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Circolo Miani » News Correnti » Page 142

Parco San Giovanni: vergogna pubblica anche dell'informazione.

» Inviato da valmaura il 18 December, 2020 alle 11:02 am

Fare giornalismo non significa semplicemente ed acriticamente prendere atto, con una quarantina d'anni di ritardo, del disastro in essere. Per questo basta ed avanza un fotografo.
Lo scandalo dell'abbandono colpevole e del degrado quasi irreversibile in cui versa il comprensorio dell'ex OPP di San Giovanni, parco compreso a cui ha dato considerevole mano l'abbattimento di 100 alberi deciso ed attuato dal Comune di Trieste l'altr'anno, per “metterlo in sicurezza” hanno umoristicamente scritto, era sotto gli occhi di tutti da decenni.
Un giornalismo minimamente accettabile ed attento agli interessi della comunità di cui vuole essere “la voce ed il guardiano”, avrebbe fin dall'inizio seguito passo dopo passo, fatto campagne informative, fatto inchieste sulle responsabilità con nomi e cognomi e via incalzando.
Ma non in Italia e soprattutto men che meno a Trieste dove il “giornalismo” nostrano” è al servizio permanente ed effettivo dei potentati politici e degli interessi economici, di qualunque colore essi siano.
Chiariamo subito una cosa. La proprietà dell'area e degli immobili è forse una eredità indivisa tra lontani cugini litigiosi che non sono d'accordo su nulla? Assolutamente no! I proprietari agli inizi erano gli Ospedali Riuniti poi la Provincia di Trieste, fin che esisteva e poi gli enti tutti pubblici e tutti guidati dalla politica, questa politica, che nei decenni vi si sono succeduti.
A parte il fatto che sorge spontanea una domanda: ma esiste da queste parti il reato di “danno erariale”, ed a caduta: esiste una magistratura che lo persegue? Altrimenti difficile spiegare la sicumera di una politica che ha permesso indifferente lo sperpero di così rilevante patrimonio pubblico.
Ora a disastro consolidato compaiono le due paginate sulla stampa zeppe di foto a portare l'infausta quanto vecchissima novella. Ovviamente senza indicare neanche per sbaglio i responsabili di questo disastro, tanto a pagare sono sempre e solo i cittadini, di Trieste in questo caso.
Statene certi che qualcuno nell'intellighenzia locale ne farà occasione per un bel forum multimediale.
Ma statevene a casa che è meglio.
Teodor, che si impegnerà per Trieste Verde.
Psss. Le due scritte sullo stabile cadente parlano da sole: "la verità è rivoluzionaria", al "bar" si intende.



Lo vediamo e non lo capiamo.

» Inviato da valmaura il 17 December, 2020 alle 3:01 pm

Ora anche qui a Trieste, senza scomodare le disastrose notizie che i Telegiornali ci forniscono in tempo reale, vediamo benissimo come il clima ed il meteo siano oramai radicalmente mutati, in peggio.
Lo vediamo e però non lo capiamo, non agiamo, non facciamo nulla per invertire questa china che ogni anno che passa degrada la nostra qualità della vita e danneggia la nostra salute.
Siamo anche resi viepiù ebeti da una mancanza di informazione degna di questo nome a livello locale e regionale, da una politica parolaia e cadreghinista che vive in un mondo tutto suo fatto di convegni, forum, studi futuristici e che spalanca sempre di più una voragine sotto i nostri piedi.
Eppure basterebbe così poco per iniziare a risalire, partendo da una concreta riforma dello strumento principale che decide quasi su tutto: il Comune di Trieste.
Non occorre una tavola rotonda tra i soliti pochi intimi per comprendere che le prime cose da fare sono aumentare il verde, in particolare gli alberi d’alto fusto, e curare, non desertificare, quello esistente.
E che a dirlo ora, ma in campagna elettorale si intende, siano i più noti “taglialegna” che girino sulla piazza politica, si commenta da solo.
Fermare e regolamentare il fiorire incontrollato di antenne e ripetitori di telefonia mobile ad ogni angolo di strada, varare una moratoria all’installo della tecnologia 5G sul nostro territorio in attesa che serie ed imparziali istituzioni scientifiche ne attestino l’innocuità. Qui invece a parte noi non lo dice nessuno, sarà forse perché gli “antennisti” tengono soldi, e tanti.
Sospendere la cementificazione di un territorio piccolo e congestionato puntando al recupero dell’esistente, che di immobili abbandonati e degradati Trieste ne è piena. Tutti ne parlano, nei programmi elettorali: come il vecchio nonno che non manca mai nelle foto di famiglia sotto l’abete salvo poi rispedirlo all’ospizio.
Ricreare una vita sociale e culturale nei quartieri dove la gente vive, sottraendoli ad un pluridecennale abbandono. Qui ne parlano in assai pochi tenendosi però sul generico, tipo “ascoltare le periferie”, che debbono essere ben sordi se da oltre trenta anni non hanno captato nulla.
Implementare e riformare i servizi sociali e quelli sanitari sul territorio, la cui assenza si è fatta particolarmente sentire in un anno devastato dall’emergenza povertà e da quella pandemica. Anche qui imbarazzato silenzio salvo le condoglianze di circostanza.
Riprendere in mano la gestione della sanità ospedaliera rendendola adeguata alle esigenze della nostra comunità. Muro di silenzio.
Fermare lo sfruttamento di tutto quel mondo di precariato occupazionale legato all’esternalizzazione di gran parte dei servizi prima direttamente curati dalle amministrazioni pubbliche (a partire dal Verde Pubblico, alla gestione di impianti e strutture comunali, alle pulizie). Non si sente volare mosca.
Mettere nel cassetto proposte fuori dal tempo come il parco del Mar Morto, la “Playa del Mar” in Porto Vecchio, ovovie ed altre sciocchezze (vedi tunnel Largo Mioni-via D’alviano). Ma si qui possono sbizzarrirsi in roboanti comunicati sulla stampa della serie “il bue che da del cornuto all’asino”.
Per fare tutto questo non occorrono dibattiti altolocati o intellettuali un tanto al chilo, i cento “eccellenti” buoni per tutte le stagioni, sono quasi sempre gli stessi che “firmano “ dai tempi di Illy in qua, immarcescibili, garantiti, ed anche in taluni casi impresentabili, basta rimboccarsi le maniche, con persone che vivono e conoscono il territorio, licenziare una politica dannosa ed inconcludente, e prendere la gestione dello strumento Comune.
Un sogno voi direte? Forse, ma quando non hai altra scelta per salvarti vita e futuro, una decisione obbligata, oseremmo dire una azione di legittima difesa.
Trieste Verde.



Porto. Affari e principi.

» Inviato da valmaura il 16 December, 2020 alle 12:52 pm

Un problema di non poco conto che investe direttamente Trieste, anzi il suo Porto.
A tutti quelli che sbraitavano contro la “cinesizzazione” della città e che oggi non aprono bocca, ricordiamo che la squallida vicenda, anzi il ricatto, messo in atto in Europa con il veto di due regimi liberticidi, Ungheria e Polonia, all’approvazione dei Recovery Found ci investe direttamente.
E’ di questi giorni la richiesta del Governo ungherese, prontamente rilanciata da sua eccellenza il ministro triestino Patuanelli, di utilizzare fondi europei, del Recovery, per far risparmiare investimenti al gruppo governativo di Budapest che ha acquisito l’area ex Aquila.
Dunque l’Ungheria di Orban, con i suoi satelliti, la Polonia e la Slovenia blocca lo stanziamento dei Found a Bruxelles ma nel contempo il suo ministro chiede all’Italia di utilizzarli per ammortizzare gli investimenti ungheresi a Trieste, in questo assecondato dal Patuanelli.
Questione scottante, come sempre quando si tratta di scegliere tra i soldi ed un principio, ovvero la democrazia.
Forse la soluzione sarebbe quella di seguire la strada che il resto dell’Europa, su proposta della Cancelliera Merkel, ha intrapreso: ovvero procedere a 25 tagliando fuori i due regimi illiberali, ed ovviamente privandoli di ogni contributo economico che gli stessi generosamente ricevono dalla Comunità Europea.
Ecco forse anche il Presidente del Porto dovrebbe cominciare a guardarsi attorno e verificare se riesce a trovare altri investitori per il rilancio di quell’area che non siano i briganti ungheresi.



Si sono bevuti il cervello o cosa?

» Inviato da valmaura il 15 December, 2020 alle 12:55 pm

Come un fiume carsico rispunta a cicli alterni il Tunnel via D’Alviano-Largo Mioni.
La prima proposta risale ai tempi del Sindaco Illy, ed il progetto che periodicamente ritorna a galla prevedeva in buona sostanza che per andare in Barriera da Corso Italia si doveva imboccare la Galleria Sandrinelli proseguire per quella di San Vito, arrivare a metà di via D’alviano e ritornare indietro per il nuovo Tunnel per sboccare al fine in Largo Mioni, a metà di viale D’Annunzio. Il tutto veniva motivato con il vantaggio di snellire la viabilità. Cioè invece di andare diritti per Piazza Goldoni e salire per Largo Barriera si costringevano le persone a girare mezza città, ma per “ridurre traffico ed inquinamento” si intende.
La follia finì ritirata sotto una marea di proteste dei cittadini, sorse anche un comitato di residenti di Largo Mioni che il Circolo Miani appoggiò da subito, e dalle critiche bipartisan della politica a partire dalla Circoscrizione competente.
Ma questo infausto progetto non fu cestinato, come avrebbe dovuto essere assieme ai nostri quattrini per pagare le parcelle dei progettisti, ma rimase in “sonno”, e periodicamente si risveglia e chi amministra questo nostro sfortunato Comune lo ripresenta come un fiore all’occhiello.
Ora è il momento di dire basta alle sparate senza senso e costrutto, e di spernacchiare assessori ed amministratori che lo caldeggiano. Meglio sarebbe mandarli a casa per impedire che continuino a nuocere alla nostra città, ed è anche per questo che nasce Trieste Verde, fuori dai giochi e dal teatrino stantio di una politica arrivata alla frutta che parla solo di accordi tra sigle e siglette nati per garantirsi uno strapuntino ma che con un colpo di coda può produrre ulteriori danni alla nostra comunità.
Teodor



Questa inutile politica non smette mai di stupire.

» Inviato da valmaura il 13 December, 2020 alle 12:55 pm

“Mettere a disposizione di Asugi, se ritenuto necessario e in assenza del reperimento di altri spazi adeguati, le palestre o altre strutture comunali da individuare per fare i tamponi in luoghi di grande capienza che garantiscano massima sicurezza”. È l'oggetto della mozione che ieri la IV Commissione consiliare, ha discusso a lungo, anche se facciamo fatica a capire cosa ci fosse da discutere, oltre ad approvarla all’unanimità in un amen.
Il problema, della mancata capienza,è stato riscontrato dai medici di medicina generale «che spesso non hanno ambulatori adeguati per eseguire i tamponi in quanto inseriti in contesti condominiali».
La mozione alla fine è stata licenziata («È scontata la collaborazione tra enti. La nostra disponibilità è assodata», ha specificato il presidente Babuder) per essere discussa nei prossimi mesi in Consiglio.
ALT! “discussa nei prossimi mesi”. Insomma a nonno morto. Ma vi rendete conto?
Qui siamo ben oltre i confini della irrealtà: e forse Trieste Verde è la ramazza giusta per spazzolarli via, avranno con tutta calma i prossimi anni per discuterne.
Poi attaccano ristoratori ed esercenti che in estate e fino alla Barcolana hanno avuto parte importante nel favorire Movida Selvaggia, spesso chiudendo un occhio anzi tutti e due. E nel sostenere il Paoletti della Camera di commercio funerario nel tenere congelati gli otto milioni per destinarli alla ciofeca del Parco del Mar Morto, invece che liberarli a tutto vantaggio dei colleghi in crisi che poi li avevano versati.
«La categoria è allo stremo - spiega Bruno Vesnaver, presidente regionale della Fipe -, sono veramente preoccupato. Le richieste avanzate a livello nazionale cadono nel nulla e il grido di disperazione (peccato che nel frattempo siano morti Vittorio Emanuele Secondo e Cavour) si fa sempre più forte. Non consentire ai pubblici esercizi di lavorare a regime nel mese di dicembre, ipoteca seriamente anche il 2021, è tutto assurdo, è un accanimento.”
Però offrire un calice ed un caffè ai quasi mille morti al giorno forse li aiuterebbe a disperarsi di meno ed a non incolpare il Governo dimenticando le ordinanze regionali dei companeros de plaza.
Ma mi faccia il piacere, mi faccia!
Teodor.




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