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'L'Eco della Serva'
Fatti e misfatti della settimana

Il “Lacan” triestino: Roberto Dipiazza.
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Circolo Miani » News Correnti » Page 13

Sparaballe a pagamento (nostro).

» Inviato da valmaura il 21 February, 2019 alle 2:06 pm

Tre volte lo hanno dichiarato alla stampa (due assieme) che “entro febbraio verrà pagata una anticipazione della nuova misura regionale di sostegno al reddito qualunque siano le risposte da parte dell'INPS” ed invitato i cittadini aventi diritto ad affrettarsi a presentare la domanda ai servizi sociali del Comune in via Mazzini.
I “promettenti” Riccardo Riccardi, assessore regionale, e Carlo Grilli, suo omologo comunale.
Risultato? Nessuno, ripetiamo nessuno, tra gli aventi diritto ha ricevuto NULLA. Ed alla fine di febbraio mancano cinque giorni lavorativi.
Facile quanto odioso prendere in giro migliaia e migliaia di famiglie, le più deboli e meno garantite.
E pensare che per comportarsi così li paghiamo più che lautamente.
Post Scriptum. Chi fa richiesta di un contributo comunale “fuori sacco” si sente rispondere dalle assistenti sociali che il Comune non ha quattrini e che anzi hanno dimezzato i fondi rispetto al 2018. Chi telefona in Regione si sente rispondere che la Regione ha stanziato, dai primi di febbraio, ben 4 milioni di euro ai Comuni per la bisogna.
Oltre a prenderti in giro ti trattano come una pallina da ping pong.
Proprio bravi e soprattutto coraggiosi.



Bruno, e poi?

» Inviato da valmaura il 20 February, 2019 alle 12:53 pm

E davvero “Bruno” come lo conoscevano quasi tutti che hanno oggi più di 40 anni era il suo vero nome?

Sempre con il suo triciclo, sempre con il suo impermeabile con coppola da far sembrare quello del “tenente Colombo” un raffinato capo di Valentino.

Sempre a tirar su cartoni e brontolare: si dicesse avesse la “base” al vecchio Silos, ma non ci giureremmo.

Certamente i triestini erano talmente abituati a vederlo in giro per la città che sembrava esserci sempre stato: parte integrante del panorama.

Ma chi era quest'uomo?

Usiamo l'imperfetto perchè, anche se era impossibile dargli un'età tanto negli anni appariva sempre uguale, pensiamo che oramai sia scomparso da tempo.

Sarebbe bello, e soprattutto umano, ricordarlo e conoscerlo un po' meglio di quel “Bruno dei cartoni”.

Nel ringraziare il lettore Tommaso per averci mandato la foto qui sotto, rivolgiamo l'invito a tutti voi: chi sa parli, e scriva!

https://www.facebook.com/circolo.miani/photos/a.1497907753813521/2399863033617984/?type=3&theater




“Italiani brava gente?” Non sempre e dappertutto.

» Inviato da valmaura il 17 February, 2019 alle 2:51 pm

Nel settembre 1992, o giù di lì, il Governo italiano aveva donato alla neonata Repubblica di Croazia un contributo di Quattro Miliardi delle vecchie lire quale aiuto per la costruzione di scuole ed asili.
Neppure un mese dopo in una conferenza stampa internazionale il Vice di Franjo Tudman, Presidente della Croazia indipendente dall'otto ottobre 1991, aveva rivolto un pressante invito ai capitali stranieri, in particolare tedeschi, austriaci, francesi ed americani, perchè venissero ad investire nella gracile e traballante economia balcanica.
Alle domande di alcuni giornalisti sul perchè avesse omesso dall'invito l'Italia, forse per una svista, il leader Croato rispose che non di dimenticanza si trattava ma di scelta voluta: il suo Governo meno sentiva parlare italiano e meglio era.
Incalzato dalle domande della stampa internazionale se il veto fosse legato alle vicende della Seconda Guerra mondiale (formalmente la Croazia divenuta monarchia dopo lo smembramento del Regno di Yugoslavia sotto l'incalzare dell'invasione tedesca e italiana, soprattutto tedesca, era stata assegnata alla casa Savoia: Aimone Roberto Margherita Maria Giuseppe Torino appartenente al ramo Savoia-Aosta. Fu re di Croazia con il nome di Tomislavo II, senza però mai prendere possesso del trono e ben si guardò dal mettere mai piede a Zagabria, e lo Stato fu retto da un Reggente: Ante Pavelic capo degli Ustascia, movimento ultranazionalista coltivato per anni dal Fascismo. Mentre una fascia costiera fu assegnata direttamente all'Italia), il Vicepremier Croato annuì ma, con gran stupore dei giornalisti ne diede motivazioni sorprendenti.
Ovvero l'Italia era sgradita non come paese invasore ed occupante – ed allora i tedeschi ed austriaci? - ma per l'anomalo comportamento delle sue truppe d'occupazione. Ossia l'esercito italiano aveva, a suo dire, colpevolmente protetto gli ebrei, gli antiustascia e le minoranze etniche, a partire da quelle serbe e bosniache, rifiutandosi di consegnarli ai campi di concentramento e sterminio Ustascia e nazisti, e facendoli espatriare nascostamente nel Regno (italiano) d'Albania.
Gran scalpore sulla stampa europea ed americana suscitarono queste affermazioni e tutti si aspettarono l'immediata espulsione dell'ambasciatore croato a Roma, meglio se in un vagone piombato in ricordo dei “tempi andati” di nazista nostalgica memoria, il ritiro di quello italiano a Zagabria e la richiesta del Governo italiano di totale isolamento da parte dell'Europa fino alle dimissioni del Governo croato. Oltre naturalmente l'immediata revoca del “dono” di quattro miliardi incautamente stanziato.
Nulla di tutto ciò avvenne. Ma questo va ricordato per chiarire come l'esercito italiano ebbe facce e comportamenti diversi.
Durissimo, feroce e criminale in Slovenia (“si fucilava troppo poco” i civili come telegrafò l'allora comandante del corpo d'occupazione del regio esercito). Di segno talvolta opposto in Montenegro dove molti militari italiani dopo l'otto settembre 1943 si unirono alle formazioni partigiane yugoslave.
Ecco un “ricordo” degno di questo nome pone a noi tutti giustamente molte domande e impone riflessioni complessive sul ruolo svolto dall'Italia in quel contesto, e non la rimozione che purtroppo è avvenuta delegando il tutto al ricordo di una sola giornata.

https://www.facebook.com/circolo.miani/photos/a.1497907753813521/2397788363825451/?type=3&theater




Cosa insegna la “giornata del ricordo”.

» Inviato da valmaura il 15 February, 2019 alle 12:24 pm

Premessa: essendo oramai quasi scomparse le persone che vissero quelle tragiche esperienze colpisce la durezza e l’acredine di certi commenti da parte dei loro attuali discendenti, quasi tutti nati e comunque vissuti nell’odierna Italia ed in Europa. Lasciamo perdere gli insulti e le trivialità che sui “social” a partire da Facebook trionfano oltre ogni limite (ma stranamente qui le “regole” di Zuckerberg non valgono).
Appare desolantemente chiara la grassa ignoranza dei politici, tutti: nuovi e vecchi, che si misurano con la questione in forma pubblica.
Altrettanto triste, e non scusabile, è la non conoscenza nel merito da parte degli organi di stampa (scritta e televisiva) tanto che chiamarli di “informazione” sarebbe parola grossamente impropria, che si limitano al ruolo di megafono del sciocchezzaio politico ed istituzionale.
In questo quadro da cerimonia staraciana spicca tristemente il silenzio, o la timidezza degli storici e degli studiosi che avrebbero invece tutti gli strumenti per fare chiarezza e seria ricostruzione con la dovuta onestà intellettuale.
Si, un ben triste ricordo che fa torto alle vittime.




Vietato vietare.

» Inviato da valmaura il 12 February, 2019 alle 4:23 pm

Francamente basta. Non se ne può più di queste intromissioni nella nostra vita privata.
Ora, oltre a permettere ai ciclisti di andare “contromano” nelle vie cittadine e di avere la precedenza ai semafori, oltre che a percorrere in un senso e nell'altro le corsie riservate ai mezzi pubblici, si inventano il divieto di fumare in macchina anche quando sei solo. Tra poco lo vieteranno anche nel cesso di casa, dopo le panchine nei parchi.
Ma non è la questione del fumo sì, fumo nò: ben altra è la posta in gioco.
Quella della compressione progressiva dei diritti e delle libertà individuali.
Tra poco la polizia municipale girerà con il metro e le forbicione al seguito per misurare la lunghezza dei capelli, e zac!
Invece del “Grande fratello”, che ci spia e controlla anche quando ci scappa un ruttino, invece di spendere barcate di milioni in telecamere e sistemi di sicurezza, e trasformare le città in caserme, destinino tutti questi soldi per sanare la nostra sanità, gli ospedali ed i pronti soccorsi che cadono a pezzi.
Invece di rifare una piazza Libertà (Stazione) che va benissimo com'è in una città che tra l'altro perde duemila abitanti all'anno, e buttare cinque milioni di euro ed una ventina di rigogliosi alberi, li usino per l'assunzione di personale ospedaliero o piazzino su ogni ambulanza il medico come c'era una volta.
Mi sono sbagliato su di un verbo. Questi politicanti non “buttano” via niente, anzi, i quattrini nostri li fanno girare tra amici che poi si comportano, appunto, da amici.





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