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'L'Eco della Serva'
Fatti e misfatti della settimana

Parco del Mare? Ma BASTA!
Sono 14, quattordici, anni che il presidente a vita della Camera di Commercio ed altre cose, ci frantuma i santissimi con questa telenovela di un Parco, quello del Mare, che ha già cambiato cinque destinazioni, insomma un progetto..
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Buona Pasqua dal capo delle brigate proletarie verdi.
Ovvero dal Rosario al Mitra. Ora capiamo che espellere i “600.000 clandestini” come promesso dal “capitano” leghista in campagna elettorale era una bufala, ma si sa gli elettori sono di bocca larga: se hanno creduto..
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Circolo Miani » News Correnti » Page 122

Il grande Bluff ?

» Inviato da valmaura il 2 September, 2014 alle 2:19 pm

A Poker molti giocatori usano “bleffare o bluffare”, ovvero simulare dietro consistenti rilanci il nulla che le loro carte nascondono, puntando a scoraggiare gli avversari ad andare a “vedere” il punto.

Ecco a leggere le ricostruzioni giornalistiche di quell’ “inviato a Roma” del piccolo giornale, da far tremare le vene ai polsi ai pavidi inviati al fronte in Vietnam, si ricava la netta sensazione che a parlare tutto sia facile e miracoloso ma di fatti finora neanche l’ombra.

Ci riferiamo al “miracolo Ferriera”.

Partiamo dai pochissimi fatti.

Addio Accordo di Programma. Lo hanno firmato in cinque tra ministri e sottosegretari, più Serracchiani, Cosolini e la Provincia, con l’aggiunta a tempo scaduto della Monassi. La foto del fatal gesto ci ha accompagnato per mesi sulla stampa locale. Era il 30 gennaio 2014, si solo sei mesi fa. Lo hanno dipinto come la panacea a tutti i mali della Ferriera, il toccasana che salva l’occupazione, tutela la salute e salvaguarda l’ambiente (un ossimoro, lo definirebbe Umberto Eco). Ed ora tutto da rifare, abbiamo scherzato grazie. Bisogna stendere un secondo Accordo calzato su misura per Rosato e Siderurgica Triestina, ma questa volta non c’erano a Roma Ministri o Presidenti di Regione, solo funzionari e assessori.

Siderurgica Triestina a guida Francesco Rosato (ex direttore Ferriera, ex direttore Lucchini Italia, ex consulente semestrale del Comune, attualmente collaboratore di Arvedi e rinviato a giudizio per falso e smaltimento illecito di rifiuti speciali). Capitale sociale fideiussorio di 50.000 euro (cinquantamila euro). Nei servizi del maranza si impegnerebbe per investimenti di 172 milioni di euro, che notoriamente in 50.000 euro stanno 8 volte con il resto di due. Perdonateci la matematica ma abbiamo fatto il Classico e poi Lettere moderne.

Questi, piaccia o no, sono gli unici fatti che trovano conferma in tutto quel fumo giornalistico di questi giorni. Lo stesso piano industriale di Arvedi (?) - no maranza di Rosato - pare rimanga cosa presentata  “a grandi linee”. La continuazione dell’attività siderurgica, produzione di ghisa e carbon coke, legata ad una “valutazione” futura. Cioè se continuare a perdere dai tre ai quattro milioni di euro al mese sia un affare oppure no. I milioni, 25, che Arvedi (?) investirebbe su altoforno e cokeria, per altro notoriamente insufficienti a rimettere in piedi il tutto, dovrebbero essere coperti quasi in toto dai famosi 22 milioni di credito che la Lucchini prima, il commissario governativo, nonchè condannato a otto anni e sei mesi dal Tribunale di Taranto, Nardi poi non sono riusciti ad incassare da Elettra. E non stiamo giocando a Monopoli.

E poi le bonifiche. Il punto chiave di tutto questo fare e disfare di Accordi di Programma.

E’ chiaro a tutti, meno a quelli che non vogliono vedere o ascoltare, che l’Arvedi fin dall’inizio ha posto delle condizioni lapalissiane. Lui viene a Trieste a curarsi i propri affari ma i costi della messa in sicurezza, delle bonifiche e del raddoppio della banchina li pagano i cittadini: ovvero Stato, Regione o Comunità Europea, che per lui non fa differenza. Per questo nel primo miracoloso Accordo di Programma la parola “bonifiche” non compariva neppure per sbaglio.

Ora, a leggere il maranza, se ne dovrebbe occupare Invitalia, ovvero lo Stato, ma con i soldi di chi? Insomma chi paga i 120 e passa milioni necessari? In uno stato di diritto e per giunta membro dell’Unione Europea la legge lo dice, scrive e prescrive senza ombra di dubbio alcuno: chi ha inquinato! Ovvero la vecchia proprietà, che non è proprio composta da clochards ma dalle principali dodici banche italiane, ergo i soldini li hanno eccome. Oppure il nuovo compratore: dunque la Siderurgica Triestina di Rosato (vedete quante cose si possono fare con una fideiussione di 50.000 euro) perché chi compra, compra tutto, inquinamento compreso.

Ecco su tutto questo parlare noi, come Circolo Miani mettiamo un punto fermo, un fatto.

Abbiamo affidato ad uno studio legale europeo con uffici nella città dove ha sede la Commissione UE e con adeguata rappresentanza in Italia ed in Regione, il compito di vigilare attentamente perché non un centesimo del denaro pubblico, italiano od europeo poco importa, venga speso in violazione delle leggi per pagare oneri e responsabilità di terzi.

E proprio perché come a Poker il Bluff si va a vedere, vogliamo capire di che colore sono i “172 milioni di Arvedi”.

In quanto al contorno di verbi al condizionale che trasuda dalle pagine del piccolo giornale in merito: alle riunioni “semisegrete” di Rosato con i sindacati, in Ferriera; del fatto che già da ieri, primo settembre, sarebbe iniziata la gestione dello stabilimento da parte del Rosato stesso (ecco questo ci mancava: non è stato fatto nemmeno il preliminare e versata la caparra ma ti danno comunque le chiavi di casa e ti fanno cambiare, sempre il maranza a scrivere, pure il direttore della fabbrica). In quanto poi “ottemperare alle prescrizioni dell’AIA” la domanda al maranza sorge spontanea. Quale Autorizzazione Integrata Ambientale? Quella precedente è scaduta da tempo e, come ha pubblicamente, dalle stesse pagine del piccolo giornale sulle quali opera “l’inviato a Roma”, rilevato il Sostituto Procuratore Frezza senza per altro dar seguito ad iniziative giudiziarie, le sue prescrizioni, talmente generiche e confuse (sono sempre parole di Frezza) non sono state applicate. Ergo la Ferriera dovrebbe stare ferma, ma così non è. E la nuova AIA è di là da venire perché ancora manca una proprietà certa (la vecchia è in procedura fallimentare).

Ultimissimo fatto. Se partono i lavori della Piattaforma Logistica (entro trenta giorni) come annunciato dall’Autorità Portuale, chi paga lo sgombero delle centinaia di migliaia di tonnellate accumulate nella discarica, abusiva, di “Punta Loppa”, si la “collinetta della vergogna” allo Scalo Legnami formata sotto il naso, gli occhi evidentemente li tenevano chiusi, dei controllori pubblici con i rifiuti “speciali” negli anni in cui anche Rosato dirigeva lo stabilimento? E fanno come minimo dieci milioncini di euro in più. E poi chi paga lo spostamento delle pompe a mare di Altoforno e Cokeria che in quel pezzo di costa sono piazzate?.

Una risposta, please, che il piatto piange.




Ottantatre morti senza giustizia.

» Inviato da valmaura il 15 August, 2014 alle 11:59 am

Spettabile

Procura della Repubblica

Tribunale di Trieste

 

Oggetto: esposto – denuncia

 

Preso atto che con comunicato stampa a firma del Procuratore Capo facente funzioni, il Sostituto Federico Frezza, di data 30 novembre 2013, illustrato in due apposite conferenze stampa da lui convocate in Tribunale, si rimarcava la drammaticità di quanto contenuto nella perizia-relazione inviatagli in data 22 novembre 2013 dall’Azienda Sanitaria territoriale di Trieste a prima firma del dott. Valentino Patussi, responsabile del Dipartimento di Prevenzione, che ingloba l’ex Medicina del Lavoro, dell’ASS.

Preso atto che nel periodo preso in esame si metteva in stretta correlazione il decesso di 83 lavoratori dello stabilimento Ferriera di Servola, di proprietà della Lucchini Italia, al ciclo produttivo ed alle mansioni svolte dagli stessi all’interno degli impianti, pur limitandosi all’esame di sole tre tipologie tumorali (Polmone, Mesotelioma e Vescica), fatto di per se esclusivo di altre affezioni (per esempio gravi patologie non tumorali all’apparato respiratorio: Broncopatie ostruttive in primis e che stando ai dati Inail incidono fortemente nel rilascio di pensioni infortunistiche a lavoratori ancora in servizio in Ferriera) o altri tipi di neoplasie e/o leucemie correlati alle immissioni inquinanti, in particolare al BenzoApirene.

Preso atto che la stessa Procura indicava nel gennaio 2014 il periodo di avvio di altra è più approfondita indagine peritale sui lavoratori dello stabilimento ed anche invitava l’Azienda Sanitaria a svolgere una completa indagine epidemiologica sui residenti all’esterno dello stesso (l’Arpa FVG in una ponderosa relazione del luglio 2009 aveva dimostrato come in realtà le emissioni inquinanti della Ferriera coinvolgessero tutto il territorio della provincia di Trieste e come addirittura in presenza di determinate condizioni meteo esse arrivassero ad interessare i Comuni di Monfalcone e Grado. Mentre gli effetti sul Comune di Capodistria sono stati evidenziati da una relazione dell’Arpa della Repubblica Slovena a seguito di un mandato ricevuto dal locale Sindaco dopo una perizia dell’Azienda sanitaria slovena che evidenziava come quasi un terzo dei bambini, campione tra i zero e dodici anni di età, risiedenti nel territorio di quel Comune rivolto verso il Vallone di Muggia già soffrivano di patologie croniche all’apparato respiratorio. E come tale fatto fosse da mettere in correlazione con il particolato, PM 2.5, PM 10 e idrocarburi, proveniente da Trieste a seguito del flusso dei venti).

Ricordato che dal novembre 1998 lo scrivente, il Circolo Miani, Romano Pezzetta, Servola Respira in più occasioni, anche in riunioni ufficiali, accompagnati da alcuni medici del Centro Tumori e dell’ospedale pediatrico Burlo Garofalo di Trieste, avessero inutilmente chiesto ai vertici dell’ASS triestina, di realizzare una indagine epidemiologica sulla popolazione della nostra provincia, basti solo correlare i drammatici dati evidenziati dall’indagine slovena con il vicino (e molto più vicino alla Ferriera) e sottostante Comune di Muggia, ottenendone sempre un secco rifiuto. Nonostante una indagine, finanziata dalla Fondazione CRT, e curata dai medici in servizio al Pronto Soccorso dell’ospedale pediatrico, già nel 1998, in particolare dal dott. Mario Canciani, oggi responsabile del servizio di Allergo-pneumologia della clinica universitaria pediatrica dell’Ospedale di Udine, avesse dimostrato che i bambini trattati dal quel Pronto Soccorso provenissero in maggioranza dalle aree territoriali più investite dalle emissioni industriali (da Muggia ai Campi Elisi).

Ricordato che in questi ultimi anni si sono susseguiti procedimenti e conseguenti condanne emesse dai Tribunali della nostra Repubblica (a Taranto due mesi fà circa il Tribunale ha condannato, in primo grado, l’attuale Commissario governativo della Lucchini, dunque anche della Ferriera di Trieste, Nardi, ad una pena di 8 anni e 6 mesi, più quota a parte di una provvisionale risarcitoria di 3 milioni e 500 mila euro, per “omicidio colposo e strage ambientale”, addebitandogli la responsabilità della morte di una decina di lavoratori quando era dirigente all’Ilva), anche a partire dalle vicine Venezia, Gorizia e Monfalcone.

Tutto ciò rilevato si chiede a questa Procura di verificare se quanto contenuto in questa denuncia, in particolare nelle ultime relazioni prodotte dai periti del Sostituto Procuratore Frezza, e dalla relazione dell’Azienda Sanitaria Triestina sopra citata, e di quanto già esposto formalmente a questo Ufficio nel gennaio 2011 dallo scrivente e dal Circolo Miani (non si allegano atti in quanto essi sono tutti già in possesso della Procura medesima) rilevi l’esistenza di una responsabilità penale per i fatti interessati e se questa possa coinvolgere i soggetti temporalmente responsabili dell’azienda ed eventualmente coloro che avevano il compito istituzionale di tutelare la salute pubblica ad ogni livello: politico, amministrativo, tecnico.

Lo scrivente chiede di essere informato dello sviluppo delle indagini al fine di poter esercitare eventualmente il suo diritto di costituirsi parte civile nel procedimento ed anche in caso di eventuale richiesta di archiviazione dello stesso.

Trieste, 14 agosto 2014.

Maurizio Fogar




Torrenti Controcorrente.

» Inviato da valmaura il 9 August, 2014 alle 1:17 pm

Davvero è stupefacente quante cose si possono dire, e pubblicare, senza senso e logica alcuna.

Un esempio a caso. Oggi grande spazio sul piccolo giornale alle dichiarazioni del capogruppo PD in consiglio regionale, non ce ne sovviene il nome ma tanto è lo stesso, che sostiene come la revoca delle deleghe al Torrenti (Cultura, Sport e Solidarietà, e per favore non fate battutacce) da parte della Serracchiani sia “seppure non dovuta”.

Ma come: quel “niente indagati in Regione” imposto dalla segretaria regionale PD, sempre Debora Serracchiani, in occasione della presentazione delle liste elettorali, cos’era? Uno scherzo di carnevale? Oppure vale solo nei giorni dispari ed esclusivamente negli anni bisestili?

E poi, infierendo su se stesso, prosegue imperterrito: “Questione antecedente alla carica (non è vero, a fine 2013 Torrenti era assessore da sei mesi, e poi che ci azzecca? Se uno ammazza prima di ricoprire una carica, poi però da “incaricato” non accoppa più, va bene lo stesso?), ma in parte inerente al referato che ricopre”. E di grazia ci vuol dire le altre parti a qual referato ineriscono? Alla Sanità, all’Agricoltura, ai Boschi? Ci aiuti per favore, essere capigruppo vorrà ben dire qualcosa.

Poi per nulla inatteso giunge l’appello dei beneficiati dal Torrenti, che non intendono, e ci mancherebbe, interferire con l’operato della Procura anche perché Dio non voglia che magari arrivi qualche agente della Guardia di Finanza a sbirciare i conti, ma tutti ad incensare il Torrenti dispensiere di fondi. Il fisso è questo ed infatti basta andare a rileggersi la lista del riparto, ordinario e di assestamento, dell’Assessorato alla Cultura per trovarseli tutti lì, i sostenitori oggi di Torrenti, con una cifra in euro accanto al nome.

Ecco poi qualcuno parla di sciacalli, ma queste bestie sono delle creature simpaticamente innocenti se confrontate ai sepolcri imbiancati che si aprono in questi giorni. E francamente dispiace per alcuni degli amici che in questi anni hanno dato l’anima per il Teatro Miela e che non meritano oggi di essere coinvolti, ma sono certo capiranno sconcerto ed imbarazzo di chi magari pagava il prezzo d’affitto della sala del teatro ignorando di finanziare così indirettamente le campagne elettorali altrui.

Colpisce per altro che il Torrenti fosse stato convocato già in Procura per quel “chiarimento” che con tanta ansia a suo dire attende, ma non si sarebbe presentato. Un po’ anomalo per chi ritiene si tratti solo di un malinteso.

Non ci stupisce poi che il piccolo giornale abbia dato mezza pagina e passa di intervista all’indagato per “truffa aggravata”, forse i magistrati inquirenti avranno di che ringraziare, per un chiarimento a mezzo stampa. Appunto esattamente il contrario di quanto sostiene l’interessato ma con certi organi di “informazione” va bene così, peccato che quando ci furono in passato vicende, per altro molto meno gravi, per imputazioni e importi, lo stesso quotidiano si guardò bene dal concedere una riga che è una alle dichiarazioni dell’indagato e tanto meno ci furono appelli di sorta dai soliti ambienti. Per nostra fortuna e infatti fummo assolti con la formula più ampia.

Forse tutti questi spontanei e disinteressati amici farebbero bene a suggerire al Torrenti di difendersi nel processo e non dal processo.




Ristufi di avere ragione. Il caso Torrenti.

» Inviato da valmaura il 8 August, 2014 alle 12:36 pm

In questi mesi abbiamo pubblicato una decina di servizi sul sito giornale www.circolomiani.it sulla assoluta inopportunità della scelta fatta dalla presidente regionale Serracchiani di nominare assessore alla cultura l’esterno Gianni Torrenti (allora amministratore del PD triestino, presidente della Cooperativa Bonawentura/Teatro Miela, ed ora apprendiamo anche dell’associazione Spaesati, quanto, ci si permetta una nostra opinione, sconosciuti ai più ma finanziati a botte di contributi da 40.000 euro dalla Regione con il denaro dei cittadini, associazione che in realtà appare semplicemente una diramazione del Teatro Miela).

Inopportunità politica in primis. Non è mai bello ripescare uno sonoramente sconfitto nelle urne dagli elettori del suo stesso partito (il PD) e premiarlo con la nomina ad assessore.

Tanto più se il diretto interessato accumula altri incarichi  che potrebbero configurare un sostanziale conflitto di interessi con il ruolo pubblico (non esiste solo Berlusconi a questo mondo), e poco importa che lo stesso si dimetta, per altro in ritardo di alcuni mesi, vedi l’incarico di tesoriere del Partito, ben sapendo che in realtà nulla cambia. Emblematico quanto esemplare il fatto che abbia nominato a nuovo tesoriere del PD una persona che poi assume nella sua segreteria personale di assessore regionale.

Abbiamo per altro evidenziato da tempo il suo comportamento originale e discriminatorio, almeno nei confronti del Circolo Miani quando dichiarava, in netto contrasto con le cronache giornalistiche, che da assessore aveva scelto di non incontrare le realtà che dipendevano dalle sue deleghe! Straordinario nevvero, ma forse a posteriori oggi potremmo aggiungere il calzante commento: e che non erano presiedute da lui.

Quando è sorto il caso del finanziamento della sua campagna elettorale personale (diecimila euro sugli 11.560 spesi) da parte della Cooperativa Bonawentura/Teatro Miela, realtà che in questi anni è stata salvata e tenuta in vita soprattutto dagli ingenti contributi pubblici, abbiamo sollevato pubblicamente la necessità che si dimettesse sull’istante da assessore e che ritornasse il contributo ricevuto. Il caso Penati a Milano è cominciato così.

Tanto più se poi la Regione su iniziativa dell’assessore Torrenti finanziava per il 2014 la stessa Cooperativa con un contributo di 440.000 euro.

Il 23 maggio, nel silenzio e nella “disattenzione” del piccolo giornale di Trieste, il Messaggero Veneto, quotidiano del Friuli dello stesso Gruppo editoriale di quello distratto di Trieste, denunciava pubblicamente l’accaduto in un servizio a tutta pagina, lo trovate ripubblicato sempre in questo sito, di cui merita riportare qui titolo e frase finale. “Finanziata la Coop che sostenne l’assessore Torrenti. Bonawentura è sponsor della campagna elettorale e ha fondi dalla Regione.” e “Vero. Com’è vero che tra amici i favori si fanno e, se si può, si rendono”.

Orbene uno si potrebbe chiedere perché il quotidiano di Udine e non quello di Trieste?

Eppure la cooperativa/teatro ha sede in Largo Duca degli Abruzzi 3 sulle Rive, Gianni Torrenti è stato indicato a quel ruolo dal PD triestino, insomma da Cosolini.

Eppoi come ha fatto la “rottamatrice”, il “nuovo che avanza”, il numero tre del PD nazionale, insomma la Presidente della Regione, Serracchiani, a non congedare su due piedi allora il suo assessore?

Inutile lamentarsi poi, rivendicare i diritti degli indagati, alzare il vessillo del garantismo, a senso unico: ovvero in favore della casta, quando la politica aveva il potere ed il dovere di intervenire prima, e se no che ci stanno a fare, della magistratura.

Sembra di rivedere le stesse sceneggiate che ai tempi dei Gava a Napoli, della prima Repubblica e così avanti. Appunto il nuovo che avanza.

Ma entriamo nel merito della vicenda per cui la Procura ha indagato il Torrenti, anche perché i garantisti dichiaranti affermano cose leggermente confuse. Il fatto sta che il Torrenti (uno e quadrino) presiedeva oltre che la Cooperativa Bonawentura pure questa sua emanazione “Spaesati”. Che nel 2011 alcune fatture per importi di svariate migliaia di euro sono state rendicontate alla Regione, che aveva generosamente stanziato un contributo di 40.000 euro di denaro pubblico, come pagate, almeno a leggere, sempre con beneficio di inventario considerando l’affidabilità del loro giornalismo, quanto riportato dalla stampa locale. Mentre pagate non lo erano state tanto, par di capire, era tutta una partita di giro cartacea tra Spaesati e Bonawentura, sempre a firma del loro presidente unico: il Torrenti. Insomma, più o meno quanto fatto, come imputato dalla Procura, dal Belsasso con la sua Globo ora a fine processo in Tribunale.

Poi si legge sempre sulle cronache di oggi che gli importi sarebbero stati restituiti due anni dopo “a fine 2013” alla Direzione regionale della Cultura, ai cui vertici sedeva da almeno sei mesi proprio il Torrenti. Altro che fatti “accaduti prima”.

Ed in quanto al “nessun danno patito dall’amministrazione regionale”, cara Presidente, quello all’immagine dell’Ente Regione, che sempre più spesso e giustamente Corte dei Conti e Tribunali imputano agli indagati, dove lo mettiamo? Visto che oggi la notizia è stata ripresa dalla stampa nazionale.

Facciamo sinceramente fatica a capire come si connettano frasi come “il fatto sia di una sua intrinseca gravità” (Debora Serracchiani dixit), ed il conseguente ritiro di tutte le deleghe al Torrenti, con il rifiuto di accettare le sue dimissioni.

Non esiste, qualche legale dovrebbe spiegarlo alla Presidente, la figura di un assessore esterno senza deleghe ma con lauto stipendio, staff e benefit in itinere. Esiste invece il concreto rischio di un danno all’erario contestabile dalla Corte dei Conti. Un esterno viene chiamato a ricoprire l’incarico di assessore proprio, si presume o così teoricamente, e nel caso in questione assai assai teoricamente, dovrebbe essere, per le specifiche competenze e/o per gli speciali meriti che ha nel campo delle deleghe che gli vengono affidate. Ritirate le deleghe che ci sta a fare? A fare fotocopie durante le riunioni di Giunta, giusto per ingannare il tempo e guadagnarsi caviale e champagne?

E se poi si aspetta l’esito delle conclusioni delle indagini per un reintegro o per il congedo, con i tempi abituali in Italia ed a Trieste, allora si arriva tranquillamente a fine mandato.

C’è un precedente, in consiglio comunale di Trieste, nella prima metà degli anni settanta, un assessore comunale indicato dal PRI, “Toio barba” al secolo l’ing.Gasperini, rimase per cinque anni in Giunta senza deleghe, il Sindaco Spaccini gliele aveva ritirate, ed il partito l’aveva sfiduciato invitandolo vanamente a dimettersi. Ma a nulla servì, una differenza però c’era: Gasperini era stato eletto in Consiglio e le regole erano alquanto diverse allora.

Qui a Torrenti, nonostante tutte le sue presidenze, nemmeno questo è riuscito: farsi cioè eleggere.

Post scriptum.

La Regione per sette anni si è costituita parte civile nei due processi a carico di Maurizio Fogar e del Circolo Miani, facendo spendere ai cittadini migliaia di euro per niente: i processi si sono conclusi con le assoluzioni definitive “perché il fatto non sussiste”, ovvero con la formula più ampia e di questo gli interessati chiederanno conto ai denigratori in cause civili.

La Regione invece non ha ritenuto di fare altrettanto e di chiedere i danni all’ex presidente del consiglio regionale, nonchè consigliere Ballaman nel processo penale a suo carico, già condannato dalla Corte dei Conti e pertanto con una sentenza già scritta. Vediamo se lo farà ora, nel caso dell’eventualità del rinvio a giudizio di Gianni Torrenti. Se non lo dovesse fare oltre ad essere chiaro di qual pelo è il garantismo della politica, maggioranza del Nazareno, annunciamo fin d’ora che chiederà di farlo al Tribunale il Circolo Miani, sempre nel caso Torrenti venga processato, per difendere l’interesse dei cittadini ed il prestigio dell’istituzione Regione ed anche, ci si passi, per un obbligo di dignità verso una associazione, la nostra, che il Torrenti ha bollato sprezzantemente di “finanza allegra” parlandone a terzi, testimoni.




Trieste, che delusione. Il nostro “Report”.

» Inviato da valmaura il 17 July, 2014 alle 12:10 pm

Premesso che si argomenta, e se del caso si critica, su chi si considera, altrimenti proprio non se ne parla, la delusione verso questa amministrazione comunale, la Provincia è come non esistesse tanto è autoreferenziale quanto inutile, è cocente.

Passato il terzo anno, con quel buontempone di Carmi (PD) che si richiama ad Illy per affermare, con sommo sprezzo del ridicolo, che servono tre anni, su cinque di mandato, per “affilare la lama dell’accetta” ed immaginiamo i rimanenti due per sagomarne il manico, si inizia oramai la discesa verso la campagna elettorale e dunque tutte le decisioni, se mai ci saranno, saranno prese in quest’ottica nella speranza di una rielezione.

Questa amministrazione, che è stata in assoluto la meno votata dai cittadini, si è caratterizzata per alcuni infortuni che sono entrati di prepotenza nella saga triestina.

Dal servizio realizzato dalla redazione Mediaset per la trasmissione “Le Iene” dove il sindaco Cosolini si è suicidato in diretta nazionale, il che sarebbe il meno se non avesse dato una pessima immagine della città a tutta Italia, all’ultima figuraccia dell’inaugurazione del Tram di Opicina, fermo da due anni per manutenzione, neanche fosse l’Orient Express o la Transiberiana. Ma ci rendiamo conto che il tracollo è stato causato dall’inopinato peso dei due mazzolini di girasoli posti sul davanti della vettura “sfigata”. Tra l’altro per cambiare una scheda elettronica, cosa che il nostro antennista fa abitualmente in cinque minuti, i tecnici arrivati direttamente dalla Nasa via Shuttle ci mettono quasi tre settimane.

Questo per non citare la vicenda triennale dei 39 si trentanove parcheggi di largo Granatieri che hanno impegnato Consiglio comunale e Giunta più del Piano regolatore e non è ancora finita.

Solo per rimanere su fatti e misfatti di quest’anno, ma un aspetto che forse nessuno ha notato è che in questa Amministrazione gli assessori non esistono, ovvero compaiono solo quando devono rispondere, giustificare qualche grana o accidente. Mai che avessero presentato pubblicamente qualche progetto concreto da attuare sul territorio, a parte lo sventurato Laureni, l’uomo sbagliato al posto sbagliato, che sulla “differenziata” si è votato al martirio, per il resto una prece.

Il caso più eclatante è quello della cultura, pur avendo la fortuna di disporre a Trieste di un direttore, del Museo Rivoltella, del calibro di Maria Masau Dan, il Dugulin che pure anni fà era partito bene si è smarrito cammin facendo per compiacere ai politici di turno.

Non una idea per un territorio che per quanto ristretto sia vede i tre quarti dei suoi abitanti non aver mai messo piede in un teatro ed ignorare perfino che a Trieste esistano dei musei. Orbene invece di riprendere, bastava copiare i Teatri Tenda di Vittorio Gassmann e Gigi Proietti della fine degli anni Sessanta o le “estati romane” di Renato Nicolini, una politica culturale che coinvolgesse la gente dove questa vive e nel contempo contribuisse all’elevazione della consapevolezza civica ed umana ed alla qualità della vita, magari in abbinata con i servizi sociosanitari territoriali che in città sono in via di estinzione, si è proseguito nella sconclusionata quanto episodica scelta di “eventi” che ricordavano più il “circenses” dei romani, per il “panem” non c’è il becco di un quattrino.

La vicenda dell’attuale rinnovo della direzione del teatro di prosa ne è una banale conferma: una vicenda intrisa di politica per addetti ai lavori.

Una parola la spendiamo per la storia grottesca del Salone, oramai, dei “disincanti”, alias la vecchia Pescheria dove Francis Ford Coppola è venuto a girare alcune sequenze del suo “Padrino” e per l’ex, da almeno venti anni, Magazzino Vini. Che gli antichi egizi ci hanno messo molto meno per costruire a mano la Piramide di Cheope. Non parliamo poi dello stato precomatoso della gloriosa vecchia Stazione Ferroviaria di Campo Marzio con annesso museo ferroviario in marcescenza e tenuto in vita da un gruppo di eroici volontari, dell’ex nuovo palazzo delle Ferrovie travolto dallo scandalo di Globo e comunque fermo da anni con le grandi occhiaie spalancate sul “Pedocin”, e della balzana idea di voler a tutti i costi trasferire un mercato ortofrutticolo che da decenni svolge egregiamente la sua funzione lì dove stà, e con una spesa assolutamente ingiustificata visti i “mala tempora” che corrono.

Potremmo continuare a iosa. Dalla vicenda Ferriera, la vera cartina di tornasole di un fallimento totale di una intera classe dirigente negli ultimi decenni, sì a partire dal 1998, politici, sindacalisti, imprenditori e manager pubblici e privati, dalle arcinote guerre per bande sul Porto appoggiate da un uso strumentale di una stampa che a Trieste ha dimenticato da anni cosa sia l’informazione.

Da una emergenza dell’assistenza sanitaria sul territorio ed in particolare dello sfascio degli ospedali, Cattinara (e bon che si sono fatti certificare dagli americani “l’eccellenza” di cui appunto il nostro Pronto Soccorso è modello e vanto, ed i tempi di attesa per analisi e visite specialistiche neanche nel Burkina Faso) ed il Burlo, che mette a repentaglio la vita dei triestini.

Dal degrado intollerabile dei quartieri periferici dove per altro vive la maggioranza dei nostri concittadini, al suk di tubi innocenti che per settimane deturpa una delle poche bellezze turistiche della città: piazza Unità.

Insomma dalla mancanza di un progetto forte, di una idea chiara sull’indirizzo da dare a questa nostra Trieste, sulle priorità in cui investire i pochissimi denari a disposizione (il sociale innanzitutto ed in culo tutto il resto), al ritorno spregiudicato di una disinvoltura sulle regole (vedi il caso Torrenti, senza precedenti a Trieste) ed all’occupazione lottizzata di ogni posto di sottopotere pubblico da far sembrare i dorotei della vecchia DC dei frati minori francescani.

Tre anni or sono avevamo offerto la nostra esperienza, i nostri progetti, la credibilità maturata dal Circolo Miani sul territorio in oltre trenta anni di attività, a questa amministrazione senza nulla chiedere in cambio.

Non ci hanno mai degnato di una risposta e, purtroppo, non perché avessero preferito qualche altro strumento.





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