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'L'Eco della Serva'
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Ovvero dal Rosario al Mitra. Ora capiamo che espellere i “600.000 clandestini” come promesso dal “capitano” leghista in campagna elettorale era una bufala, ma si sa gli elettori sono di bocca larga: se hanno creduto..
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*Questionario medico Ferriera

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Circolo Miani » News Correnti » Page 132

Il maranza colpisce ancora. E Borgna pure.

» Inviato da valmaura il 22 June, 2013 alle 2:04 pm

E insiste, oggi nuova boutade sulle pagine del piccolo giornale dello scrittore di fantascienza, specializzato su Ferriere ed affini. Primo contro ordine compagno, ovvero a lui medesimo, smentisce quanto scritto solo pochi giorni prima sempre sul giornalino locale. Adesso non sarà più la ghisa ad essere “importata” ma il carbone coke. Mentre l’Altoforno, che serve appunto per produrre la ghisa, verrà dunque tenuto aperto non solo come attrazione turistica. In quanto alla sua sicumera granitica sulla chiusura senza se e senza ma della cokeria, oggi il maranza rettifica e utilizza la parola “presumibilmente chiusa”. Insomma forse si, forse no, anzi più no che si.

Conia invece il termine di “emissioni ambientali”, e mette questo ossimoro in bocca al Cosolini, virgolettando il neologismo. Ma è un modo come l’altro per celare, con sovrano sprezzo del ridicolo, la parola inquinamento. In quanto poi allo stato degli impianti definiti “vetusti”  il nuovo compratore dovrebbe farsi carico di buttarli giù e rifarli ex novo. Insomma un benefattore che lavora in perdita e si becca per di più in (fondo) schiena l’onere di far fronte alle spese di bonifica e messa in sicurezza del sito (dai sessanta ai cento milioncini).

A meno che …, si a meno che qualcuno non pensi di fare il furbetto con gli eventuali soldi del Governo italiano (prevedibilmente pochi) ma soprattutto con quelli Europei (presumibilmente tanti) ed utilizzarli a fini diversi da quelli previsti, ovvero a far pagare ancora una volta ai cittadini le condotte criminose dei privati, in questo caso i costi delle bonifiche in barba alla legge del “chi inquina paga”.

In finale della telenovela maranziana ci viene confermato che “l’advisor”, caspita un po’ come gli allenatori di calcio ora tutti “mister” che fa più figo, quel tal Rosato, un cognato di gran prezzo, costato 48.000 euro alle casse si floride del Comune di Trieste per sei mesi, non ha prodotto fin qui l’agognato piano di riconversione ed anzi ci “dovrà pensare Arvedi e ci vorranno alcuni anni”, Cosolini dixit. A nessuno è venuto in testa di richiedere, così giusto per sport, indietro i 48.000 euro all’Advisor nostrano?

Nuovo successo professionale del presidente Acegas, il tutore degli interessi economici del Comune nelle finanze della ex municipalizzata. Come ci informa la stampa ha assunto la difesa di uno degli indagati accusati dalla magistratura di aver frodato le casse pubbliche, della Regione stavolta. Ma uno straccio di incompatibilità o almeno di inopportunità esiste anche per l’avvocato Borgna o il conflitto di interessi è riserva personale di caccia al Berlusconi?




Ferriera: ora basta !

» Inviato da valmaura il 21 June, 2013 alle 12:56 pm

Venerdì 28 giugno, alle ore 18, a Trieste in piazza Unità, davanti al Municipio, il Circolo Miani, Servola Respira ed il Coordinamento dei Comitati di Quartiere, organizzano una manifestazione cittadina – Assemblea pubblica, in concomitanza con la riunione del Consiglio comunale, sulla insostenibile ed inaccettabile situazione della Ferriera. Dell’inquinamento prodotto in dosi massicce dallo stabilimento oramai fuori ogni controllo e della colpevole ed inscusabile inerzia degli organi di controllo, a partire da Regione, Provincia, Comune di Trieste, ARPA ed ASS, per finire con la Procura della Repubblica del Tribunale di Trieste.

Sono passati oltre due anni dall’insediamento di questa amministrazione comunale e nulla è cambiato rispetto ai dodici anni precedenti. E’ dal 1998 che l’emergenza inquinamento Ferriera, ma anche del Depuratore fognario cittadino, fuorilegge da oltre un decennio, delle decine di migliaia di metri quadrati di eternit presenti in tutto il lungomare, dell’Italcementi e del nuovo e vecchio inceneritore, sono stati portati al centro dell’opinione pubblica per l’iniziativa dei proponenti questa assemblea. Dal 1998 la risposta del mondo politico, sindacale e delle istituzioni è stata solo un continuo rinvio, una ripetuta violazione delle leggi italiane ed europee esistenti, una incapacità assoluta a ideare progetti alternativi concretamente percorribili per salvaguardare l’occupazione, il diritto ad un lavoro sicuro e dignitoso, in estrema sintesi: il futuro di Trieste e del suo porto.

E’ ora di dire basta, di pretendere l’immediata tutela della salute delle decine e decine di migliaia di triestini e muggesani che vivono tra il centro città e Muggia, di pretendere che anche a Trieste la legge italiana venga applicata, come a Taranto ma anche solo come nella vicina provincia di Udine (vedi sequestro e chiusura della Caffaro, ex Snia, di Torviscosa). Di prendere atto che oramai l’opinione pubblica cittadina non ha più alcuna fiducia nella credibilità di ARPA e ASS che da anni continuano, come minimo, a sottovalutare i rischi ed a negarsi ad ogni approfondita indagine epidemiologica.

Ne parleremo, di ciò e di altro di cui la stampa locale si guarda bene dal raccontare, nell’Assemblea di venerdì 28 maggio, alle ore 18 in piazza Unità, a Trieste.

PS: per chi vuole dare una mano ad informare i nostri concittadini ed invitarli a partecipare non ha che scrivere a info@circolomiani.it e lasciarci un numero di telefono.




Poche idee ma ben confuse.

» Inviato da valmaura il 16 June, 2013 alle 1:28 pm

Continua imperterrito tal Maranzana dalle pagine del piccolo giornale a offrire spottoni a chi vuole continuare ad inquinare bellamente sulla pelle dei triestini, dunque anche sulla sua ma pretendere che se ne renda conto è fatica inutile assai. Quello che sinceramente infastidisce è il furto di immagini che viene fatto, e non è la prima volta, a danno del Circolo Miani e di Servola Respira Infatti la foto del corteo piazzata nel contesto dello sponsor Arvedi, altro non è che una delle tante manifestazioni organizzate appunto dal Circolo Miani e non da ben indefiniti “abitanti” che invece di fare il solito liston con aperitivo annesso, lì per lì hanno deciso di mettersi a fare un corteo con tanto di striscioni che ogni passante si porta normalmente in tasca quando va a passeggiare in città.

Ma non basta poi il maranza raccoglie i commenti di un comitato che nel 2008 ha fatto la campagna elettorale per Tondo e Bucci; che si è profuso poi in encomi pubblici, per altro opportunamente ricambiati, per i vari Laureni e Lupieri, e che quando 500 cittadini sfilavano per ore in corteo bloccando Corso Italia, piazza Goldoni e via Carducci, non ha trovato di meglio di portare quattro, di numero, persone allo spot elettorale nel gazebo di Forza Italia-Pdl in piazza Sant’Antonio. Oltre naturalmente a far saltare l’azione legale dell’avvocato Spazzali pur di salvare il sindaco Dipiazza.

Continui pure così questo piccolo giornale ed i suoi “professionisti” dell’etica giornalistica, ora poi con il Degano all’Ordine sono garantiti. Continui così questo giornalismo autocelebrativo e incensativo, che crea i premi e se li spartisce tra la cerchia dei soliti, vedi Floris/Fondazione Lucchetta, ecc…. Continui in questo senso la politica che si regge sui pennivendoli compiacenti, su di una Rai regionale che non manca mai una intervista a quelli che contano (memorabile l’orgasmo catodico di Marzini nella sua lunga intervista a labbra turgide dell’allora presidente Illy), ovviamente per mezzo TG. Ecco continuino così e noi auguriamo loro di vendere sempre meno copie, cosa che al piccolo giornale riesce comunque benissimo, ad avere sempre meno abbonati al canone, e sempre meno elettori ai seggi.

PS. Il “professionista” del giornalismo industriale ci informa, per conto di Arvedi e Rosato, tengo famiglia e 48.000 euro del Comune, che la cokeria verrebbe chiusa, ma si conterebbe molto sul mantenimento delle agevolazioni Cip 6 sulla produzione di energia elettrica (morte a partire dal 2015, ma a prescindere da questa fine per incassare il grisbi pubblico bisogna usare per almeno il 51% i gas di risulta per la produzione di elettricità, dunque i gas della Cokeria, con quelli dell’altoforno si accende appena una candela, ma, maranza, se è chiusa? Cos’è un miracolo arvediano?). Ed inoltre rimarrebbe in piedi solo la produzione dell’altoforno, ma la ghisa verrebbe importata. Istruttivo. Uno tiene acceso l’altoforno solo per bel vedere, come la torcia della libertà. Visto che l’unica produzione dell’altoforno è appunto la ghisa, che però secondo lo scienziato che scrive sotto mentite spoglie, verrebbe “importata”.

Qualcuno chiami la Croce Verde, per favore, e lo faccia portare via, per pietà!




Come funziona l’informazione a Trieste, terminale d’Italia, città europea.

» Inviato da valmaura il 1 June, 2013 alle 1:18 pm

Ieri il Circolo Miani aveva con il consueto preavviso convocato una Conferenza Stampa, spedendone gli inviti via fax ed e-mail all’Ansa, al Primorski, al Piccolo, alla Rai regionale, a Telequattro ed Antenna Tre, tra gli altri. Aveva fissato l’ora dell’incontro alle scomode, per la gente, 12 in modo da favorire le redazioni televisive, come concordato in anticipo con Telequattro.

Poiché gli argomenti oggetto dell’incontro con la stampa avevano una certa importanza per Trieste, erano presenti pure una quarantina e passa di cittadini, alcuni avevano dovuto prendere apposito permesso sul posto di lavoro per partecipare nella sede del Circolo a quell’infelice ora, in rappresentanza dei Comitati di Quartiere che a Trieste vanno territorialmente da San Vito a Muggia compresa: un’area dove vive oltre un terzo abbondante dei residenti nella provincia.

Il tema dell’incontro era stato ovviamente annunciato nell’invito spedito alle redazioni e non lo ripeteremo qui ma comunque chiunque può leggerselo sul sito www.circolomiani.it nel pezzo titolato appunto Conferenza Stampa e Somma indifferenza, acclarata incapacità.

Non si è presentato alcun giornalista o cameramen, gli ultimi in verità e forse perché non pecchiamo di vanità ci interessano poco o niente, senza nulla togliere alla dignità del loro lavoro, e le quasi cinquanta persone presenti hanno fatto come se ci fossero. Ovvero per oltre un’ora hanno ragionato sulla situazione ed hanno deciso le prossime iniziative a partire dalla manifestazione-assemblea cittadina da organizzarsi per la seconda metà di giugno in piazza Unità.

Questo appena descritto non è altro che un ordinario episodio della più che decennale censura con cui la stampa di ogni ordine e grado, operando in un regime di sostanziale monopolio informativo, ha trattato le iniziative realizzate a Trieste dal Circolo Miani a partire grossomodo dall’anno 2000. Quando invece ne ha parlato è stato praticamente quasi solo per denigrare la credibilità di Maurizio Fogar e del Circolo da lui presieduto, in perfetta sintonia con la politica anche qui di ogni ordine, colore e grado, che ha sempre visto, salvo la lodevole eccezione di Igor Kocijancic e forse uno o due altri, la vasta partecipazione della gente e della nostra comunità, che nessun altro a Trieste, sia esso partito, sindacato o associazione, ha avuto, e la forte credibilità duratura nel tempo di cui il Circolo gode, come un mortale pericolo per la status quo della politica, del sottopotere e degli affari, in città.

Ma proprio perché è l’ennesimo episodio di questa vergognosa saga esso assume una valenza importante su cui merita ragionare.

A partire dall’assoluto silenzio-consenso di tutte, e qui sottolineiamo la parola tutte, forze politiche, intellettuali, istituzionali e quant’altro di Trieste. A cominciare da quelle che si vantano di combattere questa informazione “serva e pilotata”, sono parole loro anzi di più uno slogan; di riaffermare un giorno si e l’altro pure che “bisogna dare voce ai non garantiti” alla “società civile”, che se però non sei almeno rettore, imprenditore o notaio ed avvocato di grido, è meglio che stai zitto tanto ai loro occhi, meno che nei venti giorni di campagna elettorale, non conti un cazzo, e non sei certamente “civile”, un po’ come il voto per censo ottocentesco.

Per continuare alla belinata strascicata da anni della “partecipazione”, dell’“ascolto” del territorio, dell’apertura alla gente che i partiti, PD in testa, ripetono come un mantra e con una credibilità che il solo dato ultimo della partecipazione al voto alle recenti elezioni regionali FVG basta a distruggere: a Trieste comune ha votato poco oltre il 40% degli aventi diritto ed in provincia il 43,43%. Ovviamente nessuno ne ha parlato se non per un giorno e qualche titolo di giornale, anche qui nel silenzio più globale del mondo informativo italiano, a riprova che Trieste conta meno di niente in Italia non solo nella politica ma anche sulla stampa che invece si scandalizzava perché quasi il 50% degli elettori altrove non votava. E di Trieste dove si sfiorava il 60%? Zitti e cuccia.

Inoltre gli argomenti trattati nella Conferenza Stampa erano proprio quelli che informazione e politica gradivano di meno. Ma qui bisogna fare un passettino indietro: a quel servizio a firma Adriano Sofri apparso su Repubblica in gennaio e mai, anche qui un’anomalia visti i precedenti, ripreso o citato dal giornale locale del gruppo De Benedetti. Anzi il piccolo giornale ha qui invece pubblicato una smentita, al contrario proprio di Repubblica, spedita dal portavoce del sindacato dei giudici su sollecitazione della Procura di Trieste, piccata per i giudizi, la pura verità dei fatti, contenuti nell’articolo di Sofri. Meraviglioso: si smentisce dunque una notizia mai pubblicata. Ma questa è la deontologia, anzi come la pomposamente declamano, l’etica professionale del giornalismo italiota e soprattutto triestino.

Dunque il riportare all’attenzione dell’opinione pubblica locale il diverso e conflittuale comportamento adottato sulla Ferriera di Trieste dalla Procura locale, confrontandolo invece con l’operato di Procura e Tribunale di Taranto sull’Ilva, vedi il recente sequestro per 8 miliardi e passa dei beni dei proprietari Riva e gli arresti dei vertici della Provincia pugliese, a cominciare dal Presidente, era per la stampa locale cosa disdicevole assai. E pertanto che fanno, va bene censurano in coro l’iniziativa del Circolo, e all’unisono a partire dalla RAI-servizio pubblico con canone annesso perché se uno ne parla salta tutto, e così evitano di raccontare ai triestini e muggesani che in Ferriera, ad esempio hanno creato da tempo, da quando la dirigeva l’attuale consulente, ma guarda che combinazione, della giunta comunale Cosolini, una vera e propria discarica abusiva di migliaia di tonnellate di loppa, i cui fanghi tossici finiscono regolarmente nelle verdi acque del Golfo di Trieste, e che, sempre ad esempio, l’altoforno in funzione perde quotidianamente 30.000 e più metri cubi del più cancerogeno gas esistente.

Insomma la censura coglie i classici due piccioni con una fava.

Ma non pago il piccolo giornale piazza lo stesso giorno della Conferenza Stampa - una semplice e fortuita coincidenza nevvero? - del Circolo una paginata, con foto, di intervista al Procuratore Capo facente funzioni, dopo la dipartita per Treviso del titolare precedente, passato alla storia della Ferriera per le sue due interviste agostane, una ad ogni estate, sulle inchieste e sulle indagini, che oramai da quasi tre anni il suo ufficio aveva in corso sui mancati controlli di Arpa, Ass, Regione, Provincia e Comune, e perché no, aggiungiamo noi, della Procura, e sui controllori “distratti”.

Una indagine da carta stampata perché a quasi tre anni di distanza salvo le due interviste in fotocopia, nulla di concreto è risultato.

Dunque sul piccolo giornale il Sostituto Procuratore facente funzioni, Federico Frezza, si confessa biograficamente ai lettori. Non se ne avrà a male ma il titoletto dei bigliettini notturni è degno del miglior Cuore di Edmondo De Amicis, come l’implicito invito ad attendere “i venti-trenta anni” per contare i morti dell’eventuale inquinamento da Ferriera, che giurisprudenza e statistiche medico-scientifiche internazionali non fanno testo e magari sono scritte in inglese. Tralasciamo poi l’uscita sulle indagini epidemiologiche che a Taranto i suoi colleghi hanno fatto fare dall’ASS locale a tempo di record, evidentemente. Ed è proprio il magistrato inquirente che porta la responsabilità delle principali e quasi uniche indagini fatte sull’inquinamento, o meglio “imbrattamento” della Ferriera e sui conseguenti processi conclusisi sempre con una oblazione dei vertici, il neoconsulente del Comune per l’appunto e la Lucchini-Severstal,  e sempre con il consenso della pubblica accusa, ovvero dello stesso PM.

Insomma più o meno come a Taranto, neh!

Ovviamente la grancassa continua anche oggi, sottolineando la salvezza del decreto “crisi complesse” che ha inserito anche la Ferriera, e qui tutti i politici vecchi e nuovi fanno a gara nei commenti a prendersene il merito, salvo dimenticare che se nei prossimi tre mesi non giunge al Governo e all’Europa un progetto completo e finito di bonifica e riconversione produttiva del sito, salta il banco e la festa è finita.

Ora noi molto sommessamente ci permettiamo di prevedere che ci vorrebbe un vero e proprio miracolo, e lo diciamo per i lavoratori che al contrario di quanto sostiene il Maranzana di turno sul gazzettiere locale non sono “quasi 500” ma invece quasi cento in meno e l’indotto, dopo i tagli a gennaio dei contratti esterni di tutte le ditte appaltatrici, non esiste quasi più, e questa incapacità di precisare anche solo i numeri certamente non aiuta a ben sperare, perché questa classe dirigente, sindacati compresi, riuscisse nell’impresa. Visto che sono gli stessi che con un preavviso ufficiale della proprietà, che annunciava la chiusura della Ferriera già nel 2001, in dodici e passa anni non hanno partorito un’idea che è una, figurarsi un progetto dettagliato in tre mesi, bonifiche comprese. Ah, in merito ai 48.000 euro spesi dal Comune per la consulenza semestrale (scade alla fine di giugno) all’ex direttore della Ferriera, attualmente, non fossero bastate le precedenti sanzioni-condanne tribunalizie, rinviato a giudizio per alcuni reati tra cui lo smaltimento illegale di rifiuti speciali della Ferriera ed il falso, nel processo nato dalle indagini delle Procure di Grosseto e Perugia che lo avevano arrestato per 24 giorni, sotto gli occhi della Procura triestina, forse il Sindaco se il poteva risparmiare. E non solo per la questioncella delle vicende legali del Consulente, ma anche per i risultati. Non occorreva Pico della Mirandola per capire che nessun imprenditore è disposto ad investire un centesimo su di un sito dove ogni centimetro quadrato è talmente inquinato che se uno ci sputa sopra si sente ringraziare, e totalmente da bonificare a costi altissimi. Lo avevamo scritto, noi, fin dall’inizio e senza percepire uno scheo dal Comune.

E le bonifiche? Vai a vedere che i sessanta-cento milioni necessari e indispensabili li dovrà cacciare il cittadino, ovvero la Stato, anche se una legge stabilisce che “chi ha inquinato paga”.

Ma qui siamo a Trieste bella gente, mica a Taranto o a Udine.

Avanti censura!

Post Scriptum.

E' chiaro.
E' chiaro che da due anni a questa parte la linea scelta da stampa e politica, che a Trieste ed in Regione sono la stessa cosa, è stata quella di silenziare, cancellare il dramma, per le tante persone che si ammalano e muoiono, dell'inquinamento emesso dalla Ferriera di Trieste, direttamente o indirettamente (falde e mare del Golfo). Il tutto per non disturbare i manovratori: sempre la politica, gli enti di controllo e la proprietà oramai fallita e che se non investiva prima sugli impianti figurarsi ora che la Ferriera perde tre milioni al mese.
Tutto ovviamente nel nome salvifico dei posti di lavoro da conservare.




Conferenza Stampa. Venerdì 31 maggio, ore 12, Circolo Miani.

» Inviato da valmaura il 28 May, 2013 alle 2:40 pm

Somma indifferenza, acclarata incapacità.

Continua imperterrito a Trieste il silenzio di politici, di ogni ordine, colore e grado, di Enti e Istituzioni preposte ai controlli e financo della Procura evidentemente appagata dalle interviste (due in due estati) del già suo responsabile che annunciava e riannunciava indagini a tutto spiano sui mancati controlli e sui controllori farlocchi.

Ma noi insistiamo, tanto più dopo l’articolo di Adriano Sofri, apparso in prima di Repubblica di sabato 25 maggio dal titolo “Ilva: il capolinea dei Riva”, ovviamente ignorato dalla filiale locale del gruppo Finegil-Espresso, e dove si elencavano i punti che i controllori pubblici avevano accertato essere stati completamente disattesi dalla proprietà da un anno a questa parte. Ecco, scorrendo quegli orrori inquinanti, che facevano invece pendant con le tante pubbliche dichiarazioni dei vertici Ilva sugli investimenti in realtà mai fatti, non si poteva non notare che se ai nomi Ilva e Taranto si sostituivano quelli di Ferriera e Trieste, l’articolo di Sofri scorreva benissimo anche per la nostra realtà, ed il comportamento di quei vertici aziendali era lo stesso, ma proprio lo stesso, di quelli sostenuti pubblicamente dai Lucchini prima e dalla Severstal dopo a Trieste in questi anni.

Già la memoria: gran brutta bestia che ovviamente un certo giornalismo omette accuratamente di sollecitarne l’uso. Ma vi diamo noi un aiutino. Vi ricordate le roboanti dichiarazioni di Illy, allora Sindaco di Trieste, era il 1999, generosamente ospitate a tutta pagina dal piccolo giornale?

Quei 450 prima, poi 500 ed infine 600, miliardi, “investiti” dalla Lucchini per ammodernare gli impianti della Ferriera? Seguiti poi dal pubblico impegno del sindaco-portavoce rassicurante “Abbiate pazienza. Dal 2000 l’aria di Servola sarà pulita”. Peccato che dopo 14 anni di pazienza la situazione sia quella che tutti, e non solo i servolani, meno uno (telefonare in Comune e chiedere di Umberto) vedono e respirano. E peccato che ancora oggi non sono state rese pubbliche le fatture di quelle centinaia di miliardi “investiti”, dunque dati da Illy per già spesi, dei lavori eseguiti dalla Lucchini per “ammodernare gli impianti ed abbattere l’inquinamento”. E non vogliamo neppure supporre che mancando le suddette fatture i lavori non siano stati che una penosa barzelletta o peggio siano stati fatti … oltre che malissimo, visti i risultati, in … nero!

Dunque lo spargimento della loppa nelle discariche abusive interne all’Ilva e sul terreno dello stabilimento, che ad esempio è uno dei tanti punti denunciati dai pubblici controllori a Taranto e riportati nell’articolo di Sofri, e che ha portato tra le altre cose agli arresti di mezza Provincia, a partire dal suo Presidente, a Trieste è stata cosa da noi ripetutamente denunciata e segnalata senza registrare alcun risultato. Così come la ferma enunciazione di una Conferenza decisoria dei Servizi del Ministero dell’Ambiente che già nel 2008 (verbale di luglio) intimava all’Avvocatura dello Stato del Friuli Venezia Giulia, con sede a Trieste nello stesso palazzo di piazza Oberdan della Regione, di procedere ad un sequestro cautelativo dei beni della Lucchini-Severstal fino alla cifra necessaria per la messa in sicurezza e le bonifiche del sito della Ferriera, secondo le indicazioni del Ministero, e per cautelare lo Stato ed il denaro pubblico, non ci risulta sia stato mai effettuato.

Ecco tutto questo accade a Taranto ed a Milano, dove le Procure ed i Tribunali stanno cercando di recuperare quei 8 e passa miliardi di euro, tra i tanti guadagnati dalla proprietà dell’Ilva sulla pelle dei lavoratori e dei tarantini e sulle tasche degli italiani, mentre nel Paese si rifà in grande il gioco suicida, per i lavoratori in primis, cedendo al ricatto dei posti di lavoro, che i Riva lascerebbero in strada, sollecitato da una politica imbelle e da una stampa asservita. Insomma, esattamente come a Trieste in questa lunga vicenda e con i sindacati locali per anni, secca rimarcarlo ma la verità e questa, schierati a difesa della proprietà ed ostaggi volontari della stessa.

Per parlare di questo e tanto altro abbiamo organizzato una Conferenza Stampa nella sede del Circolo Miani, in via Valmaura 77 a Trieste, per Venerdì 31 maggio, alle ore 12, nel corso della quale continueremo imperterriti a denunciare ad esempio le migliaia di tonnellate di loppa depositate nello stabilimento, pare lo stiano “ripavimentando”, la perdita giornaliera di 30.000 metri cubi di gas d’altoforno che le centraline Lucchini-Arpa segnalano così bene che le colleghe site in Val Gardena in questi giorni, di aria irrespirabile in Trieste come migliaia di abitanti hanno riscontrato sulla loro pelle, meno due stavolta (ritelefonare al Comune per Umberto e all’ARPA per Daris), hanno evidenziato un inquinamento maggiore di PM10 sulle Dolomiti (sarà stata la neve e fors’anche gli inevitabili peti dei ciclisti del Giro) che quelle di via Carpineto e Svevo, e non è una battuta. Purtroppo.





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