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Circolo Miani » News Correnti » Page 106

Il Porto chiude la Ferriera!

» Inviato da valmaura il 5 March, 2017 alle 12:53 pm

Oggi sul Piccolo viene pubblicata in due pagine con gran risalto la mappa del progetto di sviluppo del Porto di Trieste, dal Piano regolatore, illustrato dal Presidente Zeno D’Agostino.

La prima considerazione riguarda la “professionalità” del piccolo giornale che nemmeno coglie il significato di quanto pubblica. E si che qui non occorreva leggere: bastava guardare i “pupoli”.

Da cui si evince che la Ferriera, e non solo l’area a caldo, semplicemente sparisce in nome della legge basilare della fisica sulla compenetrazione dei corpi.

Il Molo Ottavo con piattaforma logistica e retroporto intermodale copre tutta l’area che va dallo Scalo Legnami fino a quasi i pontili della Siot.

Certo qui si pone il problema della concessione trentennale dell’area demaniale (il 62% della Ferriera) a Siderurgica Triestina ma la soluzione la aveva anticipata, a rileggere, e neanche questo fanno i professionisti del giornale locale, quanto dichiarato più volte dallo stesso Arvedi al momento del suo secondo sbarco a Trieste.

Quanto annuncia oggi il Presidente dell’Autorità portuale è esattamente quanto scritto e detto dal Circolo Miani e Servola Respira negli ultimi quindici anni e presentato in un convegno cittadino nel 2004 alla Stazione Marittima. E sono esattamente i punti 4 e 5 dell’odierno programma del Circolo Miani per chiudere rapidamente la Ferriera tutelando e sviluppando i posti di lavoro.

Certo al Piccolo non possono saperlo, come a Telequattro, perche è dal 2000 che oscurano e censurano ogni iniziativa del Circolo, come l’assemblea di ieri. Ma come recita il proverbio: chi è colpa del suo mal pianga se stesso.

Nota a margine, oggi compare una poco intellegibile dichiarazione del Sindaco di Trieste in risposta alla seconda bocciatura da parte della Regione alla sua richiesta di revisione dell’AIA. Ci compare per la prima volta la richiesta di nullità della stessa Autorizzazione Integrata Ambientale, rilasciata dalla Conferenza dei Servizi regionale con il consenso del Comune di Trieste.

Visti brevemente i motivi anticipati dalla nota comunale è fin troppo facile  prevedere che la richiesta farà la fine delle precedenti due.

Insomma nulla di nuovo sotto il sole disgraziato di Trieste.

Dal Comune poche idee ma ben confuse.

E ci fermiamo qui per carità patria.




Per la salute e il lavoro.

» Inviato da valmaura il 1 March, 2017 alle 3:04 pm

Ferriera: chiuderla veramente non a chiacchiere.

 

Sabato 4 marzo, alle ore 16, al Circolo Miani, a Trieste in via Valmaura 77 (nono piano ascensore di destra nel portone) con vista a 360 gradi sullo stabilimento, Assemblea di presentazione del percorso concreto per arrivare ad una rapida dismissione della Ferriera, ad iniziare dall’Altoforno, con macchina colare ed impianto di agglomerazione, e dalla Cokeria.

Cinque passaggi per tutelare salute e lavoro; esattamente il contrario della strada imboccata dalla nuova amministrazione comunale.

https://www.youtube.com/watch?v=j3vowbyQBiQ




Perché?

» Inviato da valmaura il 23 February, 2017 alle 1:36 pm

Perché solo ora il piccolo giornale (copyright Circolo Miani) solleva con tanta evidenza lo scandalo a cielo aperto della discarica di via Errera («Un vero disastro ignorato per anni» - Cronaca - Il Piccolo), che poi coinvolge tutta l’area dallo Scalo legnami al Canale navigabile, dopo che appunto stava lì a cielo aperto da quasi trenta anni?

Dov’erano i “mastini” dell’informazione in tutto questo tempo?

Leggetevi la mozione presentata dalla consigliera di NO FERRIERA e che andrà in discussione lunedì prossimo nella Settima Circoscrizione.

LISTA CIVICA

NO FERRIERA-SI TRIESTE

VII Circoscrizione del Comune di Trieste

Servola-Chiarbola-Valmaura-Borgo San Sergio

 

Oggetto:  Inquinamento acqua marina dell’area antistante la Ferriera  

MOZIONE

 Preso atto che in un processo, risalente ai primi anni 2000, presso il Tribunale di Trieste sull’inquinamento provocato dalle acque in uscita dalla Ferriera e che vedeva sul banco degli imputati gli allora vertici aziendali e societari, che furono prosciolti a seguito dello smarrimento da parte dell’ARPA del campione prelevato, che comunque dalle analisi effettuate era  risultato fortemente inquinato da idrocarburi e metalli pesanti;

 

preso atto che negli ultimi 20 anni la linea di costa dell’area occupata dal suddetto stabilimento è stata fortemente – e abusivamente – modificata,

 

si chiede a codesta Amministrazione comunale di provvedere affinché venga rapidamente effettuata una nuova campionatura con prelievo dal vallone di Muggia dell’acqua marina antistante lo stabilimento, con l’aggiunta di un carotaggio dei fondali, quasi tutti fangosi,  per l’esame del materiale prelevato;  

IMPEGNA

pertanto il Presidente della VII Circoscrizione ad attivarsi  presso l’assessorato competente affinché si provveda in merito.

                                                      Aurora Marconi

Altro perché.

Resoconto del tavolo ministeriale sulla Ferriera a Roma, dalle cronache del giornale, pertanto da prendere con la pinzetta ed i guanti in lattice: “ La giunta Dipiazza, rappresentata ieri al tavolo dall’assessore
Angela Bandi (vabbè sarebbe Brandi ma fa lo stesso, a parte il fatto che in Giunta lei si occupa di istruzione, ricreatori, asili e scuole), ribadisce (?) la linea: «Più che la chiusura dell’area a caldo a noi importa la tutela della salute delle persone.”

Pare acclarato oramai, come ammesso pure dagli ambientalisti del Sindaco in una telefonata, che il famoso decalogo del “chiudo la Ferriera (almeno l’area a caldo) in cento giorni” sia stato solo una “boutade”, parola loro, per vincere le elezioni. Insomma tutta una sceneggiata la firma del candidato sindaco a Telequattro.

Perché la stampa non pubblica una riga e Telequattro ci cancella su tutte le iniziative del Circolo Miani?

Perché nasconde le nostre cinque proposte del cronoprogramma per chiudere in tempi brevi l’area a caldo e poi la Ferriera, salvaguardando i posti di lavoro?

Già perché? Chiedetevelo quando leggete o vedete i soliti ignoti dissertare su stampa e TiVù.

Il bello è che non conoscono quasi una mazza del problema ma pretendono di spiegarlo agli altri.




Ferriera. Basta prendere in giro le persone.

» Inviato da valmaura il 20 February, 2017 alle 1:45 pm

Intese come cittadini e lavoratori.

Ma il Sindaco ci è o ci fa?

La domanda dopo otto mesi e quasi trecento giorni di questa amministrazione sorge spontanea.

Mettiamo i puntini sulle “i”.

Sia l’Accordo, anzi accordi (2), di Programma come l’AIA sono stati firmati e votati anche dal Comune di Trieste. Il sindaco era diverso, i funzionari no, e sono gli stessi di cui si avvale anche questa Giunta Dipiazza. Con l’aggiunta di un consulente che, a due terzi del mandato, ha dimostrato la sua sostanziale inutilità, e non poteva che essere così viste le specifiche competenze del chimico Barbieri.

Per cui se emergono, come dichiarato al piccolo giornale da Roberto Dipiazza “gravi inadempienze da parte dei soggetti che hanno rilasciato l’AIA”, ebbene il Comune di Trieste è uno di questi cinque soggetti.

Piccola precisazione poi sul “supporto di comitati dei cittadini e le associazioni ambientaliste”. Sono tre in tutto: Fare Ambiente, Comitato 5 dicembre e No Smog. Punto e basta.

Poi a leggere l’articolo “Secondo Dipiazza la relazione Arpa sul periodo 2011-1015 in merito alle deposizioni di BenzoApirene … mostra evidenze preoccupanti”.

Chi era sindaco fino a metà 2011? Roberto Dipiazza, poi sostituito da Cosolini. Chi era Presidente della Regione fino alla primavera 2013? Renzo Tondo, il sodale di Dipiazza che da allora era stato eletto in Regione.

Chi si rifiutò di chiedere la revisione della prima AIA, quella rilasciata tra Natale e Capodanno 2007 dalla Giunta regionale Illy-Cosolini?

Il Sindaco Dipiazza, vedi interrogazione consigliere Maurizio Ferrara.

Chi si oppose alla revisione in Regione?

Il centrodestra del Presidente Renzo Tondo, consiglieri triestini Maurizio Bucci, Piero Camber, Marini ed altri.

Chi nonostante dodici lettere del direttore ASS Franco Rotelli, che denunciava il rischio di “insorgenze di neoplasie e leucemie” con quei valori di BenzoApirene rilevati dall’Arpa (media annua di 8,8 contro il limite di 1) si rifiutò di emettere una ordinanza per fermo impianti in qualità di Ufficiale Sanitario del Comune (come fatto in precedenza dal Sindaco di Piombino che chiuse la Cokeria Lucchini)?

Il Sindaco Roberto Dipiazza.

Chi nel 2008 fece campagna elettorale a Renzo Tondo per le elezioni regionali?

Due delle tre “associazioni e comitati” di cui sopra.

Ed allora di cosa stanno parlando? Dell’ennesima richiesta che, sempre non abbiano sbagliato destinatario come per la prima, porterà solo a prendere tempo e gettare fumo negli occhi dell’opinione pubblica (ringrazino almeno Piccolo e Telequattro).

Lo abbiamo scritto e riscritto: con la strada imboccata da Sindaco ed amici al massimo possono chiudere il portone di Palazzo Cheba. Ma a questo punto ritorna prepotente la domanda d’apertura: ci sono o lo fanno? Ai cittadini la risposta, che noi un’idea ce la siamo fatta.

Una menzione particolare alla disinformatja domacia.

Oggi sempre sul piccolo giornale (copjright Circolo Miani) la Paola Bolis nel fare la ricca biografia di Ettore Rosato dimentica, guarda la combinazione, di ricordare quanto lo stesso dichiarò alla stampa “urbi et orbi” e che il Piccolo, dove la Paola Bolis ancora scrive, riportò con grande evidenza.

Candidato Sindaco nelle comunali del 2006 contro Dipiazza, l’Ettore giurò che se avesse perso si sarebbe ritirato definitivamente dalla politica, e sarebbe ritornato a lavorare in assicurazione senza accettare “premi di consolazione” dalla politica.

Uomo dalle ferree convinzioni e dalla parola granitica, questo Rosato, che poco dopo volò a fare il Sottosegretario nel Governo Prodi. La sua parola vale dunque meno di un nichelino bucato, più o meno come la memoria professionale della Paola Bolis.




S’i fossi foco … arderei lo mondo (Cecco Angiolieri)

» Inviato da valmaura il 11 February, 2017 alle 2:51 pm

S’i fossi foco … arderei lo mondo (Cecco Angiolieri)
Se fossi Sindaco … chiuderei così la Ferriera (Maurizio Fogar)

Premessa. Preso atto che la Regione, con il suo derivato Arpa e parzialmente anche l’ASS i cui vertici sono di nomina regionale, è il principale appoggio politico di Arvedi, almeno dichiarato.
Che il Piccolo è l’organo di fatto del PD come Telequattro del Centrodestra.
E dunque questo costituisce una realtà di cui tutti devono tenere conto.
Se si volesse realmente chiudere la Ferriera a partire dall’emergenza dell’Area a caldo che produce da anni solo carbone Coke e Ghisa, per giunta lavorando in perdita come descrivono gli stessi bilanci della proprietà, bisognerebbe fare così.
Creare una rete di centraline di monitoraggio posizionate in modo da captare tutte le emissioni della Ferriera a 360 gradi (non come oggi che coprono a malapena il 40% dell’area).
Dotarle delle strumentazioni atte a misurare almeno le emissioni di PM 2.5 e PM 10 (Polveri micro e sottili) e gli idrocarburi, in particolare il BenzoApirene. Sottoposte a periodiche ispezioni di un ente terzo che ne validi il funzionamento.
Costruire una commissione paritetica di esperti in grado di verificare lo stato reale degli impianti, a partire dagli altiforni, macchina colare ed agglomerato, e dalla cokeria fino al laminatoio.
Commissione aperta ai tecnici, oltre che dell’attuale proprietà, anche della Regione e dell’Arpa, che poi sono la stessa cosa. I cui lavori siano totalmente pubblici: invitando stampa e TiVù a seguirli in diretta.
Sottoporre ad un rigoroso controllo lo stato di tenuta delle banchine con ispezioni subacquee.
Chiedere l’annullamento dei lavori della Conferenza dei Servizi regionale che ha concesso l’attuale AIA per mancato rispetto delle leggi che ne regolano convocazione e svolgimento come denunciato in Procura dal Circolo Miani.
Avviare immediatamente la realizzazione di un progetto per la riconversione dell’area (a partire dalla logistica portuale come sembra naturale) dopo ovviamente la bonifica e lo sgombero dei manufatti (da addebitare ai vecchi proprietari come la legge detta “chi inquina paga” impone: sono le dodici principali banche italiane subentrate alla vecchia fallita proprietà Lucchini Italia, e la russa Sevesrtal).
Costituire sulla base delle norme europee, e con i cospicui fondi disponibili, una società pubblica che assorba tutta la manodopera ora impiegata nello stabilimento, compresi la trentina di lavoratori ancora non riassorbiti dal gruppo Arvedi ed eventualmente altri delle aziende in crisi (a partire dalla Sertubi, Flex, ecc.) a cui affidare concessione (il 62% è amministrata dal demanio portuale) e proprietà dell’area con l’incarico iniziale di gestire i lavori di rimozione, bonifica ed infrastrutturazione ai fini della riconversione.
Tutto questo andava pensato e predisposto negli otto mesi trascorsi inutilmente dalla nuova amministrazione: ed invece ciò non è stato pensato né fatto.





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