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'L'Eco della Serva'
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Parco del Mare? Ma BASTA!
Sono 14, quattordici, anni che il presidente a vita della Camera di Commercio ed altre cose, ci frantuma i santissimi con questa telenovela di un Parco, quello del Mare, che ha già cambiato cinque destinazioni, insomma un progetto..
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Buona Pasqua dal capo delle brigate proletarie verdi.
Ovvero dal Rosario al Mitra. Ora capiamo che espellere i “600.000 clandestini” come promesso dal “capitano” leghista in campagna elettorale era una bufala, ma si sa gli elettori sono di bocca larga: se hanno creduto..
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Circolo Miani » News Correnti » Page 114

ULTIMISSIME !!! L’Isis a Trieste. Diecimila firme lanciate contro un turista di Cremona, tale Arvedi.

» Inviato da valmaura il 16 May, 2015 alle 12:39 pm

Non è bello né signorile sparare sulla Crocerossa, ma ogni volta che Razeto parla, il primo impiegato della Wartsila perde sempre l’occasione per stare zitto.

Questa volta si esibisce nel suo solito repertorio di dichiarazioni, è un replicante incallito, al convegno del PD sull’economia. Strano che non abbia citato il suo cavallo di battaglia, o forse lo ha fatto e il Salvini del piccolo giornale per pura “pietas” non lo ha riportato, quel “fare sistema” che qui ha oramai da anni assunto il sapore di un invito a giocare un sistema appunto sulla schedina.

Il presidente di Confindustria (negli ultimi venti anni l’unico industriale che ha presieduto l’Associazione è stata Anna Illy, gli altri erano tutti o alti funzionari di aziende non di loro proprietà o cointeressenza come Azzarita, Antonini ed appunto l’attuale Razeto, o spedizionieri o titolari di imprese di pulizia: come ci ricordava sempre Carlo Levi Melzi, quello si Presidente degli industriali del Friuli Venezia Giulia) ha detto che gli imprenditori vanno aiutati.”

E si capisce visto che nell’ultima dichiarazione dei redditi le statistiche assegnano agli imprenditori-industriali un reddito medio annuo di 17.000 euro, dunque meno, e non di poco, dei loro dipendenti!

Che ricconi, e sfacciati, questi operai e questi pensionati. Tassiamoli subito e corriamo ad offrire l’aiuto tangibile di un caffè e cornetto al dì ad ogni industriale che così almeno rendiamo loro meno dura la vita sotto i ponti.

Che in Italia l’evasione fiscale al pari della corruzione sia a livelli da record mondiale la colpa non è mai, e ribadiamo mai, degli imprenditori, industriali, finanzieri e liberi professionisti. No la responsabilità è del bar latteria di Roiano che dimentica di battere qualche scontrino. O del pensionato da 600 euro al mese che cerca di sfangare i dieci euro del ticket sanitario. E che diamine!

E non pago prosegue il nostro Razeto: “Per esempio bisognerebbe smetterla con determinate esasperazioni critiche di natura ambientale nei confronti di Arvedi.”

Ci sovviene ora la più dura di queste esternazioni talebanambientaliste. Una pagina intera del piccolo giornale dedicata ad una intervistona, con fotona annessa, all’amministratore di una fabbrica di Domio, una volta si chiamava Grandi Motori. Egli definiva un rischio inaccettabile la sola idea di collocare UN (ricordatevi queste maiuscole) rigassificatore nel Golfo di Trieste e dichiarava, senza se e senza ma, incompatibile la presenza della Ferriera in città. Più chiaro di così l’allora giovin Razeto non poteva essere.

Stessa giornalista, stessa paginona e stessa fotona (per risparmiare al piccolo giornale hanno riciclato la precedente) per l’intervistona di rito al neoeletto presidente della Confindustria triestina.

Il suo proclama consisteva, oltre al solito “fare sistema”, nella necessità di collocare non uno ma ben DUE rigassificatori nel nostro Golfo, e nella “strategicità” per l’economia giuliana della produzione della Ferriera, che andava anzi implementata. E già allora criticava le “esasperazioni ambientalistiche” dei triestini che si ostinavano a non voler ammalarsi e crepare in silenzio, grati allora al russo Mordashov padrone della Lucchini, sempre con Rosato ai vertici, giusto per rimembrare.

Dunque plaudiamo alla ferrea coerenza di Razeto ed alla “professionalità” della stampa locale dalla memoria cortissima.

Dopo 10 anni di immobilismo – ha osservato il sindaco - abbiamo un grande imprenditore a Servola, che sta investendo notevoli risorse finanziarie, diamogli tempo”.

Ecco vorremmo tanto che chi amministra la nostra città fosse un tantino meno sbadato e si leggesse ad esempio l’ultimo bilancio consultabile a tutti dell’Arvedi Group, quello inerente all’anno 2013, e forse ci penserebbe un tanticchia di più ad usare aggettivi quali “grande” e dare per scontati i notevoli investimenti. Che ad oggi, e sono passati nove mesi nove, non si conosce ancora neppure il prezzo incassato dal Commissario governativo Nardi, si proprio quello condannato in questi mesi a otto anni e sei mesi di carcere, in primo grado, oltre ad un risarcimento da accapponare la pelle, dal Tribunale di Taranto per quando dirigeva l’Ilva, da Arvedi per l’acquisto della Ferriera di Trieste.

Come inizio e trasparenza sulle “notevoli risorse finanziarie investite” non c’è male …




Non ci resta che ridere …

» Inviato da valmaura il 9 May, 2015 alle 1:18 pm

Già i seguaci del barone dott. Masoch non conoscono proprio limiti.

Da giorni il piccolo giornale ha steso un impudico velo di silenzio, cosa per altro che a quelli di via Guido Reni riesce sempre benissimo, attorno alla questione Ferriera. “Bucando” pure la notizia della prima riunione, tenutasi mercoledì scorso in Regione, della Conferenza dei Servizi per decidere se dare o meno l’Autorizzazione Integrata Ambientale alla proprietà dello stabilimento di Trieste.

Fedeli all’assioma molto “british” che le brutte notizie, per Arvedi, ed amici, si intende, è meglio non darle, da giorni neanche mezza righetta: non è che al maranza, così impersonatosi nel ruolo di cavalier servente, è venuto un coccolone? Ne saremmo sinceramente dispiaciuti, dove infatti se ne trova un altro come lui.

Ma bando alle ilarità (il piccolo giornale ne rientra a pieno titolo) e affrontiamo le cose serie.

Questo pomeriggio al Circolo Miani - si anche il sesto tentativo di esecuzione dello sfratto da parte dell’Ater, con gran scoramento di certi grandi e piccini, è stato vanificato, stavolta da una esemplare sentenza-ordinanza del Tribunale civile, ma dubitiamo fortemente che i tanti legali presenti all’Ater, a partire dal presidente di se stesso, Leo, un predestinato visto il nome, ne abbiano colto appieno il significato - si dicevamo alle 15 si terrà una conferenza stampa-incontro.

Incontro con i volontari che si meritano tutto il bene augurabile e che hanno con la loro tenacia reso possibile il magnifico risultato di raccogliere a tempo di record, difficile da battere anche in futuro, 10.245 sottoscrizioni di concittadini in calce alla petizione che chiede l’immediata chiusura della Cokeria, il fermo dell’Altoforno con annessi macchina colare e impianto di agglomerazione, il vincolo di destinazione dei contributi pubblici al mantenimento dei livelli occupazionali, da un lato, e l’appello di Claudio Magris, Gherardo Colombo, Adriano Sofri, a salvezza e sostegno del Circolo Miani, dall’altra.

Nella conferenza stampa tireremo anche il bilancio delle decine e decine di manifestazioni fatte in città, in centro, nei quartieri, fuori da scuole e supermercati, con le gigantografie (una ventina), distribuendo quasi quarantamila volantini e parlando con migliaia e migliaia di persone.

Ma tutto questo per la stampa locale, per la politica e per le amministrazioni non conta.

Il Circolo Miani per loro non esiste è basta. Non ne hanno mai parlato prima ed ora per favore tacciano e non provino a rivendicare il merito di nemmeno una di quelle 10.245 firme, eccetto la loro, se per sbaglio uno o due ha firmato. In quanto alla Regione, continui pure a finanziare gli amici degli amici, tra cui spiccano quelli dell’assessore competente e forse non.

Annunceremo anche l’incontro in forma ufficiale lunedì prossimo con il Presidente del Consiglio regionale Iacop, così forse per combinazione avremo, chissà, la possibilità di vedere la sempre impegnata assessora Santoro, e saranno fissate le date per l’illustrazione in Commissione prima ed in aula poi dei testi della petizione.

Questo per la Regione. In quanto al Comune veniamo informati, su nostra richiesta, che prima o poi il piddino Ravalico, che guida la sesta commissione, quella che porta in nome anche l’Ambiente, e devo dire che non ce ne eravamo mai accorti in oltre quattro anni, che esistesse ovvero una commissione consiliare dedicata “all’Ambiente” così come un referato assessorile, ci telefonerà … Aspettiamo con ansia e mi raccomando Ravalico se la prenda comodo, tanto la questione Ferriera sarà questa volta più che mai, il merito di questo capolavoro è tutto vostro, il leitmotiv su cui si decideranno le prossime elezioni comunali, a Trieste ma anche a Muggia.

Abbiamo saputo che la Boldrini nella sua visita a Cremona è andata a rendere omaggio ai due santuari locali: l’acciaieria Arvedi e il tempio della comunità Sikh. Sikh non dea Kalì, ho capito che Emilio Salgari è scolpito nelle nostre memorie, ma la dea dalle molte mani avrà casomai un tempietto alla Fondazione Arvedi e se c’è, siamo certi che la presidente della Camera l’ha adeguatamente omaggiato, state tranquilli.

Ma visto che siamo in tema pubblichiamo qui sotto uno scritto inviatoci dai nostri amici di Cremona, quelli che per la stampa locale non hanno mai messo piede a Trieste.

Prosit: viva Masoch e po’ bon!

Montagnola di scorie cammina con me.

A Cavatigozzi il placido fluire del canale navigabile ha trovato una compagna di viaggio. No, non è una podista, bensì la montagnola di scorie d’acciaieria, ormai cresciuta in via Riglio sino a raggiungere un’altezza di diversi metri all’interno del deposito di rifiuti della società Ecosteel. L’altra montagnola, quella di via Bastida sull’altro lato del deposito, non cresce più. 

Lungo il canale navigabile il panorama è molto cambiato, da quando le industrie espandendosi, in particolare l’acciaieria Arvedi, hanno preso il posto della campagna. Una delle novità è quella nuova montagnola che si è formata in via Riglio, sulla sponda del canale che guarda verso il tubificio. Le scorie d’acciaieria gestite dalla società Ecosteel sono state ammassate vicino alla riva, separate dal marciapiedi da una rete metallica. Accanto si vede quel che resta di un corso d’acqua e di una zona di bosco. Il grigio delle scorie, arrossato in alcuni punti da qualche rifiuto metallico, si trova a contatto con il verde dell’erba e degli alberi superstiti a pochi metri dal canale. Sull’altra sponda si sente il rumore del tubificio, mentre un grande paranco solleva i rotoli d’acciaio. I camion arrivano carichi dalla fabbrica di via Acquaviva, entrano dal retro di Ecosteel e viaggiano su un percorso fatto a sua volta da scorie.

È un grande deposito: i rifiuti siderurgici verranno poi portati nelle discariche, tutte in fase di ampliamento. La montagnola fino a un anno fa era più alta in via Bastida, dove da qualche mese si è insediata una nuova azienda agroalimentare. Ora l’ammasso di scorie appare raddoppiato, prima che sia arrivata una risposta al comitato di quartiere che da tempo ha chiesto dove saranno portati quei rifiuti. Molte le novità che l’acciaieria sta preparando, dopo aver annunciato l’aumento di produzione e la collocazione di un nuovo forno. L’abuso edilizio è stato sanato e l’ampliamento di un edificio continua. Domani alle 14 poi sarà il giorno della riunione in via Acquaviva per decidere il percorso del nuovo metanodotto Snam: una conduttura di tre chilometri da Sesto attraverso campi, cascine, imprese e case private fino all’acciaieria. Sono pervenute all’amministrazione provinciale, che valuta il progetto con i Comuni di Sesto e di Cremona, varie osservazioni e richieste di chiarimenti, da parte di privati e di enti. Proseguono anche i lavori del piano di risanamento acustico delle aree nord dell’industria siderurgica, che prevedono una riunione tecnica di verifica entro giugno e la conclusione entro l’anno. Resta ancora escluso dagli interventi, malgrado le lamentele di diversi residenti, il quartiere di Cavatigozzi vicino al tubificio.




Ferriera e politica.

» Inviato da valmaura il 1 May, 2015 alle 12:02 pm

La nota firmata dal Sindaco Cosolini, e scritta da Laureni; la mozione fantasma, presentata ed approvata pare all’unanimità dal Consiglio comunale nella sua ultima seduta, firmata dai consiglieri di Forza Italia, Pdl, eccetera; la dichiarazione apparsa, lunga quanto defilata nelle pagine di cronaca “nera” del piccolo giornale di giovedì, del prof. Boscolo, abituale perito della Procura sulla Ferriera. Insomma tutto in tre giorni scarsi, cosa sta a significare?

Cominciamo da Laureni-Cosolini. Sembra l’inizio di un cambiamento apparente di rotta dalla linea fin qui seguita e propagandata a pieni polmoni dalla stampa locale, impossibile che poi la Serracchiani ne sia all’oscuro. D’accordo il nome di Arvedi non viene mai scritto e pronunciato, e sarà così anche per le dichiarazioni del Boscolo, ma quando si afferma in sostanza che nulla è cambiato o peggio rispetto al funzionamento degli impianti ed all’inquinamento emesso dalla Ferriera, anche i ciechi ci leggono il nome del nuovo, oddio non tanto che sta qui già da otto mesi, proprietario di Cremona, e nel senso letterale del termine. Se non ci credete chiedetelo ai cremonesi.

In realtà siccome la campagna elettorale è già iniziata e si vota per il Comune tra meno di un anno, questa mossa assume più il sapore di un riposizionamento, il provare a mettere le vele al vento per cercare di intercettare gli umori sempre più diffusi nell’opinione pubblica, e dunque nel sempre più  scarso elettorato triestino, che le oltre diecimila firme raccolte in pochissimo tempo dal Circolo Miani testimoniano oltre ogni dire.

In questa luce si ascrive pure il voto “unanime” sulla mozione del centrodestra, che solo alcune settimane fa avrebbe trovato la fiera opposizione del Pd e cespugli.

Ultima cosa: nella nota laureniancosoliniana si pone anche l’accento sulla mala gestione degli impianti. Anni addietro quando la Procura dava ancora segni di vita sul tema, e il Sostituto Frezza scrisse cose analoghe, scoppiò un vero putiferio ad opera dei sindacati della Triplice contro i magistrati. Oggi invece silenzio di tomba, non vola una mosca nei dintorni del lord protettore.

E veniamo alla nota Boscolo. Una premessa ci vuole. Appare francamente non credibile che l’iniziativa della sua dichiarazione non sia stata concordata prima con i magistrati inquirenti. Insomma una scampanellata, un preavviso degli umori che si fanno, lentamente quanto assai faticosamente strada in Foro Ulpiano e che forse Borgna non sarà più bastevole a contenere.

Essa investe soprattutto l’operatività, per le competenze di merito, della Direzione all’Ambiente, dove per il direttore tira aria di pensione.

Ma tale uscita del Boscolo arriva come diretta risposta alla paginona del sabato scorso dedicata dal piccolo giornale, si il solito maranza privo anche del più elementare senso del ridicolo, ai grandi progetti di Arvedi, a tutto quanto avrebbe asseritamente già fatto e speso. Insomma il perito della Procura smantella in alcune decine di righe la “novità mondiale” del progetto, giudicandolo semplicemente non fattibile oltre che assai generico nelle enunciazioni. Anche qui nello scritto pubblicato non compare mai il nome del cavaliere cremonese. Ma fa lo stesso, troppo recente e troppo tambureggiante è stata la campagna di incensamenti continui della stampa locale perché anche il più distratto dei sempre meno lettori si faccia ingannare e non colleghi nome e cognome al vero destinatario.

In quanto alle centraline di rilevamento di Trieste, e facciamo fatica a parlarne senza ridere, a parte quella testata dal Ministero dell’Ambiente, di via San Lorenzo in Selva, che non a caso è oggetto di una costante campagna di delegittimazione da parte della vecchia proprietà (Rosato) e della nuova (Rosato sempre lui), le altre sono buone per giocarci i numeri al lotto. E per ricordarci solo che è dal 2010 (primo febbraio, mozione unanime del consiglio comunale a firma Racovelli) che il Comune prima e la Regione poi (Tondo e Serracchiani) avevano (sper)giurato che da subito ne avrebbero acquisito la proprietà ed il diretto controllo.

Quasi un anno fa, ad un convegno dell’Unione Europea in cui era relatore in Puglia (vedi voce Ilva Taranto), Maurizio Fogar aveva fatto inserire nelle raccomandazioni inviate alla Commissione UE, la proposta di sottrarre, è fin troppo facile capirne le ragioni, alle Regioni ed agli Stati nazionali il sistema di monitoraggio delle emissioni inquinanti e la gestione del personale incaricato di vigilare e controllare. Affidandone i compiti ad una agenzia europea alle dirette dipendenze della Commissione, relativamente meno sensibile alle pressioni politico-affaristiche.

Anche perché in Italia oramai si legge politica ma si pensa subito ai soldi. L’ideale è posizionato, per i maschietti si intende che per le donne la borsetta basta e avanza, sulla natica destra dove sta il portafoglio.




Blackenergy.

» Inviato da valmaura il 30 April, 2015 alle 11:24 am

E sarà pure Group, che l’inglese fa fin(g)o ma la sostanza non cambia.         

Al momento della firma del contratto, quattro anni orsono, ti promettono, ma che dico, ti giurano che i consumi dell’energia elettrica fatturati saranno sempre quelli reali, anche perché da anni i contatori informatizzati non occorre più leggerli ma comunicano con un clic di computer, che diamine.

Poi la realtà cambia ed è completamente diversa. In un anno i tre quarti dei mesi, se va bene, sono “stimati”, ovviamente e chissà perché, quasi sempre “sovrastimati”. Insomma prima paghi in più, e talvolta tanto, poi faremo il conguaglio dopo qualche mese.

Che tu sia la Caritas diocesana o la boutique Fendi per loro non fa testo, come ci racconta candidamente il responsabile insoluti del Group.

Che tu abbia mandato un reclamo via internet 16 giorni prima non fa differenza. “Abbiamo quaranta giorni di tempo per leggerlo e rispondere”, ma la luce te la tagliano prima. Non si sognano di aspettare i “quaranta giorni”.

Contattarli di persona è un’impresa faticosa quanto inutile, d’altronde come Report ed altre inchieste giornalistiche hanno dimostrato, è un sistema studiato a tavolino per neutralizzare le possibilità del cliente di confrontarsi e difendersi.

Le bollette poi arrivano, anche se hai una casella postale e quindi senza i ritardi da portalettere e distribuzione, due o tre giorni prima o anche dopo la scadenza del pagamento. Le colpe ovviamente sono sempre della distribuzione postale, a sentir loro.

La tecnica è sempre la stessa. Vai nel loro ufficio, un foro in piazza Verdi, e la cortese quanto unica impiegata, dopo una fila interminabile, ti risponde che, in sequenza, devi chiamare il numero verde, mandare un reclamo via posta elettronica, e comunque pagare.

Soddisfatto? No, non fa nulla, per loro intendiamo, e si che fanno la pubblicità strillando che sono l’azienda della tua terra, della tua regione. Come recita il saggio? Dagli amici mi guardi Iddio che dai nemici mi guardo io.

E così senza colpo ferire, per un insoluto di 180 euro, ovviamente stimato, in scadenza proprio quel fatidico 13 aprile, il giorno del reclamo non ancora letto, dopo sedici giorni ti tolgono la luce. Ti lasciano senza le sei linee telefoniche fisse, che non sono loro, ma passano attraverso un modem che funziona a corrente. Ti fanculizzano l’Adsl ed il computer, bloccandoti il giornale online, la posta elettronica, la rassegna stampa e quanto altro ti aggrada.

E non basta per riaprire la fornitura, un doppio clic, ti richiedono, come un contratto, anzi molto di più, exnovo una novantina di euro sull’unghia ricurva ed adunca. Giusto per confermarci che il Lombroso non aveva tutti i torti.

Unica scusante che ripetono come un mantra: “la colpa è del distributore (ovvero l’Acegas, buona anche quella) che fa i dispettucci e non passa loro che con ritardo semestrale le letture dei consumi”.

E a me che me ne cala. Il contratto l’abbiamo con l’EnergyBlackGroup, non con l’Acegas. Se non sono in grado di cautelarsi prima non devono scaricare sui clienti incolpevoli, anzi colpevoli, colpevolissimi di aver loro prestato fede, le loro guerre intestine, le lotte fratricide tra triestini e furlani.

Loro giocano alla guerra dei bottoni, ti fanno promesse che da quattro anni sanno di non poter mantenere, e pretendono di aver ragione a prescindere.

BluenergyGroup? No Thanks.




La verità mi fa male lo so …

» Inviato da valmaura il 21 April, 2015 alle 1:44 pm

Alcuni dati.

Per l’assemblea di sabato scorso alle 15, nonostante il clima fosse ripiombato in pieno inverno con bora e pioggia ghiacciata, la sede del Circolo non bastava a contenere le persone intervenute, oltre ai sei amici di Cremona, si intende.

Salvo la Rai regionale, che ha fatto un ampio esaustivo servizio con le immagini che parlavano da sole nel TG della domenica seguente e nelle edizioni del Gazzettino, e TeleAntenna-Trieste Oggi, di cui riproduciamo il servizio mandato in onda https://www.youtube.com/watch?v=UffQT1ynZIc , e il giornalista di una delle principali televisioni private della Lombardia e del Nord Italia (TeleColor) che ha costruito uno speciale sull’incontro e che tra breve saremmo in grado di farvi vedere, non si sono visti, come scandalosamente al solito, né il piccolo giornale, né il Primorski, pagato integralmente con il pubblico denaro, e tantomeno Telequattro. Così come non avevano dato notizia alcuna dell’avvenimento.

Dei iettatori al contrario: più loro censurano e nascondono e più gente viene al Circolo Miani, e chissà di questo passo che succederà alle oramai prossime elezioni comunali. Se fossi in Cosolini et similia prenoterei una super benedizione alla Chiesa degli Schiavoni, a conferma che “dagli amici mi guardi Iddio …”.

Di tutti i politici ed amministratori invitati una sola consigliera comunale (Gerin di Sel) era presente. A dimostrazione che meno si sa, meglio è per deliberare e decidere sulle sorti della città.

I numeri del conto economico dei bilanci del Gruppo Arvedi illustrati e commentati al Miani parlano da soli (a fronte di un attivo, nell’ultimo bilancio patrimoniale disponibile del 2013, di 247 milioni e 581.239 euro, si riscontrava un passivo per debiti di 1 miliardo, 178 milioni e 351.133 euro. Di cui debiti verso fornitori per 602 milioni e 331.284 euro e debiti verso le banche per 460 milioni e 134.767 euro per un totale passivo di 1 miliardo 449 milioni e 622.428 euro).

Senza ovviamente considerare gli impegni sbandierati a destra e manca (172 milioni da investire in Ferriera da parte di Arvedi senza contare i contributi pubblici) con la compiacenza della stampa locale che manda pure il maranza in quel di Cremona a visitare il sontuoso palazzo di famiglia e che però, affascinato da affreschi e pitture varie, omette di informare sui numeri e soprattutto sul prezzo di acquisto pagato da Arvedi per la Ferriera (il sesto segreto di Fatima, a questo punto) al Commissario Governativo che nel settembre scorso gliela ha venduta, e sul miracolo a venire di come una società, la Siderurgica Triestina, con un capitale dichiarato di 50.000, cinquantamila, euro, bastevoli al massimo per comperare il tabacchino sotto casa, possa essere il garante di investimenti milionari, sempre che qualche banca voglia concederli.

Per non parlare dell’impietoso giudizio della Commissione Industria del Senato, presieduta da Massimo Mucchetti, già firma economica di punta del Corriere della Sera, ed oggi senatore di quel PD di cui fanno parte, pare, Serracchiani e Cosolini che evidentemente non lo leggono né lo consultano, sulla solidità del Gruppo Arvedi “sottolineando la sua difficile situazione patrimoniale e … infine ritiene che il Gruppo Arvedi stia attraversando una fase di criticità finanziaria non ideale”, dal resoconto parlamentare dei lavori della Commissione.

Ovviamente di tutto ciò stampa e reggitori nulla dicono, nulla scrivono e probabilmente nulla o poco sanno. Come dimostra l’ennesima censura all’incontro con i Capigruppo in Comune mezz’ora prima del Consiglio comunale di lunedì, quando una quarantina di cittadini a seguito del Circolo Miani hanno consegnato ai 41 consiglieri comunali, sindaco compreso, copia integrale dei documenti di cui sopra. Sul piccolo giornale invece si trasforma questo come l’incontro con i lavoratori dell’Alcatel, forse che Romano Pezzetta era in tuta bianca con caschetto giallo?

E chissà se oggi il Renzi ridens, i quattro ministri ed il Sottosegretario, con Serracchiani e Cosolini a ruota rifarebbero quelle foto assieme ad Arvedi, generoso contribuente delle campagne elettorali di PD e PDL. Già chissà.





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