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Circolo Miani » News Correnti » Page 133

Orpo che Arpa ! Chi controlla il 5G.

» Inviato da valmaura il 13 May, 2020 alle 10:48 am

5G e Regione FVG

Breve storia dell’Ente regionale a cui è preposto, tra le altre cose, il rilevamento dell’inquinamento elettromagnetico (5G e predecessori) sul territorio della nostra Regione, a partire da Trieste.
Istituita con legge regionale nel 1998 ad applicazione di una legge dello Stato, all’inizio l’Arpa FVG si avvale prevalentemente del personale, transitato in essa, proveniente dal Dipartimento di Prevenzione e Medicina del Lavoro delle Aziende Sani
tarie.
L’Agenzia Regionale dipende in tutto e per tutto dall’Assessorato regionale all’Ambiente che propone in Giunta la nomina dei suoi vertici (centrali e dei dipartimenti provinciali). Non è un segreto per nessuno che essi cambino ad ogni mutare di maggioranza politica in Consiglio Regionale. Per pudore i suoi dirigenti vengono definiti di “area politica” a cui fanno riferimento.
Non c’è stata praticamente indagine e procedimento giudiziario aperto dalle magistrature della Regione per inquinamento che non abbiamo visti tra gli indagati alti dirigenti e funzionari dell’Arpa. E già questo non depone molto a favore di un ente di controllo “terzo” ovvero pagato, e non poco, dai cittadini per tutelare la loro salute e l’ambiente.
Interessante notare che facendo riferimento al controllo sul 5G l’Arpa scriva che in occasione di una verifica fatta su di un unico impianto in Regione essa ha rilevato dati sulle emissioni perfettamente sotto i limiti fissati dall’attuale legge, peccato poi che aggiunga che il ripetitore in questione sia praticamente inattivo vista la quasi assenza di utilizzo della nuova tecnologia.
Cominceremo a puntate a pubblicare le cronache di alcuni di questi non commendevoli casi apparsi negli anni scorsi sulle nostre pagine. Giusto per rinfrescare la memoria sulla credibilità, pari allo zero, che l’Agenzia regionale si è guadagnata nell’opinione pubblica, politici ovviamente a parte.

Muggia come Lourdes. Ho visto la Madonna ma non la provetta.

Iniziamo con un episodio che l’attuale direttore generale Arpa dovrebbe ben ricordare, visto che c'era..
Unico ed irripetibile. Il processo intentato alla allora proprietà della Lucchini-Ferriera, anni prima che Arvedi si affacciasse a Trieste, per inquinamento delle acque del Vallone di Muggia-Golfo di Trieste. Presiede il giudice monocratico Vascotto.

Il tutto si basa su di un (si badi bene: uno) prelevamento delle acque antistanti la Ferriera, le cui analisi davano per assente solo l’acqua di mare.
Ad un certo punto del dibattimento la difesa chiede che venga prodotta in aula la provetta con, chiamiamola, l’acqua; insomma la prova principe, il referto dell’accusa.
Il giudice invita il tecnico dell’Arpa che aveva appena testimoniato in aula a ripresentarsi dopo quindici giorni con il campione in oggetto e aggiorna la seduta di due settimane.
Alla ripresa del processo si fa avanti il tecnico dell’Arpa per comunicare, visibilmente imbarazzato, che non si riesce più a trovare la provetta con il campione prelevato.
La difesa ovviamente insiste, è un suo diritto dopotutto.
Il giudice rinvia ancora l’udienza di 15 giorni ed invita perentoriamente l’Arpa a cercare meglio ed a portare in aula la provetta campione.
Dopo due settimane al posto del tecnico si presenta il Direttore dell’Arpa Trieste per comunicare, a testa bassa ed espressione contrita, che la provetta era andata … rotta ed il campione si era pertanto perso.
La conclusione del processo? Ovvia e scontata, chiusura per archiviazione e tutti contenti.
Dagli atti processuali e testimonianze dei giornalisti presenti, non parto di fantasie e facili ironie.
Insomma l’acqua del Vallone di Muggia come quella di Lourdes: una sola volta nella vita e poi basta.




Quest’Europa ci piace sempre meno.

» Inviato da valmaura il 12 May, 2020 alle 3:05 pm

Francamente mai avremmo pensato di dover riconoscere che di questa Europa potremmo farne volentieri a meno.
E’ proprio vero che i momenti di crisi, difficili, fanno emergere la vera natura dell’uomo. E lo stesso vale per questa Unione Europea.
Uno dei pilastri fondanti: la libera circolazione di persone e cose, da due mesi non esiste più.
Il “chiudere i confini”, che qualcuno in Italia usava per raccogliere voti, ci si è ritorto totalmente contro.
Ora sono gli Stati europei limitrofi che ci hanno lasciati fuori.
Nazioni che dall’Italia in questi ultimi anni hanno tratto solo benefici, a partire da Slovenia ed Austria, mosca nocchiera caricaturale della Germania, fanno i superiori e ci danno lezioni col ditino alzato.
Per non parlare poi di Olanda, Lussemburgo e altri “paradisi fiscali” che alla faccia del “rigore” economico ogni anno ci sottraggono miliardi di euro di entrate fiscali, come fossero delle Barbados e Cayman qualsiasi.
E poi hanno la faccia tosta di imporci di aiutare, nell’emergenza Coronavirus, quelle aziende “italiane” che hanno passaporto arancione ma che pretendono che l’Italia si dissangui per loro: tutta gente modello “prendi i soldi e scappa”, “prenditori” altro che imprenditori, ed anche il nuovo vertice dell’italica Confindustria si dia una calmata. Chi dallo Stato ha solo avuto e assai poco dato deve almeno presentarsi educatamente, salutare per primo ed a capo chino. Perché le tasse dal boom economico in qua non le hanno certe evase i lavoratori ed i dipendenti: non lo dimentichino nemmeno per un nanosecondo.
Ma li “aiutino” questi esportatori di valuta ed elusori fiscali gli stati “europei” che hanno loro aperto le braccia. Se una azienda ha sede legale in Olanda, è olandese a tutti gli effetti e pertanto se la cucchino nel bene e nel male i “tulipani”.
E francamente se i “crucchi” non sono mai stati simpaticissimi agli italiani, oggi gli olandesi come gli austriaci con questi leaderini fatti in serie: giovanili, sempiternamente abbronzati ed impomatati, stretti in abiti di due taglie più piccole e con i calzoni affusolati a mezz’asta, stanno decisamente sui cabasisi.
Spiace assai che ad andarsene siano stati gli inglesi e non questi staterelli satelliti dell’ex ReichsMark, da Lubiana ad Amsterdam passando per Vienna con la zonta della trimurti baltica. Per non parlare poi di Paesi dove la democrazia è diventata parola vuota ed il revisionismo storico da Terzo Reich emerge prepotente (Ungheria) quanto autolesionista (Polonia). E vedremo per la Croazia.
La domanda sorge dunque spontanea: che ci stiamo a fare in un’Unione Europea non di popoli, di equità sociale e giustizia, ma di affari e privilegi?
Non era questo che sognava Altiero Spinelli ci pare.



Il nostro Carso. Ecco ci mancava pure questo !

» Inviato da valmaura il 11 May, 2020 alle 11:37 am

RFI ripropone lo scavo di un tunnel sotterraneo di decine di chilometri sul Carso alla modica spesa di un miliardo, per “guadagnare” alla fine poco più di 5 minuti nella percorrenza sul tratto Trieste-Venezia.
Una follia che sconvolgerebbe il sottosuolo del Carso con inimmaginabili ripercussioni sull’ambiente (basti solo pensare all’inquinamento delle falde acquifere) e sul territorio.
Spendano invece il giusto per migliorare un
collegamento in superficie che oggi ha reso il capoluogo regionale una realtà, ferroviariamente parlando, tra le più isolate e scomodamente collegate d’Italia, e per garantire adeguati trattamenti sanitari a tutela della salute mentale dei proponenti simili follie.
Un momento follie sì, ma non per chi deve farci sopra i suoi affari.



MORATORIA 5G.

» Inviato da valmaura il 9 May, 2020 alle 1:53 pm

Il Circolo Miani risponde al sindaco Dipiazza.
Da leggersi attentamente per comprendere le responsabilità del Comune di Trieste e dell’ARPA FVG.

AVV. ALESSANDRA DEVETAG
STUDIO VOLLI
Via S. Nicolò, 30 – 34121 Trieste
Tel.: 040.638105 - Fax: 040.360263
e-mail: alessandradevetag@gmail.com

Trieste, 4 maggio 2020

Egregio Sindaco
ROBERTO DIPIAZZA
comune.trieste@certgov.fvg.it

OGGETTO: Associazione Circolo Miani – Richiesta Urgente di Moratoria – riscontro a nota prot. 20-/64/20/40 (3)

Egregio Sindaco,
l'Associazione Circolo Miani, mio tramite, riscontra la pregiata Sua di cui all'oggetto, il cui contenuto tuttavia non condivide ed anzi contesta, per le seguenti ragioni:

1. Lei fa cenno a un incontro tenutosi il 26/06/2019 nella sede ARPA – FVG a Palmanova con le società che gestiscono le Stazioni Radio di Telefonia mobile a livello regionale, incontro durante il quale il Comune avrebbe chiesto chiarimenti in merito alla tecnologia 5G.
E' di tutta evidenza che tale incontro costituisca una sorta di “imperfetta conferenza di servizi” ex art. 14 L. 241/90 che spicca per la mancata convocazione della rappresentanza di tutti gli stake holders interessati, che non sono solo i futuri possibili inquinatori, ma anche e soprattutto i futuri soggetti “inquinati”, quindi i consumatori e le associazioni che rappresentano i cittadini. Ciò appare evidentemente lesivo di quanto stabilito dall'art. 2 comma 1 lett. d) del D.Lgs. 165/2001 – obbligo di imparzialità e trasparenza nell'iter decisionale delle pubbliche amministrazioni, con coinvolgimento dei cittadini - e dall'art. 2 comma 2 lett. a) c) e g) del Codice del Consumo - diritto del consumatore alla tutela della salute, alla corretta informazione e all'erogazione di servizi pubblici secondo standard di qualita' e di efficienza.
L'illegittimità del procedimento istruttorio seguito è fonte di illegittimità di tutti i provvedimenti successivamente adottati da Codesta Amministrazione.

2. Lei fa inoltre riferimento al RAPPORTO ISTISAN 19/11 il quale avrebbe confermato che, ad oggi, non vi sia evidenza di aumento di tumori cerebrali dovuto all'uso del telefono cellulare né vi siano evidenze che impongano “...modifiche sostanziali all'impostazione corrente degli standard internazionali di prevenzione dei rischi per la salute...” sebbene – e ciò è riconosciuto perfino dal rapporto stesso – non si possa “....escludere completamente la possibilità di effetti a lungo termine dell'esposizione prolungata a bassi livelli di campi a radiofrequenza”
Va da sé che già la sola incertezza sugli effetti a lungo termine imporrebbe la sospensione di qualunque sperimentazione, a meno di voler concludere che a lungo termine saranno i cittadini stessi, con il loro stato di salute, a confermare o smentire l'assunto.
Preme tuttavia evidenziare che altre circostanze depongono per la NON affidabilità' del rapporto citato da Codesta Amministrazione.
A tal proposito si evidenzia che un documento redatto congiuntamente da ISS ed ISPESL e pubblicato il 13/02/1998 sulle problematiche delle esposizioni dei lavoratori e della popolazione a campi elettromagnetici di frequenza compresa tra 0Hz e 300 Ghz, classificava già allora (con tre anni di anticipo rispetto alla classificazione dello IARC di cui alla nostra precedente lettera dd. 02/04/2020) i campi elettromagnetici non solo come “possibili” ma come “probabili cancerogeni”, e a tale classificazione si dovrebbe attenere anche il dott. Alessandro Polichetti, autore, con altri, del Rapporto ISTISAN citato, o quanto meno dovrebbe specificare perché ritenga di ignorare tale classificazione, dandone puntuale motivazione.
Ciò premesso, lo stesso IARC, nel classificare i campi elettromagnetici come “possibili cancerogeni”, ebbe a precisare che una classificazione più severa si sarebbe potuta adottare sul supporto di adeguati studi in vivo, al tempo non disponibili.
Si trattava di studi che necessariamente, per essere attendibili, dovevano presentare una determinata potenza statistica (quindi essere effettuati su un numero di cavie animali sufficientemente alto).
Questi studi sono invece oggi disponibili, ed è probabile che condurranno a una revisione peggiorativa della classificazione da parte dello stesso IARC entro il 2021 (gli aggiornamenti hanno infatti cadenza decennale).
Questi studi sono stati condotti dall'Istituto Ramazzini, le cui conclusioni abbiamo già illustrato nella precedente richiesta di moratoria, e dall'Americano NIEHS (National Institute of Environmental Health Sciences) del quale si riportano le conclusioni:
- Clear evidence of tumors in the hearts of male rats. The tumors were malignant schwannomas.
- Some evidence of tumors in the brains of male rats. The tumors were malignant gliomas.
- Some evidence of tumors in the adrenal glands of male rats. The tumors were benign, malignant, or complex combined pheochromocytoma.
Lo stesso ente precisa:
The results are based on NTP’s four categories of evidence that a substance may cause cancer: clear evidence (highest), some evidence, equivocal evidence, no evidence (lowest).
Viene quindi precisato che “clear evidence” è il più alto grado di certezza possibile.
Siamo quindi di fronte ad un cancerogeno certo.
Lo studio dell'Istituto Ramazzini, inoltre, (2018) ha esteso il risultato principale di “clear evidence for schwannomas” al caso dell'esposizione in campo lontano, riferibile quindi non solo all'uso del telefono cellulare, ma anche alla esposizione involontaria al campo generato dalle stazioni radiobase.
Ecco che, quindi, gli studi citati dal rapporto ISTISAN forniscono una prospettazione fuorviante, al limite del falso ideologico, che tende a far ritenere minoritaria la letteratura scientifica che riscontra effetti cancerogeni in vivo dei campi elettromagnetici, e ciò perchè fanno riferimento a 24 lavori sperimentali su animali, dei quali solo 8 presenterebbero effetti avversi alla salute, ma tra questi 8 solo i due studi citati (Ramazzini e NIEHS) presentano potenza statistica attendibile.
La verità consolidata dagli studi sperimentali del NTP e del Ramazzini è, quindi, una sola: quando lo studio è stato condotto secondo criteri di certa affidabilità ha sempre confermato che il campo elettromagnetico impiegato nella telefonia è un cancerogeno certo per lo schwannoma ed un probabile cancerogeno per il glioma, il glioblastoma e per i neurinomi facciali.
Una Amministrazione prudente dovrebbe, quanto meno, attendere la revisione dello IARC prima di procedere con la sperimentazione di questa tecnologia.
Tanto più appare da rigettarsi la affermazione al link
http://old.iss.it/elet/?lang=1&id=137&tipo=10 , citato da Codesta Amministrazione, nella parte in cui si avanza la ipotesi – contraria al Principio di Precauzione in Italia adottato in materia di Protezione dai campi elettromagnetici con la Legge 36/2001, art. 1 comma 1 lett. b) - “che il quadro normativo italiano venga allineato” agli standard internazionali, presumendosi che con tale termine gli estensori della nota facciano riferimento alle Linee Guida dell’ICNIRP, le quali escludono dai loro riferimenti il Principio di Precauzione.
E’ un problema ancora da risolvere quello della commistione degli interessi dei nostri ricercatori pubblici con l’ICNIRP, come riconosciuto dalla Risoluzione del Consiglio d’Europa n. 1815/2011 che stabilisce che “....si riconsiderino le basi scientifiche delle attuali norme in materia di esposizione ai campi elettromagnetici fissate dall’ICNIRP (International Commission on Non-Ionising Radiation Protection), che hanno gravi limitazioni, e si applichino i principi ALARA(As Low As Reasonably Achievable –Livello Più Basso Ragionevolmente Ottenibile), includendo sia gli effetti termici che quelli non termici o biologici delle emissioni elettromagnetiche o radiazioni.”

3. Lei riferisce, infine, che l'esposizione ai campi elettromagnetici viene regolarmente monitorata dalla Agenzia ARPA FVG, la quale avrebbe confermato essere l'attuale impatto del 5G “molto basso rispetto alle altre tecnologie, o addirittura nullo, visto anche il poco traffico su tale tecnologia.”
Tale conclusione è del tutto inconferente, se non ridicola, perchè è ovvio che il 5G sia destinato a dispiegare pienamente i suoi effetti nocivi solo nel momento in cui la tecnologia sarà a pieno regime, tanto che nella stessa risposta di Codesta Amministrazione si fa riferimento alla probabile necessità di adeguamento dei limiti di esposizione.
Quanto alla strumentazione necessaria alle misurazioni del 5G si chiede in questa sede conferma di quanto dichiarato da Cristina Ivaldi, dirigente medico di ARPA Piemonte, durante un incontro tenutosi a novembre, la quale avrebbe affermato che “ad oggi non è disponibile in commercio la strumentazione validata per misurare il campo elettromagnetico generato dal 5G”.
Di quale strumentazione è quindi dotata l'ARPA FVG?
E come debbono leggersi al riguardo le dichiarazioni rilasciate da altre Agenzie regionali, quali ad esempio Arpa Lazio, secondo la quale “l'irradiazione delle micro-celle del 5G spesso considerate a scarso impatto elettromagnetico sono invero tutt'altro che trascurabili “ ovvero di Arpa Sicilia, che ha di recente confermato la “mancanza di un adeguato studio preliminare e di una sperimentazione che sia stata condotta per un tempo sufficiente ad acquisire i valori di campo elettromagnetico generati dalla nuova tecnologia“, parere dopo il quale il sindaco di Messina Caetano De Luca ha sospeso ogni sperimentazione sul suolo cittadino? (
https://www.ilsicilia.it/messina-de-luca-proibisce-impiant…/)
Quanto sopra dimostrerebbe non solo che la strumentazione in uso delle Agenzie Regionali non sia validata per la misurazione di questo tipo di tecnologia, ma anche che le opinioni sono molto discordanti al riguardo, tanto che ad oggi su tutto il suolo Italiano sono addirittura 318 i Comuni che hanno sospeso ogni sperimentazione, mentre due Regioni (Marche e Toscana) hanno approvato mozioni per l'applicazione del principio di precauzione.
Il dato è eccezionale: al 2 aprile scorso, data della nostra prima mortoria, i comuni STOP 5G erano 181. Significa che in un mese se ne sono aggiunti altri 137!
Di fronte a criticità di questa portata è gravemente imprudente per una Pubblica Amministrazione procedere all'installazione della tecnologia 5G e potrà portare a pesanti conseguenze anche economiche, per risarcimento dei danni, giacché il Comune non potrà dichiarare di non essere stato previamente informato dei rischi che tale tecnologia potrà comportare.

Ciò premesso si insiste affinché il Comune di Trieste adotti una delibera che sospenda con effetto immediato la sperimentazione della tecnologia 5G su tutto il territorio comunale.
Si chiede inoltre di conoscere quale tipo di strumentazione viene utilizzata da ARPA FVG e se la stessa sia validata per la misurazione di questo tipo di campi elettromagnetici.
Si chiede infine che, previa sospensione della sperimentazione, venga indetto un nuovo incontro con le società coinvolte, questa volta coinvolgendo tutti i soggetti interessati, primi tra tutti i cittadini e le associazioni di consumatori, dovendosi considerare illegittimi tutti gli atti fino ad oggi adottati senza previo coinvolgimento degli stessi.

Il presente atto è stato redatto con l'ausilio della Associazione Atto Primo: Salute, Ambiente e Cultura di Firenze e del biofisico, Dirigente di Ricerca del SSN e già Direttore di Dipartimento ISPESL ed INAIL, dott. Livio Giuliani.

Distinti saluti.

Avv. Alessandra Devetag

https://www.facebook.com/circolomiani/photos/a.1497907750480188/2716258115311806/?type=1&theater




I numeri (che poi son persone) del disastro.

» Inviato da valmaura il 8 May, 2020 alle 1:10 pm

Purtroppo parlano da soli ma gli unici a non comprenderlo sono i vertici di Regione e Comune.
Il Covid-19 sbarcato in Regione con qualche giorno di ritardo, ma tempo perso proprio perché non è stato sfruttato per prepararsi adeguatamente, ha regalato alla nostra Trieste primati che nessuno in Italia ci invidia.
Clamoroso il caso che un terzo dei positivi-contagiati della città provenga dal personale sanitario o assistenziale che lavora in ospedale, distretti o RSA comunali e private.
Ancora più drammaticamente indicativo è che questa percentuale sia TRIPLA rispetto alla media nazionale (Lombardia compresa), QUADRUPLA rispetto al Veneto e molto più che DOPPIA se confrontato al resto della nostra Regione.
E si badi bene non stiamo parlando degli “ospiti” o pazienti che dir si voglia, stiamo parlando di medici, infermieri ed OSS.
Le cause? Presto detto: la carenza dei più elementari dispositivi di protezione, direttive emanate in ritardo e talvolta contraddittorie, misure di prevenzione disposte tardivamente, e per quanto riguarda le “residenze protette” dove sono quasi 300 (per ora perché per quanto possa sembrare incredibile a due mesi e passa non è stato ancora completato il “tamponamento” di operatori ed anziani) i casi rilevati solo tra il personale, che tra gli ospiti parlano i necrologi, l’assenza di un serio piano di controllo e verifica (da oltre CINQUE anni) sulle condizioni di agibilità e su quelle di chi ci lavora.
Si ha voglia ora di aspettare la nave Lazzaretto.
Tutto questo, lo capisce pure un bimbetto, imporrebbe una radicale pulizia nella “catena di comando”, che certo non risarcirebbe i danni patiti e i lutti sofferti, ma almeno potrebbe faticosamente ridare una parvenza di credibilità al sistema sanitario triestino agli occhi dei cittadini. Perché proprio qui sta uno dei punti cruciali per il nostro futuro e per la nostra salute. Oramai, alla luce di questi dati noti in parte da tempo nonostante gli inquietanti quanto ingiustificati silenzi dei “vertici” sanitari, i cittadini hanno paura a rivolgersi alle strutture ospedaliere: hanno metabolizzato l’idea che farsi ricoverare o anche solo frequentare ambulatori o pronti soccorsi, o interfacciarsi con gli operatori sanitari, sia un rischio potenzialmente superiore che farsi curare.
Ma pare che in Regione, non parliamo poi di un sindaco inesistente, si preferisca giocare a scaricabarile su terzi, e di conseguenza condividere queste pesanti responsabilità agli occhi dell’opinione pubblica.
Ultima cosetta. Quanto ci vorrà al presidente della Regione per capire che le chiusure domenicali degli alimentari hanno solo incentivato assembramenti e file fuori e dentro gli ipermercati? In una città in totale controtendenza rispetto alle altre province per aumento di contagiati e purtroppo deceduti.




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