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'L'Eco della Serva'
Fatti e misfatti della settimana

Supercazzola gigante AcegasApsAmga.
Che ovviamente il piccolo giornale ospita generosamente nella pagina delle Segnalazioni.Ci sorge un dubbio ma i baldi “professionisti dell’etica giornalistica” che curano quella pagina si leggono le “lettere” ricevute prima di pubblicarle?Abbiamo capito che il mittente, no, non..
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Notizie Flash

Fotonotizia.
Due titoli da prima pagina su due prestigiosi quotidiani nazionali: Il Sole 24ore dell’11 febbraio e Il Fatto Quotidiano di ieri.Ovviamente per Trieste pare non valere: né l’invito a non abbattere e piantare più alberi quanto al silenzio tombale..
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Contenuti
*Circolo Miani
*Ferriera: le analisi della procura
*Questionario medico Ferriera

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Circolo Miani » News Correnti » Page 10

FERRIERA. Facciamo chiarezza. Prima i numeri.

» Inviato da valmaura il 23 December, 2019 alle 12:21 pm

L’area a caldo (Altoforno, Cokeria, Agglomerato ed impianti connessi) occupa circa 360 persone, la cui età media è sopra i 50 anni. I rimanenti sono impiegati nella Logistica portuale, nella Centrale elettrica e nel Laminatoio, aree che per ora non sono in discussione.
Lo stabilimento (area a caldo) ha scorte di materiale per continuare la produzione grossomodo fino alla fine di febbraio. Attualmente non sono stati rinnovati ordini e pertanto non è previsto l’arrivo di alcuna nave diretta alla produzione.
La proprietà oscilla tra la vendita del 40% dei terreni di sua proprietà ed il mantenimento della stessa ai fini del suo coinvolgimento nelle future attività logistiche-portuali.
Acciaierie Arvedi ha fissato nel 31 gennaio lo stop produttivo (area a caldo) e poi impiegherà il mese di febbraio per il fermo e lo spegnimento degli impianti in sicurezza.
A marzo dunque, allo stato attuale delle cose, per i dipendenti dell’area a caldo, si prospetta con certezza la sola Cassa Integrazione. Certo potranno essere percorse le strade del prepensionamento per alcune decine di dipendenti, o il parziale reimpiego dei rimanenti negli interventi di smontaggio degli impianti e di pulizia dell’area.
La difesa ad oltranza messa in atto, giusta o sbagliata che alla fine si riveli, del rinnovo di alcune decine di contratti a termine (dai 30 ai 60) di operai impiegati nel Laminatoio, per i quali (età media 25 anni) era stato prospettato dal Gruppo Arvedi, che va detto non ne aveva alcun obbligo essendo fin dall’inizio prestazioni d’opera a termine, il mantenimento del lavoro presso una azienda metalmeccanica della Bassa Friulana, e che è stato respinto dal sindacato.
Così a marzo la possibilità che una sessantina di dipendenti a tempo indeterminato attualmente operanti nell’area a caldo e che potevano essere impiegati nel Laminatoio, mantenendo il medesimo livello contrattuale, è pertanto sfumata.
Ora si sta assistendo ad una scena che dà la piena misura della totale incapacità di una classe dirigente pubblica. Dopo nulla aver fatto a partire dall’annuncio comunicato a Governo e Regione nel 2001 dalla allora proprietà, la fallenda una prima volta Lucchini, per avviare un progetto di riconversione dell’area e ricollocazione dei dipendenti Ferriera. E dopo aver lasciato che la russa Severstal facesse il bello e brutto tempo per una dozzina di anni, e aver fatto sparate a membro di segugio sul “chiudo in 100 giorni” o peggio anche se ingiustamente dimenticata “ne ho parlato con Terranova (segretario generale e direttore del Comune) i dipendenti Ferriera li assumiamo in Comune”, DiPi, ora si assiste alla supplica corale di Regione, Comune e Governo rivolta al cavalier Arvedi di rinviare il fermo dell’area a caldo.
Ovviamente in questi mesi praticamente nessuno di lorsignori ha tirato fuori un’idea o un progetto concreto sul futuro dei lavoratori e della riconversione produttiva dell’area.
Ed è toccata unicamente ad Arvedi la responsabilità di presentare un progetto (chiamiamolo sbrigativamente raddoppio del Laminatoio), compatibile con la tutela dei suoi interessi ed il mantenimento dei livelli occupazionali. Progetto che comunque abbisogna di tempi ed investimenti certi.



Ospedale Cattinara. E la politica “festeggia”.

» Inviato da valmaura il 22 December, 2019 alle 3:46 pm

Cosa ci sia da “festeggiare” per l’apparente sblocco, dopo due anni di stop, del cantiere che ripartirà, se va assai bene, appena nell’autunno 2020 rimane un mistero. Anzi no: la testimonianza di una politica, tutta, che invece di vergognarsi stappa lo spumante.
24 anni ci hanno messo per costruirlo, con i costi che raddoppiavano, tanto paga Pantalone-cittadino, e quando fu inaugurato il 19 marzo 1984 era oramai giudicato già o
bsoleto e poco funzionale.
E una volta pronto, restò a lungo vuoto: mancava il personale.
20 anni sono passati dal progetto di ristrutturazione, e 25 saranno, intoppi permettendo, quando questi lavori saranno finiti.
Si proprio da festeggiare, ed i protagonisti di questo scempio sono quasi tutti sempre gli stessi e sempre nei “Palazzi del potere" pubblico.
Cin cin. Buon anno Trieste.



Suggerimento ittico. Alle Sardine.

» Inviato da valmaura il 21 December, 2019 alle 3:51 pm

Ci consentiranno una proposta anzi un sommesso suggerimento da parte di chi oltre trenta anni orsono assieme a Nando Dalla Chiesa sollevava l'importanza della parola nel linguaggio politico e sociale della nostra Italia.
Argomento che affiora ora con particolare attenzione alla violenza del linguaggio in uso sui social e nella polemica, di assai basso profilo, politica attuale.
Il consiglio, o come diavolo volete epitetarlo è questo: vedendo
con estremo piacere il riappropriarsi delle piazze e dei luoghi pubblici da parte di un così vasto e spontaneo, in grandissima parte, movimento di cittadini autobattezzatosi Sardine, evitino con attenzione qualsiasi forma di strutturazione organizzativa salvo quella funzionale a coordinare operativamente la riuscita delle manifestazioni pubbliche. Stop. Altrimenti il rischio concreto, di cui si sono già viste le prime avvisaglie, è quello di ripercorrere strade ed esperienze non propriamente felici e di riviverne gli infelici finali.
Evitino anche come la peste partecipazioni a talk-show, trasmissioni televisive, interviste sulla stampa, con conseguenti personalizzazioni. Che a questo fine, cioè alla semplice informazione degli appuntamenti pubblici ed al loro resoconto, basta ed avanza la normale cronaca e la comunicazione dolce e gentile attraverso i social forum.
Altro non ci sentiamo per ora di suggerire.
Maurizio Fogar



Greta e le Sardine.

» Inviato da valmaura il 20 December, 2019 alle 12:48 pm

Tutto bello, umanamente emozionante e giusto. Ma …..
Non serve a nulla o quasi, se queste discese in piazza, destinate come sempre ad esaurirsi nei numeri col tempo, non si “radicano”, insomma non si calano sul territorio dove vivono, cercando nel loro piccolo di contribuire alla soluzione di quei problemi che li hanno spinti a riempire appunto le piazze.
Se si vuole far vincere Bonaccini in Emilia Romagna contro una impresentabile Bergonzoni, va bene. Aff
idare la vita di milioni di persone ad una che appena nominata Sottosegretario alla Cultura si vantò pubblicamente di “non aver letto un libro negli ultimi tre anni”, va più che bene: meglio il primo che passa per strada che lei.
Ma manifestare contro l'emergenza climatica, contro la “responsabilità dei grandi”, e non fare nulla nel proprio piccolo, contro i “piccoli” amministratori che abbattono alberi a gogò, che cementificano il territorio più cementificato d'Italia (Trieste), che lasciano il verde pubblico in costante abbandono, che se ne fregano nei fatti, che a dare aria ai denti sono buoni tutti: non costa nulla ed a Trieste sono notoriamente dei boccaloni, dell'inquinamento prodotto da industrie e navi. Ecco non conta nulla, salvo beccarsi pagina e foto su stampa e televisioni reggicoda dei “grandi”, e non aiuta nei fatti a nulla cambiare.
Idem dicasi per le nascenti Sardine, soprattutto quando leggiamo certi nomi tra i loro sponsor locali. Fin quando ci saranno certe persone noi staremmo ben lontani, come lontani sono stati in questi quasi quaranta anni loro dalle battaglie e dagli impegni promossi a Trieste ed in Regione dal Circolo Miani. Insomma l'ultimo che si sveglia scopre che esiste l'acqua calda.
Auguri e figli, maschi o femmine che siano, sempre che non si verifichi un aborto spontaneo



Soldi buttati. Peccato che siano nostri.

» Inviato da valmaura il 19 December, 2019 alle 12:49 pm

Dal “Ponte Curto”, oltre 800.000 euro, ai contenitori di immondizie “a scomparsa” in Piazza della Borsa, un milioncino di euro, al rifacimento di Piazza Libertà, oltre 5 milioni di euro, il nostro Comune non ha lesinato, e solo per citare i casi più noti e costosi. Ci sarebbe anche la disertata dal pubblico mostra su D'Annunzio con statua del vate al seguito, altre centinaia di migliaia di euro, per non parlare poi di Piscina terapeutica, ex Caserma Polstrada di Roiano e Galleria di Montebello, e dulcis in fundo i cantieri fermi di Cattinara e Burlo, formalmente della Regione ma sempre pagati coi nostri denari.
Ora l'attenzione del Comune si concentra sull'abbattimento costi quel che costi della Sala Tripcovich pur in assenza di un progetto esecutivo sul che fare di quella vasta area, a parte abbattere subito la decina di sanissimi alberi, giusto per portarsi avanti con il lavoro, come per l'area di Roiano.
Se i quattrini li tirassero fuori di tasca loro Podestà e assessori ne potremmo ancora discutere ma sono soldi nostri e non pochi in una realtà poi di vacche magre, scheletriche.
Francamente con tutte le emergenze reali che Trieste ha, e delle quali c'è assai poco da andare “orgogliosi”, chiunque avesse una minima capacità amministrativa, accoppiata ad un briciolo di umana sensibilità avrebbe scelto altre e più pressanti priorità per l'impiego di questi ingenti quattrini.
Ultima perla di “Trieste città turistica e mitteleuropea”: quasi sette mesi di attesa per una semplice visita oculistica all' AsuiTs. Ma ai manager sanitari hanno assegnato comunque il ricco premio per i meriti e gli obbiettivi conseguiti.
Forse prima bisognava attendere un anno.




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