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Laminatoio a caldo e “giornalismo” a freddo.
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Circolo Miani » News Correnti » Page 13

Buche stradali, non sappiamo a Roma ma a Trieste …..

» Inviato da valmaura il 29 August, 2022 alle 10:59 am

Strade, e marciapiedi, in pessimo stato, trappole del tipo delle vietnamite “Bocche di leone” che costellano le vie cittadine, mettendo a dura prova e rischio chi vi transita a due o quattro ruote.
Riasfaltature a spizzico magnifico che ricordano le gobbe dei cammelli quando ci passi sopra.
Un vero e proprio cedimento del manto stradale all'uscita della rampa di via Baiamonti, tombini che sembrano doline carsiche mettendo a dura prova semiassi ed assali delle vetture.
Clamoroso è il caso di uno di questi, con bucona annessa che è proprio di lato alle macchine dei vigili di via Locchi, e se ne sta lì da anni. Segnalazioni della polizia municipale? Neanche l'ombra.
Ma i marciapiedi non se la passano meglio, la foto ne ritrae uno in viale Romolo Gessi, uno dei tanti in zona, con transenna e sacchi d'ordinanza arancione: quello che ne resta sta lì da sei anni esatti.
Per molto meno la stampa ha messo in croce l'incolpevole sindaco Raggi ma qui tutto sembra permesso e tollerato. Come le nuove piantumazioni di alberi (un tremila eurini al colpo) rinsecchiti dopo pochi mesi perchè nessuno li bagna. Tanto i soldi sono i nostri mica della Lodi, Dipiazza and company.
Questa è Trieste, bellezza.



Trasferire il Burlo? Anche no! Una politica con sdoppiamento di personalità.

» Inviato da valmaura il 29 August, 2022 alle 10:58 am

E' cosa risaputa che dall'inizio dei tempi il Circolo Miani si è sempre detto contrario al trasferimento dell'ospedale pediatrico Burlo a Cattinara, le ragioni sono note e dunque non le ripetiamo.
Ci limitiamo a notare che negli ultimi anni Stato e Regione hanno investito una barcata di milioni per ingrandire e migliorare l'attuale sede in via dell'Istria.
Oggi sulla stampa locale esce una intervista al direttore generale del Burlo che ci informa che: “Nuovi spazi per ambulatori, ricercatori e uffici amministrativi. Nuove funzioni contenute nel nuovo Atto aziendale. La riassegnazione formale della ricerca sulle malattie rare. La ricostituzione della Fondazione.
Stefano Dorbolò traccia un piccolo bilancio della sua attività in questo anni alla guida dell'Irccs Burlo Garofolo che, viene ribadito, non verrà accorpato con Asugi e poi indica quelli che sono gli obiettivi da qua alla fine del mandato.
Direttore, quello infrastrutturale è sempre stato un tema critico per il Burlo, avete però investito molto in questi anni acquistando la vicina Opera di San Giuseppe: come procedono i lavori? L'acquisto effettuato è un segnale di fondamentale importanza per l'istituto, per il presente ma anche per il futuro. Dopo 82 anni cambiano i confini. E cambiano non solo nella logistica e nelle mappe catastali. Ma soprattutto nella prospettiva di un progetto di sviluppo e di crescita delle attività. L'operazione ci consentirà di realizzare una nuova palazzina dedicata agli ambulatori di odontostomatologia, oculistica, otorinolaringoiatra e audiologia, e un'area per la riabilitazione. I lavori in questo edificio inizieranno il primo settembre e si concluderanno il prossimo gennaio.
Gli uffici amministrativi sono già stati trasferiti in un altro immobile ristrutturato, lasciando maggiore spazio ai ricercatori e ottimizzando i laboratori. Stiamo infine valutando con la Regione, che ringrazio per il sostegno, le modalità per avviare le procedure di intervento sulla terza palazzina, tenuto conto dei ben noti incrementi dei costi delle materie prime e della manodopera che ci sono stati in questi ultimi due anni per effetto del contesto internazionale. Infine stiamo valutando una soluzione che consentirà finalmente all'utenza di poter avere a disposizione un'area parcheggi, da sempre criticità mai risolta.”
Come si può notare del costosissimo trasferimento a Cattinara non c'è traccia.
Ora la domanda da porsi è elementare: se la si va a pochi per il trasloco che senso hanno queste acquisizioni e queste ulteriori spese in via dell'Istria?
E ne consegue che abbiamo una classe dirigente, istituzionale e politica che più delle elezioni abbisogna subito di un TSO (trattamento sanitario obbligatorio), per palese dissociazione, o sdoppiamento, di personalità, ma con il nostro portafoglio.
Lasciare il Burlo dov'è appare, come da noi detto anni or sono, anche l'unica possibilità di salvare la Pineta di Cattinara.
Due piccioni con una fava.



Esperienza di un consigliere comunale, a Muggia.

» Inviato da valmaura il 28 August, 2022 alle 11:58 am

E' quasi passato un anno, ai primi di ottobre, da quando siedo in Consiglio comunale, espresso da una Lista civica, la più votata alle elezioni ed alternativa a tutte le altre coalizioni.
Ho maturato alcune convinzioni che desidero portare alla vostra attenzione senza la pretesa che le accettiate come oro colato.
Partiamo dal Sindaco, Polidori, nei confronti del quale mi sono sempre posto senza pregiudizi di parte e pronto a dargli volentieri atto delle cose utili fatte.
Mi sono accorto che egli ha una visione giorno per giorno dell'amministrazione, ovvero mi spiego meglio: imita il suo modello Dipiazza nel presenzialismo ossessivo sul territorio, che di per se non è un male, e nell'uso della stampa e dei social. Ha un handicap, non si trova a fianco un personaggio del calibro e della valenza dello scomparso, assai prematuramente purtroppo, Gaetano Reggio, nelle vesti di Segretario comunale, che risolveva concretamente le uscite dipiazziane.
Ha invece forti limiti sulle questioni di più vasto profilo e sulle esigenze future, anche a medio termine, del territorio, che lo portano a dimostrare scarsa sensibilità anche su contingenti emergenze che pur coinvolgono tante famiglie residenti.
I casi Flex, Wartsila, ma anche il recupero della Valle delle Noghere ed i nuovi insediamenti previsti nell'area ex Raffineria Aquila, con tutte le ricadute sulla viabilità e la logistica stradale e ferroviaria, così come i rapporti con il Comitato di gestione dell'Autorità Portuale ed il Coselag, lo dimostrano.
Ora se è vero che si spende su turismo, e commercio, locale, di cui ha tre operatori presenti in Consiglio tra le fila della maggioranza, non tiene conto che il settore è oramai vicino alla saturazione, se non l'ha già raggiunta, per mancanza innanzitutto di spazi. A meno che non si impegni, ma non ha mai raccolto il mio invito in tal senso, al recupero delle due grandi aree ancora disponibili sulla costa: ovvero l'ex bagno della Polizia di Stato, chiuso e degradato da decenni, e la vasta e bella area del Ministero della Difesa a Lazzaretto.
Altra conferma di questa mia opinione mi viene dall'aver lui respinto la mia richiesta di acquisire e mettere in sicurezza la più ampia area boschivo-pratile nel Comune andata all'asta per un prezzo ridicolo nella zona di Monte d'Oro.
Ma grave invece è la contingenza che riguarda il futuro a brevissimo termine (i finanziamenti scadono nel 2026) dell'area Noghere, l'unica vasta area di sviluppo industriale ed economico di Muggia.
Ho notato inoltre forti limiti nella sua amministrazione in due settori che invece oggi soprattutto dovrebbero essere una priorità per qualunque amministrazione comunale.
L'acuirsi anche a Muggia dell'emergenza povertà, e basta saper leggere ed interpretare gli attuali numeri dei Servizi sociali, accanto al rifiuto di destinare finanziamenti maggiori e crescenti proprio a questi servizi a fronte dell'aggravarsi della crisi economica e dell'inflazione che vanno a colpire proprio le famiglie già in difficoltà. Come al rigetto delle proposte da me presentate di esonerare i nuclei famigliari con un basso Isee dal pagamento delle tasse comunali e dalle rette dei servizi estivi, e di rimodulare gli stessi secondo le esigenze reali delle famiglie.
Il secondo punto in cui ha dimostrato i suoi limiti è stato quello del non incentivare la partecipazione, e non solo l'ascolto, della comunità sulle principali scelte che riguardano il territorio e che decidono della qualità della vita delle persone che lo abitano, pur avendo alle spalle il recente caso del defunto Laminatoio. Tale incapacità a cogliere questa necessità è conferma della sua incomprensione del fortissimo segnale arrivato alla politica dalla crescente astensione dal voto dei cittadini: a Muggia non ha votato uno su due.
Chiudo rilanciando un mio pensiero: trovo assurdo che per la gestione della nostra comunità si candidino alle elezioni i simboli di partito, con l'implicita richiesta di un voto ideologico e di parte, quando i problemi e le emergenze da risolvere non hanno colore partitico e colpiscono indistintamente tutti i cittadini, che abbiano o no votato.
Sono sempre più convinto, e questi quasi 12 mesi vissuti in Consiglio me lo hanno confermato, che alle elezioni si dovrebbe candidare una Lista civica capace di raggruppare le persone più competenti e, come si diceva una volta, di buona volontà, e di risolvere a vantaggio di tutti, con un occhio di riguardo ai meno garantiti, gli ostacoli che oggi esistono per permettere a Muggia un presente ed un futuro di prosperità, di tutela della salute e dell'ambiente, e, me lo concedete, di felicità.
Maurizio Fogar



Si astiene proprio chi ha più interesse a votare

» Inviato da valmaura il 27 August, 2022 alle 12:21 pm

E Trieste non fa differenza, anzi, che oramai da venti e passa anni detiene il record di non votanti.
Particolarmente nei quartieri più degradati e che soffrono le principali emergenze a partire dalla povertà.
E qui la parte residuale che vota (grossomodo un terzo degli aventi diritto) premia i partiti di destra, dagli slogan brutali, immediati e semplificatori. E d'altronde perchè mai dovrebbero scegliere le formazioni politiche che oramai rappresentano, coccolano e vezzeggiano la borghesia cittadina, insomma le Zone a Traffico Limitato, e tengono “salotto” nei bei vecchi caffè del centro.
Idem dicasi per la rappresentanza politica degli operai, dei lavoratori precari e “poveri”, provate a trovarne uno che sia uno tra i candidati.
Vi proponiamo di seguito l'estratto di un articolo odierno del Fatto Quotidiano che riassume abbastanza bene la questione.
“Sbrigativamente si ricorre alla parola fuorviante “disaffezione” per indicare un fenomeno gravissimo: la politica ha perso valore al punto da non essere più percepita come parte costitutiva dell’esistenza umana. Ciascuno bada a sé, è consegnato a se stesso. La politica non pare più neppure in grado di offrire un riparo per i rischi a cui si è esposti e, anzi, può essere vista a sua volta solo come una minaccia. La separazione tra politica ed esistenza diventa un baratro in particolare fra i giovani, queste figure spettrali dello spazio pubblico italiano, che purtroppo diserteranno in gran parte le urne.
La destrutturazione dei partiti, il minor senso di appartenenza (soprattutto dei ceti popolari alla classe operaia), la perdita d’influenza della Chiesa, l’individualizzazione dei modi di vita sono alcune tra le cause dell’astensionismo. Il punto è che si alternano i governi, ma le leve del potere restano saldamente nelle mani degli stessi, alimentando il disincanto complottistico, mentre ogni vera alternativa, ogni possibilità di costruire qualcosa di nuovo, viene stigmatizzata e cancellata a priori. Di qui l’impotenza politica, il venir meno di ogni resistenza immaginativa.
Quelli che avrebbero più motivo di andare alle urne, i più fragili, i più poveri, i più emarginati, sono proprio quelli che non votano. E, al contrario, il nucleo costante dell’elettorato è costituito dalle categorie superiori, dai ceti più ricchi e più istruiti, dai maschi delle regioni del centro-nord.
La crescita dell’astensione obbedisce a una logica implacabile: accentua le disuguaglianze economiche, sociali, demografiche. Se gli uni finiscono per essere estromessi, allontanati, dimenticati, gli altri sono sovrarappresentati. Il Parlamento eletto rischia di dare come non mai un’immagine falsata del Paese. Finora i partiti hanno fatto poco o nulla per arginare l’astensione. Le liste dei candidati, i soliti nomi, noti e arcinoti, avranno semmai contribuito allo sconforto e alla frustrazione. C’è da credere che poco cambierà nell’ultimo mese. Eppure, proprio questo dovrebbe essere il loro compito democratico.”



Clima, un pianeta più caldo porta anche più malattie infettive pericolose.

» Inviato da valmaura il 26 August, 2022 alle 11:41 am

Lo studio: “Può aggravare il 58% dei patogeni umani”.
 
Per un lavoro pubblicato su Nature Climate Change il riscaldamento globale facilita, inoltre, la sopravvivenza e gli spostamenti di specie come zecche, pulci e zanzare, che spesso sono vettori di virus e batteri.
Un pianeta più caldo e con più possibilità di contrarre malattie infettive pericolose. Secondo uno studio pubblicato su Nature Climate Change, la crisi climatica rischia di aggravare il 58% di tutti i patogeni umani. Si tratta degli agenti che causano più della metà delle malattie scoperte dalla caduta dell’Impero Romano, comprese colera, polmoniti e malaria. Lo stress causato dalla convivenza con fenomeni climatici sempre più estremi, come carestie, inondazioni, incendi, stanno rendendo i nostri organismi più vulnerabili. Allo stesso tempo, il riscaldamento globale facilita la sopravvivenza e gli spostamenti di specie come zecche, pulci e zanzare, che spesso sono vettori di virus e batteri. “Se si pensa a una o due malattie diciamo: ‘ok, possiamo affrontarle – ha commentato a ABC News Camilo Mora, analista di dati e professore associato presso il Dipartimento di Geografia e Ambiente dell’Università delle Hawaii Manoa – Ma qui si parla del 58% delle malattie, che si innesca in 1.000 modi diversi. Questo mi ha rivelato che non saremo in grado di adattarci ai cambiamenti climatici”. L’unica soluzione per evitare il peggio, secondo gli autori, è ridurre drasticamente le emissioni di gas serra.




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