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Circolo Miani » News Correnti » Page 135

Come volevasi dimostrare …

» Inviato da valmaura il 24 March, 2013 alle 2:58 pm

Ecco appunto non abbiamo ancora finito di pubblicare il pezzo qui sotto (“Indietro tutta!”), che vi invito a leggervi anche se un po’ lunghino per le fatiche mentali della media degli internauti, che subito la realtà supera e conferma appieno la nostra analisi.

Neanche il tempo di sedersi sulla sedia di assessore lasciata assai a malincuore da Fabio Omero, diventato di colpo … come diceva come un disco rotto a Maurizio Fogar alla riunione di Giunta alla scuola Caprin? Ah si! “demodé”, che Edi Kraus dichiara al piccolo giornale di essere pienamente favorevole all’installazione a Trieste di un rigassificatore.

A confermare che per entrare nella Giunta comunale condividere la linea politica ed amministrativa, se mai ne esistesse una, non è indispensabile; quello che conta è aver giocato a basket in gioventù, meglio se con o contro Cosolini e magari trasognare, o forse anche no che anche Orietta Berti non scherza, per Bruce Frederick Joseph Springsteen.

Per il neoassessore alla Cultura, per oltre un decennio il consigliore dell’ex Ministro ed ex Presidente della Regione Veneto, l’ultrà berlusconiano Galan, in realtà invece, come si confessa in esclusiva sempre dalle pagine del piccolo giornale, il suo passato operato era ispirato dalla sua ideologia da sempre di sinistra e comunista. Un infiltrato, insomma il nostro agente all’Avana, seppure un po’ stagionatino viste le settanta e passa primavere passate, rivendica con orgoglio la sua appartenenza al “Sol dell’Avvenir”, si abilmente mascherata da ingannare perfino il più lesto controrivoluzionario forzaitaliota.

Chiudiamo con un ex questore, che per altro rivediamo con simpatia a Trieste, a guidare l’assessorato al Personale e quello allo Sport. La mente ci corre subito al mitico Achille Starace, figura simbolica del passato regime e che a Milano trovò nell’aprile del 1945 dignitosa quanto ingiusta morte. Il Segretario del PNF famoso nel ventennio per le sue prove ginniche ai quali sottoponeva i gerarchi del Regime, con sprezzo del senso del ridicolo.

Se magari la stessa logica (un imprenditore alla delega dello Sviluppo Economico, un questore in quiescenza al Personale e Sport, un ex Direttore della Ferriera e della Lucchini Italia a consulente del Comune sulla Ferriera) e la stessa ragione politica (un ex berlusconiano alla Cultura, quella dei Grandi Eventi, ed un filo rigassificatore appunto paracadutato dalla Confindustria al Comune) sono dunque il filo conduttore del “rinnovamento sinistro” del Comune, va benissimo pertanto la conferma di Laureni all’Ambiente, e si prega di non ridere, altrimenti si rimanda alla visione della foto dei duecento “astuti” in demente fila per l’attraversamento inaugurale del costosissimo cesso nomeato “Ponte corto”, corto come la cervice tergestina.




Indietro tutta!

» Inviato da valmaura il 20 March, 2013 alle 2:23 pm

Indietro tutta!

Dunque a quasi due anni di mandato la Giunta Cosolini che guida il Comune per conto del Centrosinistra, ma meglio sarebbe dire del PD che le altre formazioni di maggioranza sono in via di evaporazione elettorale e consiliare, il bilancio che se ne può trarre è totalmente modesto.

Rispetto al precedente Centrodestra a guida Dipiazza non c’è stata alcuna rottura di tendenza ma tonto meno un segnale di discontinuità reale, né sulla incapacità di individuare una qualche strategia politica per il futuro della città, né sulle scelte amministrative di ogni giorno.

E duole assai verificare che quasi a metà dell’opera si pensi ad un rimpasto di Giunta solo come una sostituzione di persone e nomi e non invece come una svolta per recuperare, dal loro stesso programma elettorale per giunta, una spinta al cambiamento ed al rinnovamento sulle cose da fare, sulle emergenze a cui dare risposte che non siano i soliti tappabuchi di sempre. Per questo non occorreva un Sindaco ed una Giunta bastava un discreto ragioniere.

Emblematico che il fallimento arrivi su quelli che dovevano invece essere i punti qualificanti di una amministrazione “di sinistra”, a riprova una volta di più che la carta si lascia scrivere proprio come i programmi elettorali.

Ma andiamo per punti, partendo da una constatazione. Oggi i soldi a disposizione di un ente locale, quindi anche del Comune di Trieste sono sempre meno per la scriteriata scelta di tagli finanziari fatta dal Governo, e subita dalla Regione, che però aveva il sostegno determinante per oltre un anno e mezzo anche del PD, il partito del Sindaco.

Proprio per questo la situazione imporrebbe una scelta coraggiosa e precisa. Insomma poche idee ma chiare sulle quali impegnare, oltre alla considerevole cifra destinata alla normale amministrazione, le poche risorse disponibili.

Fin qui l’operato di questa Amministrazione invece è stato contrassegnato, oltre che da alcuni infortuni ridicoli e perfino spassosi (dal terzo ponte, totalmente inutile e costoso, sul Canale Ponterosso: il ponte “corto” per intenderci, all’inaugurazione della pista di atletica al cantiere Grezar, per citare gli ultimi), dall’espletamento di quella che appunto si chiama la normale amministrazione.

Cominciamo da quella che era una bandiera qualificante del programma elettorale: la partecipazione dei cittadini alle scelte di governo del territorio e comunque alla politica comunale. Dopo quasi due anni, a parte il ricordo di un primo giro di valzer delle cosiddette “giunte itineranti”, subito abortite, nulla si è fatto. Quello che doveva essere lo strumento primo di intervento, l’Assessorato al Decentramento, ma anche nel nome non sono stati capaci di innovare, aggiungendo ad esempio la parola “e partecipazione”, è stato affidato ad uno dei più infelici assessori della Giunta, quel tal Emiliano Edera, che invece di stimolare la partecipazione e il coinvolgimento dei cittadini con apposite assemblee sul territorio dove essi vivono, si è opposto tenacemente alla loro organizzazione adducendo scuse ridicole quali l’impossibilità a pagare i francobolli per gli invii delle lettere ai nuclei familiari. Insomma in questi oltre venti mesi si è occupato dei turni del personale e degli orari d’apertura dei sette centri civici. Non male eh!

Poco serve dunque ad un Sindaco, in crisi di paura per l’ultimo infelicissimo risultato elettorale del suo partito, il PD, alle recenti elezioni politiche e con assai infauste prospettive alla prossime regionali del 21 aprile, convocare due assemblee comiziali al Savoia, rivendicando la bandiera “del camminare tra la gente” quando questa è stata sistematicamente ignorata dalla politica della sua amministrazione. In questi dodici anni i Comitati di Quartiere che assieme al Circolo Miani hanno promosso la più rilevante, costante e continua mobilitazione in città sulle problematiche riguardanti l’inquinamento della Ferriera, ma anche dell’Italcementi, degli inceneritori (vecchio e nuovo), delle vasche a cielo aperto del Depuratore fognario nel cuore della città, della presenza di decine di migliaia di metri quadrati di Eternit (amianto-cemento) a tutela della salute della gente di Trieste e Muggia e della loro qualità della vita, mai che è mai, ed in dodici e passa anni non ci pare poco, dal suo partito, oggi PD e prima come si chiamasse poco importa, è venuta la richiesta di un incontro e tantomeno di un confronto. L’unica volta che abbiamo ricevuto una telefonata dal segretario provinciale del PD, quel Francesco Russo, ieri cognato del consulente Rosato oggi anche senatore, è stato per chiederci il voto a favore del candidato Presidente Piddino della Settima Circoscrizione del nostro eletto in quel Consiglio. Per altro l’unica volta che l’attuale Capogruppo comunale del PD ha messo piede al Circolo Miani, invitato a partecipare ad una assemblea con i cittadini, replicando ad una nostra proposta, cioè di applicare pure nel Comune di Trieste quanto stabilito da una legge statuale, quella che sancisce la costituzione di un albo pubblico delle imprese che, per scorrettezze, irregolarità amministrative o violazione della legge, non possano partecipare alle gare di appalto per l’assegnazione di lavori dalla pubblica amministrazione, ha risposto che “sarebbe una turbativa del libero mercato”. Ovviamente a danno dei criminali e dei disonesti.

Ebbene questi ora parlano di “camminare tra la gente”. Ci ascoltino, con queste premesse, fanno bene a risparmiare suole e tacchi.

Ma passiamo alla Cultura. Invece di prendere atto della scarsità di risorse economiche e della necessità di innovare anche a Trieste, e sarebbe ora, il concetto di Cultura. Privilegiando magari quelle che uno dei più autorevoli antropologi europei, il prof. Carlo Tullio Altan, uomo di sinistra, descriveva nei suoi saggi della fine degli anni Settanta e ai primi Ottanta, come le tante e diffuse culture con la “c” minuscola: quelle cioè che coinvolgono e riguardano direttamente le persone sul luogo dove vivono. Dunque una scelta di rottura con un certo modo accademico e imbalsamato di misurare la cultura di una comunità dagli ingessati abbonamenti teatrali o sui cosiddetti “grandi Eventi”, che da sempre non hanno mai dato “grandi Ritorni” alla nostra città e di cui l’ex Pescheria è la simbolica Cattedrale nel Deserto.

Bastava anche qui copiare quanto fatto, a partire dai “Teatri Tenda” di Gigi Proietti e Vittorio Gassman a Roma o di Dario Fo a Milano già nei primi anni Settanta, o nelle estati romane di Renato Nicolini negli anni Ottanta, tutti uomini di sinistra per intendersi, per portare a chi da Valmaura o San Sabba non ha mai messo piede al Rossetti e ancor meno al Verdi, insomma la quasi totalità degli abitanti di molti rioni triestini, il teatro, il cinema, la musica nei posti dove vivono. E magari individuare quelli che per sintesi chiameremo degli spazi sociali dove i cittadini che vivono fuori dal tristo centro di Trieste possano ritrovarsi, anche solo per riscoprire il piacere di stare assieme, di parlarsi e conoscersi, e magari di aiutarsi. Ecco tutte cose che costano poco o nulla ed anzi servono a recuperare anche degli immobili pubblici abbandonati da anni e di cui magari il Comune ne ignora addirittura l’esistenza. Insomma una cultura dei diritti e della partecipazione.

Si va al totonomine di assessori esterni quando il Comune ha in casa il miglior dirigente di Musei di tutta la Regione e che probabilmente il resto d’Italia ci invidia, la signora Maria Masau Dan, direttrice del Museo Rivoltella. Che anche recentemente ha ripetutamente posto pubblicamente l’annoso problema di cosa significhi “fare museo” a Trieste e di come coinvolgere i cittadini che, more solito, non hanno mai messo piede in un museo della loro città. Di cosa significhi organizzare percorsi culturali sul territorio triestino, di come portare la gente a capire la pittura e l’arte, e magari a praticarla.

Parimenti ciò dovrebbe spingere ad una collaborazione con il settore urbanistico del Comune, incentivando non tanto le nuove costruzioni (insomma la scelta di quel “mattone zero” fatta da tanti altri autorevoli sindaci di centrosinistra) in una città che pare, anche qui è scandalosa la pubblica ignoranza, abbia oltre diecimila appartamenti sfitti o peggio abbandonati. Dove il “rinascimento” delle periferie, dove per altro vive la stragrande maggioranza dei concittadini, dovrebbe essere un punto d’onore di una Amministrazione civica innovativa.

E che dire poi dei Servizi Sociali e sanitari, che oggi servono a gestire appunto l’esistente come dei burocrati della pietà e dell’obolo, mortificando, ove ancora esistono, idealità e professionalità, senza neppure un occhio all’efficienza della suddivisione territoriale dei pochi sussidi disponibili, che vengono elargiti per distretti a seconda del numero dei residenti e non invece delle reali emergenze territoriali, sicchè in alcune realtà i pubblici denari a maggio sono già finiti mentre in altri quartieri a fine anno non ne hanno speso che una metà.

E la sanità, si certo non formalmente di competenza comunale, ma vivaddio pagata con i soldi dei triestini, dovrebbe spingere qualsiasi Sindaco, soprattutto se “di sinistra” , a ingerirsi eccome per fermare lo smantellamento delle strutture territoriali della “sua” città, per denunciare ogni giorno che Dio manda in terra le fatiscenti condizioni degli ospedali triestini (Cattinara e Burlo, bastano i nomi) e per pretendere una qualità e quantità di servizi degni di un paese europeo. Insomma ne va della vita della gente, magari, non si sa mai, anche della sua.

Ecco abbiamo volutamente accostato in estrema sintesi tre aspetti: Cultura, Urbanistica e Sanità e Servizi Sociali, perché dovrebbero fare parte di un unico percorso di crescita del territorio, camminare di pari passo perché, come citava lo scomparso Ugo La Malfa negli anni Settanta, “non esistono diritti civili senza diritti economici”.

E passiamo ora ad altri due dati dolenti di questa debolissima Amministrazione. Un assessore allo Sviluppo Economico che nei primi mesi del suo mandato, poi è prudentemente scomparso dai radar, rivendicava pubblicamente “un futuro ed una strategicità” per la Ferriera a Trieste, uno stabilimento che tutti gli altri, meno lui evidentemente ed i quattro sindacalisti della Triplice, sapevano già morto e decotto, sarebbe stato congedato sui due piedi anche nel Burkina Faso. Ed ora il Comune che su questo aspetto economico da cui dipende il futuro di alcune centinaia di operai e famiglie, oltre che lo sviluppo di Trieste e finanche del suo porto, ha perso letteralmente altri due anni senza fare nulla, oltre agli altri dieci precedenti buttati al vento, si vede costretto ad affidarsi a quel Francesco Rosato, direttore fino all’altro ieri della Ferriera e della Lucchini Italia e con qualche piccolo problema con la giustizia italiana, pagandolo come consulente esterno, parenti a parte, per fare quello che Assessore, Sindaco, ed uffici comunali avrebbero avuto invece il dovere di fare.

Non parliamo poi dell’inesistente Assessore all’Ambiente, disperso anche alle cronache dei giornali amici, che non ha mantenuto uno solo degli impegni che lui stesso si era dato, anzi disattendendo ripetutamente le promesse fatte e che sulle problematiche ambientali, e sono tante come descritto all’inizio e non solo la Ferriera, indubbiamente l’emergenza prima, non ha prodotto nulla di rilevabile, a parte il fallimento sulla raccolta differenziata. Ultimo esempio di affidabilità è la tanto da lui lamentata assenza di “un confronto” con Maurizio Fogar, che pare gli impedisse di dormire la notte, ma che si è ben guardato di accettare pubblicamente, senza per altro mai entrare nel merito delle affermazioni e degli argomenti portati dal Circolo Miani, e che non li convenga è chiaro a tutti, ma un fantasma per assessore questo il Comune, in tempi di vacche magrissime, economicamente parlando, non mi pare possa proprio permetterselo.

Un consiglio a Cosolini, semmai lui o qualcuno dei suoi avrà avuto voglia e pazienza di leggerci, vada a vedersi il programma de La Tua Trieste alle ultime elezioni comunali, lo trova su questo sito ed anche alla segreteria generale del Comune, vi è scritto tutto quello che cerca sulle problematiche vere del nostro territorio, frutto del lavoro di centinaia di cittadini e dei Comitati di Quartiere, e si risparmierà inutili camminate a vuoto.

Quello sopra scritto e di Sinistra o Destra?

 

 




Una sconfitta annunciata (da oltre dodici anni).

» Inviato da valmaura il 5 March, 2013 alle 12:57 pm

Il tempo renderà giustizia. Oppure: il tempo è galantuomo. Certo belle frasi ad effetto ma che non significano nulla, almeno oggi. Soprattutto in un Paese, il nostro, abituato da sempre a non avere memoria, a non cercare di informarsi, di approfondire. E figurarsi poi con la stampa, scritta e radiotelevisiva, che ci troviamo.

Orbene la vicenda Ferriera è anche in questo caso un esempio perfetto.

Chi sono i responsabili di quello che è successo in questi dodici e passa anni? Gli stessi che continuano oggi a pontificare dai giornali, dai vertici di Comune, Regione e sindacato, dai partiti vecchi e nuovi.

Sono passati quasi due anni da quando Cosolini, con la sua Giunta dei vari Laureni, Edera, Omero, è alla guida del Comune, quasi otto da quando Tondo guida la Regione, con l’intermezzo (2003-2008) di Illy-Cosolini, della Poropat alla Provincia, che comunque fanno sette abbondanti, è meglio non parlare. E questi ancora oggi continuano a dire che “stanno lavorando”, che “un’idea ce l’hanno”, ed amenità varie. Con un sindacato che in questi anni, e sono dodici, si è schierato sempre e di fatto a fianco della proprietà, respingendo quando non irridendo le uniche proposte avanzate a Trieste, dai cittadini e non dai politici, per tutelare la salute, la sicurezza e salvaguardare il lavoro.

Ebbene tutta questa gente, che in altro paese sarebbe stata costretta ad uscire di casa solo con il buio e camminando rasente i muri, è ancora qua a pontificare dai giornali e dai microfoni.

La realtà vera è che la vicenda Ferriera finirà nel modo peggiore possibile vista la guida di questi signori, come è già successo per la Sertubi, una fabbrica nata nel 2000 già morta.

La verità è che oggi, e da tempo, si è cancellata l’emergenza inquinamento, non perché essa non esista più, anzi, ma con un semplice tratto di penna o peggio: con un silenzio tombale. Perché figurarsi se ad un gruppo in procedura di fallimento controllato si può chiedere di investire danaro per tutelare la salute di decine di migliaia di triestini e di alcune centinaia di lavoratori.

Le favole delle “ordinanze” di Laureni, Cosolini, Grilli, e prima di loro dei vari Bucci e Dipiazza, tutte scritte in fotocopia, dove bastava cambiare data e firma, tanto il risultato era lo stesso: il nulla.

E la continua disponibilità delle sigle pseudo ambientali a confrontarsi con questa classe politica, legittimandola sempre e comunque. L’abitudine estiva della Procura di annunciare l’ennesima e sempre uguale indagine sulle responsabilità (mancate) di chi aveva l’onere di fare i controlli e li ha fatti male o non li fatti proprio. Si capisce perché il servizio di Adriano Sofri su Repubblica, silenziato perfino dal quotidiano locale del Gruppo di De Benedetti, abbia avuto qui l’effetto di una bomba atomica.

A proposito Laureni, questo confronto pubblico con il Fogar, della cui assenza Lei si è tanto e da tanto tempo lamentato, lo accetta o no? Il suo silenzio non le sta facendo fare proprio una figura cristallina.




Controcanto elettorale.

» Inviato da valmaura il 3 March, 2013 alle 1:45 pm

Dunque, a bocce quasi ferme, Trieste si conferma, sicuramente in regione la città con la più bassa partecipazione al voto per queste elezioni politiche. Grossomodo oltre il 30% abbondante dei triestini o non si è recato al seggio oppure ha annullato la scheda o l’ha lasciata in bianco.

Non stupisca la maggior partecipazione al voto rispetto alle comunali del 2011, ma alle elezioni politiche succede quasi sempre così: scatta il richiamo della foresta ideologico, magari turandosi naso e quant’altro.

Dunque c’è da aspettarsi per le prossime elezioni regionali del 21 aprile un ulteriore marcato calo di votanti.

Che dire dei risultati di questa campagna elettorale, a parte le scontate osservazioni su chi ha vinto, perso, o non vinto nè perso?

L’altro giorno ho chiesto ad una cronista televisiva locale se davvero si votava poiché a Trieste di campagna elettorale non se ne era quasi vista.

Fermiamoci un momento su questo punto: a parte il leghista, deputato, Massimiliano Fedriga che si è accampato per oltre tre settimane sotto un gigantesco stand in piazza della Borsa, per incontrare a ciclo continuo i passanti, per altro non aiutato da un tempo decisamente inclemente, in città non si è praticamente vista altra iniziativa (comizi, tavoli, distribuzione di volantini e quant’altro), oltre ai rari ed unici appuntamenti con i big nazionali dei partiti di passaggio per queste terre, per il tempo di un comizio e via. Ne ricordo Berlusconi, Giannino, Fini, Vendola, mi pare, e Grillo, non ho memoria certa invece per Bersani.

Ma fuori di questi appuntamenti i partiti locali, tutti, 5 Stelle compresi, sul territorio non hanno fatto nulla, ovvero si sono affidati unicamente all’immagine nazionale dei loro leader per acchiappare anche qui i pochi o tanti voti. Ma di proposte, ragioni, progetti per cui si chiedeva ai cittadini di mandare i loro candidati al Parlamento per difendere e rappresentare le problematiche e le richieste della nostra provincia, praticamente zero.

Un dato questo altamente preoccupante per capire il livello di una classe politica, vecchia e nuova, che spedisce in questo modo dei rappresentanti di Trieste e provincia al Parlamento. E poiché questi sono stati eletti in liste bloccate, senza preferenze grazie alla rinomata porcata elettorale, dove alla fin fine tutti ne hanno goduto, la raccolta dei voti necessari è stata totalmente affidata all’immagine, alla capacità di sfondare, di “bucare video o web”, dei rispettivi leader nazionali. Non a caso queste elezioni sono state indiscutibilmente il trionfo di Berlusconi, capace di recuperare, e soprattutto di Grillo. E proviamo per un attimo ad immaginare quale sarebbe stato, per queste due liste, ma vale in misura maggiore o minore per tutti, a partire da Mario Monti, il risultato se fossero spariti di colpo un mese fa Beppe Grillo e Silvio Berlusconi. Se migliaia di persone anche a Trieste non avessero potuto assistere ai loro affollatissimi comizi.

Pensate che sia un’assurdità?

Provate per esempio a rivedere le iniziative, manifestazioni, tavoli, assemblee organizzate dal gruppo locale del Movimento 5 Stelle in questi due ultimi anni, dove i presenti si contavano sulle dita di due mani o poco più, e confrontate il tutto con il dato elettorale, anche quello già molto significativo ottenuto nelle passate comunali. Oppure invece con i tavoli di raccolta firme in occasione dei due V-day nazionali promossi in Italia da Beppe Grillo, dove la gente anche a Trieste faceva la fila per firmare sotto la pioggia.

Questo dimostra una assoluta prevalenza del voto d’opinione ottenuto attraverso l’immagine del leader. E provate d’altro canto ad immaginare un risultato elettorale del PDL senza la costante, perfino invadente ma gestita in maniera insuperabile, presenza del Cavaliere sulle televisioni.

Quello che in realtà oggi dovrebbe interessare noi tutti, non è tanto l’inesperienza dei nuovi parlamentari. Anzi potrebbe essere sicuramente un bene, visto dove ci ha portato l’esperienza dei vecchi. Ma la loro conoscenza dei problemi, la loro preparazione, la loro formazione culturale e soprattutto il rifiuto di ogni dogma per partito preso, fossero pure quelli espressi da Grillo e Casaleggio. L’intolleranza è oggi uno dei pericoli reali perché è pari all’arroganza dei partiti.

Ecco su questo si giocherà la capacità di dare soluzione ai problemi reali, alle disperazioni, alle vere emergenze che hanno spinto milioni di persone a votare per il M5Stelle, e non solo, come continuano a baloccarsi gli intellettuali un tanto al chilo, per voglia di antipolitica o di pura protesta contro la casta. Certo, componenti importanti nella scelta di voto ma superati dalla richiesta impellente di uscita da un sistema che ha posto il bene della gente normale, la qualità della vita all’ultimo posto della politica, e del governo.

Nel riconoscere per esempio ai due consiglieri comunali a 5 Stelle in questi quasi due anni una indubbia buona volontà ed altrettanto impegno personale, i risultati però, al di là di quanto sostenuto per onor di parte, sono stati molto al di sotto delle aspettative, e soprattutto non hanno avuto il pregio della costanza e della sistematicità, in particolare su problematiche centrali per la vita della gente e di Trieste. Penso innanzitutto al caso Ferriera, ma anche alle emergenze di una sanità allo sfascio (Cattinara ed il Burlo: bastano i nomi). Aspetti attorno ai quali c’è stato solo un impegno episodico, sempre al traino degli accadimenti, dunque non molto dissimile dalla politica fin qui portata avanti dagli altri partiti, senza appunto alcun risultato o proposta concreta.

Quando si sta “dentro” gli slogans contano poco o nulla, i NO al …, un fico secco: ci si aspettano invece conoscenze approfondite, un parlare a ragion veduta, delle proposte di soluzioni praticabili e tempi più o meno certi.

Il mondo non vive di solo Web né di TiVù, anche se questa conta sempre ancora molto, ma soprattutto a Trieste non conoscere le drammaticità del pur piccolo territorio, non incontrarle quotidianamente e non farle proprie nell’azione politica su 365 giorni, espone al rischio la nuova politica di finire a tempi brevi come è finita la vecchia: totalmente avulsa e distante dal comune sentire di tante persone. E a lungo andare riempire una piazza stracolma una volta all’anno o giù di lì, può non essere più sufficiente.

In un sistema da tempo sbloccato, almeno a partire dal 1992, che ha vissuto ad ogni elezione significativi spostamenti di flussi di voti, cosa solo impensabile nella prima repubblica, il futuro di una forza politica, anche di quella che si autodefinisce un “non partito”, consiste nel saper cogliere, interpretare, umori e bisogni dei cittadini, e nel dare loro risposte adeguate. Nel trasformare un voto d’opinione in una scelta radicata e condivisa sul territorio, pena la perdita di gran parte dei consensi alle prime delusioni.

La sinistra? Al bar Verdi.

Domenica mattina, ore 11, piazza della Borsa, oltre cinquecento persone si mettono in colorato corteo dietro bandiere e striscioni di Trieste Libera, la versione aggiornata del TLT, sono quasi tutte sotto i cinquanta anni, molte le famiglie con i cani appresso. Ricordano molto i tanti, tantissimi cortei promossi in oltre dodici anni dal Circolo Miani e dai Comitati di Quartiere. Oggi come allora riscontro una costante assenza: quella della politica, anzi meglio quella della sinistra, dal PD ai 5Stelle. Cioè di quella parte che per tradizione, cultura e scelte, dovrebbe comunque “stare in piazza”: capire, interpretare e magari guidare le scelte della gente che decide di manifestare a difesa dei propri diritti, dei più deboli e svantaggiati.

In questa bella mattinata invernale non ne distinguo uno che è uno dei militanti a tempo pieno della “gauche”. Li ritrovo qualche metro più in là, a crogiolarsi al sole dei tavolini al bar Verdi. Cosa pretendere d’altronde da chi esprime in Giunta comunale dei “leader” come Laureni, Edera od Omero? Un caffè ristretto con un goccio di latte freddo. Grazie.




Elezioni? NO grazie.

» Inviato da valmaura il 3 February, 2013 alle 12:15 pm

Tra poco, a fine febbraio, cadrà la data delle elezioni politiche per il rinnovo del Parlamento: Camera dei Deputati e Senato.

Si voterà dunque anche a Trieste ed in Friuli Venezia Giulia, che per altro saranno richiamati al voto il 21 aprile per il rinnovo del Consiglio regionale.

Ma fermiamoci ora alla prima scadenza, quella del 24/5 febbraio, elezioni politiche.

Per quanti sforzi abbiamo fatto, allo stato attuale non abbiamo trovato un solo motivo per giustificare la nostra andata al seggio per deporre una scheda nell’urna, che non sia nulla o bianca.

Certo se non vivessimo in questa città ed in questa Regione, probabilmente avremmo avuto più di un buon motivo per fare una scelta diversa e recarci, magari con qualche moto di ripulsa, a votare.

Ma qui viviamo e dunque qui dovremmo votare. E sinceramente non pare proprio che la scelta obbligata che ci troviamo di fronte abbia altre prospettive dignitose se non quella di disertare i seggi elettorali.

Non crediamo infatti che allo stato attuale esista altro “voto utile” per gli iscritti alle liste elettorali della nostra Trieste e della Regione che proprio quello del NON voto.

E non ci si venga a dire che così si lascia ai sempre meno che vanno a votare, agli “odiati, disprezzati e derisi” partiti, di scegliere anche per noi. Esattamente il contrario invece, tanto questa politica fa comunque quello che vuole sulla testa e sul cuore dei cittadini, compresi quelli che la votano.

Anzi forse la delegittimazione che esce da una scarsa partecipazione elettorale può essere l’unico modo per scardinare questo sistema, questa “casta”. In attesa, si spera breve visto che tutti concordano che il quadro che uscirà da queste elezioni renderà inevitabile più prima che poi il ritorno a nuove consultazioni popolari, di una possibilità reale e concreta di dare vita ad un grande, maggioritario progetto di rinnovamento radicale della politica, ad un movimento, partito, o lista civica, chiamatelo come più vi aggrada, capace di vincere le elezioni e cambiare in meglio questo nostro Paese ed anche, perché no, questa Europa dei poteri forti e non dei cittadini.

Questa politica che somiglia ogni giorno che passa ad una pessima “sceneggiata napoletana”, ma di quart’ordine, dove ognuno dei protagonisti recita un copione già visto e sentito da anni, se ne deve andare a casa. Non ci può essere soluzione dei problemi che ci troviamo a vivere quotidianamente se questa gente, con le loro appendici, con le loro ramificazioni in tutte le pieghe della società, dall’informazione alla sanità pubblica, non se ne va via, dolente o nolente.

A Trieste poi la situazione è lampante, tanto che già nel 2011, alle elezioni per il rinnovo di Comune e Provincia, la maggioranza dei triestini ha scelto di non votare: chi non andando proprio ai seggi, oltre il 45%, chi deponendo nell’urna la scheda nulla o bianca, per un totale di oltre il 51% di non votanti.

Salvo che su questo nostro sito giornale nessuno ha ritenuto di rilevare e valutare l’accaduto che già allora faceva della nostra Provincia la capitale italiana del non voto. Cosa scontata ed ovvia se la si guarda con gli occhi di questa politica, di questi partiti, vecchi e nuovi che siano. E soprattutto di questa “informazione” che ci troviamo disgraziatamente a Trieste. Salvo tutti, stampa compresa, squittire con voce stridula quando un dato quasi analogo ma pur sempre leggermente inferiore a quello registrato l’anno prima a Trieste si verificò alle elezioni siciliane del 2012.

Tutte le ultime vicende legate alla politica locale e regionale, fino alla recente nomina dell’ex direttore della Ferriera e dirigente della Lucchini Italia a consulente del Comune, dimostrano l’incredibile pressapochezza e l’arroganza di una casta politica e dirigente che non ha alcun reale contatto con la gente che vive sul territorio da loro amministrato. Ed una assoluta impreparazione ed inutilità di una opposizione che del pari ignora totalmente gli umori, le aspirazioni ed il comune sentire della nostra comunità. Insomma, come abbiamo titolato in altro articolo, dilettanti, e siamo buoni, allo sbaraglio.

In chiusa diciamo pure che non ci limiteremo a restare però spettatori passivi in questa situazione, ma che faremo quanto riusciremo per propagandare questa indicazione sul nostro territorio, insomma faremo una campagna promozionale del NON voto, utile se non altro per la nostra dignità.

Con la fondata speranza di bissare il risultato del 2011 e se possibile di migliorarlo, confermando a Trieste il ruolo di Capitale d’Italia per il NON voto e magari costringendo così la stampa nazionale ed europea a domandarsi sul perché proprio a Trieste.

Chi vuole darci una mano sa dove trovarci: info@circolomiani.it  A giorni infatti daremo il via al Comitato cittadino “Elezioni? No grazie.” Ed ogni idea, contributo ed aiuto sarà ovviamente bene accetto.





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