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Circolo Miani » News Correnti » Page 108

Regione. Il regime vuole assassinare il Circolo Miani.

» Inviato da valmaura il 21 December, 2015 alle 10:10 am

Catone-Torrenti detto il censore.

Ha sentenziato. Ha dichiarato inammissibile l’emendamento presentato dal consigliere Dipiazza, e sostenuto da molti altri di opposizione e maggioranza, per salvare il Circolo Miani sanando non i debiti, come dice il Torrenti che se ne intende, ma le inadempienze regionali sulla controllata Ater, di Trieste. Giustizia ed equità dunque e non carità.

E’ lo stesso assessore, ripescato sulla poltrona dopo la sonora trombatura patita da candidato alle elezioni regionali, e già questo non è bello né rispettoso della volontà dell’elettorato triestino del PD, dalla Serracchiani, che rispondendo al collega Franco Rotelli che gli chiedeva un modestissimo intervento a favore del Circolo Miani, dichiarava “Non ci penso nemmeno”. Come se i quattrini che amministra fossero di casa sua o del partito di cui per anni è stato il “tesoriere”, e non di tutti i cittadini della Regione, Trieste compresa.

Se l’è cavata con la formula di “assenza di dolo per mancanza dell’effetto psicologico” nell’inchiesta aperta su di lui dalla Procura (era difeso dall’avvocato Borgna, per intendersi lo stesso della Lucchini, di Rosato e Arvedi) che, in parole povere, significa che il reato c’era ma lui non si accorgeva di compierlo. Certo una bella qualifica per dargli da amministrare centinaia di milioni di pubblico denaro. Come Pinocchio col Gatto e la Volpe.

Potremmo dilungarci tanto sul curriculum vitae del “rigoroso” assessore alla cultura ed al volontariato, ex elemosiniere del Pd al quale è succeduta nel ruolo la sua segretaria in Regione.

Non si salutano neppure per mantenere distacco e distanze formali, non si parlano ma solo scrivono dandosi del lei.

Ma meglio di tutto è riprodurre integralmente un articolo a piena pagina con fotona acclusa, apparso sul quotidiano di Udine e del Friuli, ma mai ripreso per mesi dall’omologo piccolo giornale locale nonostante abbiano tutti e due lo stesso editore e Torrenti, Bonaventura and company siano tutti di Trieste.

Buona lettura.

Finanziata la Coop che sostenne l'assessore Torrenti

Bonawentura è sponsor della campagna elettorale e ha fondi dalla Regione. L’assessore: non è inopportuno, basta ipocrisie di Anna Buttazzoni Messaggero Veneto 23 maggio 2014

UDINE. Non fa una piega l’assessore alla Cultura Gianni Torrenti. Anzi, ci scherza su. «Visto il risultato, quelle risorse non sono neanche state sufficientemente utili». Il caso va maneggiato con cura. Gli ingredienti sono i soldi e l’opportunità. I fatti. Alle regionali dell’aprile 2013 Torrenti era candidato tra le file del Pd. Per la sua campagna elettorale ha speso 11 mila 585,31 euro. Il finanziamento maggiore è venuto dalla cooperativa Bonawentura che gli ha consegnato 10 mila euro, per aiutarlo a essere eletto.

Ma chi è la coop Bonawentura? È la società che gestisce lo spazio e la programmazione del Teatro Miela di Trieste, teatro di cui Torrenti è stato presidente negli ultimi 15 anni. La coop Bonawentura viene finanziata dalla Regione, dal settore della Cultura, da tempo. Come gli altri teatri del Fvg, l’attività del Miela trova spazio e risorse nella Finanziaria, cioè la legge regionale per il bilancio di previsione. Nella Finanziaria 2014, approvata a dicembre, la coop Bonawentura ha ricevuto 440 mila euro. È stato il primo bilancio gestito dal governo regionale di centrosinistra che non ha voluto penalizzare la Cultura, incrementando il settore di 4 milioni rispetto alla previsione iniziale di 22 milioni programmata dal centrodestra un anno prima. L’assessore è Torrenti che in aprile non venne eletto, ma che la presidente Debora Serracchiani ha voluto in giunta come esponente tecnico alla Cultura. Il finanziamento della cooperativa alla campagna elettorale di Torrenti e il contributo ricevuto dalla Regione stanno in atti pubblici. E non esistono reati o abuso. È tutto regolare. Ma è anche opportuno? Per Torrenti sì, anzi è bene smettere d’essere ipocriti.

«Non ritengo che ci sia nulla di inopportuno. Esiste una legge – sostiene Torrenti – che regolamenta il finanziamento di persone e aziende alle campagne elettorali e tutti i dati vengono resi noti e sono trasparenti. Sarebbe bene, invece, smettere d’essere ipocriti. I soldi che la cooperativa ha dato a me sono rendicontati e soprattutto non sono soldi che la Bonawentura ha preso dallo stanziamento che riceve dalla Regione, sono risorse private della cooperativa. Per me l’importante è che ci fosse trasparenza e infatti ogni dettaglio è stato dichiarato, comunicato e pubblicato». Torrenti all’inizio del maggio 2013 si è dimesso dalla presidenza del Teatro Miela, appena nominato assessore regionale. «Ogni settore economico e sociale candida qualcuno – aggiunge l’assessore – e il settore della cultura di Trieste ha puntato su di me. Tutti i settori economici hanno rapporti con le pubbliche amministrazioni ed è normale che, nel rispetto dalla legge, le campagne elettorali vengano finanziate da qualcuno e che quel qualcuno siano le persone e le realtà più vicine al candidato.

Ognuno può pensarla come vuole, per me la cosa importante era che ci fosse la tracciabilità e così è. E poi – scherza Torrenti – i soldi della cooperativa non sono neanche stati sufficientemente utili visto che mancai l’elezione. Comunque, lo ripeto – torna serio Torrenti – è bene togliere il velo sui soldi che si ricevono in campagna elettorale. Vanno dichiarati ed è normale che provengano dalle realtà vicine a te e che ti sostengono».

Vero. Com’è vero che tra amici i favori si fanno e, se si può, si rendono.”




Sindaco. Un suicidio assistito.

» Inviato da valmaura il 19 December, 2015 alle 1:37 pm

Facciamo fatica a comprendere come il sindaco in carica, Roberto Cosolini, non si renda conto che episodi come quelli delle multe dei vigili, al Mercato ortofrutticolo ma non solo, siano letali per le sue speranze, già assai poche in partenza, di rielezione.

La sua sindacatura è stata costellata di infortuni, chiamiamoli così, come non mai. Poi purtroppo lui ci ha messo, e tanto, del suo, come nel caso delle interviste alla Nadia Toffa inviata delle Iene.

Iniziamo dalla farsesca vicenda della ripartenza, si fa per dire, del Tram di Opicina, che ha fatto ridere Trieste per oltre un anno. Proseguiamo poi con gli esperimenti di pedonalizzazione in centro preceduti dalla dissennata proposta di cospargere le periferie di parcheggi a pagamento dove prima da sempre erano gratuiti. Continuiamo con la commedia durata oltre due anni, con più di un centinaio di interrogazioni e non si sa quante sedute dedicate dal Consiglio comunale per risolvere la questione dei … 39 parcheggi di Largo Granatieri.

Un modello di autolesionismo ricercato con caparbietà pur partendo da un’idea positiva: l’abolizione dei posti macchina garantiti ai privilegiati comunali.

E finiamo il campionario con le multe al mercato di largo Barriera.

Come vedete abbiamo tralasciato gli episodi più politicamente pesanti, a partire dalla vicenda Ferriera, dove va per onestà ricordato che non è stato aiutato per nulla dalla persona a cui sventuratamente aveva affidato la delega all’Ambiente. Un’altra frana colossale che lo ha costantemente accompagnato è quella della Cultura, con la sostituzione di un assessore all’anno e scendendo sempre più di livello in quanto a qualità e personalità. A nulla è servito l’avere a disposizione uno dei tecnici più competenti ed apprezzati come la direttrice, purtroppo da poco in pensione, del Museo Revoltella prima e dei civici musei dopo.

I singoli assessori hanno dimostrato una debolezza, accompagnata come spesso succede in questi casi da una arroganza, disarmante. Dai servizi sociali, nel bel mezzo di una epocale emergenza per i triestini, al personale, con un drastico taglio degli stipendi già sulla soglia della sopravvivenza, ai dipendenti delle cooperative e ditte che avevano, come sciaguratamente accade oggi, in appalto la gran parte dei lavori in Comune. Non parliamo poi delle deleghe allo sviluppo economico, allo sport ed al decentramento, dell’ambiente abbiamo già detto, praticamente non pervenute, insomma inesistenti.

Sparare sulla Croce Rossa è parlare della gestione della vigilanza e polizia municipale.

Su di un altro tema, non formalmente competente all’amministrazione comunale ma nel contempo vitale e sentito come non mai dalla gente, quello della sanità, ospedaliera e territoriale, il Comune ha fatto sostanzialmente scena muta pur in presenza di crisi e disservizi senza precedenti.

Ma è l’assenza di qualsiasi idea forte, di una visione d’insieme, di un progetto praticabile non dipendente da qualche lobby economica (leggi Arvedi e le finanziarie del Porto Vecchio) che ha caratterizzato negativamente tutta questa amministrazione.

Ultimo aspetto, ma non secondario e per questo meno importante, anzi, l’assoluta inaffidabilità del sindaco sugli impegni assunti. Insomma il non mantenere le promesse e gli impegni presi anche quando erano di sua iniziativa e provenienza. Un disastro per l’immagine personale e del Comune agli occhi dei normali cittadini.

Dalla questione Ferriera, eccola di nuovo, allo sfratto della sede del Circolo Miani, dove il Consiglio comunale aveva addirittura approvato una mozione all’unanimità, Cosolini compreso, per la salvezza della più significativa realtà socio-culturale di Trieste e provincia, logorando così in maniera quasi irreparabile un rapporto già difficile con il territorio. Vi ricordate le “giunte itineranti”? Affondate dopo i primi mesi alla faccia di quella “partecipazione dei cittadini” che nella prossima vicina campagna elettorale i partiti ripescheranno dal cilindro ammuffito.

La frantumazione e la scomparsa di partiti e forze politiche ha fatto poi il resto, a partire dal PD ridotto ad una sigla elettorale. Certo Cosolini e chi per lui punta molto, anzi quasi tutto, sulla copertura e sull’aiuto di stampa e TiVù locali. Ma non si illuda, che avvalersi di strumenti così severamente giudicati dall’opinione pubblica, e soprattutto così lontani dai problemi e dagli interessi veri della nostra gente, non gli sarà di grande utilità.

Per favore qualche sincero amico, posto che ancora ne abbia, glielo dica.

E a proposito avete comperato il catalogo Postalmarket in edicola oggi sotto le mentite spoglie del Piccolo? I sempre meno che lo hanno sventuratamente fatto dovrebbero chiedere il rimborso ed anzi farsi loro pagare per portarsi dietro un chilo di pubblicità.

Ci vediamo oggi, sabato, dalle 16 alle 19 all’inizio del Viale con NO FERRIERA!




NO FERRIERA! E non di solo computer.

» Inviato da valmaura il 18 December, 2015 alle 9:36 am

Domani, sabato 19 dicembre, incontro con i triestini della Lista civica NO FERRIERA! – Si Trieste alle ore 16 e fino alle 19, mostra fotografica e distribuzione di volantini all’inizio di Viale XX Settembre, in Largo S. Bonifacio zona Portici. Interverrà Maurizio Fogar.

Non basta una tastiera di computer e le pagine di Social Forum per parlare con i cittadini, per incontrarsi, discutere e decidere il da farsi. Pertanto un caloroso invito a partecipare, a conoscersi personalmente, non tramite video, ed a dare una mano viene rivolto alle migliaia di persone che settimanalmente leggono gli articoli e condividono le proposte di NO FERRIERA!.

Se siamo convinti, come lo siamo, che la soluzione di questo e degli altri problemi di Trieste sia tutta politica allora passiamo dalle parole ai fatti che piangersi addosso non è mai servito granchè.

Stiamo pensando ad un incontro pubblico a Muggia e pertanto invitiamo i tanti amici di quella città a contattarci per costruire assieme l’evento.

Intanto qui sotto il link da cui potete vedere i lavori dell’assemblea di sabato scorso al Circolo Miani, seguiti integralmente da TeleAntenna e trasmessi sul canale 98 di questa piccola ma intraprendente emittente televisiva triestina che i cittadini farebbero bene a seguire ed a pubblicizzare per l’informazione che offre al nostro territorio, che in questi tempi non è cosa da poco.

https://www.youtube.com/watch?v=gamNEto9zbQ




FERRIERA: AIA? FATTO!

» Inviato da valmaura il 5 December, 2015 alle 1:04 pm

Come volevasi dimostrare.

Lo avevamo annunciato con largo anticipo il 10 giugno scorso.

E non è costato gran fatica. Ce lo (Circolo Miani, Maurizio Fogar e Romano Pezzetta) hanno comunicato ufficialmente nell’ufficio dell’Assessore regionale all’Ambiente, Sara Vito, lei presente, il 9 giugno scorso. E ne abbiamo scritto e detto fino alla noia.

Il maranza forse colto dalla frenesia del momento tanto atteso dimentica cosa dice la legge istitutiva per il rilascio delle Autorizzazioni Integrate Ambientali. Essa prescrive che l’AIA venga rilasciata dalle Conferenze dei Servizi (Nazionali o Regionali) decisorie qualora ci sia l’unanimità dei partecipanti sulla decisione, quindi è il nostro caso, oppure dalla Giunta regionale quando questa non ci sia.

Ergo l’AIA è stata ufficialmente rilasciata ieri, venerdì 4 dicembre 2015.

Tre soli brevi commenti.

Il primo. Una volta tanto concordiamo appieno con locandina e titolo del piccolo giornale “Ferriera, via libera per i prossimi dieci anni”.

Il secondo. La Sara Vito eviti di copiare Illy quando dichiara che “Era indispensabile che l'insediamento produttivo fosse tenuto a osservare un provvedimento autorizzatorio, che fissasse in modo certo e univoco i limiti da osservare nel corso del processo produttivo.”

Allora il presidente della Regione Riccardo Illy dichiarò, nel goffo tentativo di giustificare il rilascio, tra Natale e Capodanno, della prima AIA che solo grazie a questa si potevano imporre, e far rispettare, delle prescrizioni efficaci alla Ferriera. Come andò poi a finire è sotto gli occhi ed i polmoni di tutti, non solo dei servolani, e se ne è accorto perfino il PM Federico Frezza quando a “babbo morto”, ovvero ad AIA scaduta, dichiarò che le prescrizioni in essa contenute erano talmente generiche da risultare inapplicabili.

Il terzo. Interessante notare che dalla Conferenza dei Servizi è stata volutamente esclusa la presenza del Circolo Miani, che ne aveva fatto formale richiesta, in disapplicazione - o forse violazione? - della legge apposita. Abbiamo esposto il caso alla Procura chiedendo anche di invalidare i lavori della Conferenza. Finora non abbiamo ricevuto risposta alcuna, forse accuseranno ricevuta tra dieci anni e un giorno, e magari ci daranno ragione.

Sui monitoraggi e le centraline, l’Arpa ci ha fatto veramente scompisciare dalle risa. Ci voleva, erano anni bui che non ridevamo così. La “povera” piccola fiammiferaia Elettra, piena di debiti e che pertanto si trattiene per quasi due anni anche il costo delle sue stazioni di monitoraggio.

E l’Arpa che non fa la cosa più ovvia: ne installa di sue dove meglio ritiene. Serve a nulla ricordare che oltre la metà del perimetro investito dalle emissioni della Ferriera non ha mai avuto una centralina di rilevamento perché così dovrebbero riconoscere che l’inquinamento sfora tutti i 365 giorni dell’anno.

Veniamo a noi.

In una città seria, invece di scrivere le solite minchiate guerrafondaie sui social forum, la gente scenderebbe in piazza ad assediare il palazzo della Regione, come facemmo in occasione della decisione della Giunta Illy e con temperature sotto zero e bora a cento, in occasione della prossime sedute del Consiglio regionale.

In una città seria, i cittadini prenderebbero a calci nelle natiche quelle sigle e comitati pseudo ambientalisti che per anni, e continuano a farlo ancora oggi “dissentendo” pubblicamente dalla sacrosanta civile contestazione che ha impedito a Cosolini di parlare alla Libreria Lovat, hanno inciuciato con i politici di ogni colore e che per questo sono pompati dal piccolo giornale.

In una città seria la gente smetterebbe di acquistare un quotidiano come il nostro, inviterebbe amici e conoscenti ad imitarne la scelta, e lo sfoglierebbe, per quel poco che serve, al bar, investendo i suoi quattrini non in un inserto pubblicitario ma in un buon caffè, e risparmiandoci per di più.

In una città seria la gente, fatte salve le dovute eccezioni, si sputerebbe in faccia guardandosi allo specchio perché la responsabilità principale dell’accaduto è di chi non ha mosso un dito, ed alzato il proprio deretano per scendere in piazza quando ne aveva l’occasione.

Non siamo incazzati con Lucchini, né con Mordashov, né con Arvedi.

Siamo incazzati con il nostro vicino di casa e con il suo stolido “tanto non se pol far niente” che ci condanna a crepare noi ed i nostri cari per la sua servile, indecorosa, indegna monaggine.

In una città seria la gente avrebbe capito che l’unica scelta obbligata con questa politica, vecchia e presunta nuova, è quella di mandarla il più velocemente possibile a casa, per poter liberare Trieste e costringere la Regione a riaprire la Conferenza dei Servizi (deve farlo se il Comune lo richiede formalmente).

Noi ci stiamo provando nel maggio 2016 a Trieste come a Muggia.

Con la Lista civica NO FERRIERA! SI TRIESTE!

Perchè non abbiamo dieci anni della nostra vita da buttare via.



Post Scriptum. Pur avendo una media settimanale di oltre ventimila contatti su FACEBOOK e con punte di ottomila lettori ad articolo chissà perché quando si chiede ai nostri frequentatori di investire qualche minuto in più per leggere il piccolo saggio, che per ragioni di spazio imposteci da facebook abbiamo dovuto pubblicare in due parti, su Procura e Ferriera, il numero delle persone raggiunte cala verticalmente. Troppa fatica, o pochi neuroni?

Allora cambiate abitudini o pagina del Social.




FERRIERA. Perdona loro che non sanno quello che scrivono.

» Inviato da valmaura il 2 December, 2015 alle 11:15 am

Perché noi sicuramente non perdoneremo il maranza che smentisce se stesso.

E’ stato lui sul piccolo giornale a riportare virgolettate le frasi di Arvedi che annunciavano lo slittamento dei controlli sull’efficacia dei lavori per il contenimento delle emissioni, che tra l’altro non vuol dire una beneamata minchia: o rientrano nei termini di legge o sono appunto fuorilegge anche se si “contengono”,  ad aprile 2016.

Ora sentite cosa scrive il frugoletto dalla memoria cortissima “facendo venir meno anche le voci di quell’ulteriore verifica a primavera dapprima accennata e poi smentita dalla stessa azienda.” Insomma il maranza che smentisce se stesso a sua insaputa. Solo a Trieste e solo sul piccolo giornale può accadere.

E poi insiste contro ogni evidenza, anche i dati delle centraline di rilevamento (a proposito in via San Lorenzo in Selva si sono superati di slancio i 131 giorni di sforamenti sui 35 previsti dalla legge in un anno, e manca ancora un mese al 31 dicembre), che “I primi riscontri sull’efficacia dei sistemi di contenimento delle emissioni e in particolare dell’impianto di aspirazione della cokeria hanno dato i risultati positivi sperati”.  ??????? !

Ma con quella penna può scrivere quello che vuole, parafrasando il Carosello dei bei tempi andati in cui il maranza per fortuna dei triestini giocava ancora all’asilo.

Il bello è che scrive come la recentissima ordinanza sindacale sulla produzione di Ghisa che di fatto non riduce praticamente nulla, ma riconosce il perdurare e l’aumentare dell’inquinamento, sarebbe stata l’occasione per il rilascio dell’AIA da parte della Regione, del COMUNE di TRIESTE e della Provincia, pace all’anima sua.

Poi dà per scontato l’acquisto di Elettra, (centrale di cogenerazione elettrica) “praticamente” concluso da parte di Arvedi che ha atteso dal dicembre 2013 fino ad oggi per “praticamente” farlo, pagando, si spera di tasca sua e non con denari di provenienza pubblica, “praticamente” i venti milioni del prezzo. Ma qui il maranza, fecondo come non mai, ci illumina, scrivendo che, caso unico in Italia e precedente quanto mai innovativo ed invitante per tutti anche per quelli che di cognome non fanno Arvedi, il Ministero ..., ma usiamo le sue illuminanti parole così in caso di auto smentita può leggersele qui: “L’accordo però è raggiunto così come dovrebbe essere scontato il via libera ministeriale per l’autoproduzione”.

Chiaro? Così chiunque da oggi può installarsi in casa un minigeneratore e prodursi da solo la corrente che consuma senza doverla vendere all’Enel e poi ricomprarsela a prezzo imposto.

Chiudiamo la paginata osannante del maranza con il Commissario del Porto con la penna in mano fremente d’ansia di firmare una concessione trentennale a chi non ha onorato finora la prescrizione, contenuta nel glorioso Accordo di Programma, del Ministro alla Infrastrutture che lo ha nominato, di sgomberare dalle centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti speciali dell’interramento abusivo (la Procura è impegnata nella presentazione della seconda edizione del libro del giornalista sportivo sull’attentato all’oleodotto del 1972) lo Scalo Legnami, bloccando così i lavori della costruenda Piattaforma Logistica portuale. Ma per il Commissario del Porto ciò non sembra essenziale e prioritario: prima gli interessi di Arvedi che il Porto pubblico può attendere.

In quanto al rilascio dell’AIA lo avevamo scritto e detto in tutte le salse che la Regione per bocca dei suoi responsabili ci aveva comunicato ufficialmente il 9 giugno scorso che “l’Aia ad Arvedi verrà concessa a prescindere da qualsiasi considerazione tecnica perché così vuole, anzi ordina, la politica come scritto negli accordi di programma”.

Pertanto non ci aspettavamo nulla di diverso.

Troviamo invece singolare, ma poi non tanto se ci si pensa bene, l’uscita ampiamente pubblicizzata sul piccolo giornale e sempre a firma del maranza della responsabile di un comitato servolano sorto pochi anni fa che sostiene “Che uno stabilimento siderurgico non sia una fabbrica di caramelle e che produca fisiologicamente una serie di inquinanti è cosa ovvia, quello che non è comprensibile è che le istituzioni “ignorino” che tale struttura è collocata a stretto contatto di un quartiere residenziale, che i condominii sono collocati a 150-200 metri da una cokeria e da un altoforno, cioè che delle persone, neonati compresi, vivono praticamente dentro una fabbrica per sua natura inquinante senza però avere i dispositivi di protezione riservati a coloro che vi lavorano”.

Sintassi ed ortografia a parte vorremmo sapere quali siano “i dispositivi di protezione riservati” ai lavoratori visto che 83 di loro su 400 sono morti per i tre soli tipi di tumore accertati nella perizia della ASS per conto della Procura. 

E poi ci si permetta: la legge da non violare nei superamenti dei limiti non stabilisce che se la fabbrica è collocata in aperta campagna può ignorarla, come peraltro ribadito anche dalla sentenza della Corte Costituzionale del marzo 1990, e pertanto facciamo fatica a comprendere questa distinzione “geografica”.

E questo vale anche per le emissioni di zuccheri da una fabbrica di caramelle. A parte il fatto che autolimitare il raggio emissivo a Servola è un errore madornale quanto un favore enorme a proprietà e politica, ma forse proprio l’assidua frequentazione di questo comitato con i Laureni e Cosolini di turno senza “i dispositivi di protezione riservati” è stata loro fatale.





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