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Circolo Miani » News Correnti » Page 12

Una nostra proposta. Registro comunale anticorruzione ed illegalità.

» Inviato da valmaura il 21 November, 2020 alle 12:57 pm

Dieci anni orsono avevamo proposto ai capigruppo comunale di predisporre un albo pubblico contenente l'elenco delle imprese che avevano contenziosi e precedenti giudiziari legati alle normative anticorruzione od anche solo comprovate irregolarità negli appalti, oltre che naturalmente rapporti con la criminalità organizzata.
Realizzando anche a Trieste una proposta partita da Falcone e Borsellino e fatta propria dall'Anac, l'Autorità nazionale anticorruzione.
Le aziende ed imprese iscritte a questo registro erano inibite dal partecipare a gare d'appalto o sub appalto ed ai bandi o affidamenti diretti di ogni genere di lavoro o committenza decisa dal Comune di Trieste e dalle sue partecipate (dall'Itis alla Trieste Trasporti passando per l'Ater, giusto per citarne alcune).
Un atto di controllo preventivo che non costava nulla all'amministrazione comunale ma anzi oltre a difendere legalità e trasparenza procurava sicuri risparmi evitando rapporti con aziende che utilizzavano solitamente tutti i sotterfugi possibili per modificare i costi, in aumento, con l'abituale scusa della variante in corso d'opera, e che chiedevano continue proroghe sulle date di fine lavori.
Per fare un esempio concreto, se fosse stato in vigore questo albo pubblico la ditta vincitrice dei lavori per il rifacimento della linea tranvaria del Tram di Opicina non avrebbe potuto partecipare alla gara e tantomeno aggiudicarsela, risparmiandoci un ulteriore anno di ritardo sulla ripresa del servizio.
La risposta dei capigruppo comunali presenti al Circolo Miani, allora era stato appena eletto sindaco Cosolini, fu il silenzio tombale, 5Stelle compresi, e l'unico che si definì subito contrario fu il capogruppo del PD che respinse la nostra proposta come “contraria al libero mercato”, criminale.
Sarà una delle prime iniziative di Trieste Verde nel prossimo Consiglio comunale.



Cantieri elettorali.

» Inviato da valmaura il 20 November, 2020 alle 2:33 pm

Come si usa da sempre nella marcia politica ad ogni approssimarsi di elezioni partono i cantieri, le inaugurazioni ed i tagli di nastri anche su opere incompiute (vedi nuovo centro congressi).
Ma quello che sconforta è che per e nei precedenti quattro anni nulla o quasi è stato fatto, anzi molto è stato disfatto.
La nostra città è rimasta punteggiata di transenne, tubi innocenti, sacchetti arancione abbandonati da tempo tanto da arrugginire e decomporsi. Ed ognuno di noi potrebbe stilare un infinito elenco.
Questa è la solita vecchia tecnica che un ministro romano nel 1980 consigliava al sindaco della capitale: sei mesi prima del voto mandare gli scopini a spazzare la mondezza, a pulire i mercati, riparare buche e marciapiedi, ripristinare fontane e fontanelle, tinteggiare qua e là, due vigili in più a dirigere il traffico e l’annuncio di cantieri per costruire nuove case popolari, e due opere pubbliche.
Una ricetta che funziona quasi sempre, inalterata nei secoli.
A Trieste si annuncia l’ovovia, spese milionarie per lavori fermi da anni (ex Caserma di Roiano, e vedi galleria Montebello e ci si mette la zonta di quella pagliacciata via D’Alviano-Largo Mioni), si promettono ripartenza del Tram di Opicina e Piscina Terapeutica, anzi Playa del Mar, rispuntano i trasferimenti dei mercati ortofrutticolo ed ittico, e tra poco ci scommettiamo si riparlerà del Parco del Mare sulla tomba del commercio locale, vai con nuove rotatorie ed asfaltature, si rifanno perfino alcuni giardini con il tradizionale rito del taglio non dei nastri ma degli alberi. E poi il grande botto delle luminarie natalizie trimestrali. Magari supplicheranno Acega di svuotare meglio e prima pure i bidoni delle immondizie.
D’altronde giocano facile: hanno opposizioni inesistenti, stampa e televisioni pubbliche e private asservite, basta censurare i pochissimi, come noi, che non hanno perso l’uso della memoria e della verità, ed il risultato è garantito.
E poi qualcuno si domanda il perché dell’utilità, anzi della necessità di Trieste Verde.
Teodor.



Il Pirla.

» Inviato da valmaura il 18 November, 2020 alle 1:24 pm

Si, lo ammetto, sono io e non da oggi. Sono l'unico pirla (è un benevolo eufemismo) che in questa strada che i bontemponi definiscono “super”, e certamente lo è per i costi lievitati a record mondiale grazie alle cospicue tangenti pagate per costruirla a politici e funzionari regionali tanto che i titolari delle imprese che hanno fatto i primi tre lotti, due sono finiti in galera ai Piombi di Venezia, ed il terzo era Salvatore Ligresti: un nome che dice tutto, ma scrivevo pirla perchè rispetto più o meno, talvolta lo supero di 5/8 chilometri, il limite di velocità dei 50 all'ora.
Limite resosi necessario, agli albori erano 80, poi scesi a 70 ed infine a 50, grottesco per una “grande viabilità” priva perfino di una corsia d'emergenza, per la caterva di incidenti, molti gravissimi e diversi mortali che vi si sono susseguiti grazie anche al fondo sdrucciolevole in particolare con la pioggia ma anche l'umidità basta ed avanza.
Non vi tedio in particolari tecnici che ne abbiamo scritto più volte negli scorsi anni tanto che se ne avvalsero anche i periti del Tribunale.
Ultima perla sono le rampe di accesso ed uscita, quasi tutte contro sole e senza alcuna visuale sul traffico che vi arriva in schiena, e a doppio senso di marcia a Valmaura tanto che i frontali dei distratti hanno riempito la cronaca nera. E ciò nonostante nessun provvedimento (tipo installare degli indicatori verticali separatori di carreggiata) è stato finora preso.
Anche stamane con la pioggia percorrendola quattro volte nel tratto Sant'Andrea-Valmaura non c'è stata vettura, furgone, camion, corriera e motociclo che non mi abbia superato talvolta generando l'effetto risucchio tanta alta era la loro velocità. Mancano i monopattini e ho fatto l'en plein.
E praticamente mai una pattuglia della polizia municipale che controlli sistematicamente il rispetto dei limiti di velocità. Invece di correre dietro ai pensionati con i bastardini senza guinzaglio, lì potrebbero incassare giorno dopo giorno quanto basta, ed avanza, per rimpinguare le casse comunali. E farebbero una sacrosanta opera di prevenzione visto che con il fondo umido o bagnato se tocchi il freno hai buone probabilità di fare carambola, di capottare o nel migliore dei casi di sbattere contro il guardrail.
A proposito di questi ultimi, quando negli anni Ottanta organizzarono in tutta fretta l'apertura del primo tratto (Sant'Andrea-Valmaura) per farlo inaugurare all'allora Presidente del Consiglio dei Ministri Amintore Fanfani, in vista delle elezioni politiche corso a Trieste per il “taglio del nastro”, accadde una cosa grottesca ma non tanto visto il prezzo che i cittadini dovettero pagare.
Una premessa essenziale: Fanfani era di minuscola statura fisica, e quando si apprestò al “taglio” venne fuori che i guardrail nuovi erano fuori legge, ovvero erano troppo bassi: le macchine le fermavano per i camion e tir ci pensavano le case spottostanti. Allora appena ripartito da Trieste dopo poche ore richiusero la strada in attesa di sostituire le barriere con quelle regolamentari più alte di mezzo metro e doppie.
Voi giustamente ritenete che il costo per la sostituzione, solo 1 miliardo ed 800 milioni delle vecchie lire, venisse pagato da chi, Salvatore Ligresti con la sua Grassetto, in comodato con i funzionari regionali e comunali, con i politici al seguito, che non avevano controllato? Sbagliato !
Fu la Regione a sborsare i soldi che la Grassetto evidentemente giù di peso incamerò in sovrappiù.
E la chiamano “Superstrada”!



A Massimiliano Fedriga.

» Inviato da valmaura il 17 November, 2020 alle 1:07 pm

Difficile capirla, all’inizio era stato uno dei più drastici ed intransigenti nell’applicare in anticipo misure severe contro il Covid-19.
Poi è stato aperturista ad oltranza contro ogni logica previsione.
Nel frattempo erano accaduti due fatti gravi ed uno tragicomico.
I fatti gravi portano i nomi dei morti e degli infettati tra ospiti ed operatori nelle RSA pubbliche, convenzionate e private, tutte comunque sottoposte direttamente o indirettamente al controllo della Regione. E soprattutto a Trieste i ritardi e le emergenze verificatesi negli ospedali.
La farsa riguarda la grottesca vicenda della Nave Fantasma, trascinatasi per oltre un mese.
Nei mesi di relativa tranquillità lei porta la responsabilità per l’impreparazione soprattutto nel potenziare il sistema della medicina sul territorio, quello di tracciamento dei focolai, e nel rafforzare adeguatamente il personale, medico e paramedico, oltre ovviamente i posti letto negli ospedali e nelle strutture sanitarie territoriali.
La sanità regionale oggi ne paga il prezzo anche con l’inaccettabile riesplodere dei contagi nelle residenze per anziani, oltre al perdurare delle sospensioni e dei ritardi terapeutici per decine di migliaia di cittadini sofferenti le tradizionali patologie con una prevedibile tragica crescita delle morti future.
Oggi lei sembra più interessato a fare inutili polemiche politiche piuttosto che affrontare assieme la lotta per battere e lasciarci alle spalle questa pandemia. Che poi è anche l’unica risposta intelligente per il rapido superamento dei contraccolpi economici che questa determina.
Ma non si preoccupi che su questo è in buona compagnia: la strumentalizzazione politica a fini elettoralistici è il pane quotidiano di questa politica, basta guardare l’uso distorto della storia a fini di parte.
Vero è che ha una minima scusante sull’assenza, almeno a Trieste, di sindaco e direttore Asugi, ma è ben poca cosa, ci creda.



Dedicato a tutti quelli “da una botta e via”.

» Inviato da valmaura il 16 November, 2020 alle 11:54 am

E che a Trieste allignano come da nessuna altra parte al mondo.
Nei nostri quattro decenni di attività sul territorio triestino, inteso come provincia, ci siamo imbattuti sempre, anche per l’alta partecipazione di persone alle nostre iniziative, in quella componente che qui definiamo “da una botta e via”.
Ovvero quei soggetti che pensano che per risolvere un problema che grava sulla nostra comunità, il caso Ferriera in questo è esemplare, basta spendere una loro presenza, magari genuflettendosi gli altri per la magnanima disponibilità, per risolvere come a miracolo venire in un attimo la questione.
Non è così, ed anche i più ottusi avrebbero dovuto nel frattempo farsene una ragione.
Quando l’avversario non è il gommista dietro l’angolo (ci scuseranno i gommisti per l’impropria citazione) ma delle multinazionali, delle aziende o enti pubblici e privati di peso e dimensioni notevoli, la lotta, l’impegno ed i sacrifici necessari (noi preferiamo chiamarli investimenti per una vita migliore e durevole) sono lunghi ed articolati. E la politica e l’informazione ad essa asservita, e per politica intendiamo questa attualmente esistente senza purtroppo distinzione alcuna, tenterà sempre ed in tutti i modi di comperare, silenziare, censurare, sabotare da dentro e fuori, insomma il classico “sopire e troncare” l’impegno e le iniziative.
Colpendo, isolando e diffamando, danneggiando i promotori di questa rottura di interessi affaristico-politici.
I mezzi e le risorse a loro non mancano, a cui spesso si aggiungono, per “sindrome di Stoccolma” e opportunismo carrieristico e clientelare parecchie delle stesse vittime.
Citavamo il caso passato della Ferriera, dove oggi si raggiunge il paradosso del tentativo, attuato da questa politica con il solito appoggio degli utili idioti, di appropriarsi della figura di Nadia Toffa, che ovviamente non può ribattere e lo abbiamo in parte fatto noi con il pezzo che trovate su questa pagina.
Ma anche episodi più recenti sono indicativi: vedi la questione del 5G, del fiorire selvaggio di nuovi ripetitori ed antenne della telefonia mobile, della mattanza degli alberi, dei giardini derelitti e via discorrendo. Non parliamo della Pineta di Cattinara che per lo sciocco e fatuo, e siamo buoni assai, comportamento di alcuni residenti è oramai irrimediabilmente condannata alla scomparsa.
Non comprendono questi “volonterosi” che l’impegno è lungo, i mezzi da usare non sono infiniti e che dopo aver esperito tutte le strade praticabili (manifestazioni, assemblee, denunce, diffide, accessi agli atti), dimostratesi prevedibilmente inutili per raggiungere gli scopi, oggi l’unica soluzione obbligata per dare risposte e soluzioni concrete a queste ed altre emergenze (sanitaria, degrado dei quartieri, povertà e via elencando) è quella di impossessarsi, democraticamente con il consenso elettorale, dello strumento risolutore: ovvero il Comune di cui si va al rinnovo nel maggio prossimo venturo.
Per questo è stata pensata Trieste Verde, un nuovo soggetto politico distinto e distante da questa marcia politica che in tutte le sue sfaccettature non ha dimostrato la minima volontà di confronto ed attenzione.
I cittadini pretendono, e giustamente, chiarezza. Non capiscono questi “tarallucci e vino” con i responsabili di questa situazione, il politichese dei finti nuovi che da decenni sono organici e fiancheggiatori di questa politica (a partire da sigle ambientaliste vecchie e nuove tutte schierate con questa destra e questa sinistra da tempo). La cesura ed il distacco perfino fisico con questi organi di stampa e tivù da sempre sul libro paga dei partiti, indifferentemente dal loro colore, ed anche in questo si misura, purtroppo, il fallimento politico dei 5Stelle a Trieste.
Altrimenti si preparino, costoro, al peggioramento della situazione fuori dalla porta di casa ed in città, per i cinque anni venturi, ma non si lamentino poi, almeno con noi, si consoleranno, che è cosa che alle persone prive di ragione e spina dorsale piace assai, con le strilla e gli sfogatoi perenni sui social. E più frigneranno più affonderanno nel silenzio e nel guano.
Cosa che non è proprio la nostra aspirazione.
Teodor




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