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'L'Eco della Serva'
Fatti e misfatti della settimana

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Circolo Miani » News Correnti » Page 128

Ottantatre morti senza giustizia.

» Inviato da valmaura il 15 August, 2014 alle 11:59 am

Spettabile

Procura della Repubblica

Tribunale di Trieste

 

Oggetto: esposto – denuncia

 

Preso atto che con comunicato stampa a firma del Procuratore Capo facente funzioni, il Sostituto Federico Frezza, di data 30 novembre 2013, illustrato in due apposite conferenze stampa da lui convocate in Tribunale, si rimarcava la drammaticità di quanto contenuto nella perizia-relazione inviatagli in data 22 novembre 2013 dall’Azienda Sanitaria territoriale di Trieste a prima firma del dott. Valentino Patussi, responsabile del Dipartimento di Prevenzione, che ingloba l’ex Medicina del Lavoro, dell’ASS.

Preso atto che nel periodo preso in esame si metteva in stretta correlazione il decesso di 83 lavoratori dello stabilimento Ferriera di Servola, di proprietà della Lucchini Italia, al ciclo produttivo ed alle mansioni svolte dagli stessi all’interno degli impianti, pur limitandosi all’esame di sole tre tipologie tumorali (Polmone, Mesotelioma e Vescica), fatto di per se esclusivo di altre affezioni (per esempio gravi patologie non tumorali all’apparato respiratorio: Broncopatie ostruttive in primis e che stando ai dati Inail incidono fortemente nel rilascio di pensioni infortunistiche a lavoratori ancora in servizio in Ferriera) o altri tipi di neoplasie e/o leucemie correlati alle immissioni inquinanti, in particolare al BenzoApirene.

Preso atto che la stessa Procura indicava nel gennaio 2014 il periodo di avvio di altra è più approfondita indagine peritale sui lavoratori dello stabilimento ed anche invitava l’Azienda Sanitaria a svolgere una completa indagine epidemiologica sui residenti all’esterno dello stesso (l’Arpa FVG in una ponderosa relazione del luglio 2009 aveva dimostrato come in realtà le emissioni inquinanti della Ferriera coinvolgessero tutto il territorio della provincia di Trieste e come addirittura in presenza di determinate condizioni meteo esse arrivassero ad interessare i Comuni di Monfalcone e Grado. Mentre gli effetti sul Comune di Capodistria sono stati evidenziati da una relazione dell’Arpa della Repubblica Slovena a seguito di un mandato ricevuto dal locale Sindaco dopo una perizia dell’Azienda sanitaria slovena che evidenziava come quasi un terzo dei bambini, campione tra i zero e dodici anni di età, risiedenti nel territorio di quel Comune rivolto verso il Vallone di Muggia già soffrivano di patologie croniche all’apparato respiratorio. E come tale fatto fosse da mettere in correlazione con il particolato, PM 2.5, PM 10 e idrocarburi, proveniente da Trieste a seguito del flusso dei venti).

Ricordato che dal novembre 1998 lo scrivente, il Circolo Miani, Romano Pezzetta, Servola Respira in più occasioni, anche in riunioni ufficiali, accompagnati da alcuni medici del Centro Tumori e dell’ospedale pediatrico Burlo Garofalo di Trieste, avessero inutilmente chiesto ai vertici dell’ASS triestina, di realizzare una indagine epidemiologica sulla popolazione della nostra provincia, basti solo correlare i drammatici dati evidenziati dall’indagine slovena con il vicino (e molto più vicino alla Ferriera) e sottostante Comune di Muggia, ottenendone sempre un secco rifiuto. Nonostante una indagine, finanziata dalla Fondazione CRT, e curata dai medici in servizio al Pronto Soccorso dell’ospedale pediatrico, già nel 1998, in particolare dal dott. Mario Canciani, oggi responsabile del servizio di Allergo-pneumologia della clinica universitaria pediatrica dell’Ospedale di Udine, avesse dimostrato che i bambini trattati dal quel Pronto Soccorso provenissero in maggioranza dalle aree territoriali più investite dalle emissioni industriali (da Muggia ai Campi Elisi).

Ricordato che in questi ultimi anni si sono susseguiti procedimenti e conseguenti condanne emesse dai Tribunali della nostra Repubblica (a Taranto due mesi fà circa il Tribunale ha condannato, in primo grado, l’attuale Commissario governativo della Lucchini, dunque anche della Ferriera di Trieste, Nardi, ad una pena di 8 anni e 6 mesi, più quota a parte di una provvisionale risarcitoria di 3 milioni e 500 mila euro, per “omicidio colposo e strage ambientale”, addebitandogli la responsabilità della morte di una decina di lavoratori quando era dirigente all’Ilva), anche a partire dalle vicine Venezia, Gorizia e Monfalcone.

Tutto ciò rilevato si chiede a questa Procura di verificare se quanto contenuto in questa denuncia, in particolare nelle ultime relazioni prodotte dai periti del Sostituto Procuratore Frezza, e dalla relazione dell’Azienda Sanitaria Triestina sopra citata, e di quanto già esposto formalmente a questo Ufficio nel gennaio 2011 dallo scrivente e dal Circolo Miani (non si allegano atti in quanto essi sono tutti già in possesso della Procura medesima) rilevi l’esistenza di una responsabilità penale per i fatti interessati e se questa possa coinvolgere i soggetti temporalmente responsabili dell’azienda ed eventualmente coloro che avevano il compito istituzionale di tutelare la salute pubblica ad ogni livello: politico, amministrativo, tecnico.

Lo scrivente chiede di essere informato dello sviluppo delle indagini al fine di poter esercitare eventualmente il suo diritto di costituirsi parte civile nel procedimento ed anche in caso di eventuale richiesta di archiviazione dello stesso.

Trieste, 14 agosto 2014.

Maurizio Fogar




Torrenti Controcorrente.

» Inviato da valmaura il 9 August, 2014 alle 1:17 pm

Davvero è stupefacente quante cose si possono dire, e pubblicare, senza senso e logica alcuna.

Un esempio a caso. Oggi grande spazio sul piccolo giornale alle dichiarazioni del capogruppo PD in consiglio regionale, non ce ne sovviene il nome ma tanto è lo stesso, che sostiene come la revoca delle deleghe al Torrenti (Cultura, Sport e Solidarietà, e per favore non fate battutacce) da parte della Serracchiani sia “seppure non dovuta”.

Ma come: quel “niente indagati in Regione” imposto dalla segretaria regionale PD, sempre Debora Serracchiani, in occasione della presentazione delle liste elettorali, cos’era? Uno scherzo di carnevale? Oppure vale solo nei giorni dispari ed esclusivamente negli anni bisestili?

E poi, infierendo su se stesso, prosegue imperterrito: “Questione antecedente alla carica (non è vero, a fine 2013 Torrenti era assessore da sei mesi, e poi che ci azzecca? Se uno ammazza prima di ricoprire una carica, poi però da “incaricato” non accoppa più, va bene lo stesso?), ma in parte inerente al referato che ricopre”. E di grazia ci vuol dire le altre parti a qual referato ineriscono? Alla Sanità, all’Agricoltura, ai Boschi? Ci aiuti per favore, essere capigruppo vorrà ben dire qualcosa.

Poi per nulla inatteso giunge l’appello dei beneficiati dal Torrenti, che non intendono, e ci mancherebbe, interferire con l’operato della Procura anche perché Dio non voglia che magari arrivi qualche agente della Guardia di Finanza a sbirciare i conti, ma tutti ad incensare il Torrenti dispensiere di fondi. Il fisso è questo ed infatti basta andare a rileggersi la lista del riparto, ordinario e di assestamento, dell’Assessorato alla Cultura per trovarseli tutti lì, i sostenitori oggi di Torrenti, con una cifra in euro accanto al nome.

Ecco poi qualcuno parla di sciacalli, ma queste bestie sono delle creature simpaticamente innocenti se confrontate ai sepolcri imbiancati che si aprono in questi giorni. E francamente dispiace per alcuni degli amici che in questi anni hanno dato l’anima per il Teatro Miela e che non meritano oggi di essere coinvolti, ma sono certo capiranno sconcerto ed imbarazzo di chi magari pagava il prezzo d’affitto della sala del teatro ignorando di finanziare così indirettamente le campagne elettorali altrui.

Colpisce per altro che il Torrenti fosse stato convocato già in Procura per quel “chiarimento” che con tanta ansia a suo dire attende, ma non si sarebbe presentato. Un po’ anomalo per chi ritiene si tratti solo di un malinteso.

Non ci stupisce poi che il piccolo giornale abbia dato mezza pagina e passa di intervista all’indagato per “truffa aggravata”, forse i magistrati inquirenti avranno di che ringraziare, per un chiarimento a mezzo stampa. Appunto esattamente il contrario di quanto sostiene l’interessato ma con certi organi di “informazione” va bene così, peccato che quando ci furono in passato vicende, per altro molto meno gravi, per imputazioni e importi, lo stesso quotidiano si guardò bene dal concedere una riga che è una alle dichiarazioni dell’indagato e tanto meno ci furono appelli di sorta dai soliti ambienti. Per nostra fortuna e infatti fummo assolti con la formula più ampia.

Forse tutti questi spontanei e disinteressati amici farebbero bene a suggerire al Torrenti di difendersi nel processo e non dal processo.




Ristufi di avere ragione. Il caso Torrenti.

» Inviato da valmaura il 8 August, 2014 alle 12:36 pm

In questi mesi abbiamo pubblicato una decina di servizi sul sito giornale www.circolomiani.it sulla assoluta inopportunità della scelta fatta dalla presidente regionale Serracchiani di nominare assessore alla cultura l’esterno Gianni Torrenti (allora amministratore del PD triestino, presidente della Cooperativa Bonawentura/Teatro Miela, ed ora apprendiamo anche dell’associazione Spaesati, quanto, ci si permetta una nostra opinione, sconosciuti ai più ma finanziati a botte di contributi da 40.000 euro dalla Regione con il denaro dei cittadini, associazione che in realtà appare semplicemente una diramazione del Teatro Miela).

Inopportunità politica in primis. Non è mai bello ripescare uno sonoramente sconfitto nelle urne dagli elettori del suo stesso partito (il PD) e premiarlo con la nomina ad assessore.

Tanto più se il diretto interessato accumula altri incarichi  che potrebbero configurare un sostanziale conflitto di interessi con il ruolo pubblico (non esiste solo Berlusconi a questo mondo), e poco importa che lo stesso si dimetta, per altro in ritardo di alcuni mesi, vedi l’incarico di tesoriere del Partito, ben sapendo che in realtà nulla cambia. Emblematico quanto esemplare il fatto che abbia nominato a nuovo tesoriere del PD una persona che poi assume nella sua segreteria personale di assessore regionale.

Abbiamo per altro evidenziato da tempo il suo comportamento originale e discriminatorio, almeno nei confronti del Circolo Miani quando dichiarava, in netto contrasto con le cronache giornalistiche, che da assessore aveva scelto di non incontrare le realtà che dipendevano dalle sue deleghe! Straordinario nevvero, ma forse a posteriori oggi potremmo aggiungere il calzante commento: e che non erano presiedute da lui.

Quando è sorto il caso del finanziamento della sua campagna elettorale personale (diecimila euro sugli 11.560 spesi) da parte della Cooperativa Bonawentura/Teatro Miela, realtà che in questi anni è stata salvata e tenuta in vita soprattutto dagli ingenti contributi pubblici, abbiamo sollevato pubblicamente la necessità che si dimettesse sull’istante da assessore e che ritornasse il contributo ricevuto. Il caso Penati a Milano è cominciato così.

Tanto più se poi la Regione su iniziativa dell’assessore Torrenti finanziava per il 2014 la stessa Cooperativa con un contributo di 440.000 euro.

Il 23 maggio, nel silenzio e nella “disattenzione” del piccolo giornale di Trieste, il Messaggero Veneto, quotidiano del Friuli dello stesso Gruppo editoriale di quello distratto di Trieste, denunciava pubblicamente l’accaduto in un servizio a tutta pagina, lo trovate ripubblicato sempre in questo sito, di cui merita riportare qui titolo e frase finale. “Finanziata la Coop che sostenne l’assessore Torrenti. Bonawentura è sponsor della campagna elettorale e ha fondi dalla Regione.” e “Vero. Com’è vero che tra amici i favori si fanno e, se si può, si rendono”.

Orbene uno si potrebbe chiedere perché il quotidiano di Udine e non quello di Trieste?

Eppure la cooperativa/teatro ha sede in Largo Duca degli Abruzzi 3 sulle Rive, Gianni Torrenti è stato indicato a quel ruolo dal PD triestino, insomma da Cosolini.

Eppoi come ha fatto la “rottamatrice”, il “nuovo che avanza”, il numero tre del PD nazionale, insomma la Presidente della Regione, Serracchiani, a non congedare su due piedi allora il suo assessore?

Inutile lamentarsi poi, rivendicare i diritti degli indagati, alzare il vessillo del garantismo, a senso unico: ovvero in favore della casta, quando la politica aveva il potere ed il dovere di intervenire prima, e se no che ci stanno a fare, della magistratura.

Sembra di rivedere le stesse sceneggiate che ai tempi dei Gava a Napoli, della prima Repubblica e così avanti. Appunto il nuovo che avanza.

Ma entriamo nel merito della vicenda per cui la Procura ha indagato il Torrenti, anche perché i garantisti dichiaranti affermano cose leggermente confuse. Il fatto sta che il Torrenti (uno e quadrino) presiedeva oltre che la Cooperativa Bonawentura pure questa sua emanazione “Spaesati”. Che nel 2011 alcune fatture per importi di svariate migliaia di euro sono state rendicontate alla Regione, che aveva generosamente stanziato un contributo di 40.000 euro di denaro pubblico, come pagate, almeno a leggere, sempre con beneficio di inventario considerando l’affidabilità del loro giornalismo, quanto riportato dalla stampa locale. Mentre pagate non lo erano state tanto, par di capire, era tutta una partita di giro cartacea tra Spaesati e Bonawentura, sempre a firma del loro presidente unico: il Torrenti. Insomma, più o meno quanto fatto, come imputato dalla Procura, dal Belsasso con la sua Globo ora a fine processo in Tribunale.

Poi si legge sempre sulle cronache di oggi che gli importi sarebbero stati restituiti due anni dopo “a fine 2013” alla Direzione regionale della Cultura, ai cui vertici sedeva da almeno sei mesi proprio il Torrenti. Altro che fatti “accaduti prima”.

Ed in quanto al “nessun danno patito dall’amministrazione regionale”, cara Presidente, quello all’immagine dell’Ente Regione, che sempre più spesso e giustamente Corte dei Conti e Tribunali imputano agli indagati, dove lo mettiamo? Visto che oggi la notizia è stata ripresa dalla stampa nazionale.

Facciamo sinceramente fatica a capire come si connettano frasi come “il fatto sia di una sua intrinseca gravità” (Debora Serracchiani dixit), ed il conseguente ritiro di tutte le deleghe al Torrenti, con il rifiuto di accettare le sue dimissioni.

Non esiste, qualche legale dovrebbe spiegarlo alla Presidente, la figura di un assessore esterno senza deleghe ma con lauto stipendio, staff e benefit in itinere. Esiste invece il concreto rischio di un danno all’erario contestabile dalla Corte dei Conti. Un esterno viene chiamato a ricoprire l’incarico di assessore proprio, si presume o così teoricamente, e nel caso in questione assai assai teoricamente, dovrebbe essere, per le specifiche competenze e/o per gli speciali meriti che ha nel campo delle deleghe che gli vengono affidate. Ritirate le deleghe che ci sta a fare? A fare fotocopie durante le riunioni di Giunta, giusto per ingannare il tempo e guadagnarsi caviale e champagne?

E se poi si aspetta l’esito delle conclusioni delle indagini per un reintegro o per il congedo, con i tempi abituali in Italia ed a Trieste, allora si arriva tranquillamente a fine mandato.

C’è un precedente, in consiglio comunale di Trieste, nella prima metà degli anni settanta, un assessore comunale indicato dal PRI, “Toio barba” al secolo l’ing.Gasperini, rimase per cinque anni in Giunta senza deleghe, il Sindaco Spaccini gliele aveva ritirate, ed il partito l’aveva sfiduciato invitandolo vanamente a dimettersi. Ma a nulla servì, una differenza però c’era: Gasperini era stato eletto in Consiglio e le regole erano alquanto diverse allora.

Qui a Torrenti, nonostante tutte le sue presidenze, nemmeno questo è riuscito: farsi cioè eleggere.

Post scriptum.

La Regione per sette anni si è costituita parte civile nei due processi a carico di Maurizio Fogar e del Circolo Miani, facendo spendere ai cittadini migliaia di euro per niente: i processi si sono conclusi con le assoluzioni definitive “perché il fatto non sussiste”, ovvero con la formula più ampia e di questo gli interessati chiederanno conto ai denigratori in cause civili.

La Regione invece non ha ritenuto di fare altrettanto e di chiedere i danni all’ex presidente del consiglio regionale, nonchè consigliere Ballaman nel processo penale a suo carico, già condannato dalla Corte dei Conti e pertanto con una sentenza già scritta. Vediamo se lo farà ora, nel caso dell’eventualità del rinvio a giudizio di Gianni Torrenti. Se non lo dovesse fare oltre ad essere chiaro di qual pelo è il garantismo della politica, maggioranza del Nazareno, annunciamo fin d’ora che chiederà di farlo al Tribunale il Circolo Miani, sempre nel caso Torrenti venga processato, per difendere l’interesse dei cittadini ed il prestigio dell’istituzione Regione ed anche, ci si passi, per un obbligo di dignità verso una associazione, la nostra, che il Torrenti ha bollato sprezzantemente di “finanza allegra” parlandone a terzi, testimoni.




Trieste, che delusione. Il nostro “Report”.

» Inviato da valmaura il 17 July, 2014 alle 12:10 pm

Premesso che si argomenta, e se del caso si critica, su chi si considera, altrimenti proprio non se ne parla, la delusione verso questa amministrazione comunale, la Provincia è come non esistesse tanto è autoreferenziale quanto inutile, è cocente.

Passato il terzo anno, con quel buontempone di Carmi (PD) che si richiama ad Illy per affermare, con sommo sprezzo del ridicolo, che servono tre anni, su cinque di mandato, per “affilare la lama dell’accetta” ed immaginiamo i rimanenti due per sagomarne il manico, si inizia oramai la discesa verso la campagna elettorale e dunque tutte le decisioni, se mai ci saranno, saranno prese in quest’ottica nella speranza di una rielezione.

Questa amministrazione, che è stata in assoluto la meno votata dai cittadini, si è caratterizzata per alcuni infortuni che sono entrati di prepotenza nella saga triestina.

Dal servizio realizzato dalla redazione Mediaset per la trasmissione “Le Iene” dove il sindaco Cosolini si è suicidato in diretta nazionale, il che sarebbe il meno se non avesse dato una pessima immagine della città a tutta Italia, all’ultima figuraccia dell’inaugurazione del Tram di Opicina, fermo da due anni per manutenzione, neanche fosse l’Orient Express o la Transiberiana. Ma ci rendiamo conto che il tracollo è stato causato dall’inopinato peso dei due mazzolini di girasoli posti sul davanti della vettura “sfigata”. Tra l’altro per cambiare una scheda elettronica, cosa che il nostro antennista fa abitualmente in cinque minuti, i tecnici arrivati direttamente dalla Nasa via Shuttle ci mettono quasi tre settimane.

Questo per non citare la vicenda triennale dei 39 si trentanove parcheggi di largo Granatieri che hanno impegnato Consiglio comunale e Giunta più del Piano regolatore e non è ancora finita.

Solo per rimanere su fatti e misfatti di quest’anno, ma un aspetto che forse nessuno ha notato è che in questa Amministrazione gli assessori non esistono, ovvero compaiono solo quando devono rispondere, giustificare qualche grana o accidente. Mai che avessero presentato pubblicamente qualche progetto concreto da attuare sul territorio, a parte lo sventurato Laureni, l’uomo sbagliato al posto sbagliato, che sulla “differenziata” si è votato al martirio, per il resto una prece.

Il caso più eclatante è quello della cultura, pur avendo la fortuna di disporre a Trieste di un direttore, del Museo Rivoltella, del calibro di Maria Masau Dan, il Dugulin che pure anni fà era partito bene si è smarrito cammin facendo per compiacere ai politici di turno.

Non una idea per un territorio che per quanto ristretto sia vede i tre quarti dei suoi abitanti non aver mai messo piede in un teatro ed ignorare perfino che a Trieste esistano dei musei. Orbene invece di riprendere, bastava copiare i Teatri Tenda di Vittorio Gassmann e Gigi Proietti della fine degli anni Sessanta o le “estati romane” di Renato Nicolini, una politica culturale che coinvolgesse la gente dove questa vive e nel contempo contribuisse all’elevazione della consapevolezza civica ed umana ed alla qualità della vita, magari in abbinata con i servizi sociosanitari territoriali che in città sono in via di estinzione, si è proseguito nella sconclusionata quanto episodica scelta di “eventi” che ricordavano più il “circenses” dei romani, per il “panem” non c’è il becco di un quattrino.

La vicenda dell’attuale rinnovo della direzione del teatro di prosa ne è una banale conferma: una vicenda intrisa di politica per addetti ai lavori.

Una parola la spendiamo per la storia grottesca del Salone, oramai, dei “disincanti”, alias la vecchia Pescheria dove Francis Ford Coppola è venuto a girare alcune sequenze del suo “Padrino” e per l’ex, da almeno venti anni, Magazzino Vini. Che gli antichi egizi ci hanno messo molto meno per costruire a mano la Piramide di Cheope. Non parliamo poi dello stato precomatoso della gloriosa vecchia Stazione Ferroviaria di Campo Marzio con annesso museo ferroviario in marcescenza e tenuto in vita da un gruppo di eroici volontari, dell’ex nuovo palazzo delle Ferrovie travolto dallo scandalo di Globo e comunque fermo da anni con le grandi occhiaie spalancate sul “Pedocin”, e della balzana idea di voler a tutti i costi trasferire un mercato ortofrutticolo che da decenni svolge egregiamente la sua funzione lì dove stà, e con una spesa assolutamente ingiustificata visti i “mala tempora” che corrono.

Potremmo continuare a iosa. Dalla vicenda Ferriera, la vera cartina di tornasole di un fallimento totale di una intera classe dirigente negli ultimi decenni, sì a partire dal 1998, politici, sindacalisti, imprenditori e manager pubblici e privati, dalle arcinote guerre per bande sul Porto appoggiate da un uso strumentale di una stampa che a Trieste ha dimenticato da anni cosa sia l’informazione.

Da una emergenza dell’assistenza sanitaria sul territorio ed in particolare dello sfascio degli ospedali, Cattinara (e bon che si sono fatti certificare dagli americani “l’eccellenza” di cui appunto il nostro Pronto Soccorso è modello e vanto, ed i tempi di attesa per analisi e visite specialistiche neanche nel Burkina Faso) ed il Burlo, che mette a repentaglio la vita dei triestini.

Dal degrado intollerabile dei quartieri periferici dove per altro vive la maggioranza dei nostri concittadini, al suk di tubi innocenti che per settimane deturpa una delle poche bellezze turistiche della città: piazza Unità.

Insomma dalla mancanza di un progetto forte, di una idea chiara sull’indirizzo da dare a questa nostra Trieste, sulle priorità in cui investire i pochissimi denari a disposizione (il sociale innanzitutto ed in culo tutto il resto), al ritorno spregiudicato di una disinvoltura sulle regole (vedi il caso Torrenti, senza precedenti a Trieste) ed all’occupazione lottizzata di ogni posto di sottopotere pubblico da far sembrare i dorotei della vecchia DC dei frati minori francescani.

Tre anni or sono avevamo offerto la nostra esperienza, i nostri progetti, la credibilità maturata dal Circolo Miani sul territorio in oltre trenta anni di attività, a questa amministrazione senza nulla chiedere in cambio.

Non ci hanno mai degnato di una risposta e, purtroppo, non perché avessero preferito qualche altro strumento.




Compasso e cappuccio.

» Inviato da valmaura il 10 July, 2014 alle 12:57 pm

Ieri un ex consigliere regionale mi sussurrava, che quasi non lo sentivo e l’ho pregato di alzare il tono della voce, che “Torrenti è uno potente” perché a suo dire sarebbe notoriamente un “massone che conta”. Perbacco, io allora conto di più perché sono iscritto alla bocciofila di San Giovanni, ho subito pensato.

Certo che la crisi di Trieste si vede anche da questo. Una volta la massoneria nazionale era guidata da Armandino Corona, che ho avuto il piacere di conoscere in Direzione Nazionale dello storico PRI, Presidente della Regione Sardegna, ed a Trieste e in FVG si viaggiava sui nomi di Manlio Cecovini, Arturo Gargano, Carlo Appiotti, ed Enzio Volli aveva messo lo studio in via San Nicolò sopra la Loggia, o viceversa, tanto era tutto bottega e massoneria. Oggi ci dobbiamo accontentare di quello che passa il convento:i vari librai Deganutti, che saluto con simpatia, e rappresentanti di salumi Torrenti, a quanto pare.

Sinceramente non penso che oggi la massoneria a Trieste abbia un peso significativo al di là del mutuo favore tra liberi professionisti, che talvolta può anche sconfinare in qualcosa di non proprio ortodosso, e non sia neanche lontanamente paragonabile a quella influenza che deteneva fino agli anni Ottanta del secolo scorso. Anche se non va troppo mitizzata. Fà un po’ impressione scriverlo, mi riferisco al “secolo scorso”, che pare ieri.

Certo è tutta questione di opportunità, intendo per chi si picca di impegnarsi in politica e lo fà a tempo pieno come una professione. Certo la massoneria per quanti sforzi abbia fatto Gustavo Raffi si porta dietro un certo qual odore che di profumo non sa, richiamando alla memoria i nomi di Licio Gelli e della loggia segreta Propaganda 2 (P2), i cui risultati sono purtroppo ancora in corso d’opera.

Dunque la domanda da porsi non è tanto se ci sia una incompatibilità formale o normativa, insomma un divieto per legge che riterrei gravemente ingiusto se riferito alla normale e riconosciuta affiliazione massonica (altra cosa è l’essere stati iscritti alla P2 come stabilito dalla Commissione parlamentare d’inchiesta presieduta da Tina Anselmi e da una legge dello Stato), ma se invece questo mutuo scambio di favori, che tanto per essere chiari non è una prerogativa di Loggia, anche i soci del Circolo della morra ad Udine o i soci di un club di tifosi del Milan lo praticano abitualmente, possa coinvolgere in maniera non corretta e trasparente decisioni prese da Enti ed Istituzioni pubbliche. Che interessano anche e soprattutto i quattrini di noi cittadini.

Questo è il nodo della questione oggi, questo l’interesse che suscita l’appartenenza di un politico-pubblico amministratore alla massoneria, così come a Comunione e Liberazione o all’Opus Dei.

E lo suscita, o almeno lo dovrebbe, e sottolineo e ripeto la parola dovrebbe, in quelle forze e movimenti politici che hanno redatto la nostra Carta Costituzionale, che sono stati in prima fila nella difesa della legalità, della trasparenza, dell’onestà amministrativa in tutti questi anni, anche i più recenti. Insomma in quella “Moglie di Cesare che deve essere al di sopra di ogni sospetto”, più ancora del consorte.

Ed allora l’esistenza di un eventuale problema và cercata in questa ottica e dunque mi permetto di riproporre alla Vostra lettura l’articolo recentemente apparso sul nostro sito giornale e sul quale tutti tacciono: non lo hanno letto o cosa?

“Esiste ancora la dignità? La sana indignazione?

Non ci interessa la parte politica ma le persone oneste che credono nella politica come servizio, ovunque esse stiano, o per chi votino o non votino, come possano rimanere inerti dinanzi ad un caso così smaccatamente eclatante come quello descritto nell’articolo del Messaggero Veneto, e che riportiamo in calce.

Prima alcune brevi considerazioni.

Il quotidiano di Udine fa parte dello stesso gruppo Finegil-Espresso-Repubblica proprietario anche del piccolo giornale di Trieste: hanno perfino le rotative in comune. Orbene come è possibile che il quotidiano di Trieste a tre settimane quasi dal servizio dei colleghi di Udine non abbia ripreso la notizia, per altro riportata in grande evidenza sul giornale del Friuli?

Eppure Torrenti è triestino, rappresenta il PD giuliano nella Giunta regionale, la Cooperativa Bonawentura ed il Teatro Miela sono a Trieste, in piazza Duca degli Abruzzi 3 e allora come si spiega questo anomalo silenzio? In nome dell’etica professionale del giornalismo nostrano?

Oppure solo le beghe del TLT fanno notizia.

Eppoi le spiegazioni di Torrenti, che evidentemente trova la questione, a leggere l’articolo del Messaggero, perfino spiritosa, ricordano molto quelle del primo Formigoni e di Penati, anche loro aiutati dai contributi dei loro amici, per Penati proprio una associazione culturale milanese da lui fondata, nel sostenere le spese elettorali. Con un particolare, che se la spesa dichiarata dal Torrenti e riportata in Regione è quella scritta sul Messaggero (11.500 euro e spiccioli) il contributo della Cooperativa, ancora a guida Torrenti (si dimetterà, così riporta il quotidiano udinese, appena dopo le elezioni quando la Serracchiani lo ripescherà nominandolo assessore regionale) ha coperto praticamente il 90 % (10.000 euro) della propaganda elettorale di Torrenti, candidato non eletto nelle liste del PD triestino di cui era anche il tesoriere provinciale (si dimetterà da questo incarico alcuni mesi dopo la nomina ad assessore indicando nella sua segretaria in Regione il successore).

Ed ancora. Fino a prova contraria dovrebbe sempre esistere il contributo pubblico per i gruppi e partiti che partecipano alle elezioni regionali, e pertanto se uno desidera stamparsi propaganda personale che se la paghi di tasca sua. E se è vero che la Cooperativa Bonawentura-Teatro Miela è una associazione tra privati e altresì vero che in questi anni non si sono contati i salvataggi pubblici, con denaro della Regione in primis, tanto da ipotizzare, pronti a ricrederci, che la parte preponderante del bilancio di questa realtà sia composta da contributi pubblici.

In quanto al mondo della cultura di Trieste che, come dichiara il Torrenti “ha puntato su di me”, allora questo mondo deve essere messo molto male se ha fruttato solo alcune centinaia di preferenze.

Quanto riportato in questo articolo apparso sul Messaggero Veneto del 23 maggio scorso lascia senza parole. Protagonista è lo stesso signore la cui innata sensibilità istituzionale abbiamo ben tratteggiato nel recente articolo “Non ci penso nemmeno!” sul nostro sito giornale.

Buona lettura a tutti e dopo qualcuno si scandalizza ancora per quello che accade in giro per l’Italia.

MESSAGGERO VENETO – Udine 23 maggio 2014.

Finanziata la Coop che sostenne l'assessore Torrenti   Bonawentura è sponsor della campagna elettorale e ha fondi dalla Regione. L’assessore: non è inopportuno, basta ipocrisie. Servizio di Anna Buttazzoni

UDINE. Non fa una piega l’assessore alla Cultura Gianni Torrenti. Anzi, ci scherza su. «Visto il risultato, quelle risorse non sono neanche state sufficientemente utili». Il caso va maneggiato con cura. Gli ingredienti sono i soldi e l’opportunità. I fatti. Alle regionali dell’aprile 2013 Torrenti era candidato tra le file del Pd. Per la sua campagna elettorale ha speso 11 mila 585,31 euro. Il finanziamento maggiore è venuto dalla cooperativa Bonawentura che gli ha consegnato 10 mila euro, per aiutarlo a essere eletto. Ma chi è la coop Bonawentura? È la società che gestisce lo spazio e la programmazione del Teatro Miela di Trieste, teatro di cui Torrenti è stato presidente negli ultimi 15 anni. La coop Bonawentura viene finanziata dalla Regione, dal settore della Cultura, da tempo. Come gli altri teatri del Fvg, l’attività del Miela trova spazio e risorse nella Finanziaria, cioè la legge regionale per il bilancio di previsione. Nella Finanziaria 2014, approvata a dicembre, la coop Bonawentura ha ricevuto 440 mila euro. È stato il primo bilancio gestito dal governo regionale di centrosinistra che non ha voluto penalizzare la Cultura, incrementando il settore di 4 milioni rispetto alla previsione iniziale di 22 milioni programmata dal centrodestra un anno prima. L’assessore è Torrenti che in aprile non venne eletto, ma che la presidente Debora Serracchiani ha voluto in giunta come esponente tecnico alla Cultura. Il finanziamento della cooperativa alla campagna elettorale di Torrenti e il contributo ricevuto dalla Regione stanno in atti pubblici. E non esistono reati o abuso. È tutto regolare. Ma è anche opportuno? Per Torrenti sì, anzi è bene smettere d’essere ipocriti. «Non ritengo che ci sia nulla di inopportuno. Esiste una legge – sostiene Torrenti – che regolamenta il finanziamento di persone e aziende alle campagne elettorali e tutti i dati vengono resi noti e sono trasparenti. Sarebbe bene, invece, smettere d’essere ipocriti. I soldi che la cooperativa ha dato a me sono rendicontati e soprattutto non sono soldi che la Bonawentura ha preso dallo stanziamento che riceve dalla Regione, sono risorse private della cooperativa. Per me l’importante è che ci fosse trasparenza e infatti ogni dettaglio è stato dichiarato, comunicato e pubblicato». Torrenti all’inizio del maggio 2013 si è dimesso dalla presidenza del Teatro Miela, appena nominato assessore regionale. «Ogni settore economico e sociale candida qualcuno – aggiunge l’assessore – e il settore della cultura di Trieste ha puntato su di me. Tutti i settori economici hanno rapporti con le pubbliche amministrazioni ed è normale che, nel rispetto dalla legge, le campagne elettorali vengano finanziate da qualcuno e che quel qualcuno siano le persone e le realtà più vicine al candidato. Ognuno può pensarla come vuole, per me la cosa importante era che ci fosse la tracciabilità e così è. E poi – scherza Torrenti – i soldi della cooperativa non sono neanche stati sufficientemente utili visto che mancai l’elezione. Comunque, lo ripeto – torna serio Torrenti – è bene togliere il velo sui soldi che si ricevono in campagna elettorale. Vanno dichiarati ed è normale che provengano dalle realtà vicine a te e che ti sostengono».
Vero. Com’è vero che tra amici i favori si fanno e, se si può, si rendono.”




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