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'L'Eco della Serva'
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Parco del Mare? Ma BASTA!
Sono 14, quattordici, anni che il presidente a vita della Camera di Commercio ed altre cose, ci frantuma i santissimi con questa telenovela di un Parco, quello del Mare, che ha già cambiato cinque destinazioni, insomma un progetto..
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Buona Pasqua dal capo delle brigate proletarie verdi.
Ovvero dal Rosario al Mitra. Ora capiamo che espellere i “600.000 clandestini” come promesso dal “capitano” leghista in campagna elettorale era una bufala, ma si sa gli elettori sono di bocca larga: se hanno creduto..
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Circolo Miani » News Correnti » Page 102

Pensierini di Natale.

» Inviato da valmaura il 26 December, 2015 alle 11:56 am

Anche se per la verità i bambini triestini sono usi a scrivere più a San Nicolò che a Babbo Natale.

Sentita da un amico su di un autobus urbano, e non di quelli che portano a Servola, tanto per capirsi.

Discussione tra un uomo, definiamolo così anche se di umano aveva ben poco e non certo il cervello come capirete subito, ed una signora di mezza età.

Oggetto l’inquinamento e l’aria irrespirabile della città nelle ultime settimane.

Parte la signora lamentandosi dell’inerzia di Comune, Regione e Azienda Sanitaria e giudicando la Ferriera la principale responsabile dell’inquinamento a Trieste.

Ribatte l’uomo, chiamiamolo così e basta, che dopo aver sciorinato il classico repertorio dei minorati a piede libero, ovvero che la Ferriera era prima e le case sono venute dopo (infatti hanno scelto di edificarsi a due passi dalla fabbrica e non a Opicina perché preferivano così), e che i lavoratori (mille, come i garibaldini) con famiglie annesse andranno a mangiare a casa della signora, iniziava una penosa marcia indietro sotto le ragionevoli  osservazioni dell’interlocutrice. Fino alla resa finale che riassumiamo così: magari è vero che la Ferriera anche inquinerà ma solo Servola e poiché lui non abitava in quel rione la cosa non poteva interessargli di meno. Per la cronaca aveva usato il verbo fregare. Poi tanti saluti ed era sceso dal bus.

Perché abbiamo deciso di scrivere questa storiella per altro molto comune?

Ma perché essa descrive significativamente il genere umano che abita in Italia e più precisamente in questa propaggine che porta il nome di Trieste. Per fortuna è in città una esigua minoranza, lo dimostra il vero plebiscito di firme sulla recente petizione promossa dal Circolo Miani, ma esiste e continua a fare danni.

Non colpiscono tanto le banalità un tanto al chilo su chi è arrivato prima a Servola o su dove mangeranno i lavoratori. Siamo abituati alla grassa ignoranza di chi solitamente le pronuncia e a proposito, se lo Stato in questi ultimi quindici anni avesse destinato i tanti soldi pubblici stanziati a favore dei “padroni delle Ferriere” ai lavoratori, oggi non le quattrocento famiglie di chi lavora in fabbrica ma migliaia e migliaia di loro potrebbero vivere da benestanti il resto dei loro giorni.

No il cuore del ragionamento, se si può definirlo così, è la parte finale. Ovvero non stando a Servola me ne impippo della sorte dei suoi abitanti, dei danni alla salute ai quali migliaia di persone (dando per assurdo buona la presenza dell’inquinamento solo a Servola), bambini compresi.

Ecco questo invece esprime benissimo l’egoismo ed il modo di pensare di tanti troppi triestini, muggesani compresi. Va detto a parziale scusante che la principale responsabilità è della stampa e della TiVù locale che dal 2000, per favorire i proprietari della Ferriera e la politica loro complice, ha sostenuto senza interruzione di sorta questa versione contraria a tutte le evidenze.

Ma è un ben triste segno dei tempi. Fino all’ultimo decennio del secolo scorso infatti esisteva, rivendicato dalla cultura politica di due grandi e storiche forze politiche, sostanzialmente il PCI e la DC, un largo e diffuso senso di solidarietà. Di classe per la sinistra, e di fratellanza cristiana, almeno a parole come spesso rimprovera Papa Francesco, per la DC.

Insomma senza scomodare l’internazionalismo e i principi della Rivoluzione Francese da un lato e il Papa Buono dall’altro questo “menefreghismo”, legato nella memoria ad uno slogan fascista molto in voga sotto il regime, era largamente minoritario in Italia e comunque chi lo condivideva si vergognava a dirlo.

Oggi invece no. L’internazionalismo e la solidarietà umana, la Pietas, non arriva neppure al condominio dove si abita. E le parole di quell’uomo oggi esprimono un sentire purtroppo largamente diffuso. Ad ulteriore conferma del fallimento della politica come intesa dalla nostra Costituzione.

Basta osservare la gente camminare per strada. Quasi sempre di fretta anche se è domenica.

I tre quarti stanno col cellulare all’orecchio o ci smanettano su, messaggiano a ritmo continuo, con le cuffiette bianche piantate nei padiglioni auricolari neanche fossero agenti del FBI. Indifferenti a tutto ciò che li circonda, a dove camminano, spesso barcollando ed incespicando, alle persone che stanno attorno. Insomma alla vita di comunità. Se ne stessero chiusi in una stanza o attraversassero il deserto del Gobi non farebbe differenza. Chissà come abbiamo fatto noi sessantenni a sopravvivere in tutti quegli anni dove non c’erano Iphone ma neanche semplici cellulari, con al massimo un gettone telefonico in tasca. E dove il momento dell’isolamento, e forse della tranquillità, era caratterizzato dalla lettura di giornali, riviste, fumetti, e per i più stitici persino libri, quando ci si rinchiudeva al cesso per defecare. Storia a parte lo smanettamento con i porno che allora erano quasi casti.

Proviamo a fermarci un attimo a pensare e soprattutto a parlare con i nostri simili in carne e ossa?




Regione. Il regime vuole assassinare il Circolo Miani.

» Inviato da valmaura il 21 December, 2015 alle 10:10 am

Catone-Torrenti detto il censore.

Ha sentenziato. Ha dichiarato inammissibile l’emendamento presentato dal consigliere Dipiazza, e sostenuto da molti altri di opposizione e maggioranza, per salvare il Circolo Miani sanando non i debiti, come dice il Torrenti che se ne intende, ma le inadempienze regionali sulla controllata Ater, di Trieste. Giustizia ed equità dunque e non carità.

E’ lo stesso assessore, ripescato sulla poltrona dopo la sonora trombatura patita da candidato alle elezioni regionali, e già questo non è bello né rispettoso della volontà dell’elettorato triestino del PD, dalla Serracchiani, che rispondendo al collega Franco Rotelli che gli chiedeva un modestissimo intervento a favore del Circolo Miani, dichiarava “Non ci penso nemmeno”. Come se i quattrini che amministra fossero di casa sua o del partito di cui per anni è stato il “tesoriere”, e non di tutti i cittadini della Regione, Trieste compresa.

Se l’è cavata con la formula di “assenza di dolo per mancanza dell’effetto psicologico” nell’inchiesta aperta su di lui dalla Procura (era difeso dall’avvocato Borgna, per intendersi lo stesso della Lucchini, di Rosato e Arvedi) che, in parole povere, significa che il reato c’era ma lui non si accorgeva di compierlo. Certo una bella qualifica per dargli da amministrare centinaia di milioni di pubblico denaro. Come Pinocchio col Gatto e la Volpe.

Potremmo dilungarci tanto sul curriculum vitae del “rigoroso” assessore alla cultura ed al volontariato, ex elemosiniere del Pd al quale è succeduta nel ruolo la sua segretaria in Regione.

Non si salutano neppure per mantenere distacco e distanze formali, non si parlano ma solo scrivono dandosi del lei.

Ma meglio di tutto è riprodurre integralmente un articolo a piena pagina con fotona acclusa, apparso sul quotidiano di Udine e del Friuli, ma mai ripreso per mesi dall’omologo piccolo giornale locale nonostante abbiano tutti e due lo stesso editore e Torrenti, Bonaventura and company siano tutti di Trieste.

Buona lettura.

Finanziata la Coop che sostenne l'assessore Torrenti

Bonawentura è sponsor della campagna elettorale e ha fondi dalla Regione. L’assessore: non è inopportuno, basta ipocrisie di Anna Buttazzoni Messaggero Veneto 23 maggio 2014

UDINE. Non fa una piega l’assessore alla Cultura Gianni Torrenti. Anzi, ci scherza su. «Visto il risultato, quelle risorse non sono neanche state sufficientemente utili». Il caso va maneggiato con cura. Gli ingredienti sono i soldi e l’opportunità. I fatti. Alle regionali dell’aprile 2013 Torrenti era candidato tra le file del Pd. Per la sua campagna elettorale ha speso 11 mila 585,31 euro. Il finanziamento maggiore è venuto dalla cooperativa Bonawentura che gli ha consegnato 10 mila euro, per aiutarlo a essere eletto.

Ma chi è la coop Bonawentura? È la società che gestisce lo spazio e la programmazione del Teatro Miela di Trieste, teatro di cui Torrenti è stato presidente negli ultimi 15 anni. La coop Bonawentura viene finanziata dalla Regione, dal settore della Cultura, da tempo. Come gli altri teatri del Fvg, l’attività del Miela trova spazio e risorse nella Finanziaria, cioè la legge regionale per il bilancio di previsione. Nella Finanziaria 2014, approvata a dicembre, la coop Bonawentura ha ricevuto 440 mila euro. È stato il primo bilancio gestito dal governo regionale di centrosinistra che non ha voluto penalizzare la Cultura, incrementando il settore di 4 milioni rispetto alla previsione iniziale di 22 milioni programmata dal centrodestra un anno prima. L’assessore è Torrenti che in aprile non venne eletto, ma che la presidente Debora Serracchiani ha voluto in giunta come esponente tecnico alla Cultura. Il finanziamento della cooperativa alla campagna elettorale di Torrenti e il contributo ricevuto dalla Regione stanno in atti pubblici. E non esistono reati o abuso. È tutto regolare. Ma è anche opportuno? Per Torrenti sì, anzi è bene smettere d’essere ipocriti.

«Non ritengo che ci sia nulla di inopportuno. Esiste una legge – sostiene Torrenti – che regolamenta il finanziamento di persone e aziende alle campagne elettorali e tutti i dati vengono resi noti e sono trasparenti. Sarebbe bene, invece, smettere d’essere ipocriti. I soldi che la cooperativa ha dato a me sono rendicontati e soprattutto non sono soldi che la Bonawentura ha preso dallo stanziamento che riceve dalla Regione, sono risorse private della cooperativa. Per me l’importante è che ci fosse trasparenza e infatti ogni dettaglio è stato dichiarato, comunicato e pubblicato». Torrenti all’inizio del maggio 2013 si è dimesso dalla presidenza del Teatro Miela, appena nominato assessore regionale. «Ogni settore economico e sociale candida qualcuno – aggiunge l’assessore – e il settore della cultura di Trieste ha puntato su di me. Tutti i settori economici hanno rapporti con le pubbliche amministrazioni ed è normale che, nel rispetto dalla legge, le campagne elettorali vengano finanziate da qualcuno e che quel qualcuno siano le persone e le realtà più vicine al candidato.

Ognuno può pensarla come vuole, per me la cosa importante era che ci fosse la tracciabilità e così è. E poi – scherza Torrenti – i soldi della cooperativa non sono neanche stati sufficientemente utili visto che mancai l’elezione. Comunque, lo ripeto – torna serio Torrenti – è bene togliere il velo sui soldi che si ricevono in campagna elettorale. Vanno dichiarati ed è normale che provengano dalle realtà vicine a te e che ti sostengono».

Vero. Com’è vero che tra amici i favori si fanno e, se si può, si rendono.”




Sindaco. Un suicidio assistito.

» Inviato da valmaura il 19 December, 2015 alle 1:37 pm

Facciamo fatica a comprendere come il sindaco in carica, Roberto Cosolini, non si renda conto che episodi come quelli delle multe dei vigili, al Mercato ortofrutticolo ma non solo, siano letali per le sue speranze, già assai poche in partenza, di rielezione.

La sua sindacatura è stata costellata di infortuni, chiamiamoli così, come non mai. Poi purtroppo lui ci ha messo, e tanto, del suo, come nel caso delle interviste alla Nadia Toffa inviata delle Iene.

Iniziamo dalla farsesca vicenda della ripartenza, si fa per dire, del Tram di Opicina, che ha fatto ridere Trieste per oltre un anno. Proseguiamo poi con gli esperimenti di pedonalizzazione in centro preceduti dalla dissennata proposta di cospargere le periferie di parcheggi a pagamento dove prima da sempre erano gratuiti. Continuiamo con la commedia durata oltre due anni, con più di un centinaio di interrogazioni e non si sa quante sedute dedicate dal Consiglio comunale per risolvere la questione dei … 39 parcheggi di Largo Granatieri.

Un modello di autolesionismo ricercato con caparbietà pur partendo da un’idea positiva: l’abolizione dei posti macchina garantiti ai privilegiati comunali.

E finiamo il campionario con le multe al mercato di largo Barriera.

Come vedete abbiamo tralasciato gli episodi più politicamente pesanti, a partire dalla vicenda Ferriera, dove va per onestà ricordato che non è stato aiutato per nulla dalla persona a cui sventuratamente aveva affidato la delega all’Ambiente. Un’altra frana colossale che lo ha costantemente accompagnato è quella della Cultura, con la sostituzione di un assessore all’anno e scendendo sempre più di livello in quanto a qualità e personalità. A nulla è servito l’avere a disposizione uno dei tecnici più competenti ed apprezzati come la direttrice, purtroppo da poco in pensione, del Museo Revoltella prima e dei civici musei dopo.

I singoli assessori hanno dimostrato una debolezza, accompagnata come spesso succede in questi casi da una arroganza, disarmante. Dai servizi sociali, nel bel mezzo di una epocale emergenza per i triestini, al personale, con un drastico taglio degli stipendi già sulla soglia della sopravvivenza, ai dipendenti delle cooperative e ditte che avevano, come sciaguratamente accade oggi, in appalto la gran parte dei lavori in Comune. Non parliamo poi delle deleghe allo sviluppo economico, allo sport ed al decentramento, dell’ambiente abbiamo già detto, praticamente non pervenute, insomma inesistenti.

Sparare sulla Croce Rossa è parlare della gestione della vigilanza e polizia municipale.

Su di un altro tema, non formalmente competente all’amministrazione comunale ma nel contempo vitale e sentito come non mai dalla gente, quello della sanità, ospedaliera e territoriale, il Comune ha fatto sostanzialmente scena muta pur in presenza di crisi e disservizi senza precedenti.

Ma è l’assenza di qualsiasi idea forte, di una visione d’insieme, di un progetto praticabile non dipendente da qualche lobby economica (leggi Arvedi e le finanziarie del Porto Vecchio) che ha caratterizzato negativamente tutta questa amministrazione.

Ultimo aspetto, ma non secondario e per questo meno importante, anzi, l’assoluta inaffidabilità del sindaco sugli impegni assunti. Insomma il non mantenere le promesse e gli impegni presi anche quando erano di sua iniziativa e provenienza. Un disastro per l’immagine personale e del Comune agli occhi dei normali cittadini.

Dalla questione Ferriera, eccola di nuovo, allo sfratto della sede del Circolo Miani, dove il Consiglio comunale aveva addirittura approvato una mozione all’unanimità, Cosolini compreso, per la salvezza della più significativa realtà socio-culturale di Trieste e provincia, logorando così in maniera quasi irreparabile un rapporto già difficile con il territorio. Vi ricordate le “giunte itineranti”? Affondate dopo i primi mesi alla faccia di quella “partecipazione dei cittadini” che nella prossima vicina campagna elettorale i partiti ripescheranno dal cilindro ammuffito.

La frantumazione e la scomparsa di partiti e forze politiche ha fatto poi il resto, a partire dal PD ridotto ad una sigla elettorale. Certo Cosolini e chi per lui punta molto, anzi quasi tutto, sulla copertura e sull’aiuto di stampa e TiVù locali. Ma non si illuda, che avvalersi di strumenti così severamente giudicati dall’opinione pubblica, e soprattutto così lontani dai problemi e dagli interessi veri della nostra gente, non gli sarà di grande utilità.

Per favore qualche sincero amico, posto che ancora ne abbia, glielo dica.

E a proposito avete comperato il catalogo Postalmarket in edicola oggi sotto le mentite spoglie del Piccolo? I sempre meno che lo hanno sventuratamente fatto dovrebbero chiedere il rimborso ed anzi farsi loro pagare per portarsi dietro un chilo di pubblicità.

Ci vediamo oggi, sabato, dalle 16 alle 19 all’inizio del Viale con NO FERRIERA!




NO FERRIERA! E non di solo computer.

» Inviato da valmaura il 18 December, 2015 alle 9:36 am

Domani, sabato 19 dicembre, incontro con i triestini della Lista civica NO FERRIERA! – Si Trieste alle ore 16 e fino alle 19, mostra fotografica e distribuzione di volantini all’inizio di Viale XX Settembre, in Largo S. Bonifacio zona Portici. Interverrà Maurizio Fogar.

Non basta una tastiera di computer e le pagine di Social Forum per parlare con i cittadini, per incontrarsi, discutere e decidere il da farsi. Pertanto un caloroso invito a partecipare, a conoscersi personalmente, non tramite video, ed a dare una mano viene rivolto alle migliaia di persone che settimanalmente leggono gli articoli e condividono le proposte di NO FERRIERA!.

Se siamo convinti, come lo siamo, che la soluzione di questo e degli altri problemi di Trieste sia tutta politica allora passiamo dalle parole ai fatti che piangersi addosso non è mai servito granchè.

Stiamo pensando ad un incontro pubblico a Muggia e pertanto invitiamo i tanti amici di quella città a contattarci per costruire assieme l’evento.

Intanto qui sotto il link da cui potete vedere i lavori dell’assemblea di sabato scorso al Circolo Miani, seguiti integralmente da TeleAntenna e trasmessi sul canale 98 di questa piccola ma intraprendente emittente televisiva triestina che i cittadini farebbero bene a seguire ed a pubblicizzare per l’informazione che offre al nostro territorio, che in questi tempi non è cosa da poco.

https://www.youtube.com/watch?v=gamNEto9zbQ




FERRIERA: AIA? FATTO!

» Inviato da valmaura il 5 December, 2015 alle 1:04 pm

Come volevasi dimostrare.

Lo avevamo annunciato con largo anticipo il 10 giugno scorso.

E non è costato gran fatica. Ce lo (Circolo Miani, Maurizio Fogar e Romano Pezzetta) hanno comunicato ufficialmente nell’ufficio dell’Assessore regionale all’Ambiente, Sara Vito, lei presente, il 9 giugno scorso. E ne abbiamo scritto e detto fino alla noia.

Il maranza forse colto dalla frenesia del momento tanto atteso dimentica cosa dice la legge istitutiva per il rilascio delle Autorizzazioni Integrate Ambientali. Essa prescrive che l’AIA venga rilasciata dalle Conferenze dei Servizi (Nazionali o Regionali) decisorie qualora ci sia l’unanimità dei partecipanti sulla decisione, quindi è il nostro caso, oppure dalla Giunta regionale quando questa non ci sia.

Ergo l’AIA è stata ufficialmente rilasciata ieri, venerdì 4 dicembre 2015.

Tre soli brevi commenti.

Il primo. Una volta tanto concordiamo appieno con locandina e titolo del piccolo giornale “Ferriera, via libera per i prossimi dieci anni”.

Il secondo. La Sara Vito eviti di copiare Illy quando dichiara che “Era indispensabile che l'insediamento produttivo fosse tenuto a osservare un provvedimento autorizzatorio, che fissasse in modo certo e univoco i limiti da osservare nel corso del processo produttivo.”

Allora il presidente della Regione Riccardo Illy dichiarò, nel goffo tentativo di giustificare il rilascio, tra Natale e Capodanno, della prima AIA che solo grazie a questa si potevano imporre, e far rispettare, delle prescrizioni efficaci alla Ferriera. Come andò poi a finire è sotto gli occhi ed i polmoni di tutti, non solo dei servolani, e se ne è accorto perfino il PM Federico Frezza quando a “babbo morto”, ovvero ad AIA scaduta, dichiarò che le prescrizioni in essa contenute erano talmente generiche da risultare inapplicabili.

Il terzo. Interessante notare che dalla Conferenza dei Servizi è stata volutamente esclusa la presenza del Circolo Miani, che ne aveva fatto formale richiesta, in disapplicazione - o forse violazione? - della legge apposita. Abbiamo esposto il caso alla Procura chiedendo anche di invalidare i lavori della Conferenza. Finora non abbiamo ricevuto risposta alcuna, forse accuseranno ricevuta tra dieci anni e un giorno, e magari ci daranno ragione.

Sui monitoraggi e le centraline, l’Arpa ci ha fatto veramente scompisciare dalle risa. Ci voleva, erano anni bui che non ridevamo così. La “povera” piccola fiammiferaia Elettra, piena di debiti e che pertanto si trattiene per quasi due anni anche il costo delle sue stazioni di monitoraggio.

E l’Arpa che non fa la cosa più ovvia: ne installa di sue dove meglio ritiene. Serve a nulla ricordare che oltre la metà del perimetro investito dalle emissioni della Ferriera non ha mai avuto una centralina di rilevamento perché così dovrebbero riconoscere che l’inquinamento sfora tutti i 365 giorni dell’anno.

Veniamo a noi.

In una città seria, invece di scrivere le solite minchiate guerrafondaie sui social forum, la gente scenderebbe in piazza ad assediare il palazzo della Regione, come facemmo in occasione della decisione della Giunta Illy e con temperature sotto zero e bora a cento, in occasione della prossime sedute del Consiglio regionale.

In una città seria, i cittadini prenderebbero a calci nelle natiche quelle sigle e comitati pseudo ambientalisti che per anni, e continuano a farlo ancora oggi “dissentendo” pubblicamente dalla sacrosanta civile contestazione che ha impedito a Cosolini di parlare alla Libreria Lovat, hanno inciuciato con i politici di ogni colore e che per questo sono pompati dal piccolo giornale.

In una città seria la gente smetterebbe di acquistare un quotidiano come il nostro, inviterebbe amici e conoscenti ad imitarne la scelta, e lo sfoglierebbe, per quel poco che serve, al bar, investendo i suoi quattrini non in un inserto pubblicitario ma in un buon caffè, e risparmiandoci per di più.

In una città seria la gente, fatte salve le dovute eccezioni, si sputerebbe in faccia guardandosi allo specchio perché la responsabilità principale dell’accaduto è di chi non ha mosso un dito, ed alzato il proprio deretano per scendere in piazza quando ne aveva l’occasione.

Non siamo incazzati con Lucchini, né con Mordashov, né con Arvedi.

Siamo incazzati con il nostro vicino di casa e con il suo stolido “tanto non se pol far niente” che ci condanna a crepare noi ed i nostri cari per la sua servile, indecorosa, indegna monaggine.

In una città seria la gente avrebbe capito che l’unica scelta obbligata con questa politica, vecchia e presunta nuova, è quella di mandarla il più velocemente possibile a casa, per poter liberare Trieste e costringere la Regione a riaprire la Conferenza dei Servizi (deve farlo se il Comune lo richiede formalmente).

Noi ci stiamo provando nel maggio 2016 a Trieste come a Muggia.

Con la Lista civica NO FERRIERA! SI TRIESTE!

Perchè non abbiamo dieci anni della nostra vita da buttare via.



Post Scriptum. Pur avendo una media settimanale di oltre ventimila contatti su FACEBOOK e con punte di ottomila lettori ad articolo chissà perché quando si chiede ai nostri frequentatori di investire qualche minuto in più per leggere il piccolo saggio, che per ragioni di spazio imposteci da facebook abbiamo dovuto pubblicare in due parti, su Procura e Ferriera, il numero delle persone raggiunte cala verticalmente. Troppa fatica, o pochi neuroni?

Allora cambiate abitudini o pagina del Social.





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