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'L'Eco della Serva'
Fatti e misfatti della settimana

Parco del Mare? Ma BASTA!
Sono 14, quattordici, anni che il presidente a vita della Camera di Commercio ed altre cose, ci frantuma i santissimi con questa telenovela di un Parco, quello del Mare, che ha già cambiato cinque destinazioni, insomma un progetto..
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Buona Pasqua dal capo delle brigate proletarie verdi.
Ovvero dal Rosario al Mitra. Ora capiamo che espellere i “600.000 clandestini” come promesso dal “capitano” leghista in campagna elettorale era una bufala, ma si sa gli elettori sono di bocca larga: se hanno creduto..
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*Circolo Miani
*Ferriera: le analisi della procura
*Questionario medico Ferriera

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Circolo Miani » News Correnti » Page 109

Parliamo di noi.

» Inviato da valmaura il 1 September, 2015 alle 10:36 am

Una volta tanto e molto brevemente.

Un successone, ci scuseranno critici e moralisti d’accatto ma non troviamo altro termine per esprimere il risultato che da qualche mese a questa parte caratterizza la pagina del Circolo Miani su Facebook.

Pensate che questa settimana si è chiusa con oltre 16.000 visitatori-lettori e più di 1700 interazioni, ovvero persone che hanno condiviso o commentato i vari articoli. E se pensate che il piccolo giornale a Trieste vende diecimila copie, una più una meno, avete il quadro completo.

Ci sono settimane dove la media non scende mai sotto le sette-ottomila visite ma il dato normale è sopra le diecimila, e senza contare le tante altre persone che leggono i nostri articoli sulle pagine di chi li ha condivisi. Anche i “mi piace” sono praticamente decuplicati, e la cosa ci da una piccola soddisfazione personale.

Insomma a e per Trieste siamo un nuovo libero punto informativo che sta facendo “tendenza” ed opinione ed era quello che ci prefiggevamo da sempre: essere uno strumento a servizio della nostra comunità.

Grazie dunque a voi, e se permettete anche a noi che ci dedichiamo gratuitamente tempo e fatica, con la promessa, non da politici, di aumentare se possibile i nostri sforzi. In cambio vi invitiamo a diventare anche voi strumenti di questa campagna di promozione diffondendo ad amici e conoscenti l’invito a visitare la pagina Facebook del Circolo Miani, il suo sito www.circolomiani.it, ed a leggere gli articoli presenti, e ad aumentare  le vostre scelte per il 5 per mille a favore del Circolo Miani.

Anche il cambio di immagine, la foto di presentazione del Circolo, nel logo NO FERRIERA è stato accolto con vero entusiasmo, e statene certi che non ci fermeremo qui.




La Ferriera di Elettra.

» Inviato da valmaura il 31 August, 2015 alle 5:14 pm

O non leggono niente o nascondono e mentono.

- Ipotesi di vendita della centrale di Servola nei primi mesi del 2015, ad un valore di euro 20 milioni, determinato in base ad una perizia aggiornata a marzo 2014 elaborata da Rotamac, una società specializzata nel settore, già condivisa dall'esperto che è incaricato di redigere l'asseverazione ai sensi dell'ex art. 182 bis Legge Fallimentare; tale valore riflette l'ipotesi di vendita dell'impianto nella sua interezza e non dei singoli pezzi, in quanto tale ipotesi è quella oggi ritenuta più probabile tenuto conto delle caratteristiche tecniche dell'impianto stesso e quindi della sua maggiore vendibilità sul mercato, in questo anche supportati dalle valutazioni fatte dal perito incaricato. Ove la società avesse optato per l'ipotesi di vendita dei singoli pezzi, il piano avrebbe riflesso un minor valore di vendita pari ad euro 7 milioni.

 

- Interruzione della produzione della centrale di Sesca (Piombino) a partire dal 1 gennaio 2014 e successiva vendita nel corso del 2014 dei cespiti ad un valore di realizzo pari a euro 7 milioni, anche questo importo è determinato in base ad una perizia aggiornata a marzo 2014 elaborata da Rotamac; tale valore riflette l'ipotesi di vendita atomistica dei singoli beni della centrale e non dell'impianto nella sua interezza, in quanto tale ipotesi è quella oggi ritenuta più probabile, tenuto conto delle caratteristiche tecniche dell'impianto stesso, in questo anche supportati dalle valutazioni fatte dal perito incaricato. Ove la società avesse optato per l'ipotesi di vendita della centrale nella sua interezza, il piano avrebbe riflesso maggior valore di vendita pari a euro 2,7 milioni.

 

Dunque sapevano a partire dal dicembre 2013.

Quello riportato sopra altro non è che la pagina 21 del bilancio 2013 di Elettra.

Ben prima dell’offerta e poi dell’acquisto da parte di Arvedi della Ferriera.

Vi ricordate tutta la manfrina su che fine farà la Centrale di Cogenerazione durante le trattative per la vendita?

Ed i peana sul piccolo giornale, quasi sempre a firma del maranza, contro i “cattivoni” di Elettra che frapponevano ostacoli al dinamico progetto salvifico del cavaliere di Cremona?

Non era vero niente, questa la semplice per l’appunto verità.

Tutto stava scritto e pubblicato nelle 102 pagine dei bilanci di Elettra da quasi un anno.

Per chi non lo sapesse la seconda Centrale, quella di Sesca, altro non era che l’impianto di Piombino, sempre del Gruppo, fallito, della Lucchini Italia.

Delle due l’una.

O questi: industriali cremonesi e triestini non leggono nulla di quanto li riguarda direttamente, così come i politici, i sindacalisti, i “professionisti dell’etica e del mestiere di giornalista” e gli amministratori pubblici di Regione e Comune, per non parlare del Governo, e già la settimana enigmistica diventa lettura improba.

O leggono, tacciono, nascondono e mentono.

Tertium non datur ci insegnavano i prof di latino al Liceo.




Ferriera. Non le gliene va bene una che è una.

» Inviato da valmaura il 28 August, 2015 alle 10:59 am

Dalle notizie circolanti, se ne è accorto pure il maranza, con il lutto al braccio nel dover riportare notizia dolorosa assai per Arvedi, sul piccolo giornale, pare che la questione della infausta, per le tasche di noi contribuenti, centrale di cogenerazione stia per arrivare al suo epilogo.

Ovvero il trasferimento degli impianti, armi e bagagli, in Gran Bretagna dove ha sede la proprietà. Qui resterebbero solo l’involucro, come una canocia vuota spiaggiata, e 24 persone senza più lavoro.

Ovviamente una nuova grana, e di prima grandezza, sul futuro della Ferriera intera, e non solo come il maranza cerca di alleggerire sulla’area a caldo, che per altro ha un consumo di energia elettrica abbastanza basso. Ma il problema riguarderebbe soprattutto il Laminatoio se e quando dovesse divenire operativo, che necessita invece di un forte consumo di Kilowatt.

Salirebbero così i costi, già fuori mercato – non bisogna dimenticare le dichiarazioni alla Procura dell’ultimo direttore della fabbrica targata Lucchini nelle quali ricordava che lo stabilimento perdeva da anni quasi tre milioni di euro al mese!-, per la produzione siderurgica e per i bilanci della Siderurgica Triestina e in particolare per la controllante Gruppo Arvedi che ha chiuso l’ultimo bilancio con passività per un miliardo e seicento milioni, di euro si intende.

Appare sempre più evidente che il rilascio dell’AIA da parte della Regione diviene un fatto dirimente per il futuro di Arvedi, perché senza questa Autorizzazione non potrebbe accedere ai cento milioni disposti dalla Banca Europea di Investimenti. E questo francamente non fa che aumentare sospetti ed illazioni sulle scelte della politica, viste le attuali condizioni degli impianti sostanzialmente ostative a quanto fissato dalla legge istitutiva per il rilascio delle Autorizzazioni Integrate Ambientali.

Ma passiamo a volo d’uccello ad altre due noterelle.

Cominciamo da quella più triste. L’amministrazione ha varato il consiglio comunale dei piccoli, da non confondersi con il mitico Corrierino che svolgeva divertendo funzioni educative-pedagogiche, nel diabolico tentativo di rovinare i nostri bimbi avvicinandoli prematuramente ad una politica che fa schifo oramai alla maggioranza degli anziani. Urgerebbe pronto intervento di Telefono Azzurro.

E passiamo a quella più amena.

Non riuscendo con i partiti, i sindacati confederali, il sindaco, stampa e Tivù, caso a parte, non siamo usi sparare sulle Croce Rossa, il vertice dell’Autorità Portuale, oggi ci provano con quel signore che dirige Trieste Libera a smantellare il successo dello sciopero e delle manifestazioni dei portuali. Pronuncia parole che neanche i peggiori commentatori hanno usato contro i manifestanti, anzi oggi sulla stampa perfino la triplice attua una goffa retromarcia nel tentativo di rivendicare meriti e risultati altrui, quasi a voler a tutti costi rinfocolare inutili divisioni, utili per la verità ad altri, e lo scrivo da osservatore esterno.

Perché dunque?

E’ un caso umano o dietro ci sta qualcosa che almeno noi non riusciamo a capire?

Qualcuno può spiegarcelo per favore?




La disavventura di un povero cane (e del suo padrone).

» Inviato da valmaura il 23 August, 2015 alle 11:07 am

Prologo.

Ho sempre avuto animali domestici dall’età di cinque anni in su, francamente di prima non ho memoria.

Il mio (oddio si fa per dire) primo cane è stato un bracco tedesco, di una cucciolata abbandonata dai proprietari nazisti in quel di Fossalon o Grado. Insomma in una locanda-trattoria: allora, fine anni ’50, si chiamavano così.

Da allora la vita senza un cane mi è sempre stata impensabile.

In febbraio di quest’anno si è spenta serenamente in casa la mia Lara, un bracco tedesco, anche lei, grigionero.

Ho subito deciso di adottare un altro cane e possibilmente della stessa razza, perché a sessantadue anni volevo andare sul sicuro: un animale affettuoso e socievole.

Lo trovo rispondendo a vari annunci. Viene però da lontano, anzi dalla parte opposta dello Stivale: Reggio Calabria.

Arriva, tra qualche difficoltà logistica, già microcippato. Ovvero tra le altre cose la signora del rifugio calabrese lo ha già dotato di quel congegno che, inserito sotto la pelle, dovrebbe – e perché uso il condizionale? Tra poco lo capirete – permettere l’identificazione del proprietario in caso di smarrimento o peggio di abbandono.

Mi informano che appena arriva il certificato della Regione Calabria di passaggio di proprietà devo, pena salatissima multa (trecento euro), correre ad iscriverlo entro dieci giorni all’anagrafe canina del mio comune: Trieste.

Scena prima.

Finalmente con alcuni mesi di burocrazia arriva il documento calabrese. Mi informo al nostro Comune e mi spiegano che le pratiche per l’iscrizione si fanno in via Punta del Forno.

Ci vado con copia dei documenti della Regione Calabria. Tutto a posto mi dice una gentile impiegata ma dovrei però compilare due righette di un modulo per la richiesta di iscrizione all’anagrafe triestina. E loro purtroppo non ce l’hanno. Ergo mi indirizza all’ufficio comunale dell’URP (sul momento ho pensato che avesse una digestione lenta poi ho compreso che era l’acronimo di Ufficio Relazioni con il Pubblico) per ritirare il modulo e già che c’ero fare una fotocopia della mia carta d’identità. Poi ripresentarmi da loro per consegnare il tutto.

Mentre ci vado, all’URP, penso alla balzana richiesta della copia della carta d’identità richiesta dal Comune che le emette, alla faccia dei quattro decreti Bassanini. Ma non so ancora cosa mi aspetta.

Scena seconda.

Entro all’URP, spiego perché sono lì e chiedo il modulo. Un impiegato, gentile anche lui, mi informa che senza prendere carta alcuna e tornare in via Punta del Forno, posso salire al primo piano dell’Ufficio Zoofilo del Comune, in via Muda Vecchia, è fare in un minuto tutto lì.

Fuori fanno trentasei gradi all’ombra e sono le tre del pomeriggio di un giorno da cani.

Scena terza.

Arrivo all’Ufficio zoofilo e qui vengo a sapere che grazie ad una norma della nostra Serracchiani, ora la Regione, ed il Comune si suppone, pretende che il cane sia visitato da un veterinario di fiducia che, alla modica cifra di una cinquantina di euro, rilasci un certificato che confermi la corrispondenza tra il numero del microchip installato sul cane e quello scritto su carta dalla Regione Calabria, ufficio veterinario. Solo dopo potrò continuare la trafila per l’iscrizione del mio cane all’anagrafe triestina.

Discutiamo per altro del fatto, sconosciuto ai più, che il microchip non serve una mazza, ovvero funziona solo nella regione di emissione. Perché, udite udite, non c’è una anagrafe canina nazionale.

Ovvero se perdi il cane in Veneto, o in Trentino, tanto per restare stretti, non riescono a risalire ai proprietari. Ma, mi riferisce la funzionaria, “stanno lavorando”. A posto stiamo.

E dicendo ciò mi affibbia copia delle norme regionali, sconosciute per altro all’URP e nel primo ufficio (vedi scena prima). Nel salutarmi dice alla collega che andrà a dire due paroline al personale dell’URP che manda loro del lavoro supplementare.

Scena quarta.

Rientro all’URP. Mi invento una scusa qualunque e mi faccio dare il modulo. Lo compilo, faccio una fotocopia della carta d’identità. Saluto e ritorno in via Punta del Forno. Consegno fiducioso il tutto. E la fiducia è ben riposta. Tutti ignorano le norme serracchianine e prendono l’iscrizione con documentazione allegata.

Morale. Questo è il Comune di Trieste.




Finalmente realizzato il TLT a Trieste.

» Inviato da valmaura il 21 August, 2015 alle 11:39 am

Almeno in un campo, quello giudiziario.

L’obbligatorietà dell’azione penale è uno dei cardini dell’ordinamento giudiziario italiano.

Significa che la magistratura, in particolare quella inquirente (le Procure), devono aprire fascicoli d’indagine e chiedere il rinvio a giudizio e/o mandati d’arresto, ogniqualvolta vengono a conoscenza direttamente (attraverso denunce) o indirettamente (notitia criminis, ad esempio anche dalla stampa), del compimento di reati.

Dunque la legge non stabilisce alcun spazio ad ipotesi di discrezionalità o a valutazioni di opportunità ed a maggior tutela dell’azione giudicante stabilisce che essa sia indipendente, ovvero non sottoposta ad alcun controllo o indirizzo politico.

Poi certo, in un Paese dove circa il 40% dei processi e delle indagini giudiziarie finisce in prescrizione, ovvero i reati vengono cancellati dal superamento dei tempi previsti dal legislatore per il loro accertamento e sanzione, buonsenso vorrebbe che la magistratura desse la precedenza a perseguire e condannare quelli di maggior pericolosità e danno per la società.

Dunque entrando nel concreto di Trieste, crediamo che eventuali “massaggiatrici” orientali a pagamento siano meno pericolose della banda dei ladri albanesi che svaligiavano serialmente le case sul Carso rimessa in libertà per scadenza dei termini. Oppure perseguire reati come l’omicidio, lo spaccio di droghe, le violenze personali in particolare sulle donne, le rapine sia più urgente che dirimere vicende automobilistiche o condominiali.

E in particolare perseguire chi, nonostante le ripetute denunce e perizie, provoca malattie e morti tra lavoratori e cittadini e continua indisturbato a farlo, dovrebbe essere impegno prioritario per chi svolge la funzione inquirente.

Ed invece no. In tutta Italia e Regione, vedi tribunali di Udine e Gorizia, si indagano e si giudicano, colpevoli, i protagonisti di questi reati ed invece a Trieste questo non avviene, o non ancora.

Ma gli 83 lavoratori della Ferriera deceduti tra il 2000 ed il 2012 per malattie in cui il nesso di causalità viene strettamente dimostrato da una accurata perizia dell’Azienda Sanitaria triestina con il lavoro svolto nello stabilimento, hanno diritto, ovvero i loro familiari, ad ottenere finalmente giustizia?

Ed i tanti cittadini di Trieste e Muggia colpiti da medesime situazioni?

Certo per questi ultimi ci dovrebbero essere controlli analoghi a quelli fatti sui lavoratori per provarlo. Fatti da chi?

Ma caspita dagli enti a cui la legge affida questo compito, ed ognuno per la parte che gli compete. Dunque dai Sindaci (di Trieste e, ce ne dimentichiamo sempre, Muggia che per di più è pure medico di base) nella loro qualità di Ufficiali Sanitari dei loro territori, dalla Regione e finanche dalla Provincia per le competenze che le leggi, Europee ed italiane, affidano loro. Dall’Arpa e dalle Aziende Sanitarie per i controlli di loro spettanza.

Sono stati fatti questi controlli ed in modo efficace?

Noi abbiamo molti motivi per ritenere di no, almeno a partire dal 1998.

E di questa idea pareva essere pure il Procuratore Capo precedente l’attuale Mastelloni, quando per due estati consecutive annunciò in interviste agostane a piena pagina sul piccolo giornale che presso il suo ufficio era aperto un fascicolo di indagine proprio sui “mancati controlli dei controllori”. Sono passati quattro anni da allora, è lecito domandarsi che fine hanno fatto quelle indagini così strombazzate sulla stampa locale?

Già perché qui non si parla della eventuale pericolosità di qualche segaiolo o di qualche massaggio a luci rosse, o di parcheggi in seconda fila, ma della salute, della vita, e della morte purtroppo, di migliaia di persone e del diritto violato ad una qualità della vita accettabile di mezza provincia in aperto dispregio degli articoli 32 e 41 della nostra Costituzione e ignorando sentenze importanti della stessa Corte costituzionale.

Dunque se ad una precisa domanda di uno dei cento e passa cittadini accalcatisi nella sede del Circolo Miani, quella che l’Ater di nomina PD vuole così pervicacemente cancellare, nonostante la totale censura della stampa locale, l’allora Procuratore Capo aggiunto di Udine rispose “che si la legge è uguale per tutti, a Udine come a Trieste (si riferiva al raffronto postogli tra il sequestro e la chiusura della Caffaro, ex Snia, di Torviscosa e la Ferriera di Trieste) ma i magistrati che la applicano no” e dunque invitava i presenti a porre la domanda ai suoi colleghi di Trieste.

Ebbene allora noi accettiamo quel saggio quanto autorevole suggerimento e domandiamo alla Procura di Trieste, senza scomodare Cicerone: fino a quando dovremo sopportare questa situazione, che oltre a danneggiare la nostra vita abusa pure oltre ogni limite della nostra pazienza?





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