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Circolo Miani » News Correnti » Page 136

A che serve votare? A Trieste per lo meno. Parte terza.

» Inviato da valmaura il 31 January, 2013 alle 10:56 am

L’altra sera in Consiglio comunale si è votata a tarda notte una mozione trasversale, ovvero sottoscritta dalle opposizioni ed anche da una forza di maggioranza, SEL, che per altro esprime in Giunta un assessore corresponsabile di questa situazione, Laureni, contro la nomina di Francesco Rosato a consulente del Comune sulla Ferriera.

Non è passata per due voti. A salvare il sindaco Cosolini ci hanno pensato da un lato la compatta presenza dei consiglieri piddini, medici in macerata crisi di coscienza compresi, e dall’altra il voto e le assenze determinanti dei due consiglieri di Rifondazione Comunista con l’astensione dei due dell’Italia dei Valori. Insomma i “rivoluzionari civili” di Ingroia hanno salvato l’incarico di Rosato, a parte due assenze nel centrodestra, del pari determinanti.

Ma qui è giusto che i cittadini capiscano concretamente a cosa si è ridotta la politica oggi.

I primi a strepitare contro la notizia apparsa sulla stampa della nomina di Rosato, che pure avrebbero dovuto conoscere almeno da tre mesi, sono stati i rappresentanti della “Federazione della Sinistra” con tanto di summit pubblico organizzato alla loro “casa del popolo” in quel di Servola, alla presenza dei massimi responsabili del partito. Tutti a sancire solennemente che su Rosato “no pasaran”, mancava il sottofondo degli Intillimani e l’Internazionale cantata in coro, ma la solenne decisione era presa!

Poi sorpresa i due eletti che il loro partito ha in Consiglio che fanno? Uno, che da giorni è sulle cronache politiche nazionali perché definito come “impresentabile” dai suoi stessi compagni di cordata nazionale in quanto capolista al Senato in Regione ma anche imputato in un processo penale, Marino Andolina, confonde luoghi e tempi della sua “impresentabilità”. Preferisce non presentarsi in Consiglio comunale. l’altra sera infatti non è presente al voto, facendo così un favore grande così a Rosato-Russo-Cosolini. L’altro invece, Iztok Furlanic, che guarda caso è anche Presidente del Consiglio comunale, è presente si, ma vota a favore della triade di cui sopra. In ossequio dunque al fatto che il Partito, con la “P” maiuscola è una cosa buona solo a fare conferenze stampa e foto d’epoca mentre gli eletti fanno esattamente quello che decidono di fare a loro piacimento.

Mentre i due epigoni della fu Italia dei Valori, i paladini delle “liste pulite”, della legalità a 360 gradi, tali Paolo Bassi e Cesare Cetin, salvano il contratto del plurindagato Rosato con una benevola “astensione”, degno corollario all’operato di quello che assieme al Laureni di cui sopra, Emiliano Edera, è uno dei peggiori assessori, ex IDV, nella giunta comunale.

Insomma l’allegra costituenda brigata dei due più due ingroiani di complemento ha salvato la terna Rosato-Russo-Cosolini. Chissà se qualcuno glielo ha ricordato al Ferrero ieri sera a Trieste.

Non parliamo poi della “sinistra”, pardon “centro-sinistra” di governo, la loro coerenza politica, il rispetto della loro storia e cultura passata, appunto, passata, è pari a quella di certi partiti del centro-sud America che si definivano “Partido revolucionario de trabajadores” ma in realtà rappresentavano i latifondisti ed i ricconi delle tanto diffuse “repubbliche delle banane”.

A quei pochi, sempre meno ce lo auguriamo, che andranno alle urne alle prossime elezioni, dunque l’ardua sentenza di ricordare i loro nomi e cosa non rappresentano.




A che serve votare? A Trieste per lo meno. Parte seconda.

» Inviato da valmaura il 25 January, 2013 alle 3:23 pm

Prendiamo atto che la politicamente sciagurata nomina di Francesco Rosato, ex direttore per lunghi anni della Ferriera ed anche ex Amministratore Delegato della proprietà, sta trasformandosi per la maggioranza che governa il Comune di Trieste (PD, Sel, Federazione della Sinistra e IDV, questi ultimi confluiti nel neonato movimento politico Rivoluzione Civile di Ingroia) come il caso della banca Monte Paschi di Siena per il PD nazionale, in un disastro totale.

E non è poi che le cosiddette opposizioni ne escano meglio: quella di centrodestra si porta addosso il “peccato originale” dell’amicizia di Dipiazza con il Rosato, per altro rivendicata dall’ex sindaco pubblicamente quando si rifiutò di commentare nel 2010 l’arresto dell’attuale consulente, ma neppure l’altra, quella del Movimento Cinque Stelle dimostra di conoscere a fondo il problema né di avere interesse alcuno ad approfondirlo, usando del tema Ferriera, con annessi e connessi, solo a corrente alternata senza comprendere come in realtà essa sia da anni lo snodo principale su cui si avvita il futuro di Trieste.

E man mano che passano i giorni e si susseguono le dichiarazioni, devastanti per l’immagine della politica tutta presso l’opinione pubblica, la situazione si accatorcia fatalmente su se stessa in attesa del ritorno del Sindaco dal mondo degli Aztechi

Dalle improvvide dichiarazioni di Umberto Laureni, rappresentante di Sel in Giunta comunale e praticamente scomparso dalla scena politica amministrativa degli ultimi mesi pur ricoprendo formalmente l’incarico di Assessore all’Ambiente, che arriva a rispondere al piccolo giornale, alla domanda se lui fosse stato informato dalla decisione di nominare il Rosato consulente visto che per competenza la cosa riguardava anche il suo assessorato: “Preferisco non affrontare questo discorso, c’è la nota della segreteria (di Sel)”. Peccato che la sua congrua indennità sia pagata dai cittadini e non dalla segreteria del suo partito che, quasi ad ironia della sorte, si definisce Sinistra Ecologia e Libertà.

Al segretario provinciale del PD, il senatore in pectore, Francesco Russo, ex DC, ex popolari e Margherita, che dichiara, sempre al piccolo giornale, tra l’altro sempre più piccolo per il costante calo delle copie vendute, che Rosato è stato “Scelto per attirare investimenti”.

Complimenti, l’uomo che da AD della Lucchini ha assistito al suo fallimento economico, con oltre 1 miliardo e 200 milioni di euro di debiti accumulati negli ultimi anni, sarebbe a seconda di questo eterno giovane politico l’uomo giusto “per attivare investimenti”? Insomma è come nominare un Sindona redivivo a Governatore della Banca d’Italia. E questo sarà un parlamentare di Trieste alle prossime elezioni!

Per arrivare alla nota sindacale della Triplice CGIL-CISL-UIL, che difende la nomina di Rosato da parte del Comune, e che conferma, se mai ce ne fosse bisogno, le gravissime responsabilità di una politica sindacale sulla Ferriera, ma non solo (ricordarsi la vicenda Sertubi), che da anni ha sempre nei fatti difeso, e di conseguenza condiviso, le scelte della proprietà russo-bresciana. E le conseguenze i lavoratori le pagheranno, purtroppo, salate.

Insomma l’attuale nomina che con un motto di spirito colui che ne ha rivendicato la scelta, ovvero l’uomo forte del PD, Fabio Omero, definisce “un atto tecnico e non politico”, e risparmiamoci i commenti che sarebbe come sparare sulla Crocerossa, non è altro che una scelta di perfetta continuità con il sistema di gestione di quel Tavolo regionale guidato dal 2003 al 2008 appunto dall’Assessore regionale Cosolini, in totale sinergia e regia con i rappresentanti della Severstal-Lucchini, ovvero lo stesso Rosato ed il portavoce Semino.

Ecco in una paese mediamente normale, anche il Burkina Faso fa testo, i responsabili di tali sventurate incapacità sarebbero costretti ad andarsene a casa a partire dal giorno prima. Altro che interviste sulla stampa, cazzeggi interminabili, e agli occhi della gente francamente nauseabondi, della politica, rimpalli di responsabilità per salvare una faccia oramai impresentabile. Come il totale fallimento degli assessori, ad esempio indicati da SEL e IDV, in una giunta comunale nel complesso debolissima ed incapace di avviare il benché minimo progetto ma di gestire solo, e con infortuni di una comicità dirompente (vedere il famoso “ponte corto”), la normale amministrazione.

Troppo poco, e troppo tardi per una crisi della città arrivata oramai al punto di non ritorno.

Ecco perché molti altri cittadini seguiranno per le prossime politiche e regionali la scelta maggioritaria già praticata dagli elettori nel 2011 a Trieste, quella cioè di non andare a votare. E come dar loro torto?

Un consiglio? Guardatevi questa intervista di Telequattro http://youtu.be/Fcl_JOTVTKQ




A che serve votare? A Trieste per lo meno.

» Inviato da valmaura il 22 January, 2013 alle 2:47 pm

Allora facciamo quello che dovrebbe fare, ad esempio un eletto in consiglio comunale, e/o a maggior ragione un assessore: informare cioè in modo comprensibile, ed in tempo utile: dunque prima e non dopo, i cittadini tutti sulle scelte fatte per il bene (sic!) di tutti.

Partiamo ad esempio dalla tanto discussa designazione a consulente del Comune sulla questione Ferriera di Francesco Rosato, direttore per lunghi anni e Amministratore Delegato pure della Lucchini Italia, per una cifra che sfiora i 48.000 euro per un semestre (per la precisione un contratto di  47.795 euro per sei mesi di consulenza alla ditta individuale di Francesco Rosato, ovvero se medesimo). Affrontiamola qui, tralasciando emozioni e considerazioni di opportunità, solo sotto il profilo normativo del Comune.

Sappiamo, perché lo ha dichiarato lui al piccolo giornale, che la responsabilità politica della nomina è dell’assessore allo sviluppo Fabio Omero, già capogruppo e prima segretario provinciale dei PD. Si direbbe, così a spanne, l’uomo forte dell’attuale maggioranza e Giunta comunale.

Ma come si forma questa decisione, chi la assume e chi ne viene informato?

Senza ombra di dubbio la delibera di spesa, ovvero la scelta di spendere tale cifra per una consulenza deve, o dovrebbe, passare per una decisione votata dalla Giunta comunale su proposta dell’assessore, o come in questo caso, assessori competenti o primariamente interessati al merito della delibera. Qui appare subito chiaro che toccando la delibera due argomenti principalmente, ovvero quello economico e quello del risanamento ambientale, gli assessori coinvolti risultano almeno due: quello alla Sviluppo Economico (Fabio Omero) e quello all’Ambiente (Umberto Laureni), ma ci potrebbe essere anche un coinvolgimento di chi si occupa del territorio e del piano urbanistico, per ovvie considerazioni.

Ma fermiamoci qui ai primi due. Essi riceveranno come tutti i dieci assessori comunali una convocazione della riunione di Giunta, almeno qualche giorno prima e per iscritto, corredata dell’apposito ordine del giorno, firmata dal Sindaco Cosolini, contenente pure le delibere da discutere ed approvare in quella seduta. Delibere che vengono solitamente illustrate dal rispettivo Assessore competente e che comunque tutti gli assessori possono richiedere agli uffici in copia prima della seduta.

Ovviamente anche nel caso in questione (la consulenza a Rosato sulla Ferriera) risulteranno certamente, forse senza il nome del consulente (il Rosato), ma sicuramente sul merito le ragioni della scelta di affidare una consulenza per la Ferriera, all’ordine del giorno di cui prima.

Viene dunque naturale chiedersi se alcuni assessori abbiano chiesto chiarimenti prima e durante la riunione di Giunta ai colleghi proponenti. O se lo abbiano fatto i consiglieri comunali, visto che gli atti della Giunta sono pubblici, ed a maggiora ragione di facile accesso per gli eletti in Consiglio, siano essi di maggioranza ed opposizione. Difficile non accorgersi dell’importanza e dell’attualità del tema. E difficile non pensare che l’assessore o gli assessori proponenti, non avessero già individuato il nome del consulente per cui si faceva questa delibera, anche se esso non veniva scritto nel testo.

Dunque c’era tutto il tempo, per assessori, capigruppo, consiglieri, responsabili di partito o movimento, per ottenere le preventive informazioni e comunicare il loro parere, sia internamente al Comune sia alla pubblica opinione.

Qualcuno oggi sussurra che la decisione sia frutto di una direttiva funzionariale, ovvero che la decisione di affidare la consulenza proprio a Rosato sia stata assunta nella sua libertà discrezionale da un dirigente di ripartizione. Però, però sappiamo che non è andata così: perché l’assessore Omero se ne è assunto pubblicamente la paternità.

Allora ricapitoliamo: una delibera di determina e destinazione di una spesa considerevole è stata certamente assunta dalla Giunta comunale, e non poteva essere diversamente per le normative e le leggi vigenti. Che vogliamo presumere siano state rispettate appieno. Pertanto assessori e tutti gli altri ne erano informati, prima della sua approvazione. Avevano dunque tutto il tempo per informarsi su come sarebbe stato scelto il consulente e soprattutto su quali fossero i nomi in ballottaggio, o anche solo per chiedere un rinvio. Anche se, per l’appunto la delibera non ne faceva espressa menzione (Rosato), ma riguardava solo, e mi pare bastevole, la proposta e la somma da impegnare per delle casse pubbliche certamente non floride in questi tempi.

E poi, permanendo eventualmente il riserbo da parte degli assessori interessati ma veramente se ne fa fatica a comprenderne il perché, bastava intervenire sui dirigenti delle ripartizioni interessate e seguire l’iter passo per passo, e dunque conoscere in anticipo la proposta di designare a quell’incarico il Rosato.

Tutto questo in verità non è minimamente avvenuto, e noi ne stiamo ricostruendo anche formalmente l’iter documentale.

E allora sorge spontanea un domanda: perché?

Ed ad essa ne segue un’altra: come possono i partiti coinvolti continuare ad affidare la loro rappresentanza in Giunta a degli assessori che li espongono a queste figure? A cui si vedono poi costretti, i partiti, a cercare di porre imbarazzatamene quanto inutilmente, perché il danno oramai è bell’e fatto, rimedio?

Ed ancora: a cosa servono dei consiglieri di opposizione se apprendono queste cose dai giornali, a babbo morto, come la siora Pina de Rozzol?

E dunque a che serve votare, almeno a Trieste?




Colpevolissimo ritardo.

» Inviato da valmaura il 21 December, 2012 alle 3:05 pm

Gran scalpore su tutta la prima pagina di cronaca del piccolo giornale di Trieste (sceso oramai stabilmente sotto le 35.000 copie stampate, non cioè vendute, tra Trieste, Gorizia-Isontino e Istria), sui dati di una indagine commissionata dalla Procura all’Azienda Sanitaria sulle ripercussioni sulla salute, per altro circoscritta ad una specifica patologia tumorale ai polmoni, di coloro che hanno lavorato nella Ferriera sino al 1994. Con ovviamente gli annessi commenti tra lo “sgomento” ed il “preoccupato” di sindacalisti e sindaco.

Ora sicchè di queste cose, ma in maniera molto più seria e documentata, come Circolo Miani, Servola Respira, la Tua Muggia e Coordinamento dei Comitati di Quartiere, ne abbiamo parlato, scritto, denunciato ed organizzato centinaia di manifestazioni e cortei da quasi quattordici anni a partire cioè dal 1998, sinceramente la “notiziona” di oggi non ci fa né caldo né freddo.

E spieghiamo rapidamente il perché rimandandovi alla lettura di un articolo pubblicato sul nostro sito giornale online in data 21 gennaio 2008, ma che sembra scritto ieri.

Primo: di questa indagine epidemiologica, a secondo di quanto pubblicato dal gazzettiere locale, conosciamo dunque poco: si evince comunque che riguarda un periodo di tempo molto datato fermandosi al 1994. Dunque un anno esattamente prima dell’acquisto della Ferriera da parte della Lucchini di Brescia, poi divenuta russa ed infine oggi comandata dalle banche creditrici.

Che interessa solamente una patologia tumorale, quella polmonare, e non prende dunque in considerazione né altre forme di tumori, per altro molto frequenti negli inquinamenti da benzopirene ed Ipa, né altre patologie non tumorali, come ad esempio la broncopatia ostruttiva assai diffusa, come i dati Inail confermano, tra i dipendenti.

Secondo: ancora una volta di più appare chiaro il motivo per cui questa Azienda Sanitaria, attraverso tutte le gestioni politiche succedutesi in questi anni, si è sempre rifiutata di fare una vera e seria indagine epidemiologica su tutti, ovvero lavoratori ma anche i residenti di Trieste e Muggia. Perché è scontatamente ovvio che l’inquinante non si ferma al muro di cinta dello stabilimento ma, come testimoniano le ricerche scientifiche e senza bisogno di propusniza, ha un raggio di diffusione che, a seconda delle condizioni meteo, raggiunge i 3-5 chilometri in linea d’aria. Dunque da Capodistria a Gretta. Ed è bene ricordarlo che questa indagine, che consta poi in un banale e semplice incrocio di dati d’archivio informatico, è stata richiesta all’ASS dal Circolo Miani a partire dal novembre 1999, dopo le presentazioni curate dal Circolo delle ricerche effettuate dai medici del Burlo e del Centro Tumori. Tutto inutile ed il perché lo si capisce chiaramente, come il primato nazionale che Trieste detiene saldamente da anni nelle patologie tumorali e respiratorie (libri bianchi del Ministero della Sanità in collaborazione con il CRO di Aviano).

Terzo: se questi dati catastrofici e mortali sono stati rilevati per il ventennio 1974/94 dove per altro le proprietà di allora, IRI e Pittini, dimostrarono una sensibilità di gran lunga maggiore per l’ambiente e la salute, con costanti e cospicui investimenti su impianti e filtri, che per altro erano ancora funzionali, chissà cosa dovrebbe risultare per il periodo successivo, ovvero dal 1995 ad oggi, sotto questa nuova proprietà che notoriamente si è curata solo del businnes della Centrale elettrica grazie ai cospicui aiuti di Stato.

Quarto: l’attività d’indagine della procura di Trieste è per la verità dei fatti assai lenta e comunque inspiegabilmente in ritardo. Questi dati erano stati evidenziati dai consulenti della Procura già a partire dal 2007, con tutta la scientificità del caso, e viene dunque da domandarsi come il Sostituto Procuratore Frezza, allora e per lunghi anni titolare delle indagini, abbia potuto scrivere in una sua ordinanza del 26 giugno 2007: “L’ordinamento… consente lo svolgimento delle attività pericolose, persino mortali, se e in quanto le reputa indispensabili alla vita della complessa società odierna”.

Nel dare atto alla proprietà di aver “realizzato in toto”, “la migliore tecnologia disponibile al limite del costo ragionevole” ,  “la Ferriera può legittimamente e lecitamente emettere una certa quantità di polveri e fumi”. Sono frasi significativamente indicative e gravi e vi compaiono per la prima volta le parole che nel 2009 lo stesso PM userà per motivare il consenso della pubblica accusa all’accesso all’ennesima oblazione in un altro processo contro i vertici della Ferriera. Un susseguirsi di semplici oblazioni pur in presenza del reiteramento del reato che permettono alla proprietà di continuare sostanzialmente indisturbata ad inquinare avanti in questi anni.

Questo viene scritto nella memoria del PM nel processo in fase terminale contro i 240 sforamenti di materiali inquinanti, soprattutto polveri sottili cancerogene, prodotti dalla Ferriera in poco più di un anno. Contro un limite massimo di 35, consentiti per legge.

L’affermazione che un ordinamento che non sia seguace della teoria dell’eugenetica nazista possa consentire l’esistenza di attività pericolose, persino mortali, per il sostanziale benessere della società, che qui però viene concretamente rappresentata dagli affari e dai guadagni di una spa Russobresciana, Severstal-Lucchini, è qualcosa che sinceramente dopo il Processo di Norimberga nessuno si sarebbe aspettato di veder legittimato. Con questa teoria si potrebbero chiudere pure tutti i procedimenti sugli infortuni sul lavoro. Perché tanto il fine giustifica i mezzi e gli operai morti. Deprecabile e tragica fatalità, ma giustificata in nome del bene supremo.

La seconda affermazione che la Ferriera ha realizzato totalmente le migliorie richieste significa solo due cose. O queste non sono state realizzate, visto la mole d’inquinamento in perenne uscita dallo stabilimento, AIA o non AIA regionale, e questo pone forte una domanda finora sempre elusa anche nelle indagini della magistratura, sulla responsabilità penale e civile di chi doveva fare i controlli. Oppure queste non erano affatto le migliorie sufficienti e chi le ha indicate non aveva evidentemente la compiuta competenza per farlo.

In particolare colpisce la frase “al limite del costo ragionevole”, e sorge spontanea la domanda. “Ragionevole” per chi, e chi stabilisce quando una spesa è “ragionevole”? La risposta è intrinsecamente ovvia. “Ragionevole” per il businnes della proprietà della Ferriera.

L’ultima considerazione che la Ferriera possa emettere “legittimamente e lecitamente” una “certa quantità” di inquinanti, può al limite andare bene, se questa “certa quantità” rimane nei termini tassativi fissati dalle leggi europee ed italiane, che a partire dal prossimo anno oltretutto si dimezzeranno in senso restrittivo. E sinceramente non pare che 240 sia inferiore a 35.

Ma soprattutto non si tiene in alcun conto di una sentenza fondamentale della Corte Costituzionale, che chiamata a giudicare in un caso analogo, con sentenza del 16 marzo 1990, a rispetto degli articoli 32 (tutela della salute dei cittadini) e 41 (subordinazione della libertà d’impresa all’utilità sociale) della Costituzione, sentenzia che qualora un’impresa non abbia, o non voglia trovare, i quattrini necessari da investire per far rispettare i limiti di legge delle emissioni prodotte dal proprio stabilimento (la sopradescritta “ragionevolezza del costo”), questa deve cessare la propria attività produttiva.

A firmarla sono il fior fiore dei giudici costituzionalisti italiani: Francesco Saja (Presidente), Giovanni Conso, Ettore Gallo (Relatore), Aldo Corasaniti, Giuseppe Borsellino, Francesco Greco, Renato Dell’Andro, Gabriele Pescatore, Ugo Spagnoli, Francesco Paolo Casavola, Antonio Baldassarre, Vincenzo Caianiello, Mauro Ferri, Enzo Cheli.

Dunque perché la Procura ha atteso tanto? Perché tra l’annuncio rilasciato con una intervista a tutta pagina sul piccolo giornale in piena estate 2011 e poi replicato paro paro in agosto di quest’anno, il Procuratore Capo, o chi per lui, fa uscire solamente oggi la notizia di questa indagine dell’ASS, a quanto pubblicato parziale e datata nei tempi esaminati? Mentre viene permesso, in totale distonia con quanto invece ordinato dalle Procure di Taranto (Ilva) e Udine (Caffaro ex Snia), il proseguimento del danno alla salute di lavoratori e cittadini?

Quinto: lo “sgomento” dei sindacati e della Cgil in particolare, che segue le improvvide dichiarazioni rilasciate ieri l’altro dalla Camusso, colpevole in questo caso solo di scegliersi assai male i corrispondenti locali e di fidarsi di loro, sulla tragedia della Ferriera, farebbe sorridere se non toccasse la vita e la morte di migliaia di persone.

Dove erano in tutti questi anni? Cosa vedevano in fabbrica? Perché la proprietà ha citato le testimonianze dei sindacati (tutti meno uno che ha pure denunciato) a difesa dei suoi vertici arrestati, si ma dalle Procure di Perugia e Grosseto e dai Carabinieri del NOE di Udine, per lo scandalo dei rifiuti tossici-speciali smaltiti abusivamente?

E la “preoccupazione” espressa oggi da un Sindaco, Roberto Cosolini, che non più tardi di quattro anni fa, perso il ruolo di assessore regionale per volere elettorale, in una intervista a tutta pagina sempre e solo, e ci mancherebbe, sulle colonne del piccolo giornale, nella veste di neosegretario provinciale del PD, alla domanda: “Sulla Ferriera, tra la difesa della salute ed il lavoro, Lei cosa sceglie?” Risposta lapidaria di due parole, articolo compreso: “il lavoro”, che valore dunque può avere?

Passate dunque all’attualità scritta appunto il 21 gennaio 2008.

 

Io accuso.

Dopo quanto scritto nelle 57 pagine della delibera della Giunta Regionale, firmata dal Presidente Riccardo Illy, che rilascia l’Autorizzazione Integrata Ambientale alla Servola spa proprietaria della Ferriera di Trieste e dopo quanto pubblicato dalla stampa in merito alla analoga procedura in corso presso il Ministero per l’Ambiente per il rilascio dell’AIA alla Centrale di Cogenerazione, ed ancora dopo aver letto, sul sito ufficiale della Regione FVG, la pratica istruttoria per il rilascio AIA alla Sertubi sento il dovere di rivolgere una domanda all’opinione pubblica ed alcune considerazioni.

La domanda è molto semplice: perché solo ora?

Perché dopo aver descritto così minuziosamente le assolute carenze di misure di contenimento delle emissioni e di captamento delle polveri, ed aver finalmente appreso ufficialmente da quasi due anni il pericolosissimo, per la salute dei cittadini e dei lavoratori, inquinamento in uscita costante dalla Ferriera si è atteso tutto questo tempo per ordinare l’esecuzione di queste prescrizioni che la Regione poteva benissimo deliberare in ogni momento, senza bisogno alcuno di legarle al rilascio dell’AIA, come prescrive espressamente la legge e come è stato inutilmente richiesto dal Sostituto Procuratore Federico Frezza nell’ultimo anno.

In questi giorni il Vicepresidente della Commissione Sanità del Consiglio Regionale, il consigliere Lupieri che di professione fa il medico di base, ha ricordato che l’ultima indagine sanitaria realizzata sul territorio risale al 1982  e già allora l’incidenza di patologie tra gli abitanti dei quartieri limitrofi (60.000 persone) ed il resto della città (il rione di Chiadino) era di tre volte superiore.

Io accuso l’Azienda Sanitaria di non aver mai realizzato, a partire dalla richiesta avanzatale formalmente dal Circolo Miani in collaborazione con alcuni medici del Burlo e del Centro Tumori nel lontano 1999, l’indagine epidemiologica  a Trieste e Muggia, nonostante la nostra provincia abbia il più alto tasso di mortalità in Italia per tumori e malattie all’apparato respiratorio e nonostante le ricerche e le indagini realizzate in questi anni dai medici del Pronto Soccorso dell’Ospedale pediatrico infantile Burlo Garofalo, le pubbliche denunce annuali del primario ospedaliero di Pneumologia ed i dati resi noti dalle autorità sanitarie del Comune di Capodistria ove una percentuale di bambini (tra i 0 ed i 12 anni d’età) pari al 30 e passa per cento del totale soffre di malattie e patologie croniche alle vie respiratorie tra coloro che vivono nei paesi del costone rivolto verso il Vallone di Muggia.

Io accuso l’ARPA di non aver svolto diligentemente il lavoro di monitoraggio e controllo delle emissioni inquinanti in uscita dagli stabilimenti industriali di Trieste perché solo dopo la pubblicazione dei dati rilevati dal CIGRA dell’Università di Trieste su mandato del PM Frezza sono state finalmente prese in considerazione le misurazioni di Benzoapirene e diossine, gli inquinanti più cancerogeni prodotti dal ciclo produttivo di un impianto siderurgico mentre per anni la stessa Agenzia ha diffuso sulla stampa dati assolutamente tranquillizzanti sulla qualità dell’aria a Trieste.

Ricordo le parole pronunciate dal PM Federico Frezza nell’aula del Tribunale di Trieste in occasione dell’arringa conclusiva del primo processo, e prima condanna, contro i vertici societari e

dirigenti della Ferriera ove stigmatizzava il comportamento ostruzionistico tenuto da ASS e ARPA nei confronti delle richieste di collaborazione avanzate dal suo Ufficio.

Io accuso la Regione di aver omesso di realizzare il piano censuario del territorio regionale, con conseguente emissione di misure preventive alle aziende a rischio inquinamento, nei termini previsti dalla legge, di aver ignorato i dati sull’inquinamento forniti negli ultimi due anni da ARPA e CIGRA, di aver acriticamente sostenuto la posizione del Gruppo Lucchini-Severstal, accettando senza alcuna verifica le dichiarazioni presentate per il rilascio dell’AIA alla Ferriera, come analogamente fatto dalla Sanitas, azienda di fiducia della Servola spa per conto della Duferco per la Sertubi. Di aver assolutamente ignorato il parere ampiamente maggioritario dei cittadini interessati disattendendo tutti gli impegni pubblicamente presi, di non aver saputo in cinque anni realizzare un progetto di riuso dell’area Ferriera e di ricollocazione dei lavoratori. Di aver cercato di secretare, contro ogni dettame costituzionale e di legge, i lavori della Conferenza dei Servizi estromettendo i

giornalisti dalle riunioni senza che per altro l’Ordine regionale della categoria o la Federazione della Stampa sentissero la necessità di protestare a difesa della libertà d’informazione.

L’avvocato Spazzali ha in corso la presentazione di una denuncia verso la Regione per violazione della legge europea sui termini e nel merito del rilascio dell’AIA alla Ferriera e sarà un tribunale a deciderne le ragioni.

Io accuso la Provincia di Trieste di non aver realmente operato per dare efficacemente corpo alle nuove competenze sulla vigilanza dell’inquinamento dell’aria che dal 1 gennaio 2007 le sono state delegate per legge.

Io accuso i Comuni di Trieste e Muggia di non aver esercitato fino in fondo le possibilità che la legge per la tutela della salute da ai Sindaci in qualità di Ufficiali sanitari del territorio comunale per adottare tutte quelle misure idonee a far sospendere l’attività produttiva in presenza di un costante sforamento dei limiti di legge per le sostanze inquinanti.

Io accuso il Sindacato di aver barattato un lavoro sottopagato ed insicuro fornendo alla proprietà della Ferriera una preziosa alleanza contro il diritto alla salute, alla sicurezza ed alla certezza nel futuro dei lavoratori, portando appieno la responsabilità della insanabile rottura della solidarietà tra gli stessi ed i cittadini.

Maurizio Fogar

Presidente Circolo Miani




per Galliano Fogar

» Inviato da valmaura il 12 December, 2012 alle 2:01 pm

Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione nel Friuli Venezia Giulia

per Galliano Fogar 

Martedì 18 dicembre 2012, ore 15.30-18.30, presso la Biblioteca Statale di Trieste, L.go Papa Giovanni XXIII, 6

 

Nel primo anniversario della morte di Galliano Fogar, cofondatore dell’Istituto nel 1953, segretario e presidente, direttore responsabile di «Qualestoria» dalla fondazione nel 1973 fino alla Sua scomparsa.

Simbolo e memoria storica dell’Istituto, al quale ha dedicato gran parte delle sue energie. Studioso in cui il rigoroso lavoro dello storico è stato parte di un impegno civile nell’interesse della Sua città e della Sua regione, e di un sapere al di là e al di sopra degli schematismi e delle banalizzazioni.

Gian Carlo Bertuzzi (Presidente dell’Istituto), Galliano Fogar e la produzione storiografica

 Maurizio Fogar Un ricordo di mio padre

 Franco Cecotti Presentazione di una videointervista a Galliano

 Giovanni Michieli Il testamento politico di Galliano Fogar

 Tristano Matta Galliano e la Risiera di San Sabba

 Marina Rossi Galliano Fogar: una vita spesa tra ricerca e impegno civile

 Roberto Spazzali Censimento dei materiali di lavoro conservati nella stanza di Galliano

 





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