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Circolo Miani » News Correnti » Page 132

Compasso e cappuccio.

» Inviato da valmaura il 10 July, 2014 alle 12:57 pm

Ieri un ex consigliere regionale mi sussurrava, che quasi non lo sentivo e l’ho pregato di alzare il tono della voce, che “Torrenti è uno potente” perché a suo dire sarebbe notoriamente un “massone che conta”. Perbacco, io allora conto di più perché sono iscritto alla bocciofila di San Giovanni, ho subito pensato.

Certo che la crisi di Trieste si vede anche da questo. Una volta la massoneria nazionale era guidata da Armandino Corona, che ho avuto il piacere di conoscere in Direzione Nazionale dello storico PRI, Presidente della Regione Sardegna, ed a Trieste e in FVG si viaggiava sui nomi di Manlio Cecovini, Arturo Gargano, Carlo Appiotti, ed Enzio Volli aveva messo lo studio in via San Nicolò sopra la Loggia, o viceversa, tanto era tutto bottega e massoneria. Oggi ci dobbiamo accontentare di quello che passa il convento:i vari librai Deganutti, che saluto con simpatia, e rappresentanti di salumi Torrenti, a quanto pare.

Sinceramente non penso che oggi la massoneria a Trieste abbia un peso significativo al di là del mutuo favore tra liberi professionisti, che talvolta può anche sconfinare in qualcosa di non proprio ortodosso, e non sia neanche lontanamente paragonabile a quella influenza che deteneva fino agli anni Ottanta del secolo scorso. Anche se non va troppo mitizzata. Fà un po’ impressione scriverlo, mi riferisco al “secolo scorso”, che pare ieri.

Certo è tutta questione di opportunità, intendo per chi si picca di impegnarsi in politica e lo fà a tempo pieno come una professione. Certo la massoneria per quanti sforzi abbia fatto Gustavo Raffi si porta dietro un certo qual odore che di profumo non sa, richiamando alla memoria i nomi di Licio Gelli e della loggia segreta Propaganda 2 (P2), i cui risultati sono purtroppo ancora in corso d’opera.

Dunque la domanda da porsi non è tanto se ci sia una incompatibilità formale o normativa, insomma un divieto per legge che riterrei gravemente ingiusto se riferito alla normale e riconosciuta affiliazione massonica (altra cosa è l’essere stati iscritti alla P2 come stabilito dalla Commissione parlamentare d’inchiesta presieduta da Tina Anselmi e da una legge dello Stato), ma se invece questo mutuo scambio di favori, che tanto per essere chiari non è una prerogativa di Loggia, anche i soci del Circolo della morra ad Udine o i soci di un club di tifosi del Milan lo praticano abitualmente, possa coinvolgere in maniera non corretta e trasparente decisioni prese da Enti ed Istituzioni pubbliche. Che interessano anche e soprattutto i quattrini di noi cittadini.

Questo è il nodo della questione oggi, questo l’interesse che suscita l’appartenenza di un politico-pubblico amministratore alla massoneria, così come a Comunione e Liberazione o all’Opus Dei.

E lo suscita, o almeno lo dovrebbe, e sottolineo e ripeto la parola dovrebbe, in quelle forze e movimenti politici che hanno redatto la nostra Carta Costituzionale, che sono stati in prima fila nella difesa della legalità, della trasparenza, dell’onestà amministrativa in tutti questi anni, anche i più recenti. Insomma in quella “Moglie di Cesare che deve essere al di sopra di ogni sospetto”, più ancora del consorte.

Ed allora l’esistenza di un eventuale problema và cercata in questa ottica e dunque mi permetto di riproporre alla Vostra lettura l’articolo recentemente apparso sul nostro sito giornale e sul quale tutti tacciono: non lo hanno letto o cosa?

“Esiste ancora la dignità? La sana indignazione?

Non ci interessa la parte politica ma le persone oneste che credono nella politica come servizio, ovunque esse stiano, o per chi votino o non votino, come possano rimanere inerti dinanzi ad un caso così smaccatamente eclatante come quello descritto nell’articolo del Messaggero Veneto, e che riportiamo in calce.

Prima alcune brevi considerazioni.

Il quotidiano di Udine fa parte dello stesso gruppo Finegil-Espresso-Repubblica proprietario anche del piccolo giornale di Trieste: hanno perfino le rotative in comune. Orbene come è possibile che il quotidiano di Trieste a tre settimane quasi dal servizio dei colleghi di Udine non abbia ripreso la notizia, per altro riportata in grande evidenza sul giornale del Friuli?

Eppure Torrenti è triestino, rappresenta il PD giuliano nella Giunta regionale, la Cooperativa Bonawentura ed il Teatro Miela sono a Trieste, in piazza Duca degli Abruzzi 3 e allora come si spiega questo anomalo silenzio? In nome dell’etica professionale del giornalismo nostrano?

Oppure solo le beghe del TLT fanno notizia.

Eppoi le spiegazioni di Torrenti, che evidentemente trova la questione, a leggere l’articolo del Messaggero, perfino spiritosa, ricordano molto quelle del primo Formigoni e di Penati, anche loro aiutati dai contributi dei loro amici, per Penati proprio una associazione culturale milanese da lui fondata, nel sostenere le spese elettorali. Con un particolare, che se la spesa dichiarata dal Torrenti e riportata in Regione è quella scritta sul Messaggero (11.500 euro e spiccioli) il contributo della Cooperativa, ancora a guida Torrenti (si dimetterà, così riporta il quotidiano udinese, appena dopo le elezioni quando la Serracchiani lo ripescherà nominandolo assessore regionale) ha coperto praticamente il 90 % (10.000 euro) della propaganda elettorale di Torrenti, candidato non eletto nelle liste del PD triestino di cui era anche il tesoriere provinciale (si dimetterà da questo incarico alcuni mesi dopo la nomina ad assessore indicando nella sua segretaria in Regione il successore).

Ed ancora. Fino a prova contraria dovrebbe sempre esistere il contributo pubblico per i gruppi e partiti che partecipano alle elezioni regionali, e pertanto se uno desidera stamparsi propaganda personale che se la paghi di tasca sua. E se è vero che la Cooperativa Bonawentura-Teatro Miela è una associazione tra privati e altresì vero che in questi anni non si sono contati i salvataggi pubblici, con denaro della Regione in primis, tanto da ipotizzare, pronti a ricrederci, che la parte preponderante del bilancio di questa realtà sia composta da contributi pubblici.

In quanto al mondo della cultura di Trieste che, come dichiara il Torrenti “ha puntato su di me”, allora questo mondo deve essere messo molto male se ha fruttato solo alcune centinaia di preferenze.

Quanto riportato in questo articolo apparso sul Messaggero Veneto del 23 maggio scorso lascia senza parole. Protagonista è lo stesso signore la cui innata sensibilità istituzionale abbiamo ben tratteggiato nel recente articolo “Non ci penso nemmeno!” sul nostro sito giornale.

Buona lettura a tutti e dopo qualcuno si scandalizza ancora per quello che accade in giro per l’Italia.

MESSAGGERO VENETO – Udine 23 maggio 2014.

Finanziata la Coop che sostenne l'assessore Torrenti   Bonawentura è sponsor della campagna elettorale e ha fondi dalla Regione. L’assessore: non è inopportuno, basta ipocrisie. Servizio di Anna Buttazzoni

UDINE. Non fa una piega l’assessore alla Cultura Gianni Torrenti. Anzi, ci scherza su. «Visto il risultato, quelle risorse non sono neanche state sufficientemente utili». Il caso va maneggiato con cura. Gli ingredienti sono i soldi e l’opportunità. I fatti. Alle regionali dell’aprile 2013 Torrenti era candidato tra le file del Pd. Per la sua campagna elettorale ha speso 11 mila 585,31 euro. Il finanziamento maggiore è venuto dalla cooperativa Bonawentura che gli ha consegnato 10 mila euro, per aiutarlo a essere eletto. Ma chi è la coop Bonawentura? È la società che gestisce lo spazio e la programmazione del Teatro Miela di Trieste, teatro di cui Torrenti è stato presidente negli ultimi 15 anni. La coop Bonawentura viene finanziata dalla Regione, dal settore della Cultura, da tempo. Come gli altri teatri del Fvg, l’attività del Miela trova spazio e risorse nella Finanziaria, cioè la legge regionale per il bilancio di previsione. Nella Finanziaria 2014, approvata a dicembre, la coop Bonawentura ha ricevuto 440 mila euro. È stato il primo bilancio gestito dal governo regionale di centrosinistra che non ha voluto penalizzare la Cultura, incrementando il settore di 4 milioni rispetto alla previsione iniziale di 22 milioni programmata dal centrodestra un anno prima. L’assessore è Torrenti che in aprile non venne eletto, ma che la presidente Debora Serracchiani ha voluto in giunta come esponente tecnico alla Cultura. Il finanziamento della cooperativa alla campagna elettorale di Torrenti e il contributo ricevuto dalla Regione stanno in atti pubblici. E non esistono reati o abuso. È tutto regolare. Ma è anche opportuno? Per Torrenti sì, anzi è bene smettere d’essere ipocriti. «Non ritengo che ci sia nulla di inopportuno. Esiste una legge – sostiene Torrenti – che regolamenta il finanziamento di persone e aziende alle campagne elettorali e tutti i dati vengono resi noti e sono trasparenti. Sarebbe bene, invece, smettere d’essere ipocriti. I soldi che la cooperativa ha dato a me sono rendicontati e soprattutto non sono soldi che la Bonawentura ha preso dallo stanziamento che riceve dalla Regione, sono risorse private della cooperativa. Per me l’importante è che ci fosse trasparenza e infatti ogni dettaglio è stato dichiarato, comunicato e pubblicato». Torrenti all’inizio del maggio 2013 si è dimesso dalla presidenza del Teatro Miela, appena nominato assessore regionale. «Ogni settore economico e sociale candida qualcuno – aggiunge l’assessore – e il settore della cultura di Trieste ha puntato su di me. Tutti i settori economici hanno rapporti con le pubbliche amministrazioni ed è normale che, nel rispetto dalla legge, le campagne elettorali vengano finanziate da qualcuno e che quel qualcuno siano le persone e le realtà più vicine al candidato. Ognuno può pensarla come vuole, per me la cosa importante era che ci fosse la tracciabilità e così è. E poi – scherza Torrenti – i soldi della cooperativa non sono neanche stati sufficientemente utili visto che mancai l’elezione. Comunque, lo ripeto – torna serio Torrenti – è bene togliere il velo sui soldi che si ricevono in campagna elettorale. Vanno dichiarati ed è normale che provengano dalle realtà vicine a te e che ti sostengono».
Vero. Com’è vero che tra amici i favori si fanno e, se si può, si rendono.”



Conferenza Stampa. Invito.

» Inviato da valmaura il 2 July, 2014 alle 2:13 pm

Domani, giovedì 3 luglio, alle ore 15.30, Conferenza Stampa di Maurizio Fogar Presidente del Circolo Miani, assieme a Romano Pezzetta portavoce di Servola Respira.

Si invitano le testate giornalistiche e radiotelevisive a partecipare all’incontro che si terrà nella sede del Circolo Miani in via Valmaura 77, a Trieste, domani giovedì 3 luglio con inizio alle ore 15.30 precise.

Medicina Anno Zero?

Viene da domandarselo dopo le incredibili affermazioni del consigliere comunale A. Muzzi (aspirante capogruppo del PD) nel corso della seduta straordinaria, quanto straordinariamente inutile, del Consiglio comunale sulla Ferriera di Trieste, ribadite poi in una email inviata a tutti i consiglieri ed assessori.

Tanto stupefacentemente gravi in quanto pronunciate e scritte da un medico che lavora al reparto di pneumologia dell’ospedale di Cattinara, guidato proprio da quel primario, Marco Confalonieri, che annualmente denuncia (vedi anche sua intervista nella sezione Video del sito giornale online www.circolomiani.it), da diversi anni, la vera e propria “ecatombe” (la parola è sua) di triestini che muoiono per le patologie, non tumorali, legate alle vie respiratorie.

E tanto più incredibili se collegate alla recente perizia consegnata dall’ASS, di cui il Muzzi è dipendente, alla Procura (disponibile alla Conferenza Stampa), settembre 2013, in cui si evidenzia e si sottoscrive il preciso nesso, la stretta correlazione, esistenti tra la morte di 83 lavoratori della Ferriera, nel periodo 2000-2012, e le emissioni inquinanti del ciclo produttivo dello stabilimento dove lavoravano (61 decessi per tumore ai polmoni, 11 per mesotelioma pleurico-amianto, 11 per tumore alla laringe, e senza prendere in considerazione altre tipologie di cancro o patologie polmonari e cardiache).

Dunque altro che “disagio” o “psicosi collettiva” per cittadini e lavoratori. E tutto questo tralasciando oltre cento anni di consolidate ricerche medico-scientifiche internazionali, le tredici lettere (11 a firma Rotelli, allora direttore ASS triestina) inviate dall’Azienda Sanitaria al Sindaco, e la ricerca curata dai medici del Pronto Soccorso dell’ospedale pediatrico Burlo Garofalo di Trieste nel 1998.

Un nuovo tipo di “negazionismo”, e pure a fini elettorali?




Che piccolo questo piccolo giornale!

» Inviato da valmaura il 1 July, 2014 alle 11:20 am

Avremmo potuto partire dalla mozione, primo firmatario il consigliere Everest Bertoli, approvata ieri dal Consiglio comunale a salvezza del Circolo Miani, oppure dalla “vergognosa” questa sì lettera-email inviata dal consigliere comunale (ahimè PD), per di più medico pneumologo a Cattinara, Aureo Muzzi, ed invece nò. Dedichiamo l’apertura a quel Giampaolo Sarti, già di Telequattro quindi lavorante al piccolo giornale che per questo seguiva dai banchi della “stampa” i lavori della seduta.

 I punti all’ordine del giorno del Consiglio comunale di ieri erano praticamente uno solo: discussione e voto di 6 (sei) mozioni. La quarta riguardava il Circolo Miani ed era nata, dopo quasi un anno di incontri, promesse ed audizioni, su iniziativa del Capogruppo di Forza Italia in Comune che aveva ottenuto pure le firme di Rovis, Lobianco, Menis. Per esprimere solidarietà al Circolo ma soprattutto per intervenire concretamente sull’Ater i cui vertici sono indicati dal PD triestino (Cosolini) e nominati dal PD regionale (Serracchiani), al fine di scongiurare l’esecuzione dello sfratto dalla sede fissata per il 23 settembre o, nel malaugurato caso alternativo, di impegnare il Comune a trovarne una da destinare al Circolo Miani nel vasto patrimonio immobiliare di proprietà comunale e sostanzialmente oggi inutilizzato.

Bene, anzi male, nel pezzo di oggi a resoconto sul piccolissimo giornale non c’è ovviamente traccia della discussione e del voto, con tanto di due emendamenti (uno poi rigettato l’altro fatto proprio dal consigliere Bertoli), che ha impegnato per oltre mezz’ora sulle due ore complessive i lavori del Consiglio, ed ha richiamato una ventina di persone a seguirne i lavori nel settore del pubblico. Cittadini del Miani dunque ectoplasmi per assodata definizione.

Di tutto questo evidentemente il Sarti non si è accorto, impegnato come era nell’ospitare tra i banchi della stampa l’assessore Elena Marchigiani che passava a dargli istruzioni sul “tonfo”, si insomma una “clanfa” carpiata, di quelle che tanto piacciono a Cosolini, di pochi minuti prima quando la Giunta, lei in particolare, aveva rimediato una figuraccia non da poco.

Il voto di ieri è stato si unanime, 35 a favore su 35 presenti, Sindaco compreso, ma frutto di un rapido rinculare, o se preferite retromarcia del PD che, come già nella Settima Circoscrizione, su indicazioni ricevute dal Capogruppo Coloni, come incautamente dichiarato dal consigliere Villa, aveva intenzione di votare contro. Ovvero per non assumersi questa responsabilità sotto gli occhi dei cittadini, aveva presentato un emendamento, primi firmatari lo stesso Coloni e Decarli, che snaturava ogni effetto pratico della mozione in un generico “volemose bene”, da far sembrare gli scribi bizantini dei dilettanti.

Poi fatti due conti tra i presenti in aula e assodato il rischio di una seconda “tranvata” in pochi minuti, dopo un fitto conciliabolo tra lo stesso Cosolini e Coloni, oplà la parola al consigliere Decarli, il “prode Kamikaze” della situazione e contrordine compagni: si prende atto del rifiuto del Capogruppo di Forza Italia di accettare il loro emendamento baldanzosamente sottoscritto e presentato alle “18.40”, e si vota a malincuore, molto a malincuore come trapelava dal solito incomprensibile discorso di Coloni poi, la mozione Bertoli, Rovis, Lobianco, Menis ed altri.

Di tutto questo ovviamente il Sarti non si è minimamente accorto. Dunque è perfetto per il piccolo giornale.

Mi congratulo per la precisione e apprezzo il tuo costante equilibrato impegno su questo versante. Poiché Ferriera significa oltre che lavoro e salute, anche capacità di coinvolgere e comunicazione, che non guasta in vista delle prossime elezioni, ti chiedo, se ritieni opportuno, di autorizzarmi a pubblicare questa tua nota sul mio sito FB. Questo anche in relazione al mio intervento che voleva limitare quello vergognoso di Bertoli e l’accentuarsi di quella psicosi collettiva che porta a pensare che se uno vive a Servola, morirà comunque a causa della Ferriera e non per altri fatti ambientali, genetici e stili di vita, come è ampiamente dimostrato. Buona domenica. A”

Inviata dal consigliere PD e medico Aureo Muzzi a Umberto Laureni alle 14 e 11 minuti di domenica 29 giugno.

Premesso che in sedici anni che ci occupiamo della tutela della salute e della qualità della vita di triestini e muggesani (al tecnico che ha giurato fedeltà ad Ippocrate vorremmo ricordare che ogni studio esistente, a partire dalle relazioni ARPA, ha dimostrato che la diffusione delle emissioni industriali principalmente, ma non solo, in uscita dalla Ferriera investono il territorio di tutta la nostra piccola provincia ed il limitrofo comune di Capodistria ma arrivano financo a Grado e Monfalcone) non abbiamo mai assistito ad uno scritto che in poche righe, sette, riesce a sintetizzare il peggio del peggio come in questo caso.

La strumentalizzazione di tipo elettoralistico esplicitata in quel “che non guasta in vista delle prossime elezioni”.

L’insulto gratuito al collega Bertoli il “vergognoso” che nella seduta-audizione del Consiglio comunale sulla Ferriera aveva ricordato i pesantissimi danni alla salute evidenziati negli studi e ricerche mediche.

L’accentuarsi di quella psicosi collettiva”: una volgarissima offesa nei confronti delle migliaia di famiglie, anche dei lavoratori come dimostra il bollettino di morti emanato dall’ASS, che stanno vivendo sofferenze e tragedie inenarrabili e che conferma appieno la vera provocazione scatenata con analogo discorso nella seduta sulla Ferriera sempre a cura dello stesso Muzzi.

Ecco abbiamo ritenuto di pubblicare integralmente questo testo per ricordare ai triestini in che mani stanno le responsabilità di guida della nostra comunità.

No, Trieste dopo Torrenti non si meritava anche Muzzi.




La leggenda del bianco cavaliere (Arvedi).

» Inviato da valmaura il 29 June, 2014 alle 1:40 pm

Abbiamo più volte ricostruito su questo nostro giornale la storia del rapporto tra il Gruppo Arvedi di Cremona (di cui Lucchini deteneva nel 2000 il 30%, come da visure camerali) e la Ferriera di Trieste.

Una prima puntata risale al 2007/8 che dopo due mesi di presenze dei tecnici cremonesi nello stabilimento si concluse con la rapida retromarcia di Arvedi dall’acquisto della controllata Severstal di Trieste (più che lo stato comatoso degli impianti fu la prospettiva di doversi assumere l’onere del costo delle bonifiche a farlo fuggire):

Si riaffaccia un anno fa con due obbiettivi reali, e per altro mai nascosti dall’interessato e dal suo portavoce, Rosato, che per alcuni mesi fu a doppia busta paga quale consulente del Comune.

Nell’immediato rifornirsi qui della ghisa necessaria alle sua acciaieria di Spinadesco (Cremona) pagandola ovviamente a prezzo di costo (ecco perché è Arvedi a pagare l’acquisto delle materie prime: carbon fossile e minerale ferroso. Quelli che al piccolo giornale chiamano e quantificano a spanne come “i milioni investiti”). Poi affittare il ramo d’azienda Ferriera (chi è in affitto non è tenuto a pagare costi ed oneri primari, dunque bonifiche in primis). Soprattutto interessato allo sviluppo futuro delle attività logistico-portuali, dunque con la produzione “a caldo” con i giorni contati. Ma quando il fallimento si avvia alla fase conclusiva e l’affitto non è più possibile dichiara apertamente e lo ripete all’infinito il suo dante voce Rosato, non Ettore ma il cognato del senatore Russo, che le sue condizioni sono queste.

Che lo Stato, Regione, Comunità Europea, gli paghino le bonifiche del sito Ferriera e gli rimuovano, asportandoli, le centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti “speciali”, in gran parte altamente tossici, accumulati in discariche abusive fin dai tempi della Lucchini-Severstal, dunque anche sotto la direzione di Rosato, che in una originale confessione pubblica ne ha pure recentemente quantificato l’entità numerica (240.000 tonnellate!) sulla stampa. Senza per altro che alcun “organo di controllo”, ARPA, ASS e soprattutto Procura, abbia avuto a che ridire.

Dunque che le nostre tasse paghino i centoventi e passa milioncini di euro, è un calcolo approssimativo per difetto, per il costo di questa operazione.

Poi che sempre lo Stato, Regione, Comunità Europea, gli paghino la messa in sicurezza e l’ampliamento della banchina portuale interna (il raddoppio) per poter svolgervi una sua privata attività portuale oltre a quella che già realizza proficuamente la vecchia proprietà. La logistica portuale era infatti, assieme al business dell’energia elettrica, uno dei due assist in attivo della fallita Lucchini-Severstal.

Dunque farsi pagare dal denaro pubblico una attività concorrente alla portualità pubblica: una vera genialata!

Infine, ma non è detto, riassumere ex novo i dipendenti dello stabilimento (circa 400), non tutti però perché già un centinaio sarebbero ritenuti in esubero, attraverso le tre nuove società create ad hoc, ripartendo contrattualmente da zero, insomma una piccola Pomigliano bis alla Marchionne, e lasciando i rimanenti alle cure dello Stato (cassa integrazione e mobilità fino al 31 dicembre di quest’anno alle condizioni della vecchia legge sugli ammortizzatori sociali e poi dopo quella data sono i dolori della cosiddetta riforma Fornero).

Nel frattempo pagarsi e comprarsi la ghisa che gli serve per le acciaierie lombarde a prezzo ridotto.

Arriva l’Accordo di programma celebrato ed osannato come il toccasana, della politica però.

Bella foto di gruppo romana tra ministri e politici nostrani, in parte politicamente estinti dall’arrivo di Renzi. A leggerlo, cosa dubitiamo abbiano fatto in molti compresi alcuni di quelli che l’hanno firmato, e se lo hanno fatto pare non l’abbiano capito, questo patto solenne vincola il nuovo acquirente, potevano già scrivere per praticità il nome di Arvedi, ad assumersi l’onere di pagare alcuni interventi di messa in sicurezza degli impianti, dei terreni e delle falde acquifere, e parte del fronte mare. Per la bellezza, è la semplice somma delle cifre dei capitolati scritti nell’accordo, di 23 milioni di euro. Tutti a carico del compratore cremonese, poi lo Stato ci mette di suo, ovvero dei nostri soldi, il resto. Nell’accordo ministerialregionalcomunale non si fa cenno alcuno alle bonifiche, regolate da una legge europea-italiana molto chiara: “Chi inquina paga e stop”. E pertanto è meglio, così pensano i nostri politici, dimenticarsene.

Poi la solita trafila: la dichiarazione di interesse e poi il bando d’acquisto previa presentazione del piano industriale particolareggiato, del piano ambientale (messa in sicurezza e bonifiche), e accettazione giurata sulla testa dei propri figli degli obblighi contenuti nel mitico Accordo di programma.

E qui si ferma tutto. Saltano i tempi previsti (entro giugno), il piano industriale sembra il fantasma del Louvre per non parlare di quello ambientale: un ectoplasma allo stato puro.

E l’altra sera, a commento della Waterloo cosoliniana della seduta speciale del consiglio comunale sulla Ferriera “dopo la presentazione (?) del piano industriale di sior Arvedi” il cognato di Rosato, Russo senatore PD Francesco, dice a Telequattro che dopo aver fatto alcune telefonate, di cui si ostina a tenere segreti i suoi interlocutori, come fossero i piani d’invasione del D-Day, la causa del ritardo è da imputarsi alla burocrazia ministeriale che non ha ancora risolto il problema nel senso richiesto da Arvedi: cioè far pagare sempre al pubblico denaro anche i costi (23 milioni di euro) imposti dall’Accordo di programma scritto e firmato dai compagni di partito del Russo di bianco vestito. E pertanto, chiosa il modesto: bene fanno la Boschi e Renzi con la sempiterna annunciata riforma della Pubblica Amministrazione. Che in questo caso c’entra come il cavolo a merenda, visto che nessun burocrate riformato o meno, crediamo, voglia assumersi la responsabilità personale di infrangere la legge per il piacere e il business di Arvedi.

Ecco le vere ragioni del silenzio arvedian-rosatiano. Insomma o accettano le sue condizioni di partenza o lui si scorda di Trieste e Ferriera. Anche perché sta cercando di mettere in saccoccia, con gioiosa compagnia, l’Ilva di Taranto che è la più grande, e inquinante, fabbrica siderurgica d’Europa ed a quel punto che gli può fregare della ghisa della Ferriera ma in futuro anche dell’acciaio della sua Spinadesco.

Oltretutto per avere Trieste se non accettano le sue pretese deve sborsare una cinquantina di milioni subito, pagare un milione e settecentomila euro di canone d’affitto annuale al Demanio per trovarsi in mano una fabbrica che saldamente produce un debito di tre-quattro milioni di euro al mese.

Un affarone perbacco.

Fa letteralmente stralunare la beata affermazione del Russo, cognato di Rosato, che pacificamente dichiara che “lo Stato - ovvero noi cittadini inquinati e mazziati – deve fare la sua parte, pagando i costi di tutte le bonifiche e la messa in sicurezza perché non si può dare la colpa ad Arvedi”. Giustissimo, dunque si provveda a far pagare i 125 milioni al, condannato ad otto anni e sei mesi più cospicua pena risarcitoria, Nardi, commissario governativo della Lucchini Italia, alias alle dodici più importanti banche italiane che sono oggi i proprietari della fallita SPA russo-bresciana, ed a cui gli euro certo non difettano. Lo stabilisce la legge, italiana ed europea, che scrive pure che chi eventualmente compra, compra tutto, ovvero anche l’inquinamento presente nel sito e la sua eventuale bonifica. Dunque, o rappresentante del popolo triestino insignito per nomina partitica del laticlavio senatoriale, si dia dunque da fare a difesa almeno degli interessi, se non della salute, dei suoi concittadini.

Ma di rinforzo dichiara che “a Servola non si sta bene – perché a Valmaura, Chiarbola, San Sabba-Monte San Pantaleone, Campi Elisi e Muggia, invece si sguazza nell’oro – ma da qui a dimostrare una correlazione tra le emissioni della Ferriera e le malattie ce ne vuole, si muore anche per il fumo delle sigarette e lo smog del traffico”. Già: infatti anche nell’audizione consiliare era molto gettonata la parola “disagio”. Insomma i nostri morti, i nostri ammalati e sofferenti si rassicurino, non hanno di che preoccuparsi, è solo un fastidioso e passeggero disagio, al massimo si rivolgano ad uno psicanalista. Per i nomi? Chiedere al Comune che di pazzi se ne intende.




Ma allora ha ragione Berlusconi !!!

» Inviato da valmaura il 24 June, 2014 alle 11:00 am

Spiace un po’ doverlo riconoscere ma allora si è costretti a dare ragione a Silvio Berlusconi, quando parla di “accanimento più che giudiziario, discriminatorio nei suoi confronti”. Anche se il Segretario del PD, nonché Presidente del Consiglio, Matteo Renzi pare infischiarsene con la giustificazione che Berlusconi pregiudicato è pur sempre il leader della seconda coalizione politica italiana che ha raccolto milioni di voti. Al contrario di Pietro Nardi.

Leggere sul piccolo giornale di oggi, che sull’invito mandato a firma Furlanic, Presidente Consiglio comunale di Trieste, nell’elenco dei destinatari forse per pudore non appare, giovedì prossimo nella Casa dei Triestini, la Sala comunale del Municipio, è stato invitato a parlare un condannato a otto anni e sei mesi, in quanto il Tribunale di Taranto lo ha ritenuto responsabile della morte di una decina di lavoratori dell’Ilva, oltre ovviamente alla sua quota parte di risarcimento dei 3 milioni e 500.000 euro decisi quale provvisionale sempre dai giudici, sinceramente è un fatto senza precedenti nella storia di Trieste.

Nell’aula dove sedettero, tra i tanti, Michele Miani e Bruno Pincherle, ospitare quale relatore Pietro Nardi, il condannato in primo grado, solo perché in un Paese chiacchierone, incoerente ed amorale quale il nostro è nessuno ha provveduto a rimuoverlo su due piedi dall’incarico governativo di Commissario liquidatore della fallita Lucchini, è cosa assolutamente inconcepibile, quasi quanto quell’assessore regionale alla cultura, iniziali di rigore minuscole, Gianni Torrenti che continua a rimanere assessore dopo la storiaccia dei finanziamenti alla sua campagna elettorale da parte della  Cooperativa Bonawentura, di cui era al tempo presidente, assegnataria di un contributo regionale di 440.000 euro per il 2014 dalla Regione su proposta dello stesso Torrenti.

E tutti tacciono. Stanno zitti in primis i 5 Stelle che per un semplice avviso di garanzia hanno depennato candidati dalle loro liste. Tacciono l’Italia dei Valori (quali, Cetin?), lo “storico” patrick karlsen, degli illyani, i civici di complemento al Cosolini e tace soprattutto il PD e la sinistra, che pure nella tutela dei lavoratori - della vita!, signori - e della solidarietà e giustizia affermano di fare principi ispiranti delle loro esistenze. Oppure i “daspo, gli alti tradimenti” renziani sono frottole un tanto al chilo? E si che in Regione impera la Serracchiani, il braccio sinistro di Matteo, e tra un concertone e una “olimpiade delle clanfe” forse il sindaco poteva trovare il tempo di telefonare all’amico Premier per sollevare il problema, lo scandalo Nardi.

Il condannato in primo grado giovedì 26 è improbabile che si faccia vedere a Trieste, ma è il gesto, la forma, e vorremmo conoscerla anche noi giusto per non essere invitati di serie “B” visto che il Nardi non compare tra gli invitati ufficiali, che qui ci interessa come dovrebbe interessare tutti coloro che hanno a cuore la dignità dei triestini e delle istituzioni a partire dal nostro Comune.

Altra curiosità che riportiamo integralmente dal testo, breve, dell’invito: “Per consentire di affrontare la questione della Ferriera di Servola in un quadro complessivo che permetta di seguire l’evolversi della situazione dopo la presentazione del Piano industriale (QUALE E QUANDO MAI?) così come preannunciato dal Sindaco nell’incontro con le Organizzazioni Sindacali (le iniziali maiuscole sono così come nel testo) in Conferenza dei capigruppo del 16.5.14.”

Ecco magari mancava l’invito al mago Otelma, visto che pare dura “seguire l’evolversi della situazione dopo un piano ….” che non solo non è stato mai presentato ma che, osiamo, non è stato ancora scritto.





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