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Circolo Miani » News Correnti » Page 109

Il Comune di Trieste: NO a 10.280 triestini.

» Inviato da valmaura il 28 November, 2015 alle 2:00 pm

Giusto che la gente sappia, nonostante il silenzio del piccolo giornale.

Hanno affossato, votando contro alla mozione che la faceva propria, la petizione sottoscritta da 10.280 cittadini (promossa dal Circolo Miani e da Claudio Magris, Gherardo Colombo, Adriano Sofri, tra gli altri) senza nemmeno invitare i promotori ad illustrarla in aula: i consiglieri del PD più il Sindaco Roberto Cosolini. Ai quali si sono uniti i voti dei fiancheggiatori di sempre: Decarli e Cetin, già Italia dei Valori (non ridete per favore), del ricercatore dell’Istituto di Storia del Movimento di Liberazione del FVG, fondato proprio da Ercole Miani e Galliano Fogar, Karlsen, a cui suggeriamo di proporre un cambio nome all’Istituto comunemente noto come della Resistenza in Desistenza.

Ma a determinarne la bocciatura sono stati gli eletti con la “Sinistra”, sia sotto le spoglie di Sel ed affini, che di Rifondazione Comunista: ovvero Marino Sossi, Mario Reali, Marino Andolina, Iztok Furlanic ed il neoacquisto Brandolisio a cui si è aggiunto l’ex leghista, poi civico, ora socialista Roberto De Gioia, appropriatamente visto che non si votava sul Carnevale.

Non hanno partecipato al voto concorrendo così alla vittoria del PD gli eletti con il Centrodestra, che seguire sigle e mutamenti è praticamente impossibile: Bandelli e Rosolen, Ferrara, Cannataro, Giacomelli e Lobianco, Rovis, oltre all’eletta di Sel: Gerin.

Un grazie vada ai consiglieri che l’hanno presentata e sostenuta con il voto: Bertoli, Giorgi, Grilli, Declich, Camber per il Centrodestra e Menis, Patuanelli e Bassi per i Cinque Stelle.

Ora due parole su questa “sinistra”: di governo e di mezza/quasi opposizione, forse ma non troppo.

Partiamo dalla genesi di questa mozione. Semplicemente la maggioranza si era rifiutata di discuterla in aula durante una seduta del Consiglio, ascoltando i promotori dell’iniziativa (il Circolo Miani e Maurizio Fogar, primo firmatario tra i 10.280 sottoscrittori).

Allora alcuni consiglieri (in particolare Bertoli, Giorgi e Menis) l’avevano fatta propria proponendola come mozione per evitare che cadesse nel nulla, e avevano chiesto la procedura d’urgenza per discuterla subito. Urgenza respinta dagli stessi che in aula hanno votato contro.

La motivazione? Il vertice dell’assurdo. L’accusa ai presentatori di volere “strumentalizzare” la petizione che loro, i “puri e disinteressati”, volevano semplicemente cancellare.

In quanto a questa “sinistra” c’è poco da dire. Defunta, isolata dal “popolo” che 10.280 cittadini rappresentano, totalmente avulsa dai principi fondanti la nostra Repubblica scritti nella Costituzione sorta dalla Resistenza. Ignorante pure dei valori e delle idee di progresso ed emancipazione che due secoli di storia hanno rappresentato, a partire dalla solidarietà, dalla legalità ed uguaglianza. La libertà di pensare l’hanno persa da tempo.

Insomma destinata a sparire tra colpi di coda e polemiche di retroguardia.

In quanto al PD non ci sembra proprio il caso di parlare di sinistra (quella vera non quella di cui sopra): oggi è un correntone doroteo (la destra della vecchia DC) attento solo al potere, ed una semplice associazione di interessi elettorali.




Ferriera. Il “rigore” di Comune e Regione.

» Inviato da valmaura il 25 November, 2015 alle 12:28 pm

“Noi possiamo muoverci solo su dati tecnici non opinabili. Il nostro è un percorso estremamente rigoroso” afferma Laureni.

Perdinci e perbacco, scemi noi che in tutti questi anni, si tranquillizzi il Laureni che è in buona compagnia, non ce ne eravamo accorti: del “rigore” bene inteso.

Facciamo un piccolo passo indietro, di qualche annetto per la precisione. E partiamo proprio dagli strumenti a disposizione degli enti pubblici impersonati dai Laureni di turno per vigilare ed applicare il “rigore”.

Questi si riducono praticamente ad una sola parola “centralina” di monitoraggio. La storia di questi strumenti a Trieste è semplice e fa capire subito come il “rigore” si riduca ad un gioco dell’oca (una casella avanti e tre indietro).

A partire dalla prima serie di centraline (vi ricordate il cassone di piazza Goldoni?) allora gestite dalla Provincia di Trieste con il suo Laureni, si finì in cronaca nera con forti tinte di ironia rosa, quando la magistratura di Padova che si occupava del fallimento fraudolento della ditta a cui la nostra Provincia aveva affidato manutenzione e gestione delle stazioni di monitoraggio le perquisì.

Sorpresa: erano vuote. Si proprio delle scatole metalliche vuote che si erano portati via per venderli perfino i lavandini e la rubinetteria interni.

Restava un mistero. Per quasi un anno il piccolo giornale aveva pubblicato (allora sopra la testata della prima pagina di cronaca di Trieste) quotidianamente i dati “sulla qualità dell’aria” che l’azienda passava alla Provincia e questa girava alla stampa. Probabilmente i numeri li sceglievano gettando i dadi. Ma nessuno, né la Provincia né il giornalismo domacio si insospettì. Fino appunto alle perquisizioni degli impianti effettuate, sarà sempre un caso, non dalla Procura di Trieste ma da quella di Padova.

Dunque più che affidarsi al “rigore” era il caso di rivolgersi ad un croupier o al Mago Otelma.

Poi intervenne nonna Regione che stabilì che tre erano le centraline di riferimento per misurare la qualità dell’aria a Trieste (quella di via Svevo, nel campo giochi dell’istituto scolastico frequentato da 850 bambini molti a tempo pieno, quella di via del Carpineto e quella di piazza Libertà).

Ovviamente questa rete di monitoraggio doveva trovare uno strumento attuativo nei Piani d’Azione Comunale (PAC) che per legge, europea e statale, dovevano entrare in funzione entro il maggio 2005.

Peccato che il Comune di Trieste abbia fino ad oggi, dieci anni dopo il limite di legge, in vigore solo due PAC: quelli sul traffico e sugli impianti di riscaldamento. Manca, guarda caso, quello che la legge fissava come il più rilevante, ovvero quello per l’inquinamento da fonte industriale.

E qui da anni si assiste ad un indecoroso e comico balletto con scaricabarile tra i Laureni comunali e regionali. Ovvero il Comune dice che la Regione si è riservata la potestà gestionale diretta su questo ultimo Piano e la Regione rilancia sostenendo per anni che tale Piano non poteva entrare in vigore prima di aver approvato uno Studio regionale sulla Qualità dell’Aria che si respira in Friuli Venezia Giulia. Che la gente si ammalasse e morisse mentre questi “studiavano” era dettaglio irrilevante.

Ovviamente sia il Ministero dell’Ambiente che la Comunità Europea sanzionarono duramente quanto pubblicamente questa perdurante inadempienza della Regione che sostanzialmente fece spallucce. Morale della favola il PAC (ricordate il significato che la legge attribuisce alla C finale: COMUNALE) è tuttora un fantasma.

Poco male direte voi, che per fortuna c’è il regio decreto del 27 luglio 1934, confermato poi dalle leggi repubblicane sugli enti ed autonomie locali, che affida al Sindaco il ruolo di Ufficiale Sanitario del Comune con la più ampia facoltà di intervenire attraverso ordinanze a tutela della salute dei cittadini. Ordinanze a cui tutti devono attenersi ed operare sotto il diretto comando del sindaco. Esse sono “sovra legem”, ovvero contro le ordinanze dell’Ufficiale Sanitario non ci si può appellare ad alcuna magistratura. Poi ci sarebbero pure gli articoli della nostra Costituzione: il 32 ed il 41, che non servono per giocarseli al Lotto ma per applicare la prima legge della Repubblica italiana.

Ma questa è un’altra storia e vi rimandiamo alla lettura dell’articolo “Comune-Ferriera. Io accuso”.

Torniamo alle centraline di Trieste. Quando la Procura si ricordò di esercitare il ruolo di controllore del rispetto delle leggi nei confronti della proprietà della Ferriera ed affidò le prime analisi e rilevamenti ad un suo consulente di fiducia, il Cigra dell’Università di Trieste, nel corso di una ispezione alla centraline delegate alla gestione dell’Arpa, ma per metà di proprietà della Sanitas la ditta di fiducia del Gruppo Lucchini, riscontrò che queste erano starate per difetto. Ovvero come pubblicò allora la stampa locale dal report della Procura se il dato era 100 loro rilevavano 60.

Tanto è vero che il caso fu confermato negli anni. Ad ogni perizia della Procura, che normalmente aveva una durata semestrale, il Cigra rilevava una significativa differenza tra i dati raccolti dalle sue apparecchiature e quelli rilevati dalle centraline date in gestione all’Arpa, anche quando la distanza fisica tra i due impianti si riduceva a poche decine di metri.

Sempre invece i dati rilevati dal Cigra erano in linea con quelli raccolti dalla centralina, mezzo mobile, di via San Lorenzo in Selva, l’unica a Trieste certificata e testata dai tecnici del Ministero dell’Ambiente. E non a caso quella contro cui negli anni la vecchia proprietà ed ora la nuova della Ferriera hanno sferrato una continua offensiva per disconoscerne la validità, sostenendo che è troppo vicina allo stabilimento (ma ancora più vicina alle ultime case di via San Lorenzo) e che pertanto misura la situazione interna della fabbrica.

Tesi contestata fino all’intervento dell’attuale direttore dell’Arpa, Marchesi, complimenti vivissimi, dall’allora direttore del dipartimento di Trieste, ing. Stelio Vatta, e che ha di fatto allineato l’Arpa alle posizioni Arvediane.

Ma anche dando per buona l’attuale posizione dell’Arpa questo sta a significare che i 400 lavoratori della Ferriera passano otto ore al giorno in una camera a gas. Forse che essere dipendenti dello stabilimento toglie loro i diritti a tutela della loro salute e della vita? E i sindacati?

Tacciono ovviamente, come non hanno detto mezza parola da due anni a questa parte sugli 83 lavoratori morti per tre tipologie di tumori comprovati dalla perizia della ASS triestina e causati dalle mansioni svolte in Ferriera.

Ma torniamo alle centraline, che sono lo strumento attraverso cui sviluppare il “rigoroso percorso” laureniano.

Consci oramai della insostenibilità della credibilità di questi strumenti il Consiglio Comunale (febbraio 2010) ed il Presidente della Regione, Renzo Tondo (marzo sempre 2010) avevano votato all’unanimità ed annunciato sulla stampa la decisione “irrevocabile” di acquisire la proprietà ed il diretto controllo della rete di monitoraggio a Trieste. Come è andata a finire lo si sa. Nulla è stato fatto e periodicamente politici ed associazioni in cerca di voti e visibilità tornano a sollevare il problema fidando nella complicità della stampa locale e nella non memoria dell’opinione pubblica.

Dunque affermare la necessità di avere dati “scientificamente certi e comprovati” per assumere provvedimenti che non siano come l’ordinanza di ieri del Sindaco, significa disporre di una rete di centraline affidabili, quindi allo stato attuale significa non fare nulla. Tutto il resto è silenzio.

Ultima storia che andrebbe rimembrata. Quella delle centraline che la Regione aveva messo come vincolanti per far partire nell’ottobre del 2000 la produzione della Sertubi.

L’unica installata, ad un palo della luce di fianco alla Torre del Lloyd per settimane aveva il cavo della alimentazione elettrica scollegato e penzolante sull’aiuola e solo l’intervento di Fogar e del Miani, con i Carabinieri di via Hermet, costrinse la proprietà di quella fabbrica nata morta a collegarlo alla rete elettrica.

A proposito non è che la Ferriera sfori il limite delle emissioni solo tot giorni all’anno, semplicemente non essendoci stazioni di rilevamento nel semicerchio che va da via del Carpineto a via Svevo, ovvero in tutta l’area del Vallone di Muggia, quando il vento soffia in quella direzione nessuno rileva le emissioni inquinanti che escono 365 giorni all’anno.

Chiaro no?

Ah Laureni, ma nell’audizione regionale del 13 novembre la proprietà non aveva annunciato che i lavori sull’Altoforno erano stati FATTI?

Un pò come le sue dichiarazioni dell’ottobre 2014 sugli effetti mirabolanti della ordinanza da lei scritta e firmata da Cosolini che aveva prodotto, a suo dire, una significativa riduzione delle emissioni della Ferriera, salvo essere smentito in tempo reale dalla notizia che la Procura aveva battuto un colpo ed aperto un procedimento per otto gravissimi episodi di inquinamento provocati dalla Ferriera proprio in settembre ed ottobre 2014.

Con questi arbitri non si fischia neppure un corner altro che un Rigore.




Comune-Ferriera. Io accuso.

» Inviato da valmaura il 24 November, 2015 alle 1:39 pm

Di mendacio chi ha dichiarato sulla stampa (dal piccolo giornale alle trasmissioni televisive, a partire dai servizi realizzati dalla redazione delle Iene) che il Comune non ha gli strumenti per intervenire concretamente. E che il sindaco non può emettere ordinanze di fermo impianti industriali inquinanti.

Di offesa alle istituzioni chi ha dichiarato le stesse cose nell’aula del Consiglio comunale di Trieste, sapendo di dire cosa non vera ed atta a sviare il giudizio e l’assunzione di opportune e fondate decisioni da parte del massimo consesso cittadino.

Di ignoranza grossolana delle rispettive competenze che le norme giuridiche statuali, a partire dal Regio decreto degli anni Trenta del secolo scorso, assegnano al Sindaco in qualità di Ufficiale Sanitario del Comune alle cui decisioni sono sottoposte tutte, senza esclusione alcuna, le strutture deputate alla tutela della salute e della sicurezza pubbliche.

Di aver concorso al pregiudizio della salute di tante persone, cittadini e lavoratori, violando gli articoli 32 e 41 della Costituzione della Repubblica italiana omettendo di mettere in atto tutte quelle misure indicate dalle leggi atte a tutelare la salute dei suoi amministrati.

Di aver rinunciato per ignoranza, interesse, o scarsa convinzione, o visione strumentale della politica, ad esercitare appieno il diritto dovere del dissenso, della ferma opposizione, della civica protesta e denuncia, tutti coloro che hanno di fatto permesso e consentito che ciò avvenisse pur ricoprendo un ruolo istituzionale o amministrativo.

Di omesso esercizio del controllo e della vigilanza sull’operato degli amministratori comunali, pur avendone la potestà e l’obbligo di legge, chi se ne è astenuto.

                                                                   Maurizio Fogar

Allegati:

Ordinanza Sindaco di Piombino fermo Cokeria Lucchini

http://www.circolomiani.it/doc/ordinanza%2027%20forni.pdf

Sentenza TAR Toscana di rigetto riscorso Lucchini (confermata anche dal Consiglio di Stato)

http://archivio.ambiente.it/giurisprudenza/pdf/051215TAR1059.pdf

Sentenza Corte Costituzionale dd. 7 marzo 1990

http://www.giurcost.org/decisioni/1990/0127s-90.html




Ferriera. Il muro di gomma.

» Inviato da valmaura il 22 November, 2015 alle 12:25 pm

Francamente sono stanco di dover sempre “aprire” con la questione Ferriera. E sono passati 17 anni, dunque capirete. Purtroppo però, abitando a Trieste, sono condannato a respirare ogni secondo quello che la Ferriera, e non solo, emette nell’aria. E sia chiaro che non vivo nei quartieri vicini allo stabilimento. Dunque anche oggi ne parliamo.

Sabato mi ha scritto una lettera il consigliere comunale Lorenzo Giorgi, unico sui 41 di Trieste ad essere presente all’assemblea di domenica scorsa al Circolo Miani, per informarmi che durante la seduta del Consiglio comunale di venerdì era stata votata, ed immagino discussa, la mozione delle opposizioni (Centrodestra più Cinque Stelle) che faceva propria la petizione promossa dal Circolo Miani e sottoscritta da 10.280 concittadini. Come i lettori di queste pagine sanno si tratta della immediata chiusura della Cokeria, del fermo di Altoforno, Agglomerato e Macchina colare per la verifica sull’effettiva attuazione dei lavori previsti nella perizia della Procura. E qui consentitemi una parentesi: vi sembra normale che in un paese appunto normale siano oltre diecimila cittadini a chiedere quello che invece la stessa Procura dovrebbe pretendere? Certo che no, ma continuiamo. E della destinazione vincolata dei finanziamenti pubblici al mantenimento dei livelli occupazionali, ovvero a tutela di lavoratori e famiglie. Lavoratori di cui peraltro oltre una trentina, della Ferriera ex Lucchini, non sono ancora stati riassunti.

Dunque la mozione è stata respinta dalla maggioranza, PD e satelliti, ed immagino pure con il voto o la benevola, per il PD, astensione degli eletti della sinistra (SEL, quel che ne rimane, e Federazione della Sinistra) altrimenti sarebbe stata approvata. Ma su questo attendo ragguagli.

Il tutto ovviamente senza invitare i proponenti ad illustrarne le ragioni nell’aula consiliare con sonoro senso del disprezzo verso i diecimila 280 firmatari, e senza nemmeno informarli come gesto di normale buona educazione della discussione in Aula quel venerdì.

Ma la maggioranza, oramai un magma di sigle e persone anche elette su posizioni dichiaratamente opposte, probabilmente si vergognava di votare no se qualche cittadino, futuro elettore, li osservava.

Questo comportamento carbonaro non trova altra spiegazione ad ulteriore discredito di una istituzione, il Consiglio comunale, di cui pochi, assai pochi, sembrano preoccuparsi pur a fronte di un rifiuto della politica, e delle istituzioni, che a Trieste in occasione dell’ultimo voto, quello sulla Regione, ha raggiunto oramai il 60% degli elettori che non si sono avvicinati ai seggi.

Questa responsabilità è condivisa pure dalle opposizioni e ne spiego subito le ragioni.

La prima, è che sulla vicenda Ferriera, che investe non solo la più rilevante emergenza sanitaria ed ambientale della città ma che rappresenta il vero snodo per il futuro sviluppo, o fine, della stessa a partire dal Porto, non si può intervenire a “spizzico magnifico”, magari a ruota di qualche episodio, ma bisogna inchiodare l’istituzione Comune a discuterne, e possibilmente risolverla, ogni giorno che Dio manda in terra.

La seconda, è che quando accadono episodi del genere di venerdì sera bisogna intervenire con tutta l’energia possibile per impedirne l’attuazione, a costo di far interrompere i lavori del Consiglio occupandone l’aula. Una apparente illegalità necessaria per tutelare i principi della Costituzione e dunque la massima legge della nostra Repubblica, a discapito dei suoi violatori. Una amministrazione e una maggioranza che rinnegano e disprezzano le volontà dei cittadini e dunque negano ruolo e funzioni all’istituzione comunale.

Era stato lo stesso padre costituente democristiano Giuseppe Dossetti ad insistere perché nella scrivenda Costituzione fosse inserito un articolo che imponesse il diritto-dovere dei cittadini di non rispettare le leggi quando queste fossero inique. Ma evidentemente ai pronipoti di quello spirito democratico, cristiano, popolare e riformista, a cui alcuni amministratori locali aspirano a richiamarsi, non è rimasta memoria né traccia. Ne prendiamo atto per l’ennesima triste volta.

Questa politica non è altro che un muro di gomma incapace perfino di prendersi responsabilità pubbliche ed hanno ridotto, questo ci preoccupa assai, le istituzioni che dovrebbero essere di tutti a mere esecutrici della volontà di conservazione del potere. Non parliamo di progetti od idee che a Trieste sono almeno trenta anni che non se ne vede discutere seriamente una.

E lavorano in perfetta sintonia, una volta di più, con la stampa locale che su tutta questa vicenda ha taciuto nella “cronaca” di Giovanni Tomasin. Giovane e “promettente”, Possamai non può che esserne soddisfatto.

NO  FERRIERA! - SI TRIESTE! la nostra legittima difesa.




Arvedi. Trenta mesi.

» Inviato da valmaura il 16 November, 2015 alle 11:44 am

Temiamo che l’opinione pubblica non abbia colto l’importanza, e la gravità, di questo termine temporale comunicato dalle “autorità” nell’audizione regionale di venerdì 13 novembre e che scontatamente sarà, statene tranquilli, inserito nell’Autorizzazione Integrata Ambientale che la Regione si accinge a concedere, contro ogni ragionevole evidenza, alla proprietà della Ferriera.

Trenta mesi a partire da questo novembre per ultimare i lavori in Ferriera. Crediamo non occorra aggiungere molto altro se non il fatto che, come è emerso sempre venerdì scorso, politica, istituzioni ed enti di controllo, pagati dai cittadini e non, si suppone, dalla FinArvedi, lasciano carta bianca al gruppo cremonese.

In questo senso le dichiarazioni gravi, assai perché in aperto conflitto con quanto almeno detto in precedenza da altri dirigenti dell’ARPA, a partire dal, a questo punto, rimpianto ing. Stelio Vatta, fatte dal direttore regionale dell’Arpa, Marchesi, che nel disconoscere la validità dell’unica centralina testata dal Ministero dell’Ambiente, quella di via San Lorenzo in Selva, accoglie in pieno le tesi sostenute da Siderurgica Triestina ora e dalla Lucchini prima.

Non crediamo, lo ripetiamo, che l’opinione pubblica si sia resa pienamente conto di quanto accaduto nell’audizione di venerdi 13 in Regione, nata dall’obbligo di ascoltare i promotori, Maurizio Fogar ed il Circolo Miani, della petizione sottoscritta da 10.280 cittadini.

Nulla di quanto detto e dimostrato in quella sede è servito a fare chiarezza ai vertici regionali, ed erano fatti non opinioni, che hanno poi in separata sede, tutti a partire dal duo Cosolini-Laureni per il Comune di Trieste, accolto come verità evangeliche quanto affermato dai vertici di Siderurgica Triestina.

Ai cittadini non rimane altra strada che esercitare il legittimo ricorso alla difesa personale. Esercitata nel rispetto delle leggi, che molto spesso le istituzioni ignorano e travalicano.

Per questo ieri, domenica, nell’assemblea promossa al Circolo Miani, i presenti hanno deciso di annunciare, per le prossime elezioni amministrative per il rinnovo del Consiglio comunale, e delle Circoscrizioni, di Trieste e per il Comune di Muggia, chiamati al voto nel maggio 2016, la discesa in campo della lista civica NO FERRIERA-SI TRIESTE.

Si tratta di un primo ma necessario passo per liberare la città da questo inquinamento politico che, al pari di quello emesso da Ferriere e consimili, ha attentato in questi anni alla democrazia e alla solidarietà nella nostra comunità, riducendole a puro simulacro al servizio degli affari di pochi, e con la copertura della stampa locale.

Siccome sono in ballo la qualità della vita, la salute ed il futuro della nostra gente, a partire dalla garanzia del diritto ad un lavoro dignitoso e sicuro per tutti, a cominciare dal lavoratori oggi licenziati dalla Burgo e da quelli della stessa Ferriera, noi chiameremo rapidamente ad un confronto pubblico tutte le forze della nostra società (partiti, movimenti ed associazioni) su di un programma emergenziale di pochi ma necessari temi la cui soluzione non è più rinviabile se si vuole salvare la nostra Trieste, Muggia compresa.

Chi ci starà starà perché sia chiaro alle chiacchiere, alle promesse non ci crede più nessuno, a partire dai sempre meno elettori dei partiti tradizionali e non.

Se questo avverrà la nostra lista civica avrà assolto ai suoi compiti altrimenti ci conteremo nelle urne rivolgendo a tutti i nostri concittadini, soprattutto a coloro che in maggioranza hanno deciso di non votare in passato per l’inutilità conclamata del voto, di ritornare ai seggi per il voto più utile che ci sia: quello a NO FERRIERA-SI TRIESTE. Una legittima difesa della nostra vita e del nostro futuro.





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