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Circolo Miani » News Correnti » Page 119

Una e-mail ti ucciderà, e prima della Ferriera!

» Inviato da valmaura il 14 August, 2015 alle 11:31 am

Ore 14,40 telefono al centralino del Comune per farmi passare il settore della Polizia municipale che si occupa dell’emergenza ambientale. Il centralinista mi da un numero perché loro non sono collegati, stanno in viale Miramare, con il centralino. Chiedo mi venga passata la segreteria del comandante Abate. Mi risponde la consueta collaboratrice che mi consiglia di chiamare non il numero diretto fornitomi dal centralino ma lo 040.366111, così rimane traccia registrata, “a mia tutela” aggiunge, della chiamata e mi suggerisce di parlare con la “tenente Del Bufalo” responsabile ed in servizio in quel momento.

Seguo il consiglio ma chi risponde allo 040.366111, registra si la chiamata “a mia tutela” ma ribadisce che non può passare l’interno dei colleghi dell’ambientale. Ritorno al punto di partenza e chiamo il diretto, stavolta senza registrazione e dunque si presume a “mio rischio e pericolo”.

Risponde l’ufficiale Del Bufalo. Le spiego cosa succede, una forte perdita dall’Altoforno, più forte di quelle che da mesi regala a lavoratori e cittadini, del letale gas, che appunto è letale. Sollecito un suo intervento in loco, e le spiego che dal Circolo Miani, sul tetto di via Valmaura, si vede benissimo il tutto. Tanto che spesso viene scelto da cameramen e fotografi, anche della Procura, per le riprese.

Mi risponde che il fatto si può vedere tranquillamente anche da altro punto senza venire al Circolo. Mi guardo alla specchio e temo di essermi trasformato in un satiro violentatore dalla voce particolarmente lubrica. Mi permetto di insistere e le chiedo di avvertire ed invitare pure i tecnici dell’Arpa. Non risponde e non capisco francamente se intende uscire o no.

A questo punto provo a chiamare la Questura per cercare di far intervenire una Volante. Non trovando il funzionario mi faccio dare almeno i numeri dell’Arpa di Palmanova (la direzione) e di Trieste. Chiamo. I numeri sono inesistenti! Perfetto.

Allora chiamo il centralino della Regione che mi da i nuovi, mica tanto, numeri, che però non sono ancora in possesso della Questura né compaiono sulla guida telefonica.

Chiamo subito mentre guardo sconsolato quanto incazzato le folate di gas uscire da oltre un’ora.

I due centralini non rispondono. Ovvero dopo due normali squilli scatta il segnale anomalo di occupato.- linea staccata. Chiamo allora la segreteria dell’assessore all’Ambiente in Regione: una infastidita segretaria mi dice che i numeri potevo cercarmeli da soli sul sito internet della Regione. La nuova legge prescrive infatti che ogni cittadino deve essere munito di regolare computer al seguito.

Alla fine con gran fatica me li legge. Sono gli stessi che cadono al secondo squillo, glielo riferisco e la invito a provare lei. Mi liquida su due piedi dicendo che non ha tempo da perdere. Lei che se lo vede retribuito dal nostro denaro. Io invece … Mi viene un’idea, siccome ho un diretto del vicedirettore a Palmanova vuoi vedere che se non dovesse rispondere magari la linea ricade sul centralino?  Così accade infatti e riesco a farmi collegare con l’Arpa di Trieste.

Il centralinista, cortesissimo, mi conferma che fino a quel momento non avevano ricevuto alcuna chiamata dalla Polizia municipale (Del Bufalo o altri) e mi passa il tecnico di servizio, Pellegrini. Un saluto, una rapida spiegazione, la conferma che nessuna chiamata era pervenuta dai Vigili Urbani e dieci minuti dopo, assieme ad un collega, è qui al Circolo.

Verifica e constata l’abbondante fuoriuscita di gas, letale, dall’Altoforno. Nel frattempo chiamo la segreteria del comandante della Polizia municipale perché ringrazino la tenente Del Bufalo. Passano cinque minuti e squilla il telefono ed ho il sommo dispiacere di parlare con l’ufficiale in questione. Dal tono della voce si intuisce la sua incazzatura.

Mi dice che dal suo ufficio, dunque non si è mossa, ha inviato due e-mail. Perbacco!

Una all’area ambiente del Comune, immagino intenda l’efficiente Laureni, e la seconda all’Arpa. Telefonate? Nemmeno una. Le consiglio, se mai domani la sua casa prendesse fuoco, di spedire una e-mail ai vigili del fuoco e … attendere fiduciosa. All’Arpa infatti mi confermano sorridendo che loro non stanno tutto il giorno davanti al computer. Ma va?

Forse la polizia ambientale del Comune potrebbe benissimo essere sostituita da un ufficio statistiche e spedizioni postali. Insomma un computer e via, giusto per permettere al sunnominato assessore, no, non fatemi riscrivere il suo nome una seconda volta che sono tanticchia superstizioso, di fornire i soliti numeri sulle chiamate ricevute.

Morale della favola? D’ora in poi non chiamate il 113 o il 118 in caso di violenze, stupri, rapine, coccoloni o quant’altro, mandate una e-mail ed attendete fiduciosi.

Come diceva Abatantuono, sergente Lorusso di Mediterraneo?  “Chi vive sperando muore cagando”. E vai!




Daltonico.

» Inviato da valmaura il 11 August, 2015 alle 11:45 am

Fiammante. Con il fondo dipinto di un verde pallido che ben si inserisce nel contesto del colle

servolano. E con le strisce bianche che definiscono sia il campo di pallacanestro sia quello di pallamano per una doppia funzione che potrebbe rivelarsi molto utile nel tempo. Servola ha di

nuovo il suo impianto all’aperto per il basket.”

Grandissimo poeta l’Ugo Salvini sul piccolo giornale di oggi, altro che Carducci, Pascoli e Leopardi: dei dilettanti al suo cospetto.

Sarà che la poesia deve supplire alla mancanza di gente all’inaugurazione cosoliniana, ma c’era mezza Giunta comunale e la squadra di basket al completo.

Ma forse il fondo nero meglio si adattava al “contesto servolano”. Ed in quanto al “bianco delle strisce” ne riparliamo tra un due mesetti.

Buona partita e ad un centinaio di metri di distanza c’è un altro campo di pallacanestro all’aperto, quello del ricreatorio comunale che ha anche due biliardini …

I biliardini del Gentilli.
Può un calciobalilla, insomma un biliardino, diventare simbolo di qualcosa?

Ebbene domenica scorsa a Trieste, anzi a Servola, meglio sotto il porticato del Ricreatorio comunale “Gentilli” è successo.

A prima vista sembrano i due soliti calciobalilla sistemati come sempre sotto un portico, dove immagini le mani di decine, anzi centinaia, 300 e passa per l’esattezza, bambini, che ne impugnano le manopole, buttano la pallina, fanno la ruota con le stecche, gridano, ridono: in una parola sola, giocano.

Ma se li guardi meglio, come fanno alcune delle centocinquanta persone, 154 per l’esattezza, che in una domenica mattina dal clima agostano hanno scelto di partecipare all’assemblea contro l’inquinamento prodotto dalla Ferriera, capisci che quei biliardini raccontano molto altro.

Sembrano vecchissimi, reduci da decine d’anni d’uso sfrenato, e invece sono seminuovi ma con la ruggine che ha ricoperto e corroso le stecche di metallo brillante, perfino le figurine di plastica bleu e rosse, i calciatori per finta, sono corrosi, macchiati di bruno, intarsiati di granuli neri.

Provi a far scorrere la pallina sulla superficie vetrata, il campo a specchio dipinto di verde, e questa praticamente non si muove, fatti pochi centimetri resta incollata, frenata da un pulviscolo grasso. Metti un dito sui bordi laterali che dovrebbero essere bianchi, quelli per intenderci dove i più bravi usano “far sponda” e fregarti l’avversario con quei goal che sembrano un boato, lo fai scorrere e te lo rimiri totalmente nero, mentre una scia grigiastra si apre sul bordo appena toccato.

Ti volti e senti il personale del ricreatorio spiegare a voce alta che li puliscono (i calciobalilla) due volte a settimana ma che questo è il risultato, e poi aggiungono che ogni volta che sentono “la Puzza”, praticamente ogni giorno, hanno disposizioni di rinchiudere i bambini al coperto, vietare il gioco all’aperto, chiudere porte e finestre!

Abbandonare i biliardini al loro destino: giocare con la morte.




Figurarsi noi, Arvedi.

» Inviato da valmaura il 4 August, 2015 alle 10:27 am

“Non ci faremo intimidire” proclama il cav. Arvedi dalle colonne e dalla locandina del piccolo giornale tramite il fido maranza. Notate il plurale maiestatico, quale finezza.

Figurarsi noi, e soprattutto se si scrivono tante inesattezze, e vedete quanto siamo buoni e misurati nella scelta delle parole.

Allora cominciamo da lui, il Giovanni Arvedi da Cremona.

Se avete fatto i lavori, visto che la Ferriera a settembre è un anno che l’avete comperata, comperata si fa per dire nel senso che oltre allo stabilimento avete incassato altri 20 milioni più 5 e più 20 in arrivo dal Mediocredito della Regione, ma in realtà erano mesi che la controllavate di fatto, come mai ancora ora dovete fare dei lavori sugli stessi impianti?

In verità non sono i graziosi “sbuffi” come simpaticamente li definisce, a intenerire il cuor, il patron di Cremona, il problema dell’altoforno. Glielo diciamo noi, ed a gratis.

Sono la tenuta gas del sistema di caricamento ed il ripristino dell’aspirazione fumi del piano colata che fanno si che un centinaio di migliaia di metri cubi del letale gas d’altoforno si disperdano nell’aria ogni ventiquattro ore. Ma i suoi tecnici oltre che alla Bocconi laureati, non glielo hanno detto?

Per il resto cronoprogrammi a parte sono sempre e solo parole di circostanza, salvo la scomparsa del tante volte annunciato, dalla Serracchiani che qui però non chiede scusa come per Azzolini, e rinviato “Ferriera Open Day”.

In quanto al Belci non merita neppure prendere in considerazione le sue parole, servono a riempire due colonne dell’articolo, ma se scrivevano del tempo era uguale, anzi meglio.

Povera Lega Ambiente che a Trieste sono decenni che conta solo per il PD e precursori, oltre che ovviamente per la stampa di famiglia, e che vive in forma monocellulare sotto le simpatiche sembianze di Lino Santoro, annichilito l’altro giorno dalla scienziata alla conferenza stampa. L’esser stata pubblicamente nominata ed elogiata dal sindacalista è la peggior iattura che le poteva capitare, da non augurarsi nemmeno al peggior nemico: tutta la nostra solidarietà.

In quanto al responsabile dell’Azienda Sanitaria prima se ne va da Trieste e meglio staremo tutti.

Meglio che pensi al suo lavoro, che ci pare basti e purtroppo avanzi, che affermare una sfilza di cose che stanno facendo ridere amaro i triestini, e, glielo ripetiamo perché non lo ha ancora compreso, non i servolani, ed i muggesani.

La “sua” Ass si è sempre rifiutata di fare, e dal novembre 1998, quella indagine epidemiologica che il Circolo Miani, affiancato dai medici del Burlo e del Centro Tumori e da Lorenzo Tomatis, le chiedeva. Anche quando anni dopo l’Azienda Sanitaria Slovena ne aveva fatta una sui bambini tra gli zero e i dodici anni, residenti nel Comune di Capodistria con risultati di una drammatica gravità l’Ass triestina continuò imperterrita a risponderci di no.

Altro che puntuali interventi, in questi 17 anni si smarca solo per le 12 lettere, dieci a firma Rotelli, mandate ai sindaci confermando che i dati dello sforamento delle emissioni di BenzoApirene “sono causa di insorgenza di leucemie e neoplasie”, citiamo testualmente. Per il resto stiamo ancora aspettando, ma non certo da lei, a questo punto.

Una curiosità perché ritiene che le indagini vadano fatte sui residenti di Servola e non di Valmaura, Monte San Pantaleone, Chiarbola, Campi Elisi e Muggia, così per restringere l’area?

Per il resto la solita pantomina che ci becchiamo da anni anche senza l’augusta presenza del cavalier Arvedi in città, che il maranza basta e avanza e fa pure rima.

Nelle foto sulla pagina Facebook del Circolo Miani:  l'efficacia della "bagnatura" dei cumuli, parola di Franco Belci ma forse "lui non lo sa".




Possa mai la Ferriera?

» Inviato da valmaura il 2 August, 2015 alle 10:17 am

Oggi una brutta domenica a completare il quadro arriva uno dei rari editoriali del direttore del piccolo giornale, nomen omen dicevano i latini che la sapevano lunga, sulla Ferriera. Ecco ci mancava solo lui ed il cerchio è chiuso.

Il bello è che critica, con linguaggio direttoriale si intende, usando parole acconce quanto forbite, la precedente gestione dello stabilimento, cioè chi fino ad un anno fa mandava avanti la baracca.

E lo fa ora, a babbo morto, perché in questi anni ci è parso, ma forse eravamo distrattini, che il suo giornale tifasse senza se e senza ma proprio per quella proprietà.

Ma ora c’è Arvedi e il direttore gli costruisce un monumento cartaceo nel suo editoriale scomodando perfino il cognome degli Einaudi, che se vivi inorridirebbero per come in nome del liberalismo democratico viene gestita l’informazione al piccolo giornale. Ma si sa i morti non possono replicare e se lo fanno non li si pubblica, semplice no?

A parte che dimostra poca informazione, non male per un direttore di quotidiano, quando cita l’amore dei cremonesi per il commenda.

Se, assieme alle cento e passa persone, la sede del Circolo non riusciva a contenerle, il 18 maggio scorso avesse mandato qualcuno dei suoi ben pagati collaboratori, che chiamarli giornalisti mi sembra parola grossa assai, ad assistere all’incontro con una delegazione degli abitanti che vivono nei dintorni dell’acciaieria di Cremona, forse certi osanna con figure annesse se li sarebbe risparmiati. Ma ovviamente essendo l’iniziativa organizzata dal Circolo Miani, neanche l’annuncio era comparso sulle pagine del piccolo giornale.

A proposito, direttore, questo comportamento come lo chiama, e come lo avrebbero definito Luigi e Giulio Einaudi, con struzzo annesso? Censura.

In quanto poi al “nuovo” laminatoio, tutto è relativo. A noi risulta sia un po’ stagionatino, del 1947 per la precisione, ma forse ci sbagliamo di qualche anno.

Certo invece non si può sbagliare quando si parla, come scrive “el diretur”, di “investimenti di Arvedi”. Finora più di investimenti si è trattato di “prendimenti”, ovvero di 47 milioni di pubblico denaro incassati od in via di incamerazione.

Facile vero “investire” così ed ancora più facile dirigere un giornale in siffatta maniera.

Direttore non ha nostalgia del Veneto?

Uno “strano” social forum.

Si parliamo di Facebook,

Questi i fatti.

Un anno fa cancellano la nostra Pagina, quella del Circolo Miani inserita, allora non esistevano altre possibilità, nel settore “impresa” e ci fanno perdere di colpo 257 “amici”.

Un mese fa ci oscurano e levano un post sulla situazione della Grecia perché secondo loro non corrispondeva alle regole, ma senza spiegare quelle eventualmente violate.

Sempre un mese fa non rispondono, è ancora in attesa di essere esaminata (sic), alla richiesta di mettere in evidenza a pagamento un post sulla Ferriera.

Due settimane orsono prima accettano di evidenziare a pagamento il post “Se questa è informazione” sulle censure del piccolo giornale di Trieste, e poi dieci ore dopo ci ripensano perché “sembrerebbe” che violi le loro regole. Sembrerebbe? Ma stiamo scherzando?

Ieri è da 24 ore, altro che “entro un’ora”, che non rispondono alla richiesta di mettere in evidenza sempre a pagamento il post NO FERRIERA!

E questo sarebbe un social forum? A noi sembra qualcosa d’altro e pertanto vi invitiamo a memorizzare il sito online www.circolomiani.it ed a seguirci da lì.

 




NO FERRIERA!

» Inviato da valmaura il 31 July, 2015 alle 10:39 am

La Ferriera, che piaccia o no, è dal 2000 il nodo centrale della politica cittadina.

La Ferriera non è solo una gravissima emergenza ambientale e un danno senza precedenti per la salute di lavoratori e cittadini. Ma è il tappo che frena ogni sviluppo della nostra città in particolare quello legato al rilancio del porto.

Dunque risolvere questo problema, liberando la più vasta area disponibile sul mare che Trieste ancora  abbia è nevralgico per il nostro futuro. Significa anche dare prospettive certe di un lavoro dignitoso e sicuro a migliaia di triestini.

I fondi per questa operazione ci sono, in particolare quelli della Comunità Europea, ed è gravissima la responsabilità di una classe dirigente, non solo politica, che è stata incapace da oltre quindici anni (risale al 2000 l’accordo firmato dalla allora proprietà, Lucchini, con il Governo in cui annunciava di volere chiudere lo stabilimento di Trieste) di risolvere la questione.

Quindici anni persi che sono costati sofferenze, malattie, decessi ed una qualità della vita pessima a decine di migliaia di persone (da Muggia a San Vito-Campi Elisi) ed hanno aggravato il declino della città.

Per conoscere i responsabili basta scorrere l’elenco dei nomi dei Sindaci, dei Presidenti di Provincia e di Regione che si sono succeduti alla guida delle istituzioni in questi anni. Aggiungerci i dirigenti politici di maggioranza ed opposizione, parlamentari compresi, i presidenti di Confindustria ed i vertici sindacali, ed il quadro è fatto.

Tutti sapevano, come per la tragedia dell’amianto, e tutti hanno fatto finta di niente, anzi, fidando sulla connivenza della stampa locale, hanno sistematicamente mentito.

Parlare di Arpa e di Ass è come parlare della politica, i loro dirigenti sono da questa nominati.

L’anomalia tutta triestina è stata invece la sostanziale inerzia della magistratura (leggetevi su www.circolomiani.it nella sezione articoli “Ferriera, non solo, e Procura”).

Dire No alla Ferriera significa dire si al futuro di Trieste.

Proviamo a dirlo ed a farlo?





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