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Circolo Miani » News Correnti » Page 135

Su ragazzi non pigliateci per le natiche. Alberi e “buchi neri”.

» Inviato da valmaura il 7 April, 2021 alle 2:00 pm

Leggere oggi i commenti di quelli che sanno solo e sempre aprire bocca per commentare e vantarsi, comodamente seduti dietro una tastiera per vedere pubblicate le loro elucubrazioni, è leggermente stomachevole.
Basterebbe far loro una semplice domanda: dove eravate in questi anni?
Ma certo, oggi svegliarsi dal torpore in campagna elettorale è comodo assai, come assai poco credibile.
Tutti quelli, dalle più o meno vetuste sigle “ambientaliste” o verdeggianti, rigorosamente monocellulari, o dai nuovissimi candidati in cerca di visibilità cartacea, in questi anni, ma potremmo dire decenni, non risultano mai pervenuti, mai presenti sul territorio, ignoti alla popolazione ma non ai salotti “buoni” della politica politicante.
Tutti a parlare di "polmoni verdi" per Trieste quando per la mattanza degli alberi, ed il degrado crescente di giardini ed aree verdi, non hanno mosso dito, ma bisogna capirli: non c'erano elezioni in vista.
Idem dicasi per lo scandalo delle ville e degli immobili abbandonati e degradati, se ne accorgono ora, mentre il Circolo Miani e, va ricordato, la Casa delle Culture, si impegnavano da anni sul territorio mentre loro non comparivano sui radar. Certo poi si presentano ricerche e saggi dibattiti sui “Buchi neri” che sono per metà temporale responsabilità di quei partiti dove militano, magari con la puzza sotto il naso.
Ma vabbè si può sempre tirar su firme, ma mica in piazza, troppa fatica come il Circolo Miani ha fatto per undicimila sottoscrizioni nelle piazze e vie di Trieste raccolte in poco più di due mesi con il bello ed il brutto tempo. Non scherziamo, meglio farlo con un clic su internet che non si nega mai a nessuno, ed una pletora di siglette a strascico e magari, come nel caso della ricostruzione, oggi rinnegata, della Piscina terapeutica si crea la foto opportunity con il Dipiazza firmante, che è il massimo!
Complimenti vivissimi, siete utili a Trieste come un pelo superfluo.
Teodor per Trieste Verde.



Su ragazzi non pigliateci per le natiche. Alberi e “buchi neri”.

» Inviato da valmaura il 7 April, 2021 alle 2:00 pm

Leggere oggi i commenti di quelli che sanno solo e sempre aprire bocca per commentare e vantarsi, comodamente seduti dietro una tastiera per vedere pubblicate le loro elucubrazioni, è leggermente stomachevole.
Basterebbe far loro una semplice domanda: dove eravate in questi anni?
Ma certo, oggi svegliarsi dal torpore in campagna elettorale è comodo assai, come assai poco credibile.
Tutti quelli, dalle più o meno vetuste sigle “ambientaliste” o verdeggianti, rigorosamente monocellulari, o dai nuovissimi candidati in cerca di visibilità cartacea, in questi anni, ma potremmo dire decenni, non risultano mai pervenuti, mai presenti sul territorio, ignoti alla popolazione ma non ai salotti “buoni” della politica politicante.
Tutti a parlare di "polmoni verdi" per Trieste quando per la mattanza degli alberi, ed il degrado crescente di giardini ed aree verdi, non hanno mosso dito, ma bisogna capirli: non c'erano elezioni in vista.
Idem dicasi per lo scandalo delle ville e degli immobili abbandonati e degradati, se ne accorgono ora, mentre il Circolo Miani e, va ricordato, la Casa delle Culture, si impegnavano da anni sul territorio mentre loro non comparivano sui radar. Certo poi si presentano ricerche e saggi dibattiti sui “Buchi neri” che sono per metà temporale responsabilità di quei partiti dove militano, magari con la puzza sotto il naso.
Ma vabbè si può sempre tirar su firme, ma mica in piazza, troppa fatica come il Circolo Miani ha fatto per undicimila sottoscrizioni nelle piazze e vie di Trieste raccolte in poco più di due mesi con il bello ed il brutto tempo. Non scherziamo, meglio farlo con un clic su internet che non si nega mai a nessuno, ed una pletora di siglette a strascico e magari, come nel caso della ricostruzione, oggi rinnegata, della Piscina terapeutica si crea la foto opportunity con il Dipiazza firmante, che è il massimo!
Complimenti vivissimi, siete utili a Trieste come un pelo superfluo.
Teodor per Trieste Verde.



E questi parlano di “futuro sostenibile”

» Inviato da valmaura il 7 April, 2021 alle 1:58 pm

E' il presente per molti ad essere INSOSTENIBILE!
 
Ecco qua, una vita di 36 anni condensata in poche, drammatiche ed ingenerose, righe.
Dalla stampa online che leggerete domani sul cartaceo e che avete ascoltato con una “breve” in cronaca, nera, sui TG locali.
“Ecco chi era Luca Lardieri, il 36enne di Trieste morto nell'esplosione di via del Ponzanino. Gli investigatori: "Un giovane abbandonato a se stesso".
Steso sul letto, il corpo parzialmente ustionato. Il trentaseienne triestino Luca Lardieri è morto attorno all’una di pomeriggio di domenica 4 aprile, in seguito all’esplosione del suo appartamento all’ultimo piano di via del Ponzanino 3, nel rione di San Giacomo.
Lardieri viveva da solo, era praticamente abbandonato a se stesso, confermano gli investigatori. Non possedeva nemmeno un cellulare. Aveva problemi di tossicodipendenza ed era seguito dai servizi di salute mentale e da un amministratore di sostegno. Una condizione di grave marginalità sociale.”
Punto.
Francamente siamo senza parole, basiti e rattristati da questa politica, tutta con la sola nostra eccezione di Trieste Verde, che da mesi spende soldi per megaposter, nonostante il nostro pubblico invito a rinunciare alla propaganda elettorale tanto più inaccettabile in questi tempi di crisi, e che ripete inalterati da decenni i soliti stantii ritornelli e slogan: “Futuro sostenibile, Sviluppo green, ascolto del territorio, ripartire dalle periferie”, ed altre belinate simili.
Senza indicare una proposta concreta, fattibile nei tempi e modi, nulla di nulla.
Si parlano tra loro, i soliti frequentatori dei dibattiti e dei forum telematici, gli intellettuali de noantri.
E magari domani si lanceranno in ardite analisi sociologiche sulla pelle del giovane.
Mentre bastano solo tre parole a riassumere questo dramma nella Trieste dell'Ovovia e di Playa Beach: solitudine, emarginazione e povertà. E le prime due derivate dalla terza.
Possiamo dire che fanno schifo? A voi non so, ma a noi sicuramente si.
Trieste Verde.



Salvare la sanità territoriale ed il servizio di Diabetologia.

» Inviato da valmaura il 6 April, 2021 alle 12:04 pm

Intervento di Trieste Verde.
Questo Sabato che viene, 10 aprile, alle ore 11, nella sede (g.c.) del Circolo Miani a Trieste in via Valmaura 77, affronteremo l'urgenza creatasi a Trieste dalla incapacità dei vertici sanitari regionali ed aziendali di garantire la continuità sanitaria ed assistenziale sul territorio.
Ad oltre un anno dall'esplodere dell'emergenza Covid, dalla caduta di ogni vincolo e limite economico, dalla disponibilità di ingenti risorse rese subito utilizzabili dal Governo Conte, e in buona parte ancora non impiegate dalle Regioni, non è accettabile che a Trieste si assista ad uno stallo, ad un continuo rinvio, dei controlli degli interventi, delle terapie per le altre “normali” patologie, ed un progressivo smantellamento di quel che resta della sanità sul territorio.
L'ultimo eclatante caso è quello di uno dei servizi più importanti e con il più alto numero di utenti, quello della cura del Diabete, accentrato, con ovvio aumento di rischio assembramenti, in un unico luogo, per altro totalmente fuori mano, scomodo da raggiungere e non dotato di adeguati collegamenti pubblici.
Ancora una volta la mancata risposta del Servizio Sanitario regionale e dei vertici Asugi alle necessità di potenziamento del servizio, in questo caso diabetologico, ed al non procrastinabile aumento degli operatoti sanitari (medici e infermieri), viene fatto pagare ai circa 20.000 pazienti che solo a Trieste, intesa come provincia, sono curati e seguiti da Asugi. A fronte poi di un potenziale bacino di ulteriori 10.000 persone che solo in città, secondo le statistiche ufficiali, soffrono di Diabete ma, o non lo sanno o ritengono di non sottoporsi a terapia alcuna.
Lo ripetiamo non c'è alcuna giustificazione razionale: i soldi per assumere ci sono, quelli per potenziare le strutture dei Distretti sul territorio pure, disponibilità di personale medico specializzato sul “mercato” idem, per una scelta così penalizzante e fortemente demotivante per i pazienti, ancora più grave se si considera il caso delle migliaia di essi che necessitano di medicazioni costanti per le degenerazioni causate dalla malattia (ad esempio il “piede diabetico”) e che soffrono di una più accentuata difficoltà a muoversi in autonomia e sicurezza. Pazienti già gravati dai ritardi inaccettabili per le visite specialistiche correlate alla patologia (oculistica).
Tutto questo rende necessario chiedere con forza a Regione ed Asugi di ritornare sui propri passi immediatamente e di finalmente invertire il trend sul modello di quanto indicato e chiesto da anni dagli operatori sanitari del settore.
E' per questo che appaiono quanto mai di stringente e concreta attualità le proposte avanzate da Trieste Verde sulla sanità triestina.
Sanità. Assenza e silenzio del Comune di Trieste.
La salute deve tornare ad essere una priorità, di intervento e decisionale, del Sindaco di Trieste.
Lo impongono tre fatti: il Sindaco è, e dal 1934, per leggi l'Ufficiale Sanitario del Comune, ai cui “ordini”, recitano le norme, devono rispondere tutti gli operatori della sanità e perfino le forze di polizia.
Secondo, la sanità pubblica, ospedaliera e territoriale, è pagata con le tasse dai Triestini.
Terzo: come fa il Primo Cittadino a non occuparsi del bene, in questo caso primario: la salute, dei suoi concittadini?
La gestione regionale, da decenni, dai tempi della “riforma” dell'assessore leghista Fasola, incentrata sulle chiusure dei piccoli-medi ospedali regionali e strutture locali di Primo intervento, taglio drastico di posti letto e personale, ha dimostrato tutti i suoi limiti, accentuati ulteriormente dall'emergenza Covid.
Parimenti quella che doveva essere l'alternativa sul territorio, i Distretti sanitari, sono stati negli anni depauperati di risorse e personale e quasi mai sono stati in grado di “prendersi in carico” effettivamente e di garantire una efficace “continuità assistenziale” alle persone deospedalizzate, e questo nonostante l'impegno e l'abnegazione di gran parte dei suoi operatori territoriali. Oltre a non riuscire a fare concretamente rete con i servizi sociali del Comune, soprattutto per i limiti di questi ultimi, a vantaggio dei cittadini in difficoltà sociale, e sono tanti, francamente troppi.
Ora proprio l'inversione di tendenza sulla Sanità pubblica operata dal Governo Conte che ha messo a disposizione delle Regioni 9 miliardi per potenziare le strutture ed assumere il personale necessario, e che le Regioni in quasi un anno sono state incapaci di utilizzare (è stato speso meno di un terzo), importo poi raddoppiato nel Recovery Plan proposto sempre da Conte e Speranza, potrebbe permettere anche nel Friuli Venezia Giulia quella rinascita della Sanità pubblica.
In questa fase dunque il Comune, per le ragioni spiegate sopra, non può continuare ad essere spettatore passivo e disattento, e Trieste Verde intende cambiare da subito questa situazione.
Su due direttrici.
La prima dotando gli ospedali dei posti letto e delle infrastrutture tecniche necessarie a corrispondere ai bisogni di Trieste, annullando le lunghe liste d'attesa per esami e visite specialistiche, e dotando i due ospedali di una efficiente struttura di Pronto Soccorso e Medicina d'Urgenza, con l'assunzione in pianta stabile del personale medico e sanitario necessario.
La seconda deve puntare su di una radicale riforma degli attuali quattro Distretti Sanitari territoriali, raddoppiando il personale medico ed infermieristico impegnatovi, il caso della Diabetologia è emblematico (quattro medici ed otto infermieri) per un potenziale “portafoglio” di 30.000 pazienti solo a Trieste. Garantendo una capillare presenza di medici per ogni specializzazione, aprendo e potenziando gli ambulatori prelievi, ed i servizi di assistenza domiciliare, anche fisioterapica oggi in grave sofferenza. Dotando i Distretti di apparecchiature di primo grado (radiologiche ed ecografiche) con il personale necessario onde accorciare i tempi degli esami e liberare gli ospedali dal compito.
Ricostruire una efficace rete, con dei Servizi sociali del Comune ristrutturati, potenziati e ridistribuiti sul territorio, di aiuto alle persone in difficoltà.
Ultima considerazione: secondo Trieste Verde si è ancora in tempo a rivedere il progetto di trasferimento dell'ospedale pediatrico Burlo Garofalo a Cattinara, di due terzi più costoso ed illogico rispetto ai soldi necessari per implementare le sue dotazioni tecniche ed i nuovi servizi da offrire all'utenza, anche in considerazione delle ingenti somme spese nell'ultimo anno dallo stesso Burlo per ampliare e migliorare l'offerta nella sua attuale sede.
Per altro questa sarebbe anche l'unica possibilità reale per salvare dall'abbattimento l'unica area alberata presente in zona: la Pineta di Cattinara.
Maurizio Fogar per Trieste Verde.



Trieste: la cultura dei parrucconi.

» Inviato da valmaura il 6 April, 2021 alle 12:00 pm

Quando scriviamo, in tutti i campi, che esistono due Trieste, due città separate e non comunicanti: nel benessere, nella qualità della vita, nella salute, il discorso appare ancora più evidente nel campo culturale, di cui la città si vanta e bea ma che in realtà è un hobby di pochi per pochi.
Tra gli ispiratori ed amici della nascita del Circolo Miani nel 1981 figurava il prof. Carlo Tullio Altan, forse il più noto antropologo italiano, docente prima all'Università Sapienza di Roma e poi a quella di Trieste, e padre del vignettista satirico Francesco.
In uno dei suoi saggi, da noi recensito, Altan evidenziava che nella nostra società esistono da sempre due culture: una con la “C” maiuscola, accademica, baronale, elitaria, e un'altra, anzi tante altre, con la “c” minuscola che rappresentavano il comune sentire, gli interessi attuali, i bisogni perfino della stragrande maggioranza della popolazione, insomma la vita reale.
Per lui, e per noi, la prima si riconduceva ai santuari tradizionali dei teatri, dei concerti, delle tavole rotonde tra i soliti noti nei caffè intellettuali, dei premi autoreferenziali, e che la funzione degli “intellettuali” nella nostra società avrebbe fatto inorridire Gramsci, Salvemini e Calamandrei.
Comprensibile capire perchè fino dalla sua nascita, nell'agosto 1981, il Circolo Miani rompendo tutte le consuetudini, e questa fu la chiave del suo inarrivabile successo, si offrì come strumento di crescita assieme culturale e sociale.
E fin dall'inizio proponemmo e praticammo una “cultura” che fosse partecipata, vissuta dalle persone e dal territorio dove queste vivevano, senza distinguere il diritto all'informazione ed al piacere culturale da quelli legati alle emergenze economiche e sociali. E pur avendo ospitato oltre 120 tra i maggiori testimoni della società italiana ed europea le nostre non erano “conferenze”, dove i relatori stavano sul palco e tenevano lezione, ma dibattiti a tu per tu con le persone che intervenivano su di un piano di totale parità.
Così come fin da subito iniziammo una campagna, proseguita per 40 anni, di recupero ed apertura degli immobili e delle aree di proprietà pubblica (Regione, allora Provincia e Comune, principalmente) per renderli accessibili e funzionali ai bisogni di incontro, socialità dei cittadini di tutte le età nei quartieri dove essi vivevano.
E come ben sapete Trieste è piena zeppa, scandalosamente piena, di ville, parchi, immobili, scuole, lasciati marcire in spregio anche delle volontà testamentarie dei donatori, nel degrado e nell'abbandono più totale. Se esistesse una attenzione da parte della magistratura soprattutto contabile, gli amministratori pubblici avrebbero dovuto da tempo essere chiamati a rispondere in solido di questo immenso danno erariale, oltre che sociale.
Ci fu perfino chiesto da due amministrazioni regionali dello scorso secolo e di segno opposto, a riconoscimento del nostro impegno, di riscrivere la legge regionale sugli interventi in merito ai finanziamenti, sempre a pioggia e clientela, dei contributi regionali per legarli all'offerta di sedi e servizi a costo zero per tutte quelle associazioni e comitati spontanei di cittadini, senza fini di lucro, che operavano sul territorio del Friuli Venezia Giulia. Il tutto poi, com'era prevedibile, rimase lettera morta perchè andava ad intaccare la borsa della spesa di questa politica.
Dunque ora Trieste Verde insiste nel proporre che la nuova amministrazione comunale divenga attore protagonista di questa linea, valorizzando altresì le istituzioni culturali e museali presenti tutte nel centro città, e di cui la gran parte dei Triestini o ignora del tutto la loro esistenza o comunque non ne ha mai messo piede, per aprirle e metterle in rete con questa cultura del e sul territorio i cui contenuti vanno indicati dalle persone che vi vivono, così come gli strumenti idonei per realizzarli.
Altrimenti bisogna prendere atto che le esperienze nei primi anni Settanta dei Teatri Tenda di Dario Fo e Franca Rame, di Proietti e Gassman, dei concerti “borgatari” dei grandi cantautori, e perfino le estati romane dell'effimero di Nicolini, a questa politica, a questi intellettuali un tanto al chilo, a questa sinistra da operetta non hanno insegnato proprio nulla.
O la “cultura” questo è, o semplicemente non è, per quanti fronzoli, belletti e marchette indossi.
Maurizio Fogar per Trieste Verde.




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