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Circolo Miani » News Correnti » Page 108

Trieste. Dietro il nome nulla, o quasi.

» Inviato da valmaura il 14 September, 2015 alle 11:51 am

Sta partendo molto male la campagna elettorale triestina.

Ma prima iniziamo dalla coscienza di Zeno, non Italo Svevo ma D’Agostino, il quarantasettenne Commissario dell’Autorità portuale fortemente voluto dal duo Serracchiani-Cosolini.

Ieri nella sua ennesima uscita pubblica a fianco di uno dei due “tutori” politici, alla festa itinerante dell’Unità, nel suo lungo intervento, a parte la polemica tutta elettoralistica contro lo sciopero del sindacato di base dei portuali che si poteva risparmiare e faceva miglior figura ma si sa i “debiti” soprattutto in campagna elettorale vanno onorati, ha illustrato i punti forti dello sviluppo del porto.

Noi che non eravamo presenti dobbiamo ricorrere, con tutti i se e i ma di circostanza, al resoconto del piccolo giornale letto stamane al bar. Dunque non una parola che è una lo Zeno ha dedicato alla piattaforma logistica portuale che con il raddoppio del Molo Settimo dovrebbe costituire il trampolino per un vero rilancio della portualità giuliana.

Non capiamo. La politica, la Confindustria, gli spedizionieri, i sindacati, la stampa ci hanno fatto la testa come un pallone per venti anni o giù di li su questa benedetta Piattaforma come la panacea contro tutti i mali dell’economia di Trieste e per lo sviluppo dell’occupazione. Ora finalmente i soldi ci sono, 130 milioni stanziati, e tutto è fermo, posti di lavoro compresi. Perché?

Quando fu firmato il primo Accordo di programma sulla Ferriera il piccolo giornale imbastì una feroce campagna di stampa quasi giornaliera contro l’allora Presidente del Porto, Monassi, che non si può certo dire sprizzasse simpatia, almeno a noi, per non aver firmato, unica reproba, l’Accordo-Vangelo. Alla fine la Monassi pretese, per apporre la sua firma, che fosse inserito un allegato all’accordo dove si specificava a chiare lettere che la proprietà nuova della Ferriera avrebbe dovuto farsi carico dell’asporto delle 236.000 (il numero lo ha pubblicamente fornito sulla stampa proprio il Francesco Rosato della Lucchini-Arvedi) tonnellate di rifiuti speciali che abusivamente erano stati scaricati su Punta Loppa, o Collina della Vergogna, allo Scalo Legnami, proprio nell’area dove dovrebbe sorgere la Piattaforma logistica. E veniva quantificato pure l’impegno di spesa di cui Siderurgica Triestina-Arvedi doveva farsi carico per l’asporto: dieci milioni di euro.

La Monassi ottenne un tanto e firmò l’Accordo di programma che prevedeva, particolare non da poco, la nomina della Presidente della Regione, Serracchiani, a Commissario straordinario per l’area e dunque a controllore dell’esecuzione dell’accordo.

Bene, anzi male, malissimo: a sette mesi dalla sua nomina lo Zeno, nonostante da noi più volte pubblicamente sollecitato, non ha mai risposto sulla questione che è vitale, e così ce lo hanno descritto i corifei in tutti questi anni, per lo sviluppo del Porto che lui ora amministra.

Perché? E perché la Serracchiani gira la testa dall’altra parte?

Sarà mica che come per i silenzi della Procura, anche sugli 83 lavoratori morti per cause di lavoro, come accertato dall’Azienda Sanitaria nella sua perizia sulla Ferriera, il Commissario Zeno aspetta e tace per non turbare il rilascio dell’AIA regionale al Gruppo Arvedi. Insomma un tirare a campare per non far tirare le cuoia alla nuova proprietà: il sospetto, viste le coincidenze, è difficile che non sorga.

Ma così facendo lo Zeno rischia di danneggiare gli interessi reali del Porto che è chiamato ad amministrare: ne rallenta e tarpa lo sviluppo, impedisce l’assunzione di nuovi posti di lavoro e tiene fermo il denaro stanziato. Ed il fatto che non ne parli non fa che confermare questa ipotesi.

E veniamo ai nomi dei candidati sindaci. Senza dare giudizi personali ed a prescindere dalle nostre simpatie-antipatie, avremmo preferito che prima si parlasse di programmi. E non il solito elenco della spesa a cui nessuno crede e tantomeno legge, ma l’individuazione, come da anni sosteniamo, delle cinque, sei emergenze della città-provincia, dalla cui pronta soluzione dipende in maniera reale la vita dei nostri concittadini, il loro benessere, e la salvezza di Trieste.

Un Comune capace questo è chiamato a fare, non a disquisire, se non nel tempo libero risolti i problemi, sulla storia del mondo.

Buttiamo lì i primi quattro suggerimenti.

Salute e sanità (emergenza ospedali, dal Burlo a Cattinara e tempi d’attesa. L’assistenza sanitaria sul territorio). Rinascimento dei quartieri, anche umano, culturale e partecipativo, ora esclusi dall’attenzione tutta dedicata al “salotto buono” dove non vive quasi nessuno. Il Welfare, ovvero un massiccio intervento sociale per aiutare le migliaia di famiglie in povertà a Trieste. Il lavoro, possibilmente con imprese medio piccole che possano interagire con la cittadella della Scienza, e soprattutto il Porto. Un piano regolatore che non preveda nuove cementificazioni ma il recupero del territorio e dell’ambiente in una città che ha oltre dodicimila appartamenti sfitti e soffre però dell’emergenza casa. Per non parlare della vicenda Ferriera che va chiusa proprio per rilanciare lavoro ed occupazione e tutelare salute, qualità della vita ed ambiente.

Noi qualche idea e qualche soluzione, maturate da oltre venti anni di impegno sul territorio ce l’abbiamo (vedi programma de La Tua Trieste-Comitati di Quartiere) se a qualcuno interessa discuterne, noi siamo sempre disponibili.

Ecco su questo vorremmo sentire delle proposte da confrontare, far crescere e concretizzare in incontri e confronti pubblici con i cittadini, non fra quattro persone nelle stanze di partito, e non la sfilza di nomi di candidati sul nulla.




Ferriera. Parte la campagna elettorale.

» Inviato da valmaura il 12 September, 2015 alle 2:04 pm

Potremmo liquidare le due paginate di cronaca locale del piccolo giornale con tre parole: niente di nuovo.

Ma è utile capire come di fatto tutto ruoti attorno alla propaganda elettorale in vista delle elezioni amministrative del maggio 2016.

Cominciamo da titoli e titoletti “Il Municipio: la gente di Servola ha diritto di (vabbè la sintassi imporrebbe “ad”) essere ascoltata”. Certo con 17 anni di ritardo, ce ne hanno messo del tempo eppoi perché solo Servola, e a quelli di Valmaura, Monte San Pantaleone, Chiarbola, Campi Elisi e Muggia che facciamo: gli sputazziamo in faccia, o ineffabile Laureni?

Lo stesso presenta l’indagine sullo “stress test” come uno dei risultati della prima (ed ultima) “Conferenza sulla salute della città organizzata dal Comune il 26 maggio 2012”. Certo non si può dire che a Laureni facciano difetto rapidità e concretezza: ci ha messo solo tre anni e mezzo, e l’hanno pensata veramente male visto che i risultati saranno resi noti nel 2016 a qualche settimana dal voto. Che fortuita combinazione.

E sono gli stessi che invitano i cittadini a non “strumentalizzare politicamente” la questione Ferriera. Da che pulpito arriva lo spottone elettorale.

Ma il massimo il Laureni lo raggiunge quando commentando i dati Arpa sull’aumento delle emissioni inquinanti prodotte dalla Ferriera (un aumento costante da oltre un anno, proprio quando lui invece affermava pubblicamente che grazie alle indicazioni del Comune le emissioni erano in calo: ottobre 2014), dichiara “E si tratta di dati “strani”, se teniamo conto che lo stabilimento di Servola è in fase di ammodernamento e di miglioramento delle condizioni ambientali”. Sti cazzi!

“Femolo straaano” recitava Carlo Verdone in un suo film.

Insomma due pagine di spot elettorali dove non si fa il minimo accenno a quella che è la vera emergenza ambientale e fonte di concreto rischio per la salute di lavoratori (sindacati mai pervenuti) e cittadini. Ovvero la costante, quotidiana e crescente perdita di centinaia di migliaia di metri cubi di letale gas dall’Altoforno. Che tutti da oltre sei mesi vedono ad occhio nudo meno i politici e finora la Procura. Come anche i Cinque Stelle che aggiungono esposto agli esposti presentati in Tribunale dal Circolo Miani e Romano Pezzetta, ignorando però la questione.

Interessante poi l’articolo su “Elettra rischio vendita” dove si paventa la vendita, magari a spizzico magnifico, della Centrale di cogenerazione.

Ma che rischio e rischio, la proprietà inglese lo ha scritto nero su bianco nel suo bilancio 2013. Dunque se i distrattini leggessero le carte che li interessano, lavoratori al piccolo giornale compresi che il giornalismo è altra cosa, saprebbero tutto da oltre un anno e mezzo.

Ma forse Arvedi aspetta che sindacato, stampa e politica facciano in modo che sia il denaro pubblico a pagare l’operazione. Dal suo punto di vista nulla di nuovo, anzi l’ennesimo affare.

Certo che queste amministrazioni, comunale e regionale, Cosolini e Serracchiani, non dimostrano di possedere non diciamo il senso della dignità delle istituzioni che rappresentano, ma nemmeno un po’ di amor proprio. Che dopo la penosa e raffazzonata lettera loro inviata dalla proprietà l’altro ieri, non l’hanno rispedita al mittente allegandola ad una ordinanza di fermo impianti.

La gente sta male e questi si fanno la campagna elettorale.




Bum, SuperBum, Patatrac!

» Inviato da valmaura il 9 September, 2015 alle 11:00 am

La penna di Collodi ci vorrebbe, non quella del maranza che non capiamo a cosa serva visto che il pezzo del piccolo giornale altro non è che un copia e incolla del comunicato stampa inviato dalla proprietà della Ferriera. Senza commenti, critiche o domande: si chiama “giornalismo d’inchiesta”.

Ma veniamo ai fatti, che è meglio.

Decine di migliaia di triestini e muggesani vedono ogni giorno, e notte, con i loro occhi quanto siano state “abbattute le emissioni dell’Altoforno”, se ne è accorta perfino l’Arpa che la realtà è esattamente l’opposto del titolo del piccolo giornale, mentre in Procura hanno qualche difficoltà a distinguere i fatti. Forse attendono il rilascio dell’Aia dalla Regione per capire meglio.

Chiunque passi per la superstrada non guida più guardando il traffico ma con il capo rivolto verso la Ferriera per non perdersi lo spettacolo, che si sa la gente ha il gusto dell’orrido.

Ieri la scenografia era particolarmente affascinante: mentre la letterina della proprietà veniva recapitata, dall’Altoforno, forse per rispetto allo splendido tramonto, uscivano le solite decine di migliaia di metri cubi di letale gas dal colore porpora-mattone.

Cos’era un peto arcobaleno di qualche costipato? A tra poco pubblicheremo le foto.

Ma restiamo sui fatti, come il nostro giornalismo “spazzatura” ci impone, e notate sotto quel sommesso “in modo categorico”.

«La relazione - conclude la nota in modo categorico - riporta anche i valori delle centraline della rete Arpa vicine alla Ferriera, sempre attestati entro i limiti imposti dalla legge, ribadendo che la centralina di via San Lorenzo in Selva è considerata da Arpa troppo vicina a più fonti industriali per riflettere un valore utile sotto questo profilo».

Dunque a parte che non ci risulta che il direttore della Ferriera sia anche il direttore dell’Arpa, o forse si, dunque a che titolo parli per l’Arpa non si sa, o forse si, al maranza non è venuto nemmeno la curiosità di chiedersi quali siano le altre “più fonti industriali” presenti in via San Lorenzo in Selva.

La pizzeria? Siora Maria che fa la pasta alla Carbonara? Così ci toglievamo l’appetito e lo sfizio di saperlo.

Ma il bello che, scrivendolo per smentire, in realtà la proprietà della Ferriera conferma che la centralina evidenzia puntualmente esattamente il contrario di quanto lei sostiene.

Scusate: il possente Gruppo Arvedi non ha un addetto stampa, il portavoce al piccolo giornale già lo tiene, che consigli meglio ed eviti bischerate?

Poi si raggiunge il sublime.

“Evidenzia che la Ferriera di Servola è stata acquisita con impianti gravati da deficit strutturali che erano gestiti con misure di mitigazione in vista di una possibile chiusura, la cui sanificazione imponeva interventi importanti che dovevano necessariamente contemplare un periodo transitorio durante il quale erano possibili eventuali “deviazioni” della situazione ambientale.”

Come fosse antani con scappellamento a destra.

In un perfetto linguaggio da supercazzola, si prega di notare la finezza di quelle “deviazioni”. Affascinante nevvero?

Dunque veniamo a noi, cioè ai fatti.

Il Gruppo Arvedi conosceva lo stato della Ferriera come le proprie tasche, e non da oggi, che poi sono 13 mesi fa, non settimane che pure sarebbero bastevoli, ma dal 2007 quando i suoi tecnici si fermarono a visionare lo stabilimento per mesi, nel corso del primo interessamento di Arvedi per la Ferriera.

Poi nel 2014 tutti ci riempirono tasche ed orecchie con la “diligence”, che non c’entra con il Far West di Ombre Rosse, ma più prosaicamente significa, così lo scrive il Times di Londra, in italiano, lingua corrente in Gran Bretagna, ispezione agli impianti durati una quarantina di giorni.

Gli ispettori li avevano presi all’Istituto Rittmeyer per ipovedenti, con l’aggravio della sordità, evidentemente, se non hanno sconsigliato il cavaliere di Cremona dall’impelagarsi in un rottame ferroso.

Ergo se invece lo ha fatto non può dire che non conosceva lo stato comatoso, così lo descrive la stessa nota, della Ferriera.

Alt! Fermiamoci un attimo.

Che cavolo hanno fatto in questi anni gli organi di controllo, Arpa e Ass che i cittadini strapagano, o gli enti come Comune e Regione, per bloccare questi “deficit strutturali” che avvelenavano la nostra comunità?

E la Procura? Ed i fascicoli aperti sui “mancati controlli dei controllori”, sono parole di Michele Dalla Costa il Procuratore Capo a Trieste prima dell’attuale Mastelloni replicate per due anni di fila a piena pagina sul piccolo giornale, che fine hanno fatto?

Dunque la nuova proprietà da la colpa alla vecchia, fallita, che non replica e ci mancherebbe, e poi accampa il bisogno di tempi per, che voluttà, la “sanificazione”. Sono passati tredici mesi più i precedenti dove la Ferriera lavorava praticamente in esclusiva per la ghisa di Arvedi, con lo stesso “magister” quel Francesco Rosato, trade union (anello di congiunzione, scriverebbe il Times) tra la Lucchini, il Comune e Arvedi.

Quanto tempo ci vuole ancora? Buona norma vorrebbe, ce lo insegnava anche il Galateo di Donna Letizia, che prima si fermano gli impianti, si fanno i lavori, che in moto è difficile, e poi si riavvia la produzione. Ma questo deve essere il nuovo modello Arvedi.

Dunque in realtà gli interventi descritti nella nota padronale non influiscono minimamente sulla causa delle perdite dell’Altoforno, come già Romano Pezzetta ha avuto modo di spiegare tecnicamente, e come di fatto tutti, meno coloro che dovrebbero, vedono.

In quanto alla nota sul Sito inquinato di interesse nazionale, per gli amici SIN, di Trieste, che comprende anche la Ferriera, è interessante che il ministro competente ci ha messo due anni a rispondere all’interrogazione dell’onorevole Prodani per dire poi che «Per quanto concerne la verifica sull’attuazione, in base all’esito del rapporto di monitoraggio reso dalla Regione il 31 dicembre 2012 non risultano impegni e spese relativamente agli interventi di cui all’Accordo in parola».

Strabiliante! Ovvero non ci sono soldi dello Stato disponibili ed impegnati “non risultano impegni e spese”. Qualcuno ha avvertito la Serracchiani, così per curiosità?

Godetevi la sigla di accompagnamento alla nota arvediana, terza sinfonia.
https://youtu.be/_2hdzX6SHc4




Ferriera. “Tra color che son sospesi”.

» Inviato da valmaura il 4 September, 2015 alle 12:21 pm

Inferno, Canto II della Divina Commedia.

Oggi il nostro Romano Pezzetta ha ripresentato in Procura una nuova denuncia per le perdite costanti e continue di letale gas dall’Altoforno. Oramai ne fa una ogni tre mesi, come per i cibi che hanno una scadenza (da consumarsi entro …), perché dalla magistratura inquirente nessun atto è stato assunto nei confronti di questa violazione, per altro segnalata pure dall’Arpa.

Pare insomma che la Ferriera, la sua proprietà, vivano in una specie di limbo giuridico.

Se la Procura ritiene che le denunce siano infondate non ha che da archiviarle e non invece sollecitarne la presentazione di nuove in fotocopia, e nel frattempo permettere che il tempo passi lasciando questa situazione inalterata.

Lo strano è che in passato, per lo stesso fatto, anzi meno grave per quantità e durata temporale, la stessa Procura aveva ordinato ben due sequestri dell’altoforno, senza scomodare Taranto dove il Tribunale di altoforni all’Ilva ne ha sequestrati due e contemporaneamente.

Ma sembra appunto come decanta nei versi Dante Alighieri - Benigni dove sei? – che qui il tempo si sia fermato, giuridicamente e normativamente parlando, in attesa fremente e trepida che la Regione, contro ogni evidenza reale e normativa, rilasci quest’Aia salva Arvedi.

Dunque una specie di terra di nessuno dove la Ferriera nonostante la precedente AIA sia scaduta da oltre un anno e mezzo continua beatamente, per lei, a produrre ed inquinare.

Dove la politica continua a posporre senza tema del ridicolo le date della verifica (per ora siamo a dicembre 2015 poi chissà).

Dove la “task force” dell’Arpa esiste a giorni alterni (si per il vicedirettore regionale Sturzi, no per il dipartimento di Trieste), con l’assessore regionale che come Mikeze e Jakeze fa “din don e non si pronuncia”.

Dove la stampa, oddio che parola grossa, su questo non proferisce verbo, che il cavaliere cremonese non s’adonti, non si sa mai.

Dove decine di migliaia di triestini e muggesani sono condannati nel frattempo a respirare questa merda (scusate ma quando ce vò, ce vò), a vivere da schifo, bambini in primis, ad ammalarsi e crepare.

Ma intanto ci rompono i cabasisi sulla “Trieste che riparte”, con le opposizioni scomparse dagli schermi radar delle cose serie, e con il commissario dell’autorità portuale – oggi siamo di pessimo umore e pertanto spariamo sulla Croce Rossa – che non ha ancora dato risposta alla nostra domanda, inviatagli per altro due volte pubblicamente.

Quando, o Zeno, si deciderà a far applicare la norma che vincola la proprietà, quella nuova di messer Arvedi, come sta scritto nel primo Vangelo/accordo di programma, a pagare e far sgomberare la collina della vergogna di “Punta Loppa” allo Scalo Legnami, sì da permettere la partenza dei lavori della Piattaforma Logistica portuale?

Oppure quegli investimenti (130 milioni) e quelle centinaia di nuovi posti di lavoro a Trieste e soprattutto al Porto che lei così amabilmente amministra, non interessano?

Chiudiamo con una nota comica. Non poteva mancare sul piccolo giornale di oggi: articolo di Gianpalo Sarti sull’emergenza, per la verità un po’ stagionata, dei migranti al Silos.

Leggete un po’ qua: Buona parte dei profughi – una sessantina dei centottanta del Silos - troverebbe ospitalità lì. Per gli altri sono …”

Ma prima di assumere qualcuno al piccolo giornale fanno la prova di alfabetizzazione e le tabelline? Dunque per Sarti 60 su 180 sono la “buona parte” mentre i rimanenti 120 sono evidentemente la “minima” parte.

Un pallottoliere presto, per lui ed il capocronista. Una prece invece per il “giornale”.




Trieste. Brava gente.

» Inviato da valmaura il 3 September, 2015 alle 12:24 pm

A Trieste come altrove, ma a noi che viviamo qui interessa Trieste, c’è tanta brava gente di tutte le età che sta vivendo con disagio, quando non con sofferenza, fastidio, rabbia, e preoccupazione l’attuale situazione.

Ovviamente la responsabilità, lo sanno anche i bambini, è della classe dirigente che ci troviamo. E mentre per alcuni di questa poco possiamo, pensiamo ad esempio ai vertici industriali, per quel che contano, per molti altri la responsabilità è anche di noi cittadini, brava gente.

Siamo noi che in qualche modo li abbiamo legittimati a governare la nostra comunità, votandoli o, come ho fatto io, non andando proprio a votare.

A maggio del prossimo anno avremo di nuovo in mano la scheda elettorale ed il problema si riproporrà tale e quale.

Intanto dobbiamo però smetterla di pensare che la nostra partecipazione alla vita di Trieste si riduca a votare, o non, una volta ogni cinque anni o quando capita, e per il resto nulla facciamo per dare nel nostro piccolo un fattivo contributo a migliorare la nostra vita, mugugni a parte che le pagine dei social forum ne traboccano, come i bar e le osterie di una volta.

Dunque osservando quello che succede, e pure scrivendoci, mi pare di non sbagliare sostenendo che la gran parte dei triestini, e perché no, dei muggesani, non è affatto contenta di come vanno le cose di casa nostra. Gli scontenti, nella loro gradazione fino agli incazzati, coprono tutte le aree politiche: da chi ha votato PD e sinistra, a chi ha scelto il centrodestra nelle sue svariate e multiformi sigle (si fa vera fatica a seguirne i mutamenti), a chi ha votato per l’allora novità rappresentata dai Cinque Stelle. Ora tralasciando i fondamentalisti, che pure non mancano, a questi vanno aggiunti la maggioranza dei triestini che non ha votato (il 59% alle ultime elezioni regionali, record nazionale) e quelli che da due anni a questa parte si ritrovano o per meglio dire simpatizzano per una rinata idea di Autonomia totale, ovvero di Territorio o Trieste Liberi dall’Italia. In questa fetta vanno inclusi, termine un po’ brutale, quelli che magari prima hanno votato Lega o Cinque Stelle o non hanno proprio votato. Non è un caso se proprio queste realtà, molto inquiete e nate per scissioni del corpo originario, sono diventate oggi il punto di riferimento per la gente che non ne può più, anche materialmente. Un fenomeno quasi analogo si assiste con la crisi costante della rappresentanza storica dei sindacati, come l’ultima vicenda dello sciopero nel nostro porto salutarmente testimonia.

Con questo quadro, e senza affrontare qui il prevedibile proliferare di liste di ogni nome e colore, si corre in realtà il rischio, assai probabile, che in realtà nulla cambi. E che una minoranza pari più o meno ad un quarto dei nostri concittadini governi, o sgoverni il nostro bene pubblico per altri cinque anni e poi chissà.

Certo tutti qui potranno rivendicare l’orgoglio della scelta, della loro bandiera o slogan elettorale, ma i numeri sono numeri. Ed oggi questi dicono che nessun candidato sarà eletto sindaco al primo turno (si chiami Cosolini, Dipiazza, Roberti o Cinque Stelle), per Muggia si per via delle diversa legge elettorale dove vince chi ha preso un voto in più a turno unico.

Dunque a Trieste si andrà al ballottaggio e probabilmente ristretto ai candidati dei due soliti schieramenti politici che messi assieme non rappresenteranno nemmeno la metà degli aventi diritto al voto.

E tutti gli altri? La maggioranza nei fatti? Senza rappresentanza se non la voce di qualche consigliere comunale in un sistema dove il Consiglio conta quasi nulla rispetto a Sindaco e Giunta.

Ed allora chiedo a Voi, pochi o tanti, che leggerete queste righe, cosa fare per cambiare veramente?

Per ridare una vera utilità al nostro voto, alle nostre scelte?

Perché una cosa è certa, al di là delle simpatie di ciascheduno di noi, se non si libera la nostra città da questa classe dirigente, che Trieste si chiami Città Metropolitana o TLT, nulla cambierà.

I meno giovani di noi dovrebbero ancora ricordarsi quando in via Capitolina o in piazza San Giovanni e via San Lazzaro facevano bella mostra di se le targhe dei partiti con la parola “autonoma” in mezzo, o con l’aggiunta di Istria, Fiume e Dalmazia. Ma sostanza e uomini non cambiavano, erano sempre gli stessi. Con gli anni cambiarono invece le tabelle dei partiti.

Maurizio Fogar.





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