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Circolo Miani » News Correnti » Page 12

Alberi da abbattere a San Giusto.

» Inviato da valmaura il 16 January, 2020 alle 2:30 pm

Ci siamo andati a leggere le schede “peritali” corredate di una foto che giustificherebbero la decisione di abbattere i 18 alberi.
Interessanti nevvero.
Cominciamo: tutte le piante sono dichiarate VIVE.
Dodici hanno una età stimata di 72 anni, tre di 62, e tre di 42 anni.
Quattordici sono Cedri: 3 dell'Atlante e 11 dell'Himalaya.
Quattro sono Cipressi: 2 dell'Arizona e 2 Comuni.
In sette schede non c'è l'analisi dello stato della pianta (Indice Salute) che motiva la decisione di abbatterla. Mentre nelle altre undici compare la sola parola “deperito”.
Non credo abbisognino di molti commenti. Ci si permetta solo una considerazione: non ci sarà agronomo o botanico al mondo, che non abbia comperato la laurea in qualche università ciofeca, che non sosterrà che il primo obbligo nei confronti di un albero giudicato sbrigativamente “deperito”, e senza specifica di presenza di eventuali malattie come in questi casi, è quello di intervenire non con l'abbattimento ma con una opportuna cura o manutenzione di sostegno.
Come benissimo illustrato dal dott. Andrea Maroè, per diversi anni direttore del Verde Pubblico al Comune di Udine, a Superquark con Piero Angela ed in decine di conferenze nelle Università europee ed americane, uno dei massimi esperti planetari nella cura e manutenzione degli alberi.
Una sola battuta. Pensate un po' se lo stesso metro di giudizio fosse parimenti riservato alle persone giudicate dai medici “deperite”. Per una anemia si finisce a prendere il piombo di un plotone di esecuzione. Ottima cura !
Detto questo lasciamo la parola, anzi lo scritto, ad un commento inviatoci da un nostro lettore che ringraziamo per la sua collaborazione.
"Io abito in zona e ogni giorno passeggio col cane in quel di S, Giusto: purtroppo negli ultimi 3-4 anni è salito esponenzialmente il numero di alberi abbattuti per "ragioni di sicurezza", salvo poi constatare dai ceppi che gli alberi erano sani ed erano stati tagliati senza motivo. Spesso ho discusso con i "tecnici" che sul luogo facevano le loro perizie, per constare che venivano dal Piemonte o ancora da più lontano (evidentemente gli appalti oggi funzionano così, oppure a Trieste non abbiamo nessuno in grado di valutare se un albero sia sano o meno, che vi devo dire).
Qualche anno fa mandammo una e-mail al responsabile del verde pubblico (se non ricordo male tale Panepinto) riguardo all'abbattimento di una serie di acacie 20 metri sopra la Tor Cucherna.
Anche in quel caso la risposta fu che erano a rischio caduta e che sarebbero state sostituite da nuove piante; superfluo dire che di nuove piante non se ne sono viste e ora la zona è invasa dai rovi delle radici delle acacie stesse fra cui spuntano sacchi di immondizia.
Quindi neanche la decenza di mantenere il luogo in ordine e pulito.
Solo quest'anno 3 alberi sono stati abbattuti nel giardino/parco giochi di fronte all'asilo sotto via Capitolina; alberi “vecchi”, frondosi e “pericolosi” solo nei loro sogni più cupi.
Il massacro purtroppo si perpetra ad ogni primavera, con le selvagge potature a fare da compagnia. Poi altri abbattimenti sotto via di Caboro, appena sopra la scuola ebraica, proprio sotto la postazione per gli agenti dell'ordine pubblico che la tengono sotto controllo ogni giorno, e altri ancora nel Parco della Rimembranza, sopra al monumento ai caduti nelle foibe.
Inutile ripeterlo: non un SINGOLO albero nuovo piantato.”
Nella foto una delle schede “peritali” prive dell'Indice salute.

https://www.facebook.com/circolomiani/photos/a.1497907753813521/2673837352887216/?type=3&theater




Abbattiamo questi politici e non gli alberi!

» Inviato da valmaura il 15 January, 2020 alle 12:20 pm

Di oggi la notizia che 18 alberi centenari, monumentali, verranno abbattuti dal Comune di Trieste a San Giusto, e non perchè “malati” ma in quanto “a rischio caduta” secondo quanto pubblica la stampa, ma sostanzialmente per permettere il “restyling” dell'intera area del parco della Rimembranza. Attenzione gli alberi verranno abbattuti subito mentre i lavori non hanno data di inizio perchè il progetto di fatto non è ancora esecutivo e non si sa in che anno partirà.

Ora abbattere alberi perchè “a rischio caduta” non vuol dire tecnicamente nulla. Tutti gli alberi sono a “rischio caduta” e se questi hanno retto benissimo ai venti di decine di anni i tecnici, periti del Comune DEVONO illustrare dettagliatamente all'opinione pubblica perchè di colpo ora scoprono questo rischio.

Oltretutto ci sono leggi chiarissime (europee, italiane, regionali e financo il Regolamento del Verde Pubblico del Comune di Trieste) che IMPONGONO in caso di lavori la tutela assoluta degli alberi d'alto fusto presenti nella zona interessata dai lavori. Ma pretenderne il rispetto a Trieste pare impossibile: vedi il caso della dozzina di sani platani segati in piazza Libertà. Tantomeno attendersi interventi delle autorità (?) di controllo preposte per legge.

Non sappiamo se riusciremo ad evitare questa nuova strage di alberi, e se ne piantumeranno di nuovi: forse tra trenta-quaranta anni ne vedremo i benefici guardandoli dal lato radici.

Parlano anche di ingenti potature dei rimasti, e conoscendone il metodo praticato da anni a Trieste ci sale un groppo in gola.

Questo deve essere un ben triste promemoria per tutti i cittadini.

Tra 15 mesi si vota per il rinnovo del Consiglio comunale e del Sindaco e questa ennesima violenza deve imporci di non dare un voto che sia uno a queste forze politiche che oggi prendono queste sciagurate scelte, ed a quelle che stanno silenti e disattente all'opposizione.

Fanno ridere amaro i convegni promossi da club elitari sul Porto vecchio “green” o i giovani di Friday che si fanno fotografare sorridenti accanto ai politici responsabili di questo scempio. Quanto alle sigle ambientaliste da salotto “buono” della politica sono del tutto autoreferenziali ed a Trieste non rappresentano neppure i parenti stretti.

Ma stampa e televisioni locali continuano a tempestarci di infauste notizie, per altro tragicamente vere, sul disastroso cambiamento del clima a Trieste con l'innaturale innalzamento esponenziale delle temperature dell'aria e del mare: il 2019 l'anno più torrido di sempre. Ecco abbattere alberi e cementificare (il “restyling”) le poche aree verdi presenti in città ci sembrano proprio le risposte adeguate per crepare prima.

Ho due parenti “ricordati” dalle lapidi nel Parco e penso preferiscano la pace dei frondosi alberi ai restyling edificatori.




A Trieste conservare fa bene.

» Inviato da valmaura il 14 January, 2020 alle 1:17 pm

In città abbiamo molti architetti, forse troppi, con idee avveniristiche, quasi futuriste.
Ma talvolta dimenticano che conservare è un bene soprattutto in una città come la nostra che ha nella sua architettura e nella sua storia il principale “brand”, che brutto termine per dire richiamo, turistico e culturale.
In fin dei conti il castello di Miramare non è Gardaland.
Alcune scelte recenti fanno cadere le braccia e tolgono a molti concittadini il piacere di vivere e ritrovarsi in centro storico.
Sprecano inutilmente ingenti quantità di denaro, come il trasferimento del Museo del Mare di cui non si sentiva affatto il bisogno dalla consona collocazione in un futuribile Porto Vecchio, o il via vai di musei e biblioteche da una sistemazione ad un'altra.
Ma particolarmente devastante è stato l'impatto nell'area di piazza Unità-piazza della Borsa, ristretta e limitata allo struscio pedonale e trasformata in un lunapark di buffet, pizzerie, snackbar.
Lo stupro della storica Galleria Tergesteo, privata fin che si vuole ma sottoposta a vincoli architettonici e di destinazione d'uso, ne è l'esempio più impattante. Oggi lo spazio interno è ridotto a sala da pranzo di pizzeria e bar tanto da impedire il passaggio a quattro delle sei porte d'ingresso principali, e cancellando la galleria come luogo tradizionale di ritrovo delle persone. A parte l'odore di cucina e fritto che investe i pochissimi veloci passanti.
Non c'è praticamente area pedonale in zona che non sia invasa da tavoli e tavolini che ne fanno unico arredo. Fioriere e panchine non esistono quasi più e gran parte dei vani commerciali sono divenuti, quando non chiusi, luoghi per bere e mangiare, all'americana.
Che sia questo che attragga i turisti?
Ne dubitiamo assai. Certamente disincentiva i residenti a parte la solita compagnia di giro della “movida”.
Il quadro d'insieme che se ne trae è di una assenza totale di pianificazione e di progettualità da parte di riveste la responsabilità di amministratore: oggi come ieri.
E la vicina area di Porto Vecchio ne è lampante dimostrazione: un contenitore, finchè c'è posto, di tutto ed il suo contrario.
Ed in assenza di idee si vendono i “gioielli di famiglia”, quando ci si riesce e molto al di sotto del loro reale valore, pur di fare cassa. I casi di palazzo Carciotti e Villa Haggiconsta sono esemplari ed ora tocca al Mercato ortofrutticolo appena restaurato con i nostri soldi.
Si, talvolta conservare con intelligenza è rivoluzionario.
Ma, appunto, ci vuole intelligenza.



Trieste. Opinioni divergenti.

» Inviato da valmaura il 13 January, 2020 alle 2:47 pm

Abbiamo recentemente scritto che i Triestini trovano più “avvincenti” le soluzioni di altre priorità (purtroppo in città c’è solo l’imbarazzo della scelta) che non la questione della Sala Tripcovich.
Ma non ci possiamo esimere dal commentare la “divertente” opinione espressa sulla stampa oggi da due architetti domaci.
Essi sostengono “che la vita di una città non è caratterizzata dall’immobilità (come disse monsieur de Lapalisse, ndr) altrimenti
avremmo ancora piazza Unità chiusa al mare da un giardino!”
Pofferbacco! Meglio invece chiusa quasi per un terzo dell’anno dalle varie tendopoli, giostre e frittolini modello Suk di Tangeri, e piazza Unità per lo stesso periodo trasformata in un cantiere di tubi innocenti e impalcature metalliche.
De gustibus …



E noi paghiamo !

» Inviato da valmaura il 11 January, 2020 alle 2:35 pm

Paghiamo e subiamo.

In questo Paese, oltre alle tasse dirette (nazionali, regionali e comunali) e quelle indirette, le più odiose ed ingiuste perchè colpiscono tutti indiscriminatamente al di là del loro reddito, come l'Iva e le accise varie, il cittadino è sottoposto coercitivamente ad una serie di balzelli oscuri quanto ingiusti.

I più clamorosi, su fatture che rimangono illeggibili e soprattutto incapibili, sono quelli che ci troviamo nelle bollette delle utenze domestiche. Su 100 che dobbiamo pagare il 60 è composto non dai nostri consumi ma da accise, tasse e soprattutto oneri.

Dietro questa formuletta in particolare si nasconde una voce che ha dell'incredibile: il pagamento a carico dell'utente-cliente delle “dispersioni” di energia elettrica, acqua e gas prima del nostro contatore. Ovvero fuori dalla porta di casa.

Per essere più chiari: i nostri fornitori perdono una rilevante quota, particolarmente alta per l'acqua a Trieste che già di per se pur essendo un “bene comune e pubblico” ha le tariffe tra le più alte in Regione, per il malconcio stato in cui versa la loro rete distributiva e a pagare siamo noi, Iva compresa, come l'avessimo consumata noi.

Insomma un guadagno sicuro e garantito, altro che rischio di impresa. Altro che mercato “libero” e sana concorrenza. E più alta è la dispersione più i fornitori di acqua, luce e gas si arricchiscono: un parco clienti immaginario per un utile garantito ed un deterrente a fare le tempestive manutenzioni di rete.

Ne vogliamo parlare e soprattutto batterci contro questa rapina in guanti bianchi?





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