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'L'Eco della Serva'
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Circolo Miani » News Correnti » Page 12

MORATORIA 5G.

» Inviato da valmaura il 9 May, 2020 alle 1:53 pm

Il Circolo Miani risponde al sindaco Dipiazza.
Da leggersi attentamente per comprendere le responsabilità del Comune di Trieste e dell’ARPA FVG.

AVV. ALESSANDRA DEVETAG
STUDIO VOLLI
Via S. Nicolò, 30 – 34121 Trieste
Tel.: 040.638105 - Fax: 040.360263
e-mail: alessandradevetag@gmail.com

Trieste, 4 maggio 2020

Egregio Sindaco
ROBERTO DIPIAZZA
comune.trieste@certgov.fvg.it

OGGETTO: Associazione Circolo Miani – Richiesta Urgente di Moratoria – riscontro a nota prot. 20-/64/20/40 (3)

Egregio Sindaco,
l'Associazione Circolo Miani, mio tramite, riscontra la pregiata Sua di cui all'oggetto, il cui contenuto tuttavia non condivide ed anzi contesta, per le seguenti ragioni:

1. Lei fa cenno a un incontro tenutosi il 26/06/2019 nella sede ARPA – FVG a Palmanova con le società che gestiscono le Stazioni Radio di Telefonia mobile a livello regionale, incontro durante il quale il Comune avrebbe chiesto chiarimenti in merito alla tecnologia 5G.
E' di tutta evidenza che tale incontro costituisca una sorta di “imperfetta conferenza di servizi” ex art. 14 L. 241/90 che spicca per la mancata convocazione della rappresentanza di tutti gli stake holders interessati, che non sono solo i futuri possibili inquinatori, ma anche e soprattutto i futuri soggetti “inquinati”, quindi i consumatori e le associazioni che rappresentano i cittadini. Ciò appare evidentemente lesivo di quanto stabilito dall'art. 2 comma 1 lett. d) del D.Lgs. 165/2001 – obbligo di imparzialità e trasparenza nell'iter decisionale delle pubbliche amministrazioni, con coinvolgimento dei cittadini - e dall'art. 2 comma 2 lett. a) c) e g) del Codice del Consumo - diritto del consumatore alla tutela della salute, alla corretta informazione e all'erogazione di servizi pubblici secondo standard di qualita' e di efficienza.
L'illegittimità del procedimento istruttorio seguito è fonte di illegittimità di tutti i provvedimenti successivamente adottati da Codesta Amministrazione.

2. Lei fa inoltre riferimento al RAPPORTO ISTISAN 19/11 il quale avrebbe confermato che, ad oggi, non vi sia evidenza di aumento di tumori cerebrali dovuto all'uso del telefono cellulare né vi siano evidenze che impongano “...modifiche sostanziali all'impostazione corrente degli standard internazionali di prevenzione dei rischi per la salute...” sebbene – e ciò è riconosciuto perfino dal rapporto stesso – non si possa “....escludere completamente la possibilità di effetti a lungo termine dell'esposizione prolungata a bassi livelli di campi a radiofrequenza”
Va da sé che già la sola incertezza sugli effetti a lungo termine imporrebbe la sospensione di qualunque sperimentazione, a meno di voler concludere che a lungo termine saranno i cittadini stessi, con il loro stato di salute, a confermare o smentire l'assunto.
Preme tuttavia evidenziare che altre circostanze depongono per la NON affidabilità' del rapporto citato da Codesta Amministrazione.
A tal proposito si evidenzia che un documento redatto congiuntamente da ISS ed ISPESL e pubblicato il 13/02/1998 sulle problematiche delle esposizioni dei lavoratori e della popolazione a campi elettromagnetici di frequenza compresa tra 0Hz e 300 Ghz, classificava già allora (con tre anni di anticipo rispetto alla classificazione dello IARC di cui alla nostra precedente lettera dd. 02/04/2020) i campi elettromagnetici non solo come “possibili” ma come “probabili cancerogeni”, e a tale classificazione si dovrebbe attenere anche il dott. Alessandro Polichetti, autore, con altri, del Rapporto ISTISAN citato, o quanto meno dovrebbe specificare perché ritenga di ignorare tale classificazione, dandone puntuale motivazione.
Ciò premesso, lo stesso IARC, nel classificare i campi elettromagnetici come “possibili cancerogeni”, ebbe a precisare che una classificazione più severa si sarebbe potuta adottare sul supporto di adeguati studi in vivo, al tempo non disponibili.
Si trattava di studi che necessariamente, per essere attendibili, dovevano presentare una determinata potenza statistica (quindi essere effettuati su un numero di cavie animali sufficientemente alto).
Questi studi sono invece oggi disponibili, ed è probabile che condurranno a una revisione peggiorativa della classificazione da parte dello stesso IARC entro il 2021 (gli aggiornamenti hanno infatti cadenza decennale).
Questi studi sono stati condotti dall'Istituto Ramazzini, le cui conclusioni abbiamo già illustrato nella precedente richiesta di moratoria, e dall'Americano NIEHS (National Institute of Environmental Health Sciences) del quale si riportano le conclusioni:
- Clear evidence of tumors in the hearts of male rats. The tumors were malignant schwannomas.
- Some evidence of tumors in the brains of male rats. The tumors were malignant gliomas.
- Some evidence of tumors in the adrenal glands of male rats. The tumors were benign, malignant, or complex combined pheochromocytoma.
Lo stesso ente precisa:
The results are based on NTP’s four categories of evidence that a substance may cause cancer: clear evidence (highest), some evidence, equivocal evidence, no evidence (lowest).
Viene quindi precisato che “clear evidence” è il più alto grado di certezza possibile.
Siamo quindi di fronte ad un cancerogeno certo.
Lo studio dell'Istituto Ramazzini, inoltre, (2018) ha esteso il risultato principale di “clear evidence for schwannomas” al caso dell'esposizione in campo lontano, riferibile quindi non solo all'uso del telefono cellulare, ma anche alla esposizione involontaria al campo generato dalle stazioni radiobase.
Ecco che, quindi, gli studi citati dal rapporto ISTISAN forniscono una prospettazione fuorviante, al limite del falso ideologico, che tende a far ritenere minoritaria la letteratura scientifica che riscontra effetti cancerogeni in vivo dei campi elettromagnetici, e ciò perchè fanno riferimento a 24 lavori sperimentali su animali, dei quali solo 8 presenterebbero effetti avversi alla salute, ma tra questi 8 solo i due studi citati (Ramazzini e NIEHS) presentano potenza statistica attendibile.
La verità consolidata dagli studi sperimentali del NTP e del Ramazzini è, quindi, una sola: quando lo studio è stato condotto secondo criteri di certa affidabilità ha sempre confermato che il campo elettromagnetico impiegato nella telefonia è un cancerogeno certo per lo schwannoma ed un probabile cancerogeno per il glioma, il glioblastoma e per i neurinomi facciali.
Una Amministrazione prudente dovrebbe, quanto meno, attendere la revisione dello IARC prima di procedere con la sperimentazione di questa tecnologia.
Tanto più appare da rigettarsi la affermazione al link
http://old.iss.it/elet/?lang=1&id=137&tipo=10 , citato da Codesta Amministrazione, nella parte in cui si avanza la ipotesi – contraria al Principio di Precauzione in Italia adottato in materia di Protezione dai campi elettromagnetici con la Legge 36/2001, art. 1 comma 1 lett. b) - “che il quadro normativo italiano venga allineato” agli standard internazionali, presumendosi che con tale termine gli estensori della nota facciano riferimento alle Linee Guida dell’ICNIRP, le quali escludono dai loro riferimenti il Principio di Precauzione.
E’ un problema ancora da risolvere quello della commistione degli interessi dei nostri ricercatori pubblici con l’ICNIRP, come riconosciuto dalla Risoluzione del Consiglio d’Europa n. 1815/2011 che stabilisce che “....si riconsiderino le basi scientifiche delle attuali norme in materia di esposizione ai campi elettromagnetici fissate dall’ICNIRP (International Commission on Non-Ionising Radiation Protection), che hanno gravi limitazioni, e si applichino i principi ALARA(As Low As Reasonably Achievable –Livello Più Basso Ragionevolmente Ottenibile), includendo sia gli effetti termici che quelli non termici o biologici delle emissioni elettromagnetiche o radiazioni.”

3. Lei riferisce, infine, che l'esposizione ai campi elettromagnetici viene regolarmente monitorata dalla Agenzia ARPA FVG, la quale avrebbe confermato essere l'attuale impatto del 5G “molto basso rispetto alle altre tecnologie, o addirittura nullo, visto anche il poco traffico su tale tecnologia.”
Tale conclusione è del tutto inconferente, se non ridicola, perchè è ovvio che il 5G sia destinato a dispiegare pienamente i suoi effetti nocivi solo nel momento in cui la tecnologia sarà a pieno regime, tanto che nella stessa risposta di Codesta Amministrazione si fa riferimento alla probabile necessità di adeguamento dei limiti di esposizione.
Quanto alla strumentazione necessaria alle misurazioni del 5G si chiede in questa sede conferma di quanto dichiarato da Cristina Ivaldi, dirigente medico di ARPA Piemonte, durante un incontro tenutosi a novembre, la quale avrebbe affermato che “ad oggi non è disponibile in commercio la strumentazione validata per misurare il campo elettromagnetico generato dal 5G”.
Di quale strumentazione è quindi dotata l'ARPA FVG?
E come debbono leggersi al riguardo le dichiarazioni rilasciate da altre Agenzie regionali, quali ad esempio Arpa Lazio, secondo la quale “l'irradiazione delle micro-celle del 5G spesso considerate a scarso impatto elettromagnetico sono invero tutt'altro che trascurabili “ ovvero di Arpa Sicilia, che ha di recente confermato la “mancanza di un adeguato studio preliminare e di una sperimentazione che sia stata condotta per un tempo sufficiente ad acquisire i valori di campo elettromagnetico generati dalla nuova tecnologia“, parere dopo il quale il sindaco di Messina Caetano De Luca ha sospeso ogni sperimentazione sul suolo cittadino? (
https://www.ilsicilia.it/messina-de-luca-proibisce-impiant…/)
Quanto sopra dimostrerebbe non solo che la strumentazione in uso delle Agenzie Regionali non sia validata per la misurazione di questo tipo di tecnologia, ma anche che le opinioni sono molto discordanti al riguardo, tanto che ad oggi su tutto il suolo Italiano sono addirittura 318 i Comuni che hanno sospeso ogni sperimentazione, mentre due Regioni (Marche e Toscana) hanno approvato mozioni per l'applicazione del principio di precauzione.
Il dato è eccezionale: al 2 aprile scorso, data della nostra prima mortoria, i comuni STOP 5G erano 181. Significa che in un mese se ne sono aggiunti altri 137!
Di fronte a criticità di questa portata è gravemente imprudente per una Pubblica Amministrazione procedere all'installazione della tecnologia 5G e potrà portare a pesanti conseguenze anche economiche, per risarcimento dei danni, giacché il Comune non potrà dichiarare di non essere stato previamente informato dei rischi che tale tecnologia potrà comportare.

Ciò premesso si insiste affinché il Comune di Trieste adotti una delibera che sospenda con effetto immediato la sperimentazione della tecnologia 5G su tutto il territorio comunale.
Si chiede inoltre di conoscere quale tipo di strumentazione viene utilizzata da ARPA FVG e se la stessa sia validata per la misurazione di questo tipo di campi elettromagnetici.
Si chiede infine che, previa sospensione della sperimentazione, venga indetto un nuovo incontro con le società coinvolte, questa volta coinvolgendo tutti i soggetti interessati, primi tra tutti i cittadini e le associazioni di consumatori, dovendosi considerare illegittimi tutti gli atti fino ad oggi adottati senza previo coinvolgimento degli stessi.

Il presente atto è stato redatto con l'ausilio della Associazione Atto Primo: Salute, Ambiente e Cultura di Firenze e del biofisico, Dirigente di Ricerca del SSN e già Direttore di Dipartimento ISPESL ed INAIL, dott. Livio Giuliani.

Distinti saluti.

Avv. Alessandra Devetag

https://www.facebook.com/circolomiani/photos/a.1497907750480188/2716258115311806/?type=1&theater




I numeri (che poi son persone) del disastro.

» Inviato da valmaura il 8 May, 2020 alle 1:10 pm

Purtroppo parlano da soli ma gli unici a non comprenderlo sono i vertici di Regione e Comune.
Il Covid-19 sbarcato in Regione con qualche giorno di ritardo, ma tempo perso proprio perché non è stato sfruttato per prepararsi adeguatamente, ha regalato alla nostra Trieste primati che nessuno in Italia ci invidia.
Clamoroso il caso che un terzo dei positivi-contagiati della città provenga dal personale sanitario o assistenziale che lavora in ospedale, distretti o RSA comunali e private.
Ancora più drammaticamente indicativo è che questa percentuale sia TRIPLA rispetto alla media nazionale (Lombardia compresa), QUADRUPLA rispetto al Veneto e molto più che DOPPIA se confrontato al resto della nostra Regione.
E si badi bene non stiamo parlando degli “ospiti” o pazienti che dir si voglia, stiamo parlando di medici, infermieri ed OSS.
Le cause? Presto detto: la carenza dei più elementari dispositivi di protezione, direttive emanate in ritardo e talvolta contraddittorie, misure di prevenzione disposte tardivamente, e per quanto riguarda le “residenze protette” dove sono quasi 300 (per ora perché per quanto possa sembrare incredibile a due mesi e passa non è stato ancora completato il “tamponamento” di operatori ed anziani) i casi rilevati solo tra il personale, che tra gli ospiti parlano i necrologi, l’assenza di un serio piano di controllo e verifica (da oltre CINQUE anni) sulle condizioni di agibilità e su quelle di chi ci lavora.
Si ha voglia ora di aspettare la nave Lazzaretto.
Tutto questo, lo capisce pure un bimbetto, imporrebbe una radicale pulizia nella “catena di comando”, che certo non risarcirebbe i danni patiti e i lutti sofferti, ma almeno potrebbe faticosamente ridare una parvenza di credibilità al sistema sanitario triestino agli occhi dei cittadini. Perché proprio qui sta uno dei punti cruciali per il nostro futuro e per la nostra salute. Oramai, alla luce di questi dati noti in parte da tempo nonostante gli inquietanti quanto ingiustificati silenzi dei “vertici” sanitari, i cittadini hanno paura a rivolgersi alle strutture ospedaliere: hanno metabolizzato l’idea che farsi ricoverare o anche solo frequentare ambulatori o pronti soccorsi, o interfacciarsi con gli operatori sanitari, sia un rischio potenzialmente superiore che farsi curare.
Ma pare che in Regione, non parliamo poi di un sindaco inesistente, si preferisca giocare a scaricabarile su terzi, e di conseguenza condividere queste pesanti responsabilità agli occhi dell’opinione pubblica.
Ultima cosetta. Quanto ci vorrà al presidente della Regione per capire che le chiusure domenicali degli alimentari hanno solo incentivato assembramenti e file fuori e dentro gli ipermercati? In una città in totale controtendenza rispetto alle altre province per aumento di contagiati e purtroppo deceduti.



Una domanda al Questore

» Inviato da valmaura il 7 May, 2020 alle 2:46 pm

(che mi auguro non abbia scritto e tantomeno visto il “Comunicato della Questura” come riportato dalla stampa locale).

E non mi attendo risposta alcuna come in precedenza non ha ritenuto di rispondere alla richiesta di incontro del Presidente del Circolo Miani, la cui sede è stato oggetto di sistematici atti di vandalismo. Ma ognuno ha l'educazione istituzionale che crede.
Le scrivo come privato cittadino, il cui ultimo incarico politico “ufficiale” è stato trenta e passa anni fa di dirigente nazionale del PRI ai tempi del Presidente senatore Giovanni Spadolini. In verità in seguito figurai anche tra la decina di fondatori del Movimento per la Democrazia-La Rete assieme a Leoluca Orlando, in uscita dalla DC, e Nando Dalla Chiesa e più tardi dell'Italia dei Valori con Antonio Di Pietro. Realtà che abbandonai presto per dedicare il mio impegno proprio al Circolo Miani. Associazione che ebbe tra i suoi fondatori e dirigenti il costituzionalista prof. Paolo Ungari, Presidente del Club Atalantico (NATO) ed il Senatore a vita Leo Valiani, uno dei Padri della nostra Repubblica, che fu Presidente Onorario del Circolo Miani fino alla sua scomparsa in veneranda età.
Ebbi la fortuna o sfortuna, veda Lei, di contare tra i miei amici due Ministri dell'Interno e due Presidenti della Repubblica. Dunque un “sovversivo” a tutto tondo.
Soffro per di più la colpa di chiamarmi Maurizio, nome di battaglia durante la Resistenza del primo Presidente del Consiglio dei Ministri dell'Italia liberata, Ferruccio Parri, su sciagurata volontà di mio padre, lo storico Galliano Fogar, che ne era amico.
Detto questo e forte della mia cultura politica e ideologica “azionista” ispirate ambedue da figure come quelle di Carlo e Nello Rosselli e Pietro Calamandrei, ritengo di non aver mai dovuto leggere un “comunicato” emesso, e confido ostinatamente che sia un refuso, a nome della Questura di tale fatta.
Partiamo dalle manifestazioni “non autorizzate”. Da quando esiste la Costituzione, dunque da un bel po' di annetti, le manifestazioni di qualunque tipo vanno solo preannunciate (tre giorni prima del loro svolgimento) all'Ufficio Ordine Pubblico Gabinetto del Questore. E non sono soggette ad “autorizzazione” alcuna, certe cose succedevano ai tempi di Pinochet o di Breznev, ma possono solo essere “spostate” (di luogo o data) o in ultima ratio “vietate” nei rarissimi casi, motivati e specifici, previsti dalla Legge.
Ciò premesso il caso del Primo maggio 2020, sia in Campo San Giacomo che in Piazza della Borsa, non figurava tra le manifestazioni o cortei comunemente detti. Il fatto che alcune decine di cittadini, nel primo, e sette nel secondo si siano spontaneamente ritrovati in due piazze-isole pedonali non comporta a loro alcun obbligo di notifica. Ed il fatto che fino allo, a mio avviso sconsiderato, intervento delle forze dell'ordine essi rispettavano le disposizioni previste dalle norme sulla prevenzione del Covid-19 risulta pacificamente provato e dimostrato dalle tante immagini e videoriprese. Inoltre il fatto che alcuni di questi cittadini portassero con se dei fogli, stoffe o cartoncini con delle scritte, opinabili o condivisibili non importa ma nessuna ingiuriosa o minacciosa, o finanche sorreggessero fermi sulla piazza uno striscione, rispettando la distanza interpersonale superiore al metro, non può in nessun modo fare testo: legalmente parlando in Italia per fortuna esiste ancora, epidemia o pandemia che dir si voglia, la libertà di parola ed espressione. E se pensa diversamente faccia allora togliere ogni striscione, cartello o bandiera appesi da oltre due mesi su balconi e finestre a Trieste, come nel resto del Paese. Possono a loro volta determinare inopportune occasioni di “assembramento” tra i passanti che sostano per leggerli.
Confido Lei, nel suo ruolo di alto servitore dello Stato che ha giurato sulla nostra Costituzione, non possa che condividere. Altrimenti sarebbe difficile spiegare gli opposti comportamenti tenuti dai suoi colleghi di Monfalcone/Gorizia e Verona, per brevità mi fermo qui, che hanno appunto lasciato che analoghe e assai più “assembrate” manifestazioni si svolgessero a cura di commercianti, esercenti e piccoli imprenditori, tutti o quasi portatori di cartelli o striscioni (lo slogan di quelle adunate era “io non ci sto”), senza intervento né presenza di forze dell'ordine ma invece alla presenza, questa si, di sindaci ed amministratori locali e regionali. Basta guardare i TG nazionali e domani leggere i quotidiani.
In quanto al paventato “rischio di assembramento” oppure alla ahimè “una iniziativa non preavvisata che si prestava altresì ad attirare l’attenzione dei numerosi passanti favorendo assembramenti", contenuti in una nota “ufficiale” di chi ha obbligo di conoscere le leggi e di farle rispettare in presenza di fatti ed accadimenti che le violino e non su ipotetici processi alle intenzioni o probabilità occasionali, rimango francamente quanto dolorosamente stupito.
Se è solo per questo la presenza provocatoria del bel tempo ha stamane favorito l'afflusso di molte più persone, compresi degli indisciplinati baby delinquenti bicimuniti, in viale Romolo Gessi e presumo anche in piazza Unità-Rive. Non parliamo poi della categoria che, come la cronaca narra, ci accomuna: ovvero degli amici dei cani. Così la speciosa apertura dei supermercati ha stamane determinato assembramenti ben più numerosamente cospicui fuori, dentro ed agli ingressi degli stessi, cosa di cui sono stato personale testimone, e senza la presenza di alcun rappresentante in divisa.
Quello che insomma mi permetto sommessamente di suggerirle non è questione di lana caprina, ovvero può sembrarlo a qualche lettore, ma in sede di eventuale giudizio legale appare cosa dirimente e fondamentale, almeno finchè l'Italia, Covid o non Covid, sarà una Repubblica fondata sulla Costituzione.
Insomma io non devo giustificarmi, ai sensi proprio delle ultime norme emergenziali, se desidero passiare o sostare, parlare o cantare, nel rispetto delle stesse e senza arrecare nocumento alcuno, in qualunque luogo del mio Comune di appartenenza. E le supposte intenzioni non costituiscono, per nessuno, motivo giustificante il caos provocato proprio da un assolutamente non motivato, è mia opinione, intervento di chi è invece chiamato a mantenere l'ordine pubblico.
E non si faccia ingannare dai comunicati-peana di taluni politici, non mi interessa il colore, di cui non la storia, nemmeno la cronaca, forse la satira si ricorderà.
Cordiali saluti
Maurizio Fogar




5G: il Comune di Trieste “avanti tutta”!

» Inviato da valmaura il 6 May, 2020 alle 1:04 pm

Nel silenzio della politica.

Il 29 aprile spunta un nuovo impianto 5G a Borgo San Sergio, in via Grego dinanzi al complesso dei “Puffi”.
Quasi contestualmente TeleFriuli il 24 aprile pubblica integralmente una nota, anzi meglio una auto intervista (come Marzullo si fanno le domande e si danno le risposte), dell’ARPA FVG dal titolo “4 antenne 5G già attive in FVG”: due impianti a Udine, una nel goriziano ed un’altra antenna nel pordenon
ese. 117 i pareri rilasciati dall’Arpa, saranno usati per la nuova tecnologia gli impianti già in uso.
Scrive la nota, che vi suggeriamo caldamente di leggere
https://www.telefriuli.it/…/4-antenne-5g-att…/2/206365/art/… , che “quando un gestore vuole installare un’antenna-radio base deve presentare una domanda di autorizzazione al Comune allegando il parere preventivo dell’Arpa”.
Ora nella delibera giuntale del novembre 2019 (ATTONA[1.1].rtf.pdf.pdf ) del Comune di Trieste non c’è traccia alcuna di questo parere, tra le altre cosette.
Ma nella auto intevista dell’Arpa, si nega che esista un progetto di “sperimentazione” della nuova tecnologia nei comuni della Regione. Esattamente il contrario di quanto scritto nella delibera-ordinanza di moratoria del 5G del Comune di Pontebba che vi potete leggere in questa pagina alcuni articoli più sotto.
Attendiamo con prudente ansia la fine di questa pandemia per poter chiarire civilmente quanto francamente le troppe discrepanze che stanno mettendo a dura prova la nostra pazienza. Magari in assemblee e manifestazioni che ci auguriamo vedranno la partecipazione di tanti cittadini. Nel frattempo apriamo un nuovo fronte legale a partire dalla non risposta del sindaco di Trieste alla nostra (Circolo Miani) richiesta di moratoria presentata al Comune, che trovate riportata integralmente sempre qui.
POST SCRIPTUM. Imprecare non basta. Anche i numeri hanno la loro importanza, specialmente ora. Ed allora perchè non cominciate a mettere, e soprattutto far mettere, i "Mi Piace" alla PAGINA e non solo al singolo Post?
Aiuta, e molto in questa fase dove stiamo facendo con l'informazione, l'azione legale e la raccolta di consulenti tecnici tutto quello che si può fare.
Il resto a dopo, ma attenzione i numeri contano, eccome e specie su Facebook: sono la prima cosa che gli "osservatori" interessati vanno a guardare. E contano pure per la diffusione delle notizie: se i cittadini non sono informati poco si può fare. E, lo ripetiamo, in questa fase questo è quello che si può fare, e lo stiamo facendo, ci pare, al meglio della nostra esperienza, delle nostre possibilità e conoscenze, che non sono poche: ci si scusi l'immodestia.




Covid-19. I vertici triestini dell’Ass si aggrappano alla zattera.

» Inviato da valmaura il 5 May, 2020 alle 2:40 pm

Una “zattera” di lusso però che ci costerà un milione e 200.000 euro al mese.

In attesa che Caronte porti il Lazzaretto galleggiante ad ormeggiare in Porto, e neppure sul luogo d’attracco si sono ancora messi d’accordo, e dopo il fallimentare spettacolo dato dalla Regione sulla riunione saltata per blocco informatico della videoconferenza, appare sempre più chiara la Caporetto della sanità triestina.
E non ci riferiamo certamente ai medici ed al personale che si sono prodigati lodevolmente pagando il prezzo più alto tra tutti i loro colleghi in Regione (il numero dei “positivi” è di gran lunga più alto di quelli riscontarti nelle altre province).
Il dato appare devastante se abbinato a quello dei contagiati e deceduti nelle RSA, pubbliche (del Comune) e private a Trieste.
Anche qui molto alto ed ingiustificato da ogni punto di vista è il numero del personale risultato positivo.
Ad ulteriore dimostrazione che aver vietato le visite dei familiari senza “tamponare” preventivamente gli operatori e senza averli dotati tempestivamente delle adeguate protezioni ha esposto gli anziani all’infezione più che girassero in gruppo per strada.
I silenzi, le direttive ritardate o molto discutibili, il vulnus sui controlli evidenziato dai Carabinieri sulle residenze “protette”, nonostante una lunga arzigogolata puntualizzazione di oggi sulla stampa locale dal vertice (sig!) ASS Poggiana che conferma sostanzialmente quanto scritto finora. Insomma, come scriveva Mario Missiroli: “La smentita è una notizia data due volte”.
Tutto questo avrebbe già dovuto imporre alla Regione (Riccardi e Fedriga) la rimozione immediata dall’incarico del direttore generale dell’Azienda Sanitaria di Trieste e Gorizia, e l’apertura di una approfondita indagine interna al di là e prima di quanto farà la Magistratura. Non averlo fatto è un boomerang che si ritorcerà loro contro agli occhi dell’opinione pubblica.
Quanto è successo, come l’ha definito l’Organizzazione Mondiale per la Sanità “Il massacro delle RSA”, era ampiamente, perché ne avevano sia il tempo che le informazioni, prevedibile (si sapeva da subito che le persone più a rischio letale erano gli anziani ed i “fragili”, ovvero quelli sofferenti già di altre patologie, molto spesso connesse all’età).
Una situazione esplosa ora e pagata drammaticamente con tanti, troppi lutti, che è frutto di controlli, a partire dalle condizioni di lavoro precarie di molti operatori, insufficienti quanto burocraticamente farraginosi, che hanno con tutta evidenza denunciato le lacune degli anni precedenti, come anche la recente indagine della Procura udinese ha portato alla luce mesi orsono.
Merita ricordare qui l’infelice uscita dell’appena insediato direttore Poggiana sulla stampa locale riguardo l’emergenza perenne (una media di oltre dieci ore di attesa, un medico per cinque ambulatori e personale ridotto all’osso costretto a fare miracoli) del “Lento” Soccorso dell’ospedale di Cattinara.
Dichiarò testuale “Il Pronto Soccorso sta bene così com’è”.
Forse bastava questo per invitarlo a farsi da parte subito.





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