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Circolo Miani » News Correnti » Page 133

Degrado dei nostri quartieri.

» Inviato da valmaura il 14 April, 2021 alle 12:03 pm

Il Circolo Miani dal 1990 in poi ha lanciato un progetto “Rinascimento delle periferie”, in collaborazione con il docente di sociologia alla Bocconi di Milano Nando Dalla Chiesa, che negli anni attraverso assemblee ed incontri ha coinvolto tutti i quartieri di Trieste e Muggia.
Raccolte di firme e manifestazioni, con migliaia di partecipanti, un censimento di intere porzioni del territorio (dagli spazi ed aree pubbliche abbandonate al degrado, alle condizioni di interi isolati, e non solo in periferia), hanno accompagnato questo percorso che ha sempre privilegiato le condizioni di vita, le priorità ed i bisogni (a partire da tutela della salute e qualità della vita) delle persone che vivono il territorio.
Ne è uscito un quadro allarmante di cui la politica, tutta, ha continuato a far finta di niente, a girarsi dall'altra parte anche in occasione di drammatici episodi abbastanza simili a quello accaduto di recente in via Giulia alta. (ne parliamo sotto).
Salvo ad ogni elezioni fare passerelle comiziali, ma per non più di mezza giornata al massimo, giurando di voler “ascoltare il territorio, scoprire e riscoprire i quartieri, ripartire dalle periferie”, e come biglietto da visita inondare le cassette delle lettere con i santini elettorali distribuiti a pagamento.
Una vera e propria presa per i fondelli, una ipocrita quanto offensiva pagliacciata, talvolta accompagnata pure da “passeggiate” di mezz'oretta per far sventolare bandierine e loghi a beneficio di fotografi e cameramen.
Ebbene noi questo sabato 17 aprile, alle ore 11, nella sede (g.c.) del Circolo Miani, a Trieste in via Valmaura 77, presenteremo le proposte operative di Trieste Verde per intervenire finalmente sulle cause di questo degrado e rimuoverle dopo anni di negligente disattenzione.
Ora un estratto di un nostro articolo scritto nel 2005, ma se anche cambiate la data sostanzialmente non è cambiato nulla.
"1) Perchè solo ora? Già perchè solo ora un quotidiano presente da sempre sulla piazza in regime di assoluto monopolio e che ha in organico una cinquantina di giornalisti professionisti più un vasto e sfruttato parco di collaboratori solleva questi problemi, forse non esistevano venti, dieci ma anche solo cinque anni fa?
2) Perchè utilizzarli a fini di parte? Perchè dimenticare che in realtà le responsabilità sono da ricercare in tutte le amministrazioni locali che si sono susseguite alla guida della città a partire almeno dai primi anni ottanta? Ne volete alcuni esempi?
Dall'infinito trasferimento da Roiano della caserma della Polstrada, al magazzino vini che è fatiscente praticamente da quando "vestivamo alla marinara", alla mai compiuta grande viabilità, da una Stazione Marittima trasformata in Centro Congressi dagli stessi politici che ora decidono di riconvertirla nuovamente in Stazione Marittima, al mai aperto asilo di Valmaura, oltre 800 metri quadri, costruito nel 1981 e dopo anni di richieste dei residenti di dare vita ad un centro sociale, lasciato marcire per ventiquattro anni e poi assegnato al Cest, esattamente come voleva l'allora Sindaco Illy, dai cantieri aperti e mai chiusi o chiusi male, vedi il rifacimento di piazza Unità, alla vergognosa situazione dei Pronti Soccorsi degli Ospedali cittadini e potremmo continuare all'infinito, anzi invitare chi ci legge a farlo per noi: comodo eh!
3) Ma soprattutto perchè non fare delle vere e proprie inchieste giornalistiche? Non fermandosi agli effetti ma risalendo alle cause, ricostruendo le responsabilità politiche ed amministrative, di qualunque colore esse siano, per arrivare ad una soluzione effettiva dei problemi?
Faccio un esempio concreto: il rivoltante degrado delle case Ater di San Giovanni alta, da via Capofonte in giù, grande spazio e scandalo su giornali e TiVù alcuni mesi fa per l'incredibile morte di freddo e stenti di un residente. Pensate morire così nell'anno di grazia 2005, non nella Mosca dei primi dell'ottocento ma a Trieste la candidata trombata all'Expò, la capitale morale di AlpeAdria, la città della Scienza e belinate simili.
Risultato: ne parlano, anzi ne gridano per alcuni giorni e poi signori si cala il sipario, la notizia è finita e dieci mesi dopo il Presidente Ater è sempre al suo posto, il direttore ASS idem e le case di via Capofonte e San Pelagio pure, nel loro ineguagliabile degrado, in attesa della prossima tragedia con locandina e apertura in prima di cronaca con le interviste dei soliti noti, che poi sono i responsabili di questa situazione, o no.
Ma torniamo e chiudiamo, poichè questo è solo l'assaggio di quello che vi proporremmo tra non molto, al punto in cui siamo partiti: ovvero al decentramento possibile sul territorio triestino, tralasciando qui il problema dell'autonomia di Trieste che affronteremo a parte.
Faccio io una domanda ora: non è ragionevole pensare che buona parte, se non tutta, dei problemi sollevati sulla qualità della vita in città possa trovare soluzione nella cancellazione di quella farsa, eppure retribuita dal pubblico denaro, che si chiama Consigli Circoscrizionali (cinque per il territorio urbano e due per l'altopiano carsico) che non hanno alcuna rispondenza alle identità rionali e che "amministrano" una media di quarantamila cittadini l'uno (da trentatrè a cinquantaquattromila in centro), più di città come Monfalcone e Gorizia, senza avere nessun potere, neppure di indirizzo?"
Trieste Verde.



Bora e pioggia battono “soffiatore” 2 a 0.

» Inviato da valmaura il 14 April, 2021 alle 12:01 pm

Verrebbe da ridere se non fosse la fotografia di come si lavora in Comune.
Stamane allo spuntar della luce, con Bora forte dipendenti di una cooperativa su ordine del Comune, pena salatissime sanzioni, a “soffiare” i vialetti del Giardino Pubblico.
Stessa cosa avvenuta la settimana scorsa in quella giornata di nevischio e Neverin.
Oltre ad esprimere la nostra piena solidarietà a chi è mandato a lavorare in queste condizioni, ci chiediamo quali salatissime penali vengano applicate ai “dirigenti” del Comune per tali sventurate scelte, programmate o no poco importa.
Per non parlare poi di chi ne porta la responsabilità politica.
Ma si meglio farsi fotografare per la pista di Skateboard in Porto Vecchio.
Riformiamo il Comune!
Trieste Verde. Proposte concrete non chiacchiere.
La costituzione di un grande dipartimento che, coordinato dal Vicesindaco, accorpi vecchie e nuove deleghe assessorili, sotto il nome: Qualità della Vita.
In esso andranno a confluire Ambiente con l'inglobamento della Direzione Verde Pubblico e privato, Territorio e Decentramento con l'aggiunta della Partecipazione, Servizi Sociali con la costituzione di quelli Sanitari, servizio Zoofilo incluso, a significare la ripresa di attenzione e gestione della sanità pubblica (territoriale ed ospedaliera), Cultura (istituzioni e territorio).
Questo nuovo Dipartimento, il cui indirizzo sarà affidato al Vicesindaco a significare la centralità e l'importanza che la nuova Amministrazione porrà a queste tematiche, avrà anche il compito di approvare la Riforma delle Circoscrizioni, e di concerto con l'Assessore al personale varare il piano di riassunzione in capo al Comune di tutte quelle mansioni da anni “esternalizzate” in gran parte dei servizi comunali. Che in questi anni non hanno portato alcun vero risparmio alle casse comunali, spesso offerto una qualità inferiore, e sono state continua fonte di precariato, insicurezza, e sfruttamento per le centinaia e centinaia di persone, spesso giovani, impiegate.
Analogamente andrà riformato il Servizio oggi svolto da Esatto e la tassazione sulle immondizie che andrà rimodulata per fasce di reddito ed impiegando gli utili che il Comune ricava, o forse sarebbe meglio usare il dovrebbe incassare, sulla vendita della differenziata.
Analogamente i servizi asportazione rifiuti, pulizia strade, cimiteriali così come le questioni Inceneritore e Depuratore dovranno rientrare in capo al Comune, che, nel caso particolare degli ultimi due, ne ha pagato la costruzione.
Andrà poi affrontata, con la società di gestione, di cui il Comune è azionista, la questione dell'Acqua, bene pubblico, perchè è irricevibile che i Triestini, con i cui soldi sono stati costruiti gli impianti, vadano a pagare una delle tariffe più alte in Regione ed in Italia.
Circoscrizioni, o si riformano radicalmente o meglio sopprimerle.
Così come sono infatti sono enti perfettamente inutili e che per di più costano alle casse comunali: gettoni di presenza dai 30 ai 100 euro a seduta per i componenti.
Una ventina di anni orsono avevamo dedicato come Circolo Miani una intera giornata di seminari e dibattiti sulle Sette Circoscrizioni del Comune di Trieste (cinque cittadine e due sul Carso).
Ne era uscito un quadro, dopo aver pure approfondito tutti i regolamenti comunali, devastante. E non a caso i cittadini hanno smesso da lungo tempo di frequentarle perchè hanno capito benissimo che non servono praticamente a nulla (più efficace eventualmente segnalare un problema rionale alla stampa).
Gli stessi innaturali accorpamenti fatti a suo tempo dalla Giunta Illy tra quartieri distanti e che nulla avevano in comune erano stati grotteschi: cosa abbia ad esempio in comune il rione di San Giovanni con Chiadino-Rozzol è un mistero. Oltre al numero elefantiaco dei residenti così concentrati: la Settima ha più abitanti di Gorizia e le altre 4 oscillano tra i trentamila ed i cinquantamila residenti.
Questi enti hanno la sola possibilità di esprimere pareri consultivi e non vincolanti, dei quali tutte le amministrazioni comunali hanno fatto come si fa con la schiuma sulla birra.
In sintesi Trieste Verde propone: dimezzare i componenti delle stesse, ridisegnare i territori riportandoli ai quartieri con unicità di tradizioni e frequentazioni, insomma alle dimensioni storiche di espressione amministrativa dei rioni, individuare in questi ambiti alcuni tra le centinaia di immobili sfitti di proprietà comunale con aree verdi annesse e trasformarli in centri civici e sociali, che oltre alla sede della Circoscrizione ospitino pure i servizi sociali e sanitari, il centro civico, e luoghi di aggregazione e ritrovo per i residenti, divenendo in simil modo il cuore pulsante del rione.
Delegare alle Circoscrizioni il potere deliberante e gestionale su tutte le materie che coinvolgono il territorio di loro competenza, con il trasferimento dei fondi e del personale necessario, oggi in capo agli assessorati comunali. Incentivare la partecipazione dei residenti alle scelte magari con consultazioni referendarie locali e conservando ed ampliando il loro diritto di parola alle riunioni dei Consigli.
Tutte cose che al Comune non costerebbero un centesimo in più di quanto attualmente spende: insomma una riforma a costo zero.
Questa in stretta sintesi la proposta di Trieste Verde, a cui va aggiunta la necessità di portare le iniziative culturali sul territorio dove la gente vive e non concentrarle nei soliti santuari tradizionali frequentati dallo stesso bel mondo minoritario ed elitario.
L'alternativa a tutto questo? Banale quanto semplice: chiudere questi enti inutili ma costosi.



A Trieste si può avere fiducia nella Giustizia?

» Inviato da valmaura il 13 April, 2021 alle 12:04 pm

Piscina Terapeutica: una cattedrale nel deserto.
 
A due anni meno tre mesi dal crollo della copertura della vasca l'intero edificio è ancora sotto sequestro giudiziario.
Non è stata ancora ultimata la procedura di “incidente probatorio”, insomma la perizia tecnica sulle cause del fattaccio.
Ora, essendo il “reato” accaduto prima dell'entrata in vigore della benemerita legge “Bloccaprescrizione” varata da Conte-Bonafede, è chiaro che con questi tempi ben prima che si apra il processo di primo grado sarà proprio la prescrizione nel corso dell'iter giudiziario a risolvere il caso per gli imputati.
Ma questo pone un inquietante interrogativo, almeno a Trieste: il Diritto equivale a Giustizia?
E come è possibile che la Magistratura non abbia tenuto conto della valenza, soprattutto sociale e sanitaria, del caso in questione per l'intera comunità e non abbia scelto una strada veloce, fatte salve tutte le guarentigie della difesa?
E' chiaro che questo fatto arreca un danno sostanziale alla fiducia dei cittadini nei confronti dell'amministrazione della Giustizia, dove i tempi ne sono parte integrante.
Ora se ne esce pure il Comune, che non tenta neppure di nascondere la sua contentezza per il prolungarsi della situazione, nel comunicare che è praticamente impossibile ripristinare la Piscina Terapeutica lì dov'era. La causa starebbe nella corrosione delle tubature da parte dell'acqua marina.
Un attimo, per Giove, anzi Nettuno! Se il tetto della vasca non fosse collassato il 29 luglio 2019 e l'impianto avesse tranquillamente continuato a funzionare, l'acqua salata avrebbe comunque “corrotto” le tubature ed allora? Lo avrebbero abbattuto, come usano fare con gli alberi, oppure avrebbero provveduto alla normale manutenzione?
Questa del Comune appare una ben strana giustificazione e fa specie che i promotori della sottoscrizione, inficiata nel valore dall'aver chiesto ed ottenuto pure la firma del Podestà, ora intorbidendo viepiù la situazione si inventino la scelta di abbandonare il “vecchio” edificio per puntare ad altra sede invischiandosi nella soap opera che da almeno quindici anni riguarda il presunto trasferimento del Mercato Ortofrutticolo, e spianando così la strada alla Playa Beach di Porto Vecchio, che di terapeutico ha poco o nulla ma di affarismo tutto.
E poi un'ultima domanda: che si fa dell'edificio, nuovo, intatto e non coinvolto nel crollo della copertura della vasca, e dunque perfettamente agibile e funzionale? Lo si trasforma in una cattedrale nel deserto a far bella mostra di se sulle Rive? Od anche questo è un favore concesso a quella ciofeca del Parco del Mar Morto?
In realtà, basterebbero relativamente pochi quattrini per rimettere una nuova funzionale copertura, fare le manutenzioni comunque da fare a prescindere del crollo: ma forse è il “poco” che stona in una logica ispirata al “far girare i soldi”, pubblici si intende a favore dei privati, dove qualcosa ritorna sempre.
Chissà cosa ne pensano gli ottomila firmatari di questa petizione ora divenuta cosa diversa dagli intenti originari.
Trieste Verde.



Trieste: la Sanità a pezzi.

» Inviato da valmaura il 13 April, 2021 alle 12:03 pm

Strabiliante, ma non sorprendente almeno per noi, quanto offre questa bislacca campagna elettorale.
Oltre alle genericità un tanto al chilo, si aggrappano a tutti i casi che emergono dalla cronaca, dimenticando, vedi Mercato Coperto che sta lì dal 1936 non dal 2016, quando il partito di Russo governava la città ed i nuovi di sinistra ne erano la costola, e Bandelli faceva l'assessore comunale nella Giunta Dipiazza mentre Cervesi sedeva in Provincia.
Ma lo stesso si può dire su altri argomenti, dalla Piscina terapeutica al Parco del mare, dalla ex Caserma di Roiano alla distruzione di alberi e verde pubblico, dove Cosolini non fu certo secondo a Dipiazza ed i 5Stelle ne giustificano pubblicamente gli abbattimenti.
Ma è incredibile che su di un tema prioritario per i Triestini, la salute, questi non aprano bocca.
E' vero che portano tutti la responsabilità delle chiusure delle strutture ospedaliere e sanitarie, del taglio drastico dei posti letto, della riduzione all'osso del personale, ma neppure l'occasione offerta dalla pubblica denuncia del primario dell'Urgenza triestina e sindacalista ospedaliero che oltre al problema Covid ha confermato quanto da noi scritto da mesi, ovvero della sospensione sine die degli interventi e dei controlli sulle altre patologie, a partire da quelle oncologiche, li ha scossi da torpore e silenzio. Come se la gestione della sanità triestina non fosse una delle priorità per la nostra comunità.
In più in questi ultimi anni, dunque ben prima dell'emergenza pandemica a Trieste si è depauperato il servizio della medicina territoriale in carico ai Distretti Sanitari proprio l'esatto opposto di quanto da un anno a questa parte il Ministero della Sanità sollecita invece di potenziare, mettendo a disposizione fondi illimitati. Ed il caso del Servizio Diabetologico ne è scandaloso emblema.
Trieste Verde ora ed il Circolo Miani si sono impegnati da sempre su questo ed oggi presentano di nuovo le proposte operativamente concrete che la nuova amministrazione comunale dovrà fin da subito attuare, assieme o contro la Regione.
La salute deve tornare ad essere una priorità, di intervento e decisionale, del Sindaco di Trieste.
Lo impongono tre fatti: il Sindaco è, e dal 1934, per leggi l'Ufficiale Sanitario del Comune, ai cui “ordini”, recitano le norme, devono rispondere tutti gli operatori della sanità e perfino le forze di polizia.
Secondo, la sanità pubblica, ospedaliera e territoriale, è pagata con le tasse dai Triestini.
Terzo: come fa il Primo Cittadino a non occuparsi del bene, in questo caso primario: la salute, dei suoi concittadini?
E Trieste Verde intende cambiare da subito questa situazione.
Su due direttrici.
La prima dotando gli ospedali dei posti letto e delle infrastrutture tecniche necessarie a corrispondere ai bisogni di Trieste, annullando le lunghe liste d'attesa per esami e visite specialistiche, e dotando i due ospedali di una efficiente struttura di Pronto Soccorso e Medicina d'Urgenza, con l'assunzione in pianta stabile del personale medico e sanitario necessario.
La seconda deve puntare su di una radicale riforma degli attuali quattro Distretti Sanitari territoriali, raddoppiando il personale medico ed infermieristico impegnatovi, il caso della Diabetologia è emblematico (quattro medici ed otto infermieri) per un potenziale “portafoglio” di 30.000 pazienti solo a Trieste. Garantendo una capillare presenza di medici per ogni specializzazione, aprendo e potenziando gli ambulatori prelievi, ed i servizi di assistenza domiciliare, anche fisioterapica oggi in grave sofferenza. Dotando i Distretti di apparecchiature di primo grado (radiologiche ed ecografiche) con il personale necessario onde accorciare i tempi degli esami e liberare gli ospedali dal compito.
Ricostruire una efficace rete, con dei Servizi sociali del Comune ristrutturati, potenziati e ridistribuiti sul territorio, di aiuto alle persone in difficoltà.
Ultima considerazione: secondo Trieste Verde si è ancora in tempo a rivedere il progetto di trasferimento dell'ospedale pediatrico Burlo Garofalo a Cattinara, di due terzi più costoso ed illogico rispetto ai soldi necessari per implementare le sue dotazioni tecniche ed i nuovi servizi da offrire all'utenza, anche in considerazione delle ingenti somme spese nell'ultimo anno dallo stesso Burlo per ampliare e migliorare l'offerta nella sua attuale sede.
Per altro questa sarebbe anche l'unica possibilità reale per salvare dall'abbattimento l'unica area alberata presente in zona: la Pineta di Cattinara.
Questo è il nostro modo di operare, anche perchè alla salute nostra e dei nostri cari ci teniamo, ed assai.
Che gli altri facciano quel che credono ma almeno i Triestini non potranno dire che questa volta non ci sia un'alternativa al solito andazzo politico, poi certo sarà il loro voto a decidere, basta però non lamentarsi poi.
Trieste Verde.



Il vero scandalo è un altro.

» Inviato da valmaura il 12 April, 2021 alle 11:48 am

Ora che il denaro non puzzi lo scrivevano già gli antichi Romani (pecunia non olet), che nel nostro Porto si facciano cospicui affari con la Turchia di Erdogan e con l'Ungheria di Orban, che tenta di porre il veto agli aiuti europei all'Italia e però chiede che parte dei 400 milioni dirottati da Conte su Trieste servano a pagare gli interventi sulla sua concessione ex Aquila inserendosi perfettamente nella logica degli (im)prenditori italiani, passi, anche se ci vuole uno stomaco fortissimo.
Ma lo scandalo vero del “dittatore” Turco, come lo ha giustamente appellato Draghi, non è l'aver umiliato la Commissione Europea che lo foraggia a suon di miliardi per internare i migranti, nella persona della sua Presidente, no, lo scandalo vero sta nella figuraccia del pirla presidente del Consiglio Europeo, non ne scriviamo il nome perchè ci fa ripulsa, che rimane sorridente per di più ben abbrancato al caregone ad assistere al fattaccio senza reagire. Nemmeno il gesto di normale educazione di cedere il passo, la seduta, ad una donna gli è passato per la sua capa vanesia.
Da Erdogan non ci si può aspettare nulla di meno, ed è arcinoto, ma quest'Europa sta messa proprio malaccio e questo gesto, che apparentemente può sembrare solo uno sgarbo del galateo diplomatico, lo conferma.




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