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'L'Eco della Serva'
Fatti e misfatti della settimana

Parco del Mare? Ma BASTA!
Sono 14, quattordici, anni che il presidente a vita della Camera di Commercio ed altre cose, ci frantuma i santissimi con questa telenovela di un Parco, quello del Mare, che ha già cambiato cinque destinazioni, insomma un progetto..
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Notizie Flash

Per esempio.
Giorni orsono alcune migliaia di persone sono sfilate in corteo per Trieste sul tema “Aprite i porti e siamo tutti umani”. Lodevolissima iniziativa. In questi mesi, ma potremmo dire anni, nessuna forza politica è mai..
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Contenuti
*Circolo Miani
*Ferriera: le analisi della procura
*Questionario medico Ferriera

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Circolo Miani » News Correnti » Page 12

Opicina. Un Tram chiamato desiderio. Un “Pronto Soccorso” chiuso per malattia.

» Inviato da valmaura il 4 January, 2019 alle 4:01 pm

Due fatti oggi danno la misura del fallimento di una classe dirigente, non solo politica anche se i politici ne portano la maggiore responsabilità. Ed il perché è presto detto: i vertici delle aziende controllate, da quella Sanitaria alla Trieste Trasporti, sono di squisita nomina politica, così come i vertici amministrativi degli enti pubblici (a partire da Comune e Regione) subiscono la sudditanza psicologica, che non esiste solo per gli arbitri di calcio, di chi governa. Il primo è oramai entrato nelle barzellette. Si tratta del fermo interminabile del Tram di Opicina per il quale per altro in questi ultimi anni (sindaci Cosolini e Dipiazza: sempre loro) si sono spesi fior di quattrini (una quindicina di milioni). Si direbbe “sfortunà” ma non per tutti che pochi ne hanno tratto fior di guadagni. Realisticamente, se va bene, ma molto bene, se ne riparla per l’estate del prossimo anno (2020). Il secondo è ulteriore conferma che lo spoils system, ovvero il piazzare propri uomini ad ogni cambio di maggioranza politica ai vertici delle aziende (pubbliche) controllate, ha prodotto quasi sempre disastri. Perché è dalla prima metà degli anni Ottanta che il criterio di scelta è passato dalla meritocrazia alla “fedeltà”. Insomma “anche mone, anzi meglio: così non danno ombra, ma miei”. Pertanto non deve stupire la notizia che il Pronto Soccorso dell’Ospedale Maggiore, costosamente rifatto con i nostri quattrini, sia di fatto non operativo per “mancanza di UN medico”, che è uno: pare si sia ammalato pure lui tra Natale e Capodanno. E questo sfascio della Sanità triestina è una brutta storia che va avanti da almeno venti anni, dunque sotto tutte le bandiere. Questo episodio ripropone con forza la questione delle risorse umane, medici e paramedici, e la loro gestione a Trieste (negli ospedali ma anche nella Sanità territoriale). Quanto aveva ragione la Ministra Bindi quando cercò, abbastanza inutilmente, di mettere i dipendenti della Sanità di fronte alla scelta tra pubblico e privato. Oggi da tempo la divisione non è più netta e molti medici fanno attività intra moenia (visite a pagamento in ospedale) ed extra moenia (come professionisti privati), così come i classici “medici della mutua”. Tutto ciò francamente non è tollerabile oltre, sempre che si voglia garantire una funzionale assistenza sanitaria pubblica e non incentivare il ricorso ai privati, seppure “convenzionati”, aumentando così i biblici tempi di attesa per analisi e visite specialistiche nelle strutture pubbliche. Oppure mantenere il caos dei “lenti” soccorsi ospedalieri. Si due episodi che da soli bastano a lumeggiare lo stato comatoso di una intera classe dirigente, opposizioni (lo scriviamo soffocando il riso) comprese.


Il fantasma della Ferriera.

» Inviato da valmaura il 3 January, 2019 alle 1:17 pm

In realtà sarebbero due che si aggirano per lo stabilimento ma anche il titolo ha le sue esigenze. Dopo sette mesi, in cui lo abbiamo scritto Dio solo sa quante volte, anche Cosolini uscito dal torpore postprandiale si è accorto della “cosa”. Ovvero di sapere cosa avevano prodotto il consulente del Sindaco, Pierluigi Barbieri, ed i due avvocati veneti sulla Ferriera con gli 85.000 eurini dei triestini a loro pagati. La domanda era rivolta ovviamente al responsabile politico della maggioranza che regge il Comune e che aveva votato le due delibere, ovvero al Sindaco Dipiazza. Ma il particolare, grande appunto come una casa, era sfuggito alla Bucarella che aveva letto una risposta del consulente medesimo. Come l’oste che certifichi la bontà del suo vino. Come si dice in vernacolo “pezo el tacon chel buso” il consulente Pierluigi rivendicava il merito della sua azione (???) nel miglior posizionamento delle centraline di rilevamento, su iniziativa di Procura, Comune (?) e Regione, che hanno rilevato finalmente una riduzione di Polveri Sottili, BenzoApirene e Benzene in particolare della Cokeria. E la Bucarella ha letto questo riuscendo incredibilmente a rimanere seria. Insomma la riduzione delle emissioni della Ferriera è dovuta per Barbieri e TeleCamberquattro al “miglior posizionamento” delle centraline di monitoraggio della fida ARPA. Sommessamente, per migliorare ulteriormente il dato, suggeriamo di metterle in futuro una sulla Rocca di San Servolo (in fin dei conti cambia solo la vocale) e l’altra sulla cima del Taiano. Chiamatelo come volete, conflitto di interessi od altro, ma il Sindaco, dopo aver più volte dichiarato pubblicamente di non fidarsi dell’ARPA è andato ad assumere, come suo consulente, proprio uno dei cinque Direttori scientifici della stessa ARPA FVG e pure ora consulente dell’Assessore regionale all’Ambiente Scoccimarro. Insomma un Barbieri uno e trino. Il secondo “fantasma” che si aggira in Ferriera è quello di Stefano Patuanelli. Il Capogruppo pentastellato al Senato non ha mai risposto in oltre sei mesi alle nostre plurime richieste di richiedere al Ministro dell’Ambiente, Costa, indicato nel Governo dai Cinque Stelle, di inviare, senza preavviso si intende, una ispezione tecnica ministeriale alle strumentazioni in uso alle centraline ARPA che monitorano la Ferriera onde verificarne il corretto funzionamento, come già avvenuto in passato per il Mezzo Mobile di via San Lorenzo in Selva. Un fantasma sordo, e pazienza, incapace anche solo di fare una telefonata. E si che, come recita lo spot, “una telefonata ti allunga la vita”. Ma i fantasmi telefonano


Ferriera 2018

» Inviato da valmaura il 31 December, 2018 alle 1:31 pm

Tiriamo un bilancio a fine anno. Un bilancio, lo diciamo subito, negativo. Partiamo dalla politica. Ad un Dipiazza, oramai una barzelletta macabra ogni sua parola sul tema, ed un Fedriga che ora scopre di “non aver promesso nulla”, Scoccimarro prenda debita nota dal basamento del suo ipotetico “monumento”, si associano il silenzio pneumatico del PD, e le ridicolaggini dei Cinque Stelle che invece non hanno fatto l’unica cosa seria che potevano fare: ovvero far mandare dal LORO Ministro per l’Ambiente, Costa, una ispezione tecnica senza preavviso alle strumentazioni in uso delle centraline ARPA. Lo abbiamo richiesto quattro volte in sette mesi senza ricevere risposta alcuna, a dimostrazione che anche per loro “il popolo” non conta una mazza. Dunque alla politica un bel ZERO tondo Tondo. E veniamo ora agli enti di controllo, ovvero Arpa e consulenti vari, che hanno la responsabilità tecnica di aver fatto saltare, a metà gennaio di quest’anno, il confronto operativo messo su dalla Serracchiani con Circolo Miani e Servola Respira in Regione, non dando le risposte ai quesiti concreti che le due associazioni ponevano sullo stato degli impianti, sulla qualità dei controlli e sul ciclo produttivo della Ferriera. Arrivando perfino a negare il rispetto dell’ultima diffida emessa dalla Regione sui limiti della produzione di Carbone Coke. Anche sotto la nuova amministrazione regionale a guida Centrodestra, che come primo atto li ha confermati in blocco lodandoli pubblicamente (!!!), hanno dimostrato tutta la loro inazione, fede ne è che scomparsa degli “spolveramenti” e drastica riduzione dell’inquinamento acustico sono frutto ESCLUSIVO del lavoro fatto da aprile in qua da Servola Respira e Circolo Miani. Lavoro che ARPA e consulenti avrebbero potuto fare benissimo da anni ma che non hanno fatto. Perché? Voto SOTTOZERO! E veniamo ora alla proprietà e direzione della Ferriera. La loro disponibilità ad avviare questo confronto con Circolo Miani e Servola Respira, che rappresenta un “unicum” a livello nazionale ma che stampa e televisioni hanno accuratamente oscurato, non ha prodotto, è bene dichiararlo, gli effetti sperati ed annunciati. Se è vero che gli interventi fatti, ma si badi bene non conclusi e stiracchiati oltremodo nel tempo, hanno portato a quanto sopra scritto: la scomparsa degli “spolveramenti” imbrattanti e la riduzione delle emissioni rumorose, hanno lasciato aperte alcune situazioni per troppo tempo. Ovvero la sistematica pulizia e manutenzione delle aree e strade interne dai cumuli di polvere depositati è ancora di là da venire. Idem dicasi per la messa in silos del cumulo del Coke, l’unico veramente inquinante sotto l’effetto del vento. Così come stentano ad essere realizzati gli interventi sull’aspiratore della Cokeria e sui motori dell’impianto di agglomerazione. E nonostante tutte le assicurazioni date dall’azienda non è ancora iniziato l’esame tecnico degli impianti principali, a partire dai forni della Cokeria, e sull’efficacia dei sistemi di aspirazioni gas e fumi, ed abbattimento polveri degli stessi impianti. Insomma alle parole ed alle aperture non è ancora seguita, almeno nei tempi necessari e CERTI, una fattiva e concreta collaborazione. Voto CINQUE Meno! Ovviamente, poiché Circolo Miani e Servola Respira hanno sulla questione Ferriera una solida credibilità tra i cittadini, che nessuna censura e discriminazione ha scalfito in questi venti anni, a gennaio terremo una conferenza stampa dove prenderemo atto dello stato delle cose e decideremo se interrompere questo confronto o valutare se ne esistono ancora i presupposti per proseguirlo. Poiché non siamo “questa politica” per noi le parole ed i tempi hanno valore sacro ed irrinunciabile, così come normalmente avviene tra le persone perbene.


Capitan Fracassa e i due Porti di Trieste.

» Inviato da valmaura il 30 December, 2018 alle 1:04 pm

Dopo esserci sbellicati dalle risa, e non ringrazieremo mai abbastanza Giovanni Tomasin, per le due pagine di intervista, si fa per dire, a Roberto Dipiazza sul piccolo giornale di oggi alla presenza del direttore, sempre si fa per dire, in uscita. La cui summa si raggiunge nell’affermazione di aver fatto una variante al Piano Regolatore comunale per lasciare il sempiterno presidente della Camera di un Commercio in liquidazione fallimentare a “giocare con i pesci" e grattare il poppi alle nutrie: il dotto riferimento è al Parco del Mare defunto prima di nascere. Passiamo alle cose serie. Ovvero il Porto anzi i due porti: quello Vecchio e quello Nuovo. Il primo è stato abbandonato dall’Autorità Portuale, a nostro avviso, troppo in fretta al nulla. O per meglio dire a chi, il Comune, non ha un ‘idea che è una di cosa farne complessivamente, magari consultando prima i cittadini. Si va avanti nello “spezzatino”: dalla demenziale rotonda in Viale Miramare, al futuro Centro Congressi affidato a privati ma noti da decenni in città, a non meglio imprecisate infrastrutture logistiche senza aver prima pensato e deciso un progetto, magari con gara pubblica, su quello che rischia di diventare il principale centro degli affari negli anni a venire a Trieste. Sul secondo, il Porto Nuovo, a cui sono inesorabilmente legate le fortune future di Trieste, iniziano ad addensarsi nere nubi, rappresentate dalla vecchia politica senza che la nuova e le altre opposizioni battano ciglio. Sta quindi a Zeno D’Agostino portare rapidamente, che è il tempo il fattore su cui si gioca la partita, a compimento il suo progetto di rilancio e raddoppio del porto franco internazionale di Trieste. Attualmente infatti il battere sul tempo i “sabotatori” è l’unica arma che possiede e pertanto lavori per chiudere il prima possibile le concessioni e gli investimenti internazionali, qualunque essi siano. Magari cerchi una sponda nel Governo che della Seta oltre che parlarne vorremmo tanto vederla e toccarla. Fatti informare!


Spese pazze e strade maledette.

» Inviato da valmaura il 27 December, 2018 alle 12:55 pm

Era da giorni che lo avevamo in punta di penna. Si insomma il commento sulla condanna in Corte d’Appello di una decina di politici ed amministratori locali per delle spese non “pazze” come titolano giornali e telegiornali ma infamanti e vergognose. E questo al di là dell’eventuale condanna in Cassazione ma ancora prima che iniziassero i processi, l’elenco degli “scontrini” messi a rendiconto e rimborso del fondo che i vari Gruppi consiliari hanno a disposizione in Regione, soldi pubblici di noi cittadini, faceva venire il voltastomaco. Si va dagli ingressi a stabilimenti balneari e saune, tagli di capelli e salmoni per pranzi natalizi, caffè, aperitivi e cene a gogò, gioielli e tutta la gamma degli autoricambi per auto a partire dalle gomme e via elencando. Ora che “eletti” dal popolo con uno stipendio che tra indennità e rimborsi, pure esentasse, arrivano a percepire sugli ottomila euro netti al mese, oltre a tutta una serie sterminata di benefit, non riescano a pagarsi da soli neppure un caffè od il barbiere è cosa che fa gridare vendetta al cielo. Non importa l’entità del maltolto perché l’immagine che ne esce è devastante per la dignità di chiunque, ed anzi l’eventuale esiguità della somma è ancora più biasimevole: insomma roba da ladri di elemosine in sagrestia. Tra questo immondezzaio va segnalata invece la piena assoluzione di Everest Bertoli, la cui imputazione fin dall’inizio appariva erronea ed infondata, ce ne rallegriamo con lui. Strade “maledette”. Non esistono strade “benedette” e curve “maledette”, esistono solo dei bischeri, ci scuseranno i parenti dei purtroppo deceduti, che infrangono sistematicamente i limiti di velocità e gli avvisi stradali di pericolo. Che guidino una moto, una macchina o un Tir la cosa non cambia se non nel maggior rischio di chi sta in sella a due ruote senza alcuna protezione. Tempo addietro un noto campione triestino di Rally ci disse, parlando dell’ennesimo incidente in Costiera epitetata sul piccolo giornale con il solito luogo comune di “Strada maledetta”, che la differenza tra il percorrerla a 120 chilometri all’ora e gli 80 previsti dai limiti stradali è, alla fine, di tre minuti. E concludeva domandandosi “vale morire o rimanere storpiati per risparmiare tre minuti?”.



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