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Sono 14, quattordici, anni che il presidente a vita della Camera di Commercio ed altre cose, ci frantuma i santissimi con questa telenovela di un Parco, quello del Mare, che ha già cambiato cinque destinazioni, insomma un progetto..
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Buona Pasqua dal capo delle brigate proletarie verdi.
Ovvero dal Rosario al Mitra. Ora capiamo che espellere i “600.000 clandestini” come promesso dal “capitano” leghista in campagna elettorale era una bufala, ma si sa gli elettori sono di bocca larga: se hanno creduto..
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Circolo Miani » News Correnti » Page 124

La pagliuzza e la trave.

» Inviato da valmaura il 14 June, 2014 alle 12:51 pm

Lo scrivono anche i Vangeli, e da 2000 anni, ma sembra non fare testo a Trieste e Regione.

Dunque ieri il Gruppo dei consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle ha chiesto pubblicamente le dimissioni dal Consiglio regionale FVG di Franco Rotelli (PD) e Presidente della Commissione Sanità.

La motivazione? Una condanna del Tribunale Amministrativo confermata in appello ed onorata con il pagamento da parte dello stesso Rotelli di un risarcimento, in forma ridotta come da legge, di 122.000 euro a favore dell’ASS triestina di cui era, al tempo del fatto, direttore.

Le ragioni del contendere? L’aver rimborsato, come Azienda Sanitaria, le spese per le visite e gli esami del centro di Medicina Sportiva di Trieste, non più convenzionato con l’ASS.

Ovviamente nessuno ha contestato che le visite agli atleti non ci siano state o che gli esami non siano stati effettuati, semplicemente mancavano, scusateci l’espressione, i bolli della convenzione in modo da legittimare il rimborso delle spese sostenute dall’ambulatorio di medicina dello sport. Che ha comunque garantito un servizio di legge al pubblico. E pertanto, in estrema sintesi, l’allora responsabile dell’ASS, Franco Rotelli, è stato dunque condannato a risarcire di tasca sua il danno.

La condanna era nota da tempo, ben prima delle elezioni regionali che hanno portato Rotelli ad essere eletto, con oltre 1300 voti di preferenza in Consiglio FVG. Dunque si può legittimamente supporre che chi gli ha dato il voto lo sapesse.

E’ passato quasi un mese dalla condanna in primo grado del Tribunale di Taranto, otto anni e sei mesi più quota a parte della provvisionale risarcitoria di 3 milioni e 500.000 euro, a carico del Commissario Governativo Pietro Nardi per la responsabilità avuta nella morte per mesotelioma pleurico (amianto) e tumori di 28 lavoratori dell’ILVA di Taranto (a lui direttamente ne sono imputati dieci). Ed è sotto indagine, sempre della Procura di Taranto, per le morti di altri lavoratori in nuovi procedimenti. Il Nardi, che è l’interfaccia dei giudici del fallimento Lucchini e ne possiamo immaginare il non poco imbarazzo, dei giudici intendiamo, siede in Regione FVG, in Comune di Trieste, in Prefettura ai tavoli istituzionali per la Ferriera di Trieste, appunto Gruppo Lucchini, con i vari Cosolini, Serracchiani, e sindacalisti che tutelano i lavoratori colleghi dei morti di Taranto e degli 83 ammalatisi e morti per mesotelioma e tumore, nel periodo 2000-2012, alla Ferriera di Trieste, come dimostrato dalla perizia dell’ASS triestina.

Fino ad oggi, salvo il Circolo Miani e Servola Respira, nessuno e ribadiamo nessuno ha posto il problema di come quest’uomo possa continuare a ricoprire tale incarico che, ricordiamolo, è di nomina del Governo (fu indicato dal Ministro Passera dell’allora Governo Monti). Non abbiamo memoria di alcuna interrogazione parlamentare, regionale e financo comunale che ne chieda l’immediata rimozione, né presa di pubblica posizione in tal senso.

Domanda: secondo voi quale è la pagliuzza e quale la trave in questi due episodi?




Trieste. Non smettere mai di stupirsi !

» Inviato da valmaura il 10 June, 2014 alle 11:54 am

Francesco Cobello, direttore generale dell’Azienda ospedaliera di Trieste, dichiara che al Pronto Soccorso di Cattinara tutto è a posto. Che le persone, certamente non in buona condizione di salute, siano costrette ad aspettare in media sei, otto ore quando va bene prima di essere “trattate” è per lui un dato assolutamente nella norma.

Un vizio antico questo delle interminabili attese dei sofferenti, spesso con amici o parenti al seguito, al Pronto Soccorso dell’ospedale del Capoluogo di Regione, che avevamo denunciato sia nelle trasmissioni autogestite su TeleAntenna, nel 2005 sia nelle inchieste del mensile del Circolo Miani nel 1990. Ma da allora nulla è cambiato se non in peggio, vedi le sorti del Burlo e dello stesso Cattinara.

Le soluzioni? Semplici ed a costo zero. Mandare il direttore che dichiara ciò a “servire” al Pronto Soccorso, e con lo stipendio degli operatori perbacco, ogni giorno fino al suo pensionamento. Affiancarlo con i politici triestini e regionali che da anni sono responsabili o indifferenti a questo sfascio sulla pelle dei triestini. O, se preferite, augurar loro un accidente e una volta andato a buon fine l’invito scaramantico, vederli fare la trafila dei comuni mortali in quel Soccorso che tutto è meno che “Pronto”.

Tiremm innanz …

Esiste ancora la dignità? La sana indignazione?

Non ci interessa la parte politica ma le persone oneste che credono nella politica come servizio, ovunque esse stiano, o per chi votino o non votino, come possono rimanere inerti dinanzi ad un caso così smaccatamente eclatante come quello descritto nell’articolo del Messaggero Veneto, e che riportiamo in calce.

Prima alcune brevi considerazioni.

Il quotidiano di Udine fa parte dello stesso gruppo Finegil-Espresso-Repubblica proprietario anche del piccolo giornale di Trieste: hanno perfino le rotative in comune. Orbene come è possibile che il quotidiano di Trieste a tre settimane quasi dal servizio dei colleghi di Udine non abbia ripreso la notizia, per altro riportata in grande evidenza sul giornale del Friuli?

Eppure Torrenti è triestino, rappresenta il PD giuliano nella Giunta regionale, la Cooperativa Bonawentura ed il Teatro Miela sono a Trieste, in piazza Duca degli Abruzzi 3 e allora come si spiega questo anomalo silenzio? In nome dell’etica professionale del giornalismo nostrano?

Oppure solo le beghe del TLT fanno notizia.

Eppoi le spiegazioni di Torrenti, che evidentemente trova la questione, a leggere l’articolo del Messaggero, perfino spiritosa, ricordano molto quelle del primo Formigoni e di Penati, anche loro aiutati dai contributi dei loro amici, per Penati proprio una associazione culturale milanese da lui fondata, nel sostenere le spese elettorali. Con un particolare, che se la spesa dichiarata dal Torrenti e riportata in Regione è quella scritta sul Messaggero (11.500 euro e spiccioli) il contributo della Cooperativa, ancora a guida Torrenti (si dimetterà, così riporta il quotidiano udinese, appena dopo le elezioni quando la Serracchiani lo ripescherà nominandolo assessore regionale) ha coperto praticamente il 90 % (10.000 euro) della propaganda elettorale di Torrenti, candidato non eletto nelle liste del PD triestino di cui era anche il tesoriere provinciale (si dimetterà da questo incarico alcuni mesi dopo la nomina ad assessore indicando nella sua segretaria in Regione il successore).

Ed ancora. Fino a prova contraria dovrebbe sempre esistere il contributo pubblico per i gruppi e partiti che partecipano alle elezioni regionali, e pertanto se uno desidera stamparsi propaganda personale che se la paghi di tasca sua. E se è vero che la Cooperativa Bonawentura-Teatro Miela è una associazione tra privati e altresì vero che in questi anni non si sono contati i salvataggi pubblici, con denaro della Regione in primis, tanto da ipotizzare, pronti a ricrederci, che la parte preponderante del bilancio di questa realtà sia composta da contributi pubblici.

In quanto al mondo della cultura di Trieste che, come dichiara il Torrenti “ha puntato su di me”, allora questo mondo deve essere messo molto male se ha fruttato solo alcune centinaia di preferenze.

Quanto riportato in questo articolo apparso sul Messaggero Veneto del 23 maggio scorso lascia senza parole. Protagonista è lo stesso signore la cui innata sensibilità istituzionale abbiamo ben tratteggiato nel recente articolo “Non ci penso nemmeno!” sul nostro sito giornale.

Buona lettura a tutti e dopo qualcuno si scandalizza ancora per quello che accade in giro per l’Italia.

MESSAGGERO VENETO – Udine 23 maggio 2014.

Servizio di Anna Buttazzoni.

Finanziata la Coop che sostenne l'assessore Torrenti

Bonawentura è sponsor della campagna elettorale e ha fondi dalla Regione. L’assessore: non è inopportuno, basta ipocrisie

UDINE. Non fa una piega l’assessore alla Cultura Gianni Torrenti. Anzi, ci scherza su. «Visto il risultato, quelle risorse non sono neanche state sufficientemente utili». Il caso va maneggiato con cura. Gli ingredienti sono i soldi e l’opportunità. I fatti. Alle regionali dell’aprile 2013 Torrenti era candidato tra le file del Pd. Per la sua campagna elettorale ha speso 11 mila 585,31 euro. Il finanziamento maggiore è venuto dalla cooperativa Bonawentura che gli ha consegnato 10 mila euro, per aiutarlo a essere eletto.

Ma chi è la coop Bonawentura? È la società che gestisce lo spazio e la programmazione del Teatro Miela di Trieste, teatro di cui Torrenti è stato presidente negli ultimi 15 anni. La coop Bonawentura viene finanziata dalla Regione, dal settore della Cultura, da tempo. Come gli altri teatri del Fvg, l’attività del Miela trova spazio e risorse nella Finanziaria, cioè la legge regionale per il bilancio di previsione. Nella Finanziaria 2014, approvata a dicembre, la coop Bonawentura ha ricevuto 440 mila euro. È stato il primo bilancio gestito dal governo regionale di centrosinistra che non ha voluto penalizzare la Cultura, incrementando il settore di 4 milioni rispetto alla previsione iniziale di 22 milioni programmata dal centrodestra un anno prima. L’assessore è Torrenti che in aprile non venne eletto, ma che la presidente Debora Serracchiani ha voluto in giunta come esponente tecnico alla Cultura. Il finanziamento della cooperativa alla campagna elettorale di Torrenti e il contributo ricevuto dalla Regione stanno in atti pubblici. E non esistono reati o abuso. È tutto regolare. Ma è anche opportuno? Per Torrenti sì, anzi è bene smettere d’essere ipocriti.

«Non ritengo che ci sia nulla di inopportuno. Esiste una legge – sostiene Torrenti – che regolamenta il finanziamento di persone e aziende alle campagne elettorali e tutti i dati vengono resi noti e sono trasparenti. Sarebbe bene, invece, smettere d’essere ipocriti. I soldi che la cooperativa ha dato a me sono rendicontati e soprattutto non sono soldi che la Bonawentura ha preso dallo stanziamento che riceve dalla Regione, sono risorse private della cooperativa. Per me l’importante è che ci fosse trasparenza e infatti ogni dettaglio è stato dichiarato, comunicato e pubblicato».

Torrenti all’inizio del maggio 2013 si è dimesso dalla presidenza del Teatro Miela, appena nominato assessore regionale. «Ogni settore economico e sociale candida qualcuno – aggiunge l’assessore – e il settore della cultura di Trieste ha puntato su di me. Tutti i settori economici hanno rapporti con le pubbliche amministrazioni ed è normale che, nel rispetto dalla legge, le campagne elettorali vengano finanziate da qualcuno e che quel qualcuno siano le persone e le realtà più vicine al candidato.

Ognuno può pensarla come vuole, per me la cosa importante era che ci fosse la tracciabilità e così è. E poi – scherza Torrenti – i soldi della cooperativa non sono neanche stati sufficientemente utili visto che mancai l’elezione. Comunque, lo ripeto – torna serio Torrenti – è bene togliere il velo sui soldi che si ricevono in campagna elettorale. Vanno dichiarati ed è normale che provengano dalle realtà vicine a te e che ti sostengono».
Vero. Com’è vero che tra amici i favori si fanno e, se si può, si rendono.



Il Roberto senza memoria.

» Inviato da valmaura il 6 June, 2014 alle 11:28 am

Ahi, ahi, ahi Antonione, è lui il Roberto in questione, ma cosa dici mai?

“Non sono d’accordo. Per esperienza personale ho verificato che si possono costruire infrastrutture nel rispetto delle regole. Penso alla Grande Viabilità Triestina …” Questa, parte della risposta ad una delle domande contenute nell’intervista pubblicata a tutta mezza pagina (nella mezza di sotto si intervista il consigliere ombra di Galan per una dozzina di anni: il “comunista” come lui si definì pubblicamente, Miracco, oggi assessore alla cultura del Comune di Trieste) del piccolo giornale di oggi.

Gli rinfreschiamo noi la memoria e gli diamo soccorso, visto che chi lavora per il giornale locale fa impallidire “lo smemorato di Collegno”.

Ben tre dei cinque lotti iniziali della Grande Viabilità Triestina furono al centro della prima Tangentopoli, il cui contagio guarda caso anche allora partiva dal vicino Veneto. Per meglio chiarire anche ai distratti triestini o ai troppo giovani allora il ruolo che il Circolo Miani ha avuto dal 1981 a Trieste ed in Regione, riportiamo qui di seguito parte del servizio stampato sul mensile edito dalla nostra Associazione, allora il più diffuso nelle edicole di Trieste, “Nuova Società” nel numero di maggio del 1992 sotto il titolo “Il gioco del Monopoli. Affari e politica, politica ed affari”. Una sola avvertenza questo servizio riassumeva in quattro pagine alcune delle inchieste sulla Tangentopoli triestina ed in parte regionale, che il mensile aveva pubblicato, in piena solitudine che già allora il piccolo giornale era distratto così come gli altri organi di stampa radiotelevisiva regionali, a partire dalla fine degli anni ottanta.

No pare che di queste cose non interessi una banana se è possibile che venga proposta la ditta Grassetto quale assegnataria dei lavori per l’eternamente ultimo primo lotto di quel mostro di deficienza architettonica e funzionale che ha nome di Superstrada.

Ma chi è la Grassetto? No, non è il simpatico nomignolo di una signora un po’ soprappeso, è una rampante ditta edile facente capo al potentissimo finanziere siculo-meneghino Salvatore Ligresti (Alt! Un nome che oggi tutti dovrebbero conoscere dopo gli arresti, suo e dei figli, per lo scandalo Fondiaria Sai, Premafin, nella fusione Unipol). Che tanto lavoro da a noi giornalisti nel seguire i suoi diversi processi per gli scandali milanesi delle “aree d’oro”. Insomma un personaggio sempre più chiacchierato nelle stanze della Procura della Repubblica (per intendersi di quelle di Borrelli, D’Ambrosio, Colombo, Davigo e Di Pietro a Milano) e che, ma pensate un po’, nel 1978 acquistò la Sai, per chi non lo sapesse è la seconda compagnia assicurativa italiana, pur dichiarando al fisco un reddito di 30 (trenta) milioni (di lire).

Pensionati di prima, se ci siete battete un colpo e preparate gli assegni che forse il Lloyd Adriatico (oggi Gruppo Allianz), che è solo la quarta assicurazione in Italia, ce la vendono per meno.

Orbene la Grassetto dopo aver costruito il primo lotto della Superstrada, quello detto dell’Autoscontro, che va dai Campi Elisi a Valmaura e che fu inaugurato, eravamo sempre in campagna elettorale, appunto da Amintore Fanfani, oltre all’affare dei guardrail dovrebbe pure aggiudicarsi questo nuovo appalto. Ah, che c’entra il guardrail domanderete? Ci entra, eccome.

Pensate che dopo aver aperto il primo tratto di questo pozzo senza fondo che qui a Trieste chiamano “Grande Viabilità”, strane usanze locali, si accorsero che l’altezza di questo famoso guardrail non era regolamentare, cioè era di sette centimetri più basso. Ovvero le vetture che ci sbattevano contro le tratteneva, per i camion ed i Tir ci pensavano le case sottostanti. Forse i progettisti erano stati tratti in inganno dalla statura fisica del ministro Fanfani. E, sempre a causa di questa “svista” e del conseguente palleggio di responsabilità per i mancati controlli tra Regione e Comune, la Grassetto, giù di peso, ingurgitò subito altri due miliardi per cambiare i guardrail appena installati ma inutili.

Pura combinazione il fatto che gli uffici e gli studi professionali di questi progettisti regionali, così come le loro abitazioni e pure i conti in banca – ma che indiscreti -, venissero poi perquisiti dai Carabinieri che in aggiunta consegnarono loro pure delle comunicazioni giudiziarie staccate dalla Procura di Venezia per qualche milioncino sottobanco incassato per i favori fatti a due ditte venete (Rizzi e Furlanis, i cui titolari progettarono per un periodo ai Piombi di Venezia, dove fu ospitato anni addietro pure quel reprobo di Silvio Pellico ma in un altro contesto), che costruirono altri due lotti della nostra Superstrada. Basta neh!

No, non basta. E non è colpa nostra se la realtà è peggiore di un incubo. Se oggi (1992) i padroni della Grassetto, in procinto di costruire di nuovo a Trieste per conto del Comune, ricevono un’ennesima comunicazione giudiziaria, sempre dalla Procura di Venezia, per lo scandalo degli appalti e delle tangenti che riguardano l’aereoporto di Venezia, la terza corsia autostradale per Padova, il Ministro DC ai Trasporti Carlo Bernini, il segretario del Ministro PSI agli Esteri Gianni De Michelis, il socialista triestino Giorgio Casadei.

Ma qui che fanno? A Trieste tutti ciechi, sordi e muti?”

Una situazione già vista oggi, verrebbe da dire.

Comunque, caro Roberto, in Tangentopoli finirono allora tre dei cinque lotti della Grande Viabilità Triestina (dai Campi Elisi fino all’ospedale di Cattinara, per intendersi) e diversi funzionari regionali FVG e non Veneto, i cui nomi scritti in chiaro con accanto le cifre pagate furono trovati dai carabinieri, agli ordini del Giudice Istruttore Ivano Nelson Salvarani del Tribunale di Venezia, sul registro nascosto nel “caveau” interrato della famiglia Rizzi.

Eppoi sarebbe sempre interessante porsi alcune domande. Del tipo, come mai i costi per la costruzione dello stadio Rocco sono triplicati (33 miliardi contro gli 11 della gara d’appalto), idem dicasi per il nuovo Palasport e non lontano sono finiti i costi per il rifacimento del Verdi.

E ci fermiamo qui perché troppo fosforo in una volta sola può nuocere all’organismo e tu sai che Ti vogliamo bene.

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“Non ci penso nemmeno!”

» Inviato da valmaura il 5 June, 2014 alle 11:46 am

Sono passate due settimane dalla condanna, in primo grado, del Commissario Governativo della Lucchini (Piombino e Trieste), Pietro Nardi, a otto anni e sei mesi quale corresponsabile della morte di 28 lavoratori dell’Ilva (10 addebitati a lui) ed al risarcimento, quota a parte, di una provvisionale di 3 milioni e mezzo di euro, come deciso dal Tribunale di Taranto.

L’unica voce che si è alzata a Trieste per chiedere come potesse rimanere un minuto di più in quell’incarico pubblico è stata la nostra, per altro censurata da tutti i principali organi locali di stampa e Tivù, con l’unica lodevole eccezione di TeleAntenna-TriesteOggi.

Tutti gli altri zitti e mosca. Anche chi ha strombazzato a destra e manca che pur solo un avviso di garanzia era inibente per avanzare una candidatura (i Cinque Stelle di Grillo) O ha blaterato di “daspo” ai politici corrotti (Renzi).

Poi uno vede cosa accade in sequenza a Milano (Expò) e Venezia (Mose), solo per citarne i più noti, e capisce perfettamente i perché di questi silenzi.

Oggi è peggio, se mai fosse possibile, che ai tempi di Tangentopoli (1992) con una diffusione del malaffare tra politica, pubblica amministrazione, da far impallidire l’indagine Mani Pulite. Anche perché oggi la stampa cosiddetta “indipendente” non esiste quasi più, tutta schierata ed asservita alla politica ed ai potenti. Di rispetto delle regole neanche parlarne, con Repubblica che piazza in prima pagina l’invito di Scalfari a votare Renzi, ma fosse stato Grillo o Berlusconi non fa differenza, la domenica del voto, in barba al silenzio elettorale.

E’ passato giusto un mese da quando il martedì 6 maggio Franco Rotelli, consigliere regionale PD e Presidente della Commissione Sanità, chiese nell’aula del Consiglio regionale all’assessore (le minuscole sono d’obbligo) Torrenti (cultura e volontariato) un intervento contributivo a favore del Circolo Miani, la più significativa realtà socio-culturale di Trieste. Ed in risposta ebbe appunto la frase riportata nel titolo “Non ci penso nemmeno!”.

Ma chi è Gianni Torrenti? Presto detto, candidato ma non eletto alle ultime elezioni regionali nelle liste del PD (Franco Rotelli, candidato fu eletto con il doppio dei suoi voti di preferenza), era da anni presidente ed amministratore della Cooperativa Bonawentura-Teatro Miela e da quasi venti il “tesoriere” del PD e predecessori, oltre che ricoprire incarichi in vari consigli legati alla Lega delle cooperative, titolare di una ditta di rappresentanza di salumi e formaggi, con solidi rapporti commerciali con le Coop di Trieste.

Non eletto ma “premiato” con l’incarico di nomina Serracchiani, su indicazione di Cosolini, di assessore regionale. Senza per altro dimettersi all’istante dall’incarico di tesoriere del partito, lo farà tempo dopo suggerendo la nomina a suo successore della sua segretaria in Regione, Daniela Ciac. La storia in quel partito si ripeterà uguale qualche mese dopo con la nomina del pordenonese Ius, direttore ATER di Trieste, a tesoriere regionale del PD.

Come è solo lontanamente possibile che un amministratore regionale che gestisce il denaro, e tanto, derivante dalle entrate fiscali dei cittadini, tutti anche quelli che non sono andati a votare alle ultime elezioni regioni, il 50% in regione ed il 59% a Trieste, e di quelli poi che votando hanno scelto altri partiti, oltre i due terzi dei rimanenti, del Friuli Venezia Giulia lo faccia considerandolo come cosa sua, come fosse la cassa di casa Torrenti o del PD. E cosa altro rappresenta quella affermazione “Non ci penso nemmeno!” in risposta alla richiesta di Rotelli, se non la pubblica e diremmo arrogante rivendicazione del principio di arbitrio personale e di parte nel gestire il denaro di tutti?

Tale espressione fa pendant con una precedente dichiarata al Presidente del Circolo Miani che, dopo mesi di telefonate senza esito alla sua segreteria per parlargli, incontratolo casualmente per strada, si sentì rispondere che “lui per principio aveva scelto di non incontrare le realtà di cui si occupava come assessore”, tutto il mondo della cultura e del volontariato! Insomma l’affermazione di un principio, ed era riuscito a balbettare la scusa senza neppure sorridere, che lascia interdetti e bisognosi di un pronto intervento curativo e di sostegno. Come se l’assessore regionale alla sanità avesse affermato che lui non incontra per principio medici, dirigenti degli ospedali e delle aziende sanitarie, ed il Ministro della Difesa rivendicasse la sua scelta di non incontrarsi mai con chiunque porti una divisa, foss’anche un vigile urbano.

Che le cronache dei giornali amici fossero piene di mesate di resoconti, una volta si chiamavano “veline”, sugli incontri di Torrenti con le più svariate e variopinte realtà associative di Trieste e FVG, era per lui dettaglio trascurabile, come la rincorsa sulle Rive al Presidente del Miani per consegnargli alcuni santini elettorali con il pressante invito a votarlo e farlo votare (li conserviamo come reliquie: i suoi santini).

Meno conserviamo ed invece abbiamo affidato ai Giudici le sue affermazioni fatte in un colloquio con un consigliere regionale dove definiva i bilanci del Circolo Miani, che per altro non riceve un centesimo di euro del denaro pubblico dal 2007, come “finanza allegra”. Ecco viste le definitive sentenze assolutorie del Tribunale di Trieste, con gran scorno degli avvocati che rappresentavano la Regione e costavano eccome ai contribuenti, sarà lui stavolta a cimentarsi “allegramente” in Foro Ulpiano nel dimostrare la validità di tali sue affermazioni smentite da tre sentenze del tribunale, ed una della Corte dei Conti, e con la formula più ampia “perché il fatto non sussiste”.

E dunque perché stupirsi di quel che accade a Venezia, ad un’ora o poco più di macchina da noi, invece dovremmo stupirci, e tanto, per il silenzio degli organi di controllo locali, a partire dalla Procura di Trieste in assoluta controtendenza con quanto avvenuto invece a Taranto, Vasto, Torviscosa, solo per citarne alcuni.

Ma forse Trieste è davvero “un’isola felice”. Scusate qual è l’indirizzo di Babbo Natale?

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Taranto (Procura) non è proprio, purtroppo, Trieste.

» Inviato da valmaura il 23 May, 2014 alle 3:05 pm

“Pene per 189 anni ai 28 dirigenti e manager” (Fabio Riva condannato a sei anni) dell’Ilva di Taranto nella sentenza emessa stamane dal Tribunale di Taranto che ha condannato a pene varianti tra i nove ed i quattro anni, oltre ad una provvisionale risarcitoria di 3,5 milioni di euro, gli imputati, come richiesto dalla Procura tarantina.

Tra i 28 dirigenti condannati figura l’ing. Pietro Nardi, direttore generale dell’Ilva dal 1987 al 1993, che, a scanso di omonimie sempre possibili, dovrebbe essere l’attuale commissario liquidatore del Gruppo Lucchini, nominato dall’allora Ministro Passera, e incaricato dei bandi di vendita degli stabilimenti in procedura fallimentare di Piombino e Trieste.

Se dovesse risultare la stessa persona sarebbe semplicemente impossibile che egli rimanga un minuto di più nell’incarico di commissario della Lucchini e si verrebbe conseguentemente a bloccare tutto l’iter avviato per Piombino e Trieste (bandi di vendita in primis). Anche se una condanna ad otto anni e sei mesi più quota parte dei 3,5 milioni, pesantemente significativa, è pur sempre una condanna non definitiva ma in primo grado, sarebbe impossibile per lui e per il Governo non trarne le ovvie ed immediate conseguenze.

Nota a margine merita qui ricordare le domande che da due anni abbiamo rivolto pubblicamente, anche nel corso di alcune partecipate manifestazioni pubbliche del Circolo Miani, alla Procura di Trieste e che continuano a rimanere senza risposta alcuna. Chiunque le può trovare sul sito giornale online www.circolomiani.it leggendone gli articoli e le notizie ma che qui sintetizziamo in questo modo. Perché a Taranto (Ilva), ad Udine (Caffaro-Torviscosa), a Savona (Vasto) sì ed invece a Trieste (Ferriera) nò?

La sentenza di oggi ed il nuovo fascicolo aperto dalla Procura di Taranto per “disastro ambientale e  danno alla salute” contro i vertici dell’Ilva ripropongono con forza i contenuti delle nostre domande, visto che l’oggetto di questa sentenza è la morte di lavoratori esposti all’amianto e ad altre sostanze inquinanti che provocano cancro e gravi malattie. Dunque continua e si allarga l’iter giudiziario apertosi, di fronte all’inerzia di enti locali e di controllo, qualche anno fa a cura della Procura tarantina ed ottiene sempre maggiori conferme dalle sentenze emesse dalla magistratura giudicante.

A Taranto certo, ma a Trieste con, tanto per citare un dato, gli ottantatre lavoratori morti, come acclarato dalle consulenze della stessa Procura, uccisi da mesotelioma (amianto), tumore ai polmoni e vescica in dodici anni (2000-2012), in Ferriera? E per i tanti cittadini vittime di analoghe patologie da Muggia ai Campi Elisi, giusto per stare un po’ stretti, come la mettiamo?

Non saremo mica costretti a prendere treni ed aerei per correre al Tribunale di Taranto?

Ecco gradiremmo solo che Umberto Laureni ed i politici di ogni ordine e grado stessero utilmente zitti, almeno per una volta.





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