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Circolo Miani » News Correnti » Page 126

Gentili lettori. Parliamo di Trieste.

» Inviato da valmaura il 5 April, 2018 alle 1:07 pm

Tanto, ma non tantissimo, diciamo la realtà, stupore o scalpore ha suscitato l’articolo in cui si rendeva pubblica, e non per la prima volta, la notizia storica che Trieste fu tra le città occupate dai tedeschi nella seconda Guerra Mondiale (1943-1945), e poi nel periodo dei quaranta giorni dell’occupazione del Nono Corpus Yugoslavo, quella che in Europa ebbe il più alto tasso di collaborazionismo spontaneo con i nazisti, in rapporto ovviamente al numero degli abitanti, attraverso moltissime delazioni anonime e non.
Lo stesso avvenne nei successivi quaranta giorni dopo la Liberazione con l’unica differenza che passata una settimana il comandante della piazza, un generale croato, emise un ordine pubblico che informava come il Tribunale del Popolo, insediato presso l’attuale Tribunale, non avrebbe più preso in considerazione le denuncie anonime, tante esse erano.
Ora sappiamo tutti che la molla “delatoria” più che dall’adesione ideologica era motivata dalla bramosia di denaro, dal prendere i beni mobili ed immobili dei denunciati e deportati senza ritorno, dal rancore e dall’invidia. E nessuna pietà per la sorte dei denunciati turbava i sonni dei delatori.
Questo fatto ha scandalizzato alcuni lettori che lo considerano, nei loro commenti, un attentato alla “razza triestina”, passateci la sintesi. Alcuni sono giunti, digiuni completamente delle basilari conoscenze storiche dell’amata Trieste, ad accusarci più o meno velatamente di falso, mettendo in dubbio la verità storica da noi ripubblicata.
Sgombriamo il campo subito dalle tesi di questi “negazionisti”.
I tedeschi si sa, ed i nazisti non facevano eccezione, erano sempre molto meticolosi nello scrivere ogni cosa e nello riempire pratiche su fascicoli. Quando gli Alleati misero piede a Berlino, gli Americani trovarono intatti i vari archivi dei comandi centrali delle SS: il triestino Globocnik, ad esempio, aveva “lavorato” per due anni presso gli “EinsatzKommando”, e li spedirono negli States dove si trovano, riversati in microfilm per facilità di consultazione e ricerca, presso gli Archivi di Stato USA.
Storici di tutto il mondo ne hanno scritto in tutte le lingue, e diverse volte ad esempio la notizia è comparsa nelle ricerche e nei saggi degli storici locali, non letti quasi mai da chi discetta sulla “purezza” triestina. Dimenticando spesso e volentieri che le fortune emporiali della città, sotto l’Austria, si devono soprattutto ad imprenditori ed armatori Greci, Serbi, Tedeschi o alla comunità ebraica, qui stanziati.
Nessuno, o quasi, ha colto la chiusa del nostro pezzo: ogni volta che il Gauleiter della Carinzia che aveva giurisdizione anche sull’Adriatische Kuenstenland (Litorale Adriatico) inglobato a pieno titolo nel Grande Reich nazista veniva a Trieste, in ogni occasione pubblica faceva suonare l’Inno a, o di, San Giusto. E perché? Semplice voleva far forza sulle nostalgie austriacanti di parte dei Triestini per far dimenticare la parentesi italiana e far meglio accettare la nuova identità tedesca.
Ora francamente leggere in alcuni commenti la rivendicazione di una razza e di una etnia triestina, “pura” nei secoli, scaricando ogni peccato sui cosiddetti “regnicoli” anche a distanza di quasi 80 anni dalla fine del Regno d’Italia, pur di evitare di fare i conti con il proprio passato, condannandosi così a ripeterlo in futuro, è disarmante.
Un’ultima cosa. Questa pagina, Circolo Miani, come quella analoga di NO FERRIERA Si Trieste, è una pagina “aperta” a tutti i lettori, anche a quelli non registrati su Facebook.
Essa viene aggiornata praticamente ogni giorno con articoli, avete letto bene: articoli, di nostra produzione, con foto e video correlati, con un vero e proprio lavoro, non retribuito, giornalistico. Sconosciuto purtroppo in questa città condannata alla disinformazione del piccolo giornale, di TeleCamberQuattro e della Rai regionale.
L’unica differenza è che non vi facciamo pagare il costo di un giornale o di un abbonamento televisivo. Lo facciamo da giornalisti, quelli veri non un numerino progressivo nella casta di un Ordine corporativo retaggio del Regime fascista.
Qualcuno si scandalizza che vi chiediamo, come stimolo e gratificazione, di mettere almeno il vostro “Mi Piace” alle nostre Pagine? Noi non ci stupiamo invece più nel constatare la pigrizia di tanti lettori, e si che ne contiamo decine di migliaia a settimana, che pur invitati non riescono a fare nemmeno questo gesto.
E’ il DNA di Trieste, bellezza!

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Nella prima foto l'ufficio di "Globus": il comando delle SS in piazza Oberdan.




Il DNA di Trieste. Lo sapevate che …

» Inviato da valmaura il 3 April, 2018 alle 2:05 pm

Francamente qui siamo al grottesco ma anche all’inquietante, soprattutto nello zelo delatore e spontaneo dei triestini, che disvela una natura, diremmo, cattiva e rancorosa.
Non molto diversa di quella che spinse una percentuale alta di concittadini a inondare di denuncie anonime e non il comando delle SS di piazza Oberdan negli anni 1943/45 tali da spingere il comandante, “il Boia di Lublino” Odilo Lotario Globocnik, triestino di nascita, a scrivere una pressante richiesta ad Adolf Eichmann al Comando centrale delle SS a Berlino, per urgente invio di personale ispettivo per dare corso a tutte le denuncie.
Dagli archivi delle SS alla Tiergartenstrasse di Berlino sequestrati dalle truppe americane emergerà che Trieste fu la città, nell’Europa occupata dai nazisti, con il più alto tasso di collaborazionismo spontaneo con i tedeschi.
Analogamente, durante i 40 giorni dell’occupazione Yugoslava di Trieste, una settimana dopo la liberazione, il Comandante della piazza, un generale croato, fece affiggere sui muri della città un manifesto dove si comunicava che da quel giorno il Tribunale del Popolo, istituito per processare i collaborazionisti nazisti e fascisti, non avrebbe più preso in esame le denuncie anonime. Perché anche allora tantissime erano state le delazioni spontanee, anonime e non.
La ragione di questo comportamento evidentemente insito nel DNA dei triestini?
Non certo una adesione a due ideologie per altro contrapposte, ma semplicemente la volontà di regolare vecchi rancori personali, invidie, bramosie di ricchezza (le delazioni erano premiate con denaro e beni, mobili ed immobili magari dei denunciati).
Per questo il Gauleiter della Carinzia da cui dipendeva Trieste, Friedrich Rainer, quando veniva in città, faceva suonare l’Inno a San Giusto, anche alle prime teatrali.




Politica e barzellette

» Inviato da valmaura il 1 April, 2018 alle 1:56 pm

Proseguiamo la carrellata sullo sciocchezzaio delle frasi fatte dei politici di vario colore in questa nuova campagna elettorale per le elezioni regionali.

Dopo la prima puntata riservata a Tondo, Bolzonello e Cosolini, si prosegue con Morgera e Savino.

Non lo facciamo, è bene precisarlo, a favore di qualcuno e contro tal’altro ma a semplice informazione e legittima difesa di noi cittadini elettori, e non elettori.

Partiamo dal candidato Presidente dei 5Stelle.

Sulla Ferriera dichiara al piccolo giornale; “Non si può tollerare la presenza di impianti inquinanti che operano nonostante le proteste dei cittadini e l’evidenza di problemi sulla salute. Il M5s farà tutto il possibile per chiudere l’area a caldo della Ferriera di Servola.”. Insomma dopo sette anni di “tolleranza” in Comune e cinque in Regione e Parlamento, dove la loro azione non ha prodotto alcunché di efficace e concreto e la loro disinformazione è rimasta abissale, ripetono né più né meno quanto detto da Dipiazza a partire dal 2001. Un po’ poco per sperare di strappare voti al centrodestra e sinistra. E nulla per risolvere il problema.

La Savino torna prepotentemente, di nome e di fatto, sulla scena.

Francamente è da decenni che non abbiamo visto un politico, e per di più donna, comportarsi in modo così becero e violento nelle sue uscite, accanendosi su aspetti personali contro gli avversari (sulla Serracchiani alla quale noi non abbiamo fatto sconto alcuno nella polemica politica, ha messo in piazza il suo fatto di “non essere madre”, ancora, come fosse una colpa, ed i suoi legami affettivi personali). Evidentemente è cresciuta fin troppo bene alla corte della famiglia Camber e di Riccardi. Sentite qua, sempre dalla stampa locale: ”Se serviva un’altra prova dell’inadeguatezza politica e morale (???) dei vertici del Pd Fvg, adesso l’abbiamo avuta e con abbondanza di particolari”. Lo dice Sandra Savino, coordinatrice regionale di Fi. “Nel momento cruciale dell’avvio della legislatura, con una cerca volgarità (?????), si domandano dove si trovi una parlamentare - continua Savino -. Questi figuri (se ci aggiungeva “tristi” era più efficace) dimostrano di ignorare dove stia il Parlamento e quali siano le funzioni di chi viene eletto”.

Funzioni che lei invece dimostra di conoscere benissimo come testimonia la sua intervista alle Iene che ha fatto sbellicare dalle risa mezzo Paese.

Ora che un parlamentare se ne stia a Roma il più possibile, ci pare logico e dovuto. La paghiamo, e profumatamente per questo. Ma siccome in Aula si è votato due volte al dì e nulla altro era richiesto alla signora, forse telefonare nelle restanti 22 ore, tolto il sonno ristoratore, ed esercitare la sua funzione di “coordinatrice regionale di Forza Italia” poteva farlo in una settimana abbastanza importante per la Regione FVG. Altrimenti esiste l’istituto delle dimissioni, così può dedicarsi a tempo pieno a fare il deputato, oppure a guidare la scassata Forza Italia regionale, ovviamente in questo caso senza indennità pubbliche.

Fatto il dovuto, rileviamo che i nostri articoli e servizi sulla Superstrada, sui giardini inquinati, sul degrado senza fine dei quartieri dove vive la maggioranza dei triestini (da Valmaura, a Rozzol Melara passando per “i Puffi” e Monte San Pantaleone, tanto per citarne alcuni), hanno riscontrato decine di migliaia di lettori e migliaia di “mi piace”, condivisioni e commenti. Senza parlare dei nostri periodici interventi su Ferriera e correlati.

E siccome di questo ci occupiamo come Circolo Miani da due decenni ed oltre, e con una certa partecipazione di cittadini, mai che avessimo riscontrato una richiesta di collaborazione, o anche solo di informazione, da parte delle istituzioni pubbliche e dei partiti e movimenti che le guidano o ne fanno parte.

Sono gli stessi che in ogni campagna elettorale, questa compresa, dichiarano ai quattro venti che “bisogna ripartire dalle periferie e dai rioni”.

Ma stiano almeno zitti, per favore, che hanno la faccia come il c…!

https://www.youtube.com/watch?v=1vQ8uUFLZk0

 




La superstrada della paura e della corruzione.

» Inviato da valmaura il 30 March, 2018 alle 2:05 pm

Spesso e volentieri non passa giorno che sul giornale non si legga dell’ennesimo incidente accaduto in Superstrada, in particolare quando è piovuto o c’è forte umidità nell’aria.
Il tratto più incidentato è solitamente il primo, quello che da Sant’Andrea arriva a via Caboto. E la gran parte degli incidenti che si concludono con schianto sul guard rail e talvolta con un suggestivo cappottamento della vettura sono in solitaria.
Salvo quando non succeda il classico frontale sulla rampa di Valmaura.
Un po’ tanto è dovuto all’imbecillità di molti conducenti che, in una Superstrada che non ha neppure la corsia di emergenza, non si sognano minimamente di rispettare il limite dei 70 km all’ora (50 con la pioggia) e tantomeno le distanze di sicurezza. Tanto di controlli della polizia municipale non c’è neanche l’ombra (più facile dare multe per divieto di sosta e fare cassa).
Un’altra ragione, sconosciuta ai più, è dovuta all’alto tasso della componente argillosa nel bitume del fondo stradale che, appunto con pioggia o umidità, trasuda e rende l’asfalto altamente scivoloso. Un’ultima causa è il depositarsi sul manto stradale di polveri grasse ed oleose, in particolare la grafite, provenienti dalla vicina Ferriera.
Spiegato questo è la stupidità progettuale di chi ha costruito in particolare le rampe contro sole e senza visibilità al momento di uscirne, oltre a rasentare le finestre delle case di via Valmaura, ricostruiamo un po’ la storia recente di questa faraonica opera definita pomposamente “la grande viabilità” triestina in modo anche da far capire il perché dei suoi altissimi costi ed i tempi lunghissimi di esecuzione lavori.
La nostra inchiesta giornalistica di allora aveva scoperchiato il marciume di uno dei più grandi illeciti della tangentopoli locale. Leggetene una sintesi.
“Ben tre dei cinque lotti iniziali della Grande Viabilità Triestina furono al centro della prima Tangentopoli, il cui contagio guarda caso anche allora partiva dal vicino Veneto. Per meglio chiarire anche ai distratti triestini o ai troppo giovani allora il ruolo che il Circolo Miani ha avuto dal 1981 a Trieste ed in Regione, riportiamo qui di seguito parte del servizio stampato sul mensile edito dalla nostra Associazione, allora il più diffuso nelle edicole di Trieste, “Nuova Società” nel numero di maggio del 1992 sotto il titolo “Il gioco del Monopoli. Affari e politica, politica ed affari”. Una sola avvertenza questo servizio riassumeva in quattro pagine alcune delle inchieste sulla Tangentopoli triestina ed in parte regionale, che il mensile aveva pubblicato, in piena solitudine: che già allora il piccolo giornale era distratto così come gli altri organi di stampa radiotelevisiva regionali, a partire dalla fine degli anni ottanta.
“No pare che di queste cose non interessi una banana se è possibile che venga proposta la ditta Grassetto quale assegnataria dei lavori per l’eternamente ultimo primo lotto di quel mostro di deficienza architettonica e funzionale che ha nome di Superstrada.
Ma chi è la Grassetto? No, non è il simpatico nomignolo di una signora un po’ soprappeso, è una rampante ditta edile facente capo al potentissimo finanziere siculo-meneghino Salvatore Ligresti (Alt! Un nome che oggi tutti dovrebbero conoscere dopo gli arresti, suo e dei figli, per lo scandalo Fondiaria Sai, Premafin, nella fusione Unipol). Che tanto lavoro da a noi giornalisti nel seguire i suoi diversi processi per gli scandali milanesi delle “aree d’oro”. Insomma un personaggio sempre più chiacchierato nelle stanze della Procura della Repubblica (per intendersi di quelle di Borrelli, D’Ambrosio, Colombo, Davigo e Di Pietro a Milano) e che, ma pensate un po’, nel 1978 acquistò la Sai, per chi non lo sapesse è la seconda compagnia assicurativa italiana, pur dichiarando al fisco un reddito di 30 (trenta) milioni (di lire).
Pensionati di prima, se ci siete battete un colpo e preparate gli assegni che forse il Lloyd Adriatico (oggi Gruppo Allianz), che è solo la quarta assicurazione in Italia, ce la vendono per meno.
Orbene la Grassetto dopo aver costruito il primo lotto della Superstrada, quello detto dell’Autoscontro, che va dai Campi Elisi a Valmaura e che fu inaugurato, eravamo sempre in campagna elettorale, appunto da Amintore Fanfani, oltre all’affare dei guardrail dovrebbe pure aggiudicarsi questo nuovo appalto. Ah, che c’entra il guardrail domanderete? Ci entra, eccome.
Pensate che dopo aver aperto il primo tratto di questo pozzo senza fondo che qui a Trieste chiamano “Grande Viabilità”, strane usanze locali, si accorsero che l’altezza di questo famoso guardrail non era regolamentare, cioè era di sette centimetri più basso. Ovvero le vetture che ci sbattevano contro le tratteneva, per i camion ed i Tir ci pensavano le case sottostanti. Forse i progettisti erano stati tratti in inganno dalla statura fisica del ministro Fanfani. E, sempre a causa di questa “svista” e del conseguente palleggio di responsabilità per i mancati controlli tra Regione e Comune, la Grassetto, giù di peso, ingurgitò subito altri due miliardi per cambiare i guardrail appena installati ma inutili.
Pura combinazione il fatto che gli uffici e gli studi professionali di questi progettisti regionali, così come le loro abitazioni e pure i conti in banca – ma che indiscreti -, venissero poi perquisiti dai Carabinieri che in aggiunta consegnarono loro pure delle comunicazioni giudiziarie staccate dalla Procura di Venezia per qualche milioncino sottobanco incassato per i favori fatti a due ditte venete (Rizzi e Furlanis, i cui titolari progettarono per un periodo ai Piombi di Venezia, dove fu ospitato anni addietro pure quel reprobo di Silvio Pellico ma in un altro contesto), che costruirono altri due lotti della nostra Superstrada. Basta neh!
No, non basta. E non è colpa nostra se la realtà è peggiore di un incubo. Se oggi (1992) i padroni della Grassetto, in procinto di costruire di nuovo a Trieste per conto del Comune, ricevono un’ennesima comunicazione giudiziaria, sempre dalla Procura di Venezia, per lo scandalo degli appalti e delle tangenti che riguardano l’aereoporto di Venezia, la terza corsia autostradale per Padova, il Ministro DC ai Trasporti Carlo Bernini, il segretario del Ministro PSI agli Esteri Gianni De Michelis, il socialista triestino Giorgio Casadei.
Ma qui che fanno? A Trieste tutti ciechi, sordi e muti?”
Una situazione già vista oggi, verrebbe da dire.
Comunque, in Tangentopoli finirono allora tre dei cinque lotti della Grande Viabilità Triestina (dai Campi Elisi fino all’ospedale di Cattinara, per intendersi) e diversi funzionari regionali FVG e non Veneto, i cui nomi scritti in chiaro con accanto le cifre pagate furono trovati dai carabinieri, agli ordini del Giudice Istruttore Ivano Nelson Salvarani del Tribunale di Venezia, sul registro nascosto nel “caveau” interrato della famiglia Rizzi.
Eppoi sarebbe sempre interessante porsi alcune domande. Del tipo, come mai i costi per la costruzione dello stadio Rocco sono triplicati (33 miliardi contro gli 11 della gara d’appalto), idem dicasi per il nuovo Palasport e non lontano sono finiti i costi per il rifacimento del Verdi. “
E ci fermiamo qui perché troppo fosforo in una volta sola può nuocere all’organismo.

E per le foto vi rimandiamo alla pagina Facebook Circolo Miani.




Comune. “Blocca i manzi”.

» Inviato da valmaura il 29 March, 2018 alle 12:20 pm

Stiamo parlando delle vendite di prestigiosi immobili cittadini che hanno fatto la storia di Trieste.
Da Palazzo Carciotti a Villa Cosulich con parco annesso.
E stiamo discutendo dei magazzini (in buona parte vincolati dal Ministero dei Beni culturali, e come vedete non parliamo volutamente di una Sovrintendenza locale che dopo i casi della Galleria Tergesteo, di Pirona e del Parco di Miramare non ci va proprio di menzionare) di Porto Vecchio.
Qui non si tratta di pizzerie, di sagre della sardella o del rivestimento in erba sintetica dei campetti di calcio periferici, né di multe giuste o ingiuste o di supermercati.
Si parla, e decide, del volto di Trieste: del futuro economico ed urbanistico della città e del fronte Porto.
E si parla di un giro d’affari di centinaia e centinaia di milioni, e francamente riteniamo che a decidere non possano essere tre persone più una.
Intanto bisogna avere chiaro un progetto, si insomma un’idea organica di cosa fare di Trieste, per lo meno nella vasta area interessata a vendite ed alienazioni.
Se per il “pizzaiolo” Giorgi queste sono chiacchiere è meglio che torni a fare quello che sa: le sagre.
Un precedente inquietante sta a confermarlo. La vendita dell’area della ex Fiera di Trieste.
Prima il Comune la vende ad un gruppo di “investitori austriaci” e poi si accorge che deve cambiare il Piano Regolatore (l’atto urbanistico più importante della città) per variare la destinazione d’uso dell’area.
Complimenti vivissimi all’assessora Polli.
Altro infausto presagio è la futilità e la leggerezza con cui si parla della destinazione d’uso della vasta area delle caserme di via Rossetti alta, come si trattasse di spostare un bancale al supermercato.
Insomma prima va deciso cosa fare complessivamente di queste vaste aree, in particolare quelle legate al Porto. Poi va scelta una commissione tecnica di livello nazionale, con dentro un rappresentante dell’anti corruzione di Cantone, che per bandi europei individui gli investitori che rispettino il progetto deciso dal Comune. Ergo si vende e si lavora.
Ci può volere del tempo ma anche non lungo, però qui si decide del futuro architettonico ed economico di Trieste.
E meno affari e politica ci stanno, meglio è.
E tutto vogliamo meno che una gigantesca Galleria Tergesteo Bis. Oppure i cantieri fermi da anni e mesi: dalla palude Maddalena, alla Caserma di Roiano, dai “Giardini sempre e più inquinati” alle vasche ancora scoperte del depuratore fognario cittadino.
E se poi magari i triestini fossero chiamati a discutere ed approvare le scelta, non sarebbe un male.
Si chiama democrazia.





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