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Circolo Miani » News Correnti » Page 117

A Trieste si lavora così.

» Inviato da valmaura il 2 September, 2020 alle 2:46 pm

Inaugurato a fine giugno, in ritardo, il nuovo sottopassaggio pedonale che porta alla Stazione ferroviaria, è già chiuso per “allagamento”.
Ora a parte che in città non c’è stata alcuna alluvione e le piogge la hanno quasi risparmiata, ma in un cantiere costato oltre 5 milioni di euro per rifare la viabilità di una piazza Libertà che andava benissimo com’era, che alla prima pioggia degna di questo nome si allaghi il nuovo manufatto per “guasto alle p
ompe” a quanto è dato di conoscere, mentre non si conosce il nome della ditta esecutrice dei lavori, né il suo costo, né il nome del tecnico che li avrebbe controllati, è sconsolante.
Sconsolante si, ma assolutamente in linea con la tradizione dei soldi pubblici, cioè nostri, buttati quanto invece negati ad altre e più cogenti priorità: l’emergenza povertà è la prima di una sterminata lista che ci viene in mente.
La casistica è lunga assai e pertanto ci terremo stretti nell’elenco: si va dai bidoni, di nome e di fatto, a scomparsa di piazza della Borsa (un milioncino di euri), al Tram elettrico di via Mazzini, al rifacimento del Teatro Rossetti (lì si veleggia sui 5 e passa milioni), al Ponte Curto, da cui il nome, al Tram di Opicina (abbiamo perso il conto dei milioni), alla fu Piscina Terapeutica, nata e crollata nel giro di dieci anni, alla ex Caserma di Roiano, abbattuta, meravigliosi alberi per primi, due anni orsono e trasformata in discarica di laterizi, per finire con un tocco di comicità, con il Vate corto, ovvero con il piastrellone posto in fretta e furia sotto la sfortunata statua.
Ma lasciamo ai lettori arricchire l’elenco.
Che a pagare, tanto non sono lorsignori ma i triestini. Che nella foto ieri l’altro “tagliavano il nastro” in Porto Vecchio, che Iddio ce la mandi buona.



Io voto Si.

» Inviato da valmaura il 1 September, 2020 alle 11:15 am

L'opinione di Maurizio Fogar.

E lo faccio proprio perché è stata questa politica, anche quella deludente dei “nuovi”, a spingermi il più delle volte a rinunciare, e con dolore, al mio diritto di voto.
E per le insopportabili menzogne che oggi i fautori del no, sponsorizzati dalla stragrande maggioranza di stampa e tivù, nazionali e locali, raccontano, a partire da quella che assegnerebbe all’Italia il peggior rapporto numerico tra eletti ed elettori, quando anche con il “taglio” resteremo il P
aese tra le democrazie esistenti con il più alto numero di parlamentari in rapporto alla popolazione.
Per l’amnesia collettiva che coglie la gran parte degli esponenti di quella che con assai fantasia oggi definiremmo “sinistra” quando rinnegano una battaglia che da decenni è stata proprio la Sinistra a proporre.
E se avevamo qualche residuale dubbio questo è stato spazzato via dall’editoriale di oggi pubblicato dal piccolo censore a firma di un personaggio dalla “caratura” di Franco Belci che cripticamente nella firma aggiunge ad una sconclusionata e falsa nei numeri pappardella l’elzeviro “Per questo (e per molto altro) voterò”. Certo chiedere proprio a lui di sviscerare quel “e per molto altro” è pretendere troppo e ce ne faremo una ragione ridendoci su di gusto. Ma che proprio lui titoli “Perché non bisogna cedere all’antipolitica” dopo che ha efficacemente concorso ad affossare la credibilità della politica, ci pare un ossimoro degno del sommo Umberto Eco.
Un bel SI liberatorio dunque.
Post Scriptum. Anche perchè questo è l'unico modo per costringere questo Parlamento a votare una nuova legge elettorale, che dia rappresentanza a tutti e che spazzi via questo sistema di "nominati" dalle segreterie e non scelti dagli elettori che l'attuale legge codifica.




Scuola ai tempi del Covid-19.

» Inviato da valmaura il 31 August, 2020 alle 2:59 pm

Si scopron le malattie, e per fortuna non le “tombe”

Senza pace ma con un obbiettivo unico: attaccare Conte, ed anche la Azzolina fa duopo.
Francamente è incredibile ed intollerabile, tutto giocato sull'assenza di memoria, auspicata, degli Italiani, e di credibilità professionale, assodata, dei giornaloni nostrani.
Da mesi non c'era politico, sindacalista, opinionista che non rivendicasse la necessità della scuola in “presenza”, ovvero con tutti in classe, dall'asilo all'università.
Ed ora, solo ora, si scopre che i sindacati pretendono la salvaguardia della salute di quel terzo, ma uno della Triplice afferma addirittura la metà, di insegnanti e personale “fragili”, ovvero malati per cui il Covid sarebbe letale. E lo sostengono ora a due settimane dall'inizio delle lezioni, che fino a ieri strillavano appunto per la “presenza”.
Non aprono invece bocca sull'incredibile diniego opposto da una fetta rilevante di insegnanti, bidelli ed amministrativi, “fragili” compresi, a sottoporsi al test preventivo per accertarsi che non abbiano, non abbiano avuto il CoronaVirus. Una misura che invece dovrebbero proprio sollecitare gli interessati, soprattutto i più esposti, a preventiva maggior tutela.
Prima hanno gridato per settimane da tutti, o quasi, i giornali e da tutte le televisioni che le gare per la fornitura dei nuovi banchi singoli, ne hanno perfino criticato senza vederli la forma e le eventuali rotelle che a sentir loro li renderebbero “pericolosi come gli autoscontri” nelle aule attrezzate come piste da Go-Kart ovviamente, sarebbero andate deserte con gran figuraccia del Governo incompetente. Poi quando ben 14 industrie hanno partecipato e vinto l'appalto, non hanno fatto una piega e non si sono neppure vergognati. Ora ululano che magari tutti i milioni di nuovi banchi potrebbero non essere consegnati in tempo per il 14 settembre (mancano i Tir pare) ma con qualche giorno di ritardo. L'ottava piaga d'Egitto dei camionisti insufficienti, che col Governo non ci entrano una mazza piuttosto la Confindustria, ma non importa.
Poi le Regioni da cui dipende, cosa che i giornaloni si guardano bene dal ricordare, il trasporto pubblico locale (i bus) oltre che quello scolastico, frignano sulla capienza da fissare per non trasformarli in lazzaretti su quattro ruote. Avevano mesi per risolvere il problema, le Regioni, a partire dal baldo Fedriga, ma non hanno mosso dito e preparato alcunchè: ma ora strillano contro il Governo che si limita a ricordare i suggerimenti del più autorevole Comitato tecnico-scientifico d'Europa, che appunto tutta l'Europa e gli Usa ci invidiano.
E i presidi? Che fino all'altro ieri sguazzavano sulla stampa per scansare le responsabilità che per mestiere hanno d'obbligo, altrimenti a che servono? Scomparsi dai radar in questa fase.
Che una volta di più gli alunni si dimostrino più seri dei maestri?
Probabile e soprattutto di certi cattivi maestri che di mestiere fanno i politici, i “giornalisti” o i sindacalisti a traino.




Questi vaneggiano. Esof in Porto Vecchio.

» Inviato da valmaura il 30 August, 2020 alle 2:31 pm

Senza nulla togliere al significato dell’iniziativa, quando sentiamo o leggiamo le “autorità” politiche lanciare proclami all’unisono (come Dipiazza e Russo ieri) sulla “Trieste unita”, partecipe nella “realizzazione” ci domandiamo per l’ennesima volta di che città stiano parlando e di quanto poco conoscano le priorità della nostra comunità, anzi quanto siano estranei alle problematiche che la attanagliano.
A riprova che politica, “in
tellettuali”, istituzioni e stampa considerano solo la Trieste, ampiamente minoritaria nei numeri, racchiusa nei loro stretti quanto elitari confini. La conferma la trovano ad ogni elezione amministrativa dove stabilmente da 20 anni i votanti non superano la metà con punte al ribasso recenti che portano l’astensione dal voto a raggiungere il 60% tra i non elettori.
Quando Dipiazza ebbro dichiara “Ciò che più mi rende orgoglioso è aver visto che la città si è unita per la realizzazione di questo progetto, cosa non accaduta per altre candidature del passato”, non fa che rimarcare l’assoluto distacco tra le due Trieste.
In realtà i triestini che vivono problemi ben più stringenti e contingenti, irrisolti quanto trascurati da una classe dirigente incapace come poche, di tutta la vicenda Esof come di tante altre analoghe interessa meno che niente ed i pochi che sfogliano il piccolo giornale saltano a piè pari le pagine che ne scrivono.
Cosa volete gliene freghi ai 25.000 concittadini che sopravvivono in povertà assoluta o relativa di Esof, a quelli costretti a vivere, e sono la stragrande maggioranza e non solo in periferia, il crescente degrado dei loro quartieri. Che devono, e non lo fanno certo per capriccio, rivolgersi a questa sanità pubblica, a confrontarsi con i servizi sociali che non sono quasi mai in grado di dare risposte concrete per “carenza di budget”, come scrivono i suoi funzionari senza punta alcuna di vergogna e rimorso, a meno di non voler pensare ad uno stalking politico nell’uso del denaro pubblico (e su questo stiamo raccogliendo il materiale documentale per trasmetterlo alla Procura della Repubblica).
Ai tantissimi triestini che non hanno mai messo piede nei santuari museali o teatrali a fronte di una politica culturale chiusa e limitata, delimitata anche fisicamente al micro centro città.
A chi paventa per il proprio futuro lavorativo esposto oggi, anche quello intellettuale, al precariato o all’emigrazione, di avere l’ennesima sala congressi in riva al mare.
Si autocelebrino con le loro inaugurazioni, i tagli di nastri e i premi autoreferenziali, ma non spaccino ciò come frutti di un risultato “unanime e partecipe” di Trieste. Se non fosse anche per lo sperpero di denaro pubblico potremmo liquidare il tutto sotto la voce “egocentrismo narcisistico” o più banalmente affermare che “questi hanno le traveggole”: il guaio è che “questi”, almeno fino al maggio prossimo, hanno in mano la nostra vita.
Teodor.



Una Confindustria ¡°Chiagni e fotti¡±.

» Inviato da valmaura il 29 August, 2020 alle 11:06 am

¡°Vogliamo firmare contratti rivoluzionari¡±. E il presidente Carlo Bonomi spiega come: nessun aumento ai dipendenti, libert¨¤ di licenziare.
I soliti attacchi al Governo e poi, naturalmente, quello del rinnovo dei contratti collettivi. Dieci milioni di lavoratori italiani attendono infatti nuovi accordi visto che i precedenti sono scaduti, in alcuni casi da anni o decenni.
No agli aumenti in busta paga ¨C Sinora la linea Bonomi ¨¨ stata quella
di non accettare aumenti in busta paga poich¨¦ non c¡¯¨¨ inflazione. Neppure per quelle categorie come dipendenti della sanit¨¤ privata o dell¡¯industria alimentare che hanno continuato a recarsi al lavoro durante tutta la pandemia. Al massimo qualche concessione in termini di welfare aziendale, tutti interventi con forti agevolazioni fiscali (dunque pagati dallo Stato) per le imprese.
Una linea sconfessata peraltro apertamente da colossi come Barilla, Ferrero o Coca Cola Italia che hanno invece firmato il nuovo contratto collettivo dell¡¯alimentare che prevede aumenti in busta paga (a regime, cio¨¨ dal 2023, 119 euro lordi in media al mese). Nel frattempo la valvola di sfogo delle aziende sono stati i contratti a termine quasi mai rinnovati una volta arrivati a scadenza.
I soldi devono andare solo alle imprese ¨C Nella lettera ricompare un altro leitmotiv del Bonomi pensiero. Gli aiuti per superare la pandemia devono andare alle imprese, molto di pi¨´ di quanto avvenuto sinora. Basta con i ¡°sussidi a pioggia¡±, formula cara al presidente per indicare sostegni che vanno a persone e famiglie in difficolt¨¤. Ma certamente tutto sarebbe diverso se fosse stata accolta l¡¯unica ¡°rivoluzionaria¡± concreta proposta con cui Confindustria si ¨¨ presentata agli Stati generali dello scorso giugno: restituiteci 3,4 miliardi di accise sull¡¯energia. A Bonomi, che pochi giorni fa ha negato che Confindustria sia ¡°un potere forte¡±, proprio non va gi¨´ che palazzo Chigi non esegua i desiderata degli industriali. E cos¨¬ ogni occasione ¨¨ buona per randellare l¡¯esecutivo: ¡°I numerosi interventi specifici, i bonus frammentati e i nuovi fondi accesi presso ogni ministero, non sono stati certo la risposta articolata ed efficace che ci aspettavamo¡±. E ancora: politiche attive del lavoro ¡°non possono essere attuate con il Reddito di cittadinanza¡°, la cui attuale configurazione va ¡°smontata¡±, sostiene Bonomi.
I contagi? Colpa solo degli altri ¨C I panni sporchi si lavano in casa. La lettera interna avrebbe potuto fare un qualche accenno all¡®uso indebito della Cig Covid attuato da alcune aziende (un quarto del totale!) o magari qualche accenno di autocritica sui contagi in fabbrica che continuano a registrarsi nelle fabbriche. Niente di tutto ci¨°. Anzi, Bonomi liquida come un ¡°falso assoluto¡± la critica alle imprese di ¡°aver osteggiato la chiusura di alcune aree del Paese a fronte della diffusione del Covid-19¡å.




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