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'L'Eco della Serva'
Fatti e misfatti della settimana

Lazzaro è ri-risorto !
Oggi compare dopo anni di silenzi il “consulente del Comune e del podestà Dipiazza” tale prof. Barbieri, ricercatore universitario, dalle pluriconsulenze (Regione, Arpa, di cui è uno dei cinque direttori scientifici, e Comune, prima con Cosolini e poi..
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Notizie Flash

48: Morto che parla.
Veramente qui i morti sarebbero tre, ma sintetizziamo! Sul Fatto Quotidiano online compare, absit iniuria verbis, un articolo (?) dall'oltretomba della politica velinara dedicato alla Ferriera di Trieste, dei cui reali problemi non si fa cenno alcuno.E..
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*Circolo Miani
*Ferriera: le analisi della procura
*Questionario medico Ferriera

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Circolo Miani » News Correnti » Page 144

Le brutte addormentate.

» Inviato da valmaura il 5 February, 2014 alle 10:53 am

Perché belli fisicamente proprio non sono, causa l’avara natura.

Incredibile, senza un filo di pudore, scoprono oggi, solo oggi, l’esistenza di quella vasta area, pari ad otto campi di calcio, che ha visibilmente modificato la linea della costa (vedere foto da satellite) interrando il Vallone di Muggia con una collina alta venti e passa metri, a base di loppa e scarti di lavorazione (rifiuti “speciali”) della Ferriera. Chi lavorava e lavora nello stabilimento la chiama familiarmente “Punta Loppa”.

Dove erano il Piero Rauber, i Maranza, le Ziani, i Garau del piccolo giornale quando dieci anni e passa fa il Circolo Miani denunciava inutilmente il pericoloso scempio, anche in Procura?

Distratti o censori, fatto sta che hanno sempre volutamente ignorato le conferenze stampa, i comunicati, le manifestazioni dove il Circolo Miani e Servola Respira denunciavano pubblicamente le responsabilità dei vertici aziendali (il Rosato in primis) e dei controllori che omettevano di fare i controlli, e la lista è lunga assai e comprende: Capitaneria di Porto – vero Bon? -, l’Autorità Portuale, l’ARPA, l’ASS, la Regione, la Provincia, i Comuni di Trieste e Muggia (il Nesladek medico di base che della Ferriera e del suo inquinamento non voleva parlare), e buona ultima la Procura di Trieste che oramai ha fatto arrivare la prescrizione alle porte, impegnata com’era a perseguire gli undici cittadini rimasti per 16 ore nell’aula vuota e deserta del Consiglio comunale a denunciare questo ed altro.

Ed ora vergini sorprese a chiedersi come e dove sia sbucata quella illegale schifezza. E dobbiamo sentire il Vittorio Zollia, il cui accompagnamento coatto con i carabinieri in un’aula di Tribunale fu ordinato dal giudice del primo processo contro i vertici della Ferriera (Lucchini e sempre Rosato), quando dirigeva l’assessorato regionale all’Ambiente, dare oggi lezioni di legalità ed etica giurisprudenziale. Ma fateci il piacere.

Dopo questo ennesimo episodio di “professionalità” giornalistica passiamo a cose più serie.

Arvedi, e per lui ripetutamente l’onnipresente Rosato, hanno dichiarato fin da subito che erano disponibili a rilevare la Ferriera di Trieste a ben precise condizioni che qui sinteticamente riassumiamo.

Un primo affitto di ramo d’azienda per un periodo medio di 12 mesi, e poi per l’acquisto si vedrà. L’indisponibilità a tirare fuori anche solo un centesimo per qualsiasi operazione di bonifica, idem dicasi per l’asporto delle immani discariche abusive di rifiuti speciali create negli ultimi anni nello stabilimento (sotto gli occhi chiusi di assessori all’ambiente modello Laureni quello “che conosce la Ferriera meglio di tutti”, sono parole sue, e di tutti quanti dell’elenco sopra citato), e quantificate pure dalla pubblica confessione (ma Rauber, Maranza e company non leggono nemmeno quello che scrive un mese fa il giornale per cui lavorano) del solito Rosato sul piccolo giornale. Che il pubblico denaro (Stato, Regione o chi per loro) paghi la messa in sicurezza del lato mare ed il raddoppio del porto privato della Ferriera. Che il nuovo soggetto Arverdi possa partecipare al business del Cip6 sull’energia elettrica venduta a costi fortemente maggiorati (pagati ovviamente dai cittadini).

Detto questo poi si vedrà cosa Arvedi farà, fa pure rima.

Ora il pluridecorato e decantato “Accordo di Programma” non accoglie una che è una, neanche mezza per la verità, di queste “originali” richieste dell’eventuale affittuario di Cremona.

Non solo, escludendo in partenza la possibilità di affittare la Ferriera, quantifica in circa 23 milioni, non 18 Rauber, cambiare pallottoliere please, quello che solo per firmare il contratto d’acquisto l’Arvedi, o chi per lui, dovrebbe sborsare e solo per il primo anno perché certe voci di spesa si ripetono annualmente. Le riassumiamo in un amen: pagare l’asporto delle centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti “speciali” nelle apposite discariche (operazione costosissima), pagare i costi della depurazione, con costruzione di apposite vasche per il trattamento, delle falde acquifere inquinate, pagare i costi per sua parte della delimitazione e messa in sicurezza della costa, costruire depositi coperti per i parchi minerali, occuparsi del monitoraggio e della prevenzione sulle emissioni inquinanti nel territorio al di fuori dello stabilimento. Si tace del costo delle bonifiche (cento milioni di euro) per carità ma è ovvio che chi compra, compra tutto anche il terreno inquinato ed in quanto al Cip6 esso è decaduto per legge. Ci si dimentica, una svistina nella fretta di firmare in allegra compagnia di ministri e sottosegretari, della collinetta di “Punta Loppa”.

Poi chi compra deve ovviamente pagare i lavori di rifacimento ex novo di Altoforno e Cokeria (quantificati con inguaribile ottimismo dal duo Boscolo/Frezza in 15-16 milioni di euro), versare un milione e settecentomila di canone d’affitto annuo al demanio, e finalmente produrre in perdita di tre-quattro milioni al mese, oltre ovviamente a quanto fino a quel momento speso (occhio e croce una cinquantina di milioni anche perché bisogna pur pagare l’acquisto dell’area, più che degli impianti fatiscenti, alla vecchia proprietà).

Dunque difficile assai spiegare la giulività del sindacato e della politica. A meno che questo “accordo di programma” non serva solo ad assolvere quest’ultima dal non aver fatto nulla in 14 anni e a scaricare le responsabilità su chi non vuole comprare, ovvero sull’imprenditore suicida.

La soluzione realistica invece era da anni a portata di mano.

Far pagare tutte le bonifiche, per terra e mare e l’asporto, alla vecchia proprietà, come legge impone, fallita fin che si vuole ma riconducibile alle dodici principali banche italiane (da Unicredit ed Intesa a scendere), dunque solvibili ed in grado di far fronte ai costi totali. Rioccupare i dipendenti nelle opere di smantellamento degli impianti e di riconversione di tutta l’area verso una destinazione portuale, accogliendo le richieste fatte in questi anni, con annessi cospicui stanziamenti finanziari, avanzate da alcuni dei principali operatori portuali del mondo (Coreani del Sud e Cinesi), e utilizzando gli eventuali ingenti fondi europei creati a questo fine.

Perché non l’hanno fatto?

E una domanda che il piccolo giornale potrebbe rivolgere ai vari Serracchiani, Cosolini and company, ma sappiamo bene che mai lo farà.




Ferriera. Solo chiacchiere e distintivo (Robert De Niro/Al Capone ne “Gli intoccabili”).

» Inviato da valmaura il 26 January, 2014 alle 11:29 am

Il direttore (della Ferriera: Giuseppe Bonacina) mi ha riferito come il mandato conferitogli nell’assegnarli la direzione dello stabilimento nel 2012 fosse quello di chiudere l’attività produttiva che a tutt’oggi risulta in perdita (circa tre milioni al mese). A tal fine aveva dato mandato ai suoi collaboratori di predisporre un piano per lo spegnimento degli impianti e la contestuale messa in sicurezza degli stessi. … E’ evidente, e il direttore non ne ha fatto mistero, come in tale situazione le risorse da dedicare alla manutenzione degli impianti si fossero drasticamente ridotte.” Firmato: prof. ing. Marco Boscolo nella relazione peritale del 25 settembre 2013 indirizzata alla Procura della Repubblica di Trieste ed al Sostituto Procuratore Federico Frezza.

Quando abbiamo presentato al Circolo Miani le relazioni integrali dei periti della Procura nella Conferenza Stampa del 28 dicembre scorso nessuno ne ha parlato sulla stampa e sono state completamente ignorate. Nessuno dei Capigruppo, né l’assessore regionale all’Ambiente, seppure invitati per tempo a partecipare, era come al solito presente (li trovate invece settimanalmente al circo di Ring su Telequattro a dare aria ai denti in buona compagnia oppure a commentare su mezze paginate del piccolo giornale, quasi sempre opera del maranza che ne sa quanto e meno di loro).

Nardi, commissario liquidatore della Lucchini: “Non ci sono soldi”. Più chiaro di così!

Dunque da mesi bastava leggere le carte ed era tutto scritto, eppure politici, sindacalisti e quella simpatica bandierina della Confindustria, Razeto, non lo hanno fatto, fregando in primis i lavoratori.

Questa è la semplice, fin troppo banale, verità. Cosolini e Serracchiani, trincerandosi dietro un “accordo di programma” di cui finora non è stata scritta neppure la data, hanno deciso di impiccarsi, e con loro di impiccare le famiglie dei lavoratori (circa 450 compresi il centinaio con contratti a termine), al Piano Arvedi di Cremona. Lasciamo perdere il Razeto e gli industriali locali (quali? Che in trenta e passa anni l’unico presidente di confindustria giuliana a fare di mestiere l’industriale è stata Anna Illy. Per il resto: spedizionieri, funzionari di stato e privati, come l’attuale, titolari di ditte di pulizia e così seguitando) che ogni volta che aprono bocca hanno perso una buona occasione per stare zitti.

Peccato che il Cavaliere di Cremona avesse sempre parlato chiaro. Per prendere in considerazione l’ipotesi di venire a Trieste, soprattutto con il solo affitto di ramo d’azienda, voleva soldi, e tanti dallo Stato. Che gli pagassero le bonifiche del sito (oggi un centinaio e passa di milioncini di euro), che gli mettessero in sicurezza le banchine raddoppiando le concessioni portuali per fare insomma concorrenza al Porto di Trieste, e che gli pagassero la rimozione, il trasporto e lo smaltimento nelle apposite discariche per i rifiuti tossici delle centinaia di migliaia di tonnellate oggi nelle discariche create abusivamente in Ferriera in questi anni, anche interrando il mare e spostando la linea di costa (ovviamente senza che nessuno: Procura, Capitaneria di Porto, Arpa, Ass, Regione, Provincia e Comune se ne accorgesse, salvo le vicinissime e contigue Procure di Perugia e Grosseto ed i NOE dei Carabinieri di Udine). Se poi ci stava pure il business del Cip 6 ancora meglio. In poche parole l’ipotesi Arvedi è subordinata ai soldi, almeno 150 milioni, pubblici. E attenzione la legge dice “che chi inquina paga” e dunque a che titolo Serracchiani, Cosolini, Zanonato et similia garantiscono, e pure per iscritto, che invece devono pagare i cittadini avvelenati da oltre un decennio di questo scempio? Per trovare gli attuali proprietari della Lucchini basta scorrere l’elenco delle banche quotate in Borsa, sono i dodici maggiori istituti bancari italiani, da Unicredit ad Intesa, dunque perché mai le bonifiche e tutto il resto dovrebbero essere pagati dai cittadini, per di più violando una dozzina di leggi statali?

Quando il piccolo giornale e i soliti corifei del nulla sparano balle spaziali sui lavori da fare in Ferriera, o non sanno di cosa parlano o semplicemente, per reggere il bordone dei loro amici politici, ingannano l’opinione pubblica. In quanto ai “preventivi” illustrati dal Frezza: è meglio stendere un pietoso velo e fare finta che non esistano.

Chi li dovrebbe pagare questi lavori? Chi perde tre milioni e passa al mese, con i bilanci in Tribunale, e non ha soldi?  Ed ha deciso, dal 2012, di chiudere semplicemente la fabbrica?

L’unico serio piano di riconversione del sito occupato dalla Ferriera e di ricollocazione dei lavoratori fu presentato dieci anni fa in Regione, al tavolo guidato da un tal assessore Cosolini, che coincidenza, proprio dal Circolo Miani. Allora fecero spallucce tra un sorrisetto e l’altro, agli ordini degli emissari, ma senza colbacco perbacco ed italianissimi, degli “affaristi russi” che poi addirittura il Comune assunse, uno: Rosato, come suo consulente e naturalmente non se ne fece niente.

Oggi si affidano a San Arvedi, domani chissà …




Tutto qua.

» Inviato da valmaura il 12 January, 2014 alle 3:50 pm

“La discriminazione e l’isolamento, per ragioni di razza, idea politica, sesso, o malattia, determinano la morte civile di un individuo che anticipa e molto spesso affretta la sua morte fisica”: Corte Suprema degli Stati Uniti.

L’isolamento che è stato creato attorno alla figura di Carlo Alberto Dalla Chiesa, Generale dei Carabinieri e Prefetto di Palermo è stata la necessaria premessa per la sua eliminazione fisica da parte della mafia e della politica collusa. La mafia isola sempre con la complicità di politica e società compiacenti di vuole eliminare: dal libro “Delitto Imperfetto” di Nando dalla Chiesa, presentato nel 1986 a Trieste al Circolo Miani, e dall’ultima intervista del Prefetto di Palermo rilasciata a Giorgio Bocca e apparsa su Repubblica una settimana prima della strage di via Carini.

Questa introduzione potrebbe bastare e chiudere qui per far capire quale sia stato, ed è, il costante atteggiamento della classe dirigente triestina e regionale, a partire dalla politica, con la connivenza di stampa e istituzioni, in questi trentatre anni nei confronti del Circolo Miani e delle sue iniziative.

Ci sono state, è vero, delle singole e rare eccezioni, ma la costante è stata quella di cui sopra.

Eppure il Circolo ha organizzato le più partecipate e significative iniziative in campo culturale e sociale che Trieste ricordi in questi anni, portando a Trieste a discutere con i cittadini oltre 150 tra i più importanti testimoni della società italiana ed europea (per vedere i nomi basta scorrere il parziale elenco nella presentazione del Circolo sul sito www.circolomiani.it). Ha edito per cinque anni il più diffuso mensile uscito a Trieste e dalle cui inchieste sono partite molte delle indagini sulla tangentopoli locale, nel silenzio di quotidiani e televisioni. Oggi ha un sito giornale ondine con oltre 47.500 visitatori. E dunque perché?

Semplice, proprio per questo. Perché una società immobile, ignorante ed arrogante, chiusa, percorsa da umori pieni di livore e di invidia, con il perenne terrore che qualcuno insidi le rendite di potere e sottopotere stratificate nella politica e nella società, con una assenza pluridecennale, salvo il troppo breve periodo della proprietà Melzi al Piccolo e Messaggero Veneto, di un giornalismo e di una informazione degni di questi nomi a Trieste ed in Regione (vale anche per la quasi totalità dei TG televisivi pubblici e privati). Una simile società, in cui si inseriscono automaticamente anche i soggetti “nuovi” che di volta in volta compaiono sulla scena politica ed economica, non può sopportare l’esistenza di qualcuno, in questo caso la nostra Associazione, che non risponda a questi schemi ma anzi corra il rischio con la sua completa autonomia di metterli in crisi. Anche e soprattutto per l’elevatissima partecipazione, forse, anzi senza il forse, la più alta in questi trenta e passa anni, dei cittadini alle iniziative promosse dal Circolo. E, del pari, il persistere nella comunità di un forte rapporto di fiducia e credibilità, esattamente il contrario di quanto accade per politica, sindacati ed istituzioni, verso le attività promosse dal Circolo Miani.

Pertanto tutto è stato fatto per colpire, danneggiare, limitare le iniziative del Circolo Miani in questi anni. L’uso disinvolto dei finanziamenti pubblici a favore di tutti gli “amici degli amici” da parte di Regione, Provincia e Comune. I tentativi di veri e propri boicottaggi messi in atto facendo pressioni, sempre respinte a onor del vero, su alcuni degli “ospiti” invitati a parlare a Trieste per dissuaderli a venire. Si anche questo è accaduto e più frequentemente di quanto si pensi. Le ripetute campagne di diffamazione nei confronti dell’Associazione, quando la sistematica censura e il silenzio decennale degli organi di stampa non erano bastevoli. Fino alla creazione eterodiretta dalla politica di comitatini tesi a contrastare in realtà solo le iniziative promosse dal Circolo Miani, Servola Respira, La Tua Muggia e Comitati di Quartiere sul territorio, grazie alla ampia disponibilità di “mone” in città come sempre ricordava l’amico Nereo Rocco. Financo provando ad usare le denunce e gli esposti calunniosi per cercare di colpire il Circolo con l’azione giudiziaria, visto che tutto il resto non era bastato.

Ora siamo alla fine, e nonostante il Circolo Miani sia impegnato nella nuova campagna di manifestazioni cittadine con le sei edizioni del TG da Strada, con annessa mostra fotografica, realizzate tra novembre e dicembre 2013. E viva, per pagare bollette e costi, con le campagne di autofinanziamento realizzate in strada, davanti ai supermercati, grazie all’impegno di un gruppo di meravigliosi volontari, gli stessi che aiutano a tappezzare muri e portoni con le migliaia e migliaia di locandine per informare i cittadini delle iniziative del Circolo, silenziate appunto da stampa e TiVù.

Il 21 gennaio l’ATER, presieduto da un commissario componente i vertici provinciali del PD e diretto da un altro segretario provinciale, ma di Pordenone, del PD ed ex segretario regionale della Margherita, metteranno in esecuzione lo sfratto del Circolo dalla sede e dal magazzino che occupano dai primissimi anni ’90 e che sono diventati un punto di riferimento, uno strumento indispensabile di incontro, aggregazione e riunione per migliaia di persone in questi anni, complice anche l’assenza di qualunque struttura pubblica gratuita sul territorio comunale.

A questa fine personalmente non desidero assistere. Tutto qua.

Maurizio Fogar




Quarta edizione !!! ma del TG da Strada.

» Inviato da valmaura il 12 December, 2013 alle 12:02 pm

Quarta edizione !!!
TG da Strada, sabato 14 dicembre, alla ore 17, in via delle Torri lato piazza San
Giovanni.
Curato dal Circolo Miani e condotto da Maurizio Fogar, con tante nuove immagini da ammirare.
Ogni scusa è buona per esserci: soprattutto il piacere di ascoltare e vedere quello che piccolo giornale, rai regionale, telequattro ed orpelli vari censurano.
Passaparola.



Un sindacato scandalosamente silente. Mentre la politica invece …..

» Inviato da valmaura il 8 December, 2013 alle 2:21 pm

Ottantatre sono le persone che lavoravano in Ferriera morte di due tumori, alla vescica ed ai polmoni, dal 2000 alla fine del 2012.

Questi dati ufficiali, sono in realtà numeri terribili ma parziali ed ancora in ampio difetto rispetto alla situazione. Essi prendono in esame infatti solo due tipologie di cancro ma se invece comprendessimo tutte le vittime, i lavoratori colpiti da ogni tumore, ed ancora aggiungessimo quelli ammalatisi di malattie polmonari, “semplici” ma letali quali la broncopatia ostruttiva e l’efisema, allora tale cifra dovrebbe essere almeno raddoppiata se non di più.

E di fronte a questo bollettino di morte, reso noto comunque con incredibile ritardo, a più di una settimana dalla sua pubblicizzazione il sindacato che ha detto? Assolutamente nulla. Muti e zitti.

Non hanno aperto bocca né le segreterie di categoria della triplice e di altre sigle, e tantomeno i segretari provinciali o i Belci di turno, oramai tuttologi sul piccolo giornale. Sempre pronti a dire la loro sull’universo mondo, ma improvvisamente senza parole di fronte a due semplici cifre.

Ma che sindacato è questo? Se non è in grado di tutelare e difendere la salute dei propri iscritti e di tutti i lavoratori, e con essa la salute e la qualità della vita di decine di migliaia di triestini e muggesani.

Già perchè a dramma si aggiunge dramma. Questi sono i numeri che riguardano chi stava dentro la Ferriera e la moltitudine che vive fuori? A Muggia, a San Sabba, a Monte San Pantaleone, a Valmaura, a Servola, a Chiarbola-Ponziana, a Campi Elisi-San Vito, insomma a mezza popolazione della nostra provincia?

Così avevamo commentato alcuni giorni fa sulla pagina di Facebook del Circolo Miani l’incredibile silenzio che certifica la fine del sindacato tradizionalmente inteso e che fa capire tante cose, a partire dalle miserevoli condizioni in cui versa l’impresa a Trieste ed il mondo del lavoro ad essa correlato. Ma la politica, le istituzioni pubbliche, non avevano proprio nulla da dire?

E lasciamo perdere quel simulacro di confindustria che ci ritroviamo a Trieste dove il Razeto riesce solo a ripetere un mantra vecchio di anni sul “sistema Trieste e fare squadra”. Chiacchiere che sentiamo da decenni perlomeno da quando ci raccontano le baggianate di “Trieste porta sull’Est” fino all’ultima variante Lettiana di “Trieste ponte verso l’Est”. Ecco questa ci mancava, oramai la Slovenia, la Polonia, l’Ungheria e via di questo passo sono da anni nell’Unione Europea e questi manco se ne accorgono, già che c’erano potevano inneggiare ai Savoia ed al “fiume sacro alla patria” per finire al “ponte tra Trento e Trieste”.

Orbene se in questa estrema landa d’Italia ci fosse un giornalismo degno di questo nome non passerebbe giorno senza che l’informazione scritta e radiotelevisiva, a proposito altro che i “Ring” per pugili suonati, mordesse le natiche, incalzasse politici, amministratori, tecnici sanitari, e cosi avanti sulla strage dei numeri resi ufficiali, e per difetto, emersa tra i lavoratori della Ferriera: Appunto se ci fosse … Dunque giriamo pagina e cerchiamo di capire i perché di questo silenzio tombale, mai parola calza di più, di politici, tutti: dai grillini alle frange estreme dell’ex Pdl, ed amministratori pubblici con i loro annessi, ARPA, e connessi, ASS.

Ma prima una domanda banale: perché uno sceglie di impegnarsi in politica?

Per molti di noi, una volta, la risposta era ovvia e scontata, come quella che Andy Garcia da a Sean Connery nel film “Gli Intoccabili” quando gli chiede del perché si sia arruolato in Polizia. Per riparare ai torti, alle ingiustizie, per aiutare i più deboli a difendere i loro diritti, per rendere migliore la società e maggiormente degna di essere vissuta la vita di noi tutti. Belle parole e ne potremmo aggiungere altre a dovizia, ma la più interessante per noi è quello “spirito di servizio” che politici ed amministratori, meglio se di sinistra, accanto alla parola magica “ascolto e partecipazione del territorio”, proclamano ad ogni sorgere dell’alba. E tutti, a parole e sempre e solo a quelle, “attenti al sociale, ai problemi della gente, ecc …”.

Ma oggi la politica è divenuta, soprattutto a partire dai primi anni ottanta, una professione, pura e semplice, con tanti vantaggi e prebende che altre scelte lavorative, per altro tutte più faticose, non danno. Diremmo che a Trieste ed in regione si possono contare sulle dita di una mano i nomi di esponenti politici dignitosi e fermi nei loro principi giovanili.

E pertanto questa è una prima ragione del loro silenzio: non riescono nemmeno a capacitarsi di cosa significhi la tragedia di centinaia di famiglie costrette a scegliere tra patimenti e morte a breve, medio termine, e la sopravvivenza fisica garantita da un lavoro pericoloso, per niente gratificante e sotto pagato. I politici non lo capiscono perché da tempo hanno smesso non solo di vivere, magari in famiglia, queste dure esperienze, ma analogamente hanno perso ogni capacità di contatto con la realtà che li circonda. Parlano lingue diverse dove la stessa parola, il tempo, hanno un significato completamente incomprensibile rispetto al comune sentire della comunità. Due mondi, uno piccolo ed elitario in cui si entra per cooptazione, che sta sopra, e la massa degli altri sotto. E dove anche coloro, assai pochi e rari che ci entrano per meriti, finiscono in breve tempo fagocitati ed omologati.

Il secondo motivo del loro insolito tacere è soprattutto di calcolo politico ed utilitaristico.

Facciamo sempre l’esempio Ferriera. E’ dal 2001 che la proprietà ne aveva annunciata la chiusura e chiesto a Stato e Regione di programmare il riutilizzo del sito e la ricollocazione dei dipendenti. Dunque sono passati quasi tredici anni, e allora non c’era la crisi ed i soldi pubblici correvano a fiumi, anche europei. Lo sapete quale è stato l’unico progetto presentato?

Quello realizzato a Bagnoli, dove hanno chiuso e riconvertito l’Ilva di Napoli, proposto nel percorso dal Circolo Miani.

Diverte oggi il Lauri di SL (togliere la E di ecologia ci sembra doveroso dopo il clamoroso infortunio di Vendola e soprattutto dopo i “brillanti risultati” prodotti dal loro unico amministratore locale: quel Laureni in giunta comunale a Trieste) strumentalizzare le cause del fallimento produttivo della Ferriera accusando il centrodestra di Tondo, ma anche di Dipiazza aggiungiamo volentieri noi, degli ultimi cinque anni, “di non aver saputo individuare, con il tavolo coordinato dalla Regione, alcuna prospettiva per la riconversione”. Giusto, ma la giunta regionale di centrosinistra a guida Illy, con Cosolini assessore nonché presidente del Tavolo istituzionale per la dismissione e riconversione della Ferriera (quinquennio 2003-2008) che diavolo ha prodotto? Quando il Lauri faceva l’addetto di segreteria dell’unico assessore regionale dell’allora suo partito? O preferisce dimenticarlo per carità patria.  Il NULLA questo ha prodotto, o meglio ha tutelato come di più non si poteva gli interessi dei capitalisti bresciani prima e poi, come gli ha definiti recentemente Cosolini, ah si: degli “avventurieri russi”, partorendo quella meraviglia dell’AIA di cui con solo cinque anni e mezzo di ritardo si accorge ora anche il Sostituto Procuratore Federico Frezza. A proposito, lo avevamo già scritto: come è possibile che l’avvocato Borgna, esponente di spicco del PD, continui a patrocinare la proprietà della Ferriera anche nell’ultimissimo ricorso al Tar contro Regione, Provincia e Comune, tra gli altri, e nel contempo sia indicato e nominato da questi enti a rappresentarli in importanti consigli di amministrazione, lautamente retribuito, uno per tutti la presidenza di Acegas-Aps confluita in Hera? Da iscritto del PD sarà un problema etico suo o del suo partito, ma qui stiamo parlando di un vero conflitto di interessi tra pubblico e privato, o ci sbagliamo?

Ed allora l’incapacità di faticare, studiare, imparare: in una parola sola lavorare al servizio dei cittadini, al di fuori della scontata routine della politica odierna, delle veline su di una stampa prona e genuflessa (trasversalmente), l’attrazione verso un “mondo che conta” soprattutto economicamente, ha fatto il resto, quasi naturalmente.

E “gli sventurati (non) risposero”, ci scuserà il Manzoni ma fà lo stesso.





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