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'L'Eco della Serva'
Fatti e misfatti della settimana

Lazzaro è ri-risorto !
Oggi compare dopo anni di silenzi il “consulente del Comune e del podestà Dipiazza” tale prof. Barbieri, ricercatore universitario, dalle pluriconsulenze (Regione, Arpa, di cui è uno dei cinque direttori scientifici, e Comune, prima con Cosolini e poi..
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Notizie Flash

Trieste Mitteleuropea. Valmaura: le Ville Lumiere e il Jardin des Tuileries.
Ai nostri politici ed amministratori: un bel “liston” da queste parti, una volta tanto?Certo che di lavoro ne dovrà fare il neopresidente Ater Novacco.Qui ci vivono 1500 persone divisi in 435 appartamenti.E inciviltà a parte, come ricordava Primo..
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Contenuti
*Circolo Miani
*Ferriera: le analisi della procura
*Questionario medico Ferriera

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Circolo Miani » News Correnti » Page 14

Fu piscina terapeutica. Una sola domanda, alla Procura.

» Inviato da valmaura il 2 August, 2019 alle 3:25 pm

Cosa c'è di tanto misterioso da scoprire ed indagini magari da trascinare per anni e anni?
Sta tutto già scritto e disvelato nella perizia dell'ingegnere Benussi, incaricato dal Comune nel 2016 di indagare sullo stato della sicurezza statica della piscina terapeutica di acqua marina gestita sempre dal Comune di Trieste.
In essa perizia si scrive che “ C’era un grado di corrosione non trascurabile sui bulloni e su altre parti per cui avevo prescritto un intervento entro un anno”, come conferma oggi Fausto Benussi.
“Entro un anno”, ovvero entro il 2017.
Il crollo per collasso statico della struttura è avvenuto il 29 luglio 2019.
Ovvero tre anni dopo la perizia e due anni e mezzo dopo il limite del 2017 fissato dal perito per gli interventi manutentivi. Punto.
Il responsabile, anche dei danni materiali e per i mancati introiti e stipendi, è dunque chi ha disatteso una perizia da lui stesso richiesta in qualità di gestore della struttura.
Ovvero il Comune di Trieste nella figura del Sindaco e dei suoi collaboratori politici e tecnici che vanno tutti chiamati a rispondere e risarcire in solido con i loro beni.
Tutto il resto è marginale al fine di individuare anche le eventuali responsabilità penali (a partire dall'omissione di atti d'ufficio).
Basta acquisire la perizia in oggetto ed un calendario che indichi chi era in carica dal 2016 ad oggi: 2019.
E se possibile senza scomodare la Madonna e San Giusto.
Perché fino a prova contraria a Trieste c’è ancora qualcuno che non ha l’osso nel naso ed una sveglia al collo.



Un tempio di troppo.

» Inviato da valmaura il 1 August, 2019 alle 10:33 am

Il “formaggino”, come lo definiscono i triestini, di Monte Grisa.

E lungi da noi qualunque sentimento iconoclasta o da mangiapreti.

Ma stuprare in siffatta maniera, con quell'orripilante blocco piramidale tronco a mò di alveare in cemento armato, il bellissimo paesaggio carsico collinare che fa da declinante corona al Golfo di Trieste, è un delitto senza scusante alcuna.

Ultimato nel 1966 fin da subito i sensori posti a controllarne l'equilibrio statico sul ciglione carsico segnalarono un costante cedimento-scivolamento della struttura.

Ora, a parte le ingentissime spese pubbliche, sotto da Wikipedia ne avete una approssimativa per difetto sintesi, sostenute per il suo mantenimento, andrebbe francamente ripensato il progetto di abbattere quella mostruosità architettonica e di sostituire il santuario con una struttura architettonica meno impattante ed inserita nella tradizione paesaggistica del territorio.

“Da Wikipedia.

Il tempio, un classico esempio di architettura brutalista, non ha mai trovato riscontro positivo nella maggior parte dei cittadini di Trieste, nel giugno del 2007 la copertura del tetto è collassata con un distacco di 60 tonnellate di materiale, i lavori di restauro sono avvenuti con tempi molto lunghi e da più parti si è chiesto la demolizione della struttura, considerata ad eccezione della curia, un mostro di cemento armato.

A distanza di quasi dieci anni e per una spesa di più di 4 milioni di euro versati dalla Regione Friuli Venezia Giulia e dalla Sovraintendenza alle Belle Arti (Stato) la costruzione è stata ripristinata come nel suo impianto originale.

Nel 2016 e 2017 sono stati fatti ulteriori restauri per un costo di mezzo milione di Euro, interamente coperti da offerte spontanee. A questi sono seguiti altri interventi per ulteriori 150.000 Euro per rifare l'impianto acustico e per l'acquisto di un organo.”

Si chiama “Il pane per i poveri”, vero?

Per le foto Facebook Circolo Miani.




FERRIERA: “è arrivata la bufera, è arrivato il temporale, chi sta bene e chi sta male, e chi sta come gli par". Renato Rascel.

» Inviato da valmaura il 29 July, 2019 alle 3:11 pm

L'altra sera, all'avvicinarsi del temporale, si è alzato un forte vento. Era già buio.
Per una decina di minuti, da San Vito si è visto alzarsi una nube vorticosa in direzione Scalo Legnami e Ferriera.
Una nube bicolore: biancastra dal cantiere piazza d'armi della quasi ultimata nuova Piattaforma logistica, e dietro color rosso scuro dalla Ferriera. Il fenomeno più simile alle tempeste di sabbia di Lawrence d'Arabia è durato per una decina di minuti.
E questa volta, come da tempo per la verità, i cumuli minerali e di carbone a parco non ci entravano per nulla, come d'altronde abbiamo detto e scritto da anni, perchè irrorati correttamente.
No, il forte spolveramento in Ferriera era causato, e non è una novità, dai cumuli di polvere che incrostano i nastri trasportatori, dalle perdite dei Silos dell'Altoforno e dalla mancata pulizia e manutenzione dei piazzali dietro gli impianti.
E il pomeriggio seguente alle 14.30 al nuovo temporale, e come spesso accade, la centralina elettrica interna dello stabilimento non ha retto gli sbalzi né i carichi di tensione e la Cokeria si è bloccata. E via con l'accensione delle torce di emergenza che servono a bruciare il gas prodotto dall'impianto, dopo un iniziale fuoriuscita di fumo nero, gas incombusto inquinante. Come si vede nella foto poi dal camino dell'agglomerato esce una nube di polveri marrone scuro, ossidi di ferro, per mancanza di corrente. A chiudere il quadro la nube giallina in uscita dai piani di colata.
Anche questo lo abbiamo scritto e detto fino alla noia, soprattutto evidenziato ai vertici dello stabilimento. Inutilmente perchè i fatti dimostrano che non è servito, eppure il farlo, ovvero seguire le nostre indicazioni, costerebbe alla proprietà poco o nulla e soprattutto eviterebbe l'impressione di non avere alcuna attenzione e rispetto per la città.
Almeno non prendiamoci in giro.

Per la foto esplicativa: Facebook Circolo Miani (riproducibile con citazione fonte).




Usare di più il cervello: è questo che distingue la testa dal deretano.

» Inviato da valmaura il 28 July, 2019 alle 4:14 pm

I politici sparano subito le loro sentenze.
Salvini inventa pene non previste, il ministro dell'Interno twitta:"Caccia all'uomo per fermare il bastardo, lavori forzati in carcere finché campa".
Di Maio chiede che i responsabili siano espulsi, Meloni batte tutti: "Basta far approdare animali".
E l'onda web segue: "Colpa di Carola".
Poi si scopre che i due arrestati, di cui uno reo confesso, sono ricchi americani con Presidente Trump, biondi con gli occhi azzurri e alloggiano non in una casa occupata ma in un Hotel di lusso nel centro di Roma.
Gli sciacalli sono animali adorabili, al confronto, e soprattutto intelligenti.

https://www.facebook.com/circolomiani/photos/a.1497907753813521/2512044815733138/?type=3&theater




SPECIALE. Quello che non vi hanno mai detto! Sertubi. Una fabbrica nata morta.

» Inviato da valmaura il 27 July, 2019 alle 11:26 am

Quando nell’ottobre, il 25, del 2000 l’allora Ministro Letta del Governo Prodi venne ad inaugurarla, contestato dal Comitato di Quartiere dei Campi Elisi appoggiato dal Circolo Miani (non era proprio bella idea aprire una industria impattante nel cuore del rione), ci fu una clamorosa assenza.

Il Presidente della Regione, Roberto Antonione, che si rifiutò di presenziare condividendo le nostre preoccupazioni. Ma non solo di questo si trattò.

La Regione per consentire l’apertura di una nuova fabbrica, dotata pure di un altoforno elettrico tra le case del rione di Campi Elisi, impose dieci norme per il controllo delle emissioni inquinanti e l’installo di tre centraline di rilevamento, di cui una di fianco all’ospedale Burlo, come pubblicato sul BUR regionale (ottobre 1999). Superfluo ricordare che sette di queste prescrizioni non sono mai state rispettate, né tanto meno fatte rispettare.

Ma perché fin da prima che aprisse i cancelli per far entrare i lavoratori (242 al massimo splendore di cui parte composta da cingalesi e bengalesi, e gli “scartati”, brutto termine che però rende l’idea, dell’allora paralizzata Grandi Motori), predimmo che la fabbrica avrebbe avuto vita breve?

Per due ovvie quanto semplici ragioni.

Il prodotto, tubi in ghisa, era da tempo bottino esclusivo delle fabbriche francesi che detenevano in Europa una specie di monopolio e che li costruivano a prezzi decisamente più bassi e di qualità superiore.

La seconda era che in realtà la proprietà era una matrioska di scatole vuote che finiva in Lussemburgo, ai cui confini (il Lussemburgo allora guidato dal quell’adamantino personaggio di Juncker era il “paradiso fiscale” dell’Europa), dopo aver recuperato le visure camerali italiane al modico costo di 83.000 lire per cinque chili di fotocopie, ci dovemmo inesorabilmente fermare.

Tra i soci c’era comunque di tutto e di più (dalla Duferco alla allora Lucchini proprietaria della Ferriera) così come i casellari giudiziari di molti dei protagonisti non profumavano di bucato.

Tra i tanti articoli ed inchieste che allora realizzammo vi forniamo qui un estratto che ne rende bene l’idea.

Alla Ferriera è collegato un indotto praticamente riconducibile alla Sertubi, un tubificio piazzato a pochi metri dalle case del popoloso rione di Campi Elisi-San Vito, inaugurato nel 2000 e che passa da una cassa integrazione all’altra, riempiendo di cataste di tubi invenduti ogni centimetro quadrato disponibile dell’area dell’ex cantiere San Marco, tanto che, come pubblicamente testimoniato da un operaio delle RSU aziendali, periodicamente i tubi nuovi vengono rifrantumati per essere di nuovo cotti e fusi.

Una fabbrica nata morta ma che era il cavallo di Troia, come ampiamente dimostrato, per mettere le mani su di un’area strategica in vendita dalla Fincantieri (IRI) e dare vita ad una delle più grosse speculazioni registrate nell’ultimo ventennio a Trieste (comprata, l’area, per 11 miliardi pagabili in rate biennali da 2 miliardi e mezzo e rivenduta lottizzata, la stessa area, dopo poche ore in uno studio notarile di via San Nicolò, per oltre 33 miliardi. Dunque oltre tre volte la cifra pagata allo Stato).

La più grossa operazione immobiliare mai realizzata in città ed il ricorso presentato dal Circolo Miani alla Corte dei Conti per chiedere come mai lo Stato avesse perso, o non ricavato, altri 22 miliardi da questa vendita a tutto vantaggio invece di privati, non ebbe mai risposta né seguito.

Per chi vuole approfondire: tutto, ma proprio tutto a partire dalle visure camerali societarie ed i nomi dei protagonisti, sta scritto nella nostra inchiesta, tratta dal nostro esposto presentato alla Procura della Corte dei Conti, pubblicata a puntate sull’allora quotidiano TriesteOggi consultabile in qualunque biblioteca pubblica.

Potremmo continuare ricordando l’anomalo trasferimento degli uffici finanziari dell’Agenzia delle Entrate, proprietaria del palazzo di Largo Panfili (dietro la posta centrale), ad un affitto fuori mercato e sicuramente più caro di quanto ad esempio offriva allora l’alternativa centralissima dell’immobile proposto dall’Autorità portuale con ampio parcheggio a ridosso di Corso Cavour, proprio nell’area Sertubi, nella scomodissima e decentrata via Von Bruck, con annessa straordinaria delibera dell’allora assessore comunale Ondina Barduzzi di variazione temporanea (?) di destinazione d’uso dell’area nel piano urbanistico cittadino (zona esclusivamente riservata ad insediamenti portuali ed industriali e certamente così non poteva definirsi l’attività di consulenza al pubblico per fare il 740). Anche qui in attesa di tempi migliori perché in Italia a ben vedere non c’è nulla di più definitivo che il “temporaneo”. Anche perché allora, Giunta comunale Illy, questo doveva essere il primo passo per cambiare, dopo cinque anni di vincolo contrattuale imposto dallo Stato, la destinazione d’uso dell’area, ovvero da industriale-portuale a commerciale residenziale, con decuplicazione dei valori dei terreni a metro quadro.”

Ma poi anche qui qualcosa è andata storta nonostante i milioni, stavolta di euro, stanziati a favore della proprietà dalla Regione a presidenza Illy. E gli uffici dell’Agenzia dell’Entrate traslocarono di nuovo, due trasferimenti in meno di dieci anni pagati sempre dal nostro denaro, nell’attuale sede di Roiano perché, ma pensa un po’, la sistemazione nell’area Sertubi era “troppo fuori mano”.

Questa è la vera storia di una agonia industriale, sulla pelle dei lavoratori e sulle tasche dei cittadini, iniziata 19 anni fa ed ora giunta alle battute finali.

Ma perché ve la raccontiamo solo noi? Chiedetevelo.

Per la foto Facebook Circolo Miani.

 

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