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Dipiazza e Mattarella.
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Circolo Miani » News Correnti » Page 145

Ferriera. Basta prendere in giro le persone.

» Inviato da valmaura il 20 February, 2017 alle 1:45 pm

Intese come cittadini e lavoratori.

Ma il Sindaco ci è o ci fa?

La domanda dopo otto mesi e quasi trecento giorni di questa amministrazione sorge spontanea.

Mettiamo i puntini sulle “i”.

Sia l’Accordo, anzi accordi (2), di Programma come l’AIA sono stati firmati e votati anche dal Comune di Trieste. Il sindaco era diverso, i funzionari no, e sono gli stessi di cui si avvale anche questa Giunta Dipiazza. Con l’aggiunta di un consulente che, a due terzi del mandato, ha dimostrato la sua sostanziale inutilità, e non poteva che essere così viste le specifiche competenze del chimico Barbieri.

Per cui se emergono, come dichiarato al piccolo giornale da Roberto Dipiazza “gravi inadempienze da parte dei soggetti che hanno rilasciato l’AIA”, ebbene il Comune di Trieste è uno di questi cinque soggetti.

Piccola precisazione poi sul “supporto di comitati dei cittadini e le associazioni ambientaliste”. Sono tre in tutto: Fare Ambiente, Comitato 5 dicembre e No Smog. Punto e basta.

Poi a leggere l’articolo “Secondo Dipiazza la relazione Arpa sul periodo 2011-1015 in merito alle deposizioni di BenzoApirene … mostra evidenze preoccupanti”.

Chi era sindaco fino a metà 2011? Roberto Dipiazza, poi sostituito da Cosolini. Chi era Presidente della Regione fino alla primavera 2013? Renzo Tondo, il sodale di Dipiazza che da allora era stato eletto in Regione.

Chi si rifiutò di chiedere la revisione della prima AIA, quella rilasciata tra Natale e Capodanno 2007 dalla Giunta regionale Illy-Cosolini?

Il Sindaco Dipiazza, vedi interrogazione consigliere Maurizio Ferrara.

Chi si oppose alla revisione in Regione?

Il centrodestra del Presidente Renzo Tondo, consiglieri triestini Maurizio Bucci, Piero Camber, Marini ed altri.

Chi nonostante dodici lettere del direttore ASS Franco Rotelli, che denunciava il rischio di “insorgenze di neoplasie e leucemie” con quei valori di BenzoApirene rilevati dall’Arpa (media annua di 8,8 contro il limite di 1) si rifiutò di emettere una ordinanza per fermo impianti in qualità di Ufficiale Sanitario del Comune (come fatto in precedenza dal Sindaco di Piombino che chiuse la Cokeria Lucchini)?

Il Sindaco Roberto Dipiazza.

Chi nel 2008 fece campagna elettorale a Renzo Tondo per le elezioni regionali?

Due delle tre “associazioni e comitati” di cui sopra.

Ed allora di cosa stanno parlando? Dell’ennesima richiesta che, sempre non abbiano sbagliato destinatario come per la prima, porterà solo a prendere tempo e gettare fumo negli occhi dell’opinione pubblica (ringrazino almeno Piccolo e Telequattro).

Lo abbiamo scritto e riscritto: con la strada imboccata da Sindaco ed amici al massimo possono chiudere il portone di Palazzo Cheba. Ma a questo punto ritorna prepotente la domanda d’apertura: ci sono o lo fanno? Ai cittadini la risposta, che noi un’idea ce la siamo fatta.

Una menzione particolare alla disinformatja domacia.

Oggi sempre sul piccolo giornale (copjright Circolo Miani) la Paola Bolis nel fare la ricca biografia di Ettore Rosato dimentica, guarda la combinazione, di ricordare quanto lo stesso dichiarò alla stampa “urbi et orbi” e che il Piccolo, dove la Paola Bolis ancora scrive, riportò con grande evidenza.

Candidato Sindaco nelle comunali del 2006 contro Dipiazza, l’Ettore giurò che se avesse perso si sarebbe ritirato definitivamente dalla politica, e sarebbe ritornato a lavorare in assicurazione senza accettare “premi di consolazione” dalla politica.

Uomo dalle ferree convinzioni e dalla parola granitica, questo Rosato, che poco dopo volò a fare il Sottosegretario nel Governo Prodi. La sua parola vale dunque meno di un nichelino bucato, più o meno come la memoria professionale della Paola Bolis.




S’i fossi foco … arderei lo mondo (Cecco Angiolieri)

» Inviato da valmaura il 11 February, 2017 alle 2:51 pm

S’i fossi foco … arderei lo mondo (Cecco Angiolieri)
Se fossi Sindaco … chiuderei così la Ferriera (Maurizio Fogar)

Premessa. Preso atto che la Regione, con il suo derivato Arpa e parzialmente anche l’ASS i cui vertici sono di nomina regionale, è il principale appoggio politico di Arvedi, almeno dichiarato.
Che il Piccolo è l’organo di fatto del PD come Telequattro del Centrodestra.
E dunque questo costituisce una realtà di cui tutti devono tenere conto.
Se si volesse realmente chiudere la Ferriera a partire dall’emergenza dell’Area a caldo che produce da anni solo carbone Coke e Ghisa, per giunta lavorando in perdita come descrivono gli stessi bilanci della proprietà, bisognerebbe fare così.
Creare una rete di centraline di monitoraggio posizionate in modo da captare tutte le emissioni della Ferriera a 360 gradi (non come oggi che coprono a malapena il 40% dell’area).
Dotarle delle strumentazioni atte a misurare almeno le emissioni di PM 2.5 e PM 10 (Polveri micro e sottili) e gli idrocarburi, in particolare il BenzoApirene. Sottoposte a periodiche ispezioni di un ente terzo che ne validi il funzionamento.
Costruire una commissione paritetica di esperti in grado di verificare lo stato reale degli impianti, a partire dagli altiforni, macchina colare ed agglomerato, e dalla cokeria fino al laminatoio.
Commissione aperta ai tecnici, oltre che dell’attuale proprietà, anche della Regione e dell’Arpa, che poi sono la stessa cosa. I cui lavori siano totalmente pubblici: invitando stampa e TiVù a seguirli in diretta.
Sottoporre ad un rigoroso controllo lo stato di tenuta delle banchine con ispezioni subacquee.
Chiedere l’annullamento dei lavori della Conferenza dei Servizi regionale che ha concesso l’attuale AIA per mancato rispetto delle leggi che ne regolano convocazione e svolgimento come denunciato in Procura dal Circolo Miani.
Avviare immediatamente la realizzazione di un progetto per la riconversione dell’area (a partire dalla logistica portuale come sembra naturale) dopo ovviamente la bonifica e lo sgombero dei manufatti (da addebitare ai vecchi proprietari come la legge detta “chi inquina paga” impone: sono le dodici principali banche italiane subentrate alla vecchia fallita proprietà Lucchini Italia, e la russa Sevesrtal).
Costituire sulla base delle norme europee, e con i cospicui fondi disponibili, una società pubblica che assorba tutta la manodopera ora impiegata nello stabilimento, compresi la trentina di lavoratori ancora non riassorbiti dal gruppo Arvedi ed eventualmente altri delle aziende in crisi (a partire dalla Sertubi, Flex, ecc.) a cui affidare concessione (il 62% è amministrata dal demanio portuale) e proprietà dell’area con l’incarico iniziale di gestire i lavori di rimozione, bonifica ed infrastrutturazione ai fini della riconversione.
Tutto questo andava pensato e predisposto negli otto mesi trascorsi inutilmente dalla nuova amministrazione: ed invece ciò non è stato pensato né fatto.




Ferrera. “Danni collaterali”. E che danni!

» Inviato da valmaura il 10 February, 2017 alle 12:08 pm

L’infausto ricorso del Comune al Tribunale Amministrativo Regionale, oltre alla batosta subita nel merito della richiesta di cui abbiamo scritto ieri, ha prodotto un altro devastante effetto.

Per la prima volta in quasi vent’anni in una sentenza, che si badi bene concorre, come si dice, a fare giurisprudenza, i giudici scrivono che “i prospettati rischi per la salute pubblica risultino smentiti dalle rilevazioni effettuate dall'Arpa.”

Perfetto! Un suicidio perfetto.

Dunque il comune in otto mesi, altro che “cento giorni”, con in sovrappiù un consulente a carico, non è riuscito nemmeno ad attivare una rete alternativa di misurazione delle emissioni inquinanti da contrapporre alle rilevazioni dell’Arpa, di cui spesso ha messo in discussione la credibilità.

Vero è che l’attuale legge assegna l’ufficialità sui dati a quelli raccolti dall’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente, salvo per quelli eventualmente misurati da iniziative della magistratura di cui a Trieste non si ha sentore alcuno.

Ma altrettanto è vero che di fronte ad una difformità eventuale tra i dati misurati dal Comune e quelli rilevati dall’Arpa perlomeno i giudici, intervenendo si confida sulla sostanza, ben difficilmente avrebbero potuto scrivere la frase di cui sopra. Ed anzi ci saremmo aspettati una azione chiarificatrice del Ministero dell’Ambiente e della Procura su questa discrepanza.

Ma di tutto questo non c’è traccia perché il Comune non ha voluto acquistare nemmeno quell’unica centralina che sta al punto sei del decalogo dei “cento giorni”, altro che “reti di centraline comunali” come blaterato da alcuni sulla stampa.

E non ha degnato di uno sguardo quanto da noi suggerito nell’articolo “Quello che non ho” che trovate qui sotto nella pagina.

Il danno provocato, cosa mai avvenuta in diciotto e passa anni di lotta, è pertanto gravissimo ed è ben difficile che Arvedi non userà di questa opportunità.

Dilettanti allo sbaraglio.

Peccato che hanno mandato alla sbaraglio e viepiù messo a repentaglio la nostra salute ed il nostro futuro.




TAR. Ferriera-Comune. Una Tranvata perfetta.

» Inviato da valmaura il 9 February, 2017 alle 1:11 pm

Come volevasi dimostrare ieri il TAR ha respinto il ricorso del Comune, immaginiamo firmato dal Sindaco Dipiazza e deliberato con voto degli assessori in Giunta comunale, dietro esame di fondatezza giuridica del segretario generale Santi Terranova (il “notaio” del Comune) contro l’atto della Regione del 22 dicembre scorso che validava la relazione ispettiva del 13 settembre, firmata - incredibile! - da Comune di Trieste, Regione, Arpa e Ass, che a sua volta accertava l’avvenuta esecuzione dei lavori sull’Altoforno che “soddisfavano” pienamente le prescrizioni AIA.
E dunque annullava ipso facto l’Ordinanza del Sindaco stesso sulla riduzione della produzione di ghisa: “decaduta” la sentenzia il TAR.
Come il Comune abbia sostanzialmente potuto pensare di fare ricorso contro un atto sottoscritto poco prima dal Comune stesso, e senza apportare alcun elemento nuovo in merito, è cosa che nemmeno uno studente di giurisprudenza iscritto al primo anno d’università avrebbe potuto immaginare e peggio scrivere in una azione legale.
E questo pone inquietanti interrogativi sulle capacità di chi consiglia il Sindaco, già da noi sollevati da tempo: a partire dall’inutile decalogo dei cento giorni defunti, sulla dubbia efficacia ed utilità professionale di un consulente (un chimico) pagato con i soldi dei cittadini, e su chi controlla gli atti dell’Amministrazione.
Già perché ora si apre un altro interessante quesito.
Chi paga le spese del TAR (notoriamente più elevate di quelle di un Tribunale ordinario), e dei legali della Regione e di Siderurgica Triestina in Arvedi ?
Formalmente il Comune, cioè noi cittadini cornuti e mazziati, a leggere le motivazioni del TAR anticipate in un comunicato della Regione che riporta testualmente “Dalla Regione viene evidenziato come il Tar, nell'ordinanza, abbia rilevato la mancanza, allo stato, di un'apprezzabile fondatezza (fumus boni iuris) del ricorso del Comune, non essendo stati nemmeno contestati gli interventi strutturali all'altoforno.
E come poteva il Comune “contestare” se stesso? E ancora. “Sempre nell'ordinanza viene inoltre affermato come i prospettati rischi per la salute pubblica risultino smentiti dalle rilevazioni effettuate dall'Arpa.” Inoltre “Il Comune è stato altresì condannato alla rifusione delle spese a favore di Regione e Siderurgica TS”.
Una disfatta completa e che fa giurisprudenza, e non per colpa o peggio “congiura” da parte dei giudici del TAR che viste le carte non potevano decidere diversamente, e che però apre, almeno a leggere la sintesi riportata dalla nota della Regione, la possibilità di intentare una azione di rivalsa per rifondere le spese del Comune sui beni personali nei confronti di chi ha firmato il ricorso comunale al Tar, di chi lo ha eventualmente votato in Giunta e su chi ha esercitato il controllo formale sull’atto (mancante, come viene sottolineato, di “apprezzabile fondatezza, fumus boni iuris”. In sintesi paragonabile alla “lite temeraria”).
Tutto questo lo avevamo scritto ed esattamente anticipato nell’articolo del 13 gennaio “TAR: Arvedi vince facile.” Riportando anche le stupefacenti, veramente molto, parole degli ambientalisti del Sindaco che in dicembre scrivevano su Facebook: “AL TAR, IL COMUNE E I CITTADINI DI TRIESTE BATTONO ARVEDI E LA REGIONE FRIULI VENEZIA GIULIA 1 A 0 (tre pollici all’insù). Ieri un'ordinanza del TAR ha stabilito che avevamo ragione noi e che loro avevano torto. Ecco cos'è successo.
Dovevano aver visto un altro film e soprattutto non compreso l’italiano breve e conciso della prima ordinanza del TAR.
E sono gli stessi che parlano di gestire una terza manifestazione in piazza con Dipiazza.
Un sommesso suggerimento: ricordatevi di invitare anche Di Maio.
Come aveva ragione il grande Paron del Milan, Nereo Rocco in una delle sue uscite più azzeccate in vernacolo “Mai visti tanti mone concentrai in così poco spazio come a Trieste”.

https://www.facebook.com/circolo.miani/posts/1823812691223024:0




Ferriera. Nessun colpevole?

» Inviato da valmaura il 2 February, 2017 alle 1:47 pm

Oggi l’Arpa ci informa, tramite un commento della Presidente Serracchiani, con tanto di grafico annesso, dell’andamento delle emissioni di BenzoApirene dal 2010 al 2016.

Intanto cos’è il BenzoApirene?

Basti dire che è il più cancerogeno degli idrocarburi prodotto soprattutto dalla combustione del carbone. Tra le altre cose impedisce all’ossigeno di “attaccarsi” ai globuli rossi del nostro sangue provocandone carenza nel nostro corpo, in particolare al cervello, con tutte le nefaste conseguenze sui neuroni celebrali.

L’Unione Europea con legge direttiva recepita dall’Italia ne ha fissato in Un (1) nanogrammo per metro cubo il limite massimo (già generoso) concesso. Sopra, come ha scritto dodici volte all’allora Sindaco Roberto Dipiazza il direttore dell’ASS Franco Rotelli, si verificano insorgenze di leucemie e neoplasie (tumori). E ci pare che basti!

Dunque nella tabellina pubblicata senza commento e memoria dal piccolo giornale (copyright Circolo Miani) oggi si legge che nel 2010 le emissioni annue di BenzoApirene rilevate dalla centralina-mezzo mobile di via San Lorenzo in Selva erano di SETTE volte superiori il limite di legge nella media annuale (il che sta a significare che in certe giornate il picco era altissimo).

Negli anni prima ancora peggio come la stessa Arpa ha documentato nella ponderosa ricerca del luglio 2008.

Allora partiamo con le domande.

Cosa hanno nel 2010 fatto l’Arpa, la Regione, il Comune (il Sindaco ne è l’Ufficiale Sanitario) per fare immediatamente cessare questo attentato alla salute ed alla vita di cittadini e lavoratori?

Allora la Regione era guidata dal centrodestra con Presidente Renzo Tondo ed il Comune idem con Sindaco Roberto Dipiazza.

Il non aver fatto nulla, contrariamente al Sindaco di Piombino che nell’ottobre 2005 sequestrò e chiuse con apposita ordinanza la gigantesca Cokeria di Piombino stessa proprietà della Ferriera (Lucchini) per una media annua di “soli” 5.3 nanogrammi di BenzoApirene, configura forse il reato di “omissioni d’atti d’ufficio” per Regione, Arpa, Comune? E magari a ben guardare ipotesi di concorso in “attentato alla salute pubblica”?

Lo abbiamo puntualmente chiesto il 17 gennaio 2011 con una dettagliata denuncia-esposto presentata il 18 gennaio in Procura a firma Maurizio Fogar dove tra l’altro si descrivevano gli impressionanti sforamenti di PM10 (polveri sottili) registrati nelle settimane precedenti.

Notoriamente ad un aumento delle Polveri Sottili corrisponde analogo aumento del BenzoApirene.

Alla Procura: che fine ha fatto quella denuncia?

E perché, come stabilisce la legge, le Micro Polveri 2.5, assolutamente le più dannose per la salute, non sono oggetto di puntuale misurazione a Trieste?

Ed ancora. Perché la soglia del limite di legge di 50 per le PM10 (che l’Unione Europea ha chiesto di abbassare a 35 per non più di venti giorni all’anno di superamento) nell’ultima AIA è stato dalla Conferenza dei Servizi (Regione, Comune, Provincia, Arpa e ASS) elevato a 70 per la centralina di via San Lorenzo?

La Conferenza dei Servizi regionale ha l’autorità per modificare le leggi italiane ed europee?

Perché la Procura ha sequestrato il nuovo inceneritore per una incidentale fuoriuscita di diossine di non molto superiore ai limiti di legge e tollera che dall’impianto di agglomerazione dell’Altoforno (curiosamente fermo da più di due giorni: ma la relazione ispettiva del 13 settembre incredibilmente sottoscritta dal Comune non aveva certificato che i lavori erano stati positivamente ultimati?) escano 230.000 metri cubi ora di fumi con una soglia limite, alzata dalla Regione allora retta dal centrodestra, di diossine superiore di quattro volte al limite di legge per cui hanno bloccato l’inceneritore?

E perché il Ministero dell’Ambiente non rimanda l’Anpa a verificare la taratura delle strumentazioni in uso alla centralina-mezzo mobile di via San Lorenzo in Selva?

Ed inoltre. Quelle sigle “ambientaliste” che hanno fatto la campagna elettorale pancia a terra per Dipiazza e lo definiscono la loro “punta della freccia” contro la Ferriera conoscevano questi precedenti?

In caso contrario sono degli sprovveduti, ma in caso affermativo la vicenda è molto ma molto più grave.





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