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Circolo Miani » News Correnti » Page 105

Questi vaneggiano. Esof in Porto Vecchio.

» Inviato da valmaura il 30 August, 2020 alle 2:31 pm

Senza nulla togliere al significato dell’iniziativa, quando sentiamo o leggiamo le “autorità” politiche lanciare proclami all’unisono (come Dipiazza e Russo ieri) sulla “Trieste unita”, partecipe nella “realizzazione” ci domandiamo per l’ennesima volta di che città stiano parlando e di quanto poco conoscano le priorità della nostra comunità, anzi quanto siano estranei alle problematiche che la attanagliano.
A riprova che politica, “in
tellettuali”, istituzioni e stampa considerano solo la Trieste, ampiamente minoritaria nei numeri, racchiusa nei loro stretti quanto elitari confini. La conferma la trovano ad ogni elezione amministrativa dove stabilmente da 20 anni i votanti non superano la metà con punte al ribasso recenti che portano l’astensione dal voto a raggiungere il 60% tra i non elettori.
Quando Dipiazza ebbro dichiara “Ciò che più mi rende orgoglioso è aver visto che la città si è unita per la realizzazione di questo progetto, cosa non accaduta per altre candidature del passato”, non fa che rimarcare l’assoluto distacco tra le due Trieste.
In realtà i triestini che vivono problemi ben più stringenti e contingenti, irrisolti quanto trascurati da una classe dirigente incapace come poche, di tutta la vicenda Esof come di tante altre analoghe interessa meno che niente ed i pochi che sfogliano il piccolo giornale saltano a piè pari le pagine che ne scrivono.
Cosa volete gliene freghi ai 25.000 concittadini che sopravvivono in povertà assoluta o relativa di Esof, a quelli costretti a vivere, e sono la stragrande maggioranza e non solo in periferia, il crescente degrado dei loro quartieri. Che devono, e non lo fanno certo per capriccio, rivolgersi a questa sanità pubblica, a confrontarsi con i servizi sociali che non sono quasi mai in grado di dare risposte concrete per “carenza di budget”, come scrivono i suoi funzionari senza punta alcuna di vergogna e rimorso, a meno di non voler pensare ad uno stalking politico nell’uso del denaro pubblico (e su questo stiamo raccogliendo il materiale documentale per trasmetterlo alla Procura della Repubblica).
Ai tantissimi triestini che non hanno mai messo piede nei santuari museali o teatrali a fronte di una politica culturale chiusa e limitata, delimitata anche fisicamente al micro centro città.
A chi paventa per il proprio futuro lavorativo esposto oggi, anche quello intellettuale, al precariato o all’emigrazione, di avere l’ennesima sala congressi in riva al mare.
Si autocelebrino con le loro inaugurazioni, i tagli di nastri e i premi autoreferenziali, ma non spaccino ciò come frutti di un risultato “unanime e partecipe” di Trieste. Se non fosse anche per lo sperpero di denaro pubblico potremmo liquidare il tutto sotto la voce “egocentrismo narcisistico” o più banalmente affermare che “questi hanno le traveggole”: il guaio è che “questi”, almeno fino al maggio prossimo, hanno in mano la nostra vita.
Teodor.



Una Confindustria ¡°Chiagni e fotti¡±.

» Inviato da valmaura il 29 August, 2020 alle 11:06 am

¡°Vogliamo firmare contratti rivoluzionari¡±. E il presidente Carlo Bonomi spiega come: nessun aumento ai dipendenti, libert¨¤ di licenziare.
I soliti attacchi al Governo e poi, naturalmente, quello del rinnovo dei contratti collettivi. Dieci milioni di lavoratori italiani attendono infatti nuovi accordi visto che i precedenti sono scaduti, in alcuni casi da anni o decenni.
No agli aumenti in busta paga ¨C Sinora la linea Bonomi ¨¨ stata quella
di non accettare aumenti in busta paga poich¨¦ non c¡¯¨¨ inflazione. Neppure per quelle categorie come dipendenti della sanit¨¤ privata o dell¡¯industria alimentare che hanno continuato a recarsi al lavoro durante tutta la pandemia. Al massimo qualche concessione in termini di welfare aziendale, tutti interventi con forti agevolazioni fiscali (dunque pagati dallo Stato) per le imprese.
Una linea sconfessata peraltro apertamente da colossi come Barilla, Ferrero o Coca Cola Italia che hanno invece firmato il nuovo contratto collettivo dell¡¯alimentare che prevede aumenti in busta paga (a regime, cio¨¨ dal 2023, 119 euro lordi in media al mese). Nel frattempo la valvola di sfogo delle aziende sono stati i contratti a termine quasi mai rinnovati una volta arrivati a scadenza.
I soldi devono andare solo alle imprese ¨C Nella lettera ricompare un altro leitmotiv del Bonomi pensiero. Gli aiuti per superare la pandemia devono andare alle imprese, molto di pi¨´ di quanto avvenuto sinora. Basta con i ¡°sussidi a pioggia¡±, formula cara al presidente per indicare sostegni che vanno a persone e famiglie in difficolt¨¤. Ma certamente tutto sarebbe diverso se fosse stata accolta l¡¯unica ¡°rivoluzionaria¡± concreta proposta con cui Confindustria si ¨¨ presentata agli Stati generali dello scorso giugno: restituiteci 3,4 miliardi di accise sull¡¯energia. A Bonomi, che pochi giorni fa ha negato che Confindustria sia ¡°un potere forte¡±, proprio non va gi¨´ che palazzo Chigi non esegua i desiderata degli industriali. E cos¨¬ ogni occasione ¨¨ buona per randellare l¡¯esecutivo: ¡°I numerosi interventi specifici, i bonus frammentati e i nuovi fondi accesi presso ogni ministero, non sono stati certo la risposta articolata ed efficace che ci aspettavamo¡±. E ancora: politiche attive del lavoro ¡°non possono essere attuate con il Reddito di cittadinanza¡°, la cui attuale configurazione va ¡°smontata¡±, sostiene Bonomi.
I contagi? Colpa solo degli altri ¨C I panni sporchi si lavano in casa. La lettera interna avrebbe potuto fare un qualche accenno all¡®uso indebito della Cig Covid attuato da alcune aziende (un quarto del totale!) o magari qualche accenno di autocritica sui contagi in fabbrica che continuano a registrarsi nelle fabbriche. Niente di tutto ci¨°. Anzi, Bonomi liquida come un ¡°falso assoluto¡± la critica alle imprese di ¡°aver osteggiato la chiusura di alcune aree del Paese a fronte della diffusione del Covid-19¡å.



Non abbiamo la sveglia al collo !

» Inviato da valmaura il 28 August, 2020 alle 11:56 am

Incredibile quanto il piccolo giornale e questa politica, o tutta e senza eccezione alcuna, giudichino i cittadini lettori-elettori dei minorati.
Il caso del giardino, si fa per dire, di Piazza Carlo Alberto, ma anche quelli di viale Romolo Gessi e piazzale Rosmini non scherzano, giusto per restare in zona, è preclaro.
Lo hanno lasciato nel più completo abbandono per ANNI, nel degrado strutturale simile a discarica a cielo aperto ed oggi, sol
o oggi, a pochi mesi dal voto per le comunali “scoprono” il disastro, e complimenti ai segugi col raffreddore perenne del piccolo giornale che si muovono solo per fare gli spottoni alla Giunta comunale.
Bastava leggere la decina di articoli pubblicati su queste pagine negli anni, corredati da esaudientissimi servizi fotografici, per conoscere la realtà.
Bastava non considerare la cura e manutenzione del verde pubblico, proprietà di tutti i cittadini, argomento da strumentalizzare in fase preelettorale, leggasi il nostro servizio di una decina di giorni fa “Giardini elettorali”.
Ora il Comune per bocca sempre dell'ineffabile assessora Lodi ci ricomunica, sarà la terza volta in pochi mesi che il piccolo giornale ed immaginiamo le televisioni asservite ai partiti riportano la STESSA notizia, che se tutto va bene poco prima o a cavalcone del voto della prossima primavera partiranno i lavori di risistemazione in piazza Carlo Alberto.
Questa vicenda ricorda tanto la soap opera del Tram di Opicina.
C'è solo da sperare che una volta tanto i triestini, ed in particolare i residenti a San Vito, non si dimostrino i soliti boccaloni che credono a tutto e magari ringraziano pure.
Voi che ne dite?

Per le foto vedi Facebook Circolo Miani.




Trieste e 5G. Almeno noi non dimentichiamo !

» Inviato da valmaura il 27 August, 2020 alle 3:18 pm

Parliamo, e non da oggi, noi, dalla nuova tecnologia telefonica, il 5G ponendo, almeno per Trieste dei punti fermi.
In una cornice europea in continuo mutamento (prima la UE raccomanda agli Stati membri la “massima precauzione” nell'adottare il 5G, poi fa parziale marcia indietro, ed infine “contrordine” di nuovo afferma che ci vogliono nuovi, plurimi ed approfonditi studi e ricerche scientifiche sull'eventuale impatto su salute ed ambiente. Spiazzando pure l'Italia che si era sbilanciata nel decreto governativo a rassicurare, e vietare ai sindaci (oltre 550) di continuare ad emettere ordinanze di moratoria.
Pertanto a livello istituzionale: palla di nuovo a centrocampo. E dunque riaperta la possibilità, proprio appellandosi alle ultime decisioni europee, ed altrimenti con un ricorso alla Corte Costituzionale sulla preminenza dell'articolo 32 (tutela della salute, bene primario) e sul ruolo di Ufficiale Sanitario di cui i Sindaci sono investiti fin dal lontano 1934, di emettere ulteriori provvedimenti da parte dei Primi Cittadini (dove esistano e non ci pare questo il caso di Trieste).
Scendiamo nel Friuli Venezia Giulia dove sono una dozzina i Comuni ad aver interdetto la sperimentazione 5G a partire da quelli di Udine e Sacile.
Ma il dato preoccupante è la posizione di preminenza ed unicità affidata all'ARPA fvg, che dipende dall'assessore regionale all'ambiente, ed abbiamo detto tutto, sui controlli delle emissioni e dei campi elettromagnetici prodotti dalle installazioni di telefonia mobile, a cominciare da quelle preesistenti (3/4G).
A parte il divertente comunicato ufficiale dove l'Arpa rassicura che le misurazioni fatte sul praticamente unico impianto 5G in Regione sono ampiamente sotto i limiti di legge, aggiungendo a suo involontario discredito, che però l'impianto in questione è pressochè inattivo, resta il fatto acclarato da anni ed anni che la credibilità di quest'organo di controllo, e degli assessori regionali che lo guidano, agli occhi dei cittadini del Friuli Venezia Giulia, è pari a zero,
Anche perchè non c'è praticamente inchiesta giudiziaria passata e presente per reati ambientali che non veda qualche funzionario, anche apicale, dell'Arpa fvg indagato o rinviato a giudizio.
Ma l'Arpa nella sua infelice nota dice anche un'altra cosa, e molto importante: ovvero l'escamotage, insomma il Cavallo di Troia, di nome e di fatto, offerto ai politici locali e alle imprese di telefonia.
Dove stabilisce che i Comuni prima di concedere nuove licenze edilizie di costruzione di ripetitori e antenne per il 5G, devono attendere il nullaosta tecnico dell'Arpa stessa, di cui la domanda di costruzione deve essere corredata.
Ma, aggiunge una riga sotto la stessa nota Arpa, nel periodo iniziale detto “sperimentale” gli operatori della telefonia installeranno i diffusori del segnale 5G sugli attuali esistenti impianti e ripetitori in uso per il 3/4G. Esimendo dunque imprenditori e politici dalla necessità di richiedere e concedere nuove licenze costruttive.
Ed è per questo che nella passata primavera-estate, almeno a Trieste c'è stata una vera e propria corsa degli operatori telefonici a costruire o potenziare tantissimi ripetitori ed antenne (formalmente 3/4G) addirittura saturando interi quartieri della città (vedi San Giacomo), e ben oltre ai limiti di legge per i campi elettromagnetici per lo scattare dell'effetto “cumulo”. Pare noto a tutti meno che all'Arpa fvg.
Rimane sempre in attesa di una risposta vera, non di quelle posticce mandate dal Comune, la richiesta di moratoria del 5G sul territorio comunale inoltrata da un avvocato per conto del Circolo Miani.
E resta stupefacente l'assoluto unanime silenzio che su questo argomento, così importante e sensibile per la salute dei cittadini e per l'ambiente, hanno mantenuto TUTTE le forze politiche presenti in Consiglio comunale ed in quello regionale. Ecco un'altra delle fondate regioni che ci porta a dare vita a Trieste Verde.
Va anche detto, così risparmiamo commenti inutili e dibattiti scientifici su questo articolo, che noi ci siamo presi la briga di chiedere la moratoria 5G, ed un piano regolatore per ripetitori ed antenne per le frequenze telefoniche, per eliminare l'attuale Far West di impianti stile Antenna Selvaggia, anche a tutela delle sempre più persone soggette ad “elettrosensibilità”, al Comune, non per pregiudiziale ostilità al “progresso”, ma semplicemente animati da quel buonsenso che dovrebbe ispirare l'operato di qualunque pubblico amministratore o di chi ricopre ruoli di responsabilità nei confronti della nostra comunità.
Partendo da un dato di fatto inoppugnabile allo stato delle cose: ovvero l'assenza della matematica certezza che questa nuova tecnologia sia assolutamente innocua a persone e cose, ed in attesa di un verdetto definitivo da parte del mondo scientifico, il saggio preferisce attendere prima che piangere poi.



Trieste. La mattanza degli alberi e della verità.

» Inviato da valmaura il 26 August, 2020 alle 2:57 pm

Mentono in due, e dei due quello che è più grave, ma diremmo a Trieste consueto, è che il piccolo giornale faccia propria senza alcuna verifica o riscontro la macroscopica bufala comunicata dal Comune. Si chiama “etica e professionalità” vero?
E devono essere proprio alla frutta, o se preferite alla disperazione, a Palazzo Cheba, se sentono il bisogno di ricorrere al giornalismo amico, prono e sempre disponibile, per ridare, m
a stavolta con una intera mezza pagina, esattamente la stessa notizia pubblicata cinque giorni orsono. Della serie “repetita iuvant”. Già questo fa sbellicarsi dalle risa e conferma quanto temano i risultati da noi ottenuti.
Leggete qua: “In media ogni anno si abbattono 90 alberi e altri 40 vengono eliminati perchè disseccati o resi instabili”. Scrivono i giuggioloni e riportano i giullari.
Ma forse intendevano dire 130 (il totale) al MESE e non all’anno. Basta leggere, quando si riesce, gli stessi elenchi, parzialissimi, forniti dal Comune. Infatti solo al boschetto dell’ex Opp, nonostante l’opposizione della Circoscrizione, a conferma dell’inutilità di questi enti così come sono, ne hanno fatto secchi 186 in una botta sola. E nell’elenco di febbraio i morituri erano 72, a luglio 55, ma solo sulla carta si intende. Per gli altri mesi non sappiamo ma vediamo quel che riusciamo.
“Disciplina ed onore” scrive la nostra Costituzione sull’obbligo comportamentale a cui sono tenuti gli amministratori pubblici, ovviamente Trieste esclusa.
Guardate un po’ qua la foto. Questo era un boschetto, in via Flavia all’Automarocchi (ex Ezit) ora non c’è più. Una spianata di cemento.
La seconda è la "pulizia" in Val Rosandra.
Ma in Comune erano distratti come il “giornalismo” domacio.
Trieste Verde: il giusto antidoto contro questa banda di sventurati.

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