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'L'Eco della Serva'
Fatti e misfatti della settimana

Parco del Mare? Ma BASTA!
Sono 14, quattordici, anni che il presidente a vita della Camera di Commercio ed altre cose, ci frantuma i santissimi con questa telenovela di un Parco, quello del Mare, che ha già cambiato cinque destinazioni, insomma un progetto..
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Per esempio.
Giorni orsono alcune migliaia di persone sono sfilate in corteo per Trieste sul tema “Aprite i porti e siamo tutti umani”. Lodevolissima iniziativa. In questi mesi, ma potremmo dire anni, nessuna forza politica è mai..
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*Ferriera: le analisi della procura
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Circolo Miani » News Correnti » Page 131

Chi sta dietro a chi.

» Inviato da valmaura il 19 July, 2013 alle 2:30 pm

Il senatore Francesco Russo, del PD, si domanda, e per farlo lo fa ricorrendo all’eco locale del suo partito, non si limita cioè a farlo tra le quattro mura di casa interpellando la sua coscienza, e coinvolgendo dunque l’opinione pubblica nel suo angosciante interrogativo, chi stia dietro, soprattutto finanziariamente ed organizzativamente, al recentemente nato Movimento Trieste Libera. Ed adombra la presenza dei “poteri forti”, leggi Camber (Giulio) con Monassi aggiunta, con annessi e connessi, insomma come il famoso acronimo guareschiano del FODRA (Forze Oscure Della Reazione in Agguato). Dimentico, lui tapino, che con questi signori il suo partito ed il suo capocorrente (Letta nipote) governano assieme e che pertanto sono i suoi alleati.

Ma diamo una mano alla coscienza tormentata del Russo suggerendogli un altro interrogativo. Come mai nessun organo di stampa, scritta (come il piccolo giornale così sensibile nel pubblicare i suoi angoscianti dubbi, meno però nell’accettare come azionista del suo Gruppo editoriale il braccio destro e sinistro di Camber, quel Paniccia accompagnato dai sette milioni di euro in azioni Finegil della Fondazione CRT) o radiotelevisiva (dalla Rai del suo amico di partito Degano) ha dato notizia della manifestazione cittadina promossa dal Circolo Miani in piazza Unità, non davanti al Tribunale, concesso, ma “solo” davanti al Municipio, alla Prefettura ed alla Presidenza della Regione? Eppure se erano duecento i manifestanti targati Trieste Libera quelli in piazza Unità erano di più, dunque pensiamo non possa essere il numero il metro di giudizio.

Ed allora, amletico Russo? E come mai dal 2001 praticamente tutte le iniziative (manifestazioni, cortei, assemblee, anche le tre al Palasport con quasi mille persone) promosse dal Circolo Miani e Servola Respira dono sempre state silenziate e censurate dal gazzettiere locale così prodigo invece di attenzioni verso i suoi dubbi?

Le diamo un aiutino. Sarà mica perché il tema era la Ferriera? Ed ancora: sarà mica perché questo disturbava i “poteri forti” trasversalmente intesi, che coinvolgono cioè tutta la classe dirigente, politica ed industriale con i sindacati a far da ruota di scorta, al servizio degli interessi di una multinazionale russo-bresciana?  Chissà magari potrebbe farsi aiutare a trovare una risposta in famiglia, interpellando suo cognato, ora che ha finito di consigliare il Comune e dopo aver diretto per anni e anni Ferriera e Lucchini ha solo di occuparsi del processo in cui è indagato. Capisco che i suoi consigli costano, e caro, soprattutto alle tasche dei cittadini, ma forse ai parenti fa uno sconto. Oppure potrebbe chiedere aiuto al legale di partito, quel Borgna che si divide tra consigli di amministrazione e aule di tribunale a difendere appunto la Lucchini and company, e che magari un parere a gratis, sarebbe la prima volta, glielo concede.

Ecco risponda anche a questo di interrogativi, che non mi sembra affatto irrilevante visto che ha portato il 59 % dei triestini a disertare le urne alle ultime elezioni regionali, e che riguarda il più partecipato ed esteso nel tempo movimento di cittadini che Trieste ricordi a partire dagli anni settanta.

Quando ha trovato la risposta ci telefoni, faccia pure con comodo, grazie.




Ferriera: S'i fosse fuoco, arderei 'l mondo;

» Inviato da valmaura il 18 July, 2013 alle 1:42 pm

Ferriera: S'i fosse fuoco, arderei 'l mondo;

Cecco Angiolieri

S'i fosse fuoco, arderei 'l mondo;
s'i fosse vento, lo tempestarei;
s'i fosse acqua, i' l'annegherei;
s'i fosse Dio, mandereil' en profondo;
s'i fosse papa, allor serei giocondo,
ché tutti cristiani imbrigarei;
s'i fosse 'mperator, ben lo farei;
a tutti tagliarei lo capo a tondo.
S'i fosse morte, andarei a mi' padre;
s'i fosse vita, non starei con lui;
similemente faria da mi' madre.
Si fosse Cecco com'i' sono e fui,
torrei le donne giovani e leggiadre:
le zoppe e vecchie lasserei altrui.

E se fossi Arvedi? Che diamine chiederei esattamente quello che Arvedi chiede. Ovvero un contratto d’affitto d’impresa semestrale, che poi si vedrà, una riduzione del personale del 20% (circa ottanta dipendenti in meno) che risparmiare non guasta, di godere dei quattrini pubblici legati alle agevolazioni, fuori legge per l’Europa a cui per la procedura d’infrazione in corso gli italiani pagano fior di centinaia di migliaia di euro di sanzioni, quelle intese come Cip 6 e che sono state dal 2001 ad oggi la vera cassaforte della Lucchini prima e Severstal dopo che non a caso aveva legato (Bondi) la data di chiusura della Ferriera a quella di cessazione delle suddette agevolazioni (prima 2009 e poi prorogata al 2015), di riuscire a ricevere le sovvenzioni pubbliche del decreto governativo “crisi complesse” e, ma, soprattutto di quelle europee per la siderurgia. Ultimo portarmi in casa per le mie acciaierie della ghisa a buon mercato, insomma con queste premesse a costo zero.

Piccolo particolare: essere esentato dal pagamento (sessanta-cento milioni) del costo delle bonifiche del sito, inquinantissimo. E magari in futuro intortarmi nel business legato alla eventuale destinazione logistico portuale dell’area.

Ecco s’i fosse Arvedi proprio così farei, e come dargli torto.

Torto, e marcio invece, ce l’hanno tutti gli altri. A partire dalla classe dirigente locale e regionale che dal 2001, quando la crisi non esisteva, non ha saputo e voluto trovare uno straccio di idea o di progetto per la riconversione ed il riutilizzo dell’area. Da un sindacato che difendendo sempre la proprietà di turno, prestandosi appieno al ricatto occupazionale, oggi si trova di fronte al concreto rischio di un secondo caso Sertubi, ma con ancora meno garanzie per gli ammortizzatori sociali a “riforma” Fornero in vigore. Lasciamo poi perdere i commenti di una politica che si vede così rinviare la soluzione di un problema che non ha saputo mai affrontare e risolvere, e di una confindustria che suona la solita canzoncina, giusto per far sapere di essere in vita, ma che in tutti questi anni non ha mai offerto una proposta, un progetto, un investimento che sia uno, e non solo sul caso Ferriera.

E lasciamo infine perdere il ruolo della cosiddetta stampa, che è come sparare sulla Crocerossa, e che però ha contribuito non poco, anzi, ad inquinare il clima su questa e altre vicende e che appare totalmente cieca, sorda e muta rispetto all’evolversi di una situazione che per salvare alcune centinaia di posti di lavoro costerà cifre enormi al pubblico denaro: soldi che a questo punto, non sembri un assurdo, converrebbe destinare direttamente agli stessi dipendenti, risparmiandone così molti, e non a favorire gli affari, per amor di Dio legittimi dal suo punto di vista, di un privato.

Si, un’ultima cosa. Avete notato che non si parla più dell’inquinamento e della salute di decine di migliaia di triestini e muggesani, e da almeno due anni oramai? Ma si, un dettaglio insignificante: che diamine non bisogna disturbare il manovratore e chi fa gli affari con i soldi altrui, anzi di noi tutti.




I piani laureniani.

» Inviato da valmaura il 3 July, 2013 alle 12:17 pm

Alcune considerazioni sullo spazione, quasi una pagina, dedicato al roboante “piano” del Comune sull’inquinamento, Ferriera in primis.

I fatti contenuti nell’articolo: nessuno.

Dopo più di due anni e mezzo dall’insediamento, e superata dunque la boa di metà mandato, questa amministrazione sta ancora “studiando”, “preparando e predisponendo, nonché proponendo”: ad esempio alla Regione di affidare all’ARPA la gestione di tutte le centraline. Insomma come dare alla Banda Bassotti la sorveglianza della Banca di Topolinia. Sono note a tutti, quelli che ovviamente hanno gli occhi per vedere e la volontà di farlo, le pesanti responsabilità dell’ARPA in questi anni. Pari forse solo a quelle di una ASS che si è sempre rifiutata di fare, e dal dicembre 1998, quella indagine epidemiologica da noi richiesta su tutti i residenti nei comuni di Trieste e Muggia. Se solo la Procura avesse dato corso alle solenni enunciazioni fatte “sui mancati controlli degli enti pubblici” per due estati di fila dall’allora Procuratore Capo, oggi se ne discuterebbe in una aula del Tribunale.

Per il resto poi si ripete quanto già detto nel luglio 2011, sui “gruppi di monitoraggio di pronto intervento”, sulla “consulta ambientale” ed amenità varie. Resta il fatto che oggi chi telefona al Pronto intervento della Polizia Municipale si sente suggerire, con tanto di numero telefonico, di “chiamare il Circolo Miani”. Come se noi disponessimo di mezzi dotati di sirene e luci blu lampeggianti con squadre di agenti pronti ad intervenire in forze.

Ma questa è la pura e semplice verità, tutto il resto sono solo chiacchiere per gonzi, un tanto al chilo che non costano niente, dove i soliti lacchè di turno faranno a gara per inserirsi nel “piano” ed altri, giustamente dal loro punto di vista, cercheranno di guadagnarci di che vivere.

Articoli come questi, il cui impietoso confronto con la cruda realtà decine di migliaia di persone possono fare ogni giorno da sole, servono solo ad incrementare a dismisura il rifiuto dei cittadini a votare questa classe politica, vecchia e nuova, totalmente sorda o incapace di rapportarsi con i problemi della comunità, anche solo ad ascoltare e frequentare la gente normale.

Non c’ è da stupirsi dunque se alle ultime elezioni regionali, a questo punto diventa quasi irrilevante parlare di vittoria, a Trieste comune non ha votato quasi il 60% degli elettori e in provincia ha disertato le urne il 57%.

Chiaro dunque perché sul piccolo giornale l’altro giorno campeggiava una intera pagina con fotone annesso sul “riattaccamento” delle due pinne laterali allo squalo imbalsamato del museo comunale, distaccate durante il trasloco della carcassa.

Capirai che notizia! Ma tutto serve per riempire le quattro paginette di cronaca del notiziario pubblicitario locale (l’altro giorno nelle pagine riservate a Trieste c’erano 13 e passa di sola pubblicità e 8 scarse di notizie ed anche queste infarcite di inserzioni) pur di silenziare le duecento e passa persone, più le altre centinaia e centinaia che ne facevano contorno in piazza Unità, in occasione della manifestazione-assemblea pubblica sull’emergenza inquinamento Ferriera.

E si capisce si doveva tirar la volata alle chiacchiere di lor signori. In quanto ai numeri è interessante fare un confronto tra la partecipazione di cittadini che le iniziative promosse dal Circolo Miani ottengono da sempre e la risposta di gente che invece ha il mondo variegato dei partiti, grillini compresi, e che raramente supera il 10% dei numeri dell’altro giorno, e nonostante il “pompaggio” garantito su stampa scritta e Rai regionale.

Post Scriptum. Tre modesti suggerimenti su cose da fare subito concretamente, e senza scomodare i caschi blu della Nato o i Satelliti della Nasa: sgomberare la discarica abusiva di migliaia e migliaia di tonnellate di Loppa, le cui collinette vanno dal capannone dell’ex acciaieria al mare; fermare l’altoforno che perde almeno 30.000 metri cubi di gas al giorno; rifare la torre di spegnimento della cokeria. Queste cose le abbiamo scritte e dette in ogni salsa ed anche alla Procura, e sono state il centro della manifestazione di venerdì 28 giugno, ma non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.




Il maranza colpisce ancora. E Borgna pure.

» Inviato da valmaura il 22 June, 2013 alle 2:04 pm

E insiste, oggi nuova boutade sulle pagine del piccolo giornale dello scrittore di fantascienza, specializzato su Ferriere ed affini. Primo contro ordine compagno, ovvero a lui medesimo, smentisce quanto scritto solo pochi giorni prima sempre sul giornalino locale. Adesso non sarà più la ghisa ad essere “importata” ma il carbone coke. Mentre l’Altoforno, che serve appunto per produrre la ghisa, verrà dunque tenuto aperto non solo come attrazione turistica. In quanto alla sua sicumera granitica sulla chiusura senza se e senza ma della cokeria, oggi il maranza rettifica e utilizza la parola “presumibilmente chiusa”. Insomma forse si, forse no, anzi più no che si.

Conia invece il termine di “emissioni ambientali”, e mette questo ossimoro in bocca al Cosolini, virgolettando il neologismo. Ma è un modo come l’altro per celare, con sovrano sprezzo del ridicolo, la parola inquinamento. In quanto poi allo stato degli impianti definiti “vetusti”  il nuovo compratore dovrebbe farsi carico di buttarli giù e rifarli ex novo. Insomma un benefattore che lavora in perdita e si becca per di più in (fondo) schiena l’onere di far fronte alle spese di bonifica e messa in sicurezza del sito (dai sessanta ai cento milioncini).

A meno che …, si a meno che qualcuno non pensi di fare il furbetto con gli eventuali soldi del Governo italiano (prevedibilmente pochi) ma soprattutto con quelli Europei (presumibilmente tanti) ed utilizzarli a fini diversi da quelli previsti, ovvero a far pagare ancora una volta ai cittadini le condotte criminose dei privati, in questo caso i costi delle bonifiche in barba alla legge del “chi inquina paga”.

In finale della telenovela maranziana ci viene confermato che “l’advisor”, caspita un po’ come gli allenatori di calcio ora tutti “mister” che fa più figo, quel tal Rosato, un cognato di gran prezzo, costato 48.000 euro alle casse si floride del Comune di Trieste per sei mesi, non ha prodotto fin qui l’agognato piano di riconversione ed anzi ci “dovrà pensare Arvedi e ci vorranno alcuni anni”, Cosolini dixit. A nessuno è venuto in testa di richiedere, così giusto per sport, indietro i 48.000 euro all’Advisor nostrano?

Nuovo successo professionale del presidente Acegas, il tutore degli interessi economici del Comune nelle finanze della ex municipalizzata. Come ci informa la stampa ha assunto la difesa di uno degli indagati accusati dalla magistratura di aver frodato le casse pubbliche, della Regione stavolta. Ma uno straccio di incompatibilità o almeno di inopportunità esiste anche per l’avvocato Borgna o il conflitto di interessi è riserva personale di caccia al Berlusconi?




Ferriera: ora basta !

» Inviato da valmaura il 21 June, 2013 alle 12:56 pm

Venerdì 28 giugno, alle ore 18, a Trieste in piazza Unità, davanti al Municipio, il Circolo Miani, Servola Respira ed il Coordinamento dei Comitati di Quartiere, organizzano una manifestazione cittadina – Assemblea pubblica, in concomitanza con la riunione del Consiglio comunale, sulla insostenibile ed inaccettabile situazione della Ferriera. Dell’inquinamento prodotto in dosi massicce dallo stabilimento oramai fuori ogni controllo e della colpevole ed inscusabile inerzia degli organi di controllo, a partire da Regione, Provincia, Comune di Trieste, ARPA ed ASS, per finire con la Procura della Repubblica del Tribunale di Trieste.

Sono passati oltre due anni dall’insediamento di questa amministrazione comunale e nulla è cambiato rispetto ai dodici anni precedenti. E’ dal 1998 che l’emergenza inquinamento Ferriera, ma anche del Depuratore fognario cittadino, fuorilegge da oltre un decennio, delle decine di migliaia di metri quadrati di eternit presenti in tutto il lungomare, dell’Italcementi e del nuovo e vecchio inceneritore, sono stati portati al centro dell’opinione pubblica per l’iniziativa dei proponenti questa assemblea. Dal 1998 la risposta del mondo politico, sindacale e delle istituzioni è stata solo un continuo rinvio, una ripetuta violazione delle leggi italiane ed europee esistenti, una incapacità assoluta a ideare progetti alternativi concretamente percorribili per salvaguardare l’occupazione, il diritto ad un lavoro sicuro e dignitoso, in estrema sintesi: il futuro di Trieste e del suo porto.

E’ ora di dire basta, di pretendere l’immediata tutela della salute delle decine e decine di migliaia di triestini e muggesani che vivono tra il centro città e Muggia, di pretendere che anche a Trieste la legge italiana venga applicata, come a Taranto ma anche solo come nella vicina provincia di Udine (vedi sequestro e chiusura della Caffaro, ex Snia, di Torviscosa). Di prendere atto che oramai l’opinione pubblica cittadina non ha più alcuna fiducia nella credibilità di ARPA e ASS che da anni continuano, come minimo, a sottovalutare i rischi ed a negarsi ad ogni approfondita indagine epidemiologica.

Ne parleremo, di ciò e di altro di cui la stampa locale si guarda bene dal raccontare, nell’Assemblea di venerdì 28 maggio, alle ore 18 in piazza Unità, a Trieste.

PS: per chi vuole dare una mano ad informare i nostri concittadini ed invitarli a partecipare non ha che scrivere a info@circolomiani.it e lasciarci un numero di telefono.





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