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'L'Eco della Serva'
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Circolo Miani » News Correnti » Page 137

Il fallimento.

» Inviato da valmaura il 23 October, 2012 alle 1:19 pm

Certo della Lucchini prima, di Severstal poi e delle banche ora, insomma della Ferriera con annessa Sertubi, una fabbrica nata morta nel 2000.

Ma stava tutto scritto, annunciato fin dal 1995 quando la Lucchini prima di firmare l’acquisto della Ferriera attese la firma-concessione di Governo ed Enel per il vero ed unico businnes triestino: quello dell’energia elettrica prodotta dalla costruenda Centrale di Cogenerazione.

Lo avrebbero capito tutti meno quelli che avevano il dovere di capire: ovvero la classe dirigente (sic!), politica ed industriale, ma anche sindacale.

Tutto quello che è successo dopo non è altro che una conseguenza di allora. E per i sordi o i disattenti la conferma inequivocabile venne nel 2001 dalla richiesta della proprietà, e sottolineo la parola proprietà, di chiudere la Ferriera nel 2009, poi procrastinata ad un improbabile 2015.

Da allora quanti anni sono passati? Undici e mezzo dal 2001, se vogliamo tener conto della data più recente. Quanti “Tavoli istituzionali” sono stati allestiti in questi anni da Regione, Provincia e Comune? Ventotto, ed è una stima per difetto che non tiene conto di quelli governativi. Risultati? Lo zero assoluto.

Undici e passa anni poi di silenzi ed inerzie da parte di tutti coloro che avevano il compito di controllare le devastanti emissioni inquinanti dello stabilimento e di tutelare la salute di triestini, muggesani e lavoratori. Un vergognoso disastro che è costato sacrifici, malattie e morti a tanta troppa brava gente. Una qualità della vita schifosa per decine di migliaia di concittadini, altro che i mille contati uno ad uno dal sindaco, oppure il “singolo caso di tumore in più ogni tredici anni” come recita senza arrossire il vertice dell’ASS. Peccato che non legga neppure i libri bianchi annuali pubblicati dal Ministero della Sanità che assegnano alla nostra provincia il primato per mortalità da tumori, ogni anno, direttore Samani, e non ogni tredici. Ed allora perché non fate finalmente quella tanto richiesta da noi e dal 1998 per giunta, indagine epidemiologica sulla popolazione della nostra provincia?

I protagonisti politici e dirigenziali sono stati sempre gli stessi. In questi anni le medesime facce, gli stessi nomi si sono alternati alla guida di Regione, Provincia e Comune.

Non hanno fatto nulla, questa è la semplice, vera, nuda e cruda realtà. Anche quando non esisteva alcuna crisi economica, quando purtroppo i soldi pubblici in questo Paese venivano sperperati nel modo in cui tutti sappiamo.

In più qui hanno goduto, costoro, della complice copertura di una stampa, che chiamarla informazione è troppo, scritta e radiotelevisiva, che ha sempre e solo, almeno a partire dal 2001, difeso a censura tratta il potere di chi stava al governo.

Ora parlano di un piano “da fare subito”, gli stessi che in oltre un decennio non sono stati capaci di fare niente. Ed ancora continuano, sindacalisti compresi, a vaneggiare di continuare la produzione siderurgica, di migliorare degli impianti che cadono a pezzi e buoni solo per venderli come ferraglia un tanto al chilo, di “investitori e compratori” fantasma.

Si accorgono ora, tanto vale un Tajani in Europa, mentre la Serracchiani da tempo risulta non pervenuta, più impegnata nel suicidio del suo partito, il PD, o a dare la scalata alla Regione, che l’Unione Europea non caccia euro a sostegno di una siderurgia in crisi.

Ebbene c’è qualcosa di insultante in tutta questa pantomima, perché in realtà in Europa i soldi per la riconversione della “produzione a caldo”, ovvero di quella siderurgica, in altro, ci sono, eccome.

Ma appunto bisogna smetterla di continuare a difendere una cosa indifendibile come quello che producono Ferriera e Sertubi.

E’ come se un assetato si trovasse davanti a due grandi bocce di acqua minerale, e continuasse a girare il rubinetto di quella gasata, desolantemente vuota da tempo, e preferisse morire di sete invece di aprire il rubinetto di quella accanto, piena di rigogliosa e fresca acqua naturale.

Nel 2004 il Circolo Miani presentò insieme ad altri alla Stazione Marittima prima e poi da solo all’ennesimo Tavolo della Regione, quello, ironia della sorte, guidato dall’allora assessore regionale illyano Roberto Cosolini, con Bassa Poropat e Dipiazza tra i commensali, attuale sindaco di Trieste, un piano che era in corso di realizzazione in quel di Napoli. Che aveva portato alla chiusura e riconversione della Ferriera dell’Ilva di Bagnoli, ben più grande della nostra, e ricorrendo agli specifici fondi europei, in vigore fino a metà del 2016, decuplicato i posti di lavoro (da seicento a seimila). Un progetto di cui bastava copiare il percorso normativo in una situazione pressoché identica di partenza, poi a decidere cosa metterci al posto della siderurgia Trieste poteva scegliere, anche se puntare su attività legate alla portualità non sembrava essere molto difficile.

Lo abbiamo proposto e riproposto in questi anni. Inutilmente. E non perché, questo è veramente il colmo triestino, qualcuno avesse qualcosa altro da suggerire. Il nulla, e di fronte a ciò, nonostante ciò si sono sempre rifiutati di prenderlo in considerazione. E ora, anche quel piccolo giornale che solo recentemente lo ha nuovamente oscurato cancellando l’ennesima conferenza stampa di presentazione fatta dal Circolo Miani, parlano di “piano da fare subito”.

Per fortuna ci ha pensato Telequattro, a cui la nuova proprietà, Reteveneta, ha portato nuova vita ed un nuovo autorevole direttore, e di cui alleghiamo il servizio televisivo di presentazione del piano di Bagnoli Futura, con l’illustrazione di Maurizio Fogar. Per vederlo basta cliccare sul link: http://youtu.be/DfL83rxYkOU




Parole tante, idee niente, come sempre d’altronde.

» Inviato da valmaura il 3 October, 2012 alle 2:26 pm

Leggere su quel piccolo giornale che da otto anni ha steso un velo di voluto silenzio sull’unico progetto concretamente praticabile di chiusura e riconversione di Ferriera e Sertubi presentato dal Circolo Miani (quello realizzato in quel di Bagnoli a Napoli e che ha decuplicato e riqualificato i posti di lavoro: erano 600 alla chiusura dell’ILVA) nel 2004, del vuoto balbettio di politici, industriali e sindacalisti sulla oramai prossima chiusura delle due fabbriche, sarebbe perfino comico se per le famiglie dei lavoratori non fosse un dramma umano profondissimo.

La storia iniziata nell’oramai lontano 1998 parla di tre inquinamenti fortissimi e devastanti: quello ovviamente per la salute e la qualità della vita di decine di migliaia di triestini, muggesani e lavoratori. Quello politico che ha fatto si che connivenze, complicità o più semplicemente incapacità diffuse, bloccassero per quattordici, si proprio quattordici anni la soluzione del problema, e impedissero che si sbloccasse contemporaneamente il quadro immobile di una città in agonico declino dove la casta ad ogni livello viveva e vive di rendite di posizione, negando così un futuro a Trieste, a partire dal suo porto e dalla ricerca scientifica.

Il terzo è quello non meno grave di una informazione mancata, asservita ai poteri ed ai partiti, in un quadro di assoluto monopolio che si è tramutato in un sudario per la verità e per la città.

Questo inverecondo balbettio di oggi è frutto, figlio diretto di questa situazione, e gli stessi sindacati, quasi tutti, che in questi anni hanno difeso di fatto una proprietà russobresciana che qui traeva lucrosi profitti e distruggeva salute e vita, ne portano parte non piccola di responsabilità se oggi i lavoratori si trovano di fronte al nulla.

Fanno tutti finta di niente, o si ripassano la palla tramite stampa come avviene incredibilmente sotto gli occhi di tutti tra Comune e Procura in un Paese dove l’azione penale è obbligatoria per legge.

Parlano da mesi di “ordinanze” comunali confidando che qualche allocco faccia finta di crederci ancora, senza neppure il senso del ridicolo o del pudore. Invocano “salvifici” interventi governativi ben sapendo di “fare pipì” controvento, in un quadro dove il Governo non tiene una lira, Passera o non Passera. Chiamano perfino il subcommissario europeo pidiellino Tajani travolto dagli amici laziali Fiorito and company e che ben altro ha ora per la testa. La Serracchiani, l’eurodeputata del PD pagata ed eletta nel Friuli Venezia Giulia? Non pervenuta, troppo impegnata nelle beghe interne per la candidatura a governatore del Friuli Venezia Giulia, ora che anche Illy ci ha rifatto un pensierino. E poi c’è ancora qualcuno, non pago di aver indicato quel non assessore all’Ambiente del Comune, che opera come un Re Mida all’incontrario, vedi caso della raccolta differenziata, che oggi auspica che i costi delle bonifiche siano pagati dallo Stato, cioè da noi cittadini, lavoratori in cassa integrazione compresi, e non da chi ha inquinato arricchendosi sulla pelle nostra, oppure invoca interventi di finanziarie regionali per salvare aziende decotte e nate morte (Friulia per Sertubi). Sempre soldi nostri sono e, piccolo particolare, operazioni vietatissime dalle norme europee.

Tra vaneggiamenti su “manager” da pagare profumatamente, e ci mancherebbe, con soldi pubblici, per “fare da mediatori” tra politica, istituzioni e mondo dell’impresa. Perché poverini hanno bisogno di un “tutor”. Tra tavoli oramai senza più gambe, l’argenteria è già sparita da un bel pezzo, hanno una unica preoccupazione prendere tempo, soprattutto ora che si vota (regionali e politiche tra sei mesi).

Questa è la realtà, negarla oltre ogni evidenza non serve oramai a nulla anche perché il tempo è scaduto.

Post Scriptum. Un consiglio per chi non lo avesse ancora fatto: andarsi a vedere l’intervista di Maurizio Fogar a Telequattro qui sotto nel sito www.circolomiani.it




Sabato 22 settembre, ore 10.30, Circolo Miani, in via Valmaura 77, Conferenza Stampa

» Inviato da valmaura il 20 September, 2012 alle 3:13 pm

Sabato 22 settembre, alle ore 10.30, nella sede del Circolo Miani, in via Valmaura 77 a Trieste, si terrà una Conferenza Stampa nel corso della quale il Portavoce di Servola Respira, Romano Pezzetta, ed il Presidente del Circolo Miani, Maurizio Fogar, illustreranno le ragioni per cui va immediatamente sospesa la produzione industriale dello stabilimento Ferriera di proprietà della Lucchini spa.

Con il fermo immediato degli impianti unica risposta tecnica idonea a bloccare le emissioni a fronte di una emergenza ambientale e di grave rischio per la salute di cittadini (oltre 80.000 tra triestini e muggesani) e lavoratori.




Ferriera-Sertubi. Poche idee ma ben confuse.

» Inviato da valmaura il 16 September, 2012 alle 2:36 pm

1)      La Sertubi è una fabbrica nata morta nel 2000. Al centro della più grossa speculazione immobiliare che Trieste ricordi, e probabilmente utile solo a quella.

      Il perché e le ragioni le trovate descritte in vari articoli su questo sito (www.circolomiani.it).

2)      La Ferriera di Trieste, non di Servola perché il suo inquinamento investe praticamente tutta la città e Muggia, (relazione ARPA 2009) oltre che Capodistria, è una fabbrica che doveva essere chiusa da molti anni. Non averlo programmato per tempo, perdendo ben dodici anni in 27 inutili tavoli senza aver progettato un riuso dell’area per oltre il 60% pubblica ed una sistemazione alternativa per i 400 occupati (Ferriera) ed i 200 (Sertubi) è responsabilità gravissima di una classe politica e dirigente tutta tra le peggiori che l’Italia conosca.

3)      I suoi impianti, principalmente Cokeria, Altoforni ed impianto di agglomerazione, hanno ben oltre cinquanta anni di vita quando i costruttori mediamente garantiscono la loro funzionalità per trenta. Sono dunque incompatibili a qualunque moderno e soprattutto efficace sistema di eliminazione delle emissioni diffuse (soprattutto) e convogliate, da loro prodotte.

4)      Parlare dunque di BAT, ovvero delle migliori tecnologie possibili presenti sul mercato e da adottare, o è una frescaccia per buttare fumo negli occhi contando sulla complicità della stampa, oppure è ignoranza allo stato puro di chi afferma simili sciocchezze.

5)      La Ferriera inquina, e molto, ben al di sopra dei limiti di legge, in particolare per il cancerogeno BenzoApirene e per le micidiali polveri sottili, PM10 e Micro.

6)      L’Azienda Sanitaria a firma allora del suo direttore Franco Rotelli, nell’ottobre 2007, ha scritto a tutti gli Enti, a partire dal Comune di Trieste, ed alla Procura che quei livelli di emissioni inquinanti favoriscono “l’insorgenza di leucemie e di neoplasie tumorali”.

7)      Il Sindaco, lasciamo perdere il non assessore all’Ambiente che è meglio, per lui si intende, in qualità di Ufficiale Sanitario ha il dovere per legge di tutelare la salute dei suoi cittadini. Le sue ordinanze in merito non sono appellabili da terzi e dunque “sovra legem” come la giurisprudenza ha ampiamente confermato (vedi sentenze TAR Toscana e Consiglio di Stato su ordinanza di sequestro e chiusura della Cokeria di Piombino della Lucchini, ottobre 2005).

8)      Il Comune ha da mesi i dati degli effettivi sforamenti dei termini di legge previsti per le emissioni inquinanti in uscita dalla Ferriera e sta omettendo di assumere quei provvedimenti a tutela della salute che la legge gli impone.

9)      La procura della Repubblica ne è perfettamente al corrente come ha avuto l’originale buon gusto di confermare lo stesso Procuratore Capo in sistematiche interviste sulla stampa locale.

10)  La legge è uguale per tutti e soprattutto per tutto il territorio della Repubblica italiana. Trieste ne fa parte.

 




Perdona loro perché non sanno quello che … dicono.

» Inviato da valmaura il 8 September, 2012 alle 11:33 am

Ma Signore non perdonare chi si presta a pubblicare simili nequizie, con un titolo che suona ad offesa imperitura “Ma noi ci divertiamo in mezzo alle polveri” nei confronti dei tanti, francamente troppi, bambini, donne e uomini, che stanno soffrendo, che si sono ammalati e purtroppo sono morti, senza alcun divertimento ma travolti dai patimenti e dalle sofferenze.

Sarebbe stato troppo facile, perfino scontato, fare un pezzo ironico su questo cumulo di righe insultanti pubblicato oggi con grande evidenza sul piccolo giornale.

Invece in noi predomina la tristezza, non tanto per vedere riaffermato il primato della “monaggine” tutto e solo triestino, che aiuta a spiegare molto meglio di un’analisi sociopolitica il perché questa città versi in simili condizioni da decenni. Certo colpa della politica, dicono, ma questi signori in pensione, come i loro neuroni da tempo in quiescenza, cosa hanno votato fino ad oggi? Quella politica che tanto detestano a parole, o no?

Ma soprattutto per vedere a quali livelli possa scendere un giornale pur di vendere qualche copia in più. Ecco una comunità che abbia il senso della dignità, non dico orgoglio ed appartenenza che sono parole grosse, da domani questo giornale non dovrebbe più toccarlo nemmeno con i guanti di lattice e tanto meno regalargli un euro e venti.





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