio Arturo Gargano e per Statuto).  Nonostante ciò dal 1997 il Circolo ha continuato a pagare un affitto pieno, come per capirci fosse un negozio, per la sede di via Valmaura.

Anno 2003 le altre quattro Ater (Gorizia, Pordenone, Udine e Tolmezzo) della Regione inviano una circolare ai comuni dei rispettivi territori invitandoli a segnalare le “associazioni benemerite” a cui l’Ater potrebbe destinare in uso gli immobili non abitativi sui rispettivi territori al canone di ben 12 euro (si dodici: un euro al mese) all’anno. Da rilevare che la procedura e le relative delibere trovarono l’assenso della Corte dei Conti del Friuli Venezia Giulia.

Per fare un esempio concreto a noi geograficamente vicino, il Comune di Fogliano di Redipuglia ne segnala due che da allora usufruiscono dei locali Ater al costo appunto di dodici euro l’anno. Mentre al di qua dell’Isonzo, anzi di Monfalcone, il Circolo Miani continua a pagare un affitto da boutique Fendi e lo farà fino a fine 2010. Vani risultano tutti i tentativi fatti negli anni di rimodulare il canone anche considerando tra le altre cose il ruolo che l’Associazione svolge nel complesso Ater di Valmaura (1450 residenti), e il fatto che il progetto Habitat-Salute (Azienda Sanitaria-Comune ed Ater) nasca sulle esperienze praticate dal Circolo Miani proprio nel quartiere in questione, uno dei più degradati di Trieste.

Anzi l’Ater applica da sempre al Circolo pure il pagamento dell’Iva (20% ed oltre degli importi degli affitti) nonostante l’Associazione ne sia esente a norma delle legge dell’ottobre 1972 e successive modificazioni.

Superfluo qui ricordare che il Circolo sin dalla sua fondazione (1981) ha sempre messo a disposizione le proprie sedi e le proprie strutture, financo telefoni, fax, fotocopiatrici, e poi computer e stampanti, in maniera assolutamente gratuita ai cittadini, comitati ed associazioni che avevano bisogno di un posto per incontrarsi, discutere ed organizzarsi per i loro bisogni, purchè ovviamente non a fini commerciali o partitico-elettorali. Questo per la semplice ragione che in tutto il territorio del Comune di Trieste, desolantemente triste ma vero, non esistono spazi pubblici a ciò destinati, salvo l’Auditorium del Museo Revoltella che però è soggetto ad orari e norme tali da renderlo praticamente inutilizzabile a questi fini. Tutti gli altri spazi, quando e se esistono, sono a lucroso pagamento.

Dunque la sede come strumento di vita e crescita sociale della nostra comunità.

Nel 2007, dopo due anni di tentativi, il consigliere regionale Degano, oggi del PD, su suggerimento dell’allora presidente regionale Illy, riesce a far cancellare l’unico contributo finanziario che il Circolo Miani riceveva: quello regionale, e nell’ultima seduta della Giunta, l’allora assessore Cosolini presente e votante, ad una settimana dalle elezioni dell’aprile 2008 che porteranno alla vittoria il Centrodestra di Tondo, con sua delibera la Regione a guida Centrosinistra estrometteva il Circolo da ogni altro contributo per l’anno in corso, suscitando forti perplessità negli uffici dell’assessorato regionale alla Cultura, per le ragioni e le modalità della scelta (tutte politiche).

Val solo la pena qui ricordare che la Regione distribuisce questi fondi (o meglio dovrebbe farlo) in base a criteri e parametri fissati da una legge che giustamente disciplina l’utilizzo di danari pubblici, cioè provenienti dalle tasse di tutti i residenti, e non dalle casse di un partito.

Il Circolo Miani dunque, trovandosi di fronte alla scelta di impiegare il modesto denaro raccolto con l’autofinanziamento cittadino per pagare l’affitto o per continuare a garantire alla comunità un servizio che durava da oltre trentanni, scelse di perseguire questa ultima strada, grazie anche alla generosità della famiglia Fogar che provvide per tre anni a pagare di tasca propria i canoni Ater (sede di via Valmaura e magazzino in via Orlandini), in particolare il merito va a Livio Fogar che è giusto ringraziare pubblicamente, oltre a mio padre Galliano.

Nel tentativo di evitare azioni di sloggio incontrammo, assieme al Prefetto di allora, Alessandro Giacchetti, visto anche l’interessamento del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che aveva inviato un suo contributo di 3000 euro a favore del Circolo, il Presidente Ater Rocco Lobianco ed il direttore dell’Istituto, da cui ricevemmo ogni tipo di rassicurazione in merito.

Dimessosi il Presidente per dissensi con la riforma Ater voluta dalla Regione, immediatamente o quasi partì l’azione legale in Tribunale per sfrattare il Circolo Miani da parte dei vertici rimasti dell’Ater stessa.

Nell’udienza di convalida dello sfratto (febbraio 2013), a fronte della insistente richiesta del legale dell’Ater che esso fosse immediato, il Giudice civile Merluzzi fissò la sua esecutività di lì a sei mesi, rivolgendo all’Ater un preciso invito che tenendo conto del ruolo e dell’importanza delle attività del Miani in città esso, sfratto, fosse interrotto se l’Associazione avesse dimostrato la possibilità di iniziare a pagare la morosità pregressa.

Nel dicembre 2013 l’attuale Prefetto, Maria Adelaide Garufi, convocò una apposita riunione in prefettura alla quale presero parte i vertici dell’Ater, sostanzialmente il nuovo direttore nominato dalla Giunta regionale Serracchiani, il commercialista di Cordenons (PN), Antonio Ius, il Vicepresidente della Provincia Igor Dolenc, il Vicesindaco Fabiana Martini, e Maurizio Fogar e Romano Pezzetta per il Miani, oltre naturalmente al Prefetto accompagnato dal Capo di Gabinetto.

La riunione si concluse con la presa d’atto della animosità dimostrata dal direttore dell’Ater che fu interrotto dallo stesso Prefetto e la promessa pubblica, mai mantenuta, di Dolenc di pagare di tasca sua tre mensilità della morosità arretrata (1500 euro).

Va anche detto che a partire dalla primavera 2013 il Circolo Miani aveva cercato di coinvolgere le istituzioni locali nella soluzione del problema, visto che i vertici Ater erano per altro frutto di nomina pubblica su indicazione dei partiti che guidavano gli enti locali.

Chiedemmo con ripetute lettere un incontro con la Presidente della Regione, la neoeletta Debora Serracchiani (oggi anche Vicesegretario nazionale PD), ed ai primi di luglio il suo portavoce ci rassicurò che “entro una settimana avremmo ricevuto una risposta positiva”. Dopo quasi un anno e mezzo la stiamo ancora aspettando. E volevamo anche informarla sull’emergenza Ferriera, ma questa è la politica.

Ci incontrammo con i Capigruppo del Consiglio Comunale e con il Vicesindaco Fabiana Martini che in luglio dello scorso anno, di sua iniziativa, giunse ad offrirci sede e magazzino in un immobile del Comune. Salvo “scoprire” nell’anno e passa trascorso da allora che nelle centinaia e centinaia di immobili di proprietà comunale, in buona parte vuoti e dei quali non esiste neppure un censimento aggiornato a Palazzo Cheba, non vi erano disponibilità immediate. Insomma aveva scherzato.

Sorprendente poi la sua dichiarazione pubblica che la famosa sempre costituenda “Casa delle Associazioni”, uno dei primi impegni annunciati dalla Amministrazione Cosolini ancora nel 2011, da aprire nella ex scuola elementare De Amicis in via Combi, non era ancora pronta perché “mancavano al Comune alcune decine di migliaia di euro per eseguire i lavori necessari per metterla in sicurezza a norma di legge (soprattutto per l’impianto elettrico)”. Peccato ignorasse che dall’inizio dell’anno essa veniva utilizzata, pur secondo le sue parole “non essendo a norma”, per ospitare, dormitorio compreso, centinaia di immigrati profughi lì ricoverati. Come pure riportato in grande evidenza sul piccolo giornale, che lei da giornalista ed ex direttrice del settimanale della Curia, giustamente non legge.

In occasione del voto sulla “riforma della riforma” Ater in Regione (sostanzialmente per estromettere i vertici della stessa appena nominati dal fu Presidente Tondo e per piazzare dieci direttori e presidenti-commissari targati PD) fu accolto nel novembre 2013 un Ordine del Giorno, primi firmatari i consiglieri 5 Stelle a partire dal triestino Ussai ed altri, che impegnava le Ater della Regione a concedere gratuitamente gli spazi non destinabili a civili abitazioni alle Associazioni iscritte al registro regionale del Servizio del Volontariato. Prassi per altro da tempo e tempo, come abbiamo visto, applicata in tutte e quattro le altre Ater del Friuli Venezia Giulia, con l’unica preoccupante eccezione di quella triestina.

Per mesi i vertici dell’Ater di Trieste, neo nominati dalla Giunta Serracchiani su indicazione del PD triestino, ovvero Raffaele Leo, già componente della segreteria provinciale del partito, e Antonio Ius, segretario provinciale del PD di Pordenone e neo tesoriere regionale sempre del PD, adducono ogni tipo di riserva pur di non applicare l’ordine del giorno regionale.

Fino a spingere i suoi stessi firmatari, con l’aggiunta di Franco Rotelli e Roberto Dipiazza a presentare un emendamento alla legge di assestamento di bilancio regionale, accolto dall’Assessore competente, Mariagrazia Santoro, e votato dal Consiglio, che riproduciamo tanto è breve e chiaro.

Legge regionale 15, dd. 4 agosto 2014, articolo 9 comma 59: l’Amministrazione regionale autorizza le Ater a concedere in comodato gratuito, mediante bandi pubblici o mediante delega ai Comuni i locali non locati e non adibiti o adibibili ad uso abitazione o parcheggio, alle associazioni di volontariato e alle associazioni di promozione sociale iscritte nell’apposito registro regionale.”

Nel frattempo il 6 maggio scorso l’Assessore regionale Santoro convoca in Regione una riunione con il Circolo Miani (Fogar), i vertici Ater Trieste (Leo e Ius), ad essa partecipano su invito di Fogar i consiglieri regionali triestini Dipiazza, Rotelli e Ussai, che rappresentano il 95% degli elettori, alla cui fine l’Assessore accogliendo un suggerimento di Dipiazza, stabilisce che in attesa di verificare la corrispondenza del Miani (iscritto con decreto regionale n.287 del 16 febbraio 2009 alla posizione 182 del registro regionale) alle condizioni previste per godere dell’usufrutto gratuito della sede, il Circolo si impegni a versare 300 euro mensili a rimborso della morosità pregressa. L’Ater chiede che tale proposta formale venga inviata dal Circolo Miani al suo ufficio protocollo entro le 12 del successivo lunedì.

Ciò non solo avviene ma il Miani si impegna a versare, a riprova della sua volontà di onorare l’accordo, sette ratei mensili, pari a 2100 euro in un’unica soluzione anticipata.

Salvo ricevere la settimana dopo una striminzita quanto brusca email, senza neppure i saluti di circostanza, in cui il direttore Ius disconosce quanto pattuito alla riunione con la Santoro, confermando la decisione di proseguire l’esecuzione dello sfratto.

Nonostante tutto il Circolo versa in due bonifici anticipati (1500 più 300) sei ratei mensili.

Approvata la legge regionale del 4 agosto, prima il presidente-commissario Leo dichiara al legale del Circolo, avvocato Gianfranco Carbone ed ai capigruppo comunali, che il Circolo non è iscritto al Registro regionale. Un falso bello e buono aggravato dal fatto che come controllate regionali, le Ater, rientrano negli obblighi di legge dei decreti Bassanini, che impongono l’acquisizione diretta di informazioni già in possesso della pubblica amministrazione, in questo caso poi la stessa Regione.

Poi che l’immobile di via Valmaura 77, la cupola sul tetto al nono piano, non ha il requisito di legge del “non locato” perché il Circolo ci sta ancora dentro, ergo prima deve essere sfrattato poi si vedrà.

Confondendo clamorosamente i termini giuridici di “non locato” e “non libero”. Ovvero l’immobile è sicuramente, a termini di legge, “non locato” (la sentenza di sfratto pronunciata da un tribunale serve infatti ad interrompere legalmente ogni contratto di locazione in essere, senza questa interruzione non ci potrebbe essere sloggio alcuno. Appare abbastanza ovvio anche ai non legulei), ma risulta allo stato attuale “occupato senza titolo” dallo stesso Circolo.

Per fare un esempio se l’Ater, padrone di casa, volesse vendere l’immobile non ci sarebbe alcun impedimento di legge a farlo, anche con l’Associazione dentro. Sarebbe poi scelta del compratore decidere cosa fare: uno sfratto, un nuovo contratto e così via. Pertanto delle due l’una. O via Valmaura 77, Cupola, è “locata”, come sostiene il presidente Ater, ed allora non ci si può presentare per la quinta volta, il 24 novembre prossimo, per eseguire lo sfratto. Oppure l’immobile è “non locato” e quindi la procedura di sfratto può essere formalmente eseguita. Ma il “non locato” fa rientrare appieno lo spazio di via Valmaura 77 in quelli che la legge regionale stabilisce come “concessione in comodato gratuito”.

Sempre i vertici Ater ribattono che dovrebbero fare comunque un bando pubblico e che non è detto che il Circolo lo vinca e poi la procedura si allunga perché devono individuare altri immobili da inserire nel suddetto bando, e burocrazie consimili. Dimenticano, gli stessi vertici, che la legge regionale stabilisce quel “o mediante delega ai Comuni” che risolverebbe tutto, anche per il magazzino di via Orlandini di cui l’Ater ha cambiato le serrature ad inizio aprile con tutta “la roba” (archivio, attrezzature, mobilio) del Circolo dentro.

Nel frattempo in Comune, dopo tre incontri in questi mesi con la Commissione Capigruppo, il 30 giugno scorso era stata approvata dal Consiglio comunale all’unanimità (35 presenti, 35 votanti, compreso il sindaco Cosolini) una mozione presentata dal consigliere Bertoli ed altri (Menis, Lobianco, Rovis…) che recitava testualmente, saltiamo la parte antecedente che fa la storia del Circolo Miani e della vicenda, “il Consiglio comunale di Trieste impegna il Sindaco e l’Assessore competente a mettere in atto tutto quanto necessario per evitare lo sfratto dalla sede di proprietà dell’Ater del Circolo Miani ed in particolare una mediazione con l’Ater anche tramite il coinvolgimento dell’Assessore regionale competente.

A trovare una sede alternativa qualora il tentativo di mediazione non dovesse dare risultati soddisfacenti.”

E questo prima che venisse approvata la legge regionale di agosto di cui sopra.

Come i consiglieri Antonione e Sossi hanno ricordato nell’ultima Capigruppo al duo Leo-Ius, essi avevano in precedenza detto in Comune cose non corrispondenti (è un gentile eufemismo) alla situazione ed al modus operandi dell’Ater.  In quella seduta i vertici Ater hanno perfino dichiarato di ignorare l’esistenza del “canone ricognitorio” e delle condizioni che le altre Ater della Regione praticano a realtà similari al Miani (non male per dei professionisti: uno è avvocato civilista e l’altro commercialista).

Ora il quarto tentativo di sfratto è andato a vuoto, (il funzionario Ater si è presentato comunque con due colleghi, un medico legale per evitare malori di comodo, due fabbri ed una ditta di traslochi, oltre naturalmente l’incolpevole Ufficiale Giudiziario) grazie anche alla presenza di una sessantina di cittadini, nonostante l’ora infelice di un giorno lavorativo, oltre che dei consiglieri regionali Rotelli ed Ussai, di quelli comunali Bertoli e Menis e del Presidente della Settima Circoscrizione, Bettio e di Rai e TeleAntenna (il piccolo giornale tifava per lo sfratto come ci hanno “gentilmente” scritto via email dalla redazione della cronaca, Primorski non pervenuto e Telequattro era distratta).

Il 24 novembre ci riproveranno per la quinta volta. Perché?

Già perché il vicesindaco recentemente mi ha detto infastidita che si è spesa sul Circolo solo per “un atto di cortesia nei miei confronti” e lo ha ripetuto per ben due volte prima di fermarsi a meditare sulla gravità delle sue parole, poi in fretta sostituite con il termine “sensibilità”?

Perché il presidente del Consiglio comunale ha risposto negativamente al mio invito a presenziare assieme al “popolo” il 23 settembre scorso alla esecuzione dello sfratto dicendo “che aveva perso fin troppo tempo sul Miani”? Certo i parcheggi di largo Granatieri (39) da tre anni lo hanno emotivamente coinvolto molto ma molto di più.

Perché l’Ater a guida PD fa dello sfratto del Circolo Miani una questione di vita e di morte (la nostra) quando hanno centinaia e centinaia di immobili (abitazioni e non) liberi ed abbandonati da anni?  E chi paga per i tre anni buttati ad esempio per il complesso (una quarantina di appartamenti, parcheggi e spazi comuni) di Largo Niccolini, nuovo, primo ingresso ed ora da rifare e restaurare perché lasciato vuoto a marcire?

Avvocato da strada, si è autodefinito il Leo, avvocato che mette in strada tanta gente che frequenta il Circolo, lo hanno definito in tanti.

Perché insistono sulla morosità pregressa (tre anni e mezzo) poiché dal novembre dello scorso anno nulla sarebbe dovuto, anche a fronte dei versamenti anticipati dal Circolo, quando in realtà sarebbe l’Ater di Trieste a dover restituire decine di migliaia di euro al Circolo Miani visto quanto praticato dal 1997 nel resto della Regione. La legge, le norme valgono per tutti o solo per gli iscritti al Partito Democratico di Trieste, che in Friuli mi pare altra solfa per loro fortuna?

E perché il sindaco Cosolini, la Giunta, non rispettano quanto deciso dal Consiglio comunale il 30 giugno? A questo punto dunque è arrivata la volontà di eliminare il Circolo Miani, la sua storia, e tutto quello che rappresenta per tanta gente? Perché non ascoltate Claudio Magris, Gherardo Colombo e Adriano Sofri e preferite seguire le avventatezze di un Gianni Torrenti sulla “finanza allegra” del Circolo Miani a chi gli chiedeva un intervento riparatore (Ussai, Rotelli)?

Maurizio Fogar





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