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Trieste Verde. A cosa diciamo no!
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Circolo Miani » News Correnti » Page 109

Assemblea pubblica di Trieste Verde. "Siamo uomini o caporali?"

» Inviato da valmaura il 4 May, 2021 alle 12:17 pm

Sabato 8 maggio, alle ore 11, presso la sede (g.c.) del Circolo Miani a Trieste, in via Valmaura 77, all'aperto nel rispetto delle misure antiCovid, Trieste Verde illustrerà le proposte operative per salvare ed implementare il verde pubblico e privato, dagli alberi ai giardini ed aree verdi presenti sul territorio della nostra provincia.
Illustrerà altresì i NO della Lista civica su alcune questioni di rilevante interesse ambientale (Tav sul Carso, rischio per il parco naturale della Val Rosandra, Centrale nucleare di Krsko, Parco del Mare tra gli altri) e presenterà il candidato Sindaco di Trieste Verde.
E ricorderà alcune iniziative pubbliche organizzate in questi decenni dal Circolo Miani a tutela del mondo animale, a partire dalle manifestazioni promosse con l'on. Gianni Tamino contro la Vivisezione.
Una occasione per i cittadini di farsi avanti e dimostrare con la loro presenza e partecipazione la volontà di metter mano e cambiare realmente, nei fatti e non a parole e sui social, la situazione a Trieste.
Il tempo delle chiacchiere è oramai finito ed è giunta l'ora che ognuno si assuma le proprie responsabilità.



Lo strano silenzio su Sistiana.

» Inviato da valmaura il 4 May, 2021 alle 12:14 pm

E' passata senza reazioni, quasi sotto silenzio, la notizia apparsa sulla stampa che il gestore del bagno Caravella ed altro ha messo i lucchetti ai cancelli precludendo l'accesso all'arenile, almeno questo si legge. Idem dicasi per i proprietari di Porto Piccolo dall'altro lato (Castelreggio) che hanno letteralmente mutato faccia al litorale.
Ora, al di là delle competenze, che siano del Comune di Duino Aurisina o della Regione, c'è qui un grande assente, un convitato di pietra: la Capitaneria di Porto che ha in custodia il demanio marittimo a cui, per legge, deve essere garantito il libero accesso e la fruizione a chiunque.
Che i proprietari o per meglio dire i concessionari che hanno in gestione le spiagge chiudano o facciano pagare i servizi che offrono ai bagnanti, è legittimo; che restringano, ostacolino, modifichino o peggio impediscano il libero accesso alla linea di costa per una profondità minima di cinque metri, è una lampante violazione della legge.
Per fare un esempio: un cittadino ha il diritto riconosciuto e difeso, dovrebbe, dalla legge di camminare da Sistiana per la Costa dei Barbari fino al complesso dell'ex Albergo Europa, ma anche oltre, fino al Bivio di Miramare. La costruzione di muri, recinti o quant'altro che ne impediscano l'entrata ed il passaggio è totalmente illegale.
Ma la legge vale nella provincia di Trieste ed esiste qualcuno che la faccia rispettare?
E' questa una domanda che sempre più spesso i cittadini qui si pongono e le conclusioni a cui arrivano sono quasi sempre sconsolatamente amare.
E poi qualcuno si domanda di come l'abisso che si è creato tra la gente e le istituzioni e la politica si allarghi e diventi ogni giorno più profondo.
Anche per questo è nata Trieste Verde.



Auditorium Valmaura. Denuncia alla Procura di Trieste.

» Inviato da valmaura il 3 May, 2021 alle 10:35 am

Pubblichiamo il testo integrale della denuncia-esposto presentata alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Trieste.
Sono ventuno anni che il Circolo Miani ed ora Trieste Verde si battono per la riapertura dell'unico spazio pubblico presente nei quartieri di Valmaura-Monte San Pantaleone e San Sabba, destinato alla socialità dei residenti. Ora passiamo alle iniziative giudiziarie a fronte di una totale inerzia ed insensibilità da parte di tutte le forze politiche, di ogni colore, vecchie e nuove, che però cianciano e straparlano di "territorio, buchi neri e periferie".
Spettabile Procura della Repubblica
Tribunale di Trieste
Denuncia – Esposto
Nel Complesso Ater di via Valmaura (civici 39-79) a metà dello stesso, alla fine degli uffici (Direzione ed Ambulatori-Servizi al pubblico) posti al primo-secondo piano al centro del complesso, esiste un Auditorium, dotato di spaziosa antisala, e di entrate (una diretta con scale ed ascensore appositi a fianco del civico 57 e due attraverso gli ingressi del Terzo Distretto Sanitario, sul retro era dotato di ulteriore uscita di emergenza.
Tale struttura dalla capienza di due-trecento posti, costruita a gradoni sul modello di un anfiteatro romano o aula universitaria, dotato di moderni servizi igienici e appunto di un ampio foyer, era stata costruita dallo Iacp e concepita come spazio sociale per incontri ed assemblee di quartiere.
Ed a tal fine è stato usato dal Circolo Miani, la più significativa realtà socioculturale di Trieste, che ha una sua sede proprio nel complesso al civico 77, per incontri ed assemblee all'interno del progetto di “Rinascimento delle periferie” fino all'anno 2000. Ad uno, o più, degli affollati incontri notammo tra il pubblico pure il Sostituto Procuratore Federico Frezza che dunque dovrebbe avere memoria della struttura.
Poi improvvisamente ci fu riferito che, per adeguare alle “scoperte” normative di sicurezza, l'accesso alla sala veniva inibito per il tempo necessario ad installare delle strisce adesive antisdrucciolo (sui gradoni di cemento grezzo!) delle due rampe interne, che eventualmente andavano dotate di un passamano, e di quattro plafoniere luci d'emergenza (modello cabine d'ascensore). Passando i mesi e nonostante i nostri solleciti ci rendemmo formalmente disponibili ad eseguire noi, pagandone costi ed installo, i lavori, modestissimi, richiesti.
Ci venne risposto che non era possibile poiché la proprietà era di un Ente pubblico che però non veniva precisato in quanto ci si informava che era in corso un chiarimento tra Comune di Trieste ed Azienda Sanitaria, con l'allora Iacp alla finestra, su chi ne avesse la responsabilità gestionale.
Da allora per venti anni esatti con i consiglieri espressione del Circolo Miani eletti in Settima Circoscrizione, competente per territorio, sollecitammo una risposta ed una conseguente riapertura dell'unico bene pubblico presente in una vasta area densamente abitata (da Valmaura a Monte San Pantaleone-San Sabba) destinato alla socialità dei residenti.
L'altro giorno, 29 aprile, accompagnati da un giornalista (Lorenzo Degrassi) e dal fotografo (Andrea Lasorte) del Piccolo interessato a rendere di pubblico dominio la questione, e dopo aver preannunciato telefonicamente il nostro arrivo alla Direttrice del Terzo Distretto Sanitario, per altro in orario d'apertura al pubblico degli uffici, ci siamo trovati difronte ad una parete di cartongesso che ne occultava l'accesso, ed alla scomparsa delle porte sulle scale e all'ingresso autonomo (inibite da portali metallici senza serrature e maniglie) in modo da nasconderne l'esistenza.
Dalle foto fatte dall'esterno, strada e cortile, si evidenzia benissimo l'esistenza di questo Auditorium murato “vivo”.
Consultato un alto dirigente dell'Ater, ci veniva riferito che la “proprietà” di tutto il piano era stata da tempo ceduta all'Azienda Sanitaria, forse con una cointeressenza del Comune di Trieste, e che l'Istituto ignorava totalmente l'accaduto.
Ora a nostro modesto avviso, al di là dei giudizi politico-sociali e morali su quanto accaduto che la sola descrizione dei fatti basta ad evidenziare, riteniamo che tale comportamento ravvisi un operato costituente ipotesi di reato penale, e dal punto amministrativo (danno erariale) investa pure l'operato di controllo della Corte dei Conti FVG, anche alla luce del fatto che tale bene, pagato con i quattrini dei cittadini, era stato costruito per particolari esclusive finalità sociali e pubbliche.
Si chiede a questa Procura di essere informati sull'evolversi dell'eventuale procedimento giudiziario ai fini consentiti dalla legge, anche in caso di richiesta di sua archiviazione.
Maurizio Fogar, Presidente Circolo Miani, via Valmaura 77 Trieste
334 216 9438 e-mail: circolomiani@gmail.com



Un punto fermo sulla Piscina Terapeutica.

» Inviato da valmaura il 2 May, 2021 alle 11:22 am

Fin dall'inizio, fine luglio 2019 dal momento del crollo della copertura della vasca, abbiamo ricostruito nei dettagli storia e responsabilità oggettive, a quelle penali dovrebbe, visto il dilatarsi dei tempi che spalanca la strada alla prescrizione, occuparsi la magistratura, dell'evitabilissimo misfatto.
Abbiamo ribadito che puntare a cercare altra sede è un diversivo che non fa che allontanare la soluzione ovvia: l'edificio è nuovo, non è stato intaccato dal crollo, ed eventuali manutenzioni, di cui ora parlano in Comune, alle tubature sarebbero state comunque da fare anche se Acquamarina fosse rimasta operativa ininterrottamente.
Un Comune attento e responsabile avrebbe sollecitato la magistratura, vista la valenza sociale e sanitaria della struttura sotto sequestro giudiziario, ad accelerare le procedure periziali (quasi due anni!) e nel frattempo si sarebbe mosso per ottenere i nullaosta necessari ad effettuare le manutenzioni sulla parte non coinvolta nell'accadimento (praticamente tutta salvo la vasca), a partire dalle tubature, ed avrebbe predisposto un preventivo per i lavori, rapidi ed economici, di ricostruzione di una lineare copertura della vasca centrale senza fronzoli o piramidi, accantonando i quattrini necessari alla bisogna. In modo di ripartire il giorno dopo il dissequestro giudiziario.
Tutto ciò non è avvenuto e se da una parte il Comune, per altre logiche e soprattutto interessi privilegia una Playa Beach in Porto Vecchio, che di “terapeutico” avrebbe ben poco, dall'altra i promotori di una petizione si lanciano in proposte di nuovi stabilimenti tipo nel Mercato Ortofrutticolo inserendosi, per incapacità vogliamo sperare, in una telenovela che da quindici anni coinvolge il Comune nel promesso e mai attuato trasferimento dei mercati Ittico ed Ortofrutticolo e che Dio solo sa per quanti anni si trascinerà ancora.
Nel frattempo accade questo che condividiamo:
“Penso spesso alle persone in difficoltà, senza lavoro, e quando posso cerco di aiutarle.
Penso spesso alle persone che hanno perso il posto di lavoro dopo il crollo del tetto della piscina terapeutica Acquamarina di Trieste avvenuto il 29 luglio 2019 e di cui nessuno ha parlato e nessuno ha dato risalto di questa triste notizia di cronaca, giornali e TV prima di tutto.
Le conoscevo tutte e so che, dopo quasi due anni, sono ancora in grosse difficoltà per motivi diversi ma tutti importanti e rilevanti.
Sono persone di età differenti: bagnini, manutentori, impiegate, addette all'ingresso, istruttori, le bariste del bar, le addette del centro estetico, e poi tutto l'indotto: altri istruttori, accompagnatori e tanti altri ancora.
Provo a ricordarne alcuni: Adriana, Marta, Elena, Ilaria, Luca, Luca bagnino, Enrico, Max, Luisa, Federico, Gianni, e tanti altri ancora.
Da quando quel posto è venuto a mancare la città di Trieste ha perso tanto, ma talmente tanto che, se non conoscevate quel luogo, non potete rendervene conto.
Con queste mie parole voglio a loro dedicare un pensiero ed un abbraccio virtuale grande grande.
Con anche la speranza che prima o poi le istituzioni locali ci restituiscano una vera piscina terapeutica degna di questo nome con gli stessi servizi riabilitativi che offriva Acquamarina.
Contribuire nel creare e ricreare posti di lavoro dignitosi è uno dei compiti della politica ma servono fatti concreti, non chiacchiere e promesse.
Buon Primo Maggio 2021 a tutti.
Manuele Fakin”
Ecco perchè noi di Trieste Verde siamo distanti e distinti da questa politica e rivendichiamo la nostra diversità morale che pratichiamo da sempre come Circolo Miani.



L'ignoranza di questa politica. Nel DNA di Trieste.

» Inviato da valmaura il 2 May, 2021 alle 11:20 am

Ogni anno dal Giorno della Memoria a quello del Ricordo e via fino al 25 Aprile e Primo Maggio, si stura l'incontinenza parolaia dei politici, che non sanno nulla della storia recente di Trieste ma la strumentalizzano a proprio uso e consumo. C'è da spaventarsi a vedere che al 99,99% dei candidati alle prossime elezioni comunali il passato della nostra città sia completamente ignoto.
Ed allora riproponiamo all'attenzione uno degli articoli da noi scritti in passato che forse semplicisticamente ma efficacemente tratteggia l'animus dei Triestini, che si sentono Napoleone anche se portano la divisa di vigile urbano.
Ci scusiamo in anticipo con chi si sentirà ingiustamente coinvolto ma la realtà purtroppo è questa e non ci consente di definire i concittadini con lo scontato ed inesatto stereotipo di “Triestini (Italiani) brava gente”.
Dalle leggi razziali alla delazione.
L'indole di una città.
Francamente qui siamo al grottesco ma anche all’inquietante, soprattutto nello zelo delatore e spontaneo dei triestini, che disvela una certa natura presente in città.
Non molto diversa da quella che spinse una percentuale alta di concittadini a inondare di denunce anonime e non il comando delle SS di piazza Oberdan negli anni 1943/45 tali da spingere il comandante, “il Boia di Lublino” Odilo Lotario Globocnik, triestino di nascita, a scrivere una pressante richiesta ad Adolf Eichmann al Comando centrale delle SS a Berlino, per urgente invio di personale ispettivo per dare corso a tutte le denunce.
Nella seconda guerra mondiale la tanto rimpianta Austria fornì al Partito Nazista un numero di iscritti superiore alla stessa Germania, in proporzione alla popolazione, e di dirigenti e criminali di guerra.
A Trieste nacque e visse la sua gioventù Odilo Lotario Globocnik, triestino “domacio”, figlio di un impiegato austriaco e di una slovena. Uno dei più feroci criminali di guerra del Terzo Reich. “Globus” fu mandato ad aprire i campi di sterminio di Belzec, Sobibor e Treblinka, dove furono liquidati centinaia e centinaia di migliaia di ebrei polacchi, e non solo, prima di venir rispedito nella natia Trieste a comandare il corpo delle SS e della Gestapo e ad aprire il campo di concentramento e sterminio della Risiera di San Sabba (circa 5000 tra antifascisti, ebrei, sloveni massacrati e bruciati nel forno crematorio).
Ovviamente per far funzionare la loro rete poliziesca gli occupanti nazisti avevano bisogno della piena e fattiva collaborazione dei fascisti triestini. Che ottennero oltre ogni misura ed aspettativa.
Così come ottennero subito la pronta collaborazione degli industriali locali, di cui un esponente fu nominato Podestà, fantoccio, dagli occupatori tedeschi.
La seconda parte del processo per i crimini commessi in Risiera, quella riguardante proprio il diffuso collaborazionismo locale, fu più volte annunciata ma mai aperta. Sarebbe il caso che qualche serio storico se ne domandasse le ragioni.
Dagli archivi delle SS alla Tiergartenstrasse di Berlino sequestrati dalle truppe americane emergerà che Trieste fu la città, nell’Europa occupata dai nazisti, con il più alto tasso di collaborazionismo spontaneo con i tedeschi.
Analogamente, durante i 40 giorni dell’occupazione Yugoslava di Trieste, una settimana dopo la liberazione, il Comandante della piazza, un generale croato, fece affiggere sui muri della città un manifesto dove si comunicava che da quel giorno il Tribunale del Popolo, istituito per processare i collaborazionisti nazisti e fascisti, non avrebbe più preso in esame le denunce anonime. Perché anche allora tantissime erano state le delazioni spontanee, anonime e non.
La ragione di questo comportamento evidentemente insito nel DNA dei triestini?
Non certo una adesione a due ideologie per altro contrapposte, ma semplicemente la volontà di regolare vecchi rancori personali, invidie, bramosie di ricchezza (le delazioni erano premiate con denaro e beni, mobili ed immobili magari dei denunciati).
Per questo il Gauleiter della Carinzia da cui dipendeva Trieste, Friedrich Rainer, quando veniva in città, faceva suonare l’Inno a San Giusto, anche alle prime teatrali. E perché? Semplice voleva fare forza sulle nostalgie austriacanti di parte dei Triestini per far dimenticare la parentesi italiana e far meglio accettare la nuova identità nazitedesca.
Nella foto l'ufficio di "Globus": il comando delle SS in piazza Oberdan.




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