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Circolo Miani » News Correnti » Page 126

Lavori pubblici a Trieste.

» Inviato da valmaura il 2 March, 2021 alle 12:05 pm

Al di là delle boutade propagandistiche su iniziative ferme da anni e annorum e ripescate ad ogni campagna elettorale: casi esemplari ma non unici sono il trasferimento dei mercati ittico ed ortofrutticolo, che se avessero le ruote avrebbero già fatto nel frattempo il giro del mondo, la ex caserma della Polstrada a Roiano, il nuovo ed incompiuto Meccanografico, e la lista potrebbe non finire mai anche su cessioni ai privati rimaste ferme per anni (l’area della Maddalena e quella della Fiera tanto per fare due esempi) fino al sempiterno rifacimento della Galleria di Montebello ed ora all’Ovovia.
Sono i “tempi” dei lavori, e le procedure, studi compresi, che fanno della nostra città un unicum.
Dal Tram di Opicina, dove il Comune ha sbagliato tutto quello che si poteva sbagliare, al recentissimo, ridicolo, caso dei lavori in Canale Ponterosso, alla riapertura del sottopasso, appena rifatto, di piazza Libertà, ora pure alla ciofeca principe del Parco del Mare, ai restauri delle Piscine, ai cantierini aperti in mezza città sulle strade e poi abbandonati, ai giardini sempre inquinati e disastrati.
Tempi biblici, inutilmente lunghissimi anche per interventi di pochissimo conto, e scarso controllo, anche nella formulazione delle gare (il fine lavori di cantiere è spesso inosservato o trascurato).
Poi ci sono gli interventi inutili per cui però si è spesa una barcata di soldi pubblici. Dunque utili per chi i soldi li incassa.
Il più clamoroso è il rifacimento della viabilità di piazza Libertà (5 milioni), con il preventivato spostamento di un’ottantina di metri della statua di “Sissi”, costo previsto quasi 600.000 euro. Per non parlare poi del “Vate”: statua e mostra fallimentare compresi.
Ma ci permettiamo di aggiungere anche il “Ponte Curto” o il progettato trasferimento del Burlo Garofalo.
Poi ci sono i traslochi anche qui costosissimi, come il Museo del Mare ed altri istituzioni culturali e museali in Porto Vecchio. Di cui molto spesso non si sentiva bisogno alcuno e che porteranno all’abbandono di edifici storici ora in perfetto stato.
Tutti questi interventi, alcuni senza utilità pratica, sono costati e costeranno decine di milioni di euro a fronte magari di altre emergenze più contingenti, e qui non occorre lavorare troppo di fantasia (dalla Sanità alla povertà).
Qui a Trieste si segue da anni una linea preoccupante e non poco: quella di spogliare le amministrazioni pubbliche della cura e responsabilità diretta di molti servizi e mansioni, oltre che di beni, per cederli, appaltarli a privati: cooperative, ditte e società, con una esplosione del lavoro precario e sottopagato, oltre che spesso dequalificato.
Poi questo sistema permette di far girare i “piccioli”, ovvero trasformare il denaro pubblico in privato, e più soldi girano più qualcosa ritorna, magari sotto forme diverse da quelle che abbiamo conosciuto ai tempi di “Mani Pulite”. Soprattutto benefit, regalie e finanziamenti per le campagne elettorali.
Il quadro che ne esce è complessivamente disastroso per la nostra città.
Pertanto la risposta credibile è una sola, scusate la presunzione: Trieste Verde.



A Trieste, le piscine non hanno vita facile.

» Inviato da valmaura il 2 March, 2021 alle 12:03 pm

Da piscina (terapeutica) a piscina (sportiva) sembra che la (mala)sorte le accomuni.
Solo 16 anni sono durati i lavori per tappare i buchi del tetto della “nuova” Piscina Bianchi di Sant’Andrea.
Già dopo poche settimane dall’inaugurazione, correva l’anno 2005, dal tetto pioveva, sul bagnato va detto trattandosi di una piscina, ed entravano pure fastidiose correnti d’aria, poi sono venuti giù in sequenza i primi pannelli del soffitto (e qui siamo alla fotocopia minore di quella Terapeutica).
Ma sentite il commento umoristico a sua insaputa del responsabile dell’impianto: “Per fortuna erano leggeri e non causavamo rischi per le persone, ma è stato il primo segnale che qualcosa non andava.” Ma va ! Perbacco che intuizione di rara genialità: ti vengono in testa e sul groppone i pannelli del controsoffitto, per giunta nuovissimo, e ti sorge il dubbio che qualcosa non vada. Pico della Mirandola era un dilettante!
Il cantiere è durato tra una pausa e l’altra sedici annetti ed ormai i triestini passandoci sotto non ci facevano più caso a quelle gru e impalcature di tubi innocenti perenni, erano entrate nel paesaggio di quell’orrida struttura architettonica chiamata piscina.
Ma una domanda viene spontanea: è mai possibile che per fare degli impianti natatori, sportivi o fisioterapici, a Trieste non si sia capaci di guardare all’essenziale e costruirli in modo semplice e lineare? Forse perché costano meno?
Intanto un milioncino di euro nostri se ne è andato in acqua, e temiamo non sarà l’ultimo.
Trieste Verde.



Una politica avulsa dalla realtà.

» Inviato da valmaura il 1 March, 2021 alle 12:05 pm

Ieri doppio paginone d'apertura della cronaca di Trieste dedicato al politichese, identico e uguale a quanto pubblicato nei decenni dalla stampa, in gergo si chiamano “pastoni” politici che i lettori saltano a piè pari passando alle pagine seguenti.
Una parte dedicata alla suspense delle candidature, che frega appunto solo ai pochi addetti ai lavori, i commenti dei “leader” dove spicca una dichiarazione del consigliere regionale ex senatore Russo:
«positiva ogni forza che si muove verso un cambiamento, rispetto agli ultimi vent'anni di amministrazione, incarnati simbolicamente dal sindaco Dipiazza. In questo momento ci sono in circolo molte esperienze, non solo di centrosinistra: vedi la lista civica Futura.”.
Che oltre a significare nulla, distrugge pubblicamente anche i cinque anni di guida del Comune di Cosolini e PD, non a torto va detto, ma lui è proprio l'ultimo a poterlo appunto dire, se non come atto di masochismo puro verso il partito di cui è espressione.
Poi che lui veda nei “futuristi” una novità interessante conferma che la lucidità gli fa non poco difetto al netto dei tatticismi da osteria. Definire interessanti “esperienze” come quelle capitanate da un ex assessore e consigliere della destra e di un, umanamente simpaticissimo, personaggio che come le antiche migrazioni barbariche è transitato in ogni forza che compare sulla scheda elettorale, con il suo seguito di preferenze personali da 30 anni a questa parte, fa semplicemente sorridere, e perdere voti. Ma è un problema di Russo.
Poi solita carrellata di ascolti del territorio, di rinascita e riscoperta delle periferie, e di parole vuote.
Un refrain visto e stravisto ad ogni elezione ed infatti territorio e periferie, intesi soprattutto nelle persone, stanno sempre peggio.
Poi francamente questi non riescono a comprendere il clamoroso autogol che ciò significhi.
Non sono i cittadini a dover parlare in prima battuta ma sono loro che hanno sgovernato il territorio per decenni a dover dire alle persone cosa concretamente, fatti e tempi, intendono fare sempre per queste benedette “periferie” e per i “quartieri”, sempre, e qui casca l'asino, che ne conoscano problemi ed emergenze. Poi saranno eventualmente i cittadini-ascoltatori interessati ad integrare, segnalare e giudicare anche con il voto.
C'è una segretaria di partito poi che sostiene che grazie ai suoi “circoli” ed alle circoscrizioni dove ha diversi consiglieri conosce già tutto e ci lavora da sempre. Se è come nella Settima Circoscrizione una delle più estese, popolose e problematiche realtà municipali, che va da Aquilinia e San Dorligo fino quasi ai Campi Elisi, allora è a posto, che dell'apporto dei suoi non pochi eletti si è persa traccia da anni.
Se queste sono, e lo sono purtroppo, le premesse, gli slogan su futuro e mobilità “sostenibili”, slogan vuoti come canoce, o riconversione e sviluppo “green”, idem, allora Trieste è finita, ed anche Muggia non scherza.
La realtà che vivono decine di migliaia di persone in queste nostre terre è drammaticamente più seria, “presente”, ed “(in)sostenibile” per meritarsi questi politici.
Tornino ai loro convegni salottieri, ai dotti rituali, ma facciano un favore alla comunità, si levino di mezzo il prima possibile.
Teodor per Trieste Verde.



Una proposta “scandalosa”!

» Inviato da valmaura il 28 February, 2021 alle 11:50 am

Si. mi prendo la briga di lanciare una proposta, anche contro i nostri interessi, visto che notoriamente Circolo Miani e Trieste Verde non godono della “simpatia” di stampa e televisioni locali. E questo va tutto a nostro onore si intende, visti gli interessi che difendono.
Trieste sta vivendo un particolare momento, come mai in questi ultimi decenni, di grave crisi economica che aumenta a dismisura la povertà reale di tante persone in più rispetto alle decine di migliaia che da tempo vivono, si fa per dire, in città sotto la soglia di povertà assoluta (meno di 400 euro al mese) o di povertà relativa (600 euro mensili).
Dopo aver duramente criticato su queste pagine e non solo le “spese pazze” quanto futili intraprese dall’amministrazione comunale in questi anni, trovo semplicemente vergognoso che partiti e forze politiche vecchie e nuove spendano, come purtroppo iniziato da tempo, considerevoli importi per la propaganda elettorale, a partire dai mega poster che già tappezzano i muri della città.
Ho espressamente chiesto alla Lista civica Trieste Verde di non buttare un centesimo in campagna elettorale. Noi non abbiamo finanziatori pubblici o privati, ma se anche avessimo denaro a disposizione ci rifiuteremmo di sprecarlo in propaganda elettorale ma lo destineremmo ad iniziative di contrasto della povertà diffusa.
Essere moralmente diversi e distinti quanto distanti da questa politica malata significa anche comportarsi di conseguenza.
E già che ci siamo vi svelo un dubbio che mi arrovella da tempo.
Non sappiamo se sia di “sinistra”.
Visti i programmi di questa “sinistra” triestina in tutte le sfaccettature vecchie e nuove.
Stare sempre senza se e ma dalla parte dei più deboli, poveri e meno garantiti.
Pretendere l'abolizione del precariato, delle esternalizzazioni dei servizi, e dello sfruttamento salariale.
Lottare contro il degrado umano e sociale, oltre che edilizio, dei nostri quartieri.
Impegnarsi per una sanità pubblica, gratuita, efficiente e senza lungaggini inutili.
Avere servizi sociali e sanitari degni di questo nome.
Portare la cultura e la socialità dove le persone vivono.
Tutelare l'ambiente contro le emergenze climatiche a vantaggio di salute e qualità della vita.
Superare l'emergenza casa bloccando la cementificazione del territorio ed il far-west di antenne e ripetitori.
Garantire un lavoro sicuro e dignitoso.
Noi questo facciamo come Trieste Verde, ma forse non siamo di sinistra.
Voi che ne pensate?
A proposito, Covid permettendo il prossimo sabato proseguiremo gli incontri pubblici di presentazione dei temi locali su cui vogliamo mettere finalmente mano in Comune, dopo quello di ieri su verde ed ambiente, presenteremo le nostre concrete soluzioni sugli altri. Che noi voliamo bassi: sulle esperienze maturate in quaranta anni di impegno sul territorio con i triestini, intesi come provincia. Non promettiamo nulla di diverso da quanto fatto assieme alle persone che vivono come noi su questa nostra terra. Chiacchiere, promesse e riscoperte deambulanti le lasciamo volentieri agli altri.
Maurizio Fogar



A Trieste l'emergenza Clima si combatte così.

» Inviato da valmaura il 27 February, 2021 alle 1:46 pm

Non certo con cortei una tantum con slogan generici in nome di Greta, oppure in incontri e foto opportunity con assessori e politici, cioè i massimi responsabili di questo stato di cose a Trieste, o in convegni e tavole rotonde tra i soliti dotti per i soliti noti.
Che anche qui da noi il clima sia profondamente quanto velocemente mutato a partire dalla fine degli anni Novanta se ne sono accorti tutti, che oramai Trieste viva le più o meno le stesse situazioni tropicali come a Saigon è pacifico.
Allora che fare? Come possiamo intervenire concretamente a casa nostra per contribuire nel nostro piccolo a rallentare la distruzione della Terra?
Semplice, battendosi per rovesciare l'approccio che questa politica, amministrazioni pubbliche e molti privati hanno con il nostro territorio e dove il Comune gioca la parte preponderante.
Bloccare l'inutile mattanza sistematica di alberi d'alto fusto (oltretutto per ritrovare i benefici effetti sul nostro ambiente di uno di questi, i “nuovi innesti”, se mai ci saranno e se avranno adeguata cura e manutenzione, cosa che fino ad oggi non è avvenuta fede ne fa che quasi un terzo delle nuove piantumazioni rinsecchisce e muore dopo una stagione, ci metterà almeno 25 anni).
Applicare la legge statale (vedi nostra denuncia in Procura) che impone ai Comuni sopra i 15.000 residenti di piantare un nuovo albero per ogni neonato registrato all'anagrafe entro sei mesi, impedire la deforestazione del territorio carsico ridotto ad una landa disalberata.
Allargare gli spazi urbani riservati ai giardini pubblici, da anni lasciati inquinati e nel più completo degrado, ed implementare le aree verdi pubbliche e private oggi esistenti.
Per fare ciò bisogna dotare il Comune di Trieste, anzi riportarlo a com'era fino agli anni Novanta, di un Servizio Verde pubblico degno di questo nome ed oggi ridotto ad un simulacro di un pugno di persone.
Applicare il buon Regolamento sul Verde che il Comune si è dato anni orsono e rimasto di fatto lettera morta.
In ultima analisi finirla con la miriade di appalti e lavori affidati a cooperative e ditte esterne, che per risparmiare ed aumentare i profitti si avvalgono di personale precario, sotto pagato e non qualificato, idem scandalosamente dicasi per le perizie sullo “stato” delle piante, affidate alle stesse ditte incaricate degli abbattimenti che, per inciso, costano alle casse comunali molto di più che una eventuale cura della pianta o sua messa in sicurezza.
In ultima analisi riassumere e qualificare in Comune, i corsi della Regione copiosamente finanziati dalla Comunità Europea mica serviranno solo per aspiranti parrucchieri, il personale necessario, sottraendolo al ricatto salariale ed alla precarietà ed interrompendo il costante flusso di pubblico denaro in uscita verso gli affari di privati.
Ed ultimo ma non meno importante, proibire ogni ulteriore cementificazione di un territorio, quello provinciale di Trieste, così piccolo e morfologicamente caratterizzato tra Carso e mare, e che ha ventimila immobili lasciati da anni in degrado, abbandonati e vuoti tra proprietà pubbliche e private. Si chiama “Mattone Zero”, ma zero per davvero non per finta o per chiacchiere un tanto a chilo, che quelle le lasciamo volentieri a questa politica stracciona ed affaristica, o agli “intellettuali” parolai mai visti in questi anni ad impegnarsi al nostro fianco sul territorio e che riscoprono “l'ambientalismo” solo sotto elezioni.
Confidiamo sia chiara e concreta la ragione per cui, su questo argomento, chiediamo la vostra partecipazione, il vostro sostegno ed infine il voto per Trieste Verde.




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