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Circolo Miani » News Correnti » Page 123

Sanità. Assenza e silenzio del Comune di Trieste.

» Inviato da valmaura il 15 March, 2021 alle 1:21 pm

La salute deve tornare ad essere una priorità, di intervento e decisionale, del Sindaco di Trieste.
Lo impongono tre fatti: il Sindaco è, e dal 1934, per leggi l'Ufficiale Sanitario del Comune, ai cui “ordini”, recitano le norme, devono rispondere tutti gli operatori della sanità e perfino le forze di polizia.
Secondo, la sanità pubblica, ospedaliera e territoriale, è pagata con le tasse dai Triestini.
Terzo: come fa il Primo Cittadino a non occuparsi del bene, in questo caso primario: la salute, dei suoi concittadini?
La gestione regionale, da decenni, dai tempi della “riforma” dell'assessore leghista Fasola, incentrata sulle chiusure dei piccoli-medi ospedali regionali e strutture locali di Primo intervento, taglio drastico di posti letto e personale, ha dimostrato tutti i suoi limiti, accentuati ulteriormente dall'emergenza Covid.
Parimenti quella che doveva essere l'alternativa sul territorio, i Distretti sanitari, sono stati negli anni depauperati di risorse e personale e quasi mai sono stati in grado di “prendersi in carico” effettivamente e di garantire una efficace “continuità assistenziale” alle persone deospedalizzate, e questo nonostante l'impegno e l'abnegazione di gran parte dei suoi operatori territoriali. Oltre a non riuscire a fare concretamente rete con i servizi sociali del Comune, soprattutto per i limiti di questi ultimi, a vantaggio dei cittadini in difficoltà sociale, e sono tanti, francamente troppi.
Ora proprio l'inversione di tendenza sulla Sanità pubblica operata dal Governo Conte che ha messo a disposizione delle Regioni 9 miliardi per potenziare le strutture ed assumere il personale necessario, e che le Regioni in quasi un anno sono state incapaci di utilizzare (è stato speso meno di un terzo), importo poi raddoppiato nel Recovery Plan proposto sempre da Conte e Speranza, potrebbe permettere anche nel Friuli Venezia Giulia quella rinascita della Sanità pubblica.
In questa fase dunque il Comune, per le ragioni spiegate sopra, non può continuare ad essere spettatore passivo e disattento, e Trieste Verde intende cambiare da subito questa situazione.
Su due direttrici.
La prima dotando gli ospedali dei posti letto e delle infrastrutture tecniche necessarie a corrispondere ai bisogni di Trieste, annullando le lunghe liste d'attesa per esami e visite specialistiche, e dotando i due ospedali di una efficiente struttura di Pronto Soccorso e Medicina d'Urgenza, con l'assunzione in pianta stabile del personale medico e sanitario necessario.
La seconda deve puntare su di una radicale riforma degli attuali quattro Distretti Sanitari territoriali, raddoppiando il personale medico ed infermieristico impegnatovi, il caso della Diabetologia è emblematico (quattro medici ed otto infermieri) per un potenziale “portafoglio” di 30.000 pazienti solo a Trieste. Garantendo una capillare presenza di medici per ogni specializzazione, aprendo e potenziando gli ambulatori prelievi, ed i servizi di assistenza domiciliare, anche fisioterapica oggi in grave sofferenza. Dotando i Distretti di apparecchiature di primo grado (radiologiche ed ecografiche) con il personale necessario onde accorciare i tempi degli esami e liberare gli ospedali dal compito.
Ricostruire una efficace rete, con dei Servizi sociali del Comune ristrutturati, potenziati e ridistribuiti sul territorio, di aiuto alle persone in difficoltà.
Ultima considerazione: secondo Trieste Verde si è ancora in tempo a rivedere il progetto di trasferimento dell'ospedale pediatrico Burlo Garofalo a Cattinara, di due terzi più costoso ed illogico rispetto ai soldi necessari per implementare le sue dotazioni tecniche ed i nuovi servizi da offrire all'utenza, anche in considerazione delle ingenti somme spese nell'ultimo anno dallo stesso Burlo per ampliare e migliorare l'offerta nella sua attuale sede.
Per altro questa sarebbe anche l'unica possibilità reale per salvare dall'abbattimento l'unica area alberata presente in zona: la Pineta di Cattinara.
Maurizio Fogar per Trieste Verde.



Trieste cantieri.

» Inviato da valmaura il 14 March, 2021 alle 3:42 pm

Ci sarebbe da ridere se non fosse che dilettantismo, pressapochismo e negligenze degli uffici comunali, a partire dai politici che ne portano la responsabilità e che in questi casi si guardano bene dal metterci la faccia, come nelle foto ricordo sorridenti al taglio dei nastri.
Invece qui da ridere c'è assai poco che questi disastri li sopportano per anni i Triestini e soprattutto li pagano di tasca loro.
L'ultima dal Canale di Ponterosso è che tutto è fermo e tale rimarrà fino a dopo Pasqua, Pasquetta e magari 25 aprile e Primo maggio. Le foto impietose mostrano i cumuli di pancogole inutilizzabili ma coperte oramai di ruggine, le cataste di transenne idem e la solita stantia ed incredibile storiella del fondale “inaspettatamente ostile”.
Anche la Bora è colpevole di aver fatto volare in acqua i due box uffici messi lì accanto senza adeguata protezione.
Ora il “fondale” non è quello della Fossa delle Marianne ma un metro e mezzo-due di acqua ed è visibile ad occhio nudo, e questi prima di iniziare i lavori e di ordinare le palafitte, manco fosse la Diga di Assuan, non hanno pensato minimamente di accertarsi se l'imponente “opera” andava a poggiare su sabbia, fango o pietra. Hanno avuto sfiga e la risposta valida è la terza ma se ne sono accorti solo dopo: che mettere anche solo una picca in acqua e sentire se affondava nel morbido o suonava un sonoro “dong” era troppo difficile.
Ed il bello è che senza pudore danno ora la colpa al “fondale inaspettatamente ostile”, parole dell'assessora Lodi; sul Tram di Opicina non hanno ancora scelto a chi addebitare la colpa, forse di questo passo diranno che i cinque anni di ritardi, le gare d'appalto sbagliate, del Comune, sono responsabilità della pendenza improvvisamente cattiva.
E tutto questo avviene nell'abituale silenzio di chi dovrebbe essere all'opposizione in Consiglio comunale, troppo impegnati a declamare elettoralmente di “futuri sostenibili” e “sviluppi green” ma ovviamente senza offrire proposte concrete e tempi certi.
Ma mandiamoli a casa con Trieste Verde, se non a maggio al più tardi ad ottobre. E magari chiedendo loro il risarcimento dei tanti danni procuratici.



A Trieste mancano i “cessi”.

» Inviato da valmaura il 13 March, 2021 alle 1:07 pm

E non ci riferiamo a quelli umani che poi nel campo politico e giornalistico abbondano, ma ai “Vespasiani” pubblici in carenza dei quali le persone si “arrangiano”.
Oggi, in tempi di Covid e cioè da un anno, usarne quelli dei pubblici esercenti non per asporto è un'impresa, ed i motivi sono ben comprensibili.
E da tempo alcuni luoghi, in particolare quelli legati ai giochi dei bimbi, alle attività fisiche all'aperto, alle passeggiate sono diventati gli sfogatoi naturali.
Prendiamo ad esempio il giardino di Piazzale Rosmini, per anni si è gridato contro la presenza di cani, ma le deiezioni dei pargoli, acqua santa ma le popò un po' di meno, “segnano” quasi tutte le siepi. Ed è cosa abbastanza ovvia visto che il movimento, come il gioco favoriscono la diuresi e la peristalsi intestinale. Di “luoghi di decenza” neppure l'ombra anzi si, nella parte non accessibile al pubblico c'è la vecchia toelette costruita sotto il GMA e sbarrata da allora..
Idem dicansi per viale Romolo Gessi, dove passare nei viali interni in certe giornate toglie il respiro tanto forte è il profumo di urina di grandi e piccini, e la principale preoccupazione dei proprietari di cani che lì passeggiano è quella di evitare che i loro amici lecchino le boazze umane.
Anche lì in passato c'era un vespasiano pubblico, rimosso da 50anni.
Ora se è vero che la civiltà di una comunità si misura anche dai servizi pubblici offerti, e non per niente i gabinetti portano il nome di un grande Imperatore romano, Vespasiano, a Trieste siamo messi, e non da oggi, assai male. Eppure non ci vorrebbe molto ed i costi sarebbero contenuti, ma l'immagine della città ne guadagnerebbe assai, oltre naturalmente il sollievo dei Triestini.
Trieste Verde.



Porti di Trieste.

» Inviato da valmaura il 13 March, 2021 alle 1:06 pm

Sembra di stare in una bolla surreale.
A sentire quello che fanno o che parlano.
Iniziamo dalla notiziona dell’acquisto di un auto elettrica, che si aggiunge però a ben due altre “ibride”, da parte dell’Autorità Portuale come primo passo ad un piano di investimenti “green”da 6,7 milioni. Apperò, considerando anche che la stessa Autorità ha ricevuto 800.000 euro per il passaggio all’elettrificazione delle banchine, e non di tre automobili, una notizia da prima pagina.
Ci chiediamo invece sommessamente se le quattro navi da crociera parcheggiate da mesi in porto, con i motori accesi 24ore su 24, ed i fumaioli sempre fumanti, le fumate nere che vediamo uscire dalle portacontainer in manovra nel Vallone di Muggia e che si affiancano a quelle delle petroliere in attracco alla Siot, non incidano sull’inquinamento dell’aria che si respira a Muggia e Trieste ben più di tre auto in uso al Porto.
E ci chiediamo se dopo i faraonici annunci di “elettrificazione”, ma perbacco con energia “pulita”, totale che i vertici del Porto lanciano da anni di ogni metro di banchina da Barcola a Lazzaretto, in attesa eterna del “sol dell’avvenir” non fosse stato magari possibile fare qualcosa di più modesto ma pratico e concreto, visto che i quattrini, europei e non, abbondano.
Ovvero collegare provvisoriamente i servizi necessari alle Navi Bianche a dei punti elettrici provvisori in modo che possano spegnere quei motori che secondo le statistiche europee, non del Circolo Miani o di Trieste Verde, inquinano più dell’intero traffico cittadino. Così giusto per dire.
E idem dicasi per il Molo Settimo e soprattutto per il pontile Siot.
Che l’ottimo è sempre nemico del bene.
Porto Vecchio: siamo tornati al solito tram-tram di chiacchiere un tanto al chilo, dare aria ai denti costa nulla soprattutto se hai stampa e televisioni che ti danno spazio invece di accomodarti all’uscio. Non passa giorno, in attesa del mitico Ambassadòr (SuperCiuk no?), che tutto risolve, viene presto e va via prima come un MastroLindo qualsiasi, che non si discuta di metodi, idee strampalate quanto mai, residenze, alberghi ed uffici, le ovovie sono fuori concorso, e ristoranti, pub, pizzicagnerie, Copacabane, Playe Beach, oltretutto con l’ultimo arrivato, il costruendo albergone in piazza Vittorio Veneto, dirimpetto all’altro di Largo Panfili, tra poco Trieste avrà più strutture alberghiere, ma di lusso, che Las Vegas.
E sono passati sei anni, una inezia va riconosciuto per i tempi dei cantieri triestini.
Ricorrere invece al nome “Porto” seppure Vecchio fa venire in mente qualcosa? No?
Banda di incapaci!
Teodor per Trieste Verde.



Trieste, quel che resta dei Distretti sanitari.

» Inviato da valmaura il 11 March, 2021 alle 11:43 am

L’idea era buona, ed era la “giustificazione” per ridurre i presidi ospedalieri e tagliare posti letto e personale, quella cioè di creare una rete sanitaria territoriale che si “prendesse in carico” e garantisse la “continuità assistenziale” dei cittadini sofferenti di patologie, croniche e non, che potevano appunto essere validamente seguite sul territorio dove questi vivevano senza dover toglierli da casa ed ospedalizzarli.
Poi negli anni a Trieste prima i tre, ora quattro, Distretti Sanitari hanno via via perso efficacia e capacità di offrire quell’assistenza e quei servizi per cui erano stati pensati.
E va altresì ricordato che sempre ai Distretti fanno capo il servizio di assistenza domiciliare, che va detto grazie all’abnegazione degli operatori fa miracoli in queste condizioni lavorative, e quello della fisioterapia, in grave sofferenza, oltre che i Centri di Salute Mentale.
Poi va rilevato che negli anni si sono ridotte le RSA pubbliche presenti sul territorio, clamorosa la chiusura di Casa Verde a Servola che era considerata la migliore, ed incapaci dunque di fornire un adeguato percorso riabilitativo, anche per la cronica mancanza di personale soprattutto fisioterapico.
Prendiamo il Terzo Distretto sanitario, quello più ampio per numero di assistiti potenziali, che comprende il territorio della Settima Circoscrizione (43.000 persone) più i comuni di Muggia e San Dorligo (altre 23.000 anime). E che ha al suo interno le maggiori problematicità, per numeri e gravità, sociali dell’intera città.
E la crisi determinata dall’emergenza Covid ci entra fino ad un certo punto, che la mancanza di personale, soprattutto medico era preesistente da tempo.
Poi ci sono i casi della chiusura inspiegabile dei centri prelievi per le comuni analisi: in via Puccini ne operava uno già da tempo solo su appuntamento ed in ambienti idonei, orbene esso è stato chiuso da più di un anno con tutte le immaginabili conseguenze.
Partiamo da una patologia che a Trieste, secondo i dati ufficiali, riguarda quasi 20.000 persone ma interessa, sempre secondo questa ricerca, almeno altri 10.000 triestini, dunque il 15% della popolazione.
Si chiama Diabete, di tipo 1 ma soprattutto 2, che se non curato tempestivamente e tenuto sotto adeguato e costante controllo ha esiti letali, diretti o indiretti.
In tutto il territorio ci sono la “bellezza” di 4 (QUATTRO) medici, uno per Distretto, e 8 (OTTO) infermiere/i, due per Distretto. Nel Terzo la situazione è aggravata dal fatto che, anche per la composizione sociale della popolazione residente, esso detiene la quota più alta e che “segue” pure circa un migliaio e più di pazienti “foresti”, ovvero residenti in altri Distretti sanitari.
Dunque il servizio di Diabetologia, che si occupa pure delle medicazioni (il Piede Diabetico è molto frequente), di via Puccini ha in carico circa quattro volte il numero di assistiti di un medico di base. Ma attenzione con una sostanziale differenza, dal nostro medico andiamo quando stiamo male o non per una visita ma per ritirare ricette e prescrizioni, mentre il Diabetologo deve garantire un numero periodico di controlli e visite annuali, con esami, piani terapeutici aggiornati e consulti, ai pazienti che ha in “portafoglio”.
A questo si aggiunga che gli specialisti necessari per i controlli periodici, a partire dall’oculista per i fondi oculari (la retinopatia è una delle conseguenze più diffuse e gravi della degenerazione diabetica) o mancano o costringono i pazienti a lunghe attese, o a ricorrere, pagandolo, ad uno specialista privato.
La necessità, più volte richiesta di raddoppiare perlomeno il personale medico ed infermieristico distrettuale è rimasta senza risposta, e non da oggi ma da anni.
Con tutte le conseguenze immaginabili sulla mole di lavoro, orari e ritmi, del personale e sui tempi per i pazienti. Immaginatevi poi quando il medico si ammala, si assenta per aggiornamenti professionali o va in ferie, non esistendo un sostituto, idem dicasi per gli assistenti.
Particolare significativo, all’andata in pensione di alcuni specialisti (ottorino, pneumologo) questi non sono stati rimpiazzati ed il servizio cardiologico è garantito un solo giorno alla settimana da uno specialista in “trasferta” del Centro Cardiovascolare.
Non è poi contemplata l’esistenza sul territorio di apparecchiature d’analisi di primo grado (radiologico ed ecografico) con tutte le prevedibili conseguenze.
Difficile poi la creazione di una rete di sostegno con i servizi sociali del Comune per l’assenza di personale medico da un lato e soprattutto per l’inadeguatezza del Comune, anche qui un problema esistente da tempo.
Aggiungetevi poi da un anno l’emergenza Covid-19, ed avrete la conferma di come affermazioni quali “la prima efficace misura di prevenzione e cura al Virus, questo od altri, consiste nel rafforzare la medicina territoriale” sia corretta ma almeno in Asugi parole al vento.
Per questo, sabato 13 marzo, alle ore 11 parleremo, nella sede (g.c.) del Circolo Miani, all’aperto, in via Valmaura 77 a Trieste, delle soluzioni da assumere in Comune come Trieste Verde.
Nella prevedibile assenza degli organi di disinformazione locale: si chiama etica deontologica e professionalità, Ordine e Assostampa sono avvertite.
Le elezioni si possono rinviare, i problemi no!




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