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Circolo Miani » News Correnti » Page 13

Valmaura. Per il presidente Ater il problema è la “gattara”.

» Inviato da valmaura il 19 June, 2022 alle 12:24 pm

Disarmante al limite del surreale questo è l'unico giudizio che ci sentiamo di dare dopo l'intervista del “Presidente Ater” al quotidiano locale dopo il reportage sul degrado totale in cui vivono 1500 persone da decenni nel complesso Ater di Valmaura meglio conosciuto come “Serpentone”.
Un terzo delle risposte ruota attorno alla “gattara che non si riesce a contattare” e delle casette per i mici che lei accudisce e che sono fonte di sporcizia.
Per le cataste di inerti, tra cui Eternit, abbandonate nel complesso fintanto che non riceve “diffida” non interviene, il Mesotelioma può attendere una carta bollata.
Poi il pallino di ogni leghista odierno, la videosorveglianza per cui i soldi si trovano sempre.
Ma il picco nell'assurdo lo raggiunge quando afferma di conoscere la situazione, e parla delle cassette delle lettere in buona parte sfondate e delle plafoniere dei campanelli, e garantisce che “ci stanno pensando”.
Complimenti, questo è quello che si definisce “un pensiero lungo”, esattamente 30 anni.
Torna a gareggiare nei rally che è meglio.



La Ferriera si sente, eccome!

» Inviato da valmaura il 19 June, 2022 alle 12:22 pm

Altro che i controlli, le “rigorose prescrizioni” di Scoccimarro e Arpa.
Praticamente 24ore su 24 dalla Ferriera, ex area a caldo e banchina, escono rumori insopportabili soprattutto in piena notte e nubi di polveri inquinate.
In questo momento un centocinquantamila tonnellate di rottami ferrosi sono a cumulo sulla banchina scaricati dall'ennesima nave che mai come ora si alterna ad altre nello scarico rinfuse.
Il tutto su di un piazzale coperto da una coltre di polvere rugginosa che ad ogni spostamento si alza in aria e viene trasportata a seconda dei venti verso i quartieri limitrofi. Anche perchè non c'è traccia di irrorazione e pulizia.
Ma il ruolo maggiore è il forte rombo che ad ogni carica sui cassoni dei camion o dei vagoni avviene con lo scarico a caduta attraverso caterpillar del materiale ferroso. Un rumore fortissimo ripetuto ininterrottamente di giorno e soprattutto di notte e che impedisce ai residenti perfino il sonno. Oltre ovviamente a regalare ad ogni operazione una nuvola di polvere rugginosa.
Una domanda che si pongono in molti: da dove arrivano questi rottami ferrosi? E se vengono, come probabilmente vengono, dai paesi dell'ex blocco sovietico, quali controlli preventivi sono stati fatti sull'eventuale presenza di radioattività?
Non moltissimi anni or sono, la Guardia di Finanza sequestrò a Brescia (patria di Lucchini e dei Riva) oltre 250mila tonnellate di rottami ferrosi provenienti da Trieste e Gorizia perchè appunto radioattivi, mentre qui, guarda caso, non erano stati controllati.
Cosa paghiamo a fare l'Arpa? E' una domanda che oramai da tempo si fanno in molti.



C'è albero e albero e c'è rione e rione.

» Inviato da valmaura il 19 June, 2022 alle 12:16 pm

A tutti questi odierni defensor arbores dov'erano in questi anni?
Un esempio per tutti: 8 luglio 2020
Comune Trieste. E la chiamano “manutenzione verde”.
Stamane in piazzale Giarizzole, Monte San Pantaleone, è in corso l'abbattimento di 11 alberi, quasi tutte Acacie, con epicentro il “Giardino Ondina Peteani”. Il committente dovrebbe essere il Comune di Trieste, il condizionale è d'obbligo perchè sugli avvisi appiccicati sui divieti di sosta provvisori piazzati in strada non c'è stampato alcun nome.
Si va dunque per deduzione, ovvero solo il Comune può emettere avvisi di divieto di sosta, ergo ….
Delle rigogliose ultradecennali (dai 50 ai 60 anni d'età) alberature l'aspetto precedente al massacro e la visione dei ceppi postumi denotano la loro totale salubrità, senza curvatura alcuna nello sviluppo.
Di queste, per onor di verità, una era spezzata e rinsecchita, accanto al alcuni reimpianti di nuove alberature, collocate all'incirca un anno fa, in stato agonizzante, praticamente senza foglie e quelle poche presenti accartocciate per evidente mancanza di irrorazione (chiamasi acqua).
A parte la considerazione che noi tutti, o quasi, saremo defunti quando questi “nuovi alberi”, posto che riescano a sopravvivere e ne purtroppo dubitiamo assai, raggiungeranno dimensioni e benefici effetti di quelli abbattuti.
Un'ultima notazione a margine.
Il parco giochi per i bimbi risulta sempre inaccessibile: delittuoso.



Solita avventura quotidiana.

» Inviato da valmaura il 19 June, 2022 alle 12:14 pm

Come ogni mattina imbocco la rampa della (super)strada a Sant'Andrea direzione Valmaura.
Cammino a 55 km all'ora, dunque cinque oltre al limite fissato di 50, mi superano tutti, dai camion ai pullman, per non parlare dei motocicli.
Fa caldo e tengo i finestrini aperti, un cento metri prima dell'imbocco della galleria di Servola vengo avvolto da un tanfo di merda ritualmente offerto dal nuovissimo Depuratore fognario cittadino e la macchina si trasforma in una camera a gas di guano, sotto la galleria, che funge da camino, l'aria è letteralmente irrespirabile.
Esco a Valmaura imprecando contro tutti gli amministratori del Calendario triestino.
Ecco questo mi capita due volte al giorno, mattina e pomeriggio, andata e ritorno da anni.
Di controlli della velocità sulla strada che non è “super” perchè non ha la corsia d'emergenza, mai visti, nonostante questa sia l'arteria più incidentata del Comune.
Altro da suggerire?



Storia. Il contesto ed i numeri nella Giornata del Ricordo ed ora del 12 giugno.

» Inviato da valmaura il 17 June, 2022 alle 11:28 am

Purtroppo ancora molte persone, soprattutto tra coloro che non hanno vissuto quei periodi ma che sono nati e cresciuti qui, si rifiutano di accettare la realtà contestuale in cui i fatti si svolsero.
In parte anche comprensibile perchè una cosa è scrivere la storia, altra cosa è invece viverla anche per interposta persona.
La seconda Guerra Mondiale scatenata dall'Asse Berlino, Roma, Tokio, con la partecipazione dei loro stati satellite, causò, oltre a devastazioni indicibili 50 milioni di morti per la gran parte civili.
Di questi 12 milioni (oltre 6 milioni gli ebrei) morirono nei lager nazisti o per schiavitù lavorativa al servizio della Germania. La sola Polonia, a seguito dell'aggressione e dell'occupazione nazista, perse un terzo della sua intera popolazione; la Russia ebbe 30 milioni di morti, in gran parte civili.
Per restare all'Italia furono ben oltre i 600.000 gli internati militari italiani (IMI) dopo l'8 settembre 1943, e di questi 50.000 circa morirono di fame, stenti e fatica in Germania.
Durante e soprattutto alla fine della Guerra, o subito dopo, furono quasi 12 milioni gli europei protagonisti, loro malgrado, di “esodi” o fughe e abbandoni di terre e case.
Ma il “contesto” non può esimersi dal ricordo del nostro particolare: ovvero dalle politiche, dagli eccidi e deportazioni attuate nella Venezia Giulia e poi nella provincia di Lubiana, e in Croazia-Montenegro dal Regime fascista e dalle truppe di occupazione del Regio Esercito.
Non è un mistero che a partire dall'incendio del Balkan a Trieste nel luglio 1920, in quello che Renzo De Felice definì "il vero battesimo dello squadrismo organizzato", ad opera dei fascisti triestini guidati da uno dei più feroci capimanipolo, Francesco Giunta, poi premiato come segretario nazionale del Partito Fascista, con incarichi nei Governi Mussolini ed infine come Governatore della Dalmazia, la politica portata avanti per 25 anni dal Regime fu di snazionalizzazione totale nei confronti delle ampie minoranze slovene e croate (proibizione di usare la madrelingua, cambiamento forzato dei cognomi, abolizione di scuole, associazioni, anche sportive, e istituti pubblici e privati). Oltre a violenti episodi di bastonature, incendi di abitazioni, uccisioni di cui ci testimoniano anche le lapidi sparse per mezzo Carso.
La parte più feroce del suo delinquenziale operato il Tribunale Speciale istituito dal fascismo la espresse proprio in queste zone con innumerevoli condanne a morte verso Sloveni e Croati.
L'unico caso di rimozione e trasferimento di un Vescovo ed Arcivescovo avvenne a Trieste e Capodistria, con Luigi Fogar, che si oppose alla cancellazione delle messe in Sloveno e Croato, dopo una furibonda campagna denigratoria condotta dal Piccolo di Alessi e dal Prefetto.
Dopo l'invasione nazifascista, ovvero tedesca ed italiana, del regno di Yugoslavia (1941), le truppe di occupazione del nostro esercito si comportarono, non dappertutto va detto, con tale brutalità e ferocia da scandalizzare talvolta perfino i tedeschi, come bene descrivono gli storici a partire da Teodoro Sala ed Enzo Collotti, con rappresaglie, stragi di civili ed incendi di interi villaggi.
Ecco dunque il “contesto” in cui va obbligatoriamente inserita anche la vicenda successiva degli infoibamenti e dell'esodo.
Per i numeri riportiamo quanto pubblicato da noi recentemente. “Gli arrestati nelle province di Trieste (Istria compresa) e Gorizia furono circa 10.000, ma la maggior parte di essi fu liberata nel corso di alcuni anni. Secondo una ricerca condotta a fine anni '50 dall'Istituto centrale di statistica, le vittime civili (infoibati e scomparsi) nel 1945 dalle province di Trieste (Istria compresa), Gorizia ed Udine furono 2.627. Probabilmente la cifra pare leggermente sovrastimata, perché qualche prigioniero può essere rientrato senza darne notizia. D'altra parte, a tale stima vanno aggiunte le circa 500 vittime accertate per Fiume e qualche centinaio dalla provincia di Pola. Inoltre, mancano dal computo i militari della RSI, per i quali il calcolo è difficilissimo, in quanto le fonti non li distinguono dagli altri prigionieri di guerra. Una stima complessiva delle vittime fra le 3.000 e le 4.000 sembra perciò abbastanza ragionevole.”
Lo stesso Sindaco di Trieste, Gianni Bartoli, nel suo libro parla di 4.500 scomparsi (tra deportati ed infoibati) nell'intera Venezia Giulia.
Ora riteniamo che fanno torto grande assai proprio alle vittime coloro che sparano cifre a casaccio (dai diecimila in su fino al record del Fatto Quotidiano di “oltre 300.000”) come se amplificare i numeri fosse ritenuto necessario per aumentare la gravità dei fatti.
E' invece dannoso, in quanto controproducente, ed inutile in quanto screditante.
L' esodo, anzi gli esodi scaglionati negli anni, coinvolsero 250.000 persone, come risulta dai censimenti pubblici.
Queste cifre e questi fatti non possono prescindere da due considerazioni. La prima che alla fine della Guerra e nelle settimane immediatamente successive in tutta Europa avvenne una ondata di “giustizie sommarie” nei confronti di criminali di guerra e collaborazionisti, reali ed anche purtroppo supposti, degli occupatori nazifascisti. Le stragi di decine di migliaia di persone in Belgio (soprattutto Valloni) ed in Francia stanno a dimostrarlo.
Nello stesso periodo in Europa ci furono decine di migliaia di “liquidazioni” decise da tribunali di guerra volanti dove ci furono vittime sicuramente incolpevoli della pena di morte. In Italia uno per tutti fu il caso di Achille Starace, che affrontò con dignità processo e fucilazione, esattamente il contrario delle sue buffonesche iniziative di quando dirigeva il PNF.
Il caso di cronaca odierna dove la stampa da notizia dell'ennesimo rinvenimento di “foibe” nel nord della Slovenia contenenti migliaia di resti di sloveni e croati eliminati principalmente nel maggio-giugno 1945 è l'ulteriore conferma che la sorte degli italiani fu strettamente legata ad una scelta politico-ideologica, ovvero all'eliminazione sommaria o alla deportazione di tutti coloro che, oltre ad essere accusati di crimini di guerra e collaborazionismo, venivano ritenuti, a torto o ragione, degli oppositori della nascente Repubblica Socialista Jugoslava.
In Austria con la consegna di tutta l'armata Cosacca, rifugiatasi con famiglie al seguito nella piana di Lienz (Ost Tirol), ai Sovietici in vagoni piombati a cura dell'esercito inglese.
E sempre a cura degli Inglesi lo sbarramento delle vie di fuga al confine austriaco di oltre un centinaio di migliaia di Croati, Sloveni, Serbi con famiglie al seguito che poi in gran parte vennero sommariamente uccise da parte dei partigiani jugoslavi, come appunto la notizia di oggi conferma.
Ma ci furono altri episodi non meno significativi di una tragica scelta “politica” e non etnica. Durante i 40 giorni di occupazione jugoslava di Trieste, i muri della città erano tappezzati di manifesti con i nomi dei principali ricercati dalla polizia politica titina: in testa vi figuravano Ercole Miani e Galliano Fogar. Lo stesso Ercole Miani che vide la sua casa devastata una seconda volta (i primi furono i nazifascisti) dagli occupanti jugoslavi. A ulteriore dimostrazione che si riteneva prioritario eliminare quelle voci, non in quanto italiane, ma in quanto antifasciste e che dunque a ragione potevano opporsi a scelte annessionistiche future.
Quando nell'opinione pubblica internazionale scoppiò il caso degli infoibamenti e delle deportazioni fu lo stesso Maresciallo Tito, croato, a convocare d'urgenza a Belgrado il Comandante della Piazza di Trieste, un generale croato eroe della Resistenza, ed a rimproverarlo aspramente per non essere stato capace di evitare quegli episodi. Il generale uscito dal colloquio con Tito rientrò nella sua stanza d'albergo e si sparò un colpo alla tempia. E perchè Tito decise allora di fare questo? Per ragioni umanitarie o più semplicemente perchè queste notizie nuocevano alla trattativa in corso con gli Allleati per l'annessione di Trieste, Gorizia, Venezia Giulia e Slavia Veneta alla nascente Jugoslavia? Noi propendiamo per la seconda ipotesi.
E quanto poco la questione etnica ispirasse l'azione dei vertici jugoslavi lo sta pure a dimostrare la drammatica epopea dei cantierini monfalconesi di tre anni dopo. Ovvero prima accolti a braccia aperte in quanto comunisti italiani e poi dopo la rottura con Stalin, ed il PCI, epurati e rinchiusi in campi di “rieducazione” politica prima di essere espulsi e rimandati in Italia.
Tutto questo senza nulla togliere alla gravità drammatica degli episodi, dove innocenti furono trucidati, dove intere comunità scelsero, si fa generosamente per dire come a Pola, di abbandonare tutto e scappare in una Italia non sempre pronta e capace di accoglierle.
Certamente, soprattutto nelle vicende del settembre 1943 in Istria, a scelte politiche si unirono vendette personali e sociali ma che poi l'Italia fosse sinonimo di Fascismo, e da oltre venti anni, questo altro non era che il risultato caparbiamente cercato e voluto dalla politica del Regime mussoliniano. Nel 1935 dal balcone di Palazzo Venezia il “Duce” annunciando l’invasione dell’Etiopia aveva proclamato “L’identità tra Italia e fascismo è perfetta, assoluta, inalterabile”, tanto per fare un esempio. Allora aveva anche telegrafato a Badoglio e Graziani l’ordine di usare i gas per sterminare gli Etiopi: “Ipritate”! Noi “brava gente” ma non sempre.
Ecco fino a quando non trarremo spunto da ricorrenze quali la Giornata del Ricordo e del Giorno della Memoria per fare i conti con il nostro passato, con la nostra storia recente come invece altri Paesi europei, a partire dalla Germania, hanno fatto, ed in particolare qui a Trieste: la città con il maggior tasso di collaborazionismo spontaneo a favore degli occupanti nazisti in tutta Europa, tutto rimarrà solo polemica politica, rancore personale o gratuite fesserie come il paragone tra il Magazzino 18 ed Auschwitz, tra le foto con cataste di sedie e mobili e quelle con cataste di cadaveri: 1 milione e 500.000 per l'esattezza.
Maurizio Fogar
Nella foto il Comando delle SS in piazza Oberdan a Trieste.




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