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Circolo Miani » News Correnti » Page 128

Un punto fermo sulla Piscina Terapeutica.

» Inviato da valmaura il 2 May, 2021 alle 11:22 am

Fin dall'inizio, fine luglio 2019 dal momento del crollo della copertura della vasca, abbiamo ricostruito nei dettagli storia e responsabilità oggettive, a quelle penali dovrebbe, visto il dilatarsi dei tempi che spalanca la strada alla prescrizione, occuparsi la magistratura, dell'evitabilissimo misfatto.
Abbiamo ribadito che puntare a cercare altra sede è un diversivo che non fa che allontanare la soluzione ovvia: l'edificio è nuovo, non è stato intaccato dal crollo, ed eventuali manutenzioni, di cui ora parlano in Comune, alle tubature sarebbero state comunque da fare anche se Acquamarina fosse rimasta operativa ininterrottamente.
Un Comune attento e responsabile avrebbe sollecitato la magistratura, vista la valenza sociale e sanitaria della struttura sotto sequestro giudiziario, ad accelerare le procedure periziali (quasi due anni!) e nel frattempo si sarebbe mosso per ottenere i nullaosta necessari ad effettuare le manutenzioni sulla parte non coinvolta nell'accadimento (praticamente tutta salvo la vasca), a partire dalle tubature, ed avrebbe predisposto un preventivo per i lavori, rapidi ed economici, di ricostruzione di una lineare copertura della vasca centrale senza fronzoli o piramidi, accantonando i quattrini necessari alla bisogna. In modo di ripartire il giorno dopo il dissequestro giudiziario.
Tutto ciò non è avvenuto e se da una parte il Comune, per altre logiche e soprattutto interessi privilegia una Playa Beach in Porto Vecchio, che di “terapeutico” avrebbe ben poco, dall'altra i promotori di una petizione si lanciano in proposte di nuovi stabilimenti tipo nel Mercato Ortofrutticolo inserendosi, per incapacità vogliamo sperare, in una telenovela che da quindici anni coinvolge il Comune nel promesso e mai attuato trasferimento dei mercati Ittico ed Ortofrutticolo e che Dio solo sa per quanti anni si trascinerà ancora.
Nel frattempo accade questo che condividiamo:
“Penso spesso alle persone in difficoltà, senza lavoro, e quando posso cerco di aiutarle.
Penso spesso alle persone che hanno perso il posto di lavoro dopo il crollo del tetto della piscina terapeutica Acquamarina di Trieste avvenuto il 29 luglio 2019 e di cui nessuno ha parlato e nessuno ha dato risalto di questa triste notizia di cronaca, giornali e TV prima di tutto.
Le conoscevo tutte e so che, dopo quasi due anni, sono ancora in grosse difficoltà per motivi diversi ma tutti importanti e rilevanti.
Sono persone di età differenti: bagnini, manutentori, impiegate, addette all'ingresso, istruttori, le bariste del bar, le addette del centro estetico, e poi tutto l'indotto: altri istruttori, accompagnatori e tanti altri ancora.
Provo a ricordarne alcuni: Adriana, Marta, Elena, Ilaria, Luca, Luca bagnino, Enrico, Max, Luisa, Federico, Gianni, e tanti altri ancora.
Da quando quel posto è venuto a mancare la città di Trieste ha perso tanto, ma talmente tanto che, se non conoscevate quel luogo, non potete rendervene conto.
Con queste mie parole voglio a loro dedicare un pensiero ed un abbraccio virtuale grande grande.
Con anche la speranza che prima o poi le istituzioni locali ci restituiscano una vera piscina terapeutica degna di questo nome con gli stessi servizi riabilitativi che offriva Acquamarina.
Contribuire nel creare e ricreare posti di lavoro dignitosi è uno dei compiti della politica ma servono fatti concreti, non chiacchiere e promesse.
Buon Primo Maggio 2021 a tutti.
Manuele Fakin”
Ecco perchè noi di Trieste Verde siamo distanti e distinti da questa politica e rivendichiamo la nostra diversità morale che pratichiamo da sempre come Circolo Miani.



L'ignoranza di questa politica. Nel DNA di Trieste.

» Inviato da valmaura il 2 May, 2021 alle 11:20 am

Ogni anno dal Giorno della Memoria a quello del Ricordo e via fino al 25 Aprile e Primo Maggio, si stura l'incontinenza parolaia dei politici, che non sanno nulla della storia recente di Trieste ma la strumentalizzano a proprio uso e consumo. C'è da spaventarsi a vedere che al 99,99% dei candidati alle prossime elezioni comunali il passato della nostra città sia completamente ignoto.
Ed allora riproponiamo all'attenzione uno degli articoli da noi scritti in passato che forse semplicisticamente ma efficacemente tratteggia l'animus dei Triestini, che si sentono Napoleone anche se portano la divisa di vigile urbano.
Ci scusiamo in anticipo con chi si sentirà ingiustamente coinvolto ma la realtà purtroppo è questa e non ci consente di definire i concittadini con lo scontato ed inesatto stereotipo di “Triestini (Italiani) brava gente”.
Dalle leggi razziali alla delazione.
L'indole di una città.
Francamente qui siamo al grottesco ma anche all’inquietante, soprattutto nello zelo delatore e spontaneo dei triestini, che disvela una certa natura presente in città.
Non molto diversa da quella che spinse una percentuale alta di concittadini a inondare di denunce anonime e non il comando delle SS di piazza Oberdan negli anni 1943/45 tali da spingere il comandante, “il Boia di Lublino” Odilo Lotario Globocnik, triestino di nascita, a scrivere una pressante richiesta ad Adolf Eichmann al Comando centrale delle SS a Berlino, per urgente invio di personale ispettivo per dare corso a tutte le denunce.
Nella seconda guerra mondiale la tanto rimpianta Austria fornì al Partito Nazista un numero di iscritti superiore alla stessa Germania, in proporzione alla popolazione, e di dirigenti e criminali di guerra.
A Trieste nacque e visse la sua gioventù Odilo Lotario Globocnik, triestino “domacio”, figlio di un impiegato austriaco e di una slovena. Uno dei più feroci criminali di guerra del Terzo Reich. “Globus” fu mandato ad aprire i campi di sterminio di Belzec, Sobibor e Treblinka, dove furono liquidati centinaia e centinaia di migliaia di ebrei polacchi, e non solo, prima di venir rispedito nella natia Trieste a comandare il corpo delle SS e della Gestapo e ad aprire il campo di concentramento e sterminio della Risiera di San Sabba (circa 5000 tra antifascisti, ebrei, sloveni massacrati e bruciati nel forno crematorio).
Ovviamente per far funzionare la loro rete poliziesca gli occupanti nazisti avevano bisogno della piena e fattiva collaborazione dei fascisti triestini. Che ottennero oltre ogni misura ed aspettativa.
Così come ottennero subito la pronta collaborazione degli industriali locali, di cui un esponente fu nominato Podestà, fantoccio, dagli occupatori tedeschi.
La seconda parte del processo per i crimini commessi in Risiera, quella riguardante proprio il diffuso collaborazionismo locale, fu più volte annunciata ma mai aperta. Sarebbe il caso che qualche serio storico se ne domandasse le ragioni.
Dagli archivi delle SS alla Tiergartenstrasse di Berlino sequestrati dalle truppe americane emergerà che Trieste fu la città, nell’Europa occupata dai nazisti, con il più alto tasso di collaborazionismo spontaneo con i tedeschi.
Analogamente, durante i 40 giorni dell’occupazione Yugoslava di Trieste, una settimana dopo la liberazione, il Comandante della piazza, un generale croato, fece affiggere sui muri della città un manifesto dove si comunicava che da quel giorno il Tribunale del Popolo, istituito per processare i collaborazionisti nazisti e fascisti, non avrebbe più preso in esame le denunce anonime. Perché anche allora tantissime erano state le delazioni spontanee, anonime e non.
La ragione di questo comportamento evidentemente insito nel DNA dei triestini?
Non certo una adesione a due ideologie per altro contrapposte, ma semplicemente la volontà di regolare vecchi rancori personali, invidie, bramosie di ricchezza (le delazioni erano premiate con denaro e beni, mobili ed immobili magari dei denunciati).
Per questo il Gauleiter della Carinzia da cui dipendeva Trieste, Friedrich Rainer, quando veniva in città, faceva suonare l’Inno a San Giusto, anche alle prime teatrali. E perché? Semplice voleva fare forza sulle nostalgie austriacanti di parte dei Triestini per far dimenticare la parentesi italiana e far meglio accettare la nuova identità nazitedesca.
Nella foto l'ufficio di "Globus": il comando delle SS in piazza Oberdan.



Mascalzoni !

» Inviato da valmaura il 1 May, 2021 alle 12:45 pm

Si, mascalzoni politici ed istituzionali, in istituzioni lottizzate dalla politica.
Nei miei quasi 55 anni di impegno politico, civile e giornalistico non ho mai avuto modo di assistere ad un caso di manigoldaggine come quello scoperto ieri.
L'incapacità, l'ignoranza, le balle di questa politica le ho viste tutte, e senza distinzione di colore alcuno, la scorrettezza poi è il metodo quotidiano del loro “lavoro” ma mai ho visto il far sparire uno spazio, l'unico spazio, di aggregazione e socialità rimasto tra Valmaura-Monte San Pantaleone e San Sabba cercando di nasconderne l'esistenza murandolo per non lasciarne traccia esterna.
Per trenta anni buoni, da quando il Circolo Miani ha scelto di porre una delle sue sedi all'interno di uno dei complessi di edilizia popolare più degradati, alienanti e mal costruiti che esista a Trieste, il “Serpentone” di via Valmaura, proprio per farci accettare ed essere credibili nel nostro progetto di “Rinascimento delle periferie”, abbiamo lottato con i residenti per costruire degli spazi di socialità ed aggregazione oltre che per difendere la loro salute dal devastante inquinamento industriale esistente.
Ci siamo concentrati sul recupero ed utilizzo di due ampi spazi presenti: l'ex asilo costruito, arredato e lasciato vuoto e chiuso per venti anni buoni: ridotto a ricettacolo di rifiuti, siringhe e devastazioni vandaliche; e l'Auditorium da 200/300 posti sito al primo piano, e dotato di un'ampia antisala, al termine degli spazi occupati da ambulatori ed uffici direzionali del Terzo Distretto Sanitario in ottime condizioni operative.
Bene, il progetto di recupero dell'ex asilo con giardino annesso, presentato da un nostro architetto e frutto di 21 assemblee condominio per condominio dove avevamo raccolto le indicazioni d'uso del 50% dei residenti che vi avevano preso parte (su 1450), per la cui realizzazione avevamo pure trovato i fondi necessari ai lavori, ci fu respinto con un accanimento poche volte riscontrato dalla giunta di centro-sinistra di Riccardo Illy sindaco.
Per l'Auditorium che avevamo usato più e più volte, riempito oltre la capienza di posti in assemblee di quartiere ed incontri da noi promossi con Comune, Iacp, Azienda Sanitaria, nel 2000 invece sopravvenne uno stop. Provvisorio si affrettarono a dirci: andavano messe delle strisce adesive antisdrucciolo sui gradoni (di cemento grezzo!), e quattro plafoniere con le lucette d'emergenza, tipo quelle presenti nelle cabine degli ascensori e proprio volendo dei corrimani sulle scalinate laterali.
Trascorsero mesi, 21 anni fa, e nessuno si muoveva e siccome avevamo predisposto pure un progetto per la gestione e l'uso di questo spazio e l'arredo ludico ed aggregativo dell'ampia antisala, il Circolo Miani si offrì formalmente di realizzare gli interventi, acquistando il materiale ed installandolo (una mezza giornata di lavoro per una spesa totale di allora centomila lire).
Ma la commedia, l'inganno istituzional-politico sulla vita delle persone proseguì. Ci ringraziarono ma dissero che siccome non era mai stato chiarito chi tra ASS, Iacp oggi Ater, e Comune avesse la responsabilità del sito, rifiutarono l'offerta.
Per venti anni buoni nel Consiglio della Settima Circoscrizione dove le Liste civiche espressione del Circolo Miani avevano degli eletti martellammo sul Comune per riaprire l'Auditorium.
Ieri, assieme a giornalista e fotografo del giornale ci recammo sul posto, fotografando da fuori la struttura, compreso quel che resta della scala d'emergenza anti incendio, dell'ingresso diretto esterno, ascensore e scala, sbarrati da una saracinesca e con i vetri oscurati, e dei finestroni anteriori e posteriori dell'auditorium.
Saliti nella sede del Distretto Sanitario, due accessi per cui si arrivava allo spazio in questione, scopriamo con gran sorpresa che è stata eretta una parete in cartongesso a nascondere la struttura e pure gli accessi alle scale ed ascensore. Insomma Auditorium e Foyer sono murati anche per occultarne l'esistenza.
L'Ater da noi compulsata si defila dicendo di ignorare il tutto che, a sentir loro, dovrebbe cadere sotto esclusiva proprietà gestionale dell'Asugi con eventuale cointeressenza del Comune.
Ieri la direttrice del Terzo Distretto da noi contattata e preavvisata della nostra visita, ci ha scritto un SMS “Fai una richiesta alla Direzione generale Asugi specificando le motivazioni e con chi si vuole vedere lo spazio”. E vista la situazione immaginiamo Asugi manderà poi una squadra di operai muniti di caschetto, mazza e piccone per abbattere le pareti ed aprire l'accesso.
Ora tutta questa vicenda denota due cose: la prima è l'assoluto disprezzo verso i bisogni delle persone, e verso il rispetto delle regole e delle leggi. L'Asugi, sempre che sia lei, ha volutamente sottratto uno spazio pubblico, pagato dai cittadini come la stessa Asugi, tentando addirittura di nasconderne l'esistenza. E su questo ci auguriamo la magistratura farà scrupolosamente il suo lavoro, e dovrebbe muoversi pure quella contabile per il “danno erariale”.
La seconda è la conferma, anche se noi non nutrivamo dubbio alcuno, della presa in giro, della supponenza e dell'ignoranza dei problemi di queste compagnie di giro che solo in campagna elettorale si fanno vive per due orette nei quartieri, con “passeggiate”, “punti fermi”, gazebini, camper e tavolini.
PD e sinistra varia, di cui da decenni i vertici della sanità territoriale sono parte, portano la responsabilità diretta a cui si aggiunge la destra che guida l'Ater ed il Comune, restano i 5Stelle, peccato che in questo decennio non siano mai “pervenuti”.
TRIESTE VERDE.



Murato! Hanno murato l'ingresso dell'Auditorium di via Valmaura.

» Inviato da valmaura il 30 April, 2021 alle 2:03 pm

Incredibile ed inaudito, e qui se non emergono responsabilità penali e contabili è inutile parlare di Stato di Diritto a Trieste. Parole forti le nostre, ma meno della visione che si è presentata stamane a giornalista e fotografo del giornale che, accompagnati da Maurizio Fogar, si sono recati nel complesso Ater di via Valmaura per ricostruire la storia dell'Auditorium e della grande antisala posti al primo piano alla fine degli uffici del Terzo Distretto Sanitario e dotato anche di un ingresso diretto su strada.
Scomparso, semplicemente fatto sparire tirando su un muro di cartongesso e bloccando la porta della scala di sicurezza, mentre l'ascensore che parte dalla strada è nascosto da una fitta saracinesca con i vetri del portone oscurati. Dietro c'è un sala teatro da 300 posti chiusa nel 2000 per la disputa chiozzotta tra ASS e Comune, oppure allora Iacp sulla titolarità dell'area, che era perfetta e dove si svolgevano le assemblee partecipatissime fino a 21 anni orsono.
Da allora lo hanno chiuso, ed oggi lo hanno cancellato, obliato e murato e l'Asugi, che da quel che si è capito alla fine ne ha la responsabilità, ha pure protestato contro “l'incursione senza preavviso ed autorizzazione in una area privata”.
Ohè, giovanotti in camice bianco, a cui noi, datori di lavoro, paghiamo lo stipendio, come sarebbe a dire “area privata”?
Gli uffici aperti al pubblico del Distretto Sanitario sono casa nostra, e non proprietà privata soprattutto negli orari d'apertura, in cui è stato fatto il sopraluogo.
Ma qui emergono con chiarezza due fatti giuridici che anche uno studente al primo anno di giurisprudenza capisce. Uno di rilievo penale che ha portato alla scomparsa di un bene pubblico, e l'altro amministrativo e si chiama “danno erariale”.
Ed il tutto è avvenuto negli anni tomo tomo, cacchio cacchio.
L'auditorium c'è, come si evince dalle foto esterne, ma hanno semplicemente fatto sparire gli spazi di accesso, murandoli! In modo che da “dentro” uno non si accorge di nulla.
Domani, finito l'incontro pubblico delle 11 al Circolo Miani ci recheremo sul luogo del delitto e chiameremo le forze dell'ordine e lunedì presenteremo denuncia alla Procura della Repubblica per alienazione e furto di un bene pubblico. Mai vista una cosa simile.
E com'era Novacco, Presidente Ater, che gigioneggia su stampa e televisioni per aver fatto rimuovere trenta carcasse d'auto, e Dipiazza che si vanta degli investimenti del Comune nella “periferia Est” della città?
Su Poggiana il silenzio basta ed avanza, che non ci sono parole.
Nella foto. Dietro la lunga doppia file di vetrate con gli infissi rossi ci sono sala ed Auditorium ibernati.
Trieste Verde.



Pensiamo ai vivi e non ai morti, ancorchè celebri.

» Inviato da valmaura il 29 April, 2021 alle 3:19 pm

Quando non si sanno che pesci pigliare in questa scombiccherata campagna elettorale ci si aggrappa pure ai morti, ma celebri.
Trieste la “città delle statue” se ne esce oggi un esponente di una lista che dovrebbe guardare al “futuro”, e che propone di fare della città una originale metropoli piena di statue come attrattiva turistica.
Contemporaneamente in altra pagina di giornale si ricorda che quasi 25.000 persone, di cui parte rilevante proprio a Trieste, ricevono tra Reddito e Pensione di Cittadinanza una media di 300/400 euro al mese di sussidio, importi ben lontani da quei 780 euro fissati dalla Corte Costituzionale nel giugno scorso come il minimo per garantire la sopravvivenza. A cui vanno aggiunte le migliaia di persone che nella nostra Regione ricevono pensioni sociali (457 euro) o minime di un centinaio di euro superiori.
Detto così può apparire un semplice dato statistico ed allora mettiamola in altro modo: sareste capaci voi che ci leggete di mandare avanti la famiglia con 400 euro mensili? Ed è vita questa?
Ma tornando alle statue, tra i nomi interessati si fa pure quello di Nereo Rocco, e ci si consenta, per quel sempre troppo poco che sappiamo di lui, siamo comunque certi che avrebbe risposto “Ciò bevi de meno, mona”.
Trieste Verde.




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