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Circolo Miani » News Correnti » Page 138

Il NO di Maurizio Fogar.

» Inviato da valmaura il 5 December, 2016 alle 12:16 pm

Lo avevo dedicato a Dario Fo al momento della notizia della sua scomparsa terrena.

Ma ora permettetemi di fare alcune rapide considerazioni.

Ieri sera, ascoltando la maratona televisiva di Enrico Mentana (già ospite del Circolo Miani a Trieste) su la Sette, ho condiviso parola per parola le opinioni di Marco Travaglio (non è certo una novità) in particolare la sua fotografia del comportamento di stampa e TiVù nei confronti di Renzi in questa lunghissima ed estenuante ordalia sulla quale aveva impostato la campagna referendaria.

Ho apprezzato le considerazioni politiche di Di Battista, esponente di punta dei Cinque Stelle, e perfino alcune affermazioni dell’onorevole Brunetta (il che è tutto dire).

Mi ha fatto sorridere l’analisi della sconfitta, in politichese puro, di Ettore Rosato, triestino, già candidato sindaco che aveva giurato in caso di sua sconfitta di ritirarsi dalla politica … per essere nominato Sottosegretario un mese dopo e poi avanti fino all’attuale ruolo di capogruppo PD alla Camera. Dunque uno credibile al cento per cento.

Ho preso tristemente atto che uno dei migliori giornalisti italiani, di cui per decenni ho apprezzato articoli ed opinioni, Eugenio Scalfari, sta vivendo molto male la sua senile credibilità.

Bene. Detto questo, permettetemi di fare una osservazione inerente il PD triestino e regionale, reduce da una serie di disastrose sconfitte elettorali nel 2016 che avrebbero steso un bisonte.

Da anni osservano giustamente che la rottura del rapporto tra il loro partito, ma può valere per qualunque forza politica vecchia e nuova, e la gente, il territorio, è la causa principale del fallimento della politica, loro ed altrui, e della astensione anche dal voto di oltre la metà dei cittadini, che però, quando c’è da andare ai seggi per votare referendum importanti (dall’acqua bene pubblico a quest’ultimo) accorrono invece in massa.

Sorprende, mica tanto visto l’ectoplasma di partito, anzi di partiti e forze politiche, poi che da questa ovvia e giusta osservazione non traggano le logiche conseguenze.

Ovvero rimangono barricati nelle quattro mura del loro potere. Ciechi, sordi e muti a tutte le stimolazioni che provengono appunto dalle “periferie”.

A Trieste nella nuova segreteria provinciale del partito hanno inserito pure un giovane consigliere circoscrizionale con l’incarico di “responsabile per le periferie” per sottolineare l’importanza della loro scelta. Peccato che in oltre quattro mesi di lui si siano perse le tracce.

Ed ora una domanda pubblica, visti i deludentissimi, rispetto alle loro aspettative ed ai voti raccolti nelle ultime politiche, risultati ottenuti dai Cinque Stelle triestini, come pensano di dare concreta attuazione ai valori fondanti del loro movimento, assolutamente condivisibili anche perche per quasi trenta anni prima della loro nascita, sono stati praticati dal Circolo Miani in Regione e città, se votano all’unanimità un nuovo regolamento che burocratizza e scava un fosso tra i capigruppo ed i cittadini?

Le condivisibili affermazioni sui cittadini “datori di lavoro” dei politici, loro “dipendenti”, e sulla partecipazione delle persone alle scelte della comunità, a Trieste svaniscono in un regolamento che sopprime una tradizione democratica, spontanea e partecipativa che va avanti dagli anni Sessanta del Novecento. E scompaiono anche con il loro voto, oltre che del PD e della maggioranza che regge il Comune. Qualcuno più paziente di me lo spieghi a questi nostri “dipendenti” distratti.

 Post scriptum. Non ho quasi parlato del centrodestra a Trieste. Vero, ma come si fa ad argomentare con chi non mantiene gli impegni liberamente presi ed assunti? Già come si fa.




Chi inquina paga, meno che in Ferriera.

» Inviato da valmaura il 1 December, 2016 alle 10:26 am

Vi ricordate la strombazzata legge europea prima, ed italiana poi, che si sintetizzava con la frase ad effetto “chi inquina paga!”

Bene a Trieste ha praticamente messo in ginocchio e gettato nel panico decine di piccole imprese ed artigiani nella Zona industriale per i costi da sostenere per carotaggi, ispezioni  ed eventuali bonifiche delle aree dove erano insediati, e magari da poco e senza aver sversato nulla sui terreni, di cui però risultavano titolari e dunque responsabili, anche se l’inquinamento presente era colpa di chi ci stava prima.

In Ferriera invece no. Chi l’ha acquistata, si fa per dire, non viene tenuto responsabile del super inquinamento presente nei terreni e nella acque di falda, e perché no, nel fondale marino prospiciente.

Per questi ultimi ci pensa lo Stato con i soldi di noi cittadini. In buona sostanza gli inquinati che devono concorrere a pagare la bonifica di chi inquina. E la legge di cui sopra?

Ragazzi siamo in Italia, e per di più nel Friuli Venezia Giulia, e per disgrazia a Trieste.

E sapete chi è stato l’ultimo proprietario della Ferriera prima di Arvedi?

Le dodici principali banche italiane. Si avete letto bene: Unicredit, Intesa e via discorrendo che hanno trasformato i propri crediti inesigibili verso la Lucchini in capitale sociale, esautorando il precedente Consiglio di Amministrazione e sostituendolo con uno di sua nomina e fiducia negli ultimi due anni di vita della Lucchini.

Dunque non paga Arvedi, non pagano le banche, ma paga chi non ha inquinato e ne ha subito ogni giorno il danno. Ovvero NOI!. Contenti?

Ah, e il “chi inquina paga?”, buona la barzelletta sentiamo la prossima.

Eccola qui, fresca fresca dalle colonne del Piccolo di oggi, a firma del preferito di Arvedi, Silvio Maranzana, che scrive testuale “Sul fronte del risanamento ambientale questi interventi si assommano a quelli privati del Gruppo Arvedi che nel piano complessivo per tutta l’area prevedeva un intervento di ben172 milioni di euro.”

Che cavolo hai bevuto? Ce lo spieghi?

Inserisce infatti  tutte le PROMESSE di investimento industriale (110 milioni per il laminatoio, ad esempio) in “risanamento ambientale”.

Attenzione che nel nuovo regolamento di polizia locale l’adescamento è severamente multato.

Sotto (su Facebook): Ferriera a “volo d’uccello”, morto subito dopo.

 




Caserma Trieste.

» Inviato da valmaura il 30 November, 2016 alle 5:29 pm

Oggi nuova puntata della destra di governo dei nuovi “colonnelli”.

Ricevo una telefonata dal presidente della commissione capigruppo (il minuscolo è di rigore), nonché colui che sulla carta presiede il consiglio comunale (idem) che mi chiede la disponibilità di incontrare i capigruppo (idem, idem) e mi domanda conferma del tema dell’incontro, già espostogli la sera di lunedì 28 scorso insieme ad altri 24 cittadini venuti in consiglio comunale.

Mi spiega pure quando si riunisce la commissione capigruppo e mi saluta con la promessa di richiamarmi per confermare giorno ed ora (mi anticipa che sarà probabilmente mercoledì prossimo alle 12).

Mi richiama pocanzi, per dirmi che, colpo di scena, i capigruppo all’unanimità, ovvero con il voto di Movimento 5 Stelle, PD e dintorni, hanno deciso che no.

Ovvero di modificare la prassi finora seguita, almeno dagli anni Sessanta, dai tempi di Marcello Spaccini Sindaco, giù il cappello, e che d’ora in poi per incontrare i capigruppo (idem) bisognerà presentare formale richiesta scritta all’ufficio protocollo del Comune, dettagliando le ragioni, e poi con i tempi della burocrazia attendere che la richiesta sia vagliata dalla capigruppo (e daje!) e la conseguente risposta. Se poi tutto va bene si sarà introdotti al cospetto del “consiglio dei dieci”.

Potenza di Maurizio Fogar.

Gli rispondo gentilmente che non ci pensiamo nemmeno di fare la domandina scritta e di attenderne trepidanti l’esito.

Che venticinque persone rappresentavano in carne ed ossa molto più di una istanza burocratica e che prendiamo atto che questa decisione, con il suicidio politico di chi sta all’opposizione e straparla di cittadini e di politici dipendenti da questi, altro non ha fatto che formalizzare il suo essere casta di potere senza sprezzo neppure del ridicolo.

I cittadini, e noi li aiuteremo, se ne ricorderanno quando a breve saranno i politici  TUTTI a venire da loro per chiedere il voto, a partire dal 2018.

Roberto Dipiazza che bruttissima cosa.

 




Roberto Dipiazza. Che brutta cosa.

» Inviato da valmaura il 29 November, 2016 alle 12:44 pm

Ieri sera, in Consiglio comunale, è successo un fatto che non si ricordava da decine di anni.

Alle 19.30, in un’aula deserta per oltre la metà dei suoi componenti (18 su 41 i consiglieri presenti, e mancava pure il Sindaco) 25 cittadini, tutto il pubblico presente in una serata gelida per la Bora e venuti senza indennità alcuna, al contrario di consiglieri ed assessori, alla richiesta di un breve incontro con i capigruppo nella pausa tra il question time (domande d’attualità) e l’inizio della seduta tradizionale, si sono visti per la prima volta nei lavori consiliari respingere la richiesta.

E cosa più surreale la mezzora riservata al question time si è risolta in cinque minuti esatti (una sola domanda presentata).

Non era mai accaduto, nemmeno in momenti “caldi”, che i capigruppo rifiutassero di incontrare i cittadini presenti che lo richiedevano (in questo caso sull’emergenza degrado delle periferie a seguito pure delle due mozioni votate all’unanimità dalla Settima Circoscrizione su iniziativa della consigliera della lista NO FERRIERA, e proprio sulla questione Ferriera dopo le promesse non mantenute da questa amministrazione).

Non era mai accaduto che il Presidente del Consiglio comunale di fatto abdicasse al suo ruolo, e la netta sensazione che qualunque osservatore dopo solo cinque minuti ricava è che a presiedere e indirizzare i lavori sia il Segretario generale del Comune, come si è visto pure nel question time, ed allora che Santi Terranova si candidi e si faccia eleggere.

Orbene i responsabili di questa rottura portano i nomi di Piero Camber per Forza Italia, di Paolo Polidori per la Lega Nord, di Salvatore Porro per Fratelli d’Italia, e di Vincenzo Rescigno per la Lista Dipiazza.

A subire il rifiuto dei cittadini che in larga maggioranza avevano dato il voto, al turno di ballottaggio, proprio all’attuale Sindaco e che ieri se ne sono amaramente pentiti, e che rappresentavano problematiche che interessano le realtà di Campi Elisi-San Vito, Chiarbola-Ponziana, Servola, Valmaura-San Sabba.

Sembra proprio che questa maggioranza rifiuti, come nessuna altra il confronto e la partecipazione dei cittadini, sembra proprio che l’idea che la ispiri sia quella di trasformare Trieste in una caserma. No, il nuovo regolamento della polizia municipale votato da questa Giunta, non è uno scherzo da prendere sottogamba, rappresenta benissimo un’idea illiberale e scioccamente autoritaria che anima questa maggioranza, come ieri sera si è visto. La volontà di interferire anche nelle scelte individuali limitando pericolosamente i diritti delle persone.

A quando la dotazione, oltre che dei revolver, anche di forbicione e metro ai vigili urbani per misurare taglio e pettinatura dei capelli dei cittadini?

Qui si ritorna indietro a prima degli anni sessanta e di questo dobbiamo anche ringraziare il sindaco precedente con la sua pessima ed arrogante amministrazione.




Ferriera. Prendere, e perdere, tempo.

» Inviato da valmaura il 23 November, 2016 alle 3:07 pm

Se tutto quello che ha partorito in tre mesi, poco meno o più, nel suo primo “report” il consulente del Comune, il chimico Barbieri, è quello che ieri i triestini hanno letto sulla stampa allora c’è da chiedersi perché lo hanno assunto.

A riepilogare un rapporto della polizia municipale sulle chiamate ricevute sulla questione Ferriera negli ultimi anni da migliaia di cittadini, bastava la bravissima segretaria del Comando del corpo che lo ha poi redatto.

Ad elogiare l’operato, “ottimo”, dell’Arpa, con la quale per inciso il Barbieri, giustamente, ha anche un rapporto di consulenza lavorativa, non occorreva ricorrere a lui, in evidente eventuale conflitto di interessi. Né tantomeno per prendere atto che i miglioramenti, come dice Arvedi, ci sono stati ma non ancora nella misura completamente soddisfacente, come sostiene anche Arvedi quando invita ad aspettare l’ultimazione dei lavori. Insomma il rancio non è ottimo ma passabile.

Continuare poi a circoscrivere gli episodi a Servola, anzi a cinque strade, e non prendere in dovuto conto tutta l’area che da Muggia, passando per Aquilinia, San Sabba, Monte San Pantaleone, Valmaura, Chiarbola, Ponziana va a Campi Elisi-San Vito, giusto per tenersi stretti, è una visione che non aiuta a capire, e dunque a risolvere.

Ecco se tutto questo serve a prendere tempo (Giulio Andreotti diceva “meglio tirare a campare che tirare le cuoia” ed i risultati l’Italia li ha visti) allora la linea Dipiazza e dei suoi sostenitori è nel giusto. Anche se ragionevolmente crediamo che inevitabilmente comunque prima o dopo “il banco salti”, ma nella loro mente forse è sufficiente tirare avanti fino alle regionali della primavera 2018.

Ma se questa è la strada per chiudere, magari non nei cento giorni tra poco doppiati, la produzione siderurgica della Ferriera allora stiamo freschi, e sofferenti come prima.

Se le parole bastassero a “chiudere” lo stabilimento, Dipiazza ed altri con lui, lo avrebbero già sepolto dal 2001. Ma non è così. Ci vogliono conoscenze che questi non hanno e coraggio nell’assumersi responsabilità, idem, vista la pluridecennale assenza delle altre istituzioni di controllo.

Tutto qua. Altrimenti nel Poker questo si chiama “Bluff”, talvolta funziona finchè uno non decide di venire a vedere le carte altrui, ed allora son dolori …

La puntata odierna, alla quale per altro nessuno ci ha invitato a partecipare (non male per una lista civica denominata NO FERRIERA che in Comune ha raccolto quasi l’1.5% ed oltre il 3 nelle Circoscrizioni), e lo stesso vale per il Circolo Miani, che dal 1998 in piena solitudine o quasi ha sollevato all’attenzione dell’opinione pubblica cittadina, nazionale ed europea il “problema” Ferriera, e non solo, non ci racconta nulla di nuovo, e peccato che la stampa non abbia memoria.

Il report sanitario non fa che ribadire, per altro con modalità più limitate, quanto denunciato da una ricerca dei medici del Pronto Soccorso dell’ospedale pediatrico Burlo, fatta su TUTTI i bambini che in un anno passavano per quel servizio. Correva l’anno 1999 e lo studio fu presentato in quasi tutti i quartieri cittadini ed a Muggia in collaborazione con i medici del Burlo e del Centro Tumori in assemblee pubbliche dal Circolo Miani (a Servola la tenemmo al circolo culturale Sloveno).

Ma senza andare così indietro basterebbe ricordare le dodici, si 12, lettere a firma Franco Rotelli che l’ASS triestina, di cui al tempo era direttore come Dipiazza era Sindaco, inviò al Comune che l’aveva interpellata per ribadire che con quei dati, che l’ARPA aveva trasmesso anche al Comune, si verificava una sicura insorgenza di neoplasie e leucemie! E gli, a Dipiazza, ricordava che era la dodicesima volta che rispondeva per iscritto la stessa cosa.

Allora Dipiazza nulla fece, come Tondo in Regione e poi Illy.

Può sembrare comunque una banalità ricordare che lo studio odierno, che conferma la carente conoscenza del problema da parte dei nostri amministratori e sodali essendo circoscritto alla sola Servola (perché a Valmaura o Muggia stanno meglio?), è stato commissionato da Laureni-Cosolini, dunque dalla passata Giunta.

Da questa stiamo almeno ed ancora aspettando la stragiurata centralina da acquistare, altrimenti il ruolo del consulente si riduce, come accaduto finora, a quello di commentatore dei dati altrui. O per la precisione di quelli forniti dalla detestata ARPA.

La nostra posizione? L’ha spiegata benissimo Romano Pezzetta ma temiamo che i presenti non l’abbiamo compresa.





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