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'L'Eco della Serva'
Fatti e misfatti della settimana

Lazzaro è ri-risorto !
Oggi compare dopo anni di silenzi il “consulente del Comune e del podestà Dipiazza” tale prof. Barbieri, ricercatore universitario, dalle pluriconsulenze (Regione, Arpa, di cui è uno dei cinque direttori scientifici, e Comune, prima con Cosolini e poi..
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Notizie Flash

Trieste Mitteleuropea. Valmaura: le Ville Lumiere e il Jardin des Tuileries.
Ai nostri politici ed amministratori: un bel “liston” da queste parti, una volta tanto?Certo che di lavoro ne dovrà fare il neopresidente Ater Novacco.Qui ci vivono 1500 persone divisi in 435 appartamenti.E inciviltà a parte, come ricordava Primo..
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*Circolo Miani
*Ferriera: le analisi della procura
*Questionario medico Ferriera

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Circolo Miani » News Correnti » Page 125

E’ l’ora. Dalle parole ai fatti.

» Inviato da valmaura il 18 January, 2016 alle 12:09 pm

Ci siamo rivolti a tutte le persone che hanno a cuore le sorti della nostra comunità.

Abbiamo invitato più volte tutti quelli, ma proprio tutti dai vecchi partiti ai movimenti ed alle nuove formazioni politiche, che avevano annunciato l’ intenzione di partecipare, presentando una lista alle prossime elezioni per il rinnovo dei comuni di Trieste e Muggia nel giugno 2016, ad incontrarci per vedere se una volta tanto, a fronte della più grave crisi che la nostra terra sta passando da decenni a questa parte, si potesse trovare un comune denominatore per il bene di noi tutti.

Ma finora sono tornati a prevalere i personalismi, gli “egoismi” di bandiera, la conservazione del potere o del proprio orticello.

Nessuno si è posto seriamente la domanda del perché quasi il 60%, il 59 per l’esattezza, dei nostri concittadini non abbia votato alle ultime elezioni regionali del 2013, rifiutandosi di scegliere tra Serracchiani, Tondo, e gli altri candidati.

Quando appare chiaro che la principale motivazione a questo astensionismo da record i triestini la individuano oltre che nella sfiducia totale nei confronti dei partiti vecchi e nuovi e nel discredito della politica, soprattutto nella convinzione della assoluta inutilità del voto.

Vediamo che alcune liste annunciate, soprattutto di nuova formazione, copiano, male, le nostre proposte ed i nostri inviti, fidando soprattutto nella pigrizia mentale di troppi concittadini e nello spazio che la stampa locale offre loro generosamente quanto interessatamente.

I nostri appelli sembra stiano cadendo nel vuoto. Quel vuoto che rappresenta l’arroganza, l’ignoranza, e l’indifferenza (scegliete voi quello che vi sembra peggio) dei politici vecchi e nuovi.

Così come hanno cercato di archiviare in fretta, snobbandole, le oltre diecimila firme raccolte in primavera dal Circolo Miani per l’immediata chiusura dell’area a caldo della Ferriera (Cokeria, Altoforno ed impianti annessi) e per salvare il Circolo Miani, in particolare la sede che da 35 anni esatti è l’unico ed il principale luogo di incontro gratuito e disponibile per tutti i cittadini che vogliono riunirsi per discutere dei tanti problemi del nostro territorio.

Silenzio, fastidio, diffamazioni sono stati i luoghi comuni che la politica ha usato e sta riservando alla nostra associazione ed ai problemi di cui essa si fa portavoce.

A Trieste lo abbiamo ampiamente verificato in tutti questi anni, cercare il confronto con questa politica è inutile e soprattutto controproducente. Serve solo da alibi ai politicanti ed a gettare fumo negli occhi alla gente.

Allora ci pare, all’avvicinarsi della scadenza del 31 gennaio, il termine temporale dei quasi due mesi che avevamo lasciato a tutti per cercare un confronto ed un vero dialogo sui fatti, che sia necessario a questo punto offrire ai cittadini di Trieste e Muggia una alternativa concreta, un voto veramente utile.

Per questo sabato 23 gennaio, alle ore 11, al Circolo Miani in via Valmaura 77 a Trieste, si terrà la prima riunione organizzativa della lista civica NO FERRIERA! Si Trieste/Muggia.

Non ci saranno grandi discorsi ma butteremo giù le cose da fare, da subito, per sensibilizzare i nostri concittadini, consci della nostra assoluta povertà materiale ma della ineguagliabile ricchezza dovuta alla nostra esperienza trentennale, alla nostra presenza reale sul territorio, alle nostre idee ed alla volontà che abbiamo di tutelare la nostra vita e quella di chi ci è caro.

Invitiamo tutti coloro che condividono la nostra proposta ad esserci, a portare il loro contributo per far sì che le prossime elezioni possano servire a qualcosa di veramente utile e concreto.

Domani, martedì, alle ore 18.45 e alle 20.45, su TeleAntenna, Canale 98, la nuova puntata, la settima, di NO FERRIERA! con Maurizio Fogar, passate parola.




Braccia rubate all'agricoltura.

» Inviato da valmaura il 16 January, 2016 alle 1:24 pm

Parliamo di cose reali.

Che interessano la vita delle persone e non fumisterie politiche o peggio lotte per il potere e inutili personalismi.

Tutti i 95.000 nuclei familiari di Trieste, più le migliaia di Muggia e dei comuni minori, stanno ricevendo l’ultima bolletta dell’acqua emessa da AcegasApsAmga-Società del Gruppo Hera (la brevità del nome la dice quasi tutta).

Prendiamone una a caso, dal consumo bassissimo: 6 metri cubi per il periodo che va dal 16/10/2015 al 17/12/2015 e leggiamo le voci che danno il costo finale.

3.19 quota fissa (?), 3.14 quota acquedotto, 1.41 quota fognatura, 3.88 quota depurazione, 8.38 ulteriori addebiti e accrediti (solo addebiti), 0.06 oneri perequazione (?), 1.38 Iva, per un totale a pagare di 21.44 euro.

A parte il fatto che non si capisce sotto quale voce sia nascosto il costo dei 6 metri cubi di consumo, appare chiaro che rispetto a questo onere il resto delle voci aumenta per sette il costo della bolletta.

Vi sembra normale?

Non si era votato e vinto a larghissima maggioranza un Referendum nel 2011 sull’acqua bene comune?

Chi siede in consiglio di amministrazione di AcegasApsAmga?

Per il Comune di Trieste, che è l’azionista di controllo, il Presidente, il PiDdino avvocato Borgna (noto per essere il difensore delle proprietà e vertici Ferriera e di tutti i politici PD) e il PiDdino Domenico detto Nico Costa amico di lunghissima data del sindaco Cosolini, nonché Presidente di Sinergie (andatevi a leggere su internet le finalità, che merita) gruppo Acegas ecc.ecc. Già Vicepresidente all’Ezit sotto il liberale Tabacco (il presidente fu imputato e condannato nell’indagine giudiziaria che lo portò in carcere), già presidente per un amen della costituenda Borsa immobiliare della Camera di Commercio, naufragata proprio per il conflitto di interessi sulla procedura della sua nomina (era dipendente di una agenzia immobiliare, il cui proprietario, del suo partito, faceva parte della Giunta esecutiva della CCIA che lo aveva nominato).

Infine Amministratore Delegato è un altro PD, Pillon, indicato dall’allora Sindaco PD di Padova.

Dunque “tecnici” nella gestione delle ex municipalizzate, ora privatizzate e quotate in Borsa, e che ci fatturano i consumi di Luce, Acqua e Gas.

Poi però ti allegano alla bolletta un depliant, sempre pagato da noi, che si titola “Servola: il depuratore che parla con il mare”, meglio e più poetico dell’uomo che sussurrava ai cavalli.

La frase finale è un capolavoro, sentite qua: “Dunque un impianto a tutti gli effetti smart (sticazzi!), capace di parlare e, soprattutto, ascoltare la voce del mare”.

Che dal 1998 il Depuratore fognario cittadino, dove nelle vasche incredibilmente a cielo aperto in centro città come neanche a Calcutta e Bombay, decanta la merda di noi 205.000 triestini con gli effluvi che ben conosciamo, sia fuori legge, ed oggetto di una procedura di infrazione europea che costa all’Italia fior di quattrini, poco importa.

Che in questi anni il mare non abbia potuto esprimere, per loro fortuna, un suo parere su quello che questo significava, così come non può parlare su quanto gli sversa nel Vallone di Muggia la Ferriera, giusto per restare in zona, non viene ricordato nel poetico depliant. Nel contempo però noi conserviamo gelosamente negli archivi del Circolo Miani il fax inviatoci nel 1999 dall’allora assessore della Giunta Illy che ci annunciava l’assegnazione a settimane dell’appalto per il rifacimento del Depuratore.

Ma si sa per i poeti il tempo è un optional, una licenza appunto poetica.

Braccia rubate all’agricoltura, titolava una rubrica del settimanale Cuore di Michele Serra.




Le “cacche” della politica.

» Inviato da valmaura il 10 January, 2016 alle 12:30 pm

L’ esame del DNA ai politici locali e regionali sarà obbligatorio dalle prossime elezioni.

In modo da elevare rigorose sanzioni a chi semina cazzate nella nostra comunità.

Preoccupati tutti i partiti: a rischio infatti la ricerca dei candidati.

Come annuncia il vicesindaco Fabiana Martini che passerà alla storia della satira per questa iniziativa che in cinque anni ha contraddistinto il suo operato, la “tutela del decoro e dell’igiene della città” messi a repentaglio dalle pericolose deiezioni canine, troverà nella raccolta da parte del corpo della polizia municipale delle cacche sui marciapiedi, nel loro esame con il test del DNA da parte dell’ASS, con l’attesa speranzosa che tutti i possessori dei 21.000 cani di Trieste facciano fare analogo test al loro veterinario, l’ambita soluzione.

E che diamine volete mettere un rifiuto biodegradabile con il cancro da BenzoApirene, Amianto and company?  La cacca di un cane con la Ferriera?

Dove sta la priorità, anche di spesa per un Comune che non riesce a trovare i soldi nemmeno per sfamare i cittadini indigenti? Ma ovvio nell’emergenza “cacche di Fido”.

Come ribadisce il piccolo giornale che dedica una pagina intera alla sensazionale trovata dell’assessora Martini, “Pestare una cacca di Fido, ahimè, è un continuo pericolo dagli effetti spiacevoli. Nel capoluogo giuliano, è un vero problema, che sta assumendo livelli ingestibili, con ovvie conseguenze sul piano dell’igiene e del decoro pubblico”.

D’altronde dopo i recenti exploit dei vigili urbani il mandarli a raccattare le “cacche” dei cani, per ora, sembra l’impiego più idoneo al corpo diretto dal comandante Abbate. Corpo che in sei mesi non ha ancora visto il capannone più grande del Palasport costruito senza le autorizzazioni di legge da Arvedi in Ferriera. Evidentemente c'è privato e privato da sanzionare: il pensionato proprietario di un meticcio così come gli ortolani del Mercato Coperto da un lato ed il cavaliere di Cremona dall'altro.

Per le “cacche” di Ferriera, del depuratore fognario a cielo aperto nel cuore di Trieste dove galleggiano le “cacche” di 205.000 triestini, delle centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti “speciali” con cui è stato interrato lo Scalo Legnami, abusivamente e senza che l’assessorato alla Vigilanza Urbana negli anni muovesse un dito, per l’amianto-Eternit che costella tutta l’area portuale dal colle di Servola alla Torre del Lloyd, invece nulla è stato ancora annunziato. Evidentemente non disturbano il “decoro e l’igiene” di Trieste a sentire il vicesindaco.

Non merita alcun commento l’altra paginata d’apertura della cronaca (?) cittadina sul piccolo giornale dedicata ad una notizia già data almeno altre due volte (nel gennaio 2014 e nel novembre sempre dello stesso anno) sull’incarico affidato a Invitalia (società pubblica dello Stato, ovvero pagata con i nostri soldi) di occuparsi delle messe in sicurezza, più che bonifiche, del sito occupato dalla Ferriera. Insomma come riporta l’Eco di Arvedi “In altri termini tutti gli interventi per la messa in sicurezza dell’area della Ferriera da realizzare con finanziamento pubblico, in sostituzione dei responsabili, ovvero delle precedenti proprietà”.

“In sostituzione” e perché? Perché non paga chi ha inquinato facendoci gli affaracci suoi?

Le “precedenti proprietà” erano, andando indietro nell’ordine, le dodici principali banche italiane (Unicredit, Intesa, ecc.) che pare non difettino di soldoni, tra uno scandalo e l’altro, e una multinazionale dell’acciaio (la russa Severstal). Dunque non i poveri che pranzano a Montuzza, e perché mai quindi dobbiamo noi, cittadini inquinati, spennati e beffati pagare per loro in barba alle legge del “chi inquina paga”?

Intanto per altri trenta mesi Arvedi ha mano libera ed in quanto ai lavori “fatti” ecco qui sotto una sequela di foto scattate solo ieri e il giorno prima.

E se qualcuno avanza ancora dubbi sull’operazione lista civica

NO FERRIERA! Si Trieste! allora è giusto che si goda il tutto per quanto gli resta da vivere. E mi raccomando attento a non calpestare una “cacca di Fido”.




Le polveri pesanti.

» Inviato da valmaura il 9 January, 2016 alle 1:56 pm

Sottili una mazza. Quello che sta uscendo in queste ore, anzi giorni, dalla Ferriera è incredibile!

Le perdite di gas, micidiale per la salute, dall’Altoforno sono costanti e crescenti. Visibili ad occhio nudo da tutti meno, così sembra, da politica, Arpa, istituzioni e Procura.

Ci viene perfino il sospetto che i dati della centralina di via San Lorenzo in Selva non corrispondano alla realtà che è di gran lunga peggiore come dimostrano i filmati eseguiti in continuo a cura del Circolo Miani. E che le apparecchiature di monitoraggio di via del Carpineto diano risultati di PM10 superiori a quelle rilevate dal Mezzo Mobile non fanno che confermare questa ipotesi.

Ma è tutto il sistema di rilevamento che da anni non è più credibile, a parte l’esclusione dalle misurazioni di tutta l’area, oltre la metà del perimetro, che si affaccia sul Vallone di Muggia.

Ora abbiamo il fondato dubbio che si stia lavorando per il “Re di Prussia”, per dimostrare che le tanto strombazzate misure, i famosi lavori “fatti” come nel caso dell’Altoforno, di Arvedi diano i risultati tanto auspicati da Serracchiani e Cosolini, oltre che dalla proprietà.

Perché hanno tanto importanza le polveri sottili? Perché oltre ad ammazzare di loro come dimostra da anni la ricerca scientifica e la medicina ufficiale, nel silenzio di quella triestina, sono il “taxi” su cui viaggiano gli idrocarburi, a partire dal cancerosissimo BenzoApirene. E dunque a picchi e medie elevati di PM10 corrisponde matematicamente una elevata emissione di policiclici aromatici.

Ecco dunque spiegato il forte e persistente, grazie alle disgraziate per noi condizioni meteo, odore di benzina marcia che si sente, e respira, in tutta l’area che va da Valmaura a San Vito.

Sappiamo che da anni purtroppo la vera anomalia triestina rispetto ad analoghe situazioni nazionali consiste nella mancanza di una sponda istituzionale per i cittadini, ovvero nel comportamento inerte degli enti di controllo e soprattutto nel silenzio della magistratura inquirente.

Questo pone con forza la necessità di scardinare questo sistema a difesa sì della nostra salute ma anche del futuro della nostra terra, a partire dal Porto e dalla creazione di nuovi e sicuri posti di lavoro. Questo potrà avvenire solo con un forte risultato della Lista civica NO FERRIERA! - Si Trieste! alle prossime elezioni comunali del giugno 2016 a Trieste come a Muggia, che rompa il giocattolo di questa politica più attenta agli affari di pochi e che liberi Trieste.

Confideremmo di poterlo fare assieme alle tante persone oneste e di buona volontà che operano in città e che condividono, a partire da quel sessanta per cento di cittadini, tra cui lo scrivente, che hanno scelto in passato di non andare alle urne perché consideravano il voto totalmente inutile e quasi una beffa, l’esigenza improcrastinabile di cambiare con urgenza per risolvere i nostri problemi che martoriano la nostra qualità della vita, la nostra salute e soprattutto non danno speranze di lavoro e crescita per i triestini.

Ma se questo malauguratamente non dovesse accadere, abbiamo posto il limite temporale del 31 gennaio per verificarlo, orbene noi siamo intenzionati ad andare avanti comunque. Perché qui sono in ballo la nostra vita e la nostra sopravvivenza, cose troppo importanti per lasciarle ancora marcire in mano ad una politica rissosa ed inconcludente.




Pensierini di Natale.

» Inviato da valmaura il 26 December, 2015 alle 11:56 am

Anche se per la verità i bambini triestini sono usi a scrivere più a San Nicolò che a Babbo Natale.

Sentita da un amico su di un autobus urbano, e non di quelli che portano a Servola, tanto per capirsi.

Discussione tra un uomo, definiamolo così anche se di umano aveva ben poco e non certo il cervello come capirete subito, ed una signora di mezza età.

Oggetto l’inquinamento e l’aria irrespirabile della città nelle ultime settimane.

Parte la signora lamentandosi dell’inerzia di Comune, Regione e Azienda Sanitaria e giudicando la Ferriera la principale responsabile dell’inquinamento a Trieste.

Ribatte l’uomo, chiamiamolo così e basta, che dopo aver sciorinato il classico repertorio dei minorati a piede libero, ovvero che la Ferriera era prima e le case sono venute dopo (infatti hanno scelto di edificarsi a due passi dalla fabbrica e non a Opicina perché preferivano così), e che i lavoratori (mille, come i garibaldini) con famiglie annesse andranno a mangiare a casa della signora, iniziava una penosa marcia indietro sotto le ragionevoli  osservazioni dell’interlocutrice. Fino alla resa finale che riassumiamo così: magari è vero che la Ferriera anche inquinerà ma solo Servola e poiché lui non abitava in quel rione la cosa non poteva interessargli di meno. Per la cronaca aveva usato il verbo fregare. Poi tanti saluti ed era sceso dal bus.

Perché abbiamo deciso di scrivere questa storiella per altro molto comune?

Ma perché essa descrive significativamente il genere umano che abita in Italia e più precisamente in questa propaggine che porta il nome di Trieste. Per fortuna è in città una esigua minoranza, lo dimostra il vero plebiscito di firme sulla recente petizione promossa dal Circolo Miani, ma esiste e continua a fare danni.

Non colpiscono tanto le banalità un tanto al chilo su chi è arrivato prima a Servola o su dove mangeranno i lavoratori. Siamo abituati alla grassa ignoranza di chi solitamente le pronuncia e a proposito, se lo Stato in questi ultimi quindici anni avesse destinato i tanti soldi pubblici stanziati a favore dei “padroni delle Ferriere” ai lavoratori, oggi non le quattrocento famiglie di chi lavora in fabbrica ma migliaia e migliaia di loro potrebbero vivere da benestanti il resto dei loro giorni.

No il cuore del ragionamento, se si può definirlo così, è la parte finale. Ovvero non stando a Servola me ne impippo della sorte dei suoi abitanti, dei danni alla salute ai quali migliaia di persone (dando per assurdo buona la presenza dell’inquinamento solo a Servola), bambini compresi.

Ecco questo invece esprime benissimo l’egoismo ed il modo di pensare di tanti troppi triestini, muggesani compresi. Va detto a parziale scusante che la principale responsabilità è della stampa e della TiVù locale che dal 2000, per favorire i proprietari della Ferriera e la politica loro complice, ha sostenuto senza interruzione di sorta questa versione contraria a tutte le evidenze.

Ma è un ben triste segno dei tempi. Fino all’ultimo decennio del secolo scorso infatti esisteva, rivendicato dalla cultura politica di due grandi e storiche forze politiche, sostanzialmente il PCI e la DC, un largo e diffuso senso di solidarietà. Di classe per la sinistra, e di fratellanza cristiana, almeno a parole come spesso rimprovera Papa Francesco, per la DC.

Insomma senza scomodare l’internazionalismo e i principi della Rivoluzione Francese da un lato e il Papa Buono dall’altro questo “menefreghismo”, legato nella memoria ad uno slogan fascista molto in voga sotto il regime, era largamente minoritario in Italia e comunque chi lo condivideva si vergognava a dirlo.

Oggi invece no. L’internazionalismo e la solidarietà umana, la Pietas, non arriva neppure al condominio dove si abita. E le parole di quell’uomo oggi esprimono un sentire purtroppo largamente diffuso. Ad ulteriore conferma del fallimento della politica come intesa dalla nostra Costituzione.

Basta osservare la gente camminare per strada. Quasi sempre di fretta anche se è domenica.

I tre quarti stanno col cellulare all’orecchio o ci smanettano su, messaggiano a ritmo continuo, con le cuffiette bianche piantate nei padiglioni auricolari neanche fossero agenti del FBI. Indifferenti a tutto ciò che li circonda, a dove camminano, spesso barcollando ed incespicando, alle persone che stanno attorno. Insomma alla vita di comunità. Se ne stessero chiusi in una stanza o attraversassero il deserto del Gobi non farebbe differenza. Chissà come abbiamo fatto noi sessantenni a sopravvivere in tutti quegli anni dove non c’erano Iphone ma neanche semplici cellulari, con al massimo un gettone telefonico in tasca. E dove il momento dell’isolamento, e forse della tranquillità, era caratterizzato dalla lettura di giornali, riviste, fumetti, e per i più stitici persino libri, quando ci si rinchiudeva al cesso per defecare. Storia a parte lo smanettamento con i porno che allora erano quasi casti.

Proviamo a fermarci un attimo a pensare e soprattutto a parlare con i nostri simili in carne e ossa?





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