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Trieste Verde. A cosa diciamo no!
Dicemmo no alla progettata Centrale a Carbone nel Vallone di Muggia, battaglia vinta..
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Circolo Miani » News Correnti » Page 142

Porti di Trieste.

» Inviato da valmaura il 13 March, 2021 alle 1:06 pm

Sembra di stare in una bolla surreale.
A sentire quello che fanno o che parlano.
Iniziamo dalla notiziona dell’acquisto di un auto elettrica, che si aggiunge però a ben due altre “ibride”, da parte dell’Autorità Portuale come primo passo ad un piano di investimenti “green”da 6,7 milioni. Apperò, considerando anche che la stessa Autorità ha ricevuto 800.000 euro per il passaggio all’elettrificazione delle banchine, e non di tre automobili, una notizia da prima pagina.
Ci chiediamo invece sommessamente se le quattro navi da crociera parcheggiate da mesi in porto, con i motori accesi 24ore su 24, ed i fumaioli sempre fumanti, le fumate nere che vediamo uscire dalle portacontainer in manovra nel Vallone di Muggia e che si affiancano a quelle delle petroliere in attracco alla Siot, non incidano sull’inquinamento dell’aria che si respira a Muggia e Trieste ben più di tre auto in uso al Porto.
E ci chiediamo se dopo i faraonici annunci di “elettrificazione”, ma perbacco con energia “pulita”, totale che i vertici del Porto lanciano da anni di ogni metro di banchina da Barcola a Lazzaretto, in attesa eterna del “sol dell’avvenir” non fosse stato magari possibile fare qualcosa di più modesto ma pratico e concreto, visto che i quattrini, europei e non, abbondano.
Ovvero collegare provvisoriamente i servizi necessari alle Navi Bianche a dei punti elettrici provvisori in modo che possano spegnere quei motori che secondo le statistiche europee, non del Circolo Miani o di Trieste Verde, inquinano più dell’intero traffico cittadino. Così giusto per dire.
E idem dicasi per il Molo Settimo e soprattutto per il pontile Siot.
Che l’ottimo è sempre nemico del bene.
Porto Vecchio: siamo tornati al solito tram-tram di chiacchiere un tanto al chilo, dare aria ai denti costa nulla soprattutto se hai stampa e televisioni che ti danno spazio invece di accomodarti all’uscio. Non passa giorno, in attesa del mitico Ambassadòr (SuperCiuk no?), che tutto risolve, viene presto e va via prima come un MastroLindo qualsiasi, che non si discuta di metodi, idee strampalate quanto mai, residenze, alberghi ed uffici, le ovovie sono fuori concorso, e ristoranti, pub, pizzicagnerie, Copacabane, Playe Beach, oltretutto con l’ultimo arrivato, il costruendo albergone in piazza Vittorio Veneto, dirimpetto all’altro di Largo Panfili, tra poco Trieste avrà più strutture alberghiere, ma di lusso, che Las Vegas.
E sono passati sei anni, una inezia va riconosciuto per i tempi dei cantieri triestini.
Ricorrere invece al nome “Porto” seppure Vecchio fa venire in mente qualcosa? No?
Banda di incapaci!
Teodor per Trieste Verde.



Trieste, quel che resta dei Distretti sanitari.

» Inviato da valmaura il 11 March, 2021 alle 11:43 am

L’idea era buona, ed era la “giustificazione” per ridurre i presidi ospedalieri e tagliare posti letto e personale, quella cioè di creare una rete sanitaria territoriale che si “prendesse in carico” e garantisse la “continuità assistenziale” dei cittadini sofferenti di patologie, croniche e non, che potevano appunto essere validamente seguite sul territorio dove questi vivevano senza dover toglierli da casa ed ospedalizzarli.
Poi negli anni a Trieste prima i tre, ora quattro, Distretti Sanitari hanno via via perso efficacia e capacità di offrire quell’assistenza e quei servizi per cui erano stati pensati.
E va altresì ricordato che sempre ai Distretti fanno capo il servizio di assistenza domiciliare, che va detto grazie all’abnegazione degli operatori fa miracoli in queste condizioni lavorative, e quello della fisioterapia, in grave sofferenza, oltre che i Centri di Salute Mentale.
Poi va rilevato che negli anni si sono ridotte le RSA pubbliche presenti sul territorio, clamorosa la chiusura di Casa Verde a Servola che era considerata la migliore, ed incapaci dunque di fornire un adeguato percorso riabilitativo, anche per la cronica mancanza di personale soprattutto fisioterapico.
Prendiamo il Terzo Distretto sanitario, quello più ampio per numero di assistiti potenziali, che comprende il territorio della Settima Circoscrizione (43.000 persone) più i comuni di Muggia e San Dorligo (altre 23.000 anime). E che ha al suo interno le maggiori problematicità, per numeri e gravità, sociali dell’intera città.
E la crisi determinata dall’emergenza Covid ci entra fino ad un certo punto, che la mancanza di personale, soprattutto medico era preesistente da tempo.
Poi ci sono i casi della chiusura inspiegabile dei centri prelievi per le comuni analisi: in via Puccini ne operava uno già da tempo solo su appuntamento ed in ambienti idonei, orbene esso è stato chiuso da più di un anno con tutte le immaginabili conseguenze.
Partiamo da una patologia che a Trieste, secondo i dati ufficiali, riguarda quasi 20.000 persone ma interessa, sempre secondo questa ricerca, almeno altri 10.000 triestini, dunque il 15% della popolazione.
Si chiama Diabete, di tipo 1 ma soprattutto 2, che se non curato tempestivamente e tenuto sotto adeguato e costante controllo ha esiti letali, diretti o indiretti.
In tutto il territorio ci sono la “bellezza” di 4 (QUATTRO) medici, uno per Distretto, e 8 (OTTO) infermiere/i, due per Distretto. Nel Terzo la situazione è aggravata dal fatto che, anche per la composizione sociale della popolazione residente, esso detiene la quota più alta e che “segue” pure circa un migliaio e più di pazienti “foresti”, ovvero residenti in altri Distretti sanitari.
Dunque il servizio di Diabetologia, che si occupa pure delle medicazioni (il Piede Diabetico è molto frequente), di via Puccini ha in carico circa quattro volte il numero di assistiti di un medico di base. Ma attenzione con una sostanziale differenza, dal nostro medico andiamo quando stiamo male o non per una visita ma per ritirare ricette e prescrizioni, mentre il Diabetologo deve garantire un numero periodico di controlli e visite annuali, con esami, piani terapeutici aggiornati e consulti, ai pazienti che ha in “portafoglio”.
A questo si aggiunga che gli specialisti necessari per i controlli periodici, a partire dall’oculista per i fondi oculari (la retinopatia è una delle conseguenze più diffuse e gravi della degenerazione diabetica) o mancano o costringono i pazienti a lunghe attese, o a ricorrere, pagandolo, ad uno specialista privato.
La necessità, più volte richiesta di raddoppiare perlomeno il personale medico ed infermieristico distrettuale è rimasta senza risposta, e non da oggi ma da anni.
Con tutte le conseguenze immaginabili sulla mole di lavoro, orari e ritmi, del personale e sui tempi per i pazienti. Immaginatevi poi quando il medico si ammala, si assenta per aggiornamenti professionali o va in ferie, non esistendo un sostituto, idem dicasi per gli assistenti.
Particolare significativo, all’andata in pensione di alcuni specialisti (ottorino, pneumologo) questi non sono stati rimpiazzati ed il servizio cardiologico è garantito un solo giorno alla settimana da uno specialista in “trasferta” del Centro Cardiovascolare.
Non è poi contemplata l’esistenza sul territorio di apparecchiature d’analisi di primo grado (radiologico ed ecografico) con tutte le prevedibili conseguenze.
Difficile poi la creazione di una rete di sostegno con i servizi sociali del Comune per l’assenza di personale medico da un lato e soprattutto per l’inadeguatezza del Comune, anche qui un problema esistente da tempo.
Aggiungetevi poi da un anno l’emergenza Covid-19, ed avrete la conferma di come affermazioni quali “la prima efficace misura di prevenzione e cura al Virus, questo od altri, consiste nel rafforzare la medicina territoriale” sia corretta ma almeno in Asugi parole al vento.
Per questo, sabato 13 marzo, alle ore 11 parleremo, nella sede (g.c.) del Circolo Miani, all’aperto, in via Valmaura 77 a Trieste, delle soluzioni da assumere in Comune come Trieste Verde.
Nella prevedibile assenza degli organi di disinformazione locale: si chiama etica deontologica e professionalità, Ordine e Assostampa sono avvertite.
Le elezioni si possono rinviare, i problemi no!



Trieste. Una sanità nel marasma.

» Inviato da valmaura il 10 March, 2021 alle 12:43 pm

E’ passato un anno dall’inizio dell’emergenza Covid-19, ed oggi dobbiamo leggere che il Primario di Pneumologia di Trieste è costretto ad affermare che saranno obbligati a decidere quali pazienti ricoverare e quali no perché il reparto è saturo ed il personale stremato.
Se inseriamo queste drammatiche affermazioni in un quadro più ampio dove negli ospedali si è costretti, e da tempo, a rinviare gli interventi già programmati per tutte le altre patologie, che ovviamente non stanno lì ad aspettare, oltre a controlli ed esami di routine sui malati cronici, il quadro che ne esce è devastante: per la nostra salute, si intende.
Ma proprio il tempo perso rende gravissima la responsabilità di chi ha l’onere di gestire ospedali e sanità territoriale: ovvero questa politica che a forza di tagli, favoritismi e clientele ha prodotto questa situazione.
Mai come oggi questa malasanità viene pagata dai cittadini sulla propria pelle, e se e quando si supererà questa pandemia emergeranno in tutta evidenza gli strascichi dannosi che questa incompetenza politica ha causato: con l’aumento di decessi ed aggravamenti per tutte quelle malattie non Covid la cui cura è stata fortemente rinviata.
In tutto ciò, il Comune di Trieste non apre bocca, si balocca con l’Ambassadòr di Porto Vecchio, con statue e luminarie, dimenticando, e non da oggi, che il Sindaco è per legge, e dal 1934, l’Ufficiale Sanitario del Comune, ai cui “ordini” devono operare sanitari e forze di vigilanza. E, piccola cosa, che ospedali e sanità sono pagati con le tasse dei Triestini.
Per questo, sabato 13 marzo, alle ore 11 parleremo, nella sede (g.c.) del Circolo Miani, all’aperto, in via Valmaura 77 a Trieste, delle soluzioni da assumere in Comune come Trieste Verde.
Nella prevedibile assenza degli organi di disinformazione locale: si chiama etica deontologica e professionalità, Ordine e Assostampa sono avvertite.
Le elezioni si possono rinviare, i problemi no!



Porto Vecchio. Non ci siamo proprio.

» Inviato da valmaura il 9 March, 2021 alle 1:37 pm

"Le case in Porto vecchio a Trieste? Un traino per tutta la città. Ecco quali potrebbero essere i prezzi dei futuri appartamenti, per 1.100 residenti a non meno di 5 mila euro al metro quadrato.”
No, se in una città che ad oggi conta un altissimo numero di immobili vuoti: case ed appartamenti anche di pregio, che da soli potrebbero ospitare una popolazione pari al doppio/triplo di quella di Muggia. E con un calo demografico progressivo negli ultimi vent'anni da far perdere una media di 1600/2000 residenti all'anno, la soluzione pensata dagli “esperti” e dai politici per il rilancio di Porto Vecchio ruoti attorno al trasferimento di uffici, soprattutto regionali, svuotando così altri immobili in città, e ad una riserva fino al 70% dell'area alla “nuova” residenzialità di Paperoni, allora no, non ci siamo proprio.
Pensata così: ovovie, centri fitness, ristoranti ed esercizi commerciali, alberghi, ovviamente il tutto riservato ad una fascia “alta”, accanto ad una Playa Beach che di terapeutico ha picca o nulla, allora la smettano di parlare di un “volano” per il rilancio economico, scientifico, ed altre balle consimili.
Questo sarebbe un ghetto per ricconi, pensionati e turistici ed anzi trasformerebbe anche fisicamente il resto di Trieste in un ghetto di seconda categoria. Punto.
Trieste Verde.



Chissà perché non ne vogliono proprio parlare.

» Inviato da valmaura il 9 March, 2021 alle 1:36 pm

Far West antenne e ripetitori, 5G.
Tra tutte le chiacchiere sparate a salve in questa campagna elettorale c’è un unico argomento che i fecondi quanto genericamente superficiali competitor di ogni colore: vecchi, seminuovi e nuovi, non hanno toccato o ripreso e scopiazzato dai nostri servizi e proposte.
Un vero e proprio Tabù da non sfiorare e nemmeno menzionare per sbaglio, e stampa e televisioni si sono subito allineate a dove a tira il vento.
Guai a parlare della questione 5G e di “Antenna selvaggia” un fenomeno da sempre presente anche a Trieste ma che negli ultimi mesi è letteralmente esploso in città e sul Carso.
La ragione è chiarissima, per evitare eventuali rogne di ogni tipo, le compagnie telefoniche hanno potenziato oltre ogni utile necessità gli impianti per l’attuale trasmissione dei segnali 3-4G, che non hanno bisogno di particolari formalità per essere piazzati in ogni dove, perché, come inavvertitamente si è lasciata sfuggire su carta l’ArpaFVG, le nuove tecnologie 5G useranno inizialmente gli impianti già esistenti per la trasmissione del segnale.
E qui di soldini, anzi soldoni ne girano proprio parecchi.
Pertanto zitti e mosca: silenziare,sopire ed incassare.
Ma noi di Circolo Miani e Trieste Verde ostinati come muli non molliamo e ripubblichiamo le nostre soluzioni, poi vedete voi chi sia più affidabile e credibile.
Antenne e Ripetitori, mettiamoci le mani.
Trieste Verde.
Premesso che noi non soffriamo di dietrologie e retropensieri, che usiamo il cellulare anche se solo per la sua funzione primaria: ricevere e fare telefonate. Che non siamo assolutamente ostili a progresso ed innovazione scientifica, pretendiamo però una cosa sola e di buon senso: che qualunque nuova tecnologia venga immessa sul mercato, perchè è soprattutto di questo che si tratta, in qualunque campo sia, garantisca per il presente ed il futuro (molte volte gli effetti nocivi emergono a distanza di anni) la più assoluta ed inconfutabile, scientificamente parlando, innocuità e sicurezza per le persone e per l'ambiente.
Dunque semplice e chiaro e mi auguro condivisibile da tutti, meno i pochissimi che hanno la vocazione da cavia. Il mondo in fin dei conti è bello perchè vario, anche se nessuno può permettersi, neppure dietro lauto compenso, di mettere a repentaglio salute e vita della comunità, della sua è appunto affar suo.
Pertanto abbiamo da subito aderito all'invito che da molte parti si è levato, parte del mondo scientifico e quasi sempre la più autorevole, la stessa Comunità Europea e via via fino ad arrivare ad oltre 600 enti locali italiani, ad adottare nei confronti della nuova tecnologia 5G il criterio della “massima precauzione” proprio in assenza di risposte scientifiche e mediche certe ed imparziali, come raccomandato dalla stessa UE.
E di conseguenza abbiamo, attraverso un autorevole studio legale, NOI e solo noi, inoltrato al sindaco di Trieste, e per ben due volte, la documentata richiesta di emettere una ordinanza o delibera di moratoria all'installo di tecnologie atte a diffondere il segnale 5G nel territorio comunale, sul modello di quanto fatto in Regione da diversi sindaci a partire da quelli di Udine e Sacile.
More solito, e come ha sempre fatto su altre questioni: vedi Ferriera, il sindaco ha buttato la palla in tribuna, ben guardandosi da prendersi quelle responsabilità che le leggi, e dal 1934 a seguire, gli assegnano in qualità di Ufficiale Sanitario di Trieste.
Abbiamo altresì suggerito e richiesto, anche qui del tutto inutilmente, che l'amministrazione comunale varasse in tempi rapidi, coinvolgendo pure le aziende che operano nel settore della telefonia, un Piano Regolatore per antenne e ripetitori, come avvenuto in passato, dopo lungaggini estenuanti va detto: come ben sanno ed hanno patito i residenti di Conconello qui e di Chiampore a Muggia, per Radio e Televisioni.
Al fine di evitare il posizionamento di antenne e ripetitori di telefonia mobile di vecchio conio (3-4G) in prossimità di strutture sanitarie ed assistenziali, scolastiche di ogni ordine e grado, ricreative ed associative, ed infine in mezzo a zone densamente abitate. E di chiedere, anche alla luce delle prime due sentenze del Tribunale di Torino, non di Samarcanda, confermate recentemente in appello, per l'installo di nuovi impianti la sottoscrizione liberatoria da parte delle aziende richiedenti per la quale si assumevano in solido, per il presente ed il futuro, la responsabilità civile e penale per gli eventuali danni arrecati alla salute di persone ed ambiente. Insomma un banale attestato di garanzia come oggi si accompagna all'acquisto di qualunque prodotto o all'esecuzione di ogni lavoro.
Anche perchè la incredibile ARPA FVG ha scritto nero su bianco che in questa prima fase per la diffusione del segnale 5G le aziende, che sono sempre le stesse, si avvarranno degli impianti già in essere ed installati per il 3-4G.
Ovviamente è stato come fare pipì contro vento. Dal Comune di Trieste solo silenzi.
E ciò è assai preoccupante anche per l'aumentare in città dei casi di persone, giovanissime ed adulte, ammalate di elettrosensibilità (una patologia fortemente invalidante che distrugge la qualità della vita), e non parliamo poi dei portatori di pace-maker cardiaci e consimili.
A tutto ciò è corrisposto pure un silenzio assordante, qui ci azzecca in pieno, di tutte le forze politiche vecchie, seminuove e nuovissime presenti o candidate in Comune e della solita pletora di sigle più o meno ambientaliste locali da sempre al traino di questa politica.




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