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Circolo Miani » News Correnti » Page 130

Parole gravi e non veritiere.

» Inviato da valmaura il 13 September, 2013 alle 2:20 pm

 Ecco oggi scorrendo la prima pagina di cronaca del piccolo giornale chiunque può capire quale sia il ruolo che questa gazzetta svolge in città. Nulla di più lontano da una anche generica informazione ai suoi lettori ma uno strumento, verrebbe da citare il buon Occhetto con la sua “gioiosa macchina da guerra” ma qui l'aggettivo d'obbligo è “triste”, di lotta di parte e di interesse, una clava, un trasmettitore di minacciosi messaggi non dissimili nello stile a quelli delle lettere anonime e dei pizzini, un agitatore che può eccitare menti già tese e compromesse.

Esemplare è l'editoriale del capocronista M.C., che unendo ad alcuni strafalcioni disinformativi scrive di “azione criminale”, ovviamente degli oppositori o presunti tali, epitetati per sovrappiù da “gufi” e “streghe”, all'arrivo in città del “canuto ma arzillo principe di Cremona”.

E dando la colpa a questi ingrati antitriestini già della prima dipartita di Arvedi cinque anni fa, quando alcuni di questi uccelli notturni nemmeno esistevano, vedi 5 Stelle o Tlt.

In realtà il “principe azzurro” inforcò il suo bianco cavallo è trottò alla volta di Cremona, se mai aveva avuto serie intenzioni di “baciare” la Ferriera, nel 2007/2008, o meglio si ritirò dall'acquistare la Ferriera per due ragioni. Le condizioni degli impianti che imponevano già allora il loro totale rifacimento come testato dalle lunghe visite dei tecnici arvediani a Servola, figurarsi oggi dopo ulteriori cinque anni senza praticamente manutenzioni. La seconda è più “pregnante” era l'obbligo di assumersi l'onere dei costi delle bonifiche e della messa in sicurezza del sito, allora stimati dal Ministero dell'Ambiente in 60 milioni di euro. Altro che “azioni criminali” la rottura fu causata dalla volgarissima e legale “pecunia, schei, palanche et nomea simile”. Ma M.C. allora, se non andiamo errati, si occupava di cronaca sportiva e la Cremonese non gioca al Rocco.

In quanto poi ai “programmi precisi” del “non benefattore” Arvedi, finora non si è visto straccio di riga: né di un piano industriale, né di quello occupazionale, e tanto meno di “investimenti ambientali”, che non vuole dire e significare, ce lo concedano e ci scusino, una beneamata mazza.

Solo invece parole generiche, cifre buttate là, e certezze anticipate solo in due campi. Nel taglio dei posti di lavoro annunciati, insomma la “zavorra in eccedenza” verrebbe lasciata alla fallita Lucchini, e nel probabile reinquadramento al ribasso dei contratti dei lavoratori residui, attraverso il passaggio, già sperimentato da Marchionne alla Fiat di Pomigliano, alla riassunzione individuale nelle tre nuove società create ad hoc.

L'altro campo dove le intenzioni di Arvedi sono chiarissime a tutti meno ai giornalisti-editorialisti del piccolo giornale sono nelle sue lapidarie, e non fraintendibili richieste.

Di non pagare le bonifiche, e finchè è solo affittuario ciò è giusto e comprensibile, e di ottenere la messa in sicurezza del sito e l'allargamento della banchina, con almeno il raddoppio delle attività portuali e logistiche.

Chi dovrebbe sostenere queste ingentissime spese? Ma ovvio: Regione, Stato e Commissione Europea ed inoltre per somma sfortuna della UE che l'astuto Tajani definisce “Trieste un modello per l'Europa”. Allora anche la Comunità Europea è a posto.

Discorso a parte meritano le gravi parole pronunciate dall'attuale sindaco di Trieste, dunque rappresentante nel bene e nel male di tutti i triestini, anche di quel 75% di loro che si è espresso, sondaggio SWG, fondata e guidata dai compagni di partito di Cosolini, alla mano per “l'immediata chiusura della Ferriera”.

Un errore gravissimo quelle dichiarazioni, un vulnus alla democrazia ed ai suoi diritti che non trova precedenti nella storia anche aspra e tesa del secondo dopoguerra, e che non fa assolutamente onore al Municipio di Trieste. Errore ancora più grave se si ricorda, cosa che il “giornalismo” nostrano evita come la peste, che da Assessore regionale lo stesso Cosolini guidò dal 2003 al 2008 quel tavolo istituzionale della Regione per la dismissione e riconversione della Ferriera, altro che “la Ferriera non chiuderà”. Si, è vero che il tavolo lavorò sotto dettatura degli emissari degli “affaristi russi”, la definizione è del Sindaco, impersonati proprio allora dal Rosato, sempre lui, e dal Semino, che per fortuna non parlavano in cirillico, e che alla fine non partorì nulla. Insomma nulla per modo di dire perchè aveva comunque garantito altri cinque anni di tirare a campare alla Lucchini-Severstal, con l'aggiunta della concessione dell'AIA regionale. Oppure di quando nel 2008, nell'aula del Consiglio comunale, irrise il Sindaco Dipiazza rinfacciandogli “l'abbiamo fatto Bingo” di arvediana memoria.

Dunque Roberto Cosolini la imploriamo di ritirare pubblicamente quelle affermazioni tanto gravi quanto insensate, che non fanno bene alla democrazia e tanto meno alla tradizione democratica della sua parte politica.

Lo faccia, per favore, e subito.

Riconoscere un errore esalta la dignità dell'uomo prima che del politico.




Trieste Contemporanea.

» Inviato da valmaura il 5 September, 2013 alle 12:06 pm

Trieste Contemporanea.

A cura di Maurizio Fogar.

Per vedere il filmato clicca qui http://youtu.be/AA3F1aYP-5c




Ferriera? Nulla di nuovo, tutto già visto.

» Inviato da valmaura il 4 September, 2013 alle 2:02 pm

 Facciamo un passettino indietro, e cioè alla notiziola apparsa ieri sul piccolo giornale sulla risposta data dal forzaitaliota Antonio Tajani, nel suo ruolo di Commissario Europeo all'Industria, all'interrogazione presentata dall'europarlamentare Zanoni.

In buona sostanza il Tajani, ci siamo letti la completa risposta che l'onorevole Zanoni ha avuto la cortesia di inviarci, ributta la palla in tribuna. Ovvero alla segnalazione dei danni alla salute prodotti dall'inquinamento della Ferriera, anche se Zanoni sottolinea forse troppo quelli dei lavoratori e meno quelli che decine di migliaia, almeno ottantamila, persone sono costrette a subire sul territorio, il Commissario Europeo mette in atto il classico sistema dello scarica barile.

In poche parole scrive che non è sua competenza, né della Commissione Europea occuparsene, e che la responsabilità dell'inazione è tutta dell'Italia, il suo paese che rappresenta nella Commissione UE, della Regione FVG, dell'ARPA e dell'ASS che non ha mai fatto una indagine epidemiologica. Lo scoprono ora dopo ben 15 anni di silenzi o peggio.

Ma qui manca qualcosa, carissimo Tajani, amico del Silvio che fu, ovvero l'immediata segnalazione sua, e magari assieme al Zanoni, ai suoi colleghi Commissari alla Salute ed all'Ambiente della UE per i provvedimenti sanzionatori e surrogatori nei confronti degli inadempienti (leggi sanzioni ed ispezioni) che lei ha la bontà di individuare ed elencare più sopra.

Perchè se è vero che l'operatività spetta a loro, è anche vero che il controllo di conformità è pienamente riservato alla Commissione Europea rispetto alle norme e agli indirizzi (leggi Direttive) che essa si è data in materia e che sono vincolanti per tutti i 28 stati membri.

Passiamo ora alla visita di cortesia del sindaco di Trieste alle fabbriche Arvedi in quel di Cremona, si insomma a Spinadesco e vicinori,. Non ne capiamo né comprendiamo il senso né il significato.

Se era una visita di “controllo” allora si è rivelata del tutto inutile. Cosolini, che deve essere una buona forchetta mentre noi non riusciamo a cucinare nemmeno un paio di uova all'occhio, così a prima vista, potrebbe dare giudizi di merito sulla cucina di un ristorante ma quanto a capire di siderurgia ed impiantistica ha la competenza e la capacità di comprensione di un esquimese che assiste alla predica di un Muezzin, e per di più letta in aramaico. Potrà al massimo dare giudizi cromatici o come il piccolo giornale descrive entusiasticamente sulla qualità dei bar ristoranti del piazzale esterno alla fabbrica, ai quali, bontà sua (di Arvedi si intende) possono abbeverarsi e ristorarsi pure i camionisti.

Ricorda un po', dunque già visto, i servizi da “inviato” di quel G.Garau del piccolo giornale in visita alle fabbriche di quegli “avventurieri russi”, come li definisce a sorpresa il Cosolini d'oggi, dimentico del Cosolini di ieri quando da assessore regionale nel quinquennio 2003-2008 li ha sostanzialmente fiancheggiati e favoriti, e di cui ha assunto in dicembre 2013 il loro braccio operativo (l'ex direttore per lunghi anni di Ferriera e Lucchini-Severstal, gli odiati russi, Francesco Rosato) quale consulente proprio della sua amministrazione comunale.

Ma merita appunto qui ricordare i memorabili servizi dell'inviato del piccolo giornale che con sprezzo del pericolo descriveva i paesaggi bucolico-tolstoiani (i boschi sterminati di verdi betulle) in cui le acciaierie di Mordashov-Severstal erano collocate e la qualità raffinata dei cuochi delle mense aziendali dei biechi pirati russi, ma di palato fino, che, sono righe scritte dall'inviato al fronte orientale sotto il tiro di panzerotti alla vodka, meriterebbero alcune stelle della Guida Michelin. La Victoria Cross e la Medaglia d'Onore del Congresso no?

Per il resto troviamo la conferma che finora l'Arvedi, nonostante l'avvicinarsi della fatidica data del 15 ottobre, non scuce parola sul suo progetto industriale sulla Ferriera, salvo insistere sui denari nostri, ovvero pubblici, per la gentile sistemazione di una nuova area portuale da costruire per fare concorrenza alla scalo pubblico. Veramente geniale. Un po' come lo spararsi nei coglioni, pardon ovaie, da parte dell'Autorità portuale.

Tutto il resto sono “chiacchiere e distintivo”, purtroppo quello di un sindaco che fa genuflettere l'intera comunità che rappresenta al volere di un industriale cremasco, geniale indubbiamente nel farsi i suoi interessi, e che in tutti questi anni non ha mai ritenuto di dedicare lo stesso tempo riservato agli Arvedi e ai selvaggi cosacchi nel visitare ed incontrare sul territorio, che non è assolutamente circoscritto alla sola Servola come stampa e politica cercano da dieci anni di far interessatamente intendere, le decine e decine di migliaia di triestini e muggesani che patiscono le pene dell'inferno a causa delle incapacità ultradecennali di una classe dirigente, politica in testa.

Incapace, imbelle e chiacchierona. Dunque tutto già visto e da oltre dieci anni.




Ferriera. La “mossa” della Procura.

» Inviato da valmaura il 26 August, 2013 alle 11:48 am

 

Finita quasi l'estate, ma siamo pur sempre in agosto, e partito il protagonista delle precedenti interviste estive per Treviso, ecco uscire ora la notizia dell'ultima mossa della Procura targata Frezza facente funzioni.

La prima domanda da porsi è se anche questa iniziativa, per ora senza indagati, finirà come le precedenti inchieste affidate al Sostituto in questione (tutte chiusesi con una oblazione, la prima di ben un milione e trecentomila LIRE e sostanzialmente centrate sul reato di “imbrattamento”).

I primi segnali non sono incoraggianti, vedi la scelta dei consulenti (il pur bravo semper ridens Barbieri ma soprattutto quel Boscolo che fu il miglior alibi della vecchia proprietà, tanto da venir usato come parte fondante della richiesta, poi accolta, della vecchia AIA regionale). Mai ad esempio, che la scelta ricada su tecnici come Romano Pezzetta.

Mancano poi completamente nel fascicolo, dando fede, ed è proprio un atto di fede, a quanto riportato dal piccolo giornale, le indagini riguardanti tre punti nodali della Ferriera, che abbiamo ampiamente indicato da tempo e di cui riproduciamo la parte finale di una “notizia” del 3 luglio scorso del nostro sito giornale online titolata “I piani laureniani”: Post Scriptum. Tre modesti suggerimenti su cose da fare subito concretamente, e senza scomodare i caschi blu della Nato o i Satelliti della Nasa: sgomberare la discarica abusiva di migliaia e migliaia di tonnellate di Loppa, le cui collinette vanno dal capannone dell’ex acciaieria al mare; fermare l’altoforno che perde almeno 30.000 metri cubi di gas al giorno; rifare la torre di spegnimento della cokeria. Queste cose le abbiamo scritte e dette in ogni salsa ed anche alla Procura, e sono state il centro della manifestazione di venerdì 28 giugno, ma non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. E qui ricordiamo per i distratti, che la magistratura tarantina ha incarcerato una decina di persone, a partire dal presidente di quella Provincia e di mezza giunta, proprio per la discarica abusiva di loppa all'Ilva.

Manca ancora una volta l'indagine a carico di coloro (Regione, Provincia, Comune, Arpa e Ass tra gli altri) che avrebbero ed hanno l'obbligo di legge di tutelare la salute e far rispettare i limiti per le emissioni inquinanti, nonostante le roboanti e ripetute dichiarazioni pubbliche (vedi interviste di luglio 2011 e luglio 2012) del predecessore di Frezza alla guida della Procura “sulle indagini sui controllori per i mancati, appunto, controlli”.

Dunque tutti questi elementi, a parte lo scontato e arciconosciuto a tutti meno che evidentemente al solito assessore comunale, di cui per carità ed umana pietas omettiamo il nome, sforamento di BenzoApirene-Benzene e polveri sottili, già oggetto dell'ennesima denuncia (la diciassettesima dal 1998 ad oggi) presentata il 17 gennaio 2011 alla Procura dal Circolo Miani e di cui non si ha mai avuto più notizia, nulla di nuovo.

Pertanto nel prevedibile scetticismo dei cittadini la notizia servirà sostanzialmente a dare il via sul piccolo giornale ad una valanga, bhè almeno ad una slavinetta, di commenti con cui riempire le pagine pur sempre agostane. A partire, lo azzardiamo, dal Trio, non Lescano, ma sindacale di Palman-Salvaneschi-Borini, con l'incognita Sincovich, e naturalmente con l'intervista (la buttiamo: due colonne verticali con fototessera) del Laureni e poi a seguire i commenti dei partiti e di, non manca mai, Razeto.

Ecco aspettiamo gli sviluppi per capire il senso della mossa della Procura o se questa invece finisca per ricordare una altra e più famosa “mossa” quella della soubrette dei cabaret della Belle Epoque, la mai troppo compianta Ninì Tirabusciò, portata magistralmente sugli schermi da Monica Vitti e magari a rimpinguare di ricche parcelle (beato lui) le già floride finanze dello studio legale Borgna.




L'uomo di Lourdes.

» Inviato da valmaura il 12 August, 2013 alle 11:48 am

 

Oppure il Cavaliere Bianco della siderurgia. Così insomma è stato dipinto il signor Arvedi da Cremona, Cavaliere, questo si, della Repubblica italiana, da tutta, ma proprio tutta e con il solito primato del piccolo giornale che in questo, ovvero osannare i potenti, è maestro, la stampa e TiVù locale, e ovviamente da quasi tutta la politica, e ci mancherebbe, con la lodevole eccezione del Movimento 5 Stelle e pochissimi altri.

Ma fino ad ora, non sono state fatte le due uniche cose che c'erano da fare. Ossia due semplici domande. Conoscere nel dettaglio il piano di rilancio industriale o se si vuole di ristrutturazione e riconversione del sito Ferriera che, non dimentichiamolo è per il 60% di proprietà del demanio statale, del cav. Arvedi e di quanto denaro egli intenda investire, denaro suo e non nostro, ovvero dello Stato, Regione e Comunità Europea, nell'operazione.

Finora abbiamo assistito ad una scena che lascia allibiti per la genericità ma anche per la pronta, diremmo entusiastica adesione, dei soliti corifei: quelli di cui sopra. E possiamo capirli: fanno il loro mestiere e i loro interessi, che nulla hanno che fare con i veri interessi della nostra comunità. E lo diciamo anche per i lavoratori, perchè qui ogni giorno che passa si annusa l'aria di una Sertubi Due, con l'aggravante che dal dicembre di quest'anno entrano in funzione gli assai più restrittivi, per i lavoratori si intende, parametri sul Welfare della cosiddetta riforma Fornero, che Dio l'abbia in gloria sempre e comunque.

Dunque ad oggi, oltre alla biografia del cavalier Arvedi, di preciso non si è detto nulla o quasi, salvo che si partirebbe con un primo affitto di ramo d'azienda per alcuni mesi (pare sei).

Di quattrini il pretendente ha parlato genericamente di una decina di milioni suoi da investire sugli impianti, che non bastano nemmeno per riverniciarli altro che rifarli, ed ha subito chiesto che il pubblico, ovvero noi, si assuma l'onere dei costi delle bonifiche del sito, inquinantissimo, della Ferriera (valutato dal Ministero dell'Ambiente nelle sue relazioni di tre anni fa tra i 60 ed i 100 milioni) e della messa in sicurezza (falde acquifere e mare). Nonchè sempre il pubblico, e ridanghete noi, gli costruisca una seconda banchina per fare insomma concorrenza con i soldi pubblici al porto pubblico di Trieste, una genialata non c'è dubbio, e che fa capire di che pasta è fatto il cavaliere cremonese. Si è parlato poi, altrettanto genericamente di “investimenti per ridurre l'impatto ambientale” (quanto,please, dieci cents, un milione, cento milioni?), frase che oramai da oltre due anni, più o meno da quando un fantasma è stato messo ad occuparsi dell'Ambiente in Comune, e pare che analogo fatto sia accaduto da alcuni mesi in Regione, è divenuta come un mantra: da cantare in coro, sindacalisti compresi, ma che non muta di una virgola la disastrosa situazione dell'inquinamento mortale che la Ferriera erutta ogni giorno, 24 ore su 24. E in quanto al “dare tempo al gruppo Arvedi” di conoscere la situazione, è una scusa che non regge, anzi ha il sapore della semplice presa in giro. La Arvedi spa conosce benissimo, e non da oggi ma dal 2007/8, lo stato degli impianti della Ferriera, da quando appunto i suoi tecnici la visitarono, palmo a palmo per quaranta giorni cinque anni fa ed appunto Arvedi ritirò prontamente il suo interessamento, anche perchè la Severstal-Lucchini pensò bene di appioppargli i costi delle bonifiche future. A proposito, vorremmo qui ricordare che una legge della Stato, per quanto valga ancora a Trieste soprattutto dalle parti di Foro Ulpiano, stabilisce l'indiscusso principio che “chi inquina paga” e non ci sono altri commi che scrivano che no, invece dell'inquinatore paghi la Regione, lo Stato o la UE.

Ci fu allora un simpatico siparietto, in occasione della prima apparizione di Arvedi in loco, tra l'altro direttore della Ferriera e della Lucchini Italia era quel tal Francesco Rosato, non sappiamo se già coniugato in Russo, che è passato disinvoltamente, anche troppo, dall'essere rinviato a giudizio per falso e smaltimento illecito di rifiuti speciali, a consulente del Comune e oggi, nella sua ultima versione lo ritroviamo addirittura rappresentante degli interessi del Gruppo Arvedi al tavolo ministeriale sulla Ferriera, ad interloquire proprio con quel Comune da cui era pagato fino all'altro ieri. Non vorremmo domani, sulla base della recente legge, trovarcelo pure Commissario governativo alla Servola spa, ed allora forse si capirebbe il perchè vero della consulenza semestrale, di cui per altro sarebbe duopo aspettarsi una dettagliata relazione, dettagliata come almeno i 47.700 euro pagatigli dai cittadini. E per favore non ci si venga a dire che l'operazione Arvedi è merito suo, perchè non stava proprio nelle competenze a lui affidate dal contratto di consulenza.

In quanto ad una Regione, così pronta e prodiga nei confronti di un interessamento cremonese dal destinare sull'unghia 14 milioni e mezzo di euro, sempre nostri, a favorirlo, senza per altro che l' appariscente presidente di Confindustria locale abbia nulla da recriminare, anzi, per il palese squilibrio di trattamento nei confronti dei suoi associati triestini, vorremmo sommessamente ricordare che gli “aiuti di Stato” sono una delle cose tassativamente vietate, e non da oggi, dalla Comunità Europea, cosa che una Presidente della Regione che siede ancora contemporaneamente al Parlamento Europeo, si spera, dovrebbe conoscere.

Ma torniamo al simpatico siparietto del 2007 (fine) tra l'allora sindaco Dipiazza, che alla notizia dell'apparire di Arvedi sulla scena del delitto, anzi del “cancro” come ama definire la Ferriera, ed il sempre allora Assessore regionale Cosolini (in Regione dominava Illy) svoltosi in una delle tante quanto inutili riunioni dedicate dal Consiglio comunale, e per fortuna allora non c'era il nostro fantasma, alla “emergenza (pluridecennale grazie alla politica nostrana) Ferriera”. Cosolini, audito dal Comune perchè presiedeva quell' altrettanto inutile Tavolo regionale per la riconversione, appunto, della Ferriera (2003-2008), rinfacciò al Sindaco la sua stoltaggine, sbeffeggiando pubblicamente Dipiazza nell'aula consiliare, irridendolo per quell'infelice “abbiamo fatto Bingo” da lui dichiarato alla stampa per commentare il poi fallito arrivo del salvatore cremonese.

Oggi a ruoli invertiti abbiamo riassistito alla stessa scena, con Cosolini Sindaco che ha costruito metaforicamente ma non troppo una statua equestre al patron cremonese ed il Dipiazza consigliere regionale che lo irride dalla stampa. Una scena triste, perchè dimostra da che politica siamo governati, e disvela l'assenza totale di una stampa e di un giornalismo degni di esistere.

In tutta questa vicenda, il cui esito, nonostante il piccolo giornale e gli altri corifei di complemento che ben si son guardati, ad esempio, di informarsi con un semplice clic su internet sulle proteste degli abitanti di Spinadesco (Cremona) dove ha sede l'acciaieria Arvedi, non appare affatto scontato, è stato, come sempre da oltre due anni a questa parte, silenziato il dramma delle malattie, delle morti, della pessima qualità della vita che oltre ottantamila triestini e muggesani, non solo i “servolani” caro Ussai, di cui per altro condividiamo ogni altra riga del suo comunicato, sono costretti a patire e subire direttamente sulla propria pelle ogni giorno che la Ferriera continua ad esistere. E sia certo chi oggi parla di “siderurgia pulita” nel cuore di Trieste che essa è impraticabile, e vietata per altro dalle direttive europee, e che ciò implicherebbe comunque investimenti finanziari centinaia di volte superiori alla “decina di milioni” di Arvediana intervista. Cosa per altro che il Giovanni Arvedi, classe 1937, da Cremona sa benissimo. E allora?





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