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'L'Eco della Serva'
Fatti e misfatti della settimana

Il neocomunismo. Attenti l'America, non la Cina, è vicina.
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*Ferriera: le analisi della procura
*Questionario medico Ferriera

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Circolo Miani » News Correnti » Page 108

Blackenergy.

» Inviato da valmaura il 30 April, 2015 alle 11:24 am

E sarà pure Group, che l’inglese fa fin(g)o ma la sostanza non cambia.         

Al momento della firma del contratto, quattro anni orsono, ti promettono, ma che dico, ti giurano che i consumi dell’energia elettrica fatturati saranno sempre quelli reali, anche perché da anni i contatori informatizzati non occorre più leggerli ma comunicano con un clic di computer, che diamine.

Poi la realtà cambia ed è completamente diversa. In un anno i tre quarti dei mesi, se va bene, sono “stimati”, ovviamente e chissà perché, quasi sempre “sovrastimati”. Insomma prima paghi in più, e talvolta tanto, poi faremo il conguaglio dopo qualche mese.

Che tu sia la Caritas diocesana o la boutique Fendi per loro non fa testo, come ci racconta candidamente il responsabile insoluti del Group.

Che tu abbia mandato un reclamo via internet 16 giorni prima non fa differenza. “Abbiamo quaranta giorni di tempo per leggerlo e rispondere”, ma la luce te la tagliano prima. Non si sognano di aspettare i “quaranta giorni”.

Contattarli di persona è un’impresa faticosa quanto inutile, d’altronde come Report ed altre inchieste giornalistiche hanno dimostrato, è un sistema studiato a tavolino per neutralizzare le possibilità del cliente di confrontarsi e difendersi.

Le bollette poi arrivano, anche se hai una casella postale e quindi senza i ritardi da portalettere e distribuzione, due o tre giorni prima o anche dopo la scadenza del pagamento. Le colpe ovviamente sono sempre della distribuzione postale, a sentir loro.

La tecnica è sempre la stessa. Vai nel loro ufficio, un foro in piazza Verdi, e la cortese quanto unica impiegata, dopo una fila interminabile, ti risponde che, in sequenza, devi chiamare il numero verde, mandare un reclamo via posta elettronica, e comunque pagare.

Soddisfatto? No, non fa nulla, per loro intendiamo, e si che fanno la pubblicità strillando che sono l’azienda della tua terra, della tua regione. Come recita il saggio? Dagli amici mi guardi Iddio che dai nemici mi guardo io.

E così senza colpo ferire, per un insoluto di 180 euro, ovviamente stimato, in scadenza proprio quel fatidico 13 aprile, il giorno del reclamo non ancora letto, dopo sedici giorni ti tolgono la luce. Ti lasciano senza le sei linee telefoniche fisse, che non sono loro, ma passano attraverso un modem che funziona a corrente. Ti fanculizzano l’Adsl ed il computer, bloccandoti il giornale online, la posta elettronica, la rassegna stampa e quanto altro ti aggrada.

E non basta per riaprire la fornitura, un doppio clic, ti richiedono, come un contratto, anzi molto di più, exnovo una novantina di euro sull’unghia ricurva ed adunca. Giusto per confermarci che il Lombroso non aveva tutti i torti.

Unica scusante che ripetono come un mantra: “la colpa è del distributore (ovvero l’Acegas, buona anche quella) che fa i dispettucci e non passa loro che con ritardo semestrale le letture dei consumi”.

E a me che me ne cala. Il contratto l’abbiamo con l’EnergyBlackGroup, non con l’Acegas. Se non sono in grado di cautelarsi prima non devono scaricare sui clienti incolpevoli, anzi colpevoli, colpevolissimi di aver loro prestato fede, le loro guerre intestine, le lotte fratricide tra triestini e furlani.

Loro giocano alla guerra dei bottoni, ti fanno promesse che da quattro anni sanno di non poter mantenere, e pretendono di aver ragione a prescindere.

BluenergyGroup? No Thanks.




La verità mi fa male lo so …

» Inviato da valmaura il 21 April, 2015 alle 1:44 pm

Alcuni dati.

Per l’assemblea di sabato scorso alle 15, nonostante il clima fosse ripiombato in pieno inverno con bora e pioggia ghiacciata, la sede del Circolo non bastava a contenere le persone intervenute, oltre ai sei amici di Cremona, si intende.

Salvo la Rai regionale, che ha fatto un ampio esaustivo servizio con le immagini che parlavano da sole nel TG della domenica seguente e nelle edizioni del Gazzettino, e TeleAntenna-Trieste Oggi, di cui riproduciamo il servizio mandato in onda https://www.youtube.com/watch?v=UffQT1ynZIc , e il giornalista di una delle principali televisioni private della Lombardia e del Nord Italia (TeleColor) che ha costruito uno speciale sull’incontro e che tra breve saremmo in grado di farvi vedere, non si sono visti, come scandalosamente al solito, né il piccolo giornale, né il Primorski, pagato integralmente con il pubblico denaro, e tantomeno Telequattro. Così come non avevano dato notizia alcuna dell’avvenimento.

Dei iettatori al contrario: più loro censurano e nascondono e più gente viene al Circolo Miani, e chissà di questo passo che succederà alle oramai prossime elezioni comunali. Se fossi in Cosolini et similia prenoterei una super benedizione alla Chiesa degli Schiavoni, a conferma che “dagli amici mi guardi Iddio …”.

Di tutti i politici ed amministratori invitati una sola consigliera comunale (Gerin di Sel) era presente. A dimostrazione che meno si sa, meglio è per deliberare e decidere sulle sorti della città.

I numeri del conto economico dei bilanci del Gruppo Arvedi illustrati e commentati al Miani parlano da soli (a fronte di un attivo, nell’ultimo bilancio patrimoniale disponibile del 2013, di 247 milioni e 581.239 euro, si riscontrava un passivo per debiti di 1 miliardo, 178 milioni e 351.133 euro. Di cui debiti verso fornitori per 602 milioni e 331.284 euro e debiti verso le banche per 460 milioni e 134.767 euro per un totale passivo di 1 miliardo 449 milioni e 622.428 euro).

Senza ovviamente considerare gli impegni sbandierati a destra e manca (172 milioni da investire in Ferriera da parte di Arvedi senza contare i contributi pubblici) con la compiacenza della stampa locale che manda pure il maranza in quel di Cremona a visitare il sontuoso palazzo di famiglia e che però, affascinato da affreschi e pitture varie, omette di informare sui numeri e soprattutto sul prezzo di acquisto pagato da Arvedi per la Ferriera (il sesto segreto di Fatima, a questo punto) al Commissario Governativo che nel settembre scorso gliela ha venduta, e sul miracolo a venire di come una società, la Siderurgica Triestina, con un capitale dichiarato di 50.000, cinquantamila, euro, bastevoli al massimo per comperare il tabacchino sotto casa, possa essere il garante di investimenti milionari, sempre che qualche banca voglia concederli.

Per non parlare dell’impietoso giudizio della Commissione Industria del Senato, presieduta da Massimo Mucchetti, già firma economica di punta del Corriere della Sera, ed oggi senatore di quel PD di cui fanno parte, pare, Serracchiani e Cosolini che evidentemente non lo leggono né lo consultano, sulla solidità del Gruppo Arvedi “sottolineando la sua difficile situazione patrimoniale e … infine ritiene che il Gruppo Arvedi stia attraversando una fase di criticità finanziaria non ideale”, dal resoconto parlamentare dei lavori della Commissione.

Ovviamente di tutto ciò stampa e reggitori nulla dicono, nulla scrivono e probabilmente nulla o poco sanno. Come dimostra l’ennesima censura all’incontro con i Capigruppo in Comune mezz’ora prima del Consiglio comunale di lunedì, quando una quarantina di cittadini a seguito del Circolo Miani hanno consegnato ai 41 consiglieri comunali, sindaco compreso, copia integrale dei documenti di cui sopra. Sul piccolo giornale invece si trasforma questo come l’incontro con i lavoratori dell’Alcatel, forse che Romano Pezzetta era in tuta bianca con caschetto giallo?

E chissà se oggi il Renzi ridens, i quattro ministri ed il Sottosegretario, con Serracchiani e Cosolini a ruota rifarebbero quelle foto assieme ad Arvedi, generoso contribuente delle campagne elettorali di PD e PDL. Già chissà.




Ad una settimana.

» Inviato da valmaura il 10 April, 2015 alle 1:40 pm

Si, ad una settimana dal raggiungere le diecimila firme raccolte, attualmente siamo a 9.450 e spiccioli. Ed il tutto senza aiuto alcuno, grazie solo all’impegno di alcuni cittadini del Circolo Miani, senza che mai, e sottolineo quel mai, la stampa locale abbia dedicato anche solo una righetta alla notizia. Ovviamente nel silenzio di tutti i “democratici” vecchi e nuovi.

Quale sia il significato dell’iniziativa, possono cercare di minimizzarla ballandoci attorno in tutti i modi, è evidente anche ad un cieco sordo e muto. Ed il successo è tale che quasi quasi stiamo pensando di continuare e ne discuteremo nell’importante assemblea pubblica di sabato 18 aprile, alle ore 15, nella sede del Circolo Miani in via Valmaura 77 a Trieste.

Importante non solo per questo, e scusateci se vi sembra poco, ma anche per la venuta da Cremona, Spinadesco e comuni limitrofi di una folta delegazione di cittadini, rappresentanti di comitati, e del presidente della locale Circoscrizione comunale, che da anni lottano contro l’inquinamento, si avete capito bene, che esce dall’acciaieria “modello” di Arvedi in quelle lande. Quella per intendersi magnificata come miracolo a venire dal maranza e dal piccolo giornale locale.

Vengono accompagnati da una televisione lombarda che realizzerà uno speciale sulla Ferriera di Trieste made in Arvedi.

Per intanto grazie di cuore alle migliaia e migliaia di persone che abbiamo incontrato in questi fine settimana sulle strade e piazze, davanti alle scuole di Trieste e con cui abbiamo parlato, anzi per lo più ascoltato i loro giudizi ed i loro stati d’animo. Ed il quadro che ne esce è devastante, non troviamo altra parola ed anche questa è deboluccia, per la politica TUTTA.

Dobbiamo rilevare che negli ultimi tempi sono accaduti alcuni episodi inquietanti: dal tentativo di entrare nella sede del Circolo con una effrazione, alle aggressioni verbali di tre energumeni contro Maurizio Fogar mentre illustrava attraverso gli altoparlanti il significato dell’iniziativa del Circolo, e questo, nel caso delle pesanti aggressioni sotto gli occhi delle forze dell’ordine che non hanno mosso dito. Anzi pure la pattuglia dei vigili urbani presenti nella solita stramba pedonalizzazione sabatina di via Imbriani insisteva per fare sgombrare le due vetture del Circolo coinvolte nell’organizzazione dell’evento pur in presenza di regolare autorizzazione rilasciata dal competente ufficio comunale. Salvo poi permettere ad altri operatori il parcheggio sull’ area riservata ai mezzi dei portatori di Handicap (a gentile richiesta forniamo le foto).

Ecco se questo è il clima che si sta creando nella più totale indifferenza della politica, delle istituzioni, e financo di chi dalla Prefettura a scendere, ha per compito istituzionale la tutela dell’ordine pubblico e la salvaguardia del diritto costituzionale di libertà d’opinione ed espressione, allora non hanno proprio torto coloro che parlano da tempo dell’esistenza di un regime di fatto nel nostro Paese dove, in presenza o per meglio dire in assenza come accade a Trieste di una parvenza di giornalismo, si restringono gli spazi di libertà e democrazia in particolare contro i meno “garantiti” dal sistema politico imperante.

E dunque pur in aperta violazione delle leggi e norme esistenti (clamorosa l’ultima, la legge regionale sulle Ater del luglio dello scorso anno) si persegue anche per via istituzionale, attraverso l’occupazione politica di enti di sottogoverno (in questo caso da parte del PD), l’obbiettivo di azzerare le iniziative del Circolo mettendo in atto il 6 maggio prossimo il sesto tentativo di sfratto dalle sede da parte proprio dell’Ater. Una manovra che si salda oggettivamente con gli episodi di cui sopra e semmai assume contorni ancora più preoccupanti perché espressa da una istituzione “pubblica”, che invece dovrebbe tutelare proprio i cittadini più deboli e svantaggiati.

Ed a proposito di violazione delle leggi, ci sarebbe quella che impone alle pubbliche amministrazioni di rispondere ai quesiti legittimamente posti dai cittadini entro un preciso lasso di tempo (30/60 giorni) pena il compimento di un reato, sempre che ci sia una magistratura che intenda perseguirlo e che pare scarseggi da queste parti.

Il cinque gennaio scorso abbiamo formalmente chiesto al Commissario del Governo per la Regione Friuli Venezia Giulia, prefetto Garufi, di conoscere il prezzo pagato da Arvedi e/o Siderurgica Triestina, e le modalità di pagamento, per l’acquisto dello stabilimento Ferriera di Servola dal Commissario del Governo (nominato con decreto del Ministro Passera, Presidente del Consiglio Monti) Nardi, sia pure fresco di condanna in primo grado ad otto anni e sei mesi di carcere da parte del Tribunale di Taranto (una quisquiglia per i presidenti Renzi e Serracchiani e per la politica, anche qui TUTTA, vecchia e nuova, in generale). Orbene al 12 aprile, nonostante diversi solleciti, il Prefetto non ha risposto.

Forse qualcuno non si è accorto ma Trieste è già territorio libero dove la legge italiana non fa testo.

Cliccate pure qui sotto.

https://www.youtube.com/watch?v=1-Qj7jAnOhA&index=1&list=UUaZJwEEsOV2zZAcfJH6AkwQ

https://www.youtube.com/watch?v=rWvh0-2JSTo&index=2&list=UUaZJwEEsOV2zZAcfJH6AkwQ

No, non ci fermeranno.

Stanotte hanno cercato, con una effrazione, di entrare nella sede del Circolo Miani.

Questo è il risultato di campagne costruite sull’odio, sull’ignoranza e sulla prepotenza.

Questi sono gli effetti di una violenza istituzionale ed informativa che dura da oltre dieci anni.

I dettagli saranno raccontati da Maurizio Fogar nelle manifestazioni di oggi sul lungomare (zona Cedas) di Barcola (ore 15 in poi) e di domani mattina in Largo Barriera (ore 10 in poi) e pomeriggio in via delle Torri (ore 16 in poi).

PS. Avviso per i manigoldi: le firme da questo momento non stanno più qui ed in quanto al resto accomodatevi, da rubare ci sono solo i debiti.




Visto e rivisto. In francese: dejà vù.

» Inviato da valmaura il 21 March, 2015 alle 1:30 pm

Le lacrime di Arvedi, Allah ci scuserà.

Al gioco del Poker nel bluff bisogna sempre “vedere le carte”.

In questo caso non si tratta di picche, cuori, quadri o fiori, ma di fatture. Si proprio fatture, e con il timbro “pagate”, per cortesia e non per sfiducia.

Per iniziare la fattura del prezzo pagato per l’acquisto dello stabilimento.

Incredibile a dirsi ancora oggi a sei mesi dalla compravendita tra un commissario governativo, cioè un pubblico funzionario, vabbè condannato pochi mesi fa in primo grado dal tribunale di Taranto a otto anni e sei mesi per le morti di una dozzina di lavoratori dell’Ilva, ma per il garantista Renzi è dettaglio insignificante tanto che la sua Vice, la Serracchiani, non ha problemi ad incontrarlo, ed Arvedi, non si conosce quanto è stato pagato. Forse non lo sanno ma è un obbligo di legge che stanno disattendendo, lo abbiamo ricordato anche al Commissario del Governo di Trieste, formalmente con una lettera datata 5 gennaio scorso, ma ancora senza risposta. In barba ovviamente ad altra legge dello Stato che sembrano essere degli optional quando riguardano i ricchi, famosi e potenti. Con i poveri e gli sfrattati ad esempio si è sempre inflessibili “in nome della legge” che è sempre “uguale” quanto implacabile però solo con i “disgraziati”.

Ricordiamo ancora l’imbarazzato Rosato della Siderurgica Triestina, oggi declassato da Arvedi a numero due, promettere a Maurizio Fogar al Circolo della Stampa, il 12 ottobre scorso, ma tanto scorso, che “a breve sarà reso pubblico”. Appunto, tutto sta nel mettersi d’accordo sul significato di quel “breve”: sei mesi non lo sono?

Per continuare: le fatture del costo dei lavori realizzati per cercare di tappare i buchi dell’Altoforno. La perizia Boscolo della Procura ne quantificava i costi, due annetti orsono, in diciotto milioni di euro. Dunque visto che l’altoforno è stato riacceso, ignorando persino le flebili disposizioni del direttore regionale all’Ambiente, che sommessamente se ne è fatto una ragione, dove sono le fatture pagate per almeno quell’importo? E al Boscolo della Procura non viene di dire nulla?

Poi le fatture dei costi per la messa in sicurezza, ad esempio delle vasche di decantazione delle acque meteoriche, previsti obbligatoriamente dai pomposi accordi di programma uno, due, e tra poco … tre, dal Governo. Quelli titolati per … “la riconversione”, di chè?

E potremmo continuare all’infinito o quasi.

Invece di dare queste risposte obbligate, per legge dovrebbero esserlo, ecco invece le lacrime di Arvedi.

Il nome del cavalier Giovanni Arvedi scompare dalla governance della Ferriera di Servola.

Lo ha annunciato lo stesso proprietario. … ma non posso permettere che il nome mio e della mia famiglia che abbiamo una storia di successi e di trasparenza vengano associati a figure di violentatori della salute degli operai e dei cittadini come certi continuano a dipingerci.”

Poiché non abbiamo finora avuto il piacere di vedere il cavaliere con in mano lo stendardo della famiglia troneggiare dalla cima dell’Altoforno, solo il fido maranza del piccolo giornale può far finta di credergli, la reazione della gran parte dei suoi sempre meno lettori, è stata una sequela di sghignazzi.

Anche il tentativo di aizzare i lavoratori, per i sindacati non ce n'é bisogno: s’accodano sempre con perfetto sincronismo come si è visto con la vecchia proprietà russo bresciana in questi quindici anni accettando il ricatto padronale vecchio come il mondo: salute-lavoro, contro  i “comitati” ed “i politici”, che il piccolo giornale esalta oltre ogni decenza, è cosa vista e rivista prima con la Lucchini e poi con la Severstal e sappiamo come è finita: con il fallimento, i libri in tribunale ed i dipendenti in cassa integrazione a zero ore.

La verità è che ancora una volta, l’ennesima, avevamo visto giusto (basta rileggersi gli articoli del nostro sito giornale dal “grande Bluff” a salire o scendere, scimmiottati da pochi altri). E che ora il cavaliere visto profilarsi un “insuccesso” che non è il primo né il più grave, come lui ben sa confidando nella “professionalità” della stampa locale, cerca di trovarsi una comoda via di fuga: un alibi si direbbe in gergo.

Noi per non sbagliare gli rispondiamo con il comunicato stampa qui sotto, serenamente fiduciosi nella solita censura di piccolo giornale e telequattro quanto invece della massiccia risposta dei nostri concittadini (siamo a oltre 7000 firme raccolte).

“Questo pomeriggio, sabato 21 marzo, dalle ore 16 in poi manifestazione in piazza della Borsa, del Circolo Miani, Servola Respira e dei Comitati di Quartiere, nel corso della quale saranno raccolte le firme per la chiusura immediata della Cokeria, del fermo dell’Altoforno ed impianti correlati, del vincolo dello stanziamento di fondi pubblici al mantenimento dei livelli occupazionali, e in solidarietà nei confronti del Circolo Miani contro il sesto tentativo di sfratto previsto per il 6 maggio prossimo messo in atto dall’Ater targata PD.

Nel corso della manifestazione ci sarà un comizio di Maurizio Fogar, Presidente del Circolo Miani, che risponderà pubblicamente alle “originali” dichiarazioni del cavalier Arvedi riportate dalla stampa locale oggi.

Si ricorda che le petizioni hanno già superato le 7000 adesioni. E scusateci se sono poche.”

In quanto alla notiziona in cronaca regionale della visita del Cinque Stelle Di Maio a Trieste ed in Regione, visti i risultati a livello di pubblica opinione una cartolina sul Castello di Miramare rendeva di più, alla righetta dedicatagli nel pastone: “Di Maio, nel pomeriggio a Trieste per incontrare i comitati anti Ferriera”, ecco il piccolo giornale, more solito non ne azzecca una.

Non “i comitati”, al plurale, please, ma uno solo, che gli altri erano impegnati con la gente in piazza della Borsa (oltre quattrocento persone) a tirare su firme. D’altronde chi si accontenta gode.

A proposito gira voce tra i lavoratori che alcune decine di persone, quasi tutte dei paesi dell’est Europa, assoldati da ditte che lavorerebbero in sub-appalto, e pagati un bianco e nero, addirittura dormirebbero su giacigli di fortuna nell’area uffici dell’ex acciaieria e praticamente vivrebbero sempre in fabbrica. Le riportiamo con il condizionale e come voci raccolte tra i lavoratori, sperando vivamente siano infondate, ma l’Ispettorato del Lavoro a Trieste cosa ci dice? Ed il sindacato?

Se il tutto fosse vero, altro che “modello Arvedi”: Abramo Lincoln sarebbe morto per niente.




Imperdibile ma vero!

» Inviato da valmaura il 20 March, 2015 alle 11:20 am

Consegnate le prime cinquemila firme delle petizioni (chiusura immediata Cokeria e appello per salvare il Circolo Miani).

Lunedì all'assessore regionale all'Ambiente, Sara Vito, giovedì alla Commissione Capigruppo in Comune.

Vedi https://www.youtube.com/watch?v=Sg6W6Oyi3SE

Questo pomeriggio dalle ore 16 in poi e domani, sabato, idem, in piazza della Borsa (fontana) continuano le manifestazioni cittadine per la raccolta firme.

Detto questo vi invitiamo a seguire martedì prossimo alle ore 18.30 (in replica alle 20.30) sulla televisione RTA (TeleAntenna-TriesteOggi) la puntata di Piazza Grande con ospite Maurizio Fogar.

Imperdibile ma vero!





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