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'L'Eco della Serva'
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Ben svegliato fiorellino. (dal film Sister Act)
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Ferriera. Tre tromboni e due pifferi.
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Circolo Miani » News Correnti » Page 14

5G: il Comune di Trieste “avanti tutta”!

» Inviato da valmaura il 6 May, 2020 alle 1:04 pm

Nel silenzio della politica.

Il 29 aprile spunta un nuovo impianto 5G a Borgo San Sergio, in via Grego dinanzi al complesso dei “Puffi”.
Quasi contestualmente TeleFriuli il 24 aprile pubblica integralmente una nota, anzi meglio una auto intervista (come Marzullo si fanno le domande e si danno le risposte), dell’ARPA FVG dal titolo “4 antenne 5G già attive in FVG”: due impianti a Udine, una nel goriziano ed un’altra antenna nel pordenon
ese. 117 i pareri rilasciati dall’Arpa, saranno usati per la nuova tecnologia gli impianti già in uso.
Scrive la nota, che vi suggeriamo caldamente di leggere
https://www.telefriuli.it/…/4-antenne-5g-att…/2/206365/art/… , che “quando un gestore vuole installare un’antenna-radio base deve presentare una domanda di autorizzazione al Comune allegando il parere preventivo dell’Arpa”.
Ora nella delibera giuntale del novembre 2019 (ATTONA[1.1].rtf.pdf.pdf ) del Comune di Trieste non c’è traccia alcuna di questo parere, tra le altre cosette.
Ma nella auto intevista dell’Arpa, si nega che esista un progetto di “sperimentazione” della nuova tecnologia nei comuni della Regione. Esattamente il contrario di quanto scritto nella delibera-ordinanza di moratoria del 5G del Comune di Pontebba che vi potete leggere in questa pagina alcuni articoli più sotto.
Attendiamo con prudente ansia la fine di questa pandemia per poter chiarire civilmente quanto francamente le troppe discrepanze che stanno mettendo a dura prova la nostra pazienza. Magari in assemblee e manifestazioni che ci auguriamo vedranno la partecipazione di tanti cittadini. Nel frattempo apriamo un nuovo fronte legale a partire dalla non risposta del sindaco di Trieste alla nostra (Circolo Miani) richiesta di moratoria presentata al Comune, che trovate riportata integralmente sempre qui.
POST SCRIPTUM. Imprecare non basta. Anche i numeri hanno la loro importanza, specialmente ora. Ed allora perchè non cominciate a mettere, e soprattutto far mettere, i "Mi Piace" alla PAGINA e non solo al singolo Post?
Aiuta, e molto in questa fase dove stiamo facendo con l'informazione, l'azione legale e la raccolta di consulenti tecnici tutto quello che si può fare.
Il resto a dopo, ma attenzione i numeri contano, eccome e specie su Facebook: sono la prima cosa che gli "osservatori" interessati vanno a guardare. E contano pure per la diffusione delle notizie: se i cittadini non sono informati poco si può fare. E, lo ripetiamo, in questa fase questo è quello che si può fare, e lo stiamo facendo, ci pare, al meglio della nostra esperienza, delle nostre possibilità e conoscenze, che non sono poche: ci si scusi l'immodestia.




Covid-19. I vertici triestini dell’Ass si aggrappano alla zattera.

» Inviato da valmaura il 5 May, 2020 alle 2:40 pm

Una “zattera” di lusso però che ci costerà un milione e 200.000 euro al mese.

In attesa che Caronte porti il Lazzaretto galleggiante ad ormeggiare in Porto, e neppure sul luogo d’attracco si sono ancora messi d’accordo, e dopo il fallimentare spettacolo dato dalla Regione sulla riunione saltata per blocco informatico della videoconferenza, appare sempre più chiara la Caporetto della sanità triestina.
E non ci riferiamo certamente ai medici ed al personale che si sono prodigati lodevolmente pagando il prezzo più alto tra tutti i loro colleghi in Regione (il numero dei “positivi” è di gran lunga più alto di quelli riscontarti nelle altre province).
Il dato appare devastante se abbinato a quello dei contagiati e deceduti nelle RSA, pubbliche (del Comune) e private a Trieste.
Anche qui molto alto ed ingiustificato da ogni punto di vista è il numero del personale risultato positivo.
Ad ulteriore dimostrazione che aver vietato le visite dei familiari senza “tamponare” preventivamente gli operatori e senza averli dotati tempestivamente delle adeguate protezioni ha esposto gli anziani all’infezione più che girassero in gruppo per strada.
I silenzi, le direttive ritardate o molto discutibili, il vulnus sui controlli evidenziato dai Carabinieri sulle residenze “protette”, nonostante una lunga arzigogolata puntualizzazione di oggi sulla stampa locale dal vertice (sig!) ASS Poggiana che conferma sostanzialmente quanto scritto finora. Insomma, come scriveva Mario Missiroli: “La smentita è una notizia data due volte”.
Tutto questo avrebbe già dovuto imporre alla Regione (Riccardi e Fedriga) la rimozione immediata dall’incarico del direttore generale dell’Azienda Sanitaria di Trieste e Gorizia, e l’apertura di una approfondita indagine interna al di là e prima di quanto farà la Magistratura. Non averlo fatto è un boomerang che si ritorcerà loro contro agli occhi dell’opinione pubblica.
Quanto è successo, come l’ha definito l’Organizzazione Mondiale per la Sanità “Il massacro delle RSA”, era ampiamente, perché ne avevano sia il tempo che le informazioni, prevedibile (si sapeva da subito che le persone più a rischio letale erano gli anziani ed i “fragili”, ovvero quelli sofferenti già di altre patologie, molto spesso connesse all’età).
Una situazione esplosa ora e pagata drammaticamente con tanti, troppi lutti, che è frutto di controlli, a partire dalle condizioni di lavoro precarie di molti operatori, insufficienti quanto burocraticamente farraginosi, che hanno con tutta evidenza denunciato le lacune degli anni precedenti, come anche la recente indagine della Procura udinese ha portato alla luce mesi orsono.
Merita ricordare qui l’infelice uscita dell’appena insediato direttore Poggiana sulla stampa locale riguardo l’emergenza perenne (una media di oltre dieci ore di attesa, un medico per cinque ambulatori e personale ridotto all’osso costretto a fare miracoli) del “Lento” Soccorso dell’ospedale di Cattinara.
Dichiarò testuale “Il Pronto Soccorso sta bene così com’è”.
Forse bastava questo per invitarlo a farsi da parte subito.




Noi e il CoronaVirus.

» Inviato da valmaura il 4 May, 2020 alle 3:22 pm

Leggiamo oggi la scempiaggine della annunciata manifestazione di Confcommercio ed altre categorie minori in piazza Unità contro il Governo, ovvero le ultime misure assunte sulla “riapertura”.
Sulla nostra pagina leggiamo alcuni deliri di podisti, siamo in Italia dunque non “runner”, che ci accusano di “criminalizzare” la “categoria”.
Sono ambedue aspetti di profonda, o superficiale viste le teste che le partoriscono, immaturità sociale ed egoismo.
Viviamo in una città che da sola ha il record di contagi “ufficiali” e Dio solo sa di quanti reali in Regione e di più della metà di deceduti, che non potranno loro malgrado “ripartire”, in Friuli Venezia Giulia.
Quando riguardo la foto pubblicata sulla stampa cittadina dell’ultima “Movida” a poche ore dalla chiusura totale, l’otto di marzo, dove migliaia di persone, per lo più giovani si accalcano, ridono con il bicchiere in mano alla faccia dell’epidemia, conosciuta ed in atto, mi scatta subito il paragone con la canzone del famoso romanzo “L’isola del Tesoro” dove dodici uomini ballano sulla cassa del morto con appunto un bicchiere di Rum in mano.
Ma mi chiedo anche quali siano le sensibilità che albergano nella nostra comunità, se, ed ho più di qualche dubbio, si può ancora definirla tale.
Si ragiona con i piedi, con il tasso alcolemico, con la rabbia nella difesa del piccolo quanto meschino egoismo. E non ci riferiamo qui al grave problema di chi campava, benino diremmo vista la densità di bar, pub e ristorazioni di ogni tipo e genere a Trieste, con la propria attività. Ed è per questo che fin da subito, e per primi, abbiamo pubblicamente invitato un sindaco che non c’è ed un presidente della Camera di Commercio, che purtroppo c’è e da un ventennio, ad utilizzare la riserva di oltre dieci milioni di euro, disponibili da subito si confida, costruita proprio con i contributi obbligati degli associati, per intervenire immediatamente al pagamento delle spese fisse di una mancata gestione. Invece di continuare a speculare su di un improbabile Parco del Mare che sfancula Trieste da decenni.
Detto questo la sciocca critica all’operato di un Governo che prima e meglio di tutti gli altri in Europa, come riconosciuto magari tardivamente dall’universo Mondo, si è mosso su questa gravissima emergenza di cui tutti, a partire dal mondo scientifico, ancora poco sanno e troppo poco riescono a fare, è puro autolesionismo o ignobile speculazione politica per tentare vanamente di raccogliere un pugno di voti sulla pelle della gente. E scriviamo questo non per il colore politico del Governo ma per rispetto della realtà dei fatti.
Vogliono commercianti ed esercenti manifestare? Ed allora prendano a “forconate” metaforiche Comune e CCIA che nulla di concreto hanno fatto pur potendolo. Altrimenti tacciano e facciano, come la stragrande maggioranza, la loro parte.
E per quanto riguarda noi, come Circolo Miani, che non siamo, e da 40 anni, una sigletta virtuale e monocellulare buona tuttalpiù per ottenere una comparsata su stampa e televisioni amiche ed al servizio perenne di partiti, ma che ci basiamo sulla partecipazione attiva dei cittadini, questa forzata ma perdio SACROSANTA astinenza, ci pesa eccome e molto più che a tanti altri. Noi che per essere, a garanzia dei triestini, realmente indipendenti ed autonomi non sopravviviamo con le elemosine interessate della politica, siamo ora praticamente impossibilitati nel ricorrere a quell’autofinanziamento di massa che ci sostiene da sempre. E siamo certi, certissimi che c’è in queste ore chi trama per tentare, e per l’ennesima volta, di approfittarne per cancellare l’unica significativa voce fuori dal coro a Trieste.
E per quanto attiene a me, Maurizio Fogar, Dio solo sa quanto amante delle camminate, soprattutto in montagna, con i miei cani che sottoscrivono la presente, soffra questa clausura trascorsa ogni giorno tra Circolo Miani e casa e, scusate, l’impossibilità dai primi di marzo di bermi un ottimo caffè espresso in uno dei pochissimi bar rimasti in città dove lo sanno fare. Ma se serve sono pronto a continuare tutto il tempo che sia utile, ovvero un minuto in più dopo la scomparsa del maledetto virus, perché una vita persa non vale una maratona, ed anche per mio modesto interesse personale: vivere con dignità.



Porto. Arriva Caronte.

» Inviato da valmaura il 3 May, 2020 alle 12:19 pm

A “nonno quasi morto” ieri pomeriggio la Regione con la benedizione di “faccia di bronzo” ASS, e del vicesindaco leghista, che Dipiazza una volta di più, e stavolta saggiamente, si è defilato (un albero da potare in villa?), ha chiamato capitan Caronte con la sua barcona.
Accogliere nello Stige di Porto Vecchio (visto a cosa serve?) il Lazzaretto galleggiante di Trieste potrebbe alla fine risultare un’idea concreta, forse la prima, per richiamare in città il turismo dell’ultima età.
Resta un mistero di come, se la decisione è stata presa solo ieri pomeriggio, la nave fosse stata già riadattata da crociera ad ospizio, forse su profezia del Mago Otelma, pronta per il nuovo uso, e fossero già state avviate, almeno due settimane orsono, le chiamate per cooperative regionali utili a procurare il personale operante a bordo.
Poiché Facebook ha rifiutato la promozione del nostro precedente articolo, che secondo i loro bacati algoritmi conteneva “ingiurie e volgarità”, e noi rileggendolo più e più volte non ne abbiamo trovata alcuna: a meno che il Social non si riferisse ai nomi di Poggiana e Riccardi, lo riproponiamo alla vostra attenzione.
Ma vi consigliamo di scendere su questa nostra pagina di due giorni (26 aprile) a guardarvi il servizio trasmesso dalla Sette che lo accompagna. Utile anche per comprendere come si faccia giornalismo televisivo e non i camerieri del potere come qui a Trieste.

OMS: “Il massacro delle RSA”
Trieste, non volino solo gli stracci !

Non vorremmo che a Trieste, ed in Regione, le indagini che la Magistratura, seppure in ritardo rispetto ad analoghe iniziative giudiziarie aperte in Italia, ha avviato sulle residenze “protette” per gli anziani si limitassero a perseguire solo gli “esecutori”.
Ben tre casi, per numeri di “ospiti” e personale i più rilevanti, riguardano infatti le principali strutture pubbliche, ovvero del Comune di Trieste (Itis, Gregoretti e Serena).
Se ne è accorto il “giardiniere”?
Poi esiste la situazione tutta particolare all’interno di una Azienda Sanitaria, che tra l’altro era tenuta a fare i controlli, assieme alla Regione, proprio sulle RSA, private e pubbliche, e che a Trieste detiene il triste primato in Regione per il personale contagiato. Come ha ben evidenziato pure la senatrice Laura Stabile, medico, già primario di quella Medicina d’Urgenza ora chiusa per “positività” e segretaria del Sindacato medici ospedalieri, e che si trova per questo destinataria di una azione legale da parte dei vertici – incredibile ! - dell’Ass triestina che rimangono ancora tali dopo tutto il marasma accaduto.
E qui emerge in tutta la sua gravità la mancanza di un pronto intervento della Regione (Riccardi) che li ha scelti.
Che le residenze protette, che le comunità di anziani e soggetti fragili, fossero le realtà più esposte al diffondersi della pandemia, ed ai suoi esiti più letali, lo si sapeva ben dall’inizio.
La tragedia vissuta non può dunque giustificarsi con il fato “cinico e baro” né con l’ineluttabilità.
Qui ci sono precise responsabilità: per chi aveva tutto il tempo per fare i controlli negli anni precedenti (Regione, ASS e Comune) o di intervenire prontamente quanto preventivamente nelle settimane precedenti l’arrivo di Covid-19 in Regione FVG. Invece di baloccarsi due mesi dopo con la “nave Lazzaretto”.
Una conferma delle negligenze viene anche dall’alto numero di positivi riscontrati tra gli operatori, sulle cui condizioni lavorative e contrattuali troppo a lungo si sono chiusi entrambi gli occhi.
E che proprio per questo sono stati tra gli incolpevoli diffusori dell’infezione.
Un’ultima domanda. Come è possibile che l’ASS triestina avesse dato il suo benestare ad una residenza “protetta” che dopo qualche settimana è stata chiusa e sequestrata dai Carabinieri per assenza dei requisiti minimi?
Ce lo vogliono spiegare il Poggiana ed il Riccardi?
O lo dobbiamo chiedere al Mago Otelma !




Ebbene lo confesso. “LIBERI TUTTI !”

» Inviato da valmaura il 2 May, 2020 alle 2:26 pm

Stamane nel percorrere more solito il prima tratto di quella che viene chiamata umoristicamente “Superstrada”, e “Super” lo è stata sicuramente per i costi, per le tangenti pagate, per costruttori e politici, funzionari pubblici compresi, viaggiavo, ebbene si lo confesso, tra i 55 ed i 60 chilometri all’ora. Dunque sopra al limite di 50. Ma mi sentivo, come sempre da decenni, l’unico “mona” di turno, poiché nel traffico ripreso intenso non c’era autoveicolo, motociclo o Tir che non mi superasse sfrecciando di media ad 80/90 chilometri col “risucchio” quando mi affiancavano. Addirittura all’altezza Torri d’Europa due Camion con rimorchio, pittati Automarocchi, si sono superati a vicenda.
Di Vigili Urbani neppure l’ombra, con l’Autovelox in soffitta.
Ma dov’erano l’ho compreso questo primo pomeriggio: ben tra pattuglie automunite in quindici minuti hanno fatto su e giù, rigorosamente sul marciapiedi tra bambini che giocavano e passanti, in Viale Romolo Gessi.
Dove sembrava di essere trasportati in Corso Italia nel pieno del “liston” di un sabato pomeriggio ante Covid-19, e al velodromo Vigorelli di Milano.
Gruppi di ciclisti di ogni età sfrecciavano tra i vialetti interni, la sottostante ciclabile al confronto era il Deserto del Gobi, incuranti delle persone, i birilli delle gimcane, o dei cagnetti al pascolo. Bisogna però riconoscere che nove su dieci avevano la Bandana d’ordinanza tirata su a modello "Jess" il Bandito.
Nove volte su dieci invece la folla di podisti, che “runner” li chiameranno negli States, di ogni stazza ed età, la mascherina la tenevano sul collo come fazzoletti anti sudore. Ansando, ma quasi tutti telefonando con la “piastrella” in mano, a naso e bocca liberi.
E non potrebbe che essere così a meno di non volersi curare un attacco di panico respirando in un cartoccio di carta.
E se tanto mi da tanto non mi paiono segnali incoraggianti né promettenti a meno di affidarsi al fattore “B”.
Resta un mistero perché ora l’aperturistaadognicosto Fedriga che rinfaccia nel salotto dei morti viventi della D’Urso a Conte di essere inutilmente prudente, in effetti Piemonte e Lombardia, il disastro mondiale di infezioni, le amministra lui e non i sodali di Fedriga, si ostini ad ignorare le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Abbiamo capito che simpatizzando per Trump si beve anche la varecchina, ma quando l’OMS, che appunto non è simpatica a the Donald, dichiara più e più volte che se si mantengono le distanze sociali (un metro e mezzo tra persone) le mascherine all’aperto sono inutili (utilissime invece in ogni spazio chiuso) ed anzi indossarle le danneggia e ne riduce la funzionalità e l’efficacia (hanno una durata d’uso).
Come facciamo fatica a comprendere la ratio della chiusura domenicale imposta agli ipermercati, che da anni ordinariamente erano sempre aperti.
Se si intendeva con ciò rarefare uscite e presenze qualche anima buona finalmente lo informi, dunque non Riccardi e tantomeno Poggiana, che tale improvvida decisione ha prodotto esattamente l’effetto opposto: assembramenti e code fuori, e folla dentro.
Che il culo, quando c’è vò c’è vò, ci assista.




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