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Circolo Miani » News Correnti » Page 103

FERRIERA. Perdona loro che non sanno quello che scrivono.

» Inviato da valmaura il 2 December, 2015 alle 11:15 am

Perché noi sicuramente non perdoneremo il maranza che smentisce se stesso.

E’ stato lui sul piccolo giornale a riportare virgolettate le frasi di Arvedi che annunciavano lo slittamento dei controlli sull’efficacia dei lavori per il contenimento delle emissioni, che tra l’altro non vuol dire una beneamata minchia: o rientrano nei termini di legge o sono appunto fuorilegge anche se si “contengono”,  ad aprile 2016.

Ora sentite cosa scrive il frugoletto dalla memoria cortissima “facendo venir meno anche le voci di quell’ulteriore verifica a primavera dapprima accennata e poi smentita dalla stessa azienda.” Insomma il maranza che smentisce se stesso a sua insaputa. Solo a Trieste e solo sul piccolo giornale può accadere.

E poi insiste contro ogni evidenza, anche i dati delle centraline di rilevamento (a proposito in via San Lorenzo in Selva si sono superati di slancio i 131 giorni di sforamenti sui 35 previsti dalla legge in un anno, e manca ancora un mese al 31 dicembre), che “I primi riscontri sull’efficacia dei sistemi di contenimento delle emissioni e in particolare dell’impianto di aspirazione della cokeria hanno dato i risultati positivi sperati”.  ??????? !

Ma con quella penna può scrivere quello che vuole, parafrasando il Carosello dei bei tempi andati in cui il maranza per fortuna dei triestini giocava ancora all’asilo.

Il bello è che scrive come la recentissima ordinanza sindacale sulla produzione di Ghisa che di fatto non riduce praticamente nulla, ma riconosce il perdurare e l’aumentare dell’inquinamento, sarebbe stata l’occasione per il rilascio dell’AIA da parte della Regione, del COMUNE di TRIESTE e della Provincia, pace all’anima sua.

Poi dà per scontato l’acquisto di Elettra, (centrale di cogenerazione elettrica) “praticamente” concluso da parte di Arvedi che ha atteso dal dicembre 2013 fino ad oggi per “praticamente” farlo, pagando, si spera di tasca sua e non con denari di provenienza pubblica, “praticamente” i venti milioni del prezzo. Ma qui il maranza, fecondo come non mai, ci illumina, scrivendo che, caso unico in Italia e precedente quanto mai innovativo ed invitante per tutti anche per quelli che di cognome non fanno Arvedi, il Ministero ..., ma usiamo le sue illuminanti parole così in caso di auto smentita può leggersele qui: “L’accordo però è raggiunto così come dovrebbe essere scontato il via libera ministeriale per l’autoproduzione”.

Chiaro? Così chiunque da oggi può installarsi in casa un minigeneratore e prodursi da solo la corrente che consuma senza doverla vendere all’Enel e poi ricomprarsela a prezzo imposto.

Chiudiamo la paginata osannante del maranza con il Commissario del Porto con la penna in mano fremente d’ansia di firmare una concessione trentennale a chi non ha onorato finora la prescrizione, contenuta nel glorioso Accordo di Programma, del Ministro alla Infrastrutture che lo ha nominato, di sgomberare dalle centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti speciali dell’interramento abusivo (la Procura è impegnata nella presentazione della seconda edizione del libro del giornalista sportivo sull’attentato all’oleodotto del 1972) lo Scalo Legnami, bloccando così i lavori della costruenda Piattaforma Logistica portuale. Ma per il Commissario del Porto ciò non sembra essenziale e prioritario: prima gli interessi di Arvedi che il Porto pubblico può attendere.

In quanto al rilascio dell’AIA lo avevamo scritto e detto in tutte le salse che la Regione per bocca dei suoi responsabili ci aveva comunicato ufficialmente il 9 giugno scorso che “l’Aia ad Arvedi verrà concessa a prescindere da qualsiasi considerazione tecnica perché così vuole, anzi ordina, la politica come scritto negli accordi di programma”.

Pertanto non ci aspettavamo nulla di diverso.

Troviamo invece singolare, ma poi non tanto se ci si pensa bene, l’uscita ampiamente pubblicizzata sul piccolo giornale e sempre a firma del maranza della responsabile di un comitato servolano sorto pochi anni fa che sostiene “Che uno stabilimento siderurgico non sia una fabbrica di caramelle e che produca fisiologicamente una serie di inquinanti è cosa ovvia, quello che non è comprensibile è che le istituzioni “ignorino” che tale struttura è collocata a stretto contatto di un quartiere residenziale, che i condominii sono collocati a 150-200 metri da una cokeria e da un altoforno, cioè che delle persone, neonati compresi, vivono praticamente dentro una fabbrica per sua natura inquinante senza però avere i dispositivi di protezione riservati a coloro che vi lavorano”.

Sintassi ed ortografia a parte vorremmo sapere quali siano “i dispositivi di protezione riservati” ai lavoratori visto che 83 di loro su 400 sono morti per i tre soli tipi di tumore accertati nella perizia della ASS per conto della Procura. 

E poi ci si permetta: la legge da non violare nei superamenti dei limiti non stabilisce che se la fabbrica è collocata in aperta campagna può ignorarla, come peraltro ribadito anche dalla sentenza della Corte Costituzionale del marzo 1990, e pertanto facciamo fatica a comprendere questa distinzione “geografica”.

E questo vale anche per le emissioni di zuccheri da una fabbrica di caramelle. A parte il fatto che autolimitare il raggio emissivo a Servola è un errore madornale quanto un favore enorme a proprietà e politica, ma forse proprio l’assidua frequentazione di questo comitato con i Laureni e Cosolini di turno senza “i dispositivi di protezione riservati” è stata loro fatale.




Il Comune di Trieste: NO a 10.280 triestini.

» Inviato da valmaura il 28 November, 2015 alle 2:00 pm

Giusto che la gente sappia, nonostante il silenzio del piccolo giornale.

Hanno affossato, votando contro alla mozione che la faceva propria, la petizione sottoscritta da 10.280 cittadini (promossa dal Circolo Miani e da Claudio Magris, Gherardo Colombo, Adriano Sofri, tra gli altri) senza nemmeno invitare i promotori ad illustrarla in aula: i consiglieri del PD più il Sindaco Roberto Cosolini. Ai quali si sono uniti i voti dei fiancheggiatori di sempre: Decarli e Cetin, già Italia dei Valori (non ridete per favore), del ricercatore dell’Istituto di Storia del Movimento di Liberazione del FVG, fondato proprio da Ercole Miani e Galliano Fogar, Karlsen, a cui suggeriamo di proporre un cambio nome all’Istituto comunemente noto come della Resistenza in Desistenza.

Ma a determinarne la bocciatura sono stati gli eletti con la “Sinistra”, sia sotto le spoglie di Sel ed affini, che di Rifondazione Comunista: ovvero Marino Sossi, Mario Reali, Marino Andolina, Iztok Furlanic ed il neoacquisto Brandolisio a cui si è aggiunto l’ex leghista, poi civico, ora socialista Roberto De Gioia, appropriatamente visto che non si votava sul Carnevale.

Non hanno partecipato al voto concorrendo così alla vittoria del PD gli eletti con il Centrodestra, che seguire sigle e mutamenti è praticamente impossibile: Bandelli e Rosolen, Ferrara, Cannataro, Giacomelli e Lobianco, Rovis, oltre all’eletta di Sel: Gerin.

Un grazie vada ai consiglieri che l’hanno presentata e sostenuta con il voto: Bertoli, Giorgi, Grilli, Declich, Camber per il Centrodestra e Menis, Patuanelli e Bassi per i Cinque Stelle.

Ora due parole su questa “sinistra”: di governo e di mezza/quasi opposizione, forse ma non troppo.

Partiamo dalla genesi di questa mozione. Semplicemente la maggioranza si era rifiutata di discuterla in aula durante una seduta del Consiglio, ascoltando i promotori dell’iniziativa (il Circolo Miani e Maurizio Fogar, primo firmatario tra i 10.280 sottoscrittori).

Allora alcuni consiglieri (in particolare Bertoli, Giorgi e Menis) l’avevano fatta propria proponendola come mozione per evitare che cadesse nel nulla, e avevano chiesto la procedura d’urgenza per discuterla subito. Urgenza respinta dagli stessi che in aula hanno votato contro.

La motivazione? Il vertice dell’assurdo. L’accusa ai presentatori di volere “strumentalizzare” la petizione che loro, i “puri e disinteressati”, volevano semplicemente cancellare.

In quanto a questa “sinistra” c’è poco da dire. Defunta, isolata dal “popolo” che 10.280 cittadini rappresentano, totalmente avulsa dai principi fondanti la nostra Repubblica scritti nella Costituzione sorta dalla Resistenza. Ignorante pure dei valori e delle idee di progresso ed emancipazione che due secoli di storia hanno rappresentato, a partire dalla solidarietà, dalla legalità ed uguaglianza. La libertà di pensare l’hanno persa da tempo.

Insomma destinata a sparire tra colpi di coda e polemiche di retroguardia.

In quanto al PD non ci sembra proprio il caso di parlare di sinistra (quella vera non quella di cui sopra): oggi è un correntone doroteo (la destra della vecchia DC) attento solo al potere, ed una semplice associazione di interessi elettorali.




Ferriera. Il “rigore” di Comune e Regione.

» Inviato da valmaura il 25 November, 2015 alle 12:28 pm

“Noi possiamo muoverci solo su dati tecnici non opinabili. Il nostro è un percorso estremamente rigoroso” afferma Laureni.

Perdinci e perbacco, scemi noi che in tutti questi anni, si tranquillizzi il Laureni che è in buona compagnia, non ce ne eravamo accorti: del “rigore” bene inteso.

Facciamo un piccolo passo indietro, di qualche annetto per la precisione. E partiamo proprio dagli strumenti a disposizione degli enti pubblici impersonati dai Laureni di turno per vigilare ed applicare il “rigore”.

Questi si riducono praticamente ad una sola parola “centralina” di monitoraggio. La storia di questi strumenti a Trieste è semplice e fa capire subito come il “rigore” si riduca ad un gioco dell’oca (una casella avanti e tre indietro).

A partire dalla prima serie di centraline (vi ricordate il cassone di piazza Goldoni?) allora gestite dalla Provincia di Trieste con il suo Laureni, si finì in cronaca nera con forti tinte di ironia rosa, quando la magistratura di Padova che si occupava del fallimento fraudolento della ditta a cui la nostra Provincia aveva affidato manutenzione e gestione delle stazioni di monitoraggio le perquisì.

Sorpresa: erano vuote. Si proprio delle scatole metalliche vuote che si erano portati via per venderli perfino i lavandini e la rubinetteria interni.

Restava un mistero. Per quasi un anno il piccolo giornale aveva pubblicato (allora sopra la testata della prima pagina di cronaca di Trieste) quotidianamente i dati “sulla qualità dell’aria” che l’azienda passava alla Provincia e questa girava alla stampa. Probabilmente i numeri li sceglievano gettando i dadi. Ma nessuno, né la Provincia né il giornalismo domacio si insospettì. Fino appunto alle perquisizioni degli impianti effettuate, sarà sempre un caso, non dalla Procura di Trieste ma da quella di Padova.

Dunque più che affidarsi al “rigore” era il caso di rivolgersi ad un croupier o al Mago Otelma.

Poi intervenne nonna Regione che stabilì che tre erano le centraline di riferimento per misurare la qualità dell’aria a Trieste (quella di via Svevo, nel campo giochi dell’istituto scolastico frequentato da 850 bambini molti a tempo pieno, quella di via del Carpineto e quella di piazza Libertà).

Ovviamente questa rete di monitoraggio doveva trovare uno strumento attuativo nei Piani d’Azione Comunale (PAC) che per legge, europea e statale, dovevano entrare in funzione entro il maggio 2005.

Peccato che il Comune di Trieste abbia fino ad oggi, dieci anni dopo il limite di legge, in vigore solo due PAC: quelli sul traffico e sugli impianti di riscaldamento. Manca, guarda caso, quello che la legge fissava come il più rilevante, ovvero quello per l’inquinamento da fonte industriale.

E qui da anni si assiste ad un indecoroso e comico balletto con scaricabarile tra i Laureni comunali e regionali. Ovvero il Comune dice che la Regione si è riservata la potestà gestionale diretta su questo ultimo Piano e la Regione rilancia sostenendo per anni che tale Piano non poteva entrare in vigore prima di aver approvato uno Studio regionale sulla Qualità dell’Aria che si respira in Friuli Venezia Giulia. Che la gente si ammalasse e morisse mentre questi “studiavano” era dettaglio irrilevante.

Ovviamente sia il Ministero dell’Ambiente che la Comunità Europea sanzionarono duramente quanto pubblicamente questa perdurante inadempienza della Regione che sostanzialmente fece spallucce. Morale della favola il PAC (ricordate il significato che la legge attribuisce alla C finale: COMUNALE) è tuttora un fantasma.

Poco male direte voi, che per fortuna c’è il regio decreto del 27 luglio 1934, confermato poi dalle leggi repubblicane sugli enti ed autonomie locali, che affida al Sindaco il ruolo di Ufficiale Sanitario del Comune con la più ampia facoltà di intervenire attraverso ordinanze a tutela della salute dei cittadini. Ordinanze a cui tutti devono attenersi ed operare sotto il diretto comando del sindaco. Esse sono “sovra legem”, ovvero contro le ordinanze dell’Ufficiale Sanitario non ci si può appellare ad alcuna magistratura. Poi ci sarebbero pure gli articoli della nostra Costituzione: il 32 ed il 41, che non servono per giocarseli al Lotto ma per applicare la prima legge della Repubblica italiana.

Ma questa è un’altra storia e vi rimandiamo alla lettura dell’articolo “Comune-Ferriera. Io accuso”.

Torniamo alle centraline di Trieste. Quando la Procura si ricordò di esercitare il ruolo di controllore del rispetto delle leggi nei confronti della proprietà della Ferriera ed affidò le prime analisi e rilevamenti ad un suo consulente di fiducia, il Cigra dell’Università di Trieste, nel corso di una ispezione alla centraline delegate alla gestione dell’Arpa, ma per metà di proprietà della Sanitas la ditta di fiducia del Gruppo Lucchini, riscontrò che queste erano starate per difetto. Ovvero come pubblicò allora la stampa locale dal report della Procura se il dato era 100 loro rilevavano 60.

Tanto è vero che il caso fu confermato negli anni. Ad ogni perizia della Procura, che normalmente aveva una durata semestrale, il Cigra rilevava una significativa differenza tra i dati raccolti dalle sue apparecchiature e quelli rilevati dalle centraline date in gestione all’Arpa, anche quando la distanza fisica tra i due impianti si riduceva a poche decine di metri.

Sempre invece i dati rilevati dal Cigra erano in linea con quelli raccolti dalla centralina, mezzo mobile, di via San Lorenzo in Selva, l’unica a Trieste certificata e testata dai tecnici del Ministero dell’Ambiente. E non a caso quella contro cui negli anni la vecchia proprietà ed ora la nuova della Ferriera hanno sferrato una continua offensiva per disconoscerne la validità, sostenendo che è troppo vicina allo stabilimento (ma ancora più vicina alle ultime case di via San Lorenzo) e che pertanto misura la situazione interna della fabbrica.

Tesi contestata fino all’intervento dell’attuale direttore dell’Arpa, Marchesi, complimenti vivissimi, dall’allora direttore del dipartimento di Trieste, ing. Stelio Vatta, e che ha di fatto allineato l’Arpa alle posizioni Arvediane.

Ma anche dando per buona l’attuale posizione dell’Arpa questo sta a significare che i 400 lavoratori della Ferriera passano otto ore al giorno in una camera a gas. Forse che essere dipendenti dello stabilimento toglie loro i diritti a tutela della loro salute e della vita? E i sindacati?

Tacciono ovviamente, come non hanno detto mezza parola da due anni a questa parte sugli 83 lavoratori morti per tre tipologie di tumori comprovati dalla perizia della ASS triestina e causati dalle mansioni svolte in Ferriera.

Ma torniamo alle centraline, che sono lo strumento attraverso cui sviluppare il “rigoroso percorso” laureniano.

Consci oramai della insostenibilità della credibilità di questi strumenti il Consiglio Comunale (febbraio 2010) ed il Presidente della Regione, Renzo Tondo (marzo sempre 2010) avevano votato all’unanimità ed annunciato sulla stampa la decisione “irrevocabile” di acquisire la proprietà ed il diretto controllo della rete di monitoraggio a Trieste. Come è andata a finire lo si sa. Nulla è stato fatto e periodicamente politici ed associazioni in cerca di voti e visibilità tornano a sollevare il problema fidando nella complicità della stampa locale e nella non memoria dell’opinione pubblica.

Dunque affermare la necessità di avere dati “scientificamente certi e comprovati” per assumere provvedimenti che non siano come l’ordinanza di ieri del Sindaco, significa disporre di una rete di centraline affidabili, quindi allo stato attuale significa non fare nulla. Tutto il resto è silenzio.

Ultima storia che andrebbe rimembrata. Quella delle centraline che la Regione aveva messo come vincolanti per far partire nell’ottobre del 2000 la produzione della Sertubi.

L’unica installata, ad un palo della luce di fianco alla Torre del Lloyd per settimane aveva il cavo della alimentazione elettrica scollegato e penzolante sull’aiuola e solo l’intervento di Fogar e del Miani, con i Carabinieri di via Hermet, costrinse la proprietà di quella fabbrica nata morta a collegarlo alla rete elettrica.

A proposito non è che la Ferriera sfori il limite delle emissioni solo tot giorni all’anno, semplicemente non essendoci stazioni di rilevamento nel semicerchio che va da via del Carpineto a via Svevo, ovvero in tutta l’area del Vallone di Muggia, quando il vento soffia in quella direzione nessuno rileva le emissioni inquinanti che escono 365 giorni all’anno.

Chiaro no?

Ah Laureni, ma nell’audizione regionale del 13 novembre la proprietà non aveva annunciato che i lavori sull’Altoforno erano stati FATTI?

Un pò come le sue dichiarazioni dell’ottobre 2014 sugli effetti mirabolanti della ordinanza da lei scritta e firmata da Cosolini che aveva prodotto, a suo dire, una significativa riduzione delle emissioni della Ferriera, salvo essere smentito in tempo reale dalla notizia che la Procura aveva battuto un colpo ed aperto un procedimento per otto gravissimi episodi di inquinamento provocati dalla Ferriera proprio in settembre ed ottobre 2014.

Con questi arbitri non si fischia neppure un corner altro che un Rigore.




Comune-Ferriera. Io accuso.

» Inviato da valmaura il 24 November, 2015 alle 1:39 pm

Di mendacio chi ha dichiarato sulla stampa (dal piccolo giornale alle trasmissioni televisive, a partire dai servizi realizzati dalla redazione delle Iene) che il Comune non ha gli strumenti per intervenire concretamente. E che il sindaco non può emettere ordinanze di fermo impianti industriali inquinanti.

Di offesa alle istituzioni chi ha dichiarato le stesse cose nell’aula del Consiglio comunale di Trieste, sapendo di dire cosa non vera ed atta a sviare il giudizio e l’assunzione di opportune e fondate decisioni da parte del massimo consesso cittadino.

Di ignoranza grossolana delle rispettive competenze che le norme giuridiche statuali, a partire dal Regio decreto degli anni Trenta del secolo scorso, assegnano al Sindaco in qualità di Ufficiale Sanitario del Comune alle cui decisioni sono sottoposte tutte, senza esclusione alcuna, le strutture deputate alla tutela della salute e della sicurezza pubbliche.

Di aver concorso al pregiudizio della salute di tante persone, cittadini e lavoratori, violando gli articoli 32 e 41 della Costituzione della Repubblica italiana omettendo di mettere in atto tutte quelle misure indicate dalle leggi atte a tutelare la salute dei suoi amministrati.

Di aver rinunciato per ignoranza, interesse, o scarsa convinzione, o visione strumentale della politica, ad esercitare appieno il diritto dovere del dissenso, della ferma opposizione, della civica protesta e denuncia, tutti coloro che hanno di fatto permesso e consentito che ciò avvenisse pur ricoprendo un ruolo istituzionale o amministrativo.

Di omesso esercizio del controllo e della vigilanza sull’operato degli amministratori comunali, pur avendone la potestà e l’obbligo di legge, chi se ne è astenuto.

                                                                   Maurizio Fogar

Allegati:

Ordinanza Sindaco di Piombino fermo Cokeria Lucchini

http://www.circolomiani.it/doc/ordinanza%2027%20forni.pdf

Sentenza TAR Toscana di rigetto riscorso Lucchini (confermata anche dal Consiglio di Stato)

http://archivio.ambiente.it/giurisprudenza/pdf/051215TAR1059.pdf

Sentenza Corte Costituzionale dd. 7 marzo 1990

http://www.giurcost.org/decisioni/1990/0127s-90.html




Ferriera. Il muro di gomma.

» Inviato da valmaura il 22 November, 2015 alle 12:25 pm

Francamente sono stanco di dover sempre “aprire” con la questione Ferriera. E sono passati 17 anni, dunque capirete. Purtroppo però, abitando a Trieste, sono condannato a respirare ogni secondo quello che la Ferriera, e non solo, emette nell’aria. E sia chiaro che non vivo nei quartieri vicini allo stabilimento. Dunque anche oggi ne parliamo.

Sabato mi ha scritto una lettera il consigliere comunale Lorenzo Giorgi, unico sui 41 di Trieste ad essere presente all’assemblea di domenica scorsa al Circolo Miani, per informarmi che durante la seduta del Consiglio comunale di venerdì era stata votata, ed immagino discussa, la mozione delle opposizioni (Centrodestra più Cinque Stelle) che faceva propria la petizione promossa dal Circolo Miani e sottoscritta da 10.280 concittadini. Come i lettori di queste pagine sanno si tratta della immediata chiusura della Cokeria, del fermo di Altoforno, Agglomerato e Macchina colare per la verifica sull’effettiva attuazione dei lavori previsti nella perizia della Procura. E qui consentitemi una parentesi: vi sembra normale che in un paese appunto normale siano oltre diecimila cittadini a chiedere quello che invece la stessa Procura dovrebbe pretendere? Certo che no, ma continuiamo. E della destinazione vincolata dei finanziamenti pubblici al mantenimento dei livelli occupazionali, ovvero a tutela di lavoratori e famiglie. Lavoratori di cui peraltro oltre una trentina, della Ferriera ex Lucchini, non sono ancora stati riassunti.

Dunque la mozione è stata respinta dalla maggioranza, PD e satelliti, ed immagino pure con il voto o la benevola, per il PD, astensione degli eletti della sinistra (SEL, quel che ne rimane, e Federazione della Sinistra) altrimenti sarebbe stata approvata. Ma su questo attendo ragguagli.

Il tutto ovviamente senza invitare i proponenti ad illustrarne le ragioni nell’aula consiliare con sonoro senso del disprezzo verso i diecimila 280 firmatari, e senza nemmeno informarli come gesto di normale buona educazione della discussione in Aula quel venerdì.

Ma la maggioranza, oramai un magma di sigle e persone anche elette su posizioni dichiaratamente opposte, probabilmente si vergognava di votare no se qualche cittadino, futuro elettore, li osservava.

Questo comportamento carbonaro non trova altra spiegazione ad ulteriore discredito di una istituzione, il Consiglio comunale, di cui pochi, assai pochi, sembrano preoccuparsi pur a fronte di un rifiuto della politica, e delle istituzioni, che a Trieste in occasione dell’ultimo voto, quello sulla Regione, ha raggiunto oramai il 60% degli elettori che non si sono avvicinati ai seggi.

Questa responsabilità è condivisa pure dalle opposizioni e ne spiego subito le ragioni.

La prima, è che sulla vicenda Ferriera, che investe non solo la più rilevante emergenza sanitaria ed ambientale della città ma che rappresenta il vero snodo per il futuro sviluppo, o fine, della stessa a partire dal Porto, non si può intervenire a “spizzico magnifico”, magari a ruota di qualche episodio, ma bisogna inchiodare l’istituzione Comune a discuterne, e possibilmente risolverla, ogni giorno che Dio manda in terra.

La seconda, è che quando accadono episodi del genere di venerdì sera bisogna intervenire con tutta l’energia possibile per impedirne l’attuazione, a costo di far interrompere i lavori del Consiglio occupandone l’aula. Una apparente illegalità necessaria per tutelare i principi della Costituzione e dunque la massima legge della nostra Repubblica, a discapito dei suoi violatori. Una amministrazione e una maggioranza che rinnegano e disprezzano le volontà dei cittadini e dunque negano ruolo e funzioni all’istituzione comunale.

Era stato lo stesso padre costituente democristiano Giuseppe Dossetti ad insistere perché nella scrivenda Costituzione fosse inserito un articolo che imponesse il diritto-dovere dei cittadini di non rispettare le leggi quando queste fossero inique. Ma evidentemente ai pronipoti di quello spirito democratico, cristiano, popolare e riformista, a cui alcuni amministratori locali aspirano a richiamarsi, non è rimasta memoria né traccia. Ne prendiamo atto per l’ennesima triste volta.

Questa politica non è altro che un muro di gomma incapace perfino di prendersi responsabilità pubbliche ed hanno ridotto, questo ci preoccupa assai, le istituzioni che dovrebbero essere di tutti a mere esecutrici della volontà di conservazione del potere. Non parliamo di progetti od idee che a Trieste sono almeno trenta anni che non se ne vede discutere seriamente una.

E lavorano in perfetta sintonia, una volta di più, con la stampa locale che su tutta questa vicenda ha taciuto nella “cronaca” di Giovanni Tomasin. Giovane e “promettente”, Possamai non può che esserne soddisfatto.

NO  FERRIERA! - SI TRIESTE! la nostra legittima difesa.





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