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Circolo Miani » News Correnti » Page 103

Porto e Trieste. Noi lavoriamo così.

» Inviato da valmaura il 11 September, 2020 alle 1:52 pm

Oggi sulla stampa, che ha sempre censurato ed oscurato le nostre posizioni, grande spazio alla “scoperta” da parte di ministri ed autorità varie presenti ad Esof dell’opportunità, noi la definiamo piuttosto urgente necessità, di “elettrificare” le banchine dove attraccano le navi (noi aggiungiamo tutte: da quelle crocieristiche, a quelle mercantili, alle petroliere Siot), per far spegnere i motori necessari a far funzionare i servizi di bordo mentre sono all’ormeggio. Esse infatti sono causa di un inquinamento che si abbatte sulla città superiore a tutto quello prodotto annualmente dal traffico automobilistico, oltre all’inquinamento acustico causato, in specie nelle ore notturne, dal rombo dei motori.
Non è una novità, e non meritiamo il Premio Nobel per questa iniziativa: la “scoperta”, non è recente e non è nostra, che parte dalle indagini sanitarie sull’elevata incidenza di tumori, malattie cardiache e respiratorie nelle grandi città portuali realizzate da oltre 30 anni, negli Stati Uniti, in Germania e nei paesi nordici.
Tant’è che la stessa Comunità Europea ha recepito il problema varando misure e finanziamenti atti ad incentivare il passaggio dalla nafta all’energia elettrica nella fase portuale. Ed anche il Porto di Trieste ha ottenuto un contributo di 800.000 euro stanziati dall’Europa proprio per avviare in loco il passaggio, come ci ha confermato Zeno D’Agostino nel lungo incontro avuto a fine luglio.
Ora non ci interessa veder riconosciuto il “primato”, il merito di aver sollevato la questione con decine di articoli da un due annetti a questa parte dal titolo “Porto Green”, e non solo su questo aspetto, nel silenzio TOTALE di tutte le forze politiche e siglette "ambientaliste" varie, nessuna esclusa anche quella a cui fa riferimento Patuanelli, oscurati ovviamente da stampa e televisioni asservite loro.
Ma ci preme invece far notare come si lavora da queste parti: informando, denunciando i problemi e presentando le soluzioni, che come in questo caso ci fa piacere vedere condivise dalla Presidenza dell’Autorità Portuale, alla quale però diciamo che non va messo tempo in mezzo, ovvero che bisogna passare ai fatti presto e bene, a partire dalla specifica criticità della Siot.
Attendiamo dunque di fissare la data nel mese, come concordato a luglio, per il secondo confronto con i vertici portuali.
Ora ai lettori ed ai triestini giudicare se siamo più affidabili e competenti noi, o i politici “esperti” che governano, dalla maggioranza e dall’opposizione, la nostra città e la nostra Regione. Di una cosa siamo però certi: che nei “santini” elettorali pubblici e privati ne parleranno in termini roboanti, accanto alle solite promesse.
Per noi invece conta, e non solo su questo, quello che si è fatto, o nel loro caso NON fatto, in questi anni passati e non le balle elettorali. Per i Triestini non sappiamo, anche se, visto il recente passato, non ci sentiamo di essere troppo ottimisti.
E’ su queste basi che nasce Trieste Verde, uno strumento utile per la nostra comunità, oppure non ha senso alcuno che nasca.



Tutto il Paese è Monfalcone.

» Inviato da valmaura il 10 September, 2020 alle 2:41 pm

«Dragaggi illeciti». Otto indagati, nuova bufera sul porto di Monfalcone.

Attività di gestione illecita di rifiuti costituiti da fanghi di dragaggio in assenza di qualsiasi autorizzazione.
Perché erano troppi quegli 80 mila metri cubi di fango da dragare per essere considerati una «manutenzione» del canale di accesso allo scalo. Troppi anche per essere ricollocati in mare in un’area vicina che non ostacola la navigazione come poi è stato fatto.

La Procura isontina ha ottenuto la pronuncia della Corte suprema di Cassazione, terza sezione penale, che le dà ragione in toto: i quantitativi coinvolti per considerare una manutenzione devono essere inferiori a 10 mila metri cubi e non 80 mila, i sedimenti devono presentare tossicità assente, e devono essere esclusi impatti su biocenosi (la comunità delle specie di un ecosistema che vive in un determinato ambiente marino).
Tutti «in assenza di qualsiasi autorizzazione». E la Procura si riferisce a quella «illegittimamente rilasciata» nel 2016 e «priva dei requisiti essenziali relativi alle analisi richieste per legge» dalla Regione e in particolare dalla direzione del servizio idrico.
E che ora vede indagato nuovamente l’ex direttore del servizio, Pietro Giust a cui vengono contestati tutti i reati degli altri.
E l'ARPA, la sempre vigile Arpa che dice? Dov'era?
«Ogni volta che si colpisce un’impresa, e parlo di un’azienda storica, è come se si colpisse il sistema economico del paese – commenta amaro lo stesso Buttignol, uno dei difensori degli indagati – bisognerebbe pensarci bene prima di farlo».
Forse bisognerebbe pensarci benissimo prima di commettere fatti illeciti, o no?
Ed in quanto a “colpire il sistema economico del Paese” mai letto cosa più risibile. A colpire l'economia dell'Italia sono le tante troppe imprese che per decenni hanno evaso il fisco, collaborato con la criminalità organizzata e corrotto per drogare il mercato ed eliminare le ditte oneste.
Non la magistratura che persegue i disonesti o gli illeciti.
Ma vallo spiegare ad un avvocato laureato in giurisprudenza.




Silos Trieste e l'ispettore Callaghan.

» Inviato da valmaura il 9 September, 2020 alle 2:27 pm

Se l'intenzione è quella di specularci elettoralmente in accordo con stampa e televisioni, sempre pronte all'uopo, sull'invasione dei migranti, allora la cosa avrebbe un senso e perfino una perversa logica. Ma non facciamoli più intelligenti di quanto in realtà sono.
La questione Silos baraccopoli (da trenta e passa anni destinato a rinascere come Ipermercato e Centro Congressi, è una mania locale, proprietà di privati) spunta come un fi
ume carsico ogni tre mesi, e son passati quattro anni e mezzo oramai da quando l'allora ViceSceriffo, oggi promosso Marshal regionale, Roberti ne promise sul suo sangue lo svuotamento e la sigillatura. Da allora è arrivato in Comune l'ispettore Callaghan-Polidori e anche lui a giurare la costruzione di un nuovo Muro di Berlino, copyright Fedriga, non sui 242 chilometri di confine mai sui duecento e passa metri attorno al Silos.
Francamente un fallimento e una incapacità totali. Se anche oggi il giornalista-attore Sarti scrive una nuova puntata sulla sua visita al Silos bivacco permanente e disumano di decine di persone, famiglie comprese.
La vicenda va risolta una volta per tutte. Prima per una questione di umanità e sicurezza sanitaria.
Preso atto che queste persone sono a Trieste e vista l'incapacità di accoglierle nelle sedi preposte per mancanza di posti, esse vanno ospitate in una nuova (uno dei tanti immobili pubblici in disuso, riattato spartanamente alla bisogna) struttura che ne permetta una permanenza dignitosa ed un adeguato controllo sanitario.
Secondo perchè a chi si fa bello del rilancio turistico di Trieste e del Porto Vecchio va ricordato che il Silos, quell'immenso rudere scandalosamente lasciato dai proprietari in totale abbandono, è proprio a cavalcone tra la Stazione, la rifatta si fa per dire Piazza Libertà, ed il monumentale ingresso di Porto Vecchio per la cui panoramica il Podestà ha aperto da anni la guerra della Tripcovich, di cui la povera Sissi è un danno, finanziario per la collettività, collaterale.
E dunque si faccia quello che chiunque sano di mente avrebbe fatto in questo passato quadriennio. Vista la sordità finta o reale della proprietà si murino ingressi e finestroni del rudere, senza danneggiarlo ulteriormente in quanto vincolato dalla Sovrintendenza, e si mandi il conto al suo proprietario, e se non dovesse pagare si espropri il bene prima che cada a pezzi o prenda nuovamente fuoco, anche se sotto l'Austria si costruiva meglio e durevolmente rispetto, che ne sappiamo, ad una odierna piscina terapeutica.



E’ il presente a non essere sostenibile.

» Inviato da valmaura il 8 September, 2020 alle 3:23 pm

Esof si avvia alla chiusura odierna, e se una cosa si può affermare senza paura di smentita è che esso è passato su Trieste come acqua sul vetro, e non poteva quasi essere diversamente, Covid o non Covid.
Resta l’incognita dell’utilizzo futuro del grande scatolone del nuovo centro congressi, la cui capienza rimane comunque modesta, e soprattutto la sua collocazione decentratissima rispetto al Paese e con scarsissimi collegamenti ferro
viari e aerei non paiono di buon auspicio. Auguri.
Ovviamente il refrain preferito di questa edizione di Esof è stata la costruzione di un “futuro sostenibile” e possibilmente “Green”. A parte l’ironia della location scelta, ovvero Trieste una città che negli ultimi anni si è distinta proprio nell’esatto contrario: da nuove cementificazioni in un territorio piccolo e già fortemente compromesso, a costanti deforestazioni ed incurie contro il verde urbano.
Ma forse a questi operatori è sfuggito un piccolo particolare, ovvero che è il presente a non essere sostenibile per decine di migliaia di concittadini, invisibili, che non compaiono nei convegni o nei dotti dibattiti, e di cui politica e “informazione” non si occupano perché non hanno “potere”, perché appunto sopravvivono in solitudine ed emarginazione la loro condizione di povertà.
Perfino l’Inps li prende per i fondelli ritardando di mesi (manca una "circolare") l’adeguamento dell’assegno di invalidità civile imposto da una sentenza della Corte Costituzionale, recepito, e non poteva essere diversamente, dal Governo, e che scandalosamente è fermo da decenni a ben 297 euro al mese.
Poi c’è l’ulteriore beffa del reddito d’emergenza Covid, quei famosi 600 euro beccati da consiglieri regionali e parlamentari che incassano già dagli ottomila ai dodicimila euro netti al mese, ma negati a chi invece sopravvive con l’assegno di invalidità o con i 187 euro mensili del Rei.
Perché qualcuno dei dotti e degli intellettuali presenti oggi all’arrivo del Presidente Conte non glielo ricorda?
Che almeno su una cosa rendano concretamente utile questa settimana esofiana.



Scandalo ospedali.

» Inviato da valmaura il 6 September, 2020 alle 12:29 pm

Poggiana te ne devi andare, magari assieme al Riccardi !

Lo studio richiesto dall’Azienda sanitaria all’Università di Trieste, la cui relazione conclusiva porta la data del 31 dicembre 2018, sulla qualità dei pasti distribuiti nei tre ospedali triestini (Cattinara, Maggiore, Burlo) ai pazienti ed ai dipendenti dà questo esito.
"Le analisi sui campioni di cibo parlano chiaro. Che si tratti di verdure, carne o pesce, si registrano valori antiossidanti crollati, vitamine drasticamente ridotte, processi ossidativi e cattivo odore.
La cuoca “Serenissima” produce i pasti a Rovigo anche venti giorni prima del consumo, li raffredda, li conserva in atmosfera controllata e li consegna due volte a settimana alle varie sedi, dove vengono riscaldati e distribuiti. I risultati sono di bassissimo livello. Rispetto al prodotto cucinato espresso, i dati dell'ateneo dicono che la bieta passata ha una capacità antiossidante (Teac) più bassa del 74% e valori di vitamina A ridotti dell'89%. La vitamina A contenuta negli spinaci "cook and chill" è più bassa del 95% rispetto al prodotto di riferimento e la Teac segna il -42%. Si riducono sensibilmente anche i valori vitaminici della carne, ma in questo caso colpiscono i processi ossidativi dei grassi: i perossidi balzano in su del 227% nel caso del manzo e del 166% in quello del pollo. I problemi maggiori li dà il pesce: «I campioni (di verdesca, ndr) erano tutti caratterizzati da intenso odore sgradevole riconducibile alla degradazione dei composti azotati». I perossidi sono più di sei volte i livelli di riferimento e i valori di istamina superano i 400 mg per chilo.
La relazione evidenzia più dati problematici con una situazione preoccupante, tra perdita dei valori nutrizionali e sviluppo di composti ossidanti”.
Riceve la relazione e la legge, si spera, il neo commissario prima e poi direttore generale Antonio Poggiana, nominato dalla Regione su proposta dell’assessore alla Sanità Riccardo Riccardi ed entrato in carica il 1 gennaio 2019 (il giorno dopo la consegna dell’indagine all’Asugi).
Ambedue i suddetti nulla fanno per quasi due anni, salvo continuare a rinnovare in proroga un contratto di fornitura alla stessa ditta “Serenissima” al costo, per i contribuenti triestini, di 5 milioni di euro all’anno.
E cosa fa ieri il nominato di Riccardi ai vertici dell’Asugi triestina?
Si scusa, si dimette e se ne va da Trieste? Assolutamente no, anzi.
Prima dichiara che quei dati sono “vecchi”, poi che male ha fatto la stampa a renderli noti, per iniziativa del consigliere regionale Ussai perché altrimenti Azienda Sanitaria, Regione ed anche Università avrebbero continuato a tenerli nei cassetti a stagionare come in questo biennio, ed infine attacca i criteri e la credibilità dell’indagine stessa e dell’Università di Trieste. Conclude che oggi le cose sono “cambiate” omettendo però di dire che il “cambiamento” è avvenuto appena da quattro giorni, si avete letto bene, a partire dal 1 settembre 2020 e su iniziativa della stessa “cuoca” Serenissima, che per altro, smentendo clamorosamente quanto appena dichiarato dal protegè di Riccardi ammette che l’indagine universitaria ha scritto il vero. Si becca infine una pepata smentita pure dall’Università giuliana.
E rimane tranquillamente al suo posto senza che l’assessore regionale lo rimuova all’istante, dopo questo ennesimo “incidente” ascrivibile a Poggiana.
E a nessuno viene in mente la cosa drammaticamente più importante: ovvero che per anni i pazienti (dagli anziani ai bambini), di cui la dieta è parte integrante delle terapie, a Cattinara, al Maggiore e cosa maggiormente disgustosa all’ospedale pediatrico Burlo, sono stati “nutriti” in simil modo. Operatori sanitari compresi.
Ma esiste una Procura della Repubblica in questa città?
E’ una domanda che sempre più spesso i cittadini a Trieste si pongono.





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